Povoletto, luce sulla Strage di Peteano che anticipò gli “anni di piombo”: domani a Marsure un incontro con Enrico Petris

Domani, 7 novembre, alle 21, villa Mangilli Schubert – a Marsure di Povoletto – ospiterà un’interessante conferenza del professor Enrico Petris, incentrata su una delle pagine più complesse e meno raccontate della storia del Friuli: il secondo appuntamento del progetto “Avamposto” punterà i riflettori sulla strage di Peteano e sul clima teso e misterioso che attraversò questa terra nei primi anni Settanta. Ricordiamo che nella frazione di Sagrado il 31 maggio 1972 tre carabinieri attirati da un’auto sospetta furono uccisi dalla esplosione della vettura.
Petris non inquadrerà il dramma di Peteano, appunto, come un episodio isolato, ma lo inserirà in un quadro più ampio e inquietante, che rese il Friuli – spesso percepito come contesto periferico – un osservatorio centrale e persino un laboratorio anticipatore di ciò che sarebbe poi accaduto nel resto d’Italia. Nel 1972, tra Peteano, il dirottamento di Ronchi e l’attentato all’oleodotto di San Dorligo, il territorio visse una stagione che rappresentò – sottolinea il professore – «un’avanguardia tragicamente espressiva» delle tensioni politiche e sociali che avrebbero segnato gli “anni di piombo”.
«Non si può comprendere quel periodo – anticipa ancora il professore – senza guardare alla cornice internazionale: il Friuli, stretto tra confini fisici e ideologici, fu al tempo stesso frontiera e crocevia della Guerra Fredda: qui si espressero organizzazioni paramilitari come Gladio e si intrecciarono infiltrazioni dei servizi segreti e movimenti civili, in un incrocio tuttora oscuro».

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In copertina, l’auto distrutta dalla bomba che il 31 maggio 1972 uccise tre carabinieri; qui sopra, villa Mangilli Schubert.

A Udine domani nello studio Celiberti innovativo evento dedicato a Pasolini

Il prestigioso studio udinese del maestro Giorgio Celiberti, gloria dell’arte regionale – e non solo – contemporanea, diventa palcoscenico di un appassionante e innovativo evento su Pier Paolo Pasolini, “PPP: doppia prospettiva”: l’appuntamento è per domani 31 ottobre, alle 18, con ingresso libero (ma previa prenotazione a federicasansevero@gmail.com: 70 i posti disponibili). Lo spettacolo chiude il progetto “Dos Doi Due in Uno”, proposto nell’ambito della rassegna udinese “Estate in città” e finanziato dal Comune di Udine; “PPP: doppia prospettiva” sarà poi replicato a Pasian di Prato il 4 novembre (alle ore 21, in auditorium), con il finanziamento del Comune, e a Remanzacco il 6 novembre (alle 21, nell’auditorium De Cesare), nel caso nell’ambito del progetto “Avamposto – We are standing on the edge”, finanziato dal bando regionale per le iniziative culturali dei giovani 2025 e finalizzato a reinventare il modo di raccontare la storia del Friuli Venezia Giulia nel secondo dopoguerra, trasformando eventi complessi come l’eccidio di Porzûs e la strage di Peteano in un’esperienza teatrale immersiva e interattiva. Allo scopo è stato reclutato un gruppo di ragazzi che seguiranno una formazione storica e teatrale su argomenti che collocano il Friuli al centro della storia nazionale e internazionale.

LO SPETTACOLO. C’è la questione irrisolta della morte di uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento al centro dello spettacolo-conferenza con musica dal vivo firmato da Federica Sansevero (sul palco insieme alla musicista Cristina Spadotto) e Valentina del Toso, che mettono a confronto due ipotesi nettamente diverse ma complementari: quella espressa dal pittore Giuseppe Zigaina nel saggio “Pasolini e la morte” (dove si sostiene che il letterato avrebbe pianificato la propria fine, “costruendola” come il suo ultimo capolavoro e lasciando, nelle proprie opere, indizi al riguardo, da interpretare) e quella, invece, di un omicidio legato a questioni politiche. La prima – tesi quasi esoterica, significativa anche perché immerge nel mondo sperimentale e simbolico di Pier Paolo Pasolini, documentando nel contempo come soffrisse per molteplici traumi subiti – sarà appoggiata e sviluppata da Sansevero, la seconda da Valentina del Toso.

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In copertina e all’interno due immagini dello spettacolo in programma domani.

A Udine il “Teatro del Silenzio” cerca nuovi talenti per raccontare la nostra storia con le stragi di Porzûs e Peteano

Un reclutamento di giovani attori, per una formazione teatrale ma anche storica (a titolo gratuito) che sfocerà nella stesura e nell’interpretazione di un testo scenico: a lanciarlo è il “Teatro del Silenzio” di Udine, che sta cercando nuovi talenti – di età compresa fra i 18 e i 35 anni – per il progetto “Avamposto. We are standing on the edge”, inedita iniziativa che punta a trarre da eventi storici complessi una proposta teatrale immersiva e coinvolgente. Finanziata dalla Regione Fvg, l’esperienza è ben distante dal “solito” spettacolo teatrale: «Reinventeremo – spiega la presidente del “Teatro del Silenzio”, Federica Sansevero – il modo di raccontare la storia del Friuli Venezia Giulia nel dopoguerra, prendendo spunto da eventi quali l’Eccidio di Porzûs e la Strage di Peteano e trasformandoli in un dispositivo di analisi storica attraverso il teatro. L’idea è quella di convertire il format della “cena con delitto” in uno strumento di riflessione storica profonda. La drammaturgia presenterà simultaneamente punti di vista diversi, rifiutando interpretazioni definitive e invitando il pubblico a confrontarsi con la complessità del passato».
“Avamposto” diventerà metafora di un territorio ricco di potenzialità geopolitiche inespresse. Il testo che verrà scritto con il contributo dei giovani attori esplorerà l’idea di un’Italia post-bellica strategicamente posizionata tra Oriente e Sud petrolifero, che avrebbe potuto svolgere un ruolo chiave nelle relazioni internazionali ma che, invece, è stata bloccata da un clima di insicurezza costruito ad arte. Il Friuli “raddoppia” questa condizione nazionale: una regione-avamposto ostacolata nella sua crescita. Italia, Friuli e nuove generazioni, dunque, condividono lo stesso destino di grandi potenzialità congelate.
Sotto la guida della regista Federica Sansevero e con il supporto drammaturgico di Valentina Del Toso, i partecipanti produrranno due corti teatrali da 35 minuti ciascuno: uno sarà dedicato a Porzus, il secondo a Peteano. Non si tratterà, come detto, di semplici spettacoli, ma di “dispositivi teatrali” adattabili, che potranno trasformarsi in coinvolgenti cene con delitto, aperitivi culturali, momenti di teatro-documento nei luoghi della memoria. Il progetto integrerà teatro e musica dal vivo, offrendo un’esperienza formativa completa e multidisciplinare. Il percorso formativo si aprirà in autunno, per chiudersi a luglio con la presentazione del lavoro. Per candidarsi basta inviare una mail a federicasansevero@gmail.com

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In copertina, l’attrice Federica Sansevero preesidente del Teatro del Silenzio.