Torlano domani commemorerà l’eccidio di ottantun anni fa: anche da Portogruaro per ricordare la tragedia dei De Bortoli

di Giuseppe Longo

Sarà il nuovo sindaco di Nimis, ingegner Fabrizio Mattiuzza, a presiedere domani mattina la solenne commemorazione dell’Eccidio di Torlano nel suo 81° anniversario. La civica amministrazione ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia che comincerà alle 11 con la Messa, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, in suffragio delle trentatré vittime innocenti della strage nazifascista; quindi, in corteo sarà raggiunto il vicino Cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro resti: nell’occasione, si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli dei rappresentanti di Nimis e di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. L’anno scorso era presente, con la delegazione portogruarese, anche Gina De Bortoli, ultranovantenne ma ancora in ottima salute, ultima superstite di quella efferata strage del 25 agosto 1944.
In quell’estate di 81 anni fa la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro presagio già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.

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I 102 anni di Paola Del Din

(g.l.) «Oggi celebriamo Paola Del Din, figura eminente della storia del nostro Paese e testimone autentica dei valori più alti della Resistenza e della libertà. Come staffetta della Divisione Osoppo, ha messo a rischio la propria vita per servire la Patria, portando avanti con coraggio e determinazione ideali che ancora oggi costituiscono le fondamenta della nostra democrazia. La sua vicenda personale, segnata anche dal sacrificio del fratello Renato, è un esempio di dedizione e di amore per l’Italia che le è valsa la Medaglia d’Oro al Valor Militare e che non deve mai essere dimenticata». Con questo augurio, l’assessore Pierpaolo Roberti ha portato i saluti dell’Amministrazione regionale a Paola Del Din, nel giorno del suo 102° compleanno, festeggiato in ottima salute a Sappada assieme a parenti ed amici. Paola Del Din è stata staffetta partigiana durante la Resistenza, distinguendosi per coraggio e dedizione in missioni rischiose che prevedevano il trasporto di messaggi e documenti attraverso territori occupati dai nazifascisti e fu anche la prima donna paracadutista italiana e compiere un lancio di guerra. Dopo il conflitto si è dedicata all’insegnamento e alla promozione della memoria storica, diventando una testimone autorevole dei valori di libertà e democrazia. Ancora oggi, nonostante l’età molto avanzata, non manca alle principali cerimonie commemorative. E anche alla commemorazione di Torlano è stata presente molte volte. «Con profonda gratitudine e sincera ammirazione, a nome della Regione Friuli Venezia Giulia, le rivolgo i più sinceri auguri di buon compleanno – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – nella certezza che la sua testimonianza continuerà a essere fonte di ispirazione per le generazioni presenti e future».

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Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatré, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra portogruarese e giunti sotto i monti Plajul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli, Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la ricordata sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme.

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In copertina, le bare nelle quali furono raccolti i resti delle 33 vittime dell’Eccidio.

L’Eccidio di Torlano 80 anni dopo: anche Gina De Bortoli a ricordarlo, l’ultima superstite di quel 25 agosto incancellabile

di Giuseppe Longo

NIMIS – Aveva tredici anni quella mattina del 25 agosto 1944 quando assieme al fratello Paolo, che ne aveva sette, riuscì a mettersi in salvo dalla ferocia nazifascista che, per rappresaglia, si era scatenata all’alba. La sua famiglia venne, invece, letteralmente distrutta e fu quella che maggiormente pagò nell’Eccidio di Torlano: ben nove persone, con genitori e bambini anche in tenera età. Da allora Gina De Bortoli non ha più dimenticato quelle scene spaventose. Da qualche anno suo fratello purtroppo non c’è più, avendoglielo portato via un male senza speranze, e ora è rimasta soltanto lei a testimoniare quell’orribile strage del “Boia di Colonia”. E come ultima superstite di quella tragedia, finita nell'”armadio della vergogna” al pari di tante altre pagine incancellabili, ha voluto esserci stamane a Torlano, ricorrendo l’ottantesimo anniversario. Per cui ha sfidato la mattinata rovente ed è salita nella pedemontana – che l’aveva vista bambina assieme ai suoi giunti mezzadri, dopo lo sfratto subito dalle terre che coltivavano – con una folta delegazione di Portogruaro, guidata dall’assessore Mattia Nicolò Scavo, il quale ha sottolineato la grande commozione che la sua comunità prova ancora oggi nonostante siano passati tanti decenni. Il sacrificio di mamma De Bortoli, ricordata dal monumento di Summaga, e dei suoi bambini è troppo grave e doloroso per essere dimenticato. «Ma dev’essere continuamente uno sprone – ha ammonito il rappresentante della città veneta – a ricercare la pace senza soste e con tutte le nostre forze».

È stato monsignor Rizieri De Tina, al termine della Messa di suffragio nella parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, a presentare Gina De Bortoli, tra gli applausi e il compiacimento dell’assemblea per la forza che l’anziana, in ottima salute, ha dimostrato per poter essere presente alla cerimonia indetta come ogni anno dal Comune di Nimis, nella quale, durante il rito religioso, si è messo l’accento sulla inderogabile necessità di ricercare ed esprimere l’amore verso il prossimo. E per dare forza alle sue parole, il parroco ha preso in prestito quelle che Gesù disse, come ricorda il Vangelo di Matteo, quando gli fu chiesto «Insegnaci a pregare». E da quel momento nacque il “Padre nostro” che è l’essenza di tutto il nostro credere in Dio.
Al termine della Messa – alla stessa ora, ha riferito il sacerdote, l’Eccidio di Torlano veniva ricordato anche in una Chiesa di Salisburgo per interessamento di una famiglia originaria di Nimis – si è formato un lungo corteo per raggiungere il vicino cimitero, in mezzo al quale sorge il monumento che raccoglie dal 1947 i resti delle trentatrè vittime innocenti. Folta infatti quest’anno la partecipazione, sia di popolazione che di rappresentanze, grazie alla coincidenza dell’anniversario con la giornata festiva. Numerosi i sindaci o rappresentanti dei Comuni della zona, tutti con fascia tricolore, mentre Nimis e Portogruaro erano rappresentati anche dai rispettivi gonfaloni municipali. E tra bandiere e gagliardetti spiccava come sempre quello dei Partigiani Osoppo Friuli, presente con il presidente Roberto Volpetti.

Dopo la benedizione del sacello, una signora di Torlano ha letto la cronistoria di quella tragica mattinata di 80 anni fa, cedendo poi il microfono alla senatrice Tatjana Rojc, la quale, facendo riferimento ai drammi che sta vivendo il mondo insanguinato dai conflitti – ne sono in atto 56, aveva sottolineato don Rizieri durante la Messa -, ha rimarcato l’importanza dei «valori della pace, della libertà e della democrazia, che hanno fondamento nella nostra Carta Costituzionale». Valori a cui si è poi ricollegata anche Adriana Geretto, in rappresentanza delle Famiglie delle vittime civili di guerra, la quale non ha mancato di rilevare quanto soffra la popolazione inerme durante ogni conflitto, per cui ha chiesto con forza che finalmente tacciano le armi e parli la diplomazia. «Perché con la guerra tutti perdiamo», ha aggiunto.
Gli interventi sono stati chiusi dal saluto del commissario straordinario del Comune di Nimis che dovrà amministrare il Municipio fino alle elezioni della prossima primavera. Letto un messaggio di adesione da parte del sindaco di Annone Veneto, Giuseppe Mareschi ha parlato di «un fatto inumano che non trova né giustificazione né comprensione per la sua crudeltà, ferocia ed efferatezza. Si è trattato, infatti, di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale, contrari all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualungue altro genere, può infatti essere invocata per l’uccisione di civili e di inermi. In quanto commissario straordinario – ha aggiunto il funzionario regionale – non sono stato eletto dalla comunità di Nimis, ma ritengo di poter rappresentare la comunità di Torlano in quanto la memoria non deve essere solo di chi ha subito o ha vissuto i fatti e le circostanze. La memoria, che non è soltanto il ricordo, ma è azione che sorregge e puntella il nostro essere umani e concorre a creare la nostra identità, per essere un “invincibile strumento”, di affrancamento, deve appartenere a tutti e tutti ne devono essere partecipi e perseverarla nei luoghi e nel tempo. Senza memoria, non c’è comunità, senza sentirsi comunità non c’è pace».

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina in Chiesa con l’anziana portogruarese Gina De Bortoli l’ultima superstite dell’Eccidio di Torlano;  all’interno, la Messa e il rito in cimitero prima della commemorazione ufficiale con gli interventi della senatrice Tatjana Rojc, del commissario Giuseppe Mareschi, dell’assessore Mattia Nicolò Scavo e di Adriana Geretto. Infine, il corteo con i gonfaloni di Nimis e Portogruaro.

Ottant’anni fa l’Eccidio di Torlano: domani mattina la commemorazione delle trentatré vittime innocenti

(g.l.) Sarà il commissario regionale Giuseppe Mareschi a presiedere domani mattina la solenne commemorazione dell’Eccidio di Torlano nel suo 80° anniversario. Il Comune di Nimis ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia che comincerà alle 11 con la Messa, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, in suffragio delle trentatré vittime innocenti della strage nazifascista; quindi, in corteo sarà raggiunto il vicino cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro resti: nell’occasione, si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli dei rappresentanti di Nimis e di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.


Tra l’agosto e il settembre 1944 la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro presagio già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.
Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatré, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra veneta e giunti sotto i monti Plajul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli, Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Doveroso, quindi, ricordare queste tragedie affinché il flagello della guerra che oggi insanguina le terre ucraine e del Medio Oriente non abbia ad estendersi, con conseguenze che sarebbero inimmaginabili. Con l’obiettivo di salvaguardare quel bene prezioso che è la pace.

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In copertina, il monumento che nel cimitero di Torlano raccoglie i resti delle trentatré vittime; all’interno, la solenne cerimonia durante la quale furono sepolti tre anni dopo l’Eccidio del 25 agosto 1944.

Torlano venerdì ricorderà l’Eccidio del 1944 e le 33 vittime innocenti della rappresaglia che invece ne voleva 40

(g.l.) Tra l’agosto e il settembre 1944 la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro segnale già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.
Il 25 agosto di 79 anni fa la comunità di Torlano fu infatti destata da un tremendo fatto di sangue – passato alla storia come “Eccidio di Torlano” per aver spento barbaramente 33 vite innocenti tra cui tante donne e bambini – che sarà ricordato venerdì prossimo. Per quella giornata-anniversario, infatti, il Comune di Nimis ha indetto l’annuale commemorazione che comincerà alle 11 con la Messa di suffragio nella parrocchiale, quindi in corteo sarà raggiunto il vicino cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i resti di quelle povere vittime e si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli del sindaco di Nimis e del rappresentante di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.

La tomba delle 33 vittime…


Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra veneta e giunti sotto i monti Plaiul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale venerdì prossimo si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Doveroso, quindi, ricordare queste tragedie affinché il flagello della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina non abbia ad estendersi, con conseguenze che sarebbero inimmaginabili. Il mondo ha tanto bisogno di pace e il monito che sale dalle 33 vittime di Torlano è proprio sempre quello: ricercare, a tutti i costi, la pace!

… e tutti i loro nomi.

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In copertina, le cinque bare con i resti delle vittime dell’Eccidio durante i solenni funerali celebrati nel 1947 a Torlano.

 

A Torlano si ricordano le 33 vittime dell’Eccidio, mercoledì la cerimonia

(g.l.) Torlano si prepara a ricordare le 33 vittime dell’Eccidio consumato il 25 agosto 1944. Infatti, proprio per mercoledì prossimo, il Comune di Nimis ha indetto l’annuale cerimonia commemorativa che comincerà alle 11 con la messa di suffragio nella parrocchiale, quindi in corteo sarà raggiunto il vicino cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i resti di quelle povere vittime e si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli del sindaco di Nimis e del rappresentante di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.


Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità, risalente alla Seconda Guerra mondiale. Era infatti il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè, come detto, le vittime innocenti, fra cui appunto donne e bambini: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quale rappresaglia alla uccisione di un ufficiale tedesco, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne tre anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme.

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In copertina, il sacello che custodisce i resti delle 33 vittime: all’interno, la lastra di marmo con i loro nomi.

 

Domani a Torlano il ricordo dell’Eccidio del 1944

(g.l.)  Torlano ricorda la più tragica pagina di storia della sua comunità, risalente alla Seconda Guerra mondiale. Era infatti il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.


Domani ricorre, dunque, il 76° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quale rappresaglia alla uccisione di un soldato tedesco, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso due anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944.

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In copertina e all’interno la tomba delle 33 vittime innocenti e qui sopra la cerimonia della loro sepoltura avvenuta nel 1947.

 

Nell’omaggio di Torlano alle vittime dell’Eccidio un monito per i giovani

di Giuseppe Longo

“Torlano può essere considerato tra i casi più atroci ed efferati delle molte stragi commesse dai nazifascisti contro innocenti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: non vennero risparmiate le madri e i ragazzi che avevano trovato rifugio nelle stalle, i corpi degli uccisi vennero cosparsi di benzina e bruciati. Le famiglie maggiormente colpite furono i Comelli, Vizzutti e De Bortoli, questi ultimi mezzadri che pochi anni prima si erano trasferiti da Portogruaro. Soltanto nel 1947 i resti, sepolti in una fossa comune, poterono essere tumulati nel cimitero di Torlano”. Lo ha affermato stamani, nella frazione di Nimis, l’assessore regionale Sergio Emidio Bini in occasione della commemorazione del 75° anniversario dell’Eccidio compiuto da un reparto delle Waffen-SS tedeschi, con l’aiuto di cosacchi e collaborazionisti italiani, il 25 agosto del 1944.

Tre immagini della cerimonia.

“Ritrovarci qui oggi, istituzioni e comunità, nel dovere della memoria delle vittime e per onorare i diritti inviolabili, ha un valore importantissimo perché – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – chi dimentica è più esposto ai pericoli che intolleranza, ostilità, violenza ripropongono”. Dopo avere ringraziato l’amministrazione comunale di Nimis, che promuove da sempre la commemorazione, Bini ha rivolto un particolare saluto ai rappresentanti di Portogruaro, ogni anno presenti al ricordo dei propri concittadini sterminati in quella mattina di violenza inaudita. Della famiglia De Bortoli, originaria dei paesi veneti di Summaga e Pradipozzo, furono infatti uccisi ben nove suoi componenti, tra cui la giovane mamma e alcuni bambini.
“Rileggere ai giovani la storia della Resistenza, anche attraverso le commemorazioni che vengono promosse nei paesi del Friuli che hanno sofferto gli scontri con gli occupanti, ci aiuta – ha concluso l’assessore regionale – a tenere vivo il ricordo, per trasmetterlo ai più giovani e trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico: dai tragici fatti come quelli di Nimis è sorta una coscienza civile di ribellione alla violenza e al sopruso che ha portato alla nascita della Repubblica, all’approvazione della Costituzione italiana, al progetto dell’Europa che univa i popoli che si stavano ancora combattendo: il futuro dell’Italia si difende partendo da questa intuizione che da allora ha assicurato libertà, giustizia e democrazia”.

Monsignor De Tina alla predica e alla benedizione in cimitero.

La commemorazione – che come ogni anno ha richiamato tante persone, unitamente ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni d’Arma e Combattentistiche con i loro vessilli – è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale celebrata dall’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, il quale, al momento del ricordo dei defunti, ha accomunato alle 33 vittime innocenti, 24 di Torlano e 9 di Ramandolo, “anche il tedesco che è stato ucciso”. Mentre, nella predica, aveva sottolineato il particolare momento che si sta vivendo, non solo qui, ma a livello mondiale. “Siamo in un periodo – aveva esordito monsignor De Tina – in cui serpeggia la paura. La paura genera odio e insicurezza, e quindi violenza”. E tutto questo, ovviamente, contrasta con la pagina del Vangelo che aveva appena letto, in cui Cristo invita ad amare anche i nemici.

Al termine, in corteo è stato raggiunto il cimitero, al centro del quale c’è il Sacello che custodisce da 72 anni i miseri resti di quelle 33 vittime e che è stato da pochi giorni restaurato. Dinanzi al Monumento, il parroco ha impartito la benedizione e l’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina di Torlano, ha letto la cronistoria di quella tragica mattina (ma di questi argomenti, rimandiamo ai due articoli sottostanti).
Quindi, dopo l’intervento del rappresentante della Giunta regionale, ha portato un saluto il presidente del Consiglio comunale di Portogruaro, Gastone Mascarin, il quale si è commosso nel ricordare la tragica fine che il destino ha riservato alla numerosa famiglia originaria della sua terra, a cominciare da Mamma De Bortoli del cui sacrificio c’è perenne memoria nel monumento che a Summaga le è stato dedicato.

Gli interventi di Serena Vizzutti, Gastone Mascarin (Portogruaro) e del sindaco Gloria Bressani.

La cerimonia è stata quindi conclusa dal discorso commemorativo del sindaco Gloria Bressani. “A 75 anni dall’Eccidio di Torlano, che ha spezzato tante vite innocenti, ci troviamo ancora qui, insieme, a ricordare quel tragico evento, ad ascoltare ancora la terribile cronaca dei fatti sempre con animo incredulo di fronte a tanta atrocità”. E ha osservato: “Oggi abbiamo la possibilità di consultare nuovamente il passato, di interrogarci, non con sentimento di nostalgia ma per capire, per capire chi siamo, da dove veniamo e fino a dove possiamo spingerci; per tenere alta in noi la consapevolezza della grande responsabilità che tutti abbiamo verso il presente e verso il futuro. Appuntamenti come questo ha aggiunto – hanno una enorme valenza sociale e civile perché, citando Primo Levi,  ‘tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo’”.
Ricordata “la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio”, il primo cittadino ha concluso portando “i saluti degli amici del Memoriale di Ladelund che ci hanno fatto visita due anni fa: ho ricevuto nei giorni scorsi una loro lettera, assicurano la vicinanza a Torlano e una preghiera in questo giorno così significativo per la comunità”.
“Saluto e ringrazio a nome dell’Amministrazione e della gente di Nimis – ha detto infine Gloria Bressani – i parenti delle vittime, il presidente del Consiglio comunale e gli amici di Portogruaro, che ogni anno partecipano numerosi a questa cerimonia, l’assessore regionale dottor Bini, tutte le autorità civili e militari e le associazioni presenti. Un particolare ringraziamento alla Parrocchia, alla Pro Loco a tutta la comunità di Torlano perché mantengono  viva, con grande sensibilità e rispetto, una parte dolorosa della propria storia trasformandola in un messaggio universale di pace e concordia tra i popoli”.

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In copertina, l’intervento nel cimitero di Torlano dell’assessore regionale Sergio Emidio Bini.

Torlano ricorda i martiri di 75 anni fa

di Gi Elle

Era il 25 agosto 1944 quando, nell’alba di Torlano, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini. Una numerosa famiglia originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.

Domenica prossima ricorre, dunque, il 75° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. Era sempre presente, ogni 25 agosto, anche Paolo De Bortoli, uno dei pochissimi sopravvissuti alla strage, ma nel 2018, in primavera, è improvvisamente scomparso a 81 anni, per cui già alla scorsa cerimonia era stata subito notata la sua assenza.

Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Invece le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi.   Ma Paolo, che aveva sette anni, riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme.  Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli,  Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.

Il sacello-monumento dinanzi al quale domenica si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Ma questa è un’altra storia.

Paolo De Bortoli

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In copertina, il sacello-monumento che custodisce i resti delle 33 vittime dell’Eccidio di Torlano.