Da domani nell’antica Pieve di Nimis grande mostra con i quadri di Tita Gori e le opere degli artisti friulani del Cfap

di Giuseppe Longo

Conto alla rovescia, a Nimis, per la mostra delle grandi opere su tela di Tita Gori allestita nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, che sorge proprio vicinissima alla casa dell’artista (1870-1941), il quale fu incaricato dalla Parrocchia di integrare le pitture interne nelle aree sprovviste di affreschi antichi. Come già annunciato, saranno esposti otto quadri a olio di grandi dimensioni che furono presi in custodia all’indomani del terremoto di 48 anni fa dal figlio Ottone: erano esposti nella sacrestia della Chiesa di Santo Stefano, in Centa, e nell’Asilo infantile, edifici entrambi danneggiati da quelle scosse indimenticabili, ma che finirono irrimediabilmente travolti dall’opera demolitrice della pala meccanica. E nella comparrocchiale c’era, purtroppo, il più vasto ciclo pittorico dell’artista scomparso 83 anni fa.


Gli otto quadri sistemati su appositi supporti si “fonderanno” pertanto con gli affreschi di Tita Gori che si possono ammirare nei tre archi a sesto acuto della Chiesa e nel presbiterio regalando una meravigliosa immagine a quanti entreranno nello storico luogo sacro, le cui origini affondano nel VI secolo dopo Cristo, quando venne costruito un tempietto che via via si è evoluto fino a essere dotato del bellissimo campanile e a raggiungere le dimensioni attuali. Una iniziativa che la Parrocchia di Nimis – alla quale i discendenti dell’artista hanno deciso di riaffidare le otto opere che le appartenevano – ha opportunamente scelto di collocare a cavallo del giorno in cui ricorre la memoria dei Santi Gervasio e Protasio (19 giugno) protettori di Nimis, anche se la festa patronale vera e propria viene fatta tradizionalmente coincidere con la festività mariana dell’8 settembre celebrata a Madonna delle Pianelle.
In questa importante occasione gli otto dipinti tornano, dunque, a essere fruibili alla comunità nimense e a tutti coloro che amano l’arte. La inaugurazione della mostra è fissata per domani pomeriggio, alle 17.30, con l’intervento del parroco, monsignor Rizieri De Tina, del commissario del Comune di Nimis, Giuseppe Mareschi, del presidente del Centro friulano arti plastiche, Bernardino Pittino, e dell’esperta in beni culturali, Francesca Totaro, discendente di Tita Gori. Il Cfap di Udine ha infatti collaborato nell’allestimento della mostra, grazie all’interessamento dei coniugi Paganello, tanto che pure alcuni suoi artisti associati esporranno in questa occasione proponendo opere che rileggono, in chiave contemporanea, i tratti e il messaggio di Tita Gori: Adriana Bassi, Marisa Cignolini, Catia Maria Liani, Luigi Loppi, Rinaldo Railz e lo stesso Bernardino Pittino.
Una curiosità molto interessante: l’architetto Bernardino Pittino è figlio di Fred Pittino, il grande artista friulano nativo di Dogna che realizzò il mosaico, nella stessa Chiesa matrice all’epoca dei generali restauri dei primi anni Sessanta, con la raffigurazione dei Santi Gervasio e Protasio, della Madonna con Bambino e altri Santi, opera richiesta dopo la rimozione del vecchio altare (sostituito con l’attuale, semplice come richiesto dalla liturgia post-conciliare), ma che non evitò di dover sacrificare un affresco dello stesso Tita Gori che raffigurava il Trionfo dell’Agnello. Della pittura dell’artista di Nimis parlerà poi lunedì 17 giugno, alle 20.30, Alessio Geretti, sacerdote esperto d’arte divenuto famoso per le meravigliose mostre di Illegio. La sua sarà una vera e propria “lectio magistralis” dedicata alla figura e al messaggio che con la sua opera volle lasciarci Tita Gori.

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In copertina, una immagine di Tita Gori e all’interna una vecchia foto della Pieve di Nimis come la vedeva lo stesso artista che era nato all’ombra del suo campanile.

Nimis, quegli otto dipinti di Tita Gori salvati nella Chiesa di Centa e nell’Asilo dal figlio Ottone dopo il terremoto

di Giuseppe Longo

Da bambino ero uno dei tanti chierichetti di Nimis che riempivano il presbiterio della indimenticabile Chiesa di Santo Stefano in Centa. E pressoché tutta la mia esperienza di servizio all’altare, nata oltre sessant’anni fa quando ogni Messa in latino cominciava con “Introibo ad altare Dei…”, avvenne durante il plebanato di monsignor Eugenio Lovo, ma era cominciata già alla fine di quello di monsignor Beniamino Alessio, il grande arciprete mancato nel 1962. Io di borgo Valle frequentavo soprattutto l’amata comparrocchiale, perché nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio, oltre il “puint dal plevan” sul Cornappo,  si celebravano soltanto i riti solenni delle grandi festività: era Santo Stefano, infatti, la vera Chiesa intorno alla quale ruotava tutta la vita cristiana del paese.

E quando servivo Messa in Centa il mio sguardo veniva rapito dai grandiosi affreschi che abbellivano il “cielo” della Chiesa e che si fondevano armoniosamente con il monumentale altare del Meyring che oggi ammiriamo in Duomo, ma non più con quell’effetto scenografico che le meravigliose statue arrivate da Venezia a Porto Nogaro sui barconi, e poi portate a Nimis con carri trainati dai buoi, solo là potevano esprimere. E quando, finite le celebrazioni, si tornava in sacrestia la svestizione dei “zaguz” avveniva tra grandi quadri ad olio che richiamavano gli affreschi della navata, perché opera della stessa mano: anche quelli erano stati dipinti da Giovanni Battista “Tita” Gori, l’artista nato nel 1870 sotto il campanile della vetusta Matrice e morto nel 1941, ancora in età relativamente giovane per l’epoca, ma con la fortuna di non aver visto il paese incendiato appena tre anni dopo.
Il vasto ciclo di affreschi di Santo Stefano, purtroppo, è andato distrutto completamente poche settimane dopo il terremoto del 1976, quando forse troppo frettolosamente – ma, si sa, ogni scelta è “figlia” del suo tempo! – si decise, pur con dolore, di radere al suolo lo storico edificio danneggiato, al fine di eliminare ogni possibile fonte di pericolo. Per fortuna vennero salvati, invece, i dipinti della sacrestia, ma anche dell’Asilo infantile (pure demolito!): l’opera la dobbiamo a Ottone Gori, figlio dell’artista, che provvide a sue spese anche al loro restauro. Venendo dunque all’oggi i figli Caterina e Giancarlo, nipoti di Tita, hanno deciso di riaffidarli alla Chiesa di Nimis che, con monsignor Rizieri De Tina, prima di dare agli otto quadri una sistemazione definitiva, ha deciso di esporli per una settimana all’ammirazione dei fedeli e di tutti coloro che amano l’arte sacra nella Chiesa matrice, che pure conserva preziosi affreschi dell’artista di San Gervasio che integrano i cicli antichi, in prossimità della ricorrenza dei Patroni che il calendario ricorda il 19 giugno: la Parrocchia, per fare questo, ha beneficiato della preziosa collaborazione di Gianni Paganello e della moglie Adriana, esperta d’arte.

Tita Gori


Così nella Pieve verrà allestita una mostra con tutti i quadri che oggi sono rimasti a testimoniarci l’arte di Tita Gori – «interprete e cantore di una religiosità popolare e autore di riletture evangeliche calate in una dimensione realistica legata all’esperienza locale», aveva scritto il giornalista e critico d’arte Licio Damiani, al quale il Comune di Nimis aveva affidato la realizzazione di un libro in occasione dei 50 anni della morte del pittore che ricorrevano nel 1991: il suo titolo “Tita Gori e i giardini del Paradiso” – e che sarà inaugurata sabato prossimo alle 17.30, presenti anche il commissario Giuseppe Mareschi, i discendenti dell’artista, in particolare Francesca Totaro, laureata in beni culturali, che illustrerà l’arte del trisnonno, e l’architetto Bernardino Pittino, presidente del Centro friulano arti plastiche. Di Tita Gori e della sua arte parlerà poi lunedì 17 giugno anche don Alessio Geretti, il sacerdote divenuto famoso per essere l’ideatore e il curatore delle meravigliose mostre di Illegio: la sua lectio magistralis s’intitola “Il mistero semplice. Un Cristo di cielo tra gente di terra nella pittura di Tita Gori”. La mostra resterà allestita fino a domenica 23 giugno quando saranno festeggiati i Santi Gervasio e Protasio. Ma su tutto questo avremo occasione di ritornare anche nei prossimi giorni. Per ora era prioritario sottolineare l’importanza dell’iniziativa presa dalla Parrocchia con il patrocinio del Comune di Nimis per rendere omaggio a un artista che ha lasciato tanto in Friuli, e pure all’estero, ma soprattutto al suo paese. L’opera più vasta, come detto, non c’è più da ben 48 anni, ma abbiamo almeno questi bellissimi quadri salvati dal figlio Ottone, alla cui memoria dobbiamo essere grati. Conserviamoli ora come gemme preziose!

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In copertina e all’interno i dipinti a olio di Tita Gori: le foto sono tratte dal libro “Nimis un calvario nei secoli” del compianto commendator Bruno Fabretti.

 

Nimis guarda alla svolta dopo il difficile 2020: il primo obiettivo sarà la scuola

di Giuseppe Longo

NIMIS – Quello che è appena cominciato, e che ha mandato in archivio un 2020 che sarebbe meglio poter dimenticare, è un anno che per il Comune di Nimis segnerà una svolta importante nel settore dell’istruzione pubblica. Tanto che il 2021 vedrà «rinascere una scuola nuova, tecnologica, sostenibile e in armonia col territorio», come ha annunciato il sindaco Gloria Bressani in un video registrato assieme alla giunta sul finire dell’anno, riferendo dell’«affidamento dei lavori di ricostruzione delle scuole secondarie di Nimis alla ditta Riccesi di Trieste». I cittadini del paese pedemontano, infatti, il 31 dicembre, oltre ad ascoltare i messaggi del capo dello Stato e del governatore del Friuli Venezia Giulia, hanno avuto anche l’opportunità di apprendere dalla voce del primo cittadino – attraverso un articolato intervento augurale diffuso su Facebook – problemi e prospettive della comunità. E quelle riguardanti le medie intitolate a Tita Goriil pittore di San Gervasio del quale si è appena ricordato il 150° anniversario della nascita, mentre quest’anno ricorre l’80° della morte avvenuta nel 1941 – sono senza dubbio fra quelle più significative e attese, considerata l’importanza che la scuola riveste per la formazione dei cittadini di domani. «In quanto luogo di crescita dei nostri ragazzi, è sempre – ha aggiunto infatti il primo cittadino – al centro della nostra attività amministrativa, non solo sotto il profilo infrastrutturale ma anche della didattica e degli strumenti».

La registrazione video.

Ma il messaggio del sindaco – presenti tutti i componenti della giunta (il vicesindaco Alessandra Domenighini e gli assessori Aldo Attimis, Fabrizio Mattiuzza e Serena Vizzutti) – non poteva cominciare senza prendere spunto dal difficile anno che ci siamo lasciati alle spalle. «Un periodo incredibile – ha osservato -, di certo diverso da ciò che ci immaginavamo solo un anno fa». E il riferimento è ovviamente alla dura esperienza del Coronavirus, ma prima di entrare nel merito dell’emergenza sanitaria, Gloria Bressani ha rivolto un pensiero al sisma che aveva appena sconvolto un’area nelle vicinanze di Zagabria. «Concedetemi innanzitutto – ha detto – di manifestare la vicinanza alla popolazione croata duramente colpita dal terremoto di ieri. Solo chi, come noi, ha avuto modo di vivere in prima persona gli effetti di questa catastrofe può immaginare e capire cosa stiano provando quelle comunità».

Ecco, dunque, il tema sanitario che ha sconvolto città e paesi di tutto il mondo. «La pandemia di Covid-19 – ha commentato il sindaco di Nimis – ha segnato pesantemente le nostre vite, la nostra salute, le nostre abitudini e anche le nostre condizioni economiche e lavorative. Mi sento quindi di manifestare la vicinanza mia e di tutta l’amministrazione a chi ha provato sulla propria pelle la malattia, a chi l’ha combattuta e vinta e a chi purtroppo invece non ce l’ha fatta. Credo che la sensazione di impotenza e di disperazione di chi si è trovato solo in ospedale ad affrontare momenti così drammatici e di chi da casa non poteva essere vicino ai propri cari sia uno degli aspetti più terribili di ciò che stiamo vivendo». E quindi il risvolto economico della terribile vicenda: «Siamo vicini anche a chi, nonostante la fortuna della salute, si è trovato in difficoltà perdendo il lavoro o vedendo chiudere o limitare fortemente la propria attività, trovandosi quindi nella condizione di non farcela a garantire serenità alla propria famiglia e di non avere certezze per il futuro. I vari lockdown che hanno imposto la chiusura di molte attività commerciali del territorio, in particolare i tanti esercizi pubblici: bar, ristoranti, agriturismi hanno sicuramente segnato pesantemente il tessuto economico e produttivo del nostro comune».

L’omaggio alle vittime del virus.

Poi il riferimento agli effetti diretti sulle persone. «Non posso non pensare ai giovani che – ha osservato Gloria Bressani – hanno vissuto mesi di didattica a distanza, lontani dalla ricchezza data dalla scuola in presenza, lontani da quel prezioso aspetto di socialità e confronto che si vive nelle classi. Nulla potrà restituire loro la parte educativa rappresentata dalla relazione con i compagni e con gli insegnanti. Ragazzi che hanno vissuto anche la chiusura di tutte le attività extra-scolastiche, sportive, culturali e ricreative che tanta importanza hanno nella loro formazione e nella loro crescita». E ancora: «Penso alle associazioni, che hanno visto la chiusura o il ridimensionamento delle proprie attività: molte sagre, eventi, manifestazioni sportive e culturali, programmate e organizzate fino all’ultimo nella speranza di un cambiamento, sono state annullate e posticipate al 2021».

Ma, nonostante tutto, ci sono stati nel 2020 anche aspetti positivi. «Inizio – ha detto il sindaco – dai volontari della Protezione civile di Nimis sui quali abbiamo potuto contare durante i momenti più difficili di quest’anno legati sia alla pandemia che alle condizioni meteorologiche avverse. Encomiabile è la loro presenza e disponibilità sul territorio. Impossibile non ricordare le numerose dimostrazioni di solidarietà e di aiuto nate a Nimis: prima tra tutte la mobilitazione delle sarte del paese che hanno cucito migliaia e migliaia di mascherine da distribuire a tutti i cittadini; a queste affianco anche la Misericordia di Torlano che, in collaborazione con l’amministrazione, aiuta sia economicamente che con la distribuzione di generi alimentari le diverse famiglie bisognose del nostro territorio. Ringrazio tutte le associazioni che sono riuscite, nonostante le difficoltà organizzative legate alla sicurezza e al contenimento dei contagi, a regalare momenti di normalità e di serenità ai cittadini quando possibili. Un particolare ringraziamento – ha aggiunto – ai volontari della biblioteca che è sempre stata attiva sia in presenza che con attività online, e tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione dei due centri estivi, dell’asilo e di OraNimis, che hanno regalato momenti preziosi ed indispensabili a bambini e genitori durante l’estate».  E poi il sindaco annovera, tra i fatti positivi, «anche uno degli ultimi eventi che abbiamo vissuto quest’anno prima delle nuove misure restrittive: il passaggio del Giro d’Italia, annullato a maggio ma riprogrammato ad ottobre, ha dipinto di rosa e di entusiasmo le vie del nostro comune».

Il paese in festa per il Giro d’Italia.

Tornando ai programmi di prossima attuazione, e soffermandosi ancora nell’ambito della edilizia scolastica, il primo cittadino ha poi ricordato «l’affidamento dei lavori per l’efficientamento energetico delle scuole primarie: intervento che prevede la realizzazione di coibentazione delle pareti esterne, della copertura e la sostituzione di tutti i serramenti. Sono inoltre terminati, dopo tante peripezie legate alle vicissitudini finanziare della ditta aggiudicatrice, gli interventi di adeguamento sismico della palestra. A questo punto, finalmente, potremo procedere alla ristrutturazione completa della palestra stessa e all’adeguamento normativo dell’auditorium, forti di 2 importanti finanziamenti, di 430mila e 525mila euro, ottenuti rispettivamente dalla Presidenza del Consiglio, attraverso il bando sport e periferie, e dalla Regione».

«Durante questo anno – ha poi enumerato Gloria Bressani – sono inoltre stati portati a termine altri interventi finanziati dalla Protezione civile e relativi alla messa in sicurezza della viabilità lungo la strada Vallemontana-Monteprato (terzo lotto) e sulla Ramandolo-Chialminis, nonché al recupero dell’ex poliambulatorio ubicato dietro la sede municipale». «Siamo inoltre intervenuti – ha aggiunto – sul campo sportivo comunale completando l’intervento di sostituzione dei fari esistenti con nuova tecnologia led e di coibentazione e ripasso della copertura degli spogliatoi, perseguendo l’obiettivo dell’efficienza energetica. Sono infine stati appaltati altri 3 interventi: la riqualificazione dei percorsi naturalistici, con il recupero, in particolare, dei muri a secco e del sentiero di accesso alla Chiesetta di Santa Maria Maddalena a Cergneu; un ulteriore lotto per la messa in sicurezza della viabilità lungo la strada Vallemontana-Monteprato; la pulizia dell’alveo e degli argini del Cornappo».

«La macchina amministrativa – ha concluso il sindaco di Nimis – ha cercato, pur tra non poche difficoltà, considerando anche i casi di positività al Covid tra i dipendenti, di continuare ad operare con la massima efficienza possibile e di questo va ringraziato tutto il personale. Certo, non possiamo negare che ci siano stati dei disservizi e per questo vi chiediamo comprensione. Sicuramente il virus ha portato alla luce la fragilità dell’uomo e del sistema in cui viviamo, facendoci riscoprire le cose essenziali e vitali sulle quali tutti, in primis noi amministratori, dobbiamo concentrarci: salute, istruzione, relazione e cultura, lavoro e sostenibilità. Assieme all’amministrazione Comunale di Nimis auguro quindi a tutti voi il 2021 migliore possibile, ricco di normalità e di tutto ciò che ci è stato tolto in questo difficile 2020». Un anno, aggiungiamo noi, fatto di tante ombre, ma che ora lascia spazio a quello nuovo nel quale si intravvedono anche incoraggianti luci, seppur non immediate. Perché la pandemia, prima o poi, dovrà finire come è sempre avvenuto. Dobbiamo crederci!

Nimis vista da Ramandolo.

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In copertina, ecco il sindaco Gloria Bressani con i suoi collaboratori.