Mortegliano oggi rende omaggio al grande Gino Bartali che fu proclamato “Giusto fra le Nazioni”

È uno dei ciclisti professionisti piu amati in Italia: Gino Bartali ha vinto il Tour de France nel 1938 e nel 1948 e le sue leggendarie scalate sulle Alpi e i Pirenei gli sono valse il soprannome di Gigante delle Montagne. Fino alla sua scomparsa, però – il 5 maggio 2000 – in pochi erano a conoscenza del fatto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, Gino Bartali aveva rischiato la propria vita e quella della sua famiglia per salvare quella di centinaia di Ebrei. Utilizzando gli allenamenti alle gare come copertura, Bartali percorse infatti migliaia di chilometri tra Firenze, Luca, Assisi, Genova e Roma trasportando, nascosti nel telaio della sua bici, carte d’identità contraffatte e altri documenti che dovevano rimanere segreti. I suoi sforzi contribuirono a salvare centinaia di Ebrei in fuga da altre nazioni Europee. Per il suo contributo, nel 2013 l’organizzazione Yad Vashem ha assegnato a Gino Bartali il titolo di “Giusto fra le Nazioni”. E arriva adesso un ulteriore riconoscimento, quello conferito nell’ambito del progetto della Foresta dei Giusti in Friuli Venezia Giulia, ideato e promosso da Damatrà onlus con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, insieme a 9 municipalità coordinate dal Comune di Spilimbergo: stamane, alle 10, a Mortegliano in Largo Foro Boario presso la Mansarda della Villa dei Conti di Varmo, un ippocastano sarà intitolato ufficialmente a Gino Bartali, alla presenza di una trentina di studentesse e studenti della Scuola Primaria, grazie alla sinergia attivata con l’Amministrazione comunale. L’intitolazione, proposta nell’ambito dell’articolato cartellone “La memoria del legno 2025”, è aperta alla partecipazione del pubblico. Gli studenti racconteranno la storia di Gino Bartali e tutti, grazie all’uso di smartphone e cuffie audio, potranno ascoltare le informazioni su chi si prende cura delle foreste in Friuli Venezia Giulia, racconti che diventeranno un podcast a cura dei giovani artisti di Invasioni creative, online dal mese di giugno sul sito https://lamemoriadellegno.damatra.com


Gino Bartali, classe 1914, ha traversato da un capo all’altro il Ventesimo secolo, diventando un protagonista del proprio Paese. Un italiano al tempo stesso normale e straordinario. Un uomo semplice e coraggioso, che ha concluso i propri studi con le elementari, ma che è sempre stato pronto a imparare. Un uomo legato ai propri valori, a un reale senso di saggezza e a una volontà di ferro. Poco dopo aver cominciato la sua collaborazione con la Resistenza, a Bartali fu chiesto di nascondere una famiglia di Ebrei che egli conosceva molto bene. Gino disse ancora una volta di sì e Giorgio Goldenberg, con sua moglie e suo figlio, vissero nascostri nella sua cantina fino a quando Firenze non venne liberata. Nel frattempo, però, a causa delle condizioni difficili create dalla guerra, le corse ciclistiche professionistiche erano state cancellate. Di conseguenza, la copertura di Bartali divenne meno credibile e, nel luglio del 1944, Bartali fu condotto come sospetto a Villa Triste, a Firenze, il luogo dove i Fascisti imprigionavano e torturavano i loro oppositori. Fortunatamente, uno degli ufficiali incaricati di interrogarlo era stato suo comandante nell’esercito e convinse gli altri che Bartali era completamente estraneo a tutte le accuse. L’11 agosto 1944 Firenze venne liberata. Il conflitto e l’impegno nella Resistenza avevano indebolito Bartali che dovette lottare per ritornare ad essere il campione di prima della guerra. Nonostante le difficoltà, Gino vinse il Giro d’Italia nel 1946 e, con una prestazione straordinarie sulle montagne francesi, anche il Tour del 1948, dieci anni dopo la sua prima vittoria. Per molti anni Bartali non parlò con nessuno del ruolo avuto nel salvataggio di centinaia di persone, condivise solo pochi dettagli con il figlio Andrea. Fu solo dopo la sua morte che il suo contributo venne alla luce. L’uomo di ferro aveva un cuore d’oro. E lo ha dimostrato coi fatti, non esitando a correre rischi pur di salvare vite umane.

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In copertina, il grande Gino Bartali ormai anziano e all’interno durante una delle sue esaltanti gare.

Trasaghis, l’omaggio di Dino Persello a Ottavio Bottecchia asso del ciclismo che quasi un secolo fa incontrò la morte su una polverosa strada di Peonis

(g.l.) Dino Persello ha la passione del ciclismo nel sangue. L’ha assorbita dal padre e poi l’ha alimentata per tutta la vita. Un amore così grande che lo riversa ogni anno, anche nel suo fare teatro, quando in Friuli arriva, sempre attesissimo, il Giro d’Italia. E ora lo fa per onorare un grande del ciclismo tricolore, ma non il ciclismo d’oggi bensì quello degli albori, scritto con caratteri aurei nella storia dello sport con la bicicletta. Lo fa per rendere omaggio a Ottavio Bottecchia, in una località rimasta emblematica nella vita – ma in questo caso della morte – del campione.

Ottavio Bottecchia ciclista nella leggenda.

Sarà così una “prima assoluta” quella voluta dal sindaco di Trasaghis, Stefania Pisu, per la serata di domani, 26 ottobre, nella sala consiliare del Comune della Val del Lago, dove alle 20.30 sarà protagonista proprio l’artista sandanielese, originario di Dignano in riva a quel Tagliamento che lambisce anche questo territorio. Infatti, quasi un secolo fa (1927), a Peonis a poca distanza dal capoluogo, si consumava l’ultimo atto della vita di Bottecchia, da qualche anno il più forte ciclista del mondo!
«Ottavio di nome, ottavo di otto fratelli, chi dice muratore, chi dice carrettiere veneto-friulano, che esattamente un secolo fa (1924-1925) – racconta Persello -, si prese due Tour de France, comportandosi proprio come fa un contadino astuto, con la ragazza che vuole sposare, facendole una corte aspra e rude, dimenticando ogni cosa pur di conquistarla! Nel ’24, addirittura, corse in maglia gialla tutte le tappe, primo a domare le mulattiere di quel Tour. “Perseverai, resistetti, soprattutto… volli” disse dopo quelle vittorie. “Bottecchia Ottavio: A vae mi – O voi jo – Vado io” era il curioso avvertimento con cui il campione informava il gruppo, che sarebbe andato in fuga, e che rappresenta il titolo della mia rappresentazione».
Sarà, dunque, l’attore-autore e regista friulano, con la grande passione per il ciclismo, a presentare questo racconto emozionale teatral-musicale, accompagnato al pianoforte dal maestro Teo Luca Rossi e dal tenore, sempre applauditissimo nelle operette che interpreta, Andrea Binetti. «Raccontare di Ottavio Bottecchia – spiega Dino Persello – non sarà per niente semplice, tanti e profondi sono stati i momenti della sua pur breve esistenza. Ce l’ho messa tutta, la ricerca mi ha regalato enormi emozioni che non potranno fare altro che tradursi in un evento che contaminerà spiritualmente chi presenzierà a questo curioso e suggestivo racconto».
Ancora Persello: «Ho volutamente evitato, costruendo questo lavoro, di entrare nelle vicissitudini e nei dettagli dell’incidente di Peonis del 3 giugno 1927, secondo me eccessivamente romanzato da alcuni addetti ai lavori. Ho la mia idea, me la tengo, perché mi dà serenità. Allo stesso tempo e, senza presunzione, sono certo che a fine serata avremo tutti amato, di Ottavio Bottecchia, la sua maglia gialla, la sua maschera di fango secco, che si screpolava ad ogni sorriso, le sue ciglia bianche, le sue labbra grigie, le sue mani nere, i suoi polpacci scorticati, i suoi muscoli che erano come un cordame corroso dal sale di un galeone, di un museo del mare… la sua umanità e generosità fuori dal comune».

Teo Luca Rossi e Andrea Binetti

Dino Persello

«Un forte sostegno – conclude Dino Persello – mi verrà dato dall’elegante accompagnamento musicale dal maestro di pianoforte Teo Luca Rossi e dal tenore Andrea Binetti che, con le loro appropriate e suggestive interpretazioni, consentiranno al mio respiro delle preziose pause rigeneratrici». Che cosa aspettarsi, dunque? Senza dubbio un evento originale, profondo, intimo. La riscoperta di un grande personaggio che ha scritto la storia del ciclismo italiano. Proprio a Trasaghis, nella terra che ha pianto la sua prematura scomparsa.

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In copertina, Ottavio Bottecchia su una polverosa e dissestata strada di montagna. Alla sua epoca l’asfalto non esisteva…