Tarcento riscopre i suoi 900 anni di storia fra i nonni della Opera Pia Coianiz: il racconto di Paolo Pellarini e le note della fisarmonica di Massimo Pividori

(g.l.) Tarcento oggi riscopre il suo passato e dove poteva farlo se non fra i suoi anziani che sono la memoria storica di una comunità? In occasione della ricorrenza dei 900 anni della cittadina, l’Opera Pia Coianiz ha infatti organizzato per questo pomeriggio, 21 febbraio, alle ore 15, un evento culturale sul tema “La Perla del Friuli” a cura dell’ingegner Paolo Pellarini con l’accompagnamento musicale di Massimo Pividori, direttore artistico del Gruppo Fisarmonicisti di Tarcento – Ensemble Flocco Fiori. Un pomeriggio quindi molto invitante – aperto a tutta la cittadinanza, con ingresso libero – che intreccia la storia della cittadina pedemontana con la sempre coinvolgente musica della fisarmonica, proposta appunto dal maestro Pividori che proporrà una scelta di brani intonato alla felice circostanza che, appunto, vuole ripercorrere con i nonni il passato della località.

Una panoramica su Tarcento…

… e lo storico Duomo.

Uno dei siti più antichi del Comune di Tarcento è senza dubbio quello del Castello di Coia, i cui ruderi dominano sulla suggestiva collina che sovrasta tutto l’abitato e fanno da sfondo ogni anno, la sera dell’Epifania, all’accensione del famoso “Pignarul Grant”: il maniero dei Frangipane fu costruito in età medioevale, esattamente nel 1313, e venne distrutto da un terremoto nel 1520, come ricorda una targa apposta sui suoi resti. I primi documenti che citano Tarcento risalgono al XII secolo, ma la cittadina ha senza dubbio origini molto più antiche. E uno degli edifici storici più interessanti e preziosi è la Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, il cui impianto attuale è settecentesco, ma il sito religioso affonda le sue radici nell’antichità come dimostrano i resti delle prime fondamenta, visibili all’interno del Duomo, rinvenuti durante gli scavi condotti in occasione dei restauri e delle ristrutturazioni post-sismiche. Ma, meglio fermarci qui per lasciar parlare proprio l’ingegner Pellarini, profondo conoscitore della storia del nostro Friuli e quindi anche di Tarcento. Appunto tra le note della fisarmonica del maestro Pividori.

Massimo Pividori

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In copertina, i ruderi del Castello di Coia uno dei siti più antichi di Tarcento.

A 50 anni dal terremoto, Rizieri De Tina e Luigi Gloazzo allora giovani sacerdoti in prima linea oggi a Venzone ricordano con Glesie Furlane la tragedia e la rinascita

(g.l.) Quel giovane prete del 1976, con basettoni e capelli neri, oggi è un anziano sacerdote di 81 anni da poco compiuti. E all’indomani del terremoto di mezzo secolo fa era uno dei preti più attivi della Chiesa udinese guidata dal grande arcivescovo Alfredo Battisti. Con lui, da oltre quattro decenni parroco di Nimis – anche se non più con la responsabità economica dell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio -, c’era anche don Luigi Gloazzo, più giovane di tre anni, da un quarto di secolo abbondante direttore della Caritas diocesana e da anni parroco di Povoletto. Ed entrambi animeranno questo pomeriggio un importante incontro che si terrà a Venzone, a palazzo Orgnani Martina, con inizio alle 15.30, dando un significativo inizio alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario di quel sisma che devastò mezzo Friuli. E Venzone e la vicina Gemona furono i centri più colpiti, divenuti poi protagonisti di una rapida e imponente ricostruzione, esemplare, tanto da essere indicata agli occhi del mondo come “modello Friuli”.


Rizieri De Tina, all’epoca parroco di Coia e Sammardenchia, e Luigi Gloazzo, in quel ’76 cappellano nella sua originaria Castions di Strada e poi parroco di Ciseriis e Zomeais – e quindi entrambi diretti collaboratori di monsignor Francesco Frezza, originario di Nimis e indimenticabile arciprete di Tarcento -, rievocheranno quei duri e intensi momenti successivi alle scosse del 6 maggio (e poi di settembre), anche ricordando il celebre motto che monsignor Battisti – «prima le fabbriche, poi le case e le Chiese» – fece proprio dopo averlo ascoltato il 10 maggio 1976, quattro giorni dopo la prima scossa distruttrice, da due grandi sacerdoti friulani, don Antonio Bellina e don Giuseppe Cargnello, «nella riunione – ricorda don Rizieri – che tutti noi sacerdoti facemmo nella cappella del Seminario». I due sacerdoti, a Nimis dal lontano novembre 1978 appena due anni dopo il sisma, saranno relatori dell’incontro dal titolo “Cu la int. Testemoniance di predis in prime linie tes tendopolis dal taramot dal ‘76”, appuntamento che fa parte del ciclo organizzato da Glesie Furlane «con l’intento – sottolinea La Vita Cattolica – di offrire “un’altra voce” e una prospettiva inedita nel percorso verso le celebrazioni in occasione dei 50 anni dal terremoto del 1976».
De Tina e Gloazzo porteranno, dunque, la loro testimonianza di preti in prima linea e sempre a fianco della gente nei difficili giorni che seguirono quell’indimenticabile 6 maggior 1976, ma anche negli anni della ciclopica ricostruzione che in poco tempo ha dato un volto nuovo al Friuli. Testimonianza che monsignor De Tina ha già anticipato in una bellissima intervista fattagli dal giornalista Stefano Damiani e trasmessa in questi giorni da Radio Spazio, ma che può si facilmente riascoltare reperendola sulla rete di Internet.

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In copertina, don Rizieri De Tina nei giorni successivi al terremoto del 1976; all’interno, nelle due foto di Bruno Fabretti il sacerdote assieme a don Luigi Gloazzo (monsignor Luigi Murador e don Flaviano Veronesi) durante la cerimonia d’ingresso nella Pieve di Nimis, accolti dall’arcivescovo Alfredo Battisti, nel novembre 1978 due anni dopo il sisma.

In tanti ieri a Sedilis per l’ultimo saluto ad Aldo Moretti, organista e “anima” del coro parrocchiale. Riconoscenti parole anche dagli amici cantori di Chialminis

(g.l.) Tanti volevano bene e stimavano Maurizio Moretti, da tutti però chiamato Aldo come lo zio sacerdote e partigiano, Medaglia d’oro al valor militare. La Chiesa di Sedilis, ieri pomeriggio, era infatti troppo piccola per accogliere tutti coloro che hanno voluto dare l’ultimo saluto al compaesano scomparso a 78 anni, ragioniere innamorato della musica, organista, direttore del coro parrocchiale della frazione di Tarcento e poi anche di quello di Chialminis. Le esequie sono state celebrate dall’arciprete Luca Calligaro, il quale dopo una sua riflessione ha ceduto la parola a don Gianni, amico da sempre di Aldo, che con accenti commossi ne ha tratteggiato la figura che resterà d’esempio nella piccola comunità ai piedi della Bernadia, ma non solo.
Prima che si concludesse il rito di commiato, tra i canti del suo amato coro, ha voluto infatti portargli un saluto anche Gianni Paganello, proprio per ringraziare Aldo Moretti per la sua dedizione al piccolo coro della frazione montana di Nimis, quello intitolato alla patrona Elena Imperatrice. Veramente toccanti le sue parole, piene di stima, amicizia e riconoscenza – espresse a nome anche degli altri cantori -, che hanno sottolineato  il suo amore per la musica. «Fin da bambino – ha raccontato -, lo ricordano incantato ad ascoltare i suoni ed i canti in Chiesa dove andava, di nascosto, a suonare “a orecchio-autodidatta”, prima l’harmonium e poi l’organo. Lo zio, monsignor Moretti, incoraggiò questa inclinazione. Aldo, che stava al Tomadini mentre frequentava le scuole medie di Udine, poté perfezionare le nozioni musicali. Proseguì gli studi da privatista e, grazie alle sue capacità intellettuali ed alla forte volontà, conseguì in due anni di scuola serale il diploma di ragioniere, con la valutazione di 60/60».
Paganello ha quindi ripercorso l’avventura locale dell’amico nel campo delle sette note. «A Sedilis costituì, istruì e diresse il coro parrocchiale che rendeva ancora più belle le solennità liturgiche. Ricordava, con orgoglio, di aver eseguito a Sedilis la “prima” del Credo Aquileiese musicato per l’occasione da don Albino Perosa». E non poteva non citare anche un momento di immenso dolore per Aldo. «La morte improvvisa del figlio Francesco nel 2003 fu devastante – ha infatti ricordato con commozione -. Però Aldo, affiancato da Anna e dai suo familiari, ha saputo reagire, diventando un punto di riferimento per la comunità. Anziché ripiegarsi su se stesso e chiudersi nel dolore, aveva deciso di aprirsi alla “famiglia-paese” proseguendo l’attività di organista e la direzione del coro parrocchiale». E, quindi, il ricordo personale: «Una quindicina di anni fa, le nostre strade si sono incrociate ed è diventato il nostro maestro nel Coro Sant’Elena di Chialminis. La prima esibizione, a Nimis, diretta da Aldo, è stata la Messa del Giovedì Santo, nel Duomo, il 28 marzo 2013. Tutti i canti erano in lingua friulana e latina. Durante le prove e gli incontri emergeva il suo vissuto. Ogni suo gesto, ogni suo sguardo, ogni sua parola, rivelavano una grande sensibilità». E ha concluso: «Grazie Aldo, per averci educato all’armonia che è l’essenza del canto corale».

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In copertina, Aldo Moretti morto a Sedlilis di Tarcento a 78 anni.

Educare e crescere insieme rafforzando la fiducia tra famiglie e insegnanti: il progetto Fism Udine e Fondazione Friuli

Crescita della fiducia tra famiglie e insegnanti, rafforzamento delle reti educative sul territorio, riconoscimento di un presidio educativo stabile apprezzato dalla comunità. Sono gli obiettivi più importanti raggiunti dal progetto “Educare e crescere insieme: scuola e famiglie per il futuro dell’infanzia” realizzato da Fism Udine, l’associazione che raggruppa 70 scuole dell’infanzia non statali e paritarie sul territorio, con il sostegno della Fondazione Friuli. Il progetto consiste in un servizio di supporto specialistico da parte di figure professionali specializzate (come psicologi dell’età evolutiva e pedagogisti) a disposizione delle famiglie e degli insegnanti ed educatori della fascia 0-6 anni.

Roberto Molinaro


Nell’ultimo anno sono 44 gli operatori (insegnanti ed educatori) ad aver operato suddivisi tra sportelli di consulenza, osservazioni sul campo, supervisione e momenti di restituzione delle osservazioni. Le attività hanno coinvolto i territori di Udine, Cervignano del Friuli, Grado, Nimis, Tarcento, Aiello del Friuli, Talmassons, Moggio Udinese e Paularo. Il progetto, infatti, è nato anche con l’obiettivo di superare barriere geografiche e culturali, portando il servizio di supporto anche in contesti periferici e meno raggiungibili, rafforzando così l’equità nell’accesso al sostegno educativo e familiare.
Parallelamente al lavoro con le scuole, sono stati attivati anche numerosi spazi di ascolto e consulenza rivolti ai genitori, occasioni preziose per affrontare dubbi educativi, difficoltà relazionali e bisogni specifici legati alla crescita dei figli. La possibilità di accedere a uno spazio non giudicante ha favorito la condivisione di esperienze e la costruzione di strategie concrete, rafforzando il dialogo scuola-famiglia. La fiducia instaurata è stata tale che scuole e famiglie, dopo un primo incontro, hanno spesso richiesto una seconda e, in diversi casi, una terza consulenza di follow-up, segno di continuità e di riconoscenza nei confronti delle scuole FISM e dell’istituzione stessa.
«Il risultato più prezioso di questo percorso è l’essere diventati un punto di riferimento stabile per la comunità educante. – sottolinea il presidente Roberto Molinaro –. La fiducia costruita nel tempo è un segnale concreto: la collaborazione tra soggetti educativi e territoriali è la chiave per sostenere le famiglie e accompagnare le comunità scolastiche. La richiesta di proseguire sul percorso avviato è un importante riconoscimento che il metodo adottato è vincente».
La conclusione del progetto, infatti, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’occasione per valorizzare quanto costruito e guardare avanti. L’auspicio condiviso è proseguire nel solco tracciato, ampliando ulteriormente il raggio d’azione per raggiungere un numero maggiore di famiglie e scuole e rafforzare ancora di più le reti educative territoriali, consolidando un modello di accompagnamento replicabile e sostenibile.

L’affettuoso omaggio di Tarcento a monsignor Duilio Corgnali a due anni dalla scomparsa. E a Udine il ricordo della Vita Cattolica (che diresse a lungo) nella festa del suo centenario

di Giuseppe Longo

Con una Messa di suffragio celebrata nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, Tarcento ha reso omaggio a monsignor Duilio Corgnali nel secondo anniversario della scomparsa, che ricorreva il 21 gennaio, e ieri mattina il nome del sacerdote-giornalista è risuonato anche a Udine durante la cerimonia dedicata al ricordo del centesimo anniversario della nascita de “La Vita Cattolica”, il settimanale diocesano di cui è stato a lungo direttore responsabile, rendendosi tenace interprete delle istanze, materiali e culturali, del Friuli uscito dalle devastazioni del terremoto di cinquant’anni fa. Don Duilio, morto settantasettenne a causa di un male rivelatosi ben presto senza speranze, era infatti un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che lui sapeva esprimere. Come è noto, il suo testimone è stato raccolto nell’autunno 2024, l’anno appunto della dipartita, dal giovane arciprete Luca Calligaro, originario della vicina Buja, che in poco tempo si è perfettamente inserito nella realtà tarcentina e dell’Alta Val Torre continuando l’opera del predecessore e di altri illuminati pievani come Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero.
Nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli organi di informazione, don Duilio Corgnali è stato ricordato, come era doveroso, anche dalla redazione della “Vita Cattolica” e di Radio Spazio. «Per ventuno lunghi anni, a partire dal 1978, Corgnali – scrive il settimanale diocesano – diresse “La Vita Cattolica”, in un tempo di grande fermento per un Friuli chiamato a rinascere dalle macerie del terremoto (altro anniversario importante in questo 2026). Non va dimenticato che, con il consueto sguardo lungimirante, nel 1993 affiancò il suo amato settimanale con Radio Spazio, dando letteralmente voce alla Chiesa e alle istanze del Friuli». E i colleghi giornalisti proseguono: «In questi mesi di preparazione del Centenario del settimanale diocesano abbiamo avuto modo di sfogliare edizioni di archivio de “La Vita Cattolica”, molte delle quali risalenti “agli anni di don Duilio”. La coincidenza tra il ricordo di monsignor Corgnali e questo Centenario ci stimola a guardare a Duilio (come amava farsi chiamare, senza troppi titoli) come a un esempio di tenacia e resilienza, parola quantomai abusata ma altrettanto necessaria allora come oggi. Atteggiamenti che nascono da un confronto tra la realtà che si para davanti agli occhi e il sogno di un mondo un po’ più giusto e buono, migliore e – possiamo dire – “primaverile”».
«Duilio – scrive ancora la redazione udinese – ha saputo leggere il Friuli nei suoi tratti di debolezza e nelle sue enormi potenzialità: ha potuto farlo perché nel Friuli era immerso con sguardo profondo e non superficiale, capace di andare con arguzia e innata determinazione alla ricerca della causa dei problemi, proponendo per contro soluzioni e strade che altri, ancora, non vedevano. Tre esempi su tutti dicono ancora oggi il suo carisma: la tenacia per la nascita dell’Università del Friuli, fortemente sostenuta sulle colonne de “La Vita Cattolica” come espressione di un territorio – Chiesa compresa – che aveva bisogno di trattenere e formare i suoi giovani. Gli anni dell’immediato post-sisma, nei quali Corgnali spesso denunciava la lentezza delle istituzioni regionali e nazionali, spingendo per l’autonomia dei Comuni e della Chiesa e facendosi voce delle comunità disastrate. E poi, negli anni Novanta, la battaglia per il riconoscimento della lingua Friulana, sfociata infine nella legge 482/1999». I giornalisti dei due organi di informazione diocesani, infine, aggiungono concludendo: «Sebbene ricordato anche per la sua risolutezza e per il carattere acceso, monsignor Corgnali era un uomo e un prete di cultura prima che di azione, in cui il pensare precedeva il fare. Non si lasciava soverchiare dalle impellenze nemmeno quando, negli ultimi anni, l’aggravio della pastorale nelle sue amate Parrocchie tarcentine si faceva più pesante. Diversi tra noi (e non solo tra noi) portano nel cuore lunghe chiacchierate in cui si parlava di Friuli e di autonomia, di Chiesa e di territori, di politica e di società. Rigorosamente nella lingua tanto amata e tanto difesa, quella friulana». Insomma, un grato ricordo di un prete, di un parroco e di un giornalista che ha segnato la storia di questa nostra terra, alla quale oggi manca la sua voce competente, puntuale e autorevole.

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In copertina, monsignor Duilio Corgnali arciprete di Tarcento morto due anni fa.

Tarcento, non sarà un anno semplice prevede il Vecchio Venerando dopo l’accensione del Pignarûl Grant una storica tradizione simbolica del Friuli

«Il Pignarûl Grant è una tradizione profondamente simbolica per il popolo friulano e per il Friuli Venezia Giulia: nel gesto ancestrale della lettura del fumo e del fuoco ritroviamo i buoni auspici per il nuovo anno e un messaggio forte di comunità, coesione e partecipazione», ha affermato l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, intervenendo ieri sera al fuoco epifanico di Tarcento. Sul colle di Coia, accanto al Cjstielat, si è acceso il più grande falò propiziatorio della regione, dal quale, secondo tradizione, hanno preso avvio anche i “pignarûi” delle frazioni e dei paesi vicini. Alla suggestiva manifestazione, oltre a un folto pubblico, sono intervenuti anche il sindaco Mauro Steccati e l’arciprete Luca Calligaro.

Nel richiamare le parole del Vecchio Venerando – ruolo nel quale ha esordito il concittadino Andrea Maroè dopo avere ricevuto il testimone da Giordano Marsiglio -, il quale ha tratto gli auspici dalla direzione del fumo sottolineando l’impegno richiesto a tutti in un anno che si preannuncia non semplice, Barbara Zilli ha evidenziato come «l’impegno nelle nostre comunità locali rappresenti l’essenza dei valori che ci contraddistinguono e che vanno oggi rinsaldati». L’esponente della Giunta Fedriga ha, quindi, ricordato come il 2026 sia un anno particolarmente significativo per l’identità friulana, segnato dal 50° anniversario del terremoto del Friuli, richiamando lo spirito di solidarietà, responsabilità e coesione che allora permise la rinascita dei territori.
Barbara Zilli ha infine ringraziato i volontari che hanno realizzato il falò alto 15 metri, gli Alpini di Coia, la Pro Loco, l’amministrazione comunale e le Forze dell’ordine, i “mascarârs di Tarcint” e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del tradizionale evento, capace di richiamare migliaia di persone. «Lo spettacolo di luce – ha aggiunto l’assessore regionale – rappresentato il momento culminante della tre giorni di festa organizzata dalla Pro Loco assieme al Comune, una tradizione che si rinnova dal 1928 e che continua a essere un forte elemento di valori condivisi, partecipazione e identità per l’intera comunità del Friuli Venezia Giulia».

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In copertina e all’interno alcune immagini del grande falò di Tarcento dal quale il Vecchio Venerando ha tratto gli auspici per il nuovo anno: era presente anche l’assessore regionale Barbara Zilli.

(Foto Regione Fvg)

Epifania a Tarcento, dopo il Palio vinto da Collerumiz oggi grande attesa per il verdetto del “Pignarûl Grant” con il debutto di Andrea Maroè che ieri ha ricevuto le consegne dal Vecchio Venerando emerito Giordano Marsiglio

(g.l.) Grande festa dell’Epifania oggi a Tarcento che, dal punto di vista religioso, vivrà il suo momento culminante nella Messa solenne che monsignor Luca Calligaro celebrerà alle 11 nel Duomo di San Pietro Apostolo. Un rito anticipato ieri pomeriggio dal suggestivo Esorcismo e dalla benedizione dell’Acqua e del Sale secondo l’antica ritualità della Chiesa patriarcale di Aquileia. Al termine dei quali l’arciprete ha benedetto il “Palio dei Pignarulars”, prima della combattutissima gara dei carri infuocati che, per la cronaca, è stato vinto dal gruppo di Collerumiz.


Ma oggi l’attenzione è tutta puntata sul “Pignarûl Grant” allestito dinanzi ai ruderi del Castello di Coia dove debutterà il nuovo Vecchio Venerando – ma neanche tanto, vista la sua età anagrafica – per trarre gli auspici per l’anno appena cominciato dalle volute di fumo che si alzeranno dal magico falò, il più atteso del Friuli. Sarà infatti Andrea Maroè, il noto esperto tarcentino di arboricoltura, a vestire i panni del saggio, ruolo ricoperto per tanti anni da Giordano Marsiglio che, proprio per la sua anzianità, ha deciso di passare la mano. E lo scambio di consegne è avvenuto proprio ieri sera dopo la benedizione del Palio e della consegna del fuoco epifanico che servirà appunto oggi per l’accensione della grande pira di Coia. Con il presidente della Pro Tarcento, Nazareno Orsini, a festeggiare e ringraziare Giordano Marsiglio – che d’ora in poi potremmo chiamare “Vecchio Venerando emerito” – il sindaco Mauro Steccati e il parroco Luca Calligaro che per l’occasione hanno indossato i panni dell’ufficialità, con fascia tricolore il primo e abiti prelatizi il secondo, proprio per sottolineare l’importanza del momento nella vita delle antiche tradizioni epifaniche tarcentine. L’accensione del “Pignarûl Grant” sarà preceduta come sempre dalla suggestiva rievocazione storica.


Giungono, dunque, al culmine le celebrazioni post-natalizie di Tarcento che si erano aperte domenica con la consegna dei prestigiosi Premi Epifania e in vista delle quali è stata data alle stampe la bellissima rivista annuale “Il Pignarûl” – settantesima edizione – diretta dal professor Luigi Di Lenardo. Un vero e proprio volume di storia, cultura, tradizioni e vita tarcentina da conservare gelosamente. Ma su questa pubblicazione dedicheremo una illustrazione adeguata proprio al termine di queste sentite manifestazioni epifaniche, il cui fascino senza tempo continua a coinvolgere e appassionare i friulani.

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In copertina, il sindaco Mauro Steccati e l’arciprete Luca Calligaro festeggiano Giordano Marsiglio “Vecchio Venerando emerito”; all’interno, il gruppo di Collerumiz che ha vinto il palio, lo scambio di consegne tra Marsiglio e Andrea Maroè presente il presidente della Pro Tarcento Nazareno Orsini e la corsa dei carri infuocati.

(Le bellissime foto sono tratte da Sei di Tarcento se… su Facebook e sono opera di Lisa Covalero che 2017-26.friulivg.it ringrazia sentitamente)

Tarcento, a Protezione civile Fvg (nel ricordo del terremoto di mezzo secolo fa) e Tommaso Cerno il Premio Epifania

(g.l.) La Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, alla vigilia delle celebrazioni per il 50° anniversario del terremoto, e il giornalista udinese Tommaso Cerno, da poche settimane direttore responsabile de “Il Giornale”, il famoso quotidiano fondato oltre mezzo secolo fa dal grande Indro Montanelli – ma che fino a una decina di anni fa era stato anche alla guida del “Messaggero Veneto” -, sono i titolari del Premio Epifania 2026, il “cavalierato del Friuli”, giunto alla sua 71ma edizione. «Il Premio Epifania è un omaggio all’identità friulana, alle persone che ne interpretano i valori, l’impegno, la storia – anche difficile – della nostra comunità, caratterizzata dalla capacità di andare sempre avanti con impegno e umiltà», ha affermato infatti l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, partecipando stamane, a Udine, alla presentazione dell’Epifania Friulana di Tarcento in occasione della quale sono stati, appunto, anticipati i nomi dei vincitori dell’annuale, prestigioso riconoscimento.


Alla presentazione della 71ma edizione sono intervenuti anche alcuni dei componenti della commissione che aveva proprio il compito di scegliere i nuovi destinatari del Premio Epifania, tra cui il sindaco di Tarcento Mauro Steccati, il presidente delle Pro Loco regionali Pietro De Marchi e quello della Pro Tarcento Nazareno Orsini, oltre a Renato D’Argenio e Amos D’Antoni, in rappresentanza dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, e a Edy Morandini in rappresentanza del Consiglio regionale.
«Scegliere di premiare la Protezione civile regionale significa cementare la comunità friulana nel ricordo del terremoto, oltre che esaltarne la capacità di riscatto a 50 anni da una immane tragedia che ne ha segnato il passato, il presente e il futuro. Questo riconoscimento simboleggia anche la gratitudine che il popolo friulano rivolge alla Protezione civile, nata in quella circostanza, e ai tanti volontari che intervengono ogni giorno senza guardare ai rischi e ai pericoli che corrono per portare soccorso e aiuto», ha aggiunto Barbara Zilli ricordando che «il 2026 sarà un anno ricco di eventi e iniziative in memoria del cinquantesimo anniversario del terremoto in cui ci raccoglieremo nel senso di pietà per i nostri morti e testimonieremo la riconoscenza verso tutti coloro che tanto hanno fatto allora per consentire al Friuli di ripartire e di ricostruire attraverso quel modello che è ancora un esempio; tutta la Regione sarà impegnata a lasciare in eredità anche un patrimonio di studio e formazione che vada a beneficio dei giovani per un futuro fatto di conoscenza, consapevolezza e attaccamento alle proprie radici».
Riferendosi al premiato Tommaso Cerno, l’assessore Zilli ne ha richiamato «la competenza e la professionalità con cui è giunto alla direzione di una importante testata nazionale; siamo certi che nell’esercizio del suo ruolo rappresenti il grande valore del “modello Friuli”, così come si è delineato nella ricostruzione post-terremoto, interpretando al meglio le sfide che ci aspettano». Alla conferenza stampa ha partecipato anche il nuovo Vecchio Venerando, Andrea Maroè, che il 6 gennaio prossimo – raccogliendo il testimone di Giordano Marsiglio, ritiratosi per questioni d’età – sarà protagonista in occasione del “Pignarùl Grant” di Coja: sarà lui, infatti, a trarre dalla direzione del fumo della pira ardente gli auspici per l’anno nuovo. Un responso sempre molto atteso, nel rispetto di un’antica tradizione friulana.

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In copertina, il sindaco di Tarcento Mauro Steccati con l’assessore regionale Barbara Zilli; all’interno, tutti gli intervenuti alla presentazione del Premio Epifania a Udine.

(Foto Regione Fvg)

Tarcento, una cena di beneficenza in ricordo di don Enzo Cudiz per aiutare la Scuola Media “Camillo Di Gaspero”. Omaggio dei Fisarmonicisti a Billerio

(g.l.) Il nome di don Enzo Cudiz, strappato alla vita, a 65 anni, da un male rivelatosi senza speranze, oltre che alle comunità facenti capo alla Collaborazione pastorale di di Tarcento, delle quali è stato un instancabile animatore, rimarrà legato fortemente alla Scuola Media Paritaria fondata poco meno di mezzo secolo fa dall’indimenticabile don Antonio Villa, il sacerdote lombardo arrivato nelle Valli del Torre all’indomani dal terremoto e dalle quali non è mai più ripartito.

I musicisti dopo il concerto.

Ed è proprio a questo istituto scolastico parrocchiale che andrà il ricavato della cena di beneficenza, ad offerta libera, organizzata per questa sera, 9 dicembre, dalla “Osteria sul Ronc”, in collaborazione con la Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo e in particolare con monsignor Luca Calligaro che, come il suo predecessore monsignor Duilio Corgnali, ha avuto in don Enzo un preziosissimo collaboratore. La direzione del rinomato locale ha, infatti, comunicato che «devolverà l’intero incasso alla Scuola Media “Camillo Di Gaspero” di Tarcento che don Enzo ha amato e servito, Servirà a mantenere i bisogni e il progetto eduucativo cristiano che questa scuola porta avanti da 50 anni».
Un affettuoso omaggio al sacerdote scomparso prematuramente era stato tributato domenica sera anche nella Chiesa di San Giacomo, a Billerio, durante l’applauditissimo “Concerto dell’Immacolata” che l’Ensemble Flocco Fiori, diretto dal maestro Massimo Pividori, ha tenuto assieme al violinista Daniel Longo: i musicisti gli hanno infatti dedicato la dolce cantata di Bach “Jesus bleibet meine Freude”. Don Enzo Cudiz, che era originario di Corno di Rosazzo, è stato ricordato con commozione dalle parole di Antonella Rossi, presidente del Gruppo fisarmonicisti Tarcento che, appunto, esprime la formazione protagonista della bella serata in musica.

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In copertina, don Enzo Cudiz della Collaborazione pastorale di Tarcento scomparso a 65 anni.

Tarcento questa sera torna a teatro per applaudire gli attori di Nimis. E domani spazio al belcanto: in sala Margherita “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini

(g.l.) Terzo appuntamento oggi, 18 ottobre, a Tarcento con la Stagione teatrale 2025. E protagonista della serata sarà la compagnia di Nimis, “La Beorcje”, che presenterà “Cuars n.89”, la brillante commedia in tre atti del cremonese Kramer Moggia, tradotta in lingua friulana e portata in scena per la prima volta, con grande successo, sabato scorso nel vicino Comune pedemontano – tanto che il Teatro Juventus era gremito di pubblico entusiasta -, dal gruppo di attori, molto coeso e appassionato, diretto dalla maestra Carla Monai e presieduto da Anna Maria Fattori. Lo spettacolo si terrà alle 20.45 in Sala Margherita.

La Stagione tarcentina si concluderà, quindi, sabato prossimo, 25 ottobre, quando l’Associazione Pro Loco Pozzo Aps “Il Teatrozzo” di Pasiano di Pordenone, presenterà “Pochi ma boni”, commedia dialettale di Loredana Cont. Nelle serate precedenti si erano esibite, invece, le compagnie teatrali di Remanzacco e di Nespoledo, frazione del Comune di Lestizza.
E domani pomeriggio, sempre al Teatro di viale Olinto Marinelli, porte aperte alla lirica con “Il canto della farfalla” dalla pucciniana Madama Butterfly, per l’organizzazione della Corale San Pietro Apostolo di Tarcento che salirà pure sul palco per cantare assieme alla Corale Polifonica di Montereale Valcellina, con la direzione artistica di Isabella Comand. Si ascolteranno le belle voci di Maria Giovanna Michelini, Giampaolo Guizzotti, Eugenio Leggiadri Gallani e Andrea Binetti, oltre che della stessa Comand. Mentre Gianluca Macovez, per dialogare con le emozioni dell’opera, sarà il relatore di “Madre, madri: storie di legami, sacrifici e resilianza”. Maestro concertatore e direttore Maurizio Baldin. Lo spettacolo di belcanto è stato organizzato grazie al sostegno di Regione Autonomia Friuli Venezia Giulia, Io sono Fvg e Comune di Tarcento, nonché con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine.

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In copertina, la presidente Anna Maria Fattori saluta il pubblico al termine dello spettacolo in sala Juventus a Nimis; all’interno, la regista Carla Monai.