Portualità a Grado, cambiano le regole: il Consiglio di Stato dà ragione al Comune

(g.l.) A Grado ora cambieranno le regole della portualità. Il Comune isolano ha infatti vinto dinanzi al Consiglio di Stato che ha bocciato il ricorso presentato dalla Marina di Grado. E’ lo stesso sindaco Dario Raugna a comunicare quella che la civica amministrazione, in una nota, definisce «una grande vittoria»: «Il Consiglio di Stato – dichiara al riguardo il primo cittadino – ha accolto il nostro appello riformando la sentenza del Tar a noi sfavorevole e respingendo il ricorso di primo grado della società Marina di Grado avverso gli atti di adozione e approvazione della variante n. 18 al Prgc (piano dei porti)». E aggiunge: «Ringraziamo l’avvocato Rosati che ci ha assistito in questa importante vicenda».
«Cambiano quindi le regole – prosegue Raugna spiegando la portata della sentenza dei giudici della Capitale – che normano la portualità sul nostro territorio. Ciò significa che adesso ci è consentito ridisegnare gli ambiti della portualità secondo gli indirizzi ritenuti maggiormente confacenti allo sviluppo del nostro territorio e delle attività economiche connesse, senza incorrere in richieste di risarcimento danni».
La giunta municipale dell’Isola del Sole informa, infine, che l’argomento verrà portato all’attenzione della prossima seduta del consiglio comunale, che così sarà chiamato a prendere atto delle modifiche apportate al piano regolatore appunto per l’intervento della sentenza del Consiglio di Stato.

Il sindaco Dario Raugna.

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In copertina, il Porto di Grado.

Solo il Fvg in tutt’Italia è senza Province: a Udine via 200 anni di storia

di Gi Elle

Pubblico delle grandi occasioni per un omaggio alla storica Provincia di Udine che non c’è più, soppressa dalla scorsa primavera, dalla legge regionale di riforma che al posto dei quattro enti intermedi del Friuli Venezia Giulia (con Udine, anche Gorizia, Pordenone e Trieste) ha istituito 18 Uti, le tanto contestate Unioni territoriali intercomunali. Gremito, infatti, il meraviglioso salone del Quaglio, a palazzo Belgrado, per la presentazione del libro “L’ultima Provincia Storia politica a Nordest”, scritto da Raffaella Sialino e pubblicato da Aviani & Aviani editori. Presenti con il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, e il capogruppo della Lega nella stessa Assemblea di piazza Oberdan, Mauro Bordin, già capogruppo del Carroccio nel decaduto Consiglio provinciale di Udine, numerosi sindaci e amministratori locali. I lavori sono stati coordinati dal giornalista e scrittore Daniele Damele.

Damele mentre dà il via ai lavori e sotto l’intervento del presidente del Consiglio regionale Zanin.

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“Il libro – ha detto la dottoressa Sialino – nasce dall’esigenza di spiegare, in maniera semplice, comprensibile a tutti, il perché la nostra regione sia attualmente l’unica in Italia priva delle sue Province. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, rappresenta un’anomalia nella nostra penisola perché – in virtù o a causa, a seconda dei punti di vista, di una riforma regionale della precedente amministrazione- solo qui le Province sono state chiuse, eliminate, nonostante il referendum del 2016 che ha sancito la sopravvivenza delle Province in tutt’Italia”.

“La riforma degli enti locali ideata dall’ormai ex governatrice Serracchiani e dal suo gruppo – ha continuato l’autrice, spiegando il percorso che ha visto la soppressione della quattro Province Fvg – ha portato fin dalle prime battute alla formazione di due opposte fazioni: da un lato i favorevoli, dall’altro i contrari e nel mezzo dibattiti, confronti, iniziative, ribellioni, anche con ricorsi al Tar. Il libro raccoglie in un unico testo quanto accaduto in questi anni, dai primi esordi della riforma, nota anche come legge 26/2014, fino a metà settembre 2018. E cerca di rispondere alle domande: che cosa sono state le Province negli anni, di quali funzioni e servizi si occupavano, che vuoto lasciano; che cosa sono invece le nuove Uti, con quali obiettivi sono nate, quali funzioni hanno, se funzionano, o è meglio ripristinare gli enti intermedi; quali sono stati i contenuti e i protagonisti dei confronti di questi anni; come i Comuni hanno accolto o respinto la riforma; e adesso in che direzione sta andando la nuova amministrazione regionale?”.

“Mentre qui proseguiva l’iter della legge 26 sono accaduti a livello nazionale, ma anche internazionale – ha aggiunto Raffaella Sialino –, avvenimenti che hanno portato alla crisi della sinistra e del Partito Democratico e all’ascesa di altri partiti, con risultati insperabili fino a qualche tempo fa. In queste pagine, dunque, i fatti locali si intrecciano inevitabilmente con quelli nazionali e, in parte, con quanto avvenuto oltre i nostri confini. Fornendo uno sguardo d’insieme sulle modifiche amministrative e le principali problematiche sociali degli ultimi anni. Se le Province non dovessero venire ripristinate, rimanga la memoria storica, in special modo tra i giovani, di ciò che hanno rappresentato soprattutto come fattore identitario per la comunità ed il territorio”.

Ecco un aspetto del salone del Quaglio gremito alla presentazione del libro.

Il meticoloso lavoro della dottoressa Sialino è stato salutato da calorosissimi applausi da parte della folta platea che ha assistito alla presentazione del libro che si configura fin d’ora come una importante opera, riccamente documentata, a ricordo di un ente – se un giorno non dovesse rinascere, non si può mai sapere – che ha accompagnato la storia locale per oltre duecento anni (esattamente dal 1806), in momenti di grandi difficoltà, come quelli dopo le guerre o il terremoto, ma anche di speranza, di ripresa e di sviluppo di questo nostro amato Friuli. Tutto cancellato con un colpo di spugna (pardon, di legge!). E proprio la storia si incaricherà di dimostrare se quella riforma andava fatta o meno.

Palazzo Belgrado ormai è stato svuotato delle sue storiche competenze.

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In copertina, foto-ricordo per Raffaella Sialino con Bordin e Zanin.

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