“Lenghis”, oggi anteprima a Udine (dopo quella presentata a Nova Gorica) per il Teatro delle lingue minoritarie

Una storia sul confine, sull’Europa della cortina di ferro, sulle menzogne familiari e collettive e sulle ossessioni legate alla memoria e all’identità. Dopo quella di Nova Gorica, la seconda anteprima di Lenghis – Festival dal Teatri des Lenghis Minoritariis, il primo Festival dedicato al Teatro delle lingue minoritarie realizzato dal Teatri Stabil Furlan con la collaborazione dell’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, è lo spettacolo Alla ricerca della lingua perduta / V iskanju izgubljenega jezika, in scena oggi, 16 ottobre. alle 20.45 al Palamostre di Udine. Lo spettacolo, in prima nazionale, nasce come seconda parte della trilogia Inabili alla morte/Nezmožni umreti, il progetto ideato da Giacomo Pedini per Mittelfest e realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.
Si tratta della storia, ambientata negli anni ’60, di due fratelli che, da giovani, hanno preso strade diverse e ora vivono ciascuno su un lato del confine italo-sloveno. Il primo era un fascista convinto, il secondo era un membro del movimento partigiano e ricopriva un incarico nell’amministrazione jugoslava. La storia inizia quando il primo ha un ictus e inizia a parlare nella lingua della sua infanzia, che il figlio non capisce, e l’unica persona che può aiutarlo è la governante che realizza il suo desiderio di incontrare il fratello. Per entrambi i fratelli e per la persona a loro più vicina, si tratta di un emozionante confronto con il proprio passato e con sé stessi. L’autore è Goran Vojnović, regista, eccellente romanziere e vincitore di tre premi Kresnik, mentre la regia è di Janusz Kica, un maestro di sofisticate messe in scena di testi classici e moderni, con protagonisti Radoš Bolčina e Aleš Valič.

Lenghis – Festival dal Teatri des Lenghis Minoritariis è il primo Festival dedicato al Teatro delle lingue minoritarie e viene organizzato a Gorizia nell’anno della Capitale europea della cultura Go!2025 con un programma lungo dieci giorni che fa incontrare e dialogare alcune tra le principali lingue minoritarie dell’Europa. Appuntamento, dal 23 ottobre al primo novembre con diciotto spettacoli, otto compagnie teatrali e oltre 30 artisti coinvolti che arrivano da cinque paesi dell’Europa: oltre all’Italia, da Slovenia, Croazia, Olanda e Spagna. Sono sette le diverse lingue che “saliranno” sul palco: friulano, sardo, frisone, catalano, albanese e anche sloveno e italiano come minoranza linguistica rispettivamente di Italia e Croazia.
Il Festival è organizzato dal Teatri Stabil Furlan con il sostegno della Regione Fvg, di PromoTurismoFvg, dell’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia e del Comune di Gorizia, in collaborazione con Arlef. La base operativa del Festival sarà nella sede della Società Filologica Friulana di Gorizia in Casa Ascoli. E proprio nella sede della Filologica di Udine è stato presentato l’evento alla presenza del presidente del Teatri Stabil Furlan Lorenzo Zanon, del presidente e dal direttore di Ert, Fabrizio Pitton e Alberto Bevilacqua, della direttrice di Sng Nova Gorica Mirjam Drnovšček e di Massimo Somaglino, direttore creativo di Lenghis che ha illustrato il ricchissimo programma del festival.
“Abbiamo voluto fortemente questo festival – sottolinea il presidente del Teatri Stabil Furlan Lorenzo Zanon – siamo convinti che attraverso la collaborazione con altre realtà minoritarie italiane ed europee si possa costruire un importante lavoro di crescita e di confronto rispetto alle azioni che l’Unione Europea potrebbe mettere in campo per preservare e valorizzare meglio la realtà del plurilinguismo. È una prima edizione che vuole sfruttare l’occasione di GO!2025, ma il nostro obiettivo è di renderlo un appuntamento biennale e quindi organizzare la seconda edizione nel 2027, anno di Pordenone capitale italiana della cultura. In Fvg convivono tre minoranze linguistiche, friulano, sloveno e tedesco: un mosaico di culture che viene da lontano, importante esempio di convivenza che parla la lingua della pace e che è fondamentale valorizzare all’interno dell’Europa”.
Il programma è stato curato dal direttore artistico Massimo Somaglino: “Diciotto appuntamenti con spettacoli teatrali e musicali, 3 laboratori tenuti da altrettanti maestri internazionali, 16 incontri di approfondimento su esperienze di scena e di traduzione aperti al pubblico: mi sento di dire che il teatro, come è nelle migliori tradizioni, calerà su Gorizia, coinvolgendo speriamo la sua cittadinanza, perché tutti, grandi e piccoli, studiosi e curiosi, professionisti e appassionati potranno trovare nel programma del festival ciò che è più adatto per loro. Gli appuntamenti che compongono il ricco cartellone sono momenti di apertura verso il teatro di lingue e culture diverse – ha aggiunto Somaglino – sono tutte produzioni contemporanee e alcune di esse sono pensate proprio per Go!2025, formando una vera mappa del teatro europeo delle lingue minoritarie. Ma sono soprattutto i laboratori e gli incontri la vera anima di un festival come questo: Gorizia ed il Friuli come laboratorio linguistico ed artistico dove si incontrano esperienze differenti, tutte legate ai concetti di identità ed alterità, di appartenenza e di scambio”.


Il programma del festival è diviso in tre filoni principali, gli spettacoli, i laboratori per attori e gli incontri e i convegni. Gli spettacoli saranno un vero viaggio tra storie, racconti e culture che si intrecciano grazie alle diverse lingue che si sovrappongono: c’è la messinscena tradotta in friulano dal frisone per raccontare la storia di un contadino diviso tra tradizione e modernità (Ce crodistu di fa’ – 24 ottobre alle 20.30); c’è l’incontro tra due donne, una friulana e l’altra slovena, di Drugačen svet /Un altri mont (26 ottobre alle 21), c’è il racconto d d’amore e di banditi di Istorias (27 ottobre) in cui la lingua sarda logudorese, la lingua della poesia, si intreccia con quella italiana, c’è L’Empestat/Il burlac (29 ottobre alle 20.30) in lingua catalana con sovratitoli in italiano.
I Laboratori si svolgeranno tra il 22 e il 31 ottobre e saranno tenuti da Claudio de Maglio, direttore dell’Accademia d’arte drammatica Nico Pepe, da Davide Carnevali, autore, regista, e artista associato presso il Piccolo Teatro di Milano e da Ivor Martinić, drammaturgo croato pluripremiato. Una confusione linguistica, una forma inventata, una crasi fra la lingua più forte (l’inglese) e la lingua più debole (il friulano) dà forma a Meet a mestri (incontra un maestro), ovvero l’occasione che il festival offre dare spazio al dialogo, alle domande, alla voglia da parte di artisti che hanno scelto percorsi autorali nel teatro e nella cultura, di raccontarsi, di spiegare le loro idee sull’arte, sul teatro, sulla loro poetica e sulla loro vita.
Come detto, nell’ambito del cartellone di Lenghis sono state programmate due importanti anteprime. Dopo quella al Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica – dove è andato in scena Tragùdia – Il canto di Edipo, pluripremiato spettacolo di Alessandro Serra recitato in grecanico, una lingua minoritaria parlata in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia – la seconda anteprima si terrà, appunto, questa sera al Palamostre di Udine dove andrà in scena Alla ricerca della lingua perduta, scritto da Goran Vojnović, diretta da Janusz Kica, uno spettacolo prodotto dal Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica e organizzato ancora una volta dall’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia. Alla ricerca della lingua perduta è la seconda parte della trilogia Inabili alla morte/Nezmožni umreti, realizzata da Mittelfest per Go!2025 con il sostegno della Regione Fvg e ispirata al romanzo di Joseph Roth La cripta dei cappuccini. La prima ha avuto luogo il 14 novembre dello scorso anno proprio sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Nova Gorica.
Due i convegni in programma: venerdì 24 ottobre, alle 18, in sala Riva Piazzutta è programmata l’Assemblee dai autores e des autoris pal teatri furlan, un incontro in ascolto delle idee e delle esigenze che girano nell’aria del teatro in Friuli, moderato dai rappresentanti di Mateârium e del Teatri Stabil Furlan sullo stato della drammaturgia contemporanea in Friuli, con la partecipazione di autori e autrici teatrali impegnati nella scrittura di oggi. Martedì 28 ottobre alle 11 (Auditorium della Cultura Friulana), SA-VOLTÂ – La traduzion pal teatri ta lis lenghis piçulis dedicato alla traduzione teatrale con drammaturghi e traduttori con Gabriele Zanello, Elisa Copetti, Axel Zanella, Davide Carnevali, Ivor Martiniç, Federico Scarpin, PierPaolo Piludu, Serena Fogolini, Jos Thie.

Per i biglietti: https://ertfvg.it/spettacoli/alla-ricerca-della-lingua-perduta-v-iskanju-izgubljenega-jezika/
Informazioni e programma completo: https://lenghisfestival.it/
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In copertina e all’interno, tre immagini dello spettacolo odierno e un momento della presentazione del festival a Udine.

Da 25 anni la legge che tutela il Friulano. Sergon con Aclif (anche in Valle d’Aosta): ma bisogna lavorare ancora facendo rete

L’esperienza passata e i progetti futuri nella difesa e valorizzazione della lingua friulana sono usciti dai confini regionali in occasione dei 25 anni dalla promulgazione della legge 482 del 1999 che in Italia definì le “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche-storiche” (in tutto 12 tra le quali anche il friulano). Infatti, in occasione di questo importante anniversario in Valle d’Aosta, a Gressoney-Saint Jean, si è tenuta una giornata di lavori tra esperti all’interno della “Giornata internazionale della montagna”. Tra i relatori il sindaco di Capriva del Friuli, Daniele Sergon, presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, che riunisce 149 Comuni friulanofoni tra la nostra regione e il Veneto orientale.
Presenti il presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin e il sindaco del Comune di Gressoney-Saint Jean Mattia Alliod e, tra i numerosi illustri relatori, tre protagonisti dell’opera legislativa che vide la nascita della 482: Luciano Caveri ora assessore regionale valdostano, ma all’epoca sottosegretario del governo, e i tecnici governativi Domenico Morelli e Annibale Salsa che contribuirono alla stesura della legge. Per il Friuli Venezia Giulia è intervenuto nei vari panel anche Marco Torresin, assistente amministrativo dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane.
«Un palcoscenico davvero significativo – ha commentato il presidente Sergon – che ci ha permesso, a un quarto di secolo dalla legge 482, di raccontare ai rappresentanti delle altre minoranze linguistiche italiane cosa abbiamo fatto e stiamo facendo per la lingua friulana nei nostri Comuni e con la Regione. Inoltre, è stata l’occasione per fare rete con queste altre minoranze, in un’ottica di azione che come Aclif abbiamo deciso di ampliare sempre di più: uscire dai confini regionali per portare a conoscenza degli altri la nostra realtà. Vogliamo che anche nel resto d’Italia e non solo in Friuli Venezia Giulia ci sia attenzione per i nostri progetti. In tal senso, ben venga fare “massa critica” anche con la minoranza slovena e tedesca della regione, con le quali vorremmo sempre più sviluppare un dialogo per presentarci assieme ai vari appuntamenti come quello valdostano. Lo stesso vale per le altre minoranze linguistiche della Penisola, con le quali vogliamo collaborare sempre di più. A Gressoney-Saint Jean il friulano è stato preso a modello da altre realtà per la strutturazione delle sue politiche di tutela, tra istituzioni e associazioni: ci ha fatto molto piacere ma non dobbiamo sentirci arrivati, c’è ancora molto da fare soprattutto per far parlare sempre più la lingua friulana ai giovani».

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Ma, anche nella nostra regione, la ricorrenza dei primi 25 anni dalla promulgazione della legge 482 ha fornito l’occasione per riflettere su quella che sarà l’azione di promozione e tutela del friulano nel prossimo quarto di secolo. É quanto avvenuto a Villa Russiz di Capriva nel convegno “Il friulano rinasce”, inserito nel programma della rassegna “Mosaici d’Europa”. Il ciclo di eventi è stato incentrato sul multiculturalismo e il plurilinguismo di una città, Gorizia, in cui il friulano è stato nei secoli una lingua franca per chi era di madrelingua italiana, slovena, tedesca ed ebraica.
La rassegna è stata organizzata dal Teatri Stabil Furlan con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Carigo e del Comune di Gorizia. Il tutto con la collaborazione organizzativa di Antonio Devetag mentre è stata promossa anche dall’Arlef, dall’Aclif e in collaborazione con i Comuni di Cormons e Capriva del Friuli, nonché di Vila Vipolže e Kulturni Dom di Gorizia, con la media partnership di Rai Fvg e Tele Friuli. Daniele Sergon, presidente della stessa Aclif, è intervenuto al convegno “Il friulano rinasce” assieme a Elena D’Orlando dell’Università degli studi di Udine e presidente della Commissione Paritetica Stato-Regione; Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana; William Cisilino, direttore Arlef, e Lorenzo Zanon, presidente del Teatri Stabil Furlan. A rappresentare la Regione Fvg, con il suo intervento, il consigliere Diego Bernardis.
«I loro interventi – ha spiegato Sergon – sono stati tutti di livello e hanno lasciato alcuni concetti davvero utili per capire sia quanto si è fatto finora per la promozione e tutela della lingua friulana sia quanto si dovrà fare da qui in poi. Innanzitutto, che questa richiesta di tutela debba sempre più partire dal basso, dagli stessi parlanti che inquadrati come minoranza dalla legge 482 in realtà, qui sul territorio regionale, sono di fatto una maggioranza. In tal senso, proprio l’Aclif può avere sempre più un ruolo fondamentale in quanto espressione diretta dei Comuni che la compongono, con le proprie scuole, associazioni e vita comunitaria incentrata anche sulla lingua friulana. In aggiunta, l’identità friulana va fatta conoscere sempre più anche fuori dal Friuli: e anche qui l’Aclif, in quanto ente istituzionale riconosciuto, può agire a fianco della Regione in tale missione, dialogando con gli enti delle altre minoranze. Infine, come suggerito dalla professoressa D’Orlando, il plurilinguismo del Friuli Venezia Giulia potrebbe essere incardinato ancora più in profondità nello Statuto regionale, con un aggiornamento che lo istituzionalizzi. È il plurilinguismo regionale il vero motivo per cui, in futuro, potremmo essere una Regione a statuto speciale, e valorizzare ancora di più l’autonomia su più funzioni amministrative. Uno spunto di riflessione che trova riscontro nell’interessante programma di “Mosaici d’Europa”, per il quale rinnovo i complimenti al Teatri Stabil Furlan capace di realizzare un progetto, diffuso felicemente nell’ambito del Goriziano, che ha valorizzato appieno il rapporto tra le quattro lingue parlate nel nostro territorio regionale: friulano, italiano, sloveno e tedesco».

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In copertina, il presidente Daniele Sergon in Valle d’Aosta e qui sopra a Villa Russiz.

“Strumîrs e Zambarlans”, la rivolta in Friuli del 1511 questa sera in prima assoluta al Teatro Giovanni da Udine

Un cast composto da alcuni degli attori più apprezzati del territorio (Paola Aiello, Manuel Buttus, Serena Costalunga, Flavio D’Andrea, Alessandro Maione, Paolo Mutti, Nicoletta Oscuro, Jacopo Pittino, Federico Scridel, Maurizio Fanin) assieme a un coro altrettanto di livello (Juliana Azevedo, Caterina Di Biaggio, Laura Giavon, Alba Nacinovich, Danilo Favret, Stefano Monino, Pierluigi Manzoni, Simone Zoletto) saranno i protagonisti di “Strumîrs e Zambarlans”, nuova importante produzione del Teatri Stabil Furlan, realizzata in collaborazione con il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, che ospiterà la prima assoluta questa sera, alle 20.30. Lo spettacolo è stato presentato al foyer ridotto del Teatrone alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, del consigliere del Comune di Udine, con delega al Friulano, Stefania Garlatti-Costa; del presidente del Tsf, Lorenzo Zanon; del direttore artistico, Massimo Somaglino, assieme al regista, Ferruccio Merisi, e al compositore Marco Maiero. Per l’occasione erano presenti anche il presidente della V commissione della Regione Fvg, Diego Bernardis; il presidente dell’Istitût Ladin Furlan Pre Checo Placerean, Geremia Gomboso; la vicepresidente della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, Diana Barillari; mentre in rappresentanza dell’Arlef c’era Rossella Dosso.
«ll teatro, ancora una volta, si dimostra strumento vivo di memoria e coscienza collettiva, capace di interrogare il nostro presente attraverso il racconto del passato. La rappresentazione acquista ulteriore forza e autenticità grazie all’uso del friulano, che non solo valorizza la nostra lingua e cultura, ma rende ancora più coinvolgente una pagina cruciale della storia della nostra terra – ha sottolineato il presidente Bordin -. Ritengo importante, oggi più che mai, riflettere su quanto questo spettacolo evidenzi i meccanismi di potere, tematiche che, seppur storiche, mantengono un forte valore simbolico. Un ringraziamento agli artisti, agli organizzatori e a chi ha creduto in questa produzione che ha riportato alla luce una pagina così significativa dell’identità friulana. Non perdiamo, quindi, questa occasione per immergerci in uno spettacolo che unisce storia, cultura e profonda riflessione sociale». «Ringrazio il Tsf per essere diventato un vero laboratorio culturale e artistico, che è ciò che serve per portare avanti la lingua e l’identità friulana e renderla interessante alle nuove generazioni. Ringrazio anche per averlo fatto con questa opera di Alviero Negro, un dei grandi friulani e udinesi del Novecento», ha affermato invece Stefania Garlatti-Costa.

Il cast dello spettacolo teatrale.

LA PRODUZIONE DI PUNTA DELLA STAGIONE – Come ha precisato il presidente Zanon, “Strumîrs e Zambarlans” sarà «la produzione più importante di questa stagione» per lo Stabil, non solo per l’alto numero di maestranze coinvolte, ma anche per l’impegno profuso per realizzarlo: “Questa pièce è stata voluta dal cda con forza. L’obiettivo è quello di valorizzare una pagina della storia del Friuli, ancora poco conosciuta (peraltro, quello di favorire anche conoscenza storia oltre che della lingua e della cultura, è uno degli obiettivi statutari). Si tratta di un lavoro impegnativo sotto ogni profilo, ma che abbiamo voluto realizzare convintamente».

UNA VICENDA STORICA CHE NON MOLTI CONOSCONO – “Strumîrs e Zambarlans”, testo scritto, in friulano, nel 1978, da Alviero Negro, racconta quella che è considerata la rivolta popolare più vasta e tragica del Rinascimento italiano, passata alla storia come “la crudel zobia grassa”: le violenze del Giovedì Grasso del 1511 che, dalla città di Udine si estesero a tutto il Friuli con massacri e saccheggi ai danni della nobiltà locale, già divisa in due fazioni in lotta, parte con i veneziani (gli Zambarlani, capeggiati da Antonio Savorgnan), parte con gli Asburgo (gli Strumieri della famiglia della Torre e di tutta la nobiltà solidale a essa), ai tempi della calata in Friuli di Massimiliano d’Austria. Nel testo sono contrapposti la classe nobiliare e il sottoproletariato rurale. Da un lato vengono analizzate le trame del potere nobiliare nel contesto amministrativo e nella paventata situazione di pericolo per l’invasione straniera, dall’altro viene fatto rilevare come il popolo rimanga escluso dalla storia, patendone eventualmente solo le conseguenze.

METAFORA VALIDA IN OGNI TEMPO – Ravvedendo in questa vicenda una metafora valida in ogni tempo e luogo, il direttore Somaglino, ha ricordato come «Il tratto di attualità di “Strumîrs e Zambarlans” sta nel rapporto che c’è tra classi superiori e subalterne. Mentre i primi discutono delle opportunità di stare da una parte o dall’altra, il popolo si sente autorizzato a compiere misfatti e delitti. Un sistema che possiamo rintracciare anche oggi, con chi sta al potere che è troppo impegnato a decidere quale sia l’opportunità migliore, dimenticando il ruolo di faro per un popolo confuso e che pensa di poter agire, dunque, in qualunque modo, anche il peggiore».

UN FRIULI CAPACE DI RAPPRESENTARE L’INTERA UMANITÀ – Il regista, Ferruccio Merisi, che ha curato anche l’adattamento del testo originale di Negro, ha invece raccontato come «L’idea è quella di un oratorio civile corale, che rivive e medita la scrittura di Alviero Negro. Ad essa ho voluto dare un sapore contemporaneo, con una riduzione rispettosa e insieme però ritmica e contrastata, appoggiata sui valori del testo stesso, che sono: la lingua, armonica, ben risonante, a tratti poetica e non banalmente popolaresca; il gioco teatrale dei personaggi; la pregnanza dei riferimenti storici che, ben misurati e confrontati con le vicende umane del gruppo protagonisti, producono una progressione dolente e commossa verso il precipitare del dramma. Un gruppo di ottimi attori molto solidale e creativo, e un coro di otto elementi per le musiche originali del Maestro Marco Maiero, costituiscono l’ambiente umano di questo rito di meditazione, che ritrae, ieri come oggi o meglio ieri “per” oggi, un Friuli capace di rappresentare l’intera umanità. Siamo, ieri per oggi, all’inizio di una guerra di invasione, o di un “sconfinamento “, e andiamo a osservare come la guerra finisce per ammalare anche la piccola comunità che la subisce».

IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA MUSICA – È dunque chiaro come la musica abbia un ruolo cruciale nella messa in scena. Lo ha spiegato Marco Maiero, che ha curato sia la stesura, originale, del testo che della musica: «È un rafforzamento della narrazione, un preludio agli eventi, alle dinamiche drammaturgiche. I canti del coro – sempre presente in scena – nascono direttamente da ciò che viene raccontato nel copione, diventando parte integrante dello svolgimento dell’azione teatrale».

La presentazione a Udine.

I biglietti saranno disponibili in prevendita esclusivamente online, sul circuito VivaTicket. Nei giorni di spettacolo, la biglietteria sarà aperta un’ora prima dell’inizio dell’evento nel luogo dove si svolge la rappresentazione per l’acquisto dei biglietti fisici. Si ricorda inoltre che il Teatri riconosce un ingresso omaggio all’accompagnatore che assiste persone diversamente abili.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del Teatri Stabil Furlan www.teatristabilfurlan.it, 392.3273719, Facebook, Instagram

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In copertina, la “crudel zobia grassa” raccontata da Tonino Cragnolini.

Dopo la lingua frisona arriva quella sarda: Tfs porta oggi a Feletto “Sos laribiancos”

Lo scorso anno era stata la volta della lingua frisona. Nel 2024, il Teatri Stabil Furlan ospiterà un’altra lingua di minoranza, nel suo ricco cartellone. Al Teatro immersivo di Feletto Umberto, nel Comune di Tavagnacco, intitolato, nelle scorse settimane, a Paolo Maurensig (via Mazzini), oggi, alle 20.30, andrà in scena “Sos laribiancos”, spettacolo in lingua italiana ma fortemente intrisa di identità sarda, con musiche di Paolo Fresu, tratto dal romanzo di Francesco Masala, per la regia di Giancarlo Biffi.

LO SPETTACOLO – Il monologo scritto e interpretato da Pierpaolo Piludu racconta di “quelli dalle labbra bianche”: il segno distintivo, inconfondibile, dei poveri di Arasolé, un paesino ai confini con le foreste del Goceano. “Sos laribiancos” si riconoscevano subito: mangiavano poca carne, pochi carboidrati, poche proteine, mangiavano troppo poco. Lo spettacolo nasce quindi dal profondo interesse e considerazione di Piludu per l’opera di Francesco Masala. «In diverse occasioni – ha spiegato l’attore – il poeta-scrittore di Nughedu San Nicolò mi ha manifestato il desiderio di vedere in scena il testo teatrale Sos Laribiancos, nella versione sardo logudorese. Ho fatto però a Franziscu Masala una sorta di controproposta: “…e se invece di una messa in scena fedele, provassi a narrare la vicenda. È nato così un racconto che si rifà al romanzo “Quelli dalle labbra bianche” e ad altre opere di Masala, dove compaiono a più riprese Culubiancu, Mammutone, Tric Trac, e gli altri laribiancos di Arasolé: partiti un pomeriggio di sole del 1940 sopra un carro di bestiame, per andare a fare la guerra. Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dell’autore. Allo stesso tempo, spero con il giusto rispetto, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire».

BIGLIETTERIA – I biglietti sono disponibili in prevendita esclusivamente online, sul circuito VivaTicket. Oggi, la biglietteria del Teatro sarà aperta un’ora prima dell’inizio dell’evento. Si ricorda inoltre che il Teatri Stabil Furlan riconosce un ingresso omaggio all’accompagnatore che assiste persone diversamente abili.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del Teatri Stabil Furlan www.teatristabilfurlan.it, 392.3273719, Facebook, Instagram

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In copertina, l’attore Pierpaolo Piludu autore del monologo di questa sera a Feletto.

“Contimi, Crassigne”, Ovidio a Gorizia e a Udine raccontato ai più piccoli

“Le Metamorfosi” di Ovidio raccontate ai più piccoli, in friulano, attraverso due pupazzi: manca ancora poco per la prima assoluta di “Contimi, Crassigne”, spettacolo per i piccoli dai sette anni e firmato da Serena Di Blasio e Carlo Tolazzi.

DOPPIO APPUNTAMENTO – La nuovissima co-produzione firmata Teatri Stabil Furlan e Centro Teatro Animazione e Figure di Gorizia sarà ospitata in prima assoluta, proprio nel capoluogo isontino, oggi 3 ottobre, alle 17, al Kulturni Center Lojze Bratuž di viale XX Settembre, nell’ambito dell’Alpe Adria Puppet Festival, organizzato da 33 anni proprio da Cta. La seconda data in calendario sarà invece quella del 13 ottobre, sempre alle 17, a Udine, al Teatro San Giorgio, in via Quintino Sella 4 (dietro la Chiesa di via Grazzano). Un appuntamento, quest’ultimo che rientra nella minirassegna di teatro in lingua friulana per bambini e ragazzi del Tsf, “Canais-Teatri par fruts e frutis furlanis”, ulteriore ramificazione di “Udine città teatro per le bambine e i bambini” (di Css Teatro Stabile d’innovazione del Fvg e Teatro Nuovo Giovanni da Udine).

IL CRAMÂR E LA BAMBINA – I piccoli spettatori incontreranno sul palco Iaroni e Gaia, due pupazzi manovrati a vista da altrettanti attori-animatori, Giulia Cosolo e Daniele Fior, con la regia di Serena Di Blasio. Lui, un vecchio, enigmatico e scorbutico, si ferma per riposare dopo aver trascinato un grande bagaglio (una “crassigne”, in lingua friulana). Lei, invece, gli va incontro raccontandogli di essersi persa nel bosco. É a quel punto che il vecchio “cramâr” propone alla bambina di ascoltare alcune storie suggerite dagli oggetti trovati nei cassetti misteriosi della “crassigne”. Un “cramâr” è infatti un tradizionale venditore ambulante che porta merci e riporta storie che vengono da oltre le montagne, storie che un tempo potevano essere anche pericolose, foriere di idee di una cultura altra, diversa da quella istituzionale. Le trame raccontate da Iaroni saranno quattro e richiameranno altrettanti episodi de “Le Metamorfosi” di Ovidio: Narciso, Ceice e Alcione, Filemone e Bauci, Erisittone. Attraverso questi racconti Gaia troverà la strada per uscire dal bosco e il vecchio riprenderà la sua via.

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In copertina, i due pupazzi protagonisti dello spettacolo a Gorizia e a Udine.

“Ce crodistu di fâ?!”, tournée in Friuli con le repliche del Teatri Stabil Furlan: stasera a Piano d’Arta e domani a Ipplis

“Ce crodistu di fâ?!” in tournée in Friuli. Lo spettacolo, trasposizione in friulano della pièce in lingua frisona “Wat Soesto!” (questo il titolo originale), dopo il successo riscosso al teatro Luigi Bon di Colugna, dove è andata in scena la prima, torna per una serie di repliche ospitate da alcune realtà imprenditoriali del territorio.
TUTTE LE DATE – La produzione del Teatri Stabil Furlan inizierà il suo viaggio in Friuli – grazie all’appoggio dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia, in collaborazione con “Naturalmente da latte friulano” e Compagnia Pier21 – oggi, alle 19, all’azienda agricola Peresson a Piano d’Arta (località Alzeri). Domani invece, sempre alle 19, appuntamento allo spaccio Cospalat Ipplis, in località Casali Braide (Premariacco). A seguire, il 6 luglio, alle 19, lo spettacolo sarà accolto dallo spaccio Cospalat di Enemonzo. L’ultima data in calendario è invece quella di domenica 7 luglio, alle 19, allo spaccio Cospalat di Fontanabona.
LO SPETTACOLO – “Ce crodistu di fâ!” è un monologo in commedia, con battute folgoranti, tradotte, nella versione friulana, da Serena Fogolini. Il protagonista è un coltivatore diretto dei nostri tempi, alle prese con l’antica tradizione contadina del lavoro della terra e con le difficoltà del mondo d’oggi: cambiamenti climatici, lavorativi, burocratici. Temi assai attuali, di spessore, ma proposti senza tralasciare momenti di ironia e riso amaro. Le scene, ricostruite esattamente sul progetto originale, permetteranno una messinscena identica alla versione in lingua frisona, diretta dallo stesso regista Jos Thie, in un rapporto inedito trans-europeo che lega nel lavoro teatrale due lingue minoritarie e due culture che hanno molte cose in comune. Interpreti della versione friulana saranno Federico Scridel e Carla Manzon.

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In copertina, una scena dello spettacolo in programma oggi e domani a Piano d’Arta e a Ipplis.

(Foto Glauco Comoretto)

“SeneVierte”, il Teatri Stabil Furlan oggi presenta a Udine la collana di testi della drammaturgia contemporanea europea

Non solo teatro, ma molto di più. L’attività del Teatri Stabil Furlan non si esaurisce con le produzioni e la stagione teatrale, ma prosegue con numerose attività “collaterali”. “SeneVierte” è una di queste. La collana di testi di drammaturgia contemporanea europea, tradotti in lingua friulana, pubblicata dal Tsf in collaborazione con la casa editrice universitaria Forum e diretta dal direttore artistico Massimo Somaglino, sarà presentata al pubblico oggi, alle 16.30, nel salone di palazzo Mantica, sede della Società Filologica Friulana, nell’ambito della “Notte dei Lettori”, organizzata dal Comune di Udine e curata da Martina Delpiccolo. Il Teatri Stabil Furlan si afferma così come una delle più vive realtà culturali nel settore del teatro presenti in città. La collana, che sarà arricchita anno dopo anno, al momento conta due volumi.

I PRIMI DUE VOLUMI – Il numero uno si intitola “Ce crodistu di fâ!?” e riporta la traduzione realizzata da Serena Fogolini di un testo di Freark Smink, originariamente scritto in lingua frisone (un’altra lingua minoritaria europea) con il titolo ‘Wat Soesto!’. Lo spettacolo è stato allestito dallo stesso TSF nel novembre del 2023, per la regia di Jos Thie, e ha visto in scena Federico Scridel e Carla Manzon. Il numero due contiene invece un testo non ancora rappresentato in lingua friulana, “Il dêt”, tradotto in friulano da Elisa Copetti, dall’originale albanese “Gishti”, di Doruntina Basha. In entrambi i casi, la revisione dei testi tradotti è stata fatta dallo Sportello regionale per la lingua friulana dell’Agenzia regionale per la lingua friulana.

MASSIMO SOMAGLINO – «I testi teatrali non sono scritture minori – ha ricordato Somaglino, riferendosi ai volumi -, ma scritture autonome e complete. La lingua friulana viene così messa alla prova, a dimostrazione che con essa si può affrontare ogni argomento, ci si può recare virtualmente in ogni luogo, descrivere ogni cultura, parlare dei tempi attuali, andando oltre l’utilizzo che se ne fa nel quotidiano. A sostegno e lode – ha chiuso – dei drammaturghi “di casa nostra” (non molti in verità) che già lo fanno, per lo più ignorati o lasciati alla loro dorata solitudine». È così che il Teatri Stabil Furlan porta a compimento uno dei suoi molti compiti: quello di operare con modalità innovative per una crescita della drammaturgia in lingua friulana, perché possa essere sempre più diffusa e praticata.

LORENZO ZANON – Ecco, allora, che «questa nuova collana è pensata anche a nutrimento delle molte compagnie teatrali regionali (amatoriali e non) che talvolta cercano scritture più impegnative, che le mettano alla prova sull’attualità e sul contemporaneo – ha precisato il presidente di Tsf, Lorenzo Zanon – , nonché come apertura di nuovi rapporti con altre culture, verso la costituzione di una rete di culture minoritarie, che travalichi i confini culturali nazionali, mettendo al centro dei rapporti e degli scambi l’individuo, la persona, con i diversi caratteri, appartenenze, identità perennemente in movimento, da sempre anche al centro del fatto teatrale».

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Fondato nel 2019 su iniziativa del Comune di Udine, il Teatri Stabil Furlan è un’Associazione Culturale riconosciuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha come soci fondatori il Comune di Udine, l’ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, la Società Filologica Friulana, la Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il CSS Teatro Stabile di innovazione del FVG, la Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, l’Istitût Ladin Furlan Pre Checo Placerean, e come scopo statutario l’attività di produzione e circuitazione di spettacoli teatrali professionali che valorizzino la lingua e la cultura friulane utilizzando la lingua friulana o di altre minoranze linguistiche e che abbiano caratteristiche di professionalità in tutte le loro componenti artistiche, tecniche ed organizzative.

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In copertina, ecco i primi due volumi realizzati dal Teatro Stabil Furlan.

“Fantats, Infants e Zovinutis”: a Tarcento oggi convegno del Teatri Stabil Furlan che sarà dedicato alle nuove generazioni

In occasione della 47ma “Fieste de Patrie dal Friûl”, ospitata quest’anno dal Comune di Tarcento, il Teatri Stabil Furlan, forte del successo del convegno organizzato lo scorso anno e del quale saranno presentati gli atti, ha organizza per oggi, 3 aprile, nella sala Diamante di palazzo Frangipane, un nuovo incontro intitolato “Fantats, Infants e Zovinutis – Teatri pes gnovis gjenerazions e lenghis minorizadis”, in collaborazione con l’Agenzia regionale per la lingua friulana e Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”. «Fra i molti compiti che una struttura come il Tsf si deve assumere rientra senz’altro quello di monitorare i vari settori che innervano il “fare teatro”, e che artisticamente sono in continua comunicazione fra loro e in continua trasformazione, e che compongono l’insieme dell’identità teatrale e artistica di una cultura e di una lingua, al fine di scoprire e se possibile attivare strategie utili a sostenere il friulano fra le nuove generazioni anche attraverso lo strumento del teatro», ha sottolineato Massimo Somaglino, direttore artistico di Tsf.

Massimo Somaglino


Questo nuovo confronto fra addetti ai lavori ha l’obiettivo di analizzare lo stato dell’arte del teatro per l’infanzia in friulano e nelle altre lingue minorizzate, ma anche individuare strategie comuni per lavorare con i più piccoli nel prossimo futuro, partendo dall’analisi di tre macroaree: Inventare, Produrre e Distribuire. Quella in programma, dalle 15 alle 18, sarà dunque una tavola rotonda ricca di interventi dalla quale senza dubbio emergeranno spunti interessanti e confronti proficui. Si comincerà con i saluti del presidente di Tsf, Lorenzo Zanon, del sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, e del presidente dell’Arlef, Eros Cisilino. Quindi prenderà il via la tavola rotonda condotta da Michele Polo, coordinatore dell’evento e attore che facendo riferimento al tema trattato ha ricordato: «Lavorare con i bambini e il friulano oggi significa continuare un lavoro iniziato circa mille anni fa». A portare il loro contributo ci saranno Massimo Somaglino, direttore artistico di Tsf; Alberto Bevilacqua, direttore dell’Ente Regionale Teatrale Fvg; Elisa Braun, project manager del progetto europeo Phōnē ; Silvia Colle, curatrice e formatrice progetti per l’infanzia ed il teatro; Serena Fogolini, di Docuscuele della Societât Filologjiche Furlane; Anna Gubiani, dramaturg, associazione Matearium; Rita Maffei e Francesca Puppo, del Css Teatro Stabile d’innovazione Fvg – Contatto Tig; Danijel Malalan, direttore del Teatro Stabile Sloveno-Slovensko Stalno Gledališče; Claudio Mariotti, della compagnia Teatroalquadrato; Giorgio Parisi della Compagnia Teatro della Sete; Mario Mirasola, responsabile dei programmi italiani e friulani per la sede Rai Fvg, e Arianna Zani programmista regista della sede Rai Fvg.

TEATRI STABIL FURLAN – Fondato nel 2019 su iniziativa del Comune di Udine, il Teatri Stabil Furlan è un’Associazione Culturale, riconosciuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha come soci fondatori il Comune di Udine, l’Arlef – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, la Società Filologica Friulana, la Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il Css Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, la Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, e come scopo statutario l’attività di produzione e circuitazione di spettacoli teatrali professionali che valorizzino la lingua e la cultura friulane utilizzando la lingua friulana o altre minoranze linguistiche e che abbiano caratteristiche di professionalità in tutte le loro componenti artistiche, tecniche ed organizzative.

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In copertina e all’interno immagini di uno spettacolo del Tsf. (Foto Glauco Comoretto)

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L’Aquila in mosaico di Peressini

Per la ricorrenza del 3 aprile, che celebra la nascita della Patria del Friuli nel 1077, l’artista Nello Peressini, socio del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco, ha realizzato in mosaico un’originale immagine della bandiera con l’aquila patriarcale.

Il Teatri Stabil Furlan stasera su Rai3 bis. Onde Furlane e Klaris sono protagoniste

Oggi 19 marzo, ricorrenza di San Giuseppe, alle 21.20 su Rai3 bis (canale 810 del digitale terrestre), sarà trasmessa la seconda parte del documentario sullo spettacolo “Ce crodistu di fâ?!” del Teatri Stabil Furlan – produzione del Tsf realizzata in collaborazione con Compagnia Pier21-Looewarden (della Frisia, appunto), e con il sostegno di Fondazione Bon, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e dell’Ambasciata Olandese in Italia (provincia di Frisia) – andato in scena al Teatro Luigi Bon di Colugna.
Il documentario la scorsa settimana è sbarcato in tv, grazie alle riprese della Rai, arricchito dalle interviste fatte dalla regista di Arianna Zani agli attori Federico Scridel e Carla Manzon, alla traduttrice Serena Fogolini, e al direttore artistico del Tsf, Massimo Somaglino. Stasera andrà in onda la seconda parte che sarà possibile vedere in replica venerdì prossimo, alle 21.40, sempre su Rai3 bis. Il documentario sullo spettacolo sarà anche disponibile online tra i contenuti di RaiPlay.
Il protagonista della rappresentazione è un coltivatore diretto dei nostri tempi, alle prese con l’antica tradizione contadina del lavoro della terra e con le difficoltà del mondo d’oggi: cambiamenti climatici, lavorativi, burocratici. Temi assai attuali, di spessore, ma proposti senza tralasciare momenti di ironia e riso amaro. Le scene, ricostruite esattamente sul progetto originale, hanno permesso una messinscena identica alla versione frisona, diretta dallo stesso regista Jos Thie, in un rapporto inedito trans-europeo che lega nel lavoro teatrale due lingue minoritarie e due culture che hanno molte cose in comune.

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Due settimane fa, mercoledì 28 febbraio e venerdì 1° marzo, la libreria Tarantola di Udine ha ospitato due eventi di presentazione di altrettanti libri. Il primo appuntamento ha riguardato “Nazioni in cerca di stato”, libro edito da Donzelli che, come è esplicitato dal suo sottotitolo, dà conto del lavoro di ricerca su «autonomismi, indipendentismi e conflitti sociali in Europa occidentale» condotto da Paolo Perri, assegnista di ricerca in Storia contemporanea all’Università della Valle d’Aosta. Il secondo, invece, era dedicato a “Senza residenza”, agevole pubblicazione di Enrico Gargiulo, professore associato di sociologia all’Università di Bologna, edita da Eris, in cui l’attenzione è puntata sulla residenza e sul suo effettivo riconoscimento formale, che in pratica si rivela come un dispositivo di selezione della popolazione e delle sue componenti “desiderabili” e “legittime”.

Entrambe le presentazioni, che sono state organizzate con la collaborazione dell’associazione Aps Klaris e di Radio Onde Furlane, sono state caratterizzate con lo slogan «Libris… di scugnî lei». Quella stessa frase, la quale riprende il titolo di un programma dedicato alla lettura proposta anni fa da Onde Furlane, che a sua volta parafrasava quello di una celebre raccolta di poesie di Leo Zanier, è stata scelta anche per la riduzione radiofonica dei due appuntamenti, in programmazione sui 90 Mhz, sui 90.2 Mhz, sui 105.6 Mhz e su www.radioondefurlane.eu da oggi al 22 marzo prossimo, con inizio alle 8.30.
Le prime due puntate proporranno una sintesi del confronto tra Paolo Perri e il sociologo e politologo Adriano Cirulli e lo storico e politologo Marco Stolfo, che ha toccato i principali contenuti di “Nazioni in cerca di stato”, a cavallo tra Scozia, Catalogna, Corsica, Paese Basco e Irlanda del Nord: una comparazione delle dinamiche che, tra società, economia, cultura e politica, caratterizzano i diversi percorsi e conflitti e trasformano, in particolare in alcuni casi, movimenti e partiti che ne sono i principali interpreti da forze marginali in veri protagonisti della vita politica.
Giovedì 21 e venerdì 22, invece, si potrà ascoltare il resoconto dell’incontro tra Enrico Gargiulo e Antonella Nonino dell’associazione Vicini di casa, che dal 2013 al 2018 è stata anche assessore ai diritti e all’inclusione sociale del Comune di Udine. In questo caso l’attenzione sarà puntata sui diversi aspetti della situazione di chi non è formalmente “residente” e pertanto è più vulnerabile e ricattabile. L’intera serie sarà successivamente archiviata in rete sulla pagina Spreaker di Onde Furlane e resa disponibile anche in modalità podcast.

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In copertina, ecco una scena di “Ce crodistu di fâ?!” colta da Glauco Comoretto.