Confcooperative, scuola d’impresa per gli studenti del liceo “Percoto” di Udine

Gli studenti del Liceo “Caterina Percoto” di Udine si cimentano nel fare impresa. Due, nel dettaglio, le “imprese cooperative scolastiche” che in questi giorni sono state formalmente avviate nell’ambito di un progetto che vede la scuola udinese collaborare con Confcooperative. Gli studenti, infatti, 29 in tutto, divisi in due gruppi, stanno seguendo due progetti. La prima delle due idee di “business” si chiama Orientazigomo (originale perifrasi dalla parola orientamento) e vuole realizzare iniziative di orientamento rivolte agli stessi studenti.
La seconda, invece, riguarda l’avvio dell’attività di “Late spring night’s driz”, l’impresa scolastica che organizzerà il ballo di fine anno. A espletare la funzione di “notaio”, la presidente di Confcooperative Alpe Adria, Paola Benini: «Le cooperative scolastiche sono un modello con cui gli studenti delle scuole possono ripercorrere i passaggi necessari alla costituzione di un’impresa – spiega -, sia avvicinandosi a quelli più formali, come la costituzione di un Atto costitutivo “simulato”, sia con la predisposizione di un business plan. In questo modo, facciamo conoscere la forma d’impresa cooperativa ai più giovani ed essi si avvicinano al mondo dell’impresa. Attività fondamentale per “seminare” in un territorio come quello udinese dove, anche nel 2021, siamo riusciti a costituire 10 nuove cooperative».
«L’attività svolta in collaborazione con Confcooperative è fondamentale per creare un collegamento virtuoso tra scuola e mondo del lavoro: con questo progetto, inoltre, gli studenti sono portati a ragionare sulla complessità della forma d’impresa e sulle competenze necessarie a gestire e avviare un’attività economica acquisendo una più matura consapevolezza del mondo economico e del lavoro», spiega infine la dirigente scolastica del “Percoto”, Gabriella Zanocco.

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In copertina e qui sopra due immagini dell’incontro della presidente Paola Benini con gli studenti.

Imprese femminili in Fvg, sono giovani e creano sempre più società di capitali

Sono giovani, creano sempre più società di capitali e hanno un peso importante nei sevizi alle famiglie, nei servizi di alloggio e ristorazione, nel primario e nel commercio. Le imprese femminili attive al 31 dicembre in Friuli Venezia Giulia sono 20.508, di cui 10.023 nel territorio di Udine (48,9%), 5.223 in quello di Pordenone (25,5%), 3.214 a Trieste (15,7%) e 2.048 a Gorizia (10%). Come ogni anno, marzo – ricorrendo anche la Festa internazionale della donna – è il mese che offre l’occasione per il Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine di analizzare il mondo dell’economia declinata al femminile e l’andamento registrato in regione. «La nostra Cciaa – spiega il presidente Giovanni Da Pozzo – è da sempre molto attiva nel sostegno all’impresa femminile, sia attraverso iniziative di sensibilizzazione sia con specifici corsi di formazione e aggiornamento. Anche con l’accorpamento, abbiamo voluto ricostituire il Comitato imprenditoria femminile, che oggi è ampio, su entrambi i territori di Pordenone e Udine, e con rappresentanti di imprese di tutti i settori economici: un punto di riferimento che ricordiamo a tutte le imprenditrici e che aiuta la Camera a mettere in atto iniziative ad hoc per aiutare le donne a mettersi in proprio e a credere nell’attività d’impresa». Il comitato, presieduto da Cécile Vandenheede, può essere contattato a Udine al numero 0432.273508 o a Pordenone allo 0434.381602, oppure inviando una mail a segreteria.comitato@pnud.camcom.it

Giovanni Da Pozzo

(Foto Petrussi)

Natura giuridica. L’analisi dei dati evidenzia che ci sono 3.169 società di capitale femminili, il 16,1% delle società di capitale attive della regione. Come detto, sono in crescita rispetto al 2020 quando le società di capitale femminili erano 3.026 (+4,7%) e rispetto al 2019 quando si attestavano a 2.964 (+6,9%).

Cariche. A livello di cariche e qualifiche detenute nelle società di capitali, le donne al 31 dicembre 2021 ne possedevano 31.935, di cui il 53,5% come socio o socio di capitale, il 37,3% come amministratore e il 9,2% in altre cariche. I titoli posseduti da donne sono in leggera crescita rispetto al 2019 (+74) ma in lieve calo rispetto al 2020 (-59).

Caratteristiche. Le 20.508 imprese femminili attive sono in maggior misura giovanili, ossia guidate da under 35 (sono giovanili il 9,6% delle femminili contro il 6,8% delle non femminili) e straniere ossia guidate da persone di cittadinanza straniera o apolide (sono straniere il 14,5% delle imprese femminili contro il 12,8% delle non femminili). Le imprese artigiane al contrario sono in maggior misura non femminili (il 32,6% delle non femminili è artigiana contro il 25,6% delle femminili).

Settori economici. Quasi un quarto delle imprese femminili attive (4.670, 22,8% del totale) opera nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, 3.854 (18,8%) operano nei Servizi alle famiglie (Istruzione, Sanità e Assistenza sociale…), 3.630 (17,7%) nei Servizi alle imprese (Trasporti, Informazione e comunicazione, Attività immobiliari, Attività professionali, scientifiche e tecniche…) e 3.597 (17,5%) nel settore Primario. Le restanti imprese femminili operano in Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (13,8%), nell’Industria (6,8%) e nelle Costruzioni (2,6%).

Occupazione. Fin qui la presenza femminile alla guida dell’impresa, mentre per quanto riguarda l’occupazione, l’analisi del Centro studi rimarca come nel 2020 il tasso di occupazione maschile in Fvg, pari a 75,2%, sia di 8 punti percentuali superiore a quello medio italiano per gli uomini, fenomeno che si riscontra anche per la componente femminile, dove è pari a 58,9% e supera di quasi 10 punti percentuali quello medio italiano per la componente femminile. In sintesi, per quanto riguarda il tasso di occupazione, il divario di genere a livello italiano è pari a 18,2 punti percentuali, in Friuli Venezia Giulia è di 16,3 punti.
https://www.pnud.camcom.it/statistica-e-prezzi/territorio/ricerche-analisi-settoriali-e-distretti-industriali

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Comunicazioni ingannevoli
alle aziende friulane

Ancora comunicazioni potenzialmente ingannevoli alle imprese friulane, come purtroppo accade periodicamente. Alcune ditte, infatti, hanno segnalato alla Camera di Commercio Pordenone-Udine di avere ricevuto bollettini di conto corrente con richieste di pagamento per non meglio precisati abbonamenti o iscrizioni in elenchi di imprese o pubblicazioni, che però nulla hanno a che fare con la Cciaa. Ancora una volta, pertanto, l’Ente camerale ci tiene a raccomandare le imprese, specie quelle di recente iscrizione, invitandole a porre la massima attenzione: leggere sempre accuratamente le informazioni contenute su questi bollettini e ricordare che la Camera di Commercio non richiede alcun tipo di pagamento con versamento su conto corrente. L’unico versamento dovuto è una volta l’anno ed è il diritto annuale, che va però versato solo con F24 o con Pago Pa. Altri eventuali servizi di cui fruisce direttamente un’impresa si pagano oggi con PagoPa. L’ente invita a prestare attenzione anche a eventuali telefonate con richieste di informazioni, anche riservate, sulla propria azienda. Le imprese che si trovassero in situazioni di questo genere possono sempre contattare la Camera di Commercio per verificare, chiamando l’Ufficio relazioni con il pubblico disponibile a fornire supporto e chiarimenti: 0432.273543-210 oppure via mail a urp@pnud.camcom.it. Le segnalazioni vengono poi inoltrate dalla Cciaa alle forze dell’ordine competenti per le opportune verifiche.

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In copertina, ecco la sede udinese della Camera di Commercio in piazza Venerio.

Special Olympics, grande festa a Udine per il via alla corsa diretta a Torino

Come da programma, è partita ieri da Udine la corsa per i XXXVII Giochi Nazionali Estivi Special Olympics: ora il viaggio proseguirà in tutta Italia fino a raggiungere Torino, sede dell’evento. «Siamo felici di poter ospitare in regione questo importante evento», ha detto il direttore di Special Olympics Fvg, Giuliano Clinori, in occasione dell’accensione della torcia diretta al capoluogo piemontese. «Il corteo della Torch Run parte oggi da Udine in direzione di Venezia, dove arriverà domani, per proseguire a Trento, Vigevano e via fino a percorrere tutta l’Italia e approdare a Torino per i Giochi di giugno. L’auspicio è che l’accensione di questa fiaccola, qui, nel capoluogo friulano, che poi attraverserà tutto il Belpaese, possa essere un simbolo di luce. Un segnale di gioia e positività per i ragazzi che parteciperanno, e con loro, per tutti. La mission di Special Olympics, infatti, va oltre lo sport. Il movimento promuove la cultura del rispetto e dell’inclusione a beneficio dell’intera comunità e in un momento tanto delicato e complesso, continuare a sostenere questi valori è assolutamente indispensabile».


Il corteo della Torch Run si è incontrato in piazza Libertà, a Udine, dove è avvenuta la cerimonia ufficiale. Ad accogliere gli atleti di Special Olympics, accompagnati dagli studenti dell’Istituto Volta c’erano il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, e l’assessore comunale allo sport, Antonio Falcone. «Udine è orgogliosa di poter dare il via al lungo viaggio che la fiaccola farà prima di giungere a Torino, dove si terrà questa edizione dei Giochi – ha sottolineato il primo cittadino del capoluogo friulano -. Un percorso lungo come quello che ha portato questa bella iniziativa a toccare la sua trentasettesima edizione, diventando un appuntamento annuale fortemente sentito e partecipato, che quest’anno assume il significato particolare di una sfida vinta, quella con la pandemia che per due anni ha condizionato le nostre vite». Nell’occasione, il sindaco Fontanini ha anche apposto la (prima) firma sulla pergamena che accompagnerà la Torch Run lungo tutto lo Stivale e che, a Torino, sarà consegnata al Comitato organizzatore dopo essere stata autografata dai primi cittadini che hanno ospitato ciascuna delle tappe in programma.

«Desidero ringraziare gli organizzatori di questa importante iniziativa e gli atleti – ha detto l’assessore Falcone -, lanciando a tutti un messaggio chiaro sull’importanza che l’attività fisica ha sulla psiche e, più in generale, sulla qualità della vita e ricordando anche quanto lo sport sia occasione di aggregazione e strumento di abbattimento delle barriere che ancora esistono nella nostra società. Auguro quindi a tutti di dare il meglio di sé in questa competizione e, soprattutto, di divertirsi, perché la vera vittoria, prima ancora che arrivare al podio, è stare bene con gli altri e con sé stessi».
Betty Pusiol, direttrice di Special Olympics Veneto, ha posto l’attenzione su quanto siano stati difficili i due anni di pandemia per questi atleti, sottolineando: «Per noi questa è una giornata importante, perché dopo due anni in cui le molte attività programmate si sono tenute quasi esclusivamente in modalità digitale, finalmente i nostri ragazzi potranno confrontarsi come erano soliti fare prima della pandemia. Sono stati anni complessi per loro, senza dubbio fra le categorie che più hanno sofferto l’isolamento. I Giochi di Torino, attesissimi, saranno anche una prova generale, in attesa dei mondiali del 2025. La fiaccola che comincia oggi il suo percorso da qui, e che farà tappa a Venezia, domani, rappresenta da un lato il grande impegno profuso da tutti coloro che fanno parte del Movimento, e dall’altra vuole essere simbolo di speranza, fratellanza e pace, di cui abbiamo molto bisogno. Un segnale importante che nasce da un bel momento di condivisione».

A Udine c’era anche il pluricampione Davide Benetello vicepresidente nazionale Fuljikam – Federazione italiana judo lotta karatè arti marziali (responsabile del settore Karate) e membro della Steering Committee per i diritti e doveri degli atleti del Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha ricordato come quella che si è tenuta a Udine è «una manifestazione che unisce non solo il bel mondo sportivo “Special Olympics” italiano, ma che ci rende tutti protagonisti di un ennesimo riconoscimento dell’immensa importanza che ha, lo sport “tutto”, nel senso assoluto del termine, nell’inclusione. Questi fantastici ragazzi e atleti insegnano a noi tutti i veri valori dello sport e saranno “portabandiera” di quello che io definisco come uno degli appuntamenti più importanti dell’anno sportivo».
Silvio Fauner, campione olimpico e assessore allo sport del Comune di Sappada, impossibilitato a esserci, in una nota ha fatto sapere: «Abbiamo ospitato i Giochi Invernali subito prima dello scoppio della pandemia, ed è stato bellissimo, questi ragazzi hanno davvero lasciato il segno nella comunità. Già dal 2021 avremmo voluto poterli accogliere nuovamente, ma purtroppo a causa dell’emergenza sanitaria siamo stati costretti a posticipare i Giochi per ben due volte. Spero potremo recuperare presto. Intanto, auguro a tutti di gareggiare al meglio e di divertirsi, nell’attesa di incontrarli nuovamente, ancora più numerosi del 2020, a fine anno, per i nuovi Giochi Invernali. I sappadini li attendono a braccia aperte».

Conclusi gli interventi istituzionali, la lanterna accesa poco prima ha cominciato il suo viaggio – grazie allo sponsor Toyota, che ha messo a disposizione un’autovettura – in direzione di Venezia accompagnata da Christian Clemente, un atleta Special Olympics del Veneto.
Alla cerimonia hanno presenziato anche l’assessore regionale alle finanze, Barbara Zilli; il colonnello dell’Arma dei carabinieri, Orazio Ianniello, in rappresentanza di Generale di Corpo d’Armata Teo Luzi; la presidente del Panathlon club Udine, Margherita Alciati; il presidente regionale dell’Ansmes – Associazione Nazionale Stelle e Palme al Merito Sportivo, Lido Martellucci; il fiduciario del Coni, Mario Gasparetto; il presidente del Cip – Comitato Italiano Paralimpico regionale, Giovanni De Piero. Proprio lui, augurando al team di portare a casa tante medaglie ha però voluto sottolineare quanto «lo sport è vita, socialità e amicizia e con questi obiettivi non è importante vincere ma fare esperienze e nuove amicizie». In rappresenta del Comune di Udine hanno presenziato alla cerimonia anche gli assessori Maurizio Franz ed Elisabetta Marioni.

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In copertina e all’interno due immagini della festosa cerimonia di ieri a Udine.

 

Don Bernardis (nato a Nimis nel 1929) lascia la parrocchia udinese a 92 anni

di Giuseppe Longo

A Nimis sicuramente pochi lo conoscono, se non le persone di una certa età, in quanto la sua lunga vita sacerdotale l’ha fatta per larghissima parte a Udine. È don Luigino Bernardis, classe 1929, che a 92 anni si è arreso alle leggi dell’anagrafe e ha deciso di lasciare la sua parrocchia, ritirandosi in “pensione” nella Casa della Fraternità sacerdotale in viale Ungheria. E proprio nella città capoluogo don Luigino era alla guida della moderna Chiesa della Madonna di Fatima, in via Colugna, da oltre 55 anni. Vi era infatti giunto, da Madrisio, nel 1966. Tre anno dopo, riusci a portare a conclusione i lavori per la costruzione della nuova Chiesa, la cui prima pietra era stata posata nel 1964. E da allora è rimasto sempre nel popoloso quartiere cresciuto in fretta alle spalle dell’ospedale. Domenica scorsa – come hanno riferito le cronache cittadine – una grande festa per lui, presente con i tantissimi parrocchiani che l’hanno amato e stimato l’arciprete della Cattedrale monsignor Luciano Nobile – che l’anno scorso era stato proprio a Nimis ad amministrare le Cresime -, il quale ha letto un caloroso messaggio di ringraziamento e di augurio dell’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato.
Come detto, don Luigino Bernardis è nato a Nimis 92 anni fa ed è ormai l’ultimo sacerdote vivente fra i numerosi che il paese pedemontano ha dato alla Chiesa, fra i quali anche il cardinale Ildebrando Antoniutti. Formatosi alla scuola di monsignor Beniamino Alessio, è stato ordinato prete nel 1954 vivendo quindi i primi impegni pastorali quale vicario parrocchiale a Buja, Vernassino di San Pietro a Natisone e appunto nella frazione di Fagagna. A Nimis, almeno per quanto riguarda le celebrazioni religiose, ultimamente saliva molto di rado, ma ha sempre cercato di non mancare alla messa solenne dell’8 settembre nel Santuario della Madonna delle Pianelle, sentendo sempre forte il richiamo della tradizione.
Ritiratosi don Bernardis, a Udine ora resta attivo soltanto un altro sacerdote originario di Nimis, don Carlo Gervasi, alla guida ormai da molti anni della vicina parrocchia di San Marco, in Chiavris.

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In copertina, don Luigino Bernardis, oggi novantaduenne; all’interno,  la sua Chiesa di Via Colugna, a Udine, dedicata alla Madonna di Fatima.

 

 

Nasce in Fvg Confcooperative Alpe Adria: Trieste, Udine e Gorizia ora sono insieme

«Esprimo l’apprezzamento della Giunta regionale per il grande sforzo compiuto da Confcooperative che è riuscita a unire le esperienze territoriali di Trieste, Udine e Gorizia creando una rete più forte e raggiungendo un risultato non scontato. Una rete di cui sentiamo il bisogno in questo momento di ricostruzione auspicando il superamento della pandemia. Il mondo della cooperazione, in particolare quello della cooperazione sociale assieme al sistema istituzionale, è in grado di trovare soluzioni ai bisogni di salute dei cittadini. Le istituzioni devono utilizzare con maggior forza queste esperienze che, nella ricostruzione immateriale, post pandemia, possono ricoprire un ruolo di rilievo». Lo ha detto al teatro Miela, a Trieste, il vicegovernatore della Regione Fvg, con delega alla salute e alle Politiche sociali, Riccardo Riccardi, all’evento celebrativo per la costituzione di Confcooperative Alpe Adria, unione territoriale che nasce dalla fusione delle unioni delle ex province di Gorizia, Trieste e Udine della Confederazione cooperative italiane. La nuova realtà potrà contare su quasi quasi 400 cooperative, 80 mila soci, compresi i 55 mila delle Bcc, e 500 milioni di euro di fatturato.

Patuanelli con Riccardi e Gardini.


«L’integrazione socio-sanitaria e la sanità territoriale – ha aggiunto Riccardi – hanno bisogno della cooperazione e, in particolare, della cooperazione sociale. Continueremo a lavorare assieme guardando con interesse al rafforzamento nato con Confcooperative Alpe Adria». L’assessore si è soffermato anche sulla capacità di risposta del sistema cooperativo attraverso la cooperazione sociale «che – ha detto – considero insostituibile. È un sistema che deve giocare un ruolo da protagonista in questa fase di ricostruzione dopo la pandemia, una ricostruzione immateriale molto diversa dall’esperienza del sisma del ’76 e più complessa. In questa cornice, si inserisce la necessità di dare risposte anche ad una tensione sociale frutto delle conseguenze del periodo pandemico attraverso la grande esperienza della cooperazione, tramite la coprogettazione fondata sul principio della sussidiarietà». Il vicegovernatore ha, infine, auspicato una maggiore integrazione con il mondo della cooperazione sociale che, ad esempio, nella domiciliarità è in grado di offrire soluzioni significative.
Fra gli interventi della giornata, oltre ai saluti del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, di Antonio Paoletti, presidente della Cciaa Venezia Giulia, e del presidente del Consiglio regionale del Fvg Piero Mauro Zanin quelli di Paola Benini, presidente di Confcooperative Alpe Adria, Maurizio Gardini, presidente confederazione cooperative italiane, e Daniele Castagnaviz, presidente Confcooperative Fvg. Hanno partecipato in presenza il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli e, da remoto, il sottosegretario allo Sviluppo economico Anna Ascani. I lavori, moderati dal direttore di Messaggero Veneto e Il Piccolo Omar Monestier, sono stati aperti dal convegno “La mission cooperativa tra pubblico e privato, economia e benessere, territorio e reti comunitarie” con Leonardo Becchetti, dell’Università di Roma Tor Vergata, e Michele Dorigatti, direttore della Fondazione Don Lorenzo Guetti.

Un aspetto della sala.

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In copertina, Maurizio Gardini presidente della Confederazione cooperative italiane.

Regione Fvg a Trenitalia: vanno riaperte le stazioni di Mossa, Capriva e Palazzolo

«La Regione chiederà a Trenitalia uno studio preliminare di fattibilità per valutare l’ipotesi di riapertura delle stazioni ferroviarie di Mossa, Capriva del Friuli e Palazzolo dello Stella». Lo ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Graziano Pizzimenti a margine di una riunione che si è tenuta a Udine, alla quale hanno partecipato i sindaci Emanuela Russian (Mossa), Daniele Sergon (Capriva) e Franco D’Altilia (Palazzolo) e i consiglieri regionali Diego Bernardis e Mauro Bordin. All’ordine del giorno dell’incontro l’esigenza espressa dal territorio di ripristinare al servizio viaggiatori le fermate lungo le direttrici Udine-Gorizia-Trieste e Portogruaro-Cervignano-Trieste.

L’incontro con Pizzimenti a Udine.

Come ha spiegato Pizzimenti, il percorso di valutazione con Trenitalia servirà a capire quali potrebbero essere le caratteristiche del servizio ferroviario da riattivare e i relativi costi. Il passaggio più difficile risulta essere quello di integrare nuovi passaggi dei treni con il quadro attuale del servizio, con tutte le conseguenti variazioni di orario. Perciò la prospettiva del ragionamento si sposta verso la fine del 2022, con l’entrata in vigore dell’orario invernale. «Le tre stazioni, disabilitate dal 2013 – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -, sono per lo più in buone condizioni grazie ad investimenti poco antecedenti alla chiusura. Alcune sono dotate di videosorveglianza, pensiline nuove e biglietterie automatiche. Quella di Palazzolo, invece, necessiterebbe di significativi lavori di riqualificazione». Nel corso della riunione è emerso che i Comuni che attualmente si occupano della manutenzione e della pulizia degli accessi sarebbero pronti a intervenire anche direttamente pur di consentire ai propri cittadini l’utilizzo più frequente del treno.
«L’obiettivo – ha evidenziato ancora Pizzimenti – è quello di riaprire con un servizio che non sia limitato, ma che vada realmente incontro alle esigenze del pubblico. Il nostro target non è solo quello dei pendolari o degli studenti: dobbiamo catalizzare l’interesse anche di altri cittadini o turisti che scelgono di spostarsi con il treno per altre motivazioni. Per questo dal 2022 è già attivo un approfondimento sui servizi di trasporto pubblico su gomma e sulla domanda potenziale, per capire le reali necessità dell’utenza e valorizzare le opportunità di integrazione treno-autobus. Il risultato auspicato è quello di definire un piano di mobilità adeguato alle esigenze del territorio in termini complessivi, mettendo a sistema tutte le varie possibilità». «Da questo punto di vista c’è anche da considerare – ha concluso l’assessore – che pandemia e smart working hanno cambiato le abitudini di utilizzo da parte dei pendolari, perciò bisogna puntare ad attrarre un pubblico più ampio possibile. Solo così potremo pensare concretamente a valorizzare località più piccole dando un senso compiuto ad una scelta che, se non ragionata, potrebbe risultare antieconomica».

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In copertina, uno scorcio della stazione ferroviaria di Palazzolo dello Stella.

Ristori Coopca, ultima settimana per le domande all’ente camerale

Ultima settimana per presentare le domande agli Sportelli Ristori Coopca appositamente attivati dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine di concerto con la Regione Fvg nelle sedi di Tolmezzo, Udine e Pordenone: il termine finale per è infatti fissato al 15 febbraio. La domanda, lo si ricorda, può arrivare o rivolgendosi fisicamente agli Sportelli oppure via raccomandata con ricevuta di ritorno o ancora via Pec.
Chi decide per la consegna a mano, avrà ingresso libero a Udine e Pordenone, a Udine lunedì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e a Pordenone il lunedì dalle 8.30 alle 12.30. La prossima settimana, visto che il termine finale scade martedì 15, lo Sportello sarà aperto anche martedì stesso. A Tolmezzo lo sportello resta invece aperto tutte le mattine, dal lunedì al venerdì.
Per tutte le informazioni, la sezione sul sito camerale www.pnud.camcom.it è facile da trovare: è indicata da un banner evidente direttamente in homepage. L’ente ricorda anche che la competenza per le Cooperative operaie di Trieste è della Camera della Venezia Giulia ed è lì che dovranno rivolgersi gli aventi diritto.
Una volta chiusi i termini per le domande, cioè dopo il 15 febbraio e fino al 15 maggio, si svolgeranno le istruttorie e da metà maggio verranno adottati gli atti necessari agli accreditamenti direttamente sui conti correnti dei beneficiari.

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In copertina, un’immagine della sede udinese della Camera di Commercio.

 

Imprese straniere, sono quasi 13 mila quelle che operano in Fvg (Udine leader)

In Friuli Venezia Giulia sono quasi 13 mila (esattamente 12.777) le imprese straniere: 5.430 nel territorio di Udine, 3.175 in quello di Pordenone, 2.854 nella provincia di Trieste e 1.318 in quella di Gorizia (dati al 30 settembre 2021). Le imprese straniere sono il 12,7% del totale e collocano la regione al quinto posto in una ideale “classifica” nazionale, dove l’incidenza media è del 10,5% e dove troviamo, con maggior percentuale di straniere sul totale delle imprese registrate, la Toscana (14,5%), la Liguria (14,4%), la Lombardia (13,1%) e l’Emilia Romagna (12,8%). Sono i dati rilevati dal Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, che ha analizzato le imprese definite «straniere», ossia quelle in cui la partecipazione di persone fisiche non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%, mediando dunque le composizioni di quote di partecipazione e di cariche amministrative detenute da persone straniere. «L’imprenditoria straniera è un fenomeno interessante da monitorare, perché ci insegna a “leggere” con più dettaglio la nostra comunità e l’economia locale – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo –: si presenta davvero molto vivace e in crescita, con alcune peculiarità per quanto riguarda la nostra regione e i singoli territori».

Cariche nell’impresa. Per «comunità straniera» si intende l’insieme delle persone nate all’estero che detengono almeno una qualifica (socio, socio amministratore…) o sono titolari di almeno una carica (presidente, consigliere delegato…) in un’impresa italiana o straniera. In Friuli Venezia Giulia ci sono 19.541 persone straniere registrate (pari al 12% del totale di quelle straniere registrate in Italia, la media italiana è del 10%), di queste il 29% sono di provenienza Ue e il 71% extra Ue. Ricoprono per il 48% la carica di titolare, per il 39% quella di amministratore e per il 9% quella di socio. Per quanto riguarda la classe d’età, il 46% delle persone straniere registrate ha da 50 a 69 anni e il 44% da 30 a 49 anni.

Le nazionalità imprenditoriali. Considerando le nazionalità prevalenti all’interno delle imprese, curiosamente e a differenza dell’Italia, dove la maggioranza di persone in aziende straniere è rumena, in Friuli Venezia Giulia risultano al primo posto le aziende svizzere, nazionalità prevalente su cui influisce senza dubbio la cosiddetta “immigrazione di ritorno”. La Svizzera registra nell’imprenditoria regionale 1.903 persone, pari al 9,5% del totale delle persone straniere registrate nelle imprese, seguita da Serbia e Montenegro (1.410, 7,0%), Romania (1.337, 6,6%), Cina (1.294, 6,4%) e Albania (1.278, 6,4%). In classifica seguono poi Francia, Germania, Marocco, Kosovo e Serbia, tutte al di sotto del 5% come incidenza percentuale.

I settori. Costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio, servizi, alloggio e ristorazione sono i settori prevalenti fra gli imprenditori stranieri in Fvg. Le persone di nazionalità svizzera con quote o cariche d’impresa sono prevalenti sia a Udine sia a Pordenone, con maggiore operatività nel comparto della ristorazione a Udine e nelle costruzioni a Pordenone. In entrambe le province, la seconda nazionalità imprenditoriale è quella albanese e il settore prevalente è quello delle costruzioni. A Gorizia e Trieste a prevalere sono invece imprese di Serbia e Montenegro, mentre la seconda nazionalità prevalente tra le imprese straniere risulta il Bangladesh per Gorizia e la Cina per Trieste.

Specificazioni settoriali. Entrando più nel dettaglio tra i sottosettori, le imprese straniere operano principalmente in lavori di completamento e finitura di edifici (1.681 imprese, 13,2% del totale delle imprese straniere), ristoranti e attività di ristorazione (846 imprese, 6,6%), costruzione di edifici residenziali e non (749, 5,9%), bar ed esercizi simili senza cucina (575, 4,5%), commercio al dettaglio ambulante di tessuti, articoli tessili per la casa e abbigliamento (456, 3,6%). Seguono i servizi di parrucchieri e altri trattamenti estetici, attività di tinteggiatura e posa in opera di vetri, rivestimento di pavimenti e muri, commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti non classificati e trasporto di merci su strada.

Effetto Covid. Le iscrizioni di imprese straniere hanno continuato a mantenere un saldo positivo anche nel 2019 e addirittura una crescita nel biennio Covid. Tra iscrizioni e cessazioni, la variazione nel 2019 totalizzava +162, mentre nel 2020 ben +243 e nel 2021 addirittura +512. Le imprese italiane hanno registrato invece andamento diverso. Pur se nel 2021 il saldo iscrizioni-cessazioni è tornato positivo (di +130), il 2020 segnava un -637 e il 2019 un -518.

Ue-Extra Ue. L’incidenza di imprese extra Ue sul totale delle straniere è superiore nei territori di Trieste (81%) e Gorizia (79%), è più bassa invece a Pordenone (75%) e a Udine (73%). Il Friuli Venezia Giulia è al decimo posto con un’incidenza di imprese Extra Ue sul totale di quelle straniere registrate pari al 76%, un dato leggermente inferiore a quello medio italiano. A livello provinciale, la provincia di Prato è prima per incidenza di imprese Extra UE sul totale di quelle straniere registrate (95%), dove si concentra una forte presenza cinese.

Forme giuridiche. La maggior parte delle imprese straniere in Fvg è fatta da imprese individuali (73,6%, contro un valore del 52,4% per quelle italiane), seguono le società di capitale (18%, 24,4% le italiane), le società di persone (7,9% contro 21,1%) e altre forme giuridiche (0,5% contro 2,1%).

Femminili, giovanili, artigiane. Tra i territori del Friuli Venezia Giulia l’incidenza delle imprese straniere artigiane, giovanili e femminili è piuttosto omogenea, ma con alcune peculiarità. Quanto alle straniere femminili, vanno da un minimo di 24% del totale delle straniere a Trieste a un massimo di 26,6% in quello di Udine (media Fvg 25,7%). Le imprese straniere giovanili sono più diffuse nel territorio di Trieste (17,4%) e meno diffuse in quello di Udine (11,7%) – media Fvg 13,7%. Trieste raccoglie anche la maggior incidenza di straniere artigiane (46,5%) mentre Gorizia la minore (33,2%), media Fvg 43%. Le imprese straniere risultano dunque di gran lunga più numerose tra quelle giovani e quelle artigiane, rispetto alle italiane: nelle imprese di nazionalità italiana le femminili sono più o meno analoghe, cioè il 22,6%, ma le giovanili sono solo il 6% e le artigiane solo il 25,9%.

Popolazione straniera residente (Italia e Fvg). La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2021 è 59.236.213 di abitanti. Gli stranieri residenti sono 5.013.215, pari all’8,46% della popolazione totale. La Romania con 1.137.728 residenti in Italia (pari al 22,7% del totale degli stranieri) è la principale nazione, seguono l’Albania con 410.087 (l’8,2%), il Marocco con 408.179 (l’8,1%), la Cina con 288.679 (5,8%) e l’Ucraina con 227.587 (4,5%). Scendendo si trovano poi Filippine, India, Bangladesh, Egitto e Pakistan.
La popolazione residente in Friuli Venezia Giulia a inizio 2021 era di 1.201.510 abitanti. Gli stranieri residenti sono 106.851, l’8,89% del totale. Come per l’Italia, le nazionalità più presenti in Fvg sono quella rumena con 24.966 abitanti (il 23,4% del totale degli stranieri) e albanese con 9.241 (l’8,6%). Seguono la Serbia con 5.621 residenti (5,3%), l’Ucraina con 5.347 (5,0%), il Bangladesh con 5.136 (4,8%) e nell’ordine Marocco, Cina, Croazia, Kosovo e Pakistan.

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In copertina, Giovanni Da Pozzo presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine.

 

Anziani, La Quiete di Udine manterrà invariate le rette nel nuovo anno

La Quiete di Udine mantiene invariate le rette per il 2022: le tariffe per gli ospiti, quindi, non subiranno alcun aumento nonostante il 2021 abbia fatto registrare da un lato l’aumento dei costi di gestione per garantire i massimi livelli di sicurezza anti-Covid e, dall’altro, una riduzione del numero di anziani presenti.
«In un anno difficile e faticoso per tutti – spiega il presidente Alberto Bertossi – abbiamo deliberato di confermare le medesime rette per il 2022. Si tratta di una decisione presa con unanimità, compattezza e condivisione di intenti da parte di tutto il consiglio di amministrazione: un piccolo gesto, ma significativo, per venire incontro ai residenti e alle loro famiglie, ed evitare così un ulteriore aggravio dei costi da sostenere, dopo l’aumento di 50 centesimi al giorno che era stato applicato per il 2021, proprio per sostenere i maggiori costi di gestione durante la pandemia».
Grazie ai rigidi protocolli di sicurezza ormai collaudati e alle vaccinazioni, infatti, la situazione Covid nelle strutture de La Quiete è sotto controllo: ad oggi, si registra un solo ospite positivo in Rsa su 580 posti letto disponibili e due positivi tra il personale infermieristico. Il personale, 370 operatori in servizio e 30 collaboratori tecnici, è tutto vaccinato, tranne due persone che sono già state sospese secondo le normative di legge. Le rette restano quindi le stesse del 2021, ovvero 66,6 euro al giorno per un totale di circa 1.998 euro al mese. La tariffa scende a 64,1 euro al giorno per la fascia Isee 1 e a 65,1 euro al giorno per la fascia Isee 2.

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In copertina, la sede della residenza per  anziani La Quiete di Udine.

Innovativo spazio di apprendimento alla scuola primaria “Luigi Garzoni” di Udine

Udine protagonista di “Fare Scuola”, il progetto di Enel Cuore e “Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi” che promuove nuovi criteri di progettazione e utilizzo degli spazi scolastici. Nel capoluogo friulano, all’interno della Scuola primaria “Luigi Garzoni”, è stato infatti realizzato uno spazio polifunzionale specificatamente progettato per stimolare e realizzare la creatività sociale dei bambini.
In linea con gli obiettivi del progetto, l’intervento ha messo in dialogo architettura e pedagogia trasformando uno spazio scolastico in ambiente di ricerca, relazione e apprendimento, per potenziare condivisione e creatività. Gli elementi caratterizzanti sono: una panca che segue tutto il bordo della stanza e che si trasforma per accogliere differenti funzioni e possibilità; un palcoscenico che permette le attività di musica e di teatro; una grande vasca dove far crescere le piante in aula; una grande pedana per rilassarsi leggendo un libro, stando comodamente seduti su un pouf o suonando il pianoforte; un grande spazio libero e flessibile per accogliere al meglio le attività progettate con i bambini e i ragazzi che avranno a disposizione anche alcuni strumenti digitali – un proiettore, un microscopio e una webcam – a supporto delle loro attività di scoperta e esplorazione.
La nuova aula polifunzionale è stata visitata dal sindaco di Udine, Pietro Fontanini. «L’apprendimento permanente – ha affermato – è l’orizzonte verso il quale tendere, nell’ambito di un percorso di crescita e maturazione che si avvale di nuove strumentazioni e di soluzioni innovative. A noi preme incentivare la creatività degli studenti: esplorare nuovi modelli didattici può divenire il modo di incoraggiare i giovani a essere curiosi, nell’accezione migliore del termine. Importante per i ragazzi trascendere gli schemi tradizionali e trovare il modo di abbinare didattica e fantasia. Mettere nuovi spazi a disposizione dei ragazzi significa, metaforicamente, incentivarli a essere creativi nel loro percorso didattico e formativo».
«Enel Cuore – gli ha fatto eco il consigliere delegato Filippo Rodriguez – da sempre impegnata nel contrasto all’abbandono scolastico e alle disuguaglianze educative; abbiamo creduto sin dall’inizio nel progetto Fare Scuola sostenendolo dal 2015 e oggi possiamo affermare con orgoglio di aver contribuito a creare un modello di riferimento per l’educazione delle generazioni future che fa della scuola non solo un luogo di apprendimento, ma anche uno spazio in cui favorire l’interazione sociale e incoraggiare iniziative di inclusione».
Carla Rinaldi, presidente di Fondazione Reggio Children, ha invece detto: «Grazie a “Fare Scuola” realizzato insieme a Enel Cuore Onlus e a questo bellissimo nuovo progetto partecipato di Udine, continuiamo ad affermare che la scuola non è data una volta per tutte, ma si costruisce giorno per giorno, insieme alla comunità educante. E questo è particolarmente importante in contesti difficili, nelle periferie e durante l’emergenza sanitaria che stiamo attraversando. Anche da un solo ambiente di grande qualità come questo, che si pone come terzo educatore, si può immaginare un’idea di una nuova scuola. Una scuola come grande laboratorio, una scuola che, anche in epoca pandemica, favorisce la qualità delle relazioni e dell’apprendimento, sia in presenza sia a distanza».

“Fare Scuola” promuove un’idea innovativa di utilizzo degli spazi scolastici che conferisce a ogni ambiente una valenza educativa. Il progetto è partito nel 2015 unendo la conoscenza dei contesti sociali di Enel Cuore e l’esperienza pedagogica della Fondazione Reggio Children, ed entro la fine del 2021 toccherà quota 92 interventi in scuole dell’infanzia e primarie. Dal 2015 ad oggi sono stati realizzati 85 interventi in tutto il Paese, che hanno coinvolto più di 12 mila bambini, oltre 1000 insegnanti e 40 progettisti; durante la pandemia inoltre è stata creata una piattaforma digitale grazie alla quale i docenti delle scuole coinvolte possono confrontarsi sui vari temi relativi alla didattica. Le opere hanno permesso di recuperare aree di passaggio o aule poco utilizzate trasformandole in ambienti di ricerca, di relazione e di apprendimento di qualità. Si tratta di nuovi spazi che ospitano diverse discipline: Food Lab, Atelier Materico Digitale e Spazi Biblioteca. Fare scuola è coerente con il quarto dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per l’accesso a un’istruzione equa di qualità.

“Enel Cuore” sostiene progetti e iniziative di forte impatto per le comunità. Interventi realizzati in collaborazione con le organizzazioni del Terzo Settore, articolati in quattro aree: il contrasto della povertà sociale degli anziani, l’accoglienza di famiglie e mamme in difficoltà, la qualità dell’educazione di bambini e adolescenti, l’inclusione sociale e scolastica di quelli con bisogni educativi speciali e le azioni rivolte alle generazioni future, per favorire l’inserimento lavorativo e sociale dei giovani e l’autonomia delle persone con disabilità. Progetti rivolti a persone di tutte le età, dal più piccolo al più grande, e in linea con alcuni dei 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Onu, per un modello di sviluppo che crea valore, inclusivo ed equo. Come la nostra energia.

“Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi” nasce nel 2011 a Reggio Emilia con l’obiettivo di migliorare la vita delle comunità in Italia e nel mondo promuovendo i diritti dell’infanzia, a partire dal diritto all’educazione di qualità. Fondazione promuove la stretta relazione tra ricerca e solidarietà, con progetti e azioni in partnership con istituzioni, enti e imprese, a livello internazionale, che vogliono partecipare e contribuire a quest’idea di una cultura condivisa dello sviluppo e dell’innovazione, a partire dalle enormi potenzialità dell’infanzia. Tratto comune dei numerosi progetti e delle diverse attività di Fondazione è l’approccio di indagine e scoperta, multidisciplinare, che abbraccia numerosi ambiti di ricerca e azione: contesti e tecnologie nei processi di apprendimento; gioco e apprendimento; educazione e politica; partecipazione e bene comune; sostenibilità; gusto e benessere.

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In copertina e all’interno la visita del sindaco Fontanini; e tre immagini dello spazio innovativo alla Scuola “Luigi Garzoni”.