Il primo Natale di monsignor Calligaro a Tarcento: in Parrocchia (fede, cultura e arte) un luogo dove tutti sono desiderati

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Primo Natale a Tarcento per monsignor Luca Calligaro che, dopo aver celebrato la tradizionale Messa di Mezzanotte, oggi presiederà la solenne Eucarestia delle 11 nel Duomo di San Pietro Apostolo. Proprio in vista delle feste di fine anno, il nuovo arciprete – arrivato da Martignacco a fine ottobre – ha indirizzato ai suoi nuovi parrocchiani una lettera che era in distribuzione in Chiesa domenica scorsa, ultima di Avvento, quando con la fiammella della Luce delle Pace di Betlemme, portata dagli Scout, ha acceso l’ultimo dei quattro tradizionali ceri che simboleggiano il periodo di attesa al grande evento cristiano della Natività. Messaggio nel quale don Luca esprime la «gratitudine ad ognuno di voi per il calore e l’affetto con cui mi avete accolto», aggiungendo che «nell’attesa di incontrarvi tutti e di conoscervi personalmente vi accompagno con la mia preghiera e con la benedizione del Signore».

La Luce della Pace di Betlemme.


«Sono molto contento di essere giunto tra voi, in questa grande Comunità – scrive l’arciprete -, e di inserirmi nella gloriosa storia di questa antica Pieve, seguendo i passi dei miei illustri predecessori, quali monsignor Di Gaspero, monsignor Frezza e monsignor Corgnali. La Parrocchia può e desidera essere ancora oggi un punto fermo di incontro, fede, spiritualità, cultura e arte, dove tutti si sentono accolti a casa, dove per tutti c’è un posto e dove tutti sono attesi e desiderati. Proprio per questo, è necessario camminare insieme sui sentieri di questo tempo che il Signore ci ha donato permettendoci di dare il meglio di noi mettendoci al servizio degli altri, che per noi cristiani non risultano estranei ma fratelli e sorelle che camminano al nostro fianco».
Ma come raggiungere questo obiettivo? «Per permetterci di realizzare tutto questo – spiega don Luca – sono necessarie prima di tutto delle persone di buona volontà che si dedicano al progetto comune della realtà parrocchiale e poi gli spazi adeguati a permetterci di realizzare questo sogno. Proprio per questi motivi, è con molta delicatezza che mi rivolgo a tutti voi, proprio in queste festività, per chiedervi un sostegno come partecipazione concreta ai bisogni della Chiesa». E, al riguardo, il parroco cita anche un problema contingente: «Sarebbe mio desiderio riuscire ad accendere un po’ di riscaldamento nel nostro Duomo al fine di poter vivere meglio le celebrazioni di queste festività. Vi ringrazio fin d’ora per la generosità che esprimerete nei confronti della Parrocchia, per il suo mantenimento e perché in questo modo gli spazi del nostro stare insieme potranno essere sempre più decorosi ed accoglienti». E l’arciprete poi continua: «Molte altre sono le iniziative che la Parrocchia, sostenuta dal vostro contributo e dal lavoro gratuito di moltissime persone, realizza a favore dei nostri bambini, dei nostri giovani, delle famiglie, degli anziani… e molte ancora sono le iniziative che vorremmo porre in essere per fare sentire sempre più viva e dinamica la presenza della Parrocchia sul territorio».

L’interno del Duomo…


La lettera ai tarcentini di don Luca Calligaro si era aperta con un suo breve profilo, ricordando che è nato e cresciuto nella vicina Buja (ha 42 anni) dove, ricordo, si è formato alla “scuola” di indimenticati pievani, come Aldo Bressani – che arrivò da Nimis dove il sacerdote fu formato da un grande bujese, monsignor Beniamino Alessio -, e il gemonese Emidio Goi. «Ho frequentato – prosegue – il Seminario di Castellerio e terminato gli studi di Teologia a Roma e a Padova. Dal 2006 al 2016 ho prestato il mio servizio pastorale nella Parrocchia di Lignano Sabbiadoro, dal 2016 al 2024 nella Collaborazione Pastorale di Martignacco e Moruzzo, e ora dal 27 ottobre sono qui a Tarcento insieme a voi». Come è noto, don Calligaro ha raccolto l’eredità spirituale, e materiale, di monsignor Duilio Corgnali, vinto da una grave quanto rapida malattia nello scorso mese di gennaio. E, come lui stesso ha ricordato, segue un altro grande parroco, monsignor Francesco Frezza – pure lui originario di Nimis – che si era spento proprio il giorno dell’Epifania, grande festa per Tarcento, di cinque anni fa.

… e il suo bel portale.

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In copertina, monsignor Luca Calligaro durante la Messa dell’ultima di Avvento.

Natale in musica a Nimis, Tarcento e Monteprato tra gospel, fisarmoniche e canti nella Notte dei “Madins”

(g.l.) Bella musica, tutta intonata allo spirito del Natale, tra oggi e domani a Nimis, Tarcento e Monteprato, con gospel, auguri tra le festose note delle fisarmoniche e canti per la Natività di Nostro Signore. Ma ecco, in dettaglio, le proposte nelle tre località.

NIMIS – Questa sera, alle 20.30, nel Duomo di Santo Stefano grande concerto di musica gospel con la straordinaria voce della cantante panamense Emely Myles che, in anteprima nazionale, sarà accompagnata al pianoforte dal maestro Rudy Fantin. Ingreso libero e ambiente riscaldato.

TARCENTO – “Auguri i musica” oggi, alle 18, nella ex scuola di via Pascoli, con il Gruppo Fisarmonicisti Tarcento – Ensemble Flocco Fiori, diretto da Massimo Pividori. La notissima compagine, molto applaudita qualche giorno fa a Strassoldo di Cervignano, conta diversi musicisti di Nimis, a cominciare dallo stesso maestro. Ingresso libero.

MONTEPRATO – Nella piccola frazione montana di Nimis tradizionale Notte di Natale. Domani, alle 22, nella Chiesa di San Giorgio, Messa dei “Madins” – come è da sempre chiamato in lingua friulana il rito della Natività – cantata dal coro “Vôs de Mont” di Tricesimo, diretto dal maestro Marco Maiero.

Gruppo Fisarmonicisti Tarcento

Rudy Fantin

Vôs de Mont

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In copertina, la cantante panamense Emely Myles che stasera canterà in anteprima nazionale nel Duomo di Nimis.

Tarcento, da domani la mostra “Iubilum” con le opere degli artisti del Cormôr

(g.l.) È intitolata “Iubilum” la bella mostra che sarà inaugurata domani, 14 dicembre, a Tarcento nello storico Palazzo Frangipane, a cura del Gruppo artistico Cormôr, con il patrocinio della civica amministrazione e della Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo, nonché con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine. Parteciperanno alla cerimonia inaugurale, che si terrà appunto domattina alle 11.30, la Scuola paritaria Domus Mariae e il coro concittadino Voci e Suoni. La mostra potrà essere, quindi, visitata ogni sabato e domenica fino a lunedì 6 gennaio, ricorrenza dell’Epifania, la cui festa è celebrata a Tarcento con particolare solennità, con orari 10-13 e 15-18.

Tarcento, il Premio Epifania ha 70 anni: storico riconoscimento che rende merito ai talenti d’esempio per i giovani friulani

«Un Premio prestigioso per questa terra, perché riconosce da 70 anni il merito di chi con il proprio lavoro o la propria attività ha saputo conseguire risultati importanti partendo dai valori più profondi del Friuli: il senso di comunità, l’attaccamento alla propria terra e i talenti che hanno sempre consentito alla nostra gente di reagire alle difficoltà e di trasformare in eccellenze il lavoro e la passione». Lo ha detto l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, che ieri a Tarcento ha partecipato, in rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia, alla riunione del Comitato per il Premio Epifania in qualità di componente della Commissione che assegna gli annuali riconoscimenti.

Barbara Zilli

Tra i membri della Commissione che hanno preso parte ai lavori – oltre allo stesso rappresentante della Giunta Fedriga e al sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, che funge da presidente – il prorettore dell’Università degli studi di Udine Andrea Caffarelli, per l’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia Amos D’Antoni, l’assessore Federico Pirone per il Comune di Udine e il presidente della Società Filologica Friulana, Federico Vicario.
Come ha sottolineato l’assessore Zilli, l’opportunità offerta dal Premio è anche quella di dare ai giovani dei modelli virtuosi da seguire, soprattutto in un momento come quello attuale in cui i ragazzi hanno un compito importante per disegnare il futuro dei nostri territori e «guardare agli esempi di chi nella vita ha dimostrato di avere raggiunto grandi traguardi credendo in se stesso e mettendo a frutto il patrimonio lasciato dalla nostra storia può essere un valido aiuto – ha concluso – per crescere consapevoli e forti».

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In copertina, una stupenda panoramica di Tarcento con i ruderi del Castello di Coja fulcro delle celebrazioni epifaniche con l’accensione del famoso Pignarûl Grant.

(Foto Ulderica Da Pozzo)

A Tarcento un nuovo grande successo per le fisarmoniche senza confini. E ora arrivederci alla decima edizione

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Alessio Screm segue praticamente dalla nascita “Uniti dalla fisarmonica”, la coinvolgente serata dedicata al popolare strumento che a Tarcento si ripete ogni autunno da nove anni. E concludendo l’ultimo concerto, coronato da un grande successo – anche se quelli precedenti non erano stati da meno -, il musicologo friulano, dopo aver offerto una ricca e competente presentazione del programma, ha dato appuntamento alla decima edizione. Un annuncio che è stato accolto dagli scroscianti applausi del folto pubblico raccolto al Teatro Margherita e che ha seguito con entusiasmo le varie interpretazioni, a cominciare da quelle del Gruppo fisarmonicisti Tarcento – Ensemble Flocco Fiori che, sotto la direzione di Massimo Pividori, organizza la ormai tradizionale e quindi irrinunciabile manifestazione.

I musicisti di casa – alcuni sono della vicina Nimis, come lo stesso direttore artistico – hanno pertanto rappresentato la “voce” del Friuli, ma gli ospiti provenivano dalle vicine Austria e Slovenia, e pure dalla ben più lontana Cina. Tutti uniti, appunto, da quel senso di amicizia senza confini che la fisarmonica, a bottoni o a tastiera nulla cambia, sa sempre sprigionare. Molto applaudita infatti Wei Duan, giovane virtuosa dell’immenso Paese asiatico, la quale ha proposto dal repertorio contemporaneo cinese “Paintings of Bashu”, una suite nella quale riecheggiano temi popolari orientali, e “Jasmine Flower”, il “canto antico del gelsomino”, una pagina delicatissima e suggestiva che esprime l’animo di quelle genti, tanto da essere proclamata dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’Umanità.
Entusiasmo alle stelle, poi, durante l’esibizione della Fisorchestra “Revapo”, proveniente da Leibnitz, una cittadina della Stiria meridionale a pochi chilometri dalla Slovenia. Il gruppo, fondato dal direttore artistico Walter Bigler, è stato guidato in un programma molto bello – concluso addirittura da un apprezzatissimo bis che ha proposto una trascinante “fiorita” di celebri canzoni italiane – dal giovane maestro Žan Trobas, il quale poi, in una applaudita interpretazione, ha accompagnando la calda voce di Sandra Čepin, coronando così l’esecuzione di grandi brani di Bach, Dvorak, Jenkins, Piazzolla e Jekic.
Ma a fare gli onori di casa era stato proprio il Gruppo fisarmonicisti Tarcento, con la sua Ensemble che ricorda l’indimenticabile Flocco Fiori, il quale ha eseguito, nelle trascrizioni per fisarmonica, l’Allegro con brio dalla “Sinfonia n. 25 in sol minore” di Wolfgang Amadeus Mozart, una dedica ad Ennio Morricone da “C’era una volta il west” e “L’uomo e l’armonica”, oltre a brani scelti dalla colonna sonora di “Mission impossible” di Danny Elfman. Gran finale con una coinvolgente e originale esecuzione solistica, da parte di Massimo Pividori, del celeberrimo “Inverno” vivaldiano. Il brano, che conclude le famosissime Quattro Stagioni del “prete rosso”, è stato trascritto dal direttore del Gruppo tarcentino con effetti davvero sorprendenti ed efficaci nella interpretazione di una pagina in cui il violino solo è grande protagonista.
Alla fine del bellissimo concerto, il momento dei ringraziamenti con il ricordo di due musicisti che purtroppo sono scomparsi prematuramente: Luca De Cillia, socio fondatore dell’Ensemble, e Maurizio Durì, morti dieci e due anni fa. Del secondo, in particolare, è stato rinnovato il ringraziamento del Gruppo fisarmonicisti per l’importante lascito di strumenti a beneficio del sodalizio musicale. La breve cerimonia, coordinata dalla neopresidente del Gft, Antonella Rossi, ha visto salire sul palco per un saluto anche l’assessore municipale Silvia Fina, la quale, interpretando pure i sentimenti del sindaco Mauro Steccati, ha espresso il più vivo compiacimento per la riuscita della serata, auspicandone una ulteriore crescita già dalla prossima edizione, che appunto sarà la decima. Conoscendo la bravura del Gruppo fisarmonicisti Tarcento e dello stesso maestro Pividori questa è assicurata. E allora, per dirla proprio con Alessio Screm, arrivederci al 2025!

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In copertina e all’interno alcune immagini del bellissimo concerto organizzato dal Gruppo fisarmonicisti Tarcento diretto dal maestro Massimo Pividori.

(Foto Daniel Longo)

Quattro novembre, dall’omaggio ai Caduti un auspicio di pace: quello che a Nimis si era levato forte dal ricordo delle tragedie del 29 settembre 1944

di Giuseppe Longo

NIMIS – Quattro novembre, Festa dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze armate. Ma anche, e soprattutto, doveroso ricordo dei Caduti di tutte le guerre. Un omaggio unito a un auspicio sempre più pressante di pace, in un mondo attraversato da conflitti e tante inquietudini. Ma a Nimis questa celebrazione avviene tradizionalmente con un mese di anticipo, in occasione del ricordo del devastante incendio che il 29 settembre 1944 distrusse quasi completamente il paese pedemontano, intrecciandosi con «l’odissea dei profughi e l’orrore della deportazione», come aveva detto nel suo discorso celebrativo per l’80° anniversario il commissario straordinario Giuseppe Mareschi. Pesante il bilancio di quella rappresaglia nazifascista:  le vittime civili furono 22, i partigiani uccisi 40, i deportati nei Lager 86, dei quali solamente 40 fecero ritorno nelle loro famiglie. Ricordiamo, allora, quella cerimonia, avvenuta nel parco della Rimembranza che sorge accanto al Duomo.

«Oggi ricordiamo – aveva esordito il funzionario regionale incaricato di guidare il Comune fino alle amministrative della prossima primavera – l’ottantesimo anniversario dell’incendio e della distruzione di Nimis. Pur nella mancanza di una rigorosa ricostruzione storica, i fatti sono noti e chiari nella loro crudeltà ed efferatezza. L’esasperazione della popolazione friulana alle violenze e angherie nazifasciste ha portato a una ricerca di liberà a cui hanno fatto seguito bestiali operazioni di rappresaglia, che per questa comunità hanno significato l’eccidio di Torlano, le uccisioni di Nongruella e appunto la distruzione di Nimis. Come in Carnia anche qui era stata realizzata la Zona libera del Friuli orientale e la distruzione di Nimis è stata la risposta alla legittima aspirazione di affrancamento e di pace della popolazione. E ancor più disumano, al di la della distruzione di abitazioni ed edifici, è stato il disegno di disgregare una intera comunità. Volontà però – aveva aggiunto il dottor Mareschi – che non ha impedito agli abitanti di Nimis di ricostruire, oltre agli edifici, la propria comunità, grazie alla tenacia, alla volontà e all’amore per la propria terra e identità. Oggi gli strumenti per preservare e mantenere vivi questi ideali e senso di comunità sono il ricordo e la memoria. Ricordo che è richiamare e tenere presente nell’animo e nel sentimento fatti e persone; memoria che nascendo dal ricordo è azione che sorregge e puntella il nostro essere umani e concorre a creare la nostra identità».
«Ed è per questo che ricordo e memoria – aveva sottolineato ancora il commissario – devono essere patrimonio di tutti e specialmente dei giovani, di chi non avendo vissuto direttamente gli eventi, solo attraverso il ricordo e la memoria possono veramente capire quanti sacrifici sono stati fatti, quanto vite sacrificate per la loro libertà di oggi. E quindi operare per rafforzare lo spirito di comunità e volere la pace. Ed è con questo sentimento che a nome di tutti i cittadini di Nimis onoro i Caduti e quanti hanno sofferto e ancora oggi portano su di loro la tragica eredità dell’incendio e della distruzione di Nimis di 80 anni fa. E che questo onore non sia solo testimonianza ma strumento di impegno per il bene della intera comunità di Nimis».


Il commissario straordinario, concludendo il suo intervento commemorativo e interpretando i sentimenti della popolazione di Nimis, aveva quindi avuto parole di riconoscenza per tutte quelle comunità che ospitarono i profughi in seguito a quel “tragico San Michele” – come ebbe a definire quel 29 settembre 1944 monsignor Beniamino Alessio, indimenticato pievano del tempo -, a cominciare da Tarcento, che assicurò un tetto per alcuni mesi a ben 1800 persone, a Reana del Rojale e Tavagnacco, ma anche le più lontane comunità rivierasche di Ruda, Terzo d’Aquileia, Fiumicello e Villa Vicentina che accolsero soprattutto i bambini delle famiglie rimaste senza casa. «Un grazie a Voi tutti qui presenti – aveva concluso Mareschi -, a tutte le autorità, gruppi e associazioni a tutte le personalità civili e militari, che con la loro presenza hanno onorato questa comunità. Portiamo nei nostri cuori questo momento e questi valori, ma che siano cuori che li portano a tutti».
Il discorso ufficiale del commissario era stato preceduto dalla tradizionale deposizione di corone d’alloro dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello delle vittime dei Lager nazisti, la cui costruzione fu promossa dal commendator Bruno Fabretti, presidente della locazione sezione Ex internati, scomparso centenario poco più di un anno fa: a ogni cittadino di Nimis morto nei campi di concentramento è stato dedicato un rintocco dell’unica campana della Chiesa di Centa risparmiata dal terremoto del 1976. E prima ancora della cerimonia civile c’era stato un momento di riflessione e preghiera con la Messa di suffragio celebrata in Santo Stefano da monsignor Rizieri De Tina: davanti all’altare, una originale interpretazione dell’Incendio di Nimis da parte dei bambini della Scuola materna. All’omelia, il sacerdote aveva insistito sui valori della fratellanza e del rispetto reciproco, nelle differenze e diversità di ognuno, gli unici sentimenti che possono assicurare quella pace di cui abbiamo beneficiato per ottant’anni, ma che oggi potrebbe essere messa a rischio da quei conflitti e da quelle inquietudini che, come detto, purtroppo sono in atto anche a poche centinaia di chilometri da questa nostra terra. Che i valori del 4 novembre, ma anche di quel 29 settembre, continuino ad avere vittoriosa affermazione!

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In copertina, la campana della Chiesa di Centa durante i rintocchi dedicati alle vittime dei Lager; all’interno, la cerimonia commemorativa presieduta dal commissario Giuseppe Mareschi dinanzi ai due monumenti, l’altare del Duomo di Santo Stefano con la raffigurazione delle case incendiate fatta dai bambini della Scuola materna parrocchiale e i familiari di Bruno Fabretti davanti al monumento voluto dal loro congiunto scomparso nel 2023.

Tutti i Santi, prima solennità a Tarcento per monsignor Luca Calligaro nuovo arciprete. “Ora mi sintonizzerò con voi per fare un proficuo cammino insieme”

di Giuseppe Longo

TARCENTO – «Questa è la prima solennità che celebro con voi, nuovi parrocchiani di Tarcento: ed è quella che dà inizio a quell’importante cammino che faremo insieme. Sono molto contento per questa mia nuova esperienza e vi sono grato per il calore con cui mi avete accolto. Sarà una mia grande gioia potervi conoscere tutti personalmente al fine di sintonizzarmi con voi e per stabilire con ognuno una relazione che risulterà sicuramente proficua e di soddisfazione reciproca». Con queste parole, pronunciate nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, monsignor Luca Calligaro ha concluso la Messa solenne di Tutti i Santi, la prima, appunto, dopo la festa di insediamento di domenica scorsa, quando il nuovo pievano, che raccoglie l’eredità spirituale di monsignor Duilio Corgnali, scomparso in gennaio a causa di una malattia rivelatasi senza speranze, è stato presentato alla comunità cristiana dall’arcivescovo Riccardo Lamba.

Per la importante cerimonia di “immissione in possesso” monsignor Calligaro – che proveniva da Martignacco – è entrato in Duomo rivestito dagli abiti prelatizi spettanti al sacerdote che riceve la responsabilità della storica Pieve tarcentina, fino a pochi anni fa anche sede foraniale, ruolo oggi assorbito nella “Forania della pedemontana” molto più vasta avendo inglobato, in seguito alla riforma Mazzocato, anche le Foranie di Gemona, Nimis e Tricesimo, alla cui guida c’è il vicario foraneo Dino Bressan, arciprete di quest’ultima località: Tarcento vi partecipa attraverso la sua Collaborazione pastorale, guidata appunto dal parroco coordinatore e composta dalle Chiese di Lusevera, Pradielis, Villanova delle Grotte, Magnano in Riviera, Billerio, Bueriis, Ciseriis, Coia-Sammardenchia, Collalto, Collerumiz, Loneriacco, Sedilis e Segnacco, oltre che dalla stessa Tarcento. Durante il solenne e partecipato rito – presenti in una Chiesa gremita anche decine di sacerdoti oltre a diversi sindaci della zona, con il collega primo cittadino Mauro Steccati, e ai rappresentanti delle associazioni locali – il nuovo pievano ha risposto alle domande del rituale di insediamento postegli dal presule, assicurando tutta la propria disponibilità, accanto alla collaborazione con l’autorità diocesana, per guidare al meglio la comunità cristiana che gli è stata appena affidata.
Un cammino che il giovane arciprete – ha appena compiuto 42 anni! – si accinge a compiere sulla strada tracciata dal ricordato Duilio Corgnali e da altri illuminati predecessori come Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero, avendo avuto come guida l’esempio e i valori assorbiti fin da bambino nella sua Buja, quando il suo avvicinamento alla vocazione religiosa è avvenuto alla “scuola” di Aldo Bressani e di Emidio Goi. Valori ed esempio che ora monsignor Luca Calligaro dispenserà ai suoi nuovi parrocchiani, quelli che appunto fanno parte della ricordata “Collaborazione pastorale di Tarcento”.

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In copertina, monsignor Luca Calligaro durante la sua prima benedizione solenne nella festività di Tutti i Santi; all’interno, la cerimonia di insediamento presieduta in Duomo dall’arcivescovo Riccardo Lamba.

Fisarmoniche senza confini stasera a Tarcento: con l’Ensemble Flocco Fiori anche gli amici stiriani di Leibnitz

(g.l.) Grande attesa a Tarcento per la imperdibile serata con le fisarmoniche “senza confini” che vede protagonista, nella sua organizzazione, l’Ensemble Flocco Fiori del Gruppo fisarmonicisti Tarcento, diretto da Massimo Pividori. Come già annunciato, fisarmonicisti dal Friuli, dall’Austria, dalla Slovenia e, addirittura dalla lontanissima Cina, saranno insieme per la nona edizione di “Uniti dalla fisarmonica”: l’appuntamento è dunque per stasera, 2 novembre, con inizio alle ore 20.30 in Sala Margherita, viale Marinelli. Dopo la partecipazione negli scorsi anni di nomi importanti del professionismo fisarmonicistico, come Viatcheslav Semionov e Lev Lavrov dalla Russia, Peter e Mady Soave, Mary Tokarski, Joe Cairo, Joey Miskulin, Eddie Monteiro dagli Stati Uniti, Petar Marić dalla Serbia, Adolfo Del Cont ed il duo Folksongs dall’Italia, con gli invitati di quest’anno la kermesse tarcentina stringe un forte legame con le terre ed i patrimoni confinanti, oltre che con il remoto Oriente, tutti uniti nel nome della fisarmonica.

Il Gruppo Fisarmonicisti Tarcento.


La serata, come sempre ad ingresso libero, ogni anno attira l’interesse di tantissimi amanti dello strumento a mantice. Promossa, appunto, dal Gruppo Fisarmonicisti Tarcento, è sostenuta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mauro Steccati e da Prima Cassa Credito Cooperativo Fvg. Come detto, la manifestazione musicale, più che affermata, porta ad ogni edizione concertisti di livello internazionale provenienti dalle più diverse località del mondo. La rosa degli ospiti dell’appuntamento odierno, durante una serata che sarà nuovamente condotta dal musicologo Alessio Screm, è composta dalla fisorchestra stiriana di Leibnitz “Revapo”, fondata dal direttore artistico Walter Bigler e diretta da Žan Trobas, formazione che si esibirà alternandosi ad un duo sloveno capitanato ancora da Trobas con brani dal repertorio di Bach, Dvorak, Jenkins, Piazzolla, Jekic, oltre ad un medley con la partecipazione della cantante Sandra Čepin.

Wei Duan

Alessio Screm

Particolarmente attesa è la presenza della giovane fisarmonicista originaria dalla Cina, Wei Duan, la cui carriera di studi, iniziata con i maestri Liu Yong Yuan e Xie Yan, l’ha portata a conseguire la laurea al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste sotto la guida di Corrado Rojac ed a perfezionarsi con docenti di fama internazionale come Friedrich Lips, Viatcheslav Semionov, Elsbeth Moser, Primoz Parovel, Borut Zagoranski, Janne Rattya, Raimondas Sviackevicius, Hans Mayer e Boris Lenk. Eseguirà dal repertorio contemporaneo cinese “Paintings of Bashu”, una suite di Huang Huwei che prende a prestito temi dal patrimonio popolare orientale, e “Jasmine Flower” nelle rivisitazioni di Wu Yan, il “canto antico del gelsomino”, come viene definito, divenuto Patrimonio dell’umanità Unesco. Mentre a fare gli onori di casa sarà proprio l’Ensemble Flocco Fiori di Tarcento che eseguirà, nelle trascrizioni per fisarmonica, l’Allegro con brio dalla “Sinfonia n. 25 in sol minore” di Wolfgang Amadeus Mozart, una dedica ad Ennio Morricone da “C’era una volta il west” e “L’uomo e l’armonica”, oltre a brani scelti dalla colonna sonora di “Mission impossible” di Danny Elfman, chiudendo con la trascrizione dello stesso maestro Pividori dall’“Inverno”, uno fra i più noti movimenti delle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi.

La fisorchestra di Leibnitz.

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In copertina, il maestro Massimo Pividori regista della manifestazione musicale.

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Con l’apprezzamento del Club per l’Unesco di Udine.

A Tarcento comunità cristiana in festa per dare il benvenuto al nuovo arciprete

(g.l.) Grande festa oggi per la comunità cristiana di Tarcento che accogliera il nuovo parroco. Come è noto, l’arcivescovo Riccardo Lamba ha scelto monsignor Luca Calligaro – 42 anni, originario di Buja -, per assumere l’importante eredità spirituale lasciata da monsignor Duilio Corgnali, scomparso nello scorso gennaio a causa di una grave, quanto rapida, malattia. Don Calligaro sarà accolto durante una solenne celebrazione che si terrà questo pomeriggio, con inizio alle 15, nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo dove il sacerdote riceverà le chiavi della storica Pieve dallo stesso monsignor Lamba.
Il nuovo arciprete sarà anche coordinatore della Collaborazione pastorale di Tarcento, la realtà territoriale che ha sostituito la storica Forania in seguito alla riforma promossa pochi anni fa dall’arcivescovo Mazzocato. Assieme a lui, proseguiranno nel proprio servizio don Enzo Cudiz (parroco di Magnano in Riviera, Billerio e Pradielis) – che ha guidato la Parrocchia dopo la morte di monsignor Corgnali -, don Corrado Marangone (parroco di Bueriis), don Renzo Milvio Calligaro (parroco di Lusevera e Villanova delle Grotte) e don Adolfo Volpe (amministratore parrocchiale di Segnacco), oltre a monsignor Luigi Fabbro a Ciseriis e al collaboratore pastorale don Boguslaw Kadela. Il nuovo parroco di Tarcento fino a poche settimane fa era il punto di riferimento spirituale di Martignacco e di altri paesi di quella Collaborazione pastorale.
Nato a Gemona il 30 maggio 1982, monsignor Luca Calligaro è cresciuto a Buja – per quattordici anni ebbe come guida monsignor Aldo Bressani, l’indimenticato pievano arrivato da Nimis – ed è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo Pietro Brollo il 27 giugno 2009. Dopo una importante esperienza iniziale a Lignano, il sacerdote si è occupato delle quattro Parrocchie della Collaborazione pastorale di Martignacco: Nogaredo di Prato-Faugnacco, Moruzzo, Santa Margherita del Gruagno e lo stesso capoluogo. E oggi farà, dunque, il suo solenne ingresso a Tarcento, dove si porrà sulla strada tracciata da grandi sacerdoti come appunto Duilio Corgnali, Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero. Parroci che hanno davvero scritto la storia della Chiesa tarcentina.

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In copertina, don Luca Calligaro nuovo arciprete di Tarcento; qui sopra, il Duomo di San Pietro Apostolo.

Don Luca Calligaro è il nuovo arciprete di Tarcento: il 27 ottobre raccoglierà l’eredità di monsignor Duilio Corgnali

(g.l.) Domenica importante oggi per la comunità cristiana di Tarcento. Segna, infatti, l’annuncio ufficiale – dopo quello dato a mezzo stampa e social – della nomina del nuovo arciprete che succederà a monsignor Duilio Corgnali, scomparso nello scorso gennaio a causa di una grave, quanto rapida, malattia. L’arcivescovo Riccardo Lamba, subentrato appena in maggio ad Andrea Bruno Mazzocato ritiratosi per raggiunti limiti d’età, ha infatti affrontato ben presto il problema di dare una nuova guida spirituale alla Perla del Friuli, giungendo nella determinazione di destinare all’importante compito un giovane sacerdote – appena 42 anni! – originario della vicina Buja e attualmente parroco di Martignacco e altri paesi di quella Collaborazione pastorale. Si tratta di don Luca Calligaro che prenderà possesso della nuova sede domenica 27 ottobre, assumendo nel contempo anche la guida delle Parrocchie di Collalto, Collerumiz, Loneriacco e Sedilis. Don Calligaro sarà anche moderatore di Ciseriis e Coia-Sammardenchia, comunità in cui i parroci “in solidum” restano rispettivamente monsignor Luigi Fabbro e don Enzo Cudiz. Proprio quest’ultimo ha retto, molto apprezzato, le comunità tarcentine dopo la dolorosa e prematura dipartita di don Corgnali.
La nomina del nuovo arcivescovo di Udine era stata resa nota durante la recente seduta straordinaria del Consiglio pastorale della Collaborazione tarcentina, quell’istituto introdotto pochi anni fa dalla riforma promossa dallo stesso monsignor Mazzocato e che ha sostituito la storica Forania. Don Calligaro sarà pertanto anche coordinatore della Collaborazione pastorale di Tarcento. Assieme a lui, proseguiranno nel proprio servizio il citato don Cudiz (parroco di Magnano in Riviera, Billerio e Pradielis), don Corrado Marangone (parroco di Bueriis), don Renzo Milvio Calligaro (parroco di Lusevera e Villanova delle Grotte) e don Adolfo Volpe (amministratore parrocchiale di Segnacco), oltre appunto a monsignor Fabbro a Ciseriis e al collaboratore pastorale don Boguslaw Kadela.
Dicevamo che don Luca Calligaro è di Buja. Nato a Gemona il 30 maggio 1982, è infatti cresciuto nel centro collinare – per quattordici anni ebbe come guida monsignor Aldo Bressani, l’indimenticato pievano arrivato da Nimis – ed è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo Pietro Brollo il 27 giugno 2009. Dopo una importante esperienza iniziale a Lignano, il sacerdote si è occupato delle quattro Parrocchie della Collaborazione pastorale di Martignacco: Nogaredo di Prato-Faugnacco, Moruzzo, Santa Margherita del Gruagno e lo stesso capoluogo. Comunità che saluterà il 6 ottobre, preparandosi quindi al suo solenne ingresso a Tarcento il 27, dove si porrà sulla strada tracciata da grandi sacerdoti come appunto Duilio Corgnali, Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero.

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In copertina, un ritratto di don Luca Calligaro, 42 anni, che arriverà a Tarcento il 27 ottobre prossimo subentrando al defunto don Duilio Corgnali.