La Regione ai sindaci emeriti: nessuna Provincia-fotocopia

di Gi Elle

In questi mesi abbiamo più volte parlato delle quattro Province del Friuli Venezia Giulia cancellate dalla riforma regionale del 2014, del precario funzionamento delle 18 Uti (Unioni territoriali intercomunali) che le sostituiscono e dell’intenzione della nuova amministrazione regionale di Centrodestra di rivedere quanto prima la norma. Ma l’ente di area vasta a cui attualmente pensa la Regione Fvg non sarà la fotocopia delle Province soppresse, bensì un ente, pur sempre elettivo, al quale restituire funzioni di competenza ora in carico alla stessa amministrazione regionale.
La Giunta Fedriga ha, infatti, già pronta – come informa una nota Arc – una bozza di riforma degli enti locali da discutere con tutti i portatori di interesse dopo le ormai imminenti elezioni del 26 maggio e il varo è previsto entro il 2019, rivedendo anche i criteri di trasferimento a vantaggio dei Comuni. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti,  intervenendo a Palmanova alla tavola rotonda “I futuri assetti territoriali nel Fvg” organizzata in occasione dell’assemblea generale dell’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia.

L’assemblea dei sindaci emeriti a Palmanova. (Foto Regione Fvg) 

Entrando nel merito del confronto, l’assessore ha constatato che in Friuli Venezia Giulia vi sono molte città che sarebbero pronte ad affrontare qualsiasi riforma, ma anche altre realtà che invece necessitano di maggiore attenzione e ha rilevato come in questi ultimi anni i Comuni si siano trovati di fronte a molteplici difficoltà urgenti da risolvere, in primis quella della mancanza di personale.

Quanto al disegno del nuovo ente intermedio, l’assessore ha ribadito che la sua fisionomia dovrà andare bene a tutti, dando gli strumenti ai sindaci per amministrare come meglio credono il loro Comune, senza obblighi, funzioni o modalità che in qualche zona possono andar bene ma che in altre non sono adeguate. Come si diceva, l’ente di area vasta a cui pensa la Regione non sarà la fotocopia delle Province ma un ente, elettivo, al quale restituire le funzioni di competenza ora in carico all’amministrazione regionale. Alla quale sono passate appunto dopo la soppressione dei quattro enti intermedi di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Della questione, abbiamo più volte parlato anche riferendo dell’approfondita ricerca che ha proposto Raffaella Sialino nel suo recente libro “L’ultima Provincia”, dedicato all’ente di Palazzo Belgrado a Udine, peraltro anche ricco di storia risalente a molto prima dell’unità d’Italia che in Friuli, come è noto, è arrivata nel 1866.

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In copertina, Palazzo Belgrado già sede della Provincia di Udine.

Maxi-Provincia a tre più Trieste? A Ragogna il libro della Sialino

di Giuseppe Longo

Ormai è ben avviato il dibattito politico-istituzionale per la ricostituzione di enti territoriali che ricordino le Province cancellate dalla legge regionale approvata dal centro-sinistra sul finire del 2014. Si punta infatti alla individuazione di nuovi enti di area vasta che ricalchino in qualche modo quelli delle amministrazioni decadute, visto che le Uti – Unioni territoriali intercomunali – non hanno dato i risultati cui si puntava con la riforma.

Ma non è detto che questi nuovi enti siano ancora quattro. Da ieri, infatti, fa già molto discutere la originale proposta del presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin – formulata in una intervista apparsa sul Messaggero Veneto – di dar vita a una maxi-Provincia che riunisca Udine, Pordenone e Gorizia (in pratica, il Friuli storico e qualcosa di più). Mentre Trieste e la Venezia Giulia gravitante su Monfalcone darebbero origine alla “città metropolitana”, di cui scriveva già una trentina d’anni fa l’allora direttore del giornale, Vittorino Meloni. Un’idea senza dubbio interessante e suggestiva, ma non è detto che trovi la sua strada in discesa. Tutt’altro: sono tanti gli interessi localistici che potrebbero frenarla e la sensazione è che questi potrebbero essere maggiori nell’area friulana che non in quella giuliana. Tuttavia, da Gorizia, attraverso il sindaco Rodolfo Ziberna, è già arrivata una prima apertura alla proposta di Zanin, che indubbiamente contribuirà a tonificare il dibattito.

Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna.

Una proposta questa che farà sicuramente da sfondo anche alla nuova presentazione del libro di Raffaella Sialino“L’ultima Provincia Storia politica a Nordest” –  in programma proprio oggi, 16 febbraio, a Ragogna. L’incontro si terrà alle 18 nel Museo della Grande Guerra in via San Giacomo. Dopo il saluto del sindaco Alma Concil, la presentazione del volume (Aviani & Aviani editori) sarà introdotta dall’assessore comunale Marco Pascoli. Quindi il compito alla stessa autrice di illustrarne il contenuto che in molti hanno sinora avuto modo di apprezzare.

Il libro fa perno infatti sulla ormai ex Provincia di Udine, ultima nel Friuli Venezia Giulia ad essere eliminata dalla citata riforma regionale. E la sede del debutto ufficiale fu proprio il magnifico salone del Quaglio a palazzo Belgrado. Quindi sono seguite altre due presentazioni, molto applaudite: a San Vito di Fagagna, Comune di residenza di Raffaella Sialino, e a San Daniele, cittadina capoluogo della zona collinare. E ora è la volta della vicina Ragogna dove ci sarà una nuova occasione per riflettere sulla riforma che ha ridisegnato l’assetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia, suscitando polemiche a non finire e addirittura ricorsi davanti al Tribunale amministrativo regionale per cercare di fermare la norma, la quale però è andata avanti portando appunto al taglio delle Province e alla nascita delle tanto contestate Uti che ora la nuova amministrazione regionale di centro-destra vuole superare. E la proposta del presidente Zanin fornirà ottimo materiale per vivacizzare il dibattito su quella che dovrà essere la nuova configurazione territoriale nel dopo-Uti. Utili indicazioni potranno emergere oggi anche da Ragogna, grazie agli spunti offerti proprio dall’approfondito libro-studio di Raffaella Sialino.

Ecco il castello simbolo di Ragogna.

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In copertina, Raffaella Sialino con Zanin: sua la proposta per il dopo-Uti.

(Foto siti Comuni di Gorizia e Ragogna)

“L’ultima Provincia”: a San Vito di Fagagna il libro della Sialino 

Dopo il debutto nella sua sede naturale – il meraviglioso salone del Quaglio di palazzo Belgrado, a Udine – per il volume di Raffaella Sialino “L’ultima Provincia – Storia politica a Nordest” ecco una presentazione tra le mura di casa. Per il libro, che ha già suscitato grande interesse, si apriranno infatti le porte del palazzo municipale di San Vito di Fagagna.  L’appuntamento è fissato per sabato 20 ottobre, alle 17.45, e avrà un ospite d’eccezione: il presidente della Giunta regionale (o governatore come si preferisce dire oggi)  Massimiliano Fedriga. 

L’autrice Raffaella Sialino e nella foto seguente il governatore Massimiliano Fedriga.

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I lavori, moderati dal giornalista Giuseppe Longo, saranno aperti dal saluto del sindaco del Comune collinare,  Michele Fabbro, cui seguirà la presentazione dell’opera – pubblicata da Aviani & Aviani Editore – da parte della stessa autrice. Quindi l’atteso intervento del presidente Fedriga che non mancherà di fare  riferimento a questi primi mesi della nuova amministrazione regionale da lui guidata, segnatamente soprattutto al destino delle diciotto Unità territoriali intercomunali che hanno preso il posto delle quattro Province soppresse dalla riforma regionale approvata nel 2014 e che ha privato il Friuli Venezia Giulia – unica regione in Italia – dei suoi enti intermedi. È poi annunciato anche l’intervento dell’ex sindaco di Forgaria, Pierluigi Molinaro.
Una nuova occasione, dunque, per riflettere sulla riforma che ha ridisegnato l’assetto istituzionale Fvg, suscitando polemiche a non finire e addirittura ricorsi davanti al Tribunale amministrativo regionale per cercare di fermare la norma, la quale però è andata avanti portando appunto al taglio delle Province e alla nascita delle Uti.
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In copertina, il palazzo Belgrado a Udine (ex sede della Provincia Udinese).

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Solo il Fvg in tutt’Italia è senza Province: a Udine via 200 anni di storia

di Gi Elle

Pubblico delle grandi occasioni per un omaggio alla storica Provincia di Udine che non c’è più, soppressa dalla scorsa primavera, dalla legge regionale di riforma che al posto dei quattro enti intermedi del Friuli Venezia Giulia (con Udine, anche Gorizia, Pordenone e Trieste) ha istituito 18 Uti, le tanto contestate Unioni territoriali intercomunali. Gremito, infatti, il meraviglioso salone del Quaglio, a palazzo Belgrado, per la presentazione del libro “L’ultima Provincia Storia politica a Nordest”, scritto da Raffaella Sialino e pubblicato da Aviani & Aviani editori. Presenti con il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, e il capogruppo della Lega nella stessa Assemblea di piazza Oberdan, Mauro Bordin, già capogruppo del Carroccio nel decaduto Consiglio provinciale di Udine, numerosi sindaci e amministratori locali. I lavori sono stati coordinati dal giornalista e scrittore Daniele Damele.

Damele mentre dà il via ai lavori e sotto l’intervento del presidente del Consiglio regionale Zanin.

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“Il libro – ha detto la dottoressa Sialino – nasce dall’esigenza di spiegare, in maniera semplice, comprensibile a tutti, il perché la nostra regione sia attualmente l’unica in Italia priva delle sue Province. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, rappresenta un’anomalia nella nostra penisola perché – in virtù o a causa, a seconda dei punti di vista, di una riforma regionale della precedente amministrazione- solo qui le Province sono state chiuse, eliminate, nonostante il referendum del 2016 che ha sancito la sopravvivenza delle Province in tutt’Italia”.

“La riforma degli enti locali ideata dall’ormai ex governatrice Serracchiani e dal suo gruppo – ha continuato l’autrice, spiegando il percorso che ha visto la soppressione della quattro Province Fvg – ha portato fin dalle prime battute alla formazione di due opposte fazioni: da un lato i favorevoli, dall’altro i contrari e nel mezzo dibattiti, confronti, iniziative, ribellioni, anche con ricorsi al Tar. Il libro raccoglie in un unico testo quanto accaduto in questi anni, dai primi esordi della riforma, nota anche come legge 26/2014, fino a metà settembre 2018. E cerca di rispondere alle domande: che cosa sono state le Province negli anni, di quali funzioni e servizi si occupavano, che vuoto lasciano; che cosa sono invece le nuove Uti, con quali obiettivi sono nate, quali funzioni hanno, se funzionano, o è meglio ripristinare gli enti intermedi; quali sono stati i contenuti e i protagonisti dei confronti di questi anni; come i Comuni hanno accolto o respinto la riforma; e adesso in che direzione sta andando la nuova amministrazione regionale?”.

“Mentre qui proseguiva l’iter della legge 26 sono accaduti a livello nazionale, ma anche internazionale – ha aggiunto Raffaella Sialino –, avvenimenti che hanno portato alla crisi della sinistra e del Partito Democratico e all’ascesa di altri partiti, con risultati insperabili fino a qualche tempo fa. In queste pagine, dunque, i fatti locali si intrecciano inevitabilmente con quelli nazionali e, in parte, con quanto avvenuto oltre i nostri confini. Fornendo uno sguardo d’insieme sulle modifiche amministrative e le principali problematiche sociali degli ultimi anni. Se le Province non dovessero venire ripristinate, rimanga la memoria storica, in special modo tra i giovani, di ciò che hanno rappresentato soprattutto come fattore identitario per la comunità ed il territorio”.

Ecco un aspetto del salone del Quaglio gremito alla presentazione del libro.

Il meticoloso lavoro della dottoressa Sialino è stato salutato da calorosissimi applausi da parte della folta platea che ha assistito alla presentazione del libro che si configura fin d’ora come una importante opera, riccamente documentata, a ricordo di un ente – se un giorno non dovesse rinascere, non si può mai sapere – che ha accompagnato la storia locale per oltre duecento anni (esattamente dal 1806), in momenti di grandi difficoltà, come quelli dopo le guerre o il terremoto, ma anche di speranza, di ripresa e di sviluppo di questo nostro amato Friuli. Tutto cancellato con un colpo di spugna (pardon, di legge!). E proprio la storia si incaricherà di dimostrare se quella riforma andava fatta o meno.

Palazzo Belgrado ormai è stato svuotato delle sue storiche competenze.

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In copertina, foto-ricordo per Raffaella Sialino con Bordin e Zanin.

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“Mandi Cjase dai Furlans”: tutto cominciò nel 1806

di Giuseppe Longo

Provincia di Udine ultimo atto. Il Duomo e la chiesetta del Castello avevano da poco fatto ascoltare le campane di mezzogiorno quando il portone di Palazzo Belgrado che dà su piazza Patriarcato è stato sbarrato dal presidente Pietro Fontanini apponendo una significativa frase che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, nel suo bel friulano di Casarsa: “A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!”.
Fontanini l’aveva letta, nel gremito salone del Quaglio, a conclusione del suo breve, applauditissimo discorso di chiusura (all’inizio era stata preceduto dal presidente del Consiglio provinciale Fabrizio Pitton), nel quale non ha mancato di rivolgere duri accenti alla legge regionale di riforma numero 26 del 2014 che ha soppresso le quattro Province del Friuli Venezia Giulia – su Gorizia, Pordenone e Trieste il sipario era già calato da mesi – istituendo al loro posto le UTI, le tanto discusse, criticate e contestate Unioni territoriali intercomunali. Parole “velate di tristezza” come aveva detto prima di lui lo storico friulano Gianfranco Ellero che ha accompagnato in un appassionato viaggio alla scoperta delle origini della Provincia di Udine che si perdono nel remoto 1806, quindi ben 212 anni fa, all’epoca del Regno Lombardo-Veneto e a pochi anni dal Trattato di Campoformido, per proseguire in una lunga avventura politica e amministrativa che ha visto l’Ente territoriale intrecciarsi continuamente con la storia di questa terra, tanto da essere a lungo chiamata Provincia del Friuli. E tanto da essere un vero punto di riferimento per i Friulani – la “Cjase dai Furlans”, come l’ha definita l’ormai ex presidente Fontanini – anche nei momenti più duri e difficili, come le guerre e il terremoto del 1976. “Non dimentichiamo – ha ricordato il professor Ellero – che a pochi giorni
dal sisma fu proprio questo salone ad accogliere Nelson Rockefeller, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, prontamente intervenuto in soccorso delle nostre popolazioni!”.

Ma i ricordi e gli aneddoti potrebbero continuare.
E oggi cosa rimane, dopo un passato così glorioso e significativo, davanti a quella porta sbarrata? La bellezza di 10 (sì, avete letto bene: dieci!) UTI entrate in funzione tra non poche difficoltà il primo gennaio 2016: Canal del Ferro – Val Canale (quella che Ellero ha detto sarebbe meglio chiamare “Carinzia friulana”), Gemonese, Carnia,
Friuli Centrale, Torre, Mediofriuli, Collinare, Natisone, Riviera – Bassa Friulana, Agro Aquileiese. Che si sommano alle cinque pordenonesi (Tagliamento, Valli e Dolomiti Friulane, Livenza – Cansiglio – Cavallo, Sile e Meduna, Noncello); alle due goriziane (Carso Isonzo Adriatico, Collio – Alto Isonzo) e all’unica triestina (Giuliana).

In altre parole diciotto nuovi Enti territoriali al posto di quattro, con l’obiettivo di tagliare i costi e razionalizzare la
vita amministrativa. Sarà così?

Lo dirà l’esperienza, ma soprattutto la storia anche in questo caso.

Perché in quello dell’importanza e della validità della Provincia di Udine, o meglio del Friuli, si è già espressa.

< N.d.R. …allego le foto del funerale…. >

…la casa del “caro estinto”