“Kirchtag”, ecco il giorno della festa in Valcanale e nella Gailtal: un ponte tra epoche e culture in mostra a Tarvisio

La Torre Medioevale di Tarvisio (in piazza Unità d’Italia, accanto alla Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo), per tutto il mese di agosto, si trasforma in un ponte tra epoche e culture, ospitando l’esposizione “Kirchtag: Il giorno della festa”, curata da Diana Erat (Greißler Museum, Thörl Maglern) in collaborazione con il Comune di Arnoldstein e il Museo Etnografico di Palazzo Veneziano a Malborghetto. Un progetto che fa parte del programma di Radici, il festival nato da un progetto del Comune di Tarvisio e realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con Pro Loco Il Tiglio Valcanale, Kanaltaler Kulturverein e una rete di partner locali, regionali e internazionali.

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Da 80 anni folclore a Villach

E il famosissimo “Kirchtag” di Villach ha appena festeggiato i suoi 80 anni. Nella cittadina carinziana in riva alla Drava ci sono stati, infatti, otto intensi giorni di grande festa all’insegna della tradizione. E molti sono stati anche quest’anno gli italiani, soprattutto friulgiuliani, che non sono mancati allo storico appuntamento con il folclore.

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Il pubblico sarà potrà assistere a un racconto visivo di ciò che il Kirchtag – la festa del Patrono – ha rappresentato e rappresenta per le comunità della Valcanale e della Gailtal. L’esposizione consente, infatti, di rivivere il fascino autentico di un giorno speciale che si rinnova ogni anno. Kirchtag è ancora oggi un giorno di festa che inizia al mattino presto in famiglia, continua con celebrazioni religiose, lunghi e variopinti cortei per le strade del paese, per poi terminare all’ombra del Tiglio tra canti, balli, musica e cibi che sono rimasti tali e quali nel corso dei secoli. Ci sono tanti rituali, pubblici o privati, che si svolgono nelle intime stanze di famiglia oppure con un bagno di folla all’ombra del campanile, tramandati di generazione in generazione, che meritano di essere raccontati.
In mostra sarà possibile ammirare costumi tradizionali d’epoca, strumenti musicali, oggetti quotidiani e preziosi scatti storici, testimoni di una cultura che non smetterà di raccontarsi. Attraverso le stanze della Torre, si scopriranno rituali tramandati di generazione in generazione, che continueranno a vivere nelle case e nelle piazze, nelle ombre dei campanili e negli abbracci collettivi della festa. Il Kirchtag svelerà così le sue mille sfaccettature: affinità e differenze tra due valli unite dalla stessa passione per la tradizione, raccontate in una mostra che emozionerà e affascinerà ogni visitatore. La mostra è aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è libero.

INFO – Tutti i dettagli del calendario e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale radicitarvisio.com

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In copertina, un bellissimo costume indossato nel giorno della festa patronale.

Sipario sul “Villacher Kirchtag” festa folcloristica più famosa d’Austria nella quale si sente spesso parlare friulano

di Giuseppe Longo

VILLACH – E ora arrivederci al 2025, all’80ma edizione. Domenica è calato il sipario sul “Villacher Kirchtag”, la grande sagra patronale della città carinziana, ma anche la più famosa festa focloristica dell’Austria intera che richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, molti dei quali anche dalla nostra regione. Tra la folla che sabato sera riempiva le principali vie cittadine, con chioschi, bancarelle che offrono i caratteristici cuori di marzapane o pan speziato e orchestrine tipiche, come nell’Hauptplatz, o le attrazioni del luna park nelle strade contermini, era infatti frequente sentir parlare friulano o veneto, ma anche italiano in genere. La festa comincia, infatti, nella piazza allungata che, dal ponte sulla Drava, sale verso la bellissima Hauptpfarrkirche di Sankt Jakob – cioè la Parrocchiale di San Giacomo, la cui memoria ricorreva il 25 luglio -, occupa la super-gremita piazza del Municipio, il Rathaus, dove è allestito anche il tradizionale Baum, l’albero della festa, e si estende nelle altre vie del centro storico, fino a ridiscendere verso il lungofiume, superato il quale si accede al quartiere più moderno, quello che porta alla stazione ferroviaria, dominato dallo slanciato campanile di Sankt Nikolai, che è proprio dirimpettaio allo stabilimento della Villacher, dal quale in questa settimana festaiola è uscita così tanta birra da far “concorrenza” alla stessa Drava, tributaria del Danubio dopo un viaggio di quasi 750 chilometri cominciato alle sorgenti che zampillano dalle Tre Cime di Lavaredo nei pressi di Dobbiaco. La bionda spumeggiante è infatti la vera regina della festa, sia bevuta semplicemente da sola sia sorseggiata per accompagnare i tradizionali salsicciotti di maiale sbollentati in acqua o cotti alla griglia (Bratwurst), che li rende ancora più gustosi, o un panino Kaiser farcito con una generosa fetta di Leberkäse aromatizzata con senape e una grattatina di Kren che ti “commuove”: uno starnuto e una lacrimuccia, infatti, non mancano mai. Birra, insomma, che scorre “a fiumi” come alla Oktoberfest di Monaco o alla Cannstatter Volksfest di Stoccarda, alla quale risalgono bellissimi ricordi della mia infanzia, nei primi anni Sessanta.

Villach – che da sempre ha un legame speciale con il Friuli, a cominciare dalla vicina Tarvisio, e con Udine in particolare – conta poco più di 60 mila abitanti ed è la seconda città della Carinzia dopo Klagenfurt, capoluogo del Land. Ma questa popolazione durante i giorni della sagra risulta praticamente quintuplicata, e forse anche più, tanta è la gente che vi arriva da ogni angolo dell’Austria e appunto dall’Italia, richiamata da un modo di fare festa molto frizzante e tradizionale tipico della gente d’Oltralpe, la quale partecipa con i bellissimi abiti tipici: Dirndl e belle camicette per ragazze e donne, Lederhosen, i pantaloni di cuoio – rigorosamente corti in questa stagione -, per giovanotti e uomini. In Austria, infatti, il costume della tradizione è il “vestito della festa” per eccellenza e tutti lo indossano con orgoglio. Per cui alla sagra c’era veramente uno sfoggio di questi abiti che superava di gran lunga quelli che noi usiamo comunemente.

Cominciato domenica 28 luglio sotto una pioggia fastidiosa, che ha rovinato l’avvio dei festeggiamenti, per il “Villacher Kirchtag” quella di sabato scorso è stata la giornata principale, anche se tutta la settimana è stata molto frequentata, essendo anche numerose le proposte disseminate nelle varie giornate. La penultima però, grazie a un tempo veramente splendido, caldo ma gradevole, è quella che ha richiamato il maggior pubblico anche perché quella è, tradizionalmente, la giornata delle grandi parate in costume con gruppi folcloristici che giungono da tutto il Paese e numerose Bande musicali che, con le loro note gioiose, esaltano il clima allegro della sagra del Patrono: ce n’erano anche dalla Slovenia, dall’Ungheria e dal Friuli Venezia Giulia, con la Filarmonica di Turriaco. E una volta passato il festoso corteo, ha preso il posto degli ottoni la musica delle orchestrine dislocate soprattutto nella Hauptplatz, accanto ai chioschi di birra e Würstel. Tanti coloro che si fermavano ad ascoltare le briose interpretazioni che a molti mettevano il solletico ai piedi. Grande ovunque l’affollamento, dalla piazza principale che dal ponte sale verso il centro con la Hauptpfarrkirche – sotto il campanile anche il “villaggio” italiano con il prosciutto di San Daniele – alle strade contermini o parallele, tradizionalmente riservate a quelli che, alla Fiera di Santa Caterina, siamo soliti chiamare “baracconi”, e che offrivano ogni sorta di attrazione, da quelle più semplici come le pesche a punti (che comunque fanno vincere sempre qualcosa) ai castelli incantati che mettono i brividi, dagli autoscontri alle “giostre” spericolate, che fanno mancare il respiro, alla grande ruota panoramica che offre una stupenda visione della città, ancora più suggestiva con le luci della sera.

E proprio nella notte di domenica è sceso il sipario sul “Villacher Kirchtag” 2024, una festa che val bene una gita anche di breve durata nella città della Drava. Anche perché per raggiungere da Udine la Carinzia basta poco più di un’ora, grazie all’autostrada Alpe Adria realizzata dopo il terremoto di 48 anni fa. E poi, oltre alla sagra stessa, per la quale possono bastare un paio d’ore o poco più, perché non approfittare per un’uscita sui piccoli ma bellissimi laghi – Faaker e Ossiacher -, circondati da magnifici boschi che invitano a una rigenerante passeggiata. E per chi desidera spingersi più a est, sul Wörthersee, lo stupendo lago di Velden e di Klagenfurt, sul cui lato meridionale c’è l’amato Santuario di Maria Wörth. E dalla sua graziosa penisoletta, attraverso una panoramica strada che costeggia il lago per una ventina di chilometri, si arriva proprio alla “città del Drago” che ha un fascino tutto suo. Insomma, “Villacher Kirchtag”, ma non solo…

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In copertina e all’interno alcune immagini del “Villacher Kirchtag” la bellissima sagra.

A Nimis tantissimi per dire Mandi ad Alberto Trevisan “uno specialista in relazioni umane”

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Era uno specialista in relazioni umane». Non poteva dare una immagine più bella, e reale, di Luigi Alberto Trevisan monsignor Rizieri De Tina, durante i funerali celebrati nella Pieve di Nimis. È infatti antica tradizione che proprio nella Chiesa matrice dei Santi Gervasio e Protasio venga dato l’estremo saluto agli abitanti della storica borgata che sorge sulla collinetta a sinistra del Cornappo, mentre per tutti gli altri le esequie vengono officiate nel Duomo di Santo Stefano.
Ebbene, neppure la ben più ampia Comparrocchiale al centro del paese probabilmente sarebbe riuscita a contenere la folla – c’è chi parlava di un migliaio di persone! – che ha voluto salutare Alberto, morto improvvisamente la sera di Capodanno: era rappresentato di sicuro mezzo Friuli, con numerose persone giunte anche da oltreconfine, in particolare dall’Austria (Villach e Klagenfurt). In tantissimi, infatti, si sono voluti stringere attorno alla moglie Oriana e ai figli Paolo e Marco, privati così repentinamente del sorriso del loro caro, spentosi a 73 anni. E proprio sul carattere aperto, solare, generoso, sempre disponibile, che lo rendeva amico di tutti, ha voluto incentrare la sua predica l’arciprete, prendendo spunto anche dalle parole del Vangelo appena lette da don Marco Visentini. Parole che si sono intrecciate alla conclusione del rito con quelle commosse di una nuora («dolorosa perdita dopo due giorni di grande festa, a San Silvestro con gli amici della “frasca” e a Capodanno con la famiglia») e quelle di Stefano Stefanel («la sua amicizia mi onorava da 45 anni!») che ha ricordato il lungo e appassionante passato sportivo di Luigi Alberto Trevisan nelle file del Judo Kuroki, sodalizio dal quale in molti sono arrivati a salutarlo.
Infine, mentre sulla torre millenaria il lamentoso suono delle campane a lutto si trasformava in un festoso concerto, come avviene nelle solennità, il feretro ha lasciato l’antica Pieve – che al termine della pandemia ha, appunto, riaccolto i funerali degli abitanti del borgo – per raggiungere il cimitero, dove è avvenuta la tumulazione tra gli onori resi dai gagliardetti delle penne nere, in particolare del Gruppo Ana Nimis-Val Cornappo, con il presidente Roberto Grillo (che ha letto anche la “Preghiera dell’alpino”), e dal labaro dei donatori di sangue, con il responsabile della locale sezione Afds, Danilo Gervasi, mentre riecheggiavano le struggenti note di una tromba che eseguiva il “Silenzio”. Mandi Alberto!

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In copertina e all’interno due immagini  dei funerali di Alberto Trevisan nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio a Nimis.