Santi, Defunti e Dedicazione della Basilica nella prossima agenda liturgica di Grado dopo la bellissima festa delle Cresime con l’arcivescovo Redaelli

(g.l.) La solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei Defunti sono le feste che pure la comunità cristiana di Grado si prepara a celebrare nei primi giorni di novembre. Ricorrenze che poi, appena una settimana più tardi, vedranno anche il ritorno della festa della Dedicazione della Basilica patriarcale, il massimo Tempio dell’Isola. «Il 3 novembre del 579 – ricorda, infatti, l’arciprete Paolo Nutarelli – veniva consacrata la Basilica di Sant’Eufemia in Grado, cuore spirituale e identitario della nostra Comunità. Da secoli essa custodisce la Fede, la storia e la bellezza della nostra isola, ed è segno vivo di una Chiesa che continua a raccontare la presenza di Dio tra le case degli uomini. Come ormai da tradizione, la festa della Dedicazione viene celebrata nella domenica successiva al 3 novembre, che quest’anno cade il 9 novembre. La Basilica è molto più di un edificio: è il segno visibile della comunità, la casa di tutti, il luogo in cui la fede diventa incontro e appartenenza».


Il parroco, pertanto, informa: «Pure quest’anno abbiamo invitato le associazioni della nostra cittadina» alla celebrazione del 9 novembre, quando alle 10 ci sarà la Messa solenne proprio in Basilica. Sono invitate, in particolare, «le Associazioni che operano nel campo della cultura e del volontariato sociale della nostra Grado! Coinvolgere le Associazioni in questa festa significa riconoscere il valore del tessuto vivo della nostra città, di quelle donne e quegli uomini che, con il loro impegno quotidiano, tengono viva la passione per il bene comune e trasmettono alle nuove generazioni un’eredità fatta di valori, solidarietà e bellezza. La celebrazione della Dedicazione diventa così anche un’occasione per rinnovare il senso di appartenenza: alla Chiesa, alla città, alla storia che ci ha preceduti e che siamo chiamati a continuare. Insieme, come pietre vive di un’unica casa».
Importanti appuntamenti, dunque, legati al calendario liturgico universale e più propriamente a quello della comunità gradese, ricco di consuetudini plurisecolari, come la recente festività della Madonna del Rosario, con la tradizionale “Benedizione del Mare”, celebrazione che è stata seguita pochi giorni dopo dalla bellissima festa delle Cresime. Ad amministrare il sacramento della Confermazione è stato l’arcivescovo Carlo Redaelli, ritornato nell’Isola dopo l’antico “Perdon de Barbana”, nel cui Santuario il primo maggio aveva aperto la “porta santa” in quanto la Chiesa mariana è stata proclamata “giubilare”, come poche altre nell’Arcidiocesi isontina. Il rito è stato celebrato in Basilica, ma a renderlo ancora più suggestivo e partecipato è arrivato da Città Giardino il Coro Don Luigi Pontel – dedicato al sacerdote, ricordato a Grado con affetto, del quale in questi giorni ricorrevano i quindici anni della scomparsa – che ogni domenica accompagna la Messa in San Crisogono, la Chiesa di tutti i bambini e ragazzi che frequentano la catechesi, vista anche la presenza del dirimpettaio Ricreatorio Spes. Mentre all’altare con il presule c’erano lo stesso parroco Nutarelli e monsignor Mauro Belletti. Nell’occasione, sono stati battezzati una bambina e un suo coetaneo che poi si sono accostati anche alla Prima Comunione. Durante l’omelia, l’arcivescovo ha voluto rivolgere ai ragazzi parole di grande incoraggiamento e fiducia: «Voi valete tantissimo. Il Signore vi vuole bene e vi apprezza più di quanto voi stessi vi apprezziate. Siete consapevoli della vostra scelta di fede, e questo è molto bello. Avete tanti doni: la capacità nello sport – molti di voi sono anche campioni a livello agonistico – e la capacità nello studio… ma soprattutto avete nel cuore la voglia di fare del bene». Monsignor Redaelli ha poi invitato i ragazzi a credere nei propri sogni, a ricercare la felicità vera e a vivere nella gratitudine.
«È stato un momento di intensa emozione e di gioiosa appartenenza, vissuto insieme ai genitori, ai padrini e madrine, ai catechisti e a tutta la comunità parrocchiale. Lo Spirito Santo accompagni questi giovani nel loro cammino, perché custodiscano la fede ricevuta e diventino testimoni di amore, di speranza e di gratitudine», ha commentato dopo il rito monsignor Nutarelli. Il quale ha avuto parole di sincera e affettuosa gratitudine anche per il gruppetto di persone che si dedicano con tanta disponibilità e generosità alla catechesi dei ragazzi, come quelli che, appunto, hanno appena ricevuto il sacramento della Cresima che li ha fatti diventare “soldati di Cristo”.

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In copertina, l’arcivescovo Redaelli con  i sacerdoti Nutarelli e Belletti; all’interno, momenti del rito, il Coro di San Crisogono e il gruppo catechistico con il parroco.

(Fotocronaca di Laura Marocco
 Foto Ottica Marocco Grado)

A Grado l’arrivo della Fiaccola Alpina della Fraternità per l’omaggio ai Caduti

(g.l.) L’omaggio ai Caduti di tutte guerre coincide con la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate che ricorreva il 4 novembre. Ma a Grado un grato ricordo dedicato a quanti hanno perso la vita a causa dei conflitti che hanno insanguinato anche le nostre terre è avvenuto già in occasione della solennità di Tutti i Santi, quando in cimitero monsignor Paolo Nutarelli – presente anche don Gianni Medeot, cappellano militare dei Lagunari Serenissima – dopo la celebrazione della Parola ha benedetto le tombe dei concittadini che non ci sono più e in particolare di quelli che sono morti nell’ultimo anno, i cui nomi – molti, purtroppo – sono stati ricordati su “Insieme”, il foglio informativo settimanale della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia. Nell’isola è arrivata, infatti, la Fiaccola Alpina della Fraternità, un evento molto atteso e sentito proprio perché dedicato a quanti, sono tantissimi, hanno sacrificato la vita per l’affermazione nella nostra Italia della libertà e della democrazia.

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In copertina e all’interno alcune immagini dell’arrivo della Fiaccola Alpina della Fraternità a Grado.

(Fotocronaca di Laura Marocco
 Foto Ottica Marocco Grado)

Tutti i Santi, prima solennità a Tarcento per monsignor Luca Calligaro nuovo arciprete. “Ora mi sintonizzerò con voi per fare un proficuo cammino insieme”

di Giuseppe Longo

TARCENTO – «Questa è la prima solennità che celebro con voi, nuovi parrocchiani di Tarcento: ed è quella che dà inizio a quell’importante cammino che faremo insieme. Sono molto contento per questa mia nuova esperienza e vi sono grato per il calore con cui mi avete accolto. Sarà una mia grande gioia potervi conoscere tutti personalmente al fine di sintonizzarmi con voi e per stabilire con ognuno una relazione che risulterà sicuramente proficua e di soddisfazione reciproca». Con queste parole, pronunciate nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, monsignor Luca Calligaro ha concluso la Messa solenne di Tutti i Santi, la prima, appunto, dopo la festa di insediamento di domenica scorsa, quando il nuovo pievano, che raccoglie l’eredità spirituale di monsignor Duilio Corgnali, scomparso in gennaio a causa di una malattia rivelatasi senza speranze, è stato presentato alla comunità cristiana dall’arcivescovo Riccardo Lamba.

Per la importante cerimonia di “immissione in possesso” monsignor Calligaro – che proveniva da Martignacco – è entrato in Duomo rivestito dagli abiti prelatizi spettanti al sacerdote che riceve la responsabilità della storica Pieve tarcentina, fino a pochi anni fa anche sede foraniale, ruolo oggi assorbito nella “Forania della pedemontana” molto più vasta avendo inglobato, in seguito alla riforma Mazzocato, anche le Foranie di Gemona, Nimis e Tricesimo, alla cui guida c’è il vicario foraneo Dino Bressan, arciprete di quest’ultima località: Tarcento vi partecipa attraverso la sua Collaborazione pastorale, guidata appunto dal parroco coordinatore e composta dalle Chiese di Lusevera, Pradielis, Villanova delle Grotte, Magnano in Riviera, Billerio, Bueriis, Ciseriis, Coia-Sammardenchia, Collalto, Collerumiz, Loneriacco, Sedilis e Segnacco, oltre che dalla stessa Tarcento. Durante il solenne e partecipato rito – presenti in una Chiesa gremita anche decine di sacerdoti oltre a diversi sindaci della zona, con il collega primo cittadino Mauro Steccati, e ai rappresentanti delle associazioni locali – il nuovo pievano ha risposto alle domande del rituale di insediamento postegli dal presule, assicurando tutta la propria disponibilità, accanto alla collaborazione con l’autorità diocesana, per guidare al meglio la comunità cristiana che gli è stata appena affidata.
Un cammino che il giovane arciprete – ha appena compiuto 42 anni! – si accinge a compiere sulla strada tracciata dal ricordato Duilio Corgnali e da altri illuminati predecessori come Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero, avendo avuto come guida l’esempio e i valori assorbiti fin da bambino nella sua Buja, quando il suo avvicinamento alla vocazione religiosa è avvenuto alla “scuola” di Aldo Bressani e di Emidio Goi. Valori ed esempio che ora monsignor Luca Calligaro dispenserà ai suoi nuovi parrocchiani, quelli che appunto fanno parte della ricordata “Collaborazione pastorale di Tarcento”.

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In copertina, monsignor Luca Calligaro durante la sua prima benedizione solenne nella festività di Tutti i Santi; all’interno, la cerimonia di insediamento presieduta in Duomo dall’arcivescovo Riccardo Lamba.

Grado oggi festeggia la storica Basilica dedicata alla giovane martire Eufemia: nell’Isola ritorna monsignor Nicola Ban

(g.l.) Concluse le numerose e sentite celebrazioni di Tutti i Santi e della Giornata dei Defunti, oggi a Grado si festeggia la Basilica patriarcale di Sant’Eufemia e in particolare la sua dedicazione alla giovanissima martire – aveva soltanto 14 anni! – di Calcedonia, località dell’Asia Minore nei pressi dell’odierna Istanbul. La sua morte avvenne nel 303 dopo Cristo, ma l’intitolazione dell’antica Cattedrale isolana fu decisa oltre due secoli più tardi, esattamente nel 579.

Monsignor Nicola Ban


«La Festa della Dedicazione – ha sottolineato monsignor Paolo Nutarelli – ci invita a celebrare la bellezza della Comunità e che, quindi, ciascuno di noi è chiamato ad essere mattone per edificare la Comunità, anzitutto, con il sentimento dell’appartenenza e poi mettendo i propri carismi a servizio della comunione e dell’edificazione comunitaria. A presiedere la solenne Eucarestia, alle ore 10 in Basilica, accompagnata dalla Corale orchestrale Santa Cecilia, sarà monsignor Nicola Ban che in questo 2024 ha ricordato il XXV anniversario della sua ordinazione presbiterale: è bello pensare che il suo fruttuoso cammino pastorale è iniziato nella nostra Comunità». L’arciprete gradese ha quindi aggiunto: «Vogliamo con lui ringraziare il Signore per il dono del sacerdozio e per la bellezza della vocazione. Alla celebrazione, augurandoci che diventi una bella consuetudine, sono state invitate le Associazioni della nostra Grado per ricordare l’importanza del volontariato in Comunità».
Ma chi è don Nicola Ban? Nato esattamente cinquant’anni fa a Cervignano del Friuli, la sua formazione spirituale  è maturata in parrocchia e nello scoutismo, come ricorda l’Azione Cattolica di Gorizia. Cresciuto nella cittadina in riva all’Ausa, ha maturato l’esperienza di fede proprio negli scout. Quella che lo ha portato a scoprire anche la chiamata al sacerdozio. Nominato assistente diocesano per l’Acr nel 2000, il suo campo di apostolato anche oggi è rappresentato dai giovani attraverso la pastorale loro dedicata e quindi dalla formazione dei futuri sacerdoti.

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In copertina, la Basilica patriarcale di Sant’Eufemia e qui sopra il suo interno: un preziosissimo gioiello storico e architettonico di Grado.

Grado, dopo la Madonnina del Mare la festa della Basilica patriarcale per la sua dedicazione a Sant’Eufemia

(g.l.) Primo novembre, solennità di Tutti i Santi, con i primi riti della tradizione dedicati al ricordo di chi non c’è più e che pure a Grado sono molto sentiti e partecipati. E con l’arrivo di novembre – passate queste festività, Natale sarà ormai a due passi! – è andato in archivio ottobre che dal punto di vista religioso si era aperto con la ricorrenza della Vergine del Santo Rosario, durante la quale la venerata statua della Madonna degli Angeli era stata portata in processione anche sul Lungomare per la “benedizione delle acque”.

La statua con i pannelli fotovoltaici.


Ma il rito che ha calamitato maggiormente l’attenzione è stato quello, una decina di giorni fa, dell’omaggio alla Madonnina del Mare. Una cerimonia che ha voluto ricordare quel 22 ottobre 1983 quando i “graisani” – spinti dallo slancio e dalla tenacia dell’indimenticabile monsignor Silvano Fain, di cui ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa – realizzarono una statua in pietra della Madre di Gesù collocandola su una briccola nella laguna della Pampagnola, alle spalle dell’Isola d’Oro. Raggiunta con la “Regina del Mare”, la barca che guida il pellegrinaggio votivo della prima domenica di luglio a Barbana, a mezzogiorno monsignor Paolo Nutarelli ha recitato l’Angelus dinanzi a quell’immagine «tanto cara a tutti – sono le parole dell’arciprete – per ringraziare e rinnovare la devozione dei fedeli» alla Madonna che «protegge tutti i naviganti e ricorda tutti i dispersi in mare». Un Angelus, insomma, che proprio per il fatto di essere stato recitato a quarant’anni della realizzazione dell’opera, è entrato nella storia della comunità isolana, la quale ha già segnato sul calendario 2024 la data del 22 ottobre per ricordarsi dell’omaggio a quella Madonnina del Mare, posta in mezzo alla sua laguna – illuminata grazie a due pannelli fotovoltaici – e che ogni domenica, al termine della Messa “Granda”, viene onorata dal canto a piena voce di tutta la Basilica.
E a proposito della storica Chiesa di Grado, Cattedrale al tempo dei Patriarchi, dopodomani, 3 novembre, ricorre la sua Dedicazione a Sant’Eufemia. Per cui, rispettando una bella tradizione, domenica prossima – come informa “Insieme” il foglio settimanale della Parrocchia arcipretale – la ricorrenza sarà celebrata con la Messa solenne delle 10 animata dalla Corale orchestrale “Santa Cecilia”, «alla quale – ricorda don Nutarelli – sono state invitate le Associazioni che operano nel campo della cultura e del volontariato sociale della nostra Grado».

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli mentre raggiunge in barca la Pampagnola dove c’è la briccola con la Madonnina del Mare.

Addio a Maria Piccoli Friuli grato per il suo impegno

di Giuseppe Longo

Il Friuli politico, ma anche quello della gente comune, degli agricoltori, del mondo femminile che aspirava all’emancipazione serberà un grato ricordo di Maria Santa Piccoli, la ex parlamentare e consigliere regionale che si è spenta pochi giorni fa, a 85 anni fa, a causa delle aggravate condizioni di salute. E desidero renderle omaggio proprio oggi, festa di Tutti i Santi, non solo per il nome che portava, ma anche perché il suo animo, schietto e sincero, sempre sorridente, era profondamente religioso, nutrito da una fede cristallina assorbita nella piccola Plasencis e nella chiesa del paese che sabato scorso si è riempita per dire “mandi” alla sua “Mariute”. Tanti erano lì a salutarla e ringraziarla per l’impegno politico e sindacale profuso nell’ambito della Coldiretti di Udine che di fatto era diventata  la sua seconda casa.
Originaria di una solida famiglia contadina, la organizzazione rurale delle tre spighe allora guidata da Arnaldo Armani divenne la sua “palestra” professionale, in cui mise tutta la sua passione, generosità e grande voglia di lavorare in difesa prima di tutto delle donne delle campagne friulane che aspiravano a una giusta affermazione non solo come coltivatrici, ma anche come casalinghe, spose e madri. Alla conquista di quelle che oggi chiamiamo “pari opportunità”. Un obiettivo che lei ricercò e assecondò dapprima come segretaria del Movimento femminile della Coltivatori Diretti e poi soprattutto nella sua veste politica all’interno dell’allora Democrazia Cristiana.

Ecco il simbolo della Coldiretti in un punto vendita di Campagna Amica. 

Maria Santa Piccoli scalò infatti gradualmente – come si usava una volta! – tutti i gradini politico-istituzionali, dal consiglio del suo Comune, Mereto di Tomba, a quello provinciale di Udine, approdando poi a Montecitorio per una legislatura, interrottasi però anzitempo per una delle innumerevoli crisi che in quegli anni facevano spesso finire i mandati parlamentari in anticipo. Più lunga e feconda, invece, la permanenza in consiglio regionale. Nell’assemblea di piazza Oberdan rimase infatti per tre legislature, negli anni cruciali della ricostruzione post-sismica, per la quale aveva dato il suo prezioso apporto già durante l’esperienza alla Camera dei Deputati, essendo arrivata a Roma appena pochi anni dopo il terremoto che aveva sconvolto il Friuli che tanto amava. E che oggi la ricambia con la sua gratitudine e con l’addio che quest’anno, in pochi mesi, ha dovuto dare ad altri tre politici della nostra terra: Mario Toros, Ettore Romoli e Giuseppe Tonutti.
“Mandi e grazie ancje a te, Mariute!”.

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In copertina, Maria Santa Piccoli quando era parlamentare.

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