Nimis, l’ultimo saluto a Edoardo Sodano “campione di pazienza e generosità” tra i ricordi di quella vecchia Chiesa di Centa

di Giuseppe Longo

NIMIS – Mentre don Rizieri De Tina ieri pomeriggio, nel Duomo di Santo Stefano, incensava la salma con quel «profumo che sale fino a Dio», il feretro di Edoardo Sodano – morto a 77 anni dopo una vita di gravi difficoltà fisiche -, con sullo sfondo il maestoso altare di Heinrich Meyring, mi ha fatto riandare con la memoria a una sessantina di anni fa, quando quella magnifica opera d’arte fatta arrivare da Venezia con i barconi fino a Porto Nogaro e poi con buoi e cavalli fino a Nimis, anziché essere nella nuova Comparrocchiale (dove è stata trasferita nel 1968), faceva meravigliosa mostra di sé nella vecchia Chiesa di Centa, pure dedicata al Protomartire.

Edoardo Sodano


Ai piedi di quel prezioso monumento in marmo di Carrara – fatto di grandi statue che ci raccontano la Pietà verso il Cristo morto, la Fede e la Carità, gli Apostoli Pietro e Paolo – negli anni delle elementari eravamo un vero nugolo di chierichetti (nelle festività anche una trentina!) che all’invocazione “Introibo ad altare Dei” – dei pievani Beniamino Alessio, prima, ed Eugenio Lovo, poi – rispondevamo in coro “Ad Deum qui laetificat juventutem meam”, come recitava il rituale della indimenticabile Messa in latino. E assieme a noi bambini c’era, un po’ più grande, perché aveva sette anni più di me, proprio Edoardo. Disabile dalla nascita, aveva difficoltà nel parlare, nel camminare ma soprattutto nell’usare le mani, tuttavia era sempre presente e si dava da fare per aiutare “el muini” – il sacrestano -, preparando tutto quello di cui aveva bisogno il celebrante. Ma poi questa sua disponibilità è continuata anche in Duomo e con l’arrivo dei parroci del dopo-terremoto, come Luigi Murador e il suo attuale successore, fino a quando le forze l’hanno sostenuto e la disabilità non si è ulteriormente aggravata, tanto da obbligarlo su una sedia a rotelle, spinta fin quando è mancata da mamma Norina.
«Quando arrivavo a San Mauro – ha ricordato, in modo toccante, monsignor De Tina, nella sua bellissima predica in friulano – trovavo tutto pronto, tutto preparato da Edoardo. Perfino il Messale, non solo impostato sulla celebrazione del giorno, ma anche con le pagine già individuate». Perché, ha ricordato l’arciprete, Edoardo aveva le sue disabilità, ma era molto intelligente e sapeva sopportare tutto con grande forza e coraggio: «Era un campione di pazienza, bontà e generosità. E oggi è sicuramente fra le braccia di Dio, per cui noi ora siamo qui a fare festa con lui». Da molti anni ormai, non lo vedevo più, ma fino a quando l’ho potuto incontrare per strada con la sua carrozzina mi salutava con larghi sorrisi, evidentemente ricordando anche lui anni lontani. E quei suoi sorrisi erano ricambiati, perché tutti gli volevamo bene. Mandi Edoardo!

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In copertina, l’altare del Meyring nella vecchia Chiesa di Centa in una storica foto di Bruno Fabretti: l’addio a Edoardo Sodano ha accesso i ricordi degli anni Sessanta.

Nimis, quegli otto dipinti di Tita Gori salvati nella Chiesa di Centa e nell’Asilo dal figlio Ottone dopo il terremoto

di Giuseppe Longo

Da bambino ero uno dei tanti chierichetti di Nimis che riempivano il presbiterio della indimenticabile Chiesa di Santo Stefano in Centa. E pressoché tutta la mia esperienza di servizio all’altare, nata oltre sessant’anni fa quando ogni Messa in latino cominciava con “Introibo ad altare Dei…”, avvenne durante il plebanato di monsignor Eugenio Lovo, ma era cominciata già alla fine di quello di monsignor Beniamino Alessio, il grande arciprete mancato nel 1962. Io di borgo Valle frequentavo soprattutto l’amata comparrocchiale, perché nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, oltre il “puint dal plevan” sul Cornappo,  si celebravano soltanto i riti solenni delle grandi festività: era Santo Stefano, infatti, la vera Chiesa intorno alla quale ruotava tutta la vita cristiana del paese.

E quando servivo Messa in Centa il mio sguardo veniva rapito dai grandiosi affreschi che abbellivano il “cielo” della Chiesa e che si fondevano armoniosamente con il monumentale altare del Meyring che oggi ammiriamo in Duomo, ma non più con quell’effetto scenografico che le meravigliose statue arrivate da Venezia a Porto Nogaro sui barconi, e poi portate a Nimis con carri trainati dai buoi, solo là potevano esprimere. E quando, finite le celebrazioni, si tornava in sacrestia la svestizione dei “zaguz” avveniva tra grandi quadri ad olio che richiamavano gli affreschi della navata, perché opera della stessa mano: anche quelli erano stati dipinti da Giovanni Battista “Tita” Gori, l’artista nato nel 1870 sotto il campanile della vetusta Matrice e morto nel 1941, ancora in età relativamente giovane per l’epoca, ma con la fortuna di non aver visto il paese incendiato appena tre anni dopo.
Il vasto ciclo di affreschi di Santo Stefano, purtroppo, è andato distrutto completamente poche settimane dopo il terremoto del 1976, quando forse troppo frettolosamente – ma, si sa, ogni scelta è “figlia” del suo tempo! – si decise, pur con dolore, di radere al suolo lo storico edificio danneggiato, al fine di eliminare ogni possibile fonte di pericolo. Per fortuna vennero salvati, invece, i dipinti della sacrestia, ma anche dell’Asilo infantile (pure demolito!): l’opera la dobbiamo a Ottone Gori, figlio dell’artista, che provvide a sue spese anche al loro restauro. Venendo dunque all’oggi i figli Caterina e Giancarlo, nipoti di Tita, hanno deciso di riaffidarli alla Chiesa di Nimis che, con monsignor Rizieri De Tina, prima di dare agli otto quadri una sistemazione definitiva, ha deciso di esporli per una settimana all’ammirazione dei fedeli e di tutti coloro che amano l’arte sacra nella Chiesa matrice, che pure conserva preziosi affreschi dell’artista di San Gervasio che integrano i cicli antichi, in prossimità della ricorrenza dei Patroni che il calendario ricorda il 19 giugno: la Parrocchia, per fare questo, ha beneficiato della preziosa collaborazione di Gianni Paganello e della moglie Adriana, esperta d’arte.

Tita Gori


Così nella Pieve verrà allestita una mostra con tutti i quadri che oggi sono rimasti a testimoniarci l’arte di Tita Gori – «interprete e cantore di una religiosità popolare e autore di riletture evangeliche calate in una dimensione realistica legata all’esperienza locale», aveva scritto il giornalista e critico d’arte Licio Damiani, al quale il Comune di Nimis aveva affidato la realizzazione di un libro in occasione dei 50 anni della morte del pittore che ricorrevano nel 1991: il suo titolo “Tita Gori e i giardini del Paradiso” – e che sarà inaugurata sabato prossimo alle 17.30, presenti anche il commissario Giuseppe Mareschi, i discendenti dell’artista, in particolare Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che illustrerà l’arte del trisnonno, e l’architetto Bernardino Pittino, presidente del Centro friulano arti plastiche. Di Tita Gori e della sua arte parlerà poi lunedì 17 giugno anche don Alessio Geretti, il sacerdote divenuto famoso per essere l’ideatore e il curatore delle meravigliose mostre di Illegio: la sua lectio magistralis s’intitola “Il mistero semplice. Un Cristo di cielo tra gente di terra nella pittura di Tita Gori”. La mostra resterà allestita fino a domenica 23 giugno quando saranno festeggiati i Santi Gervasio e Protasio. Ma su tutto questo avremo occasione di ritornare anche nei prossimi giorni. Per ora era prioritario sottolineare l’importanza dell’iniziativa presa dalla Parrocchia con il patrocinio del Comune di Nimis per rendere omaggio a un artista che ha lasciato tanto in Friuli, e pure all’estero, ma soprattutto al suo paese. L’opera più vasta, come detto, non c’è più da ben 48 anni, ma abbiamo almeno questi bellissimi quadri salvati dal figlio Ottone, alla cui memoria dobbiamo essere grati. Conserviamoli ora come gemme preziose!

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In copertina e all’interno i dipinti a olio di Tita Gori: le foto sono tratte dal libro “Nimis un calvario nei secoli” del compianto commendator Bruno Fabretti.

 

Cent’anni fa nasceva Franco Basaglia “padre” della moderna psichiatria che ha restituito diritti al malato mentale

Cent’anni fa, era proprio l’11 marzo, nasceva a Venezia Franco Basaglia, “padre, della moderna psichiatria. E dopo il debutto in anteprima a Trieste Film Festival 2024, torna sugli schermi in occasione appunto del centenario della nascita, il film che testimonia la sua preziosa eredità, “50 anni di CLU”, il racconto cinematografico della prima impresa sociale in Italia – e probabilmente anche al mondo – generata dalla visione pionieristica del grande psichiatra che ha messo la persona al centro della cura, restituendo il diritto al lavoro alle persone con disagio mentale.

“50 anni di CLU”

Diretto dalla regista Erika Rossi, prodotto e sostenuto dalla Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia con Ghirigori, scritto dalla stessa Erika Rossi con lo psicologo e autore Massimo Cirri, cicerone d’eccezione di questa avventura, il documentario “50 anni di CLU” farà tappa venerdì 15 marzo, alle 18, proprio nei luoghi di Basaglia, il Teatrino intitolato a lui e alla moglie Franca che ha sede nel comprensorio dell’ex Ospedale Psichiatrico di Trieste, Parco di San Giovanni. A conclusione della proiezione, proposta con ingresso libero, l’incontro con la regista Erika Rossi e la psichiatra Giovanna Del Giudice.
Subito dopo il film sarà a Gorizia il 21 marzo al Kinemax (ore 20, alla presenza della regista Erika Rossi), a Bologna il 22 marzo al Cinema Modernissimo (ore 13 nel programma “Il pensiero che cambia le cose. 100 anni di Basaglia al cinema” della Cineteca di Bologna, presenti la regista Erika Rossi e il protagonista Massimo Cirri); e il primo giugno a Venezia – Palazzo Grassi, nell’ambito del Festival dei Matti.
La Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia è stata di fatto la prima impresa sociale al mondo, nata a Trieste nel 1972: attraverso un progetto per l’epoca del tutto trasgressivo che riuniva 16 pazienti dell’Ospedale psichiatrico – come tali, privi di alcun diritto, dallo sposarsi al fare testamento incluso quello al lavoro – e altri 12 soci fra medici, psicologi e infermieri. Restituire ai degenti la dignità di cittadino e lavoratore era il primo obiettivo di questa innovativa forma di aggregazione imprenditoriale: oggi l’impresa sociale è una realtà di riferimento in italia, con oltre 20.450 cooperative, associazioni e società censite nel Paese. Nel film parlano i testimoni dell’epoca e chi rinnova ogni giorno la “mission” di CLU: Augusto Debernardi, Giovanna Del Giudice, Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Michele Zanetti, Gigi Bettoli, Fabio Pitucco, Roberto Colapietro, Ivan Brajnik, Luis Carlos Candelo, Franco Zanin, Sabrina Domanelli, Garina Oprea, Gioia Poffo, Francesco Trombetta, Mario Cerne, Carmen Roll, Donatelle Grizon, Alessandro Martellos, Luisa Russo, Gianluca Rampini, Marco Nicola, Genziana Polacco, Dagmar Trinajstic, Maria Marian, Mario Stanovich, Diego Doronzo, Alberto Pecorari, Pasqualino Galdo e Gian Luigi Ramos.

Erika Rossi

ERIKA ROSSI Nata a Trieste, Erika Rossi, è autrice e regista di documentari selezionati in diversi festival internazionali, tra cui il Torino Film Festival, Vision du Reèl, Cairo IFF, Cinema Veritè IranIFF, Bafici. È due volte finalista del Premio Solinas Documentario per il Cinema e nel 2018 è tra i registi del Berlinale Talent Campus. Il suo primo lungo documentario, La città che cura (Italia 2019, 89’) prodotto da Tico Film ha girato in oltre cinquanta sale italiane. Nel 2019 fonda la Ghirigori, società di produzione cinematografica dedicata al documentario di creazione. È autrice insieme a Peppe Dell’Acqua e a Massimo Cirri del volume “Tra parentesi, la vera storia di una impensabile liberazione”, testo dell’omonimo spettacolo teatrale di cui cura la regia, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che ha all’attivo oltre 50 repliche in tutta Italia. Dal 2021 è tra gli esperti formatori del progetto “Operatori di Educazione visiva a scuola” del Piano Nazionale Cinema. Filmografia: La città che cura/The caring city 2019. lungometraggio documentario 89’ prodotto da Tico Film, distribuito da Lo Scrittoio. Soggetto e regia di Erika Rossi, selezione ufficiale al Trieste Film Festival 2019; Tutte le anime del mio corpo Eevery soul of my body) 2017, documentario 89’ Italia-Slovenia 2016 prodotto da INCIPIT FILM srl; Il viaggio di Marco Cavallo, documentario 52’ Italia 2014 prodotto da AlfaBeta Verlag, Premio ‘Fausto Rossano’ miglior documentario a tema sociale; 2012,Trieste racconta Basaglia, documentario 52’ Italia 2012.

MASSIMO CIRRI Nato in Toscana nel 1958, vive a Milano. Psicologo e giornalista. Ha lavorato per 25 anni nei servizi di salute mentale del Servizio Sanitario Nazionale. Dal 1997 autore e voce di Caterpillar, Rai Radio 2 Ha pubblicato: Quello che serve. Un racconto tra malattia, cura e Servizio Sanitario Nazionale, Massimo Cirri, Chiara D’Ambros, Lecce, Manni Editori, 2022 Tra parentesi. La vera storia di un’impensabile liberazione Peppe Dell’Acqua, Massimo Cirri, Erika Rossi, Merano, AlphaBeta, 2019 Sette tesi sulla magia della radio, Bompiani, 2017 Un’altra parte del mondo, Feltrinelli, 2016 Il tempo senza lavoro, Feltrinelli, 2013, Qui ci vuole una trama! Storie di tessitori sociali, Corriere della Sera (i Corsivi), 2013 Dialogo sullo –Spr+Eco. Formule per non alimentare lo spreco, con Andrea Segrè, Milano, Paperback, 2010 A colloquio. Tutte le mattine al Centro di salute mentale, Milano, Feltrinelli, 2009 Nostra eccellenza, Massimo Cirri, Filippo Solibello, Milano, Chiarelettere, 2008

Info e dettagli:
ghiri-gori.com
clufbasaglia.it

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In copertina, il dottor Franco Basaglia (Venezia 1924-1980).

Trieste, Madonna della Salute tradizione molto sentita legata alla Serenissima

«La celebrazione della Madonna della Salute è un rito antico e ancora molto sentito a Trieste, come in Istria, che rimanda alle tradizioni della Serenissima. Si tratta di un momento di grande coinvolgimento per i credenti e ogni anno questa Messa è estremamente partecipata, divenendo oltre che un momento di fede anche un’occasione di incontro per la comunità». Così l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a margine della funzione celebrata per la prima volta dal nuovo vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, per l’annuale ricorrenza del 21 novembre nella grande Chiesa di Santa Maria Maggiore, ai piedi del Colle di San Giusto, gremita di fedeli. La città era rappresentata dal sindaco Roberto Dipiazza.


«Viviamo in un momento storico in cui le persone sono sottoposte a notevoli stress, sia per la congiuntura socio-economica sia per la complessità delle vita moderna – ha evidenziato Roberti – ed è positivo vedere la comunità cattolica di Trieste riunirsi per celebrare una ricorrenza che affonda le proprie radici in una tradizione antica di secoli» . Tradizione che è molto sentita anche in Friuli, oltre che nel vicino Veneto, dove la massima solennità è espressa, come è noto, nei riti celebrati a Venezia, la Serenissima appunto, nel famoso Santuario sul Canal Grande.

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In copertina e all’interno tre immagini della celebrazione per la Madonna della Salute.

Oggi a Nimis l’addio a Marco Pividori. L’assessore: ho un ricordo bellissimo

(g.l.) Ha suscitato dolore e commozione, a Nimis, la improvvisa scomparsa di Marco Pividori, stroncato ad appena 44 anni, il cui nome si era affermato nella ristorazione di alta qualità, settore che gli aveva riservato anche molte soddisfazioni e che sicuramente gliene avrebbe riservate molte altre. Già alcuni giorni fa era stato trovato senza vita nella sua abitazione di Mestre, dove si ritirava dopo l’impegnativo lavoro in un prestigioso albergo sul Canal Grande, a Venezia. Anche se vi mancava da anni, la sua salma ritornerà a riposare nel paese d’origine: i funerali saranno infatti celebrati questo pomeriggio, alle 17, nel Duomo di Santo Stefano. Come hanno riferito le cronache, si è dovuto attendere il nullaosta della magistratura mestrina per le esequie in quanto era stata disposta l’autopsia per poter stabilire la data e la causa del decesso.
Marco Pividori era nato in Cloz, poco dopo il terremoto, all’interno della grande famiglia “Basan” (lascia il padre Alberto e il fratello Stefano,  il cugino Massimo, fisarmonicista, gestisce l’apprezzato agriturismo) una fra le più note e stimate della borgata collinare. E lascia ovunque un ottimo ricordo per il carattere aperto e cordiale, come racconta anche l’assessore Fabrizio Mattiuzza, che lo ebbe compagno di scuola alle elementari e medie. «Sono addolorato per la prematura scomparsa di Marco. Eravamo insieme in tutte le scuole dell’obbligo, anche se lui aveva un anno in più. Poi, come spesso accade, le nostre strade si sono divise, perché lui ha scelto l’indirizzo alberghiero, io gli studi universitari. Quindi si è inserito con successo nel mondo della ristorazione, rivestendo anche posti di responsabilità, per cui lavorando a Venezia le occasioni per poterci rivedere sono divenute sempre meno frequenti. Comunque, di Marco conservo un ricordo bellissimo, era proprio “ninin”, mi dispiace veramente tanto che ci abbia lasciato così presto».

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In copertina, Marco Pividori morto improvvisamente a 44 anni.

Da Casarsa a Berlino: ecco Daniela Gatto traduttrice medico-scientifica

Prosegue con un’esperienza di vita da Berlino, uno dei cuori pulsanti d’Europa, il ciclo d’incontri di febbraio per il progetto “4 Chiacchiere con…” dell’Efasce (l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) di Pordenone, che nonostante le limitazioni ai viaggi determinate dalla situazione sanitaria continua attraverso queste interviste in streaming a mantenere vivo il legame con i corregionali all’Estero. Prossimo appuntamento domani 17 febbraio, alle 18, sulla pagina Facebook “EFASCE – Pordenonesi nel Mondo” e sul canale YouTube.
Interverrà Daniela Gatto, originaria di Casarsa della Delizia, traduttrice medico-scientifica dall’inglese e dal tedesco all’italiano. Una laurea alla Ssmlt (Sezione di Studi in Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori) dell’Università di Trieste e un Master alla Università Ca’ Foscari di Venezia, oltre a numerose certificazioni in curriculum. Ora nel suo lavoro di traduzione, redazione e interpretariato, si concentra su medicina, farmaceutica e scienze della vita. Ha vissuto in Argentina, Norvegia, Stati Uniti e da 11 anni è residente nella capitale tedesca, dalla quale racconterà anche come i corregionali stiano vivendo il lockdown causa epidemica da Covid-19. In Germania Daniela Gatto da anni è parte attiva della rete di corregionali di recente emigrazione che fanno riferimento all’Efasce. Dialogherà in diretta con Michele Morassut, della segreteria Efasce, e con il presidente Gino Gregoris.

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In copertina e qui sopra la traduttrice casarsese Daniela Gatto.

 

Cresce “Esibirsi” la cooperativa che aiuta gli artisti

Continua a crescere la cooperativa “Esibirsi” di Morsano al Tagliamento, che con i suoi 4 mila 100 soci (tra i quali anche nomi noti dello spettacolo) e un fatturato superiore ai 5 milioni di euro (con un incremento di oltre un milione dal 20017 al 2018) è la più grande d’Italia tra quelle del settore cultura associate a Confcooperative, nonché una delle più innovative in quanto ha applicato i valori della cooperazione in un settore inusuale come quello dello show business. In questo 2019 che si sta per concludere ha dato una preziosa mano agli artisti nel passaggio alle nuove fatture elettroniche, tanto che a ottobre con il sistema gestionale sviluppato in proprio ha gestito 25 mila documenti digitali senza intoppi. Tra i successi di quest’anno pure il Leone d’Oro alla Biennale d’Arte di Venezia vinto dal Padiglione della Lituania per lo spettacolo messo in scena da un gruppo di artisti soci della cooperativa.
“Tutti traguardi – hanno commentato il presidente Lucio Bot e il vicepresidente Giuliano Biasin – che ci rendono orgogliosi, soprattutto perché confermano le intuizioni che avevamo avuto nel 2002 quando fondammo la cooperativa: essere un sostegno prezioso per gli artisti permettendo loro di dedicarsi completamente all’aspetto creativo, lasciando a noi aspetti burocratici e contributivi. Fondamentale la continua innovazione che perseguiamo con passione nel nostro lavoro, puntando su soluzioni gestionali che sono davvero un passo verso il futuro, come il sistema per la fatturazione elettronica ha ben mostrato in questi mesi”.
Dalla nascita della cooperativa sono oltre 8 mila gli artisti, musicisti e deejay che si sono associati lungo il corso degli anni: solo per fare alcuni dei nomi più noti Jalisse, Albert Marzinotto, Gazebo, Remo Anzovino, Righeira, Morgan, Gerardina Trovato. Era socio anche Luis Bacalov, pianista e compositore premio Oscar per la colonna sonora del film “Il Postino”, recentemente scomparso.

Fondamentale anche l’aspetto informativo, con “Esibirsi” che produce pure  il “Manuale dell’Artista”, un utile vademecum per tutte le problematiche che si pongono a coloro che si devono esibire, a partire dagli aspetti assicurativi, nonché gli incontri formativi del ciclo Esibirsi in regola, proposti anche durante fiere di settore di respiro nazionale come le recenti Mei – Meeting Etichette Indipendenti di Faenza e al Musika Expò al palazzo dei Congressi di Roma. “Solo del Manuale dell’artista – hanno concluso Bot e Biasin – abbiamo distribuito 4 mila copie cartacee e 6 mila sono stati i download digitali dal nostro sitowww.esibirsi.it. Anche qui siamo protesi al futuro: prossimamente pubblicheremo la versione in audiolibro e podcast, formato sempre più apprezzato dagli utenti, dopo un casting delle voci organizzato da Voci.fm noto portale di settore con il quale lanceremo l’iniziativa. Di recente abbiamo  pubblicato pure il nuovo depliant informativo che abbiamo realizzato per i locali e per chi organizza piccoli eventi con il quale spieghiamo in modo breve quel che devono fare per non incorrere in sanzioni: si tratta di una nostra iniziativa contro l’evasione ficale e a favore della valorizzazione della figura professionale dell’artista. Anche questo disponibile gratuitamente in download direttamente dal nostro sito al link www.esibirsi.it/organizzareinregola“.

“Questa continua risposta alle sfide del settore – ha commentato Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone a cui “Esibirsi” è associata -, con uno sguardo rivolto al futuro anche nella creazione di nuovi strumenti e servizi per i propri soci, sono un grande merito della cooperativa, la quale mette la mutualità al primo posto anche in un ambito ricco di concorrenza come quello artistico“.

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In copertina, Giuliano Biasin e Lucio Bot che guidano la cooperativa.

Dopo la mareggiata UniCredit aiuterà Grado come Venezia

Anche UniCredit scende in campo per aiutare la comunità di Grado a risollevarsi dai gravissimi danni causati dalla recente ondata di maltempo, con violente mareggiate e acqua alta sull’Isola. Ieri mattina, infatti, il direttore della locale Agenzia UniCredit, Franco Zottar, ha informato l’amministrazione comunale che l’iniziativa intrapresa dal Gruppo UniCredit a Venezia a sostegno alla cittadinanza è stata estesa anche a Grado, a favore di privati e imprese che abbiano subito danneggiamenti.
“Con questa iniziativa – dichiara il sindaco Dario Raugna – l’istituto, che sta già svolgendo un servizio di tesoreria per il Comune di Grado, dimostra la sua funzione sociale di vicinanza al territorio davvero indispensabile in questo momento difficile”. L’iniziativa prevede che i cittadini, che si trovano in condizione di difficoltà per i danni subiti dall’immobile, possano richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei propri mutui per 12 mesi dalla data di presentazione della richiesta. Allo stesso modo, le imprese  danneggiate con sede legale/operativa sul territorio isolano potranno richiedere una moratoria di 12 mesi sulle rate dei mutui ipotecari e chirografari. La banca mette inoltre a disposizione la possibilità di erogare nuovo credito sul territorio tramite mutui/finanziamenti a pricing di riguardo.
Il Comune, attraverso una nota, ricorda che la domanda di sospensione delle rate dovrà essere presentata entro il 31 dicembre prossimo e dovrà essere assistita da un’autocertificazione che attesti il danno subito dall’immobile per il quale si richiede l’attivazione della sospensiva.

La violenta mareggiata a Grado in una foto di Eleonora Molea. 

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In copertina, il sindaco Raugna con il direttore locale di UniCredit, Zottar.

Grado dopo acqua alta e mareggiata chiede aiuto ma meno burocrazia

di Giuseppe Longo

Durissima prova anche per l’Isola di Grado a causa della rovinosa ondata di maltempo che in questi giorni si è abbattuta a Nordest, da Venezia a Trieste, devastando soprattutto la Perla dell’Adriatico, dove è tornato alla memoria quell’ormai lontano 1966 che si pensava fosse rimasto scritto soltanto nelle cronache del tempo. Invece, l’acqua alta è ritornata, rabbiosa e implacabile, e non ha colpito soltanto la “capitale” del turismo mondiale, ma anche le realtà rivierasche e lagunari minori, come appunto Grado, che è risultata per larga parte sommersa, riportando danni ovunque (si parla di milioni, ma al momento una stima è ancora impossibile), dalla diga Nazario Sauro – costruita proprio a protezione dalla furia del mare (bellissimo e affascinante quando è calmo, ma pauroso quando è in tempesta) – alle spiagge “divorate”dalle onde. Una tremenda sciroccata che ancora una volta, ma più di altre, ha messo in luce criticità e fragilità dell’Isola che si trova sempre più – come peraltro la dirimpettaia Lignano – a fare i conti con un clima ormai impazzito, effetto di una tropicalizzazione da effetti estremi come l’uragano Vaia che un anno fa distrusse i meravigliosi boschi della fascia dolomitica carnica e veneta.

Il sindaco Raugna col Capo della Protezione Civile Borrelli. 

E proprio Vaia è stato evocato ieri pomeriggio durante un sopralluogo che il Capo della Protezione Civile nazionale Angelo Borrelli, accompagnato dall’assessore regionale Riccardo Riccardi, ha compiuto a Grado per incontrare l’Amministrazione comunale in seguito agli eccezionali eventi atmosferici. “Per quanto riguarda i danni causati dal maltempo a Grado, il primo passo sarà capire quali azioni attuare per garantire la contrazione dei tempi d’intervento ed è proprio per questo che oggi ci siamo confrontati con il sindaco e il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Borrelli. In merito ai fondi credo che, invece, potremo attingere agli importanti stanziamenti a disposizione della Regione per l’uragano Vaia“, ha dichiarato al termine dell’incontro di ieri il vicegovernatore Riccardi, dopo aver incontrato assieme a Borrelli, il sindaco Dario Raugna. Con il quale – come informa una nota Arc – si è, inoltre, discusso delle limitazioni alla movimentazione dei fanghi per la classificazione dei sedimenti al loro interno al fine di individuare quali interventi attuare per evitare che i danni subiti dall’arenile possano ripercuotersi negativamente sulla prossima stagione balneare. E difatti ora è proprio questo il grave rischio che corre Grado, Isola che potrebbe subire una pesantissima battuta d’arresto nel suo sviluppo turistico ed economico. Un problema che va quindi da subito scongiurato. 

La delicata questione dei fanghi e delle spiagge erose dalla violentissima mareggiata sono stati infatti sottolineati dal primo cittadino, il quale ha richiamato in particolare l’attenzione su tre elementi di difficile gestione.
Il primo riguarda la già citata diga che, da un sopralluogo con i tecnici della Protezione Civile, ha presentato degli elementi che impongono un approfondimento di carattere strutturale, considerato che quest’opera, come dicevamo, è la prima difesa a mare dell’isola.
In secondo luogo, il capo della Giunta gradese ha evidenziato come i recenti lavori di ripascimento che hanno interessato la spiaggia della Git – quella “nuova” o “imperiale” tanto per intendersi – siano stati vanificati dalla mareggiata dell’altra notte. “Poiché per utilizzare fondi regionali stanziati già nel 2016 sono occorsi due anni e mezzo di costosissime procedure burocratiche, va da sé – ha osservato – che occorrerà trovare un modo per snellire le procedure riportando la sabbia sul nostro litorale, magari andando a prenderla senza complicazioni di fronte al litorale laddove si è depositata”.
Un ulteriore argomento, simile al precedente, riguarda invece, come detto, “la movimentazione di fanghi in laguna che – ha sottolineato il primo cittadino – non può seguire tempi biblici per la sua approvazione”. La mareggiata ha danneggiato infatti diverse mote e casoni e demolito alcuni argini delle valli da pesca causando ingenti danni economici alla categoria dei vallicoltori. “Il pescato – ha spiegato il sindaco Raugna – è andato perduto inesorabilmente, ma ciò che è peggio sta nel fatto che per ripristinare gli argini, recuperando il fango dove si è depositato, ancora una volta ci dobbiamo imbattere in farraginose lungaggini burocratiche che stridono con lo stato di emergenza che stiamo vivendo”.

Il capo della civica amministrazione ha inoltre segnalato i danni rilevati alle attività commerciali e alle strutture pubbliche come la biblioteca Falco Marin e la palestra Buda Dancevich, la cui pavimentazione è stata irreversibilmente compromessa. Da ricordare che il Comune di Grado ha attivato una preliminare raccolta dei dati relativi ai danni provocati sul territorio dagli eccezionali fenomeni di acqua alta di questi giorni, finalizzata esclusivamente a consentire una valutazione indicativa e preliminare dei fabbisogni da rappresentare alle autorità competenti per l’eventuale dichiarazione dello stato di emergenza e calamità naturale e per i conseguenti auspicati trasferimenti finanziari. Il Comune invita pertanto tutti gli interessati ad acquisire e conservare la documentazione fotografica e probatoria dei danni attraverso un apposito modulo da compilare e inviare alla casella di posta elettronica: danniacquaalta@comunegrado.it o consegnandolo a mano all’ufficio protocollo del Municipio. Anche con queste segnalazioni parte infatti la conta dei danni, sperando che il peggio sia passato.  

L’incontro con la Protezione Civile.

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INFO: https://www.comunegrado.it/119-news/1826-segnalazione-preliminare-dei-danni-arrecati-dai-fenomeni-eccezionali-di-acqua-alta-del-novembre-2019

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In copertina, il sindaco Raugna con Riccardi e Borrelli ieri a Grado.

 

 

 

 

Civibank anche a Vicenza. Del Piero: un sostegno all’economia del Nordest

Nel giorno del suo 133° compleanno, Civibank apre anche a Vicenza, continuando la sua espansione nella regione Veneto. La filiale dell’Istituto di credito cividalese ha infatti trovato sede nel centrale Corso San Felice, divenuto ormai polo finanziario della città. Con Vicenza sono 12 gli sportelli attivi in Veneto: già presente nelle province di Venezia, Treviso e Belluno, Civibank intende infatti sviluppare il suo ruolo di banca territoriale a sostegno delle realtà locali, avendo anche il vantaggio di essere una delle poche banche rimaste autonome nel Nordest.
Con una storia di 133 anni (1886 l’anno di fondazione della Banca Popolare di Cividale), si tratta di una società cooperativa per azioni con 16 mila soci-azionisti, quasi 600 dipendenti, 64 sportelli operativi in 8 province, con volumi di impieghi e raccolta complessivamente superiori ai 6 miliardi di euro.
Civibank continua, dunque,  la sua crescita puntando sul capoluogo vicentino: in oltre 400 metri quadri, la nuova filiale è dotata di una cassa completamente digitalizzata e otto spazi per la consulenza creditizia e finanziaria, oltre ad una sala riunioni a disposizione anche della clientela friulana presente per affari a Vicenza.
La presidente Michela Del Piero: “L’economia del Nordest ha bisogno di banche che sostengano il territorio. La mission del Piano Strategico di Civibank per il triennio 2019-2020 rimarca la volontà della Banca di rimanere indipendente per essere il punto di riferimento per le famiglie e gli operatori economici di Friuli Venezia Giulia e Veneto, e promuovere la crescita economica, sociale e culturale del territorio in cui opera”.

Ecco la nuova sede di Civibank nel centro di Vicenza.

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In copertina, la presidente della Banca di Cividale Michela Del Piero.