L’affettuoso omaggio di Tarcento a monsignor Duilio Corgnali a due anni dalla scomparsa. E a Udine il ricordo della Vita Cattolica (che diresse a lungo) nella festa del suo centenario

di Giuseppe Longo

Con una Messa di suffragio celebrata nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, Tarcento ha reso omaggio a monsignor Duilio Corgnali nel secondo anniversario della scomparsa, che ricorreva il 21 gennaio, e ieri mattina il nome del sacerdote-giornalista è risuonato anche a Udine durante la cerimonia dedicata al ricordo del centesimo anniversario della nascita de “La Vita Cattolica”, il settimanale diocesano di cui è stato a lungo direttore responsabile, rendendosi tenace interprete delle istanze, materiali e culturali, del Friuli uscito dalle devastazioni del terremoto di cinquant’anni fa. Don Duilio, morto settantasettenne a causa di un male rivelatosi ben presto senza speranze, era infatti un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che lui sapeva esprimere. Come è noto, il suo testimone è stato raccolto nell’autunno 2024, l’anno appunto della dipartita, dal giovane arciprete Luca Calligaro, originario della vicina Buja, che in poco tempo si è perfettamente inserito nella realtà tarcentina e dell’Alta Val Torre continuando l’opera del predecessore e di altri illuminati pievani come Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero.
Nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli organi di informazione, don Duilio Corgnali è stato ricordato, come era doveroso, anche dalla redazione della “Vita Cattolica” e di Radio Spazio. «Per ventuno lunghi anni, a partire dal 1978, Corgnali – scrive il settimanale diocesano – diresse “La Vita Cattolica”, in un tempo di grande fermento per un Friuli chiamato a rinascere dalle macerie del terremoto (altro anniversario importante in questo 2026). Non va dimenticato che, con il consueto sguardo lungimirante, nel 1993 affiancò il suo amato settimanale con Radio Spazio, dando letteralmente voce alla Chiesa e alle istanze del Friuli». E i colleghi giornalisti proseguono: «In questi mesi di preparazione del Centenario del settimanale diocesano abbiamo avuto modo di sfogliare edizioni di archivio de “La Vita Cattolica”, molte delle quali risalenti “agli anni di don Duilio”. La coincidenza tra il ricordo di monsignor Corgnali e questo Centenario ci stimola a guardare a Duilio (come amava farsi chiamare, senza troppi titoli) come a un esempio di tenacia e resilienza, parola quantomai abusata ma altrettanto necessaria allora come oggi. Atteggiamenti che nascono da un confronto tra la realtà che si para davanti agli occhi e il sogno di un mondo un po’ più giusto e buono, migliore e – possiamo dire – “primaverile”».
«Duilio – scrive ancora la redazione udinese – ha saputo leggere il Friuli nei suoi tratti di debolezza e nelle sue enormi potenzialità: ha potuto farlo perché nel Friuli era immerso con sguardo profondo e non superficiale, capace di andare con arguzia e innata determinazione alla ricerca della causa dei problemi, proponendo per contro soluzioni e strade che altri, ancora, non vedevano. Tre esempi su tutti dicono ancora oggi il suo carisma: la tenacia per la nascita dell’Università del Friuli, fortemente sostenuta sulle colonne de “La Vita Cattolica” come espressione di un territorio – Chiesa compresa – che aveva bisogno di trattenere e formare i suoi giovani. Gli anni dell’immediato post-sisma, nei quali Corgnali spesso denunciava la lentezza delle istituzioni regionali e nazionali, spingendo per l’autonomia dei Comuni e della Chiesa e facendosi voce delle comunità disastrate. E poi, negli anni Novanta, la battaglia per il riconoscimento della lingua Friulana, sfociata infine nella legge 482/1999». I giornalisti dei due organi di informazione diocesani, infine, aggiungono concludendo: «Sebbene ricordato anche per la sua risolutezza e per il carattere acceso, monsignor Corgnali era un uomo e un prete di cultura prima che di azione, in cui il pensare precedeva il fare. Non si lasciava soverchiare dalle impellenze nemmeno quando, negli ultimi anni, l’aggravio della pastorale nelle sue amate Parrocchie tarcentine si faceva più pesante. Diversi tra noi (e non solo tra noi) portano nel cuore lunghe chiacchierate in cui si parlava di Friuli e di autonomia, di Chiesa e di territori, di politica e di società. Rigorosamente nella lingua tanto amata e tanto difesa, quella friulana». Insomma, un grato ricordo di un prete, di un parroco e di un giornalista che ha segnato la storia di questa nostra terra, alla quale oggi manca la sua voce competente, puntuale e autorevole.

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In copertina, monsignor Duilio Corgnali arciprete di Tarcento morto due anni fa.

Certificazione del friulano, consegnati i primi dieci attestati dopo gli esami

Sono stati consegnati i primi attestati di certificazione della conoscenza della lingua friulana. La cerimonia è stata ospitata dalla sede dell’Agenzia regionale per la lingua friulana e ha visto la partecipazione del suo presidente, Eros Cisilino, del direttore dell’Agenzia, William Cisilino, e di Massimo Duca, presidente della commissione d’esame.

I diplomati con i dirigenti Arlef.


«Cogliamo i primi importanti frutti di un ambizioso percorso iniziato alcuni anni fa e che era particolarmente atteso dal territorio: la certificazione linguistica per il livello B, ovvero il livello che maggiormente si interfaccia con il mondo del lavoro, con l’amministrazione pubblica e con la scuola. La certificazione è uno degli obiettivi principali ed essenziali delle leggi cardine su cui si fonda la promozione e la tutela della lingua friulana. Per questo primo successo desidero ringraziare la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, con la brillante operosità dell’Assessorato guidato da Alessia Rosolen, e l’Università del Friuli, con il rettore Roberto Pinton che, in prima persona, ha messo in campo tutte le alte capacità del nostro ateneo. Non di meno vanno ringraziati i docenti e i partecipanti che hanno dimostrato una grande dedizione e un grande desiderio di conoscenza della nostra lingua. Con questo primo traguardo, si consolida la prospettiva verso la fascia alta delle migliori politiche linguistiche europee», ha sottolineato Eros Cisilino, in occasione della cerimonia di consegna degli attestati di certificazione.
I dieci candidati che hanno superato l’esame – svoltosi lo scorso 27 novembre all’Università degli Studi di Udine – hanno affrontato quattro prove: innanzitutto la comprensione orale, fatta dall’ascolto di un audio a cui è seguito un test a risposta multipla; quindi è stata la volta della comprensione scritta, composta da tre diversi esercizi in cui i candidati hanno dovuto completare frasi con la parola corretta o fare dei collegamenti; in seguito si sono misurati con la produzione scritta di un tema di 500 parole su un argomento estratto a sorte; in conclusione hanno sostenuto un breve colloquio orale con i certificatori. Il buon esito dei test ha consentito loro di ricevere la certificazione per il livello B, ovvero “intermedio” secondo il Qcer, il quadro comune di riferimento per la conoscenza delle lingue, scritta e parlata, adottato con Risoluzione del Consiglio d’Europa del novembre 2001, e che viene riconosciuto a livello internazionale per la valutazione delle competenze e capacità linguistiche. I livelli per la lingua friulana sono quattro: A, elementare; il già citato B; C1, avanzato; C2 padronanza in situazioni complesse.

Il dono del sangue, a Udine l’assemblea dell’Afds presenza importante in una sanità regionale che cambia rapidamente

Nella delicata e complessa situazione nella quale viene a trovarsi, nel nostro tempo, il sistema sanitario, è necessario fare uno sforzo di natura culturale per comprendere quanto sia importante assumere decisioni inderogabili per poter continuare a garantire a tutti i cittadini una risposta di salute puntuale, adeguata e sostenibile. Lo ha sottolineato l’assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia che l’altro pomeriggio ha preso parte all’assemblea ordinaria dell’Associazione friulana donatori di sangue (che riunisce quasi duecento sezioni), riunitasi a Udine in aula Strassoldo, nel polo economico-giuridico dell’Università del Friuli, sotto la presidenza di Roberto Flora (nella foto).


Nel ringraziare i volontari dell’Afds per la loro fondamentale, generosa e gratuita attività – svolta con costanza e passione durante tutto l’arco dell’anno, per la promozione del dono e per il dono stesso -, l’esponente dell’Esecutivo è entrato nel dettaglio delle difficoltà legate alla denatalità, una situazione che negli ultimi dieci anni ha visto un calo del 20 per cento delle nascite contro un aumento medio della vita che porterà, tra 20 anni, a una composizione della popolazione diversa: gli over 60enni costituiranno il 50% della comunità (oggi costituiscono il 33% circa). E, sempre tra 20 anni, il Friuli Venezia Giulia conterà 100 mila residenti in meno.
A fronte di questo complesso quadro delineato per il prossimo futuro, l’assessore alla Salute ha sottolineato l’urgenza di modificare l’attuale impianto sanitario per dare una risposta a una domanda che diventerà sempre più vasta e importante: quella legata alla gestione della cronicità, una necessità che vede nell’ospedalizzazione solo una parte della soluzione di cura. Il modello organizzativo deve essere pertanto cambiato, percorrendo una via che renda il sistema sanitario aderente alle esigenze mutate della collettività: per imboccare questa strada servono un cambio di paradigma, una maturità nuova, una consapevolezza responsabile, un’azione finalizzata a continuare a garantire a tutti il diritto alla salute. L’esponente della Giunta ha sottolineato, infine, come il cambio necessario possa essere approntato partendo dai fondamentali valori di generosità e di forza che contraddistinguono da sempre le comunità del Friuli Venezia Giulia, prime in Italia per volontariato, esempio nel Paese per la capacità di rinascere, di adattarsi a realtà difficili con proposte di modelli vincenti di rinascita che ci fanno conoscere in tutto il mondo.
Ricordiamo, infine, che sono 198 le sezioni dell’Afds provinciale di Udine; oltre 50mila i volontari iscritti. Nel 2023 le donazioni sono state 35.482, in aumento di 942 unità pari al 2,7% rispetto al 2022.