Monte Croce Carnico, la soluzione definitiva è vicina: una galleria in quota di 4 chilometri tra Friuli e Carinzia

«La galleria di 4,1 chilometri è la soluzione che risponde meglio alle esigenze del territorio: garantisce sicurezza, continuità del collegamento anche in inverno e tutela il carattere turistico e ambientale del Passo. È la scelta più sostenibile, moderna e condivisa da istituzioni e categorie economiche», ha affermato l’assessore alle Infrastrutture e Territorio del Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante, al termine dell’incontro tenutosi ieri, nella sede udinese della Regione Fvg, con gli amministratori locali, le categorie economiche, il presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine Giovanni De Pozzo, e il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini, per fare il punto sul futuro della viabilità al Passo Monte Croce Carnico. Al centro del confronto, l’ipotesi di una nuova galleria transfrontaliera appunto di quattro chilometri o poco più che consentirebbe la permeabilità turistica e culturale tra Friuli Venezia Giulia e Carinzia anche nei mesi invernali, evitando il transito di mezzi pesanti e risolvendo le criticità geologiche della strada attuale. «Abbiamo escluso l’ipotesi della galleria di base, da 8,5 chilometri, perché troppo costosa e sproporzionata rispetto all’obiettivo. L’opzione su cui c’è massima condivisione è quella del traforo in quota, sostenibile dal punto di vista economico e ambientale», ha precisato Amirante. L’intervento, stimato in 500 milioni di euro, potrebbe essere finanziato fino all’85% con fondi della Banca europea degli investimenti. Entro la fine dell’anno sarà presa la decisione definitiva sulla soluzione progettuale, mentre nel 2026 si punta alla redazione del Progetto di fattibilità tecnico economica anche in collaborazione con la Carinzia.


Una condivisione di intenti e progetti per individuare la soluzione definitiva al problema del Passo di Monte Croce Carnico, direttrice che si conferma primaria per il turismo, le imprese e i cittadini non solo della Carnia, ma di tutto il Friuli Venezia Giulia, che va nella direzione di contrastare il rischio isolamento e spopolamento dell’area montana. La soluzione più plausibile, dunque, pare proprio essere il traforo da 4,1 chilometri, con un costo stimato di 500 milioni, minor impatto ambientale e percorribilità garantita al valico anche in caso di neve. All’incontro era presente anche il presidente della Comunità di montagna della Carnia Ermes De Crignis, oltre a una ventina fra sindaci e rappresentanti delle categorie economiche del territorio.
La scelta definitiva condivisa è apparsa indispensabile e indifferibile, in particolare alla luce di ciò che ha comportato l’evento franoso del dicembre 2023, ossia l’impegno immediato di Regione e Anas con interventi urgenti di messa in sicurezza per consentire la riapertura del valico. Lavori che proseguono e consentiranno un’apertura completa nel periodo più sensibile per il turismo, dopo l’8 agosto, e poi nuovamente momenti di chiusure parziali e totali per il completamento, come da cronoprogramma illustrato dall’assessore Amirante.
«Abbiamo investito 10 milioni di euro come Regione e altri 10 l’Anas – ha affermato Mazzolini, che ha coordinato l’incontro e si è impegnato fin dall’inizio nel portare avanti l’intero percorso di riqualificazione del valico e della sua viabilità –, ma la situazione resta delicata: occorre una soluzione definitiva per una percorribilità in piena sicurezza della strada. Il traforo è strategico, consente apertura del passo tutto l’anno e praticamente non ha impatto ambientale. Questa idea, su cui oggi convergiamo, è nata grazie al lavoro di squadra che vede un impegno transnazionale e la condivisione anche del Governo, Ministero delle infrastrutture in primis. Ringrazio la Camera di Commercio, che ha saputo avviare un percorso con tutte le categorie economiche. Ringrazio tutti i sindaci e la Comunità di montagna. Importante sarà coinvolgere anche l’Europa sul fronte dei finanziamenti dell’opera e continuare l’interlocuzione proficua con la Carinzia, nonché con i nostri parlamentari europei e quelli austriaci». L’assessore Amirante ha quindi confermato che l’obiettivo è definire una scelta entro fine anno: «Il momento è strategico per identificare una soluzione definitiva», ha detto, dettagliando costi, impatti e tempistiche delle tre ipotesi sul tavolo. La galleria di base da 8 chilometri avrebbe costi stimati che superano il miliardo di euro e un forte impatto ambientale. La viabilità alternativa, pur più economica, sarebbe comunque impattante e non risolverebbe i problemi di percorribilità in caso di neve. Il traforo in quota da 4,1 chilometri con cunicolo di sicurezza, per un costo stimato in 500 milioni di euro, appare dunque il percorso più risolutivo e meno impattante. L’intento della Regione, in collaborazione con la Carinzia, è di arrivare entro fine anno, ha detto l’assessore, all’individuazione di una soluzione progettuale da presentare a Roma e Vienna per avviare il partenariato e il reperimento di risorse anche europee.
Dal mondo economico, il presidente della Camera di Commercio Da Pozzo ha ricordato l’importanza dell’opera: «Un anno e mezzo fa abbiamo riunito tutte le categorie economiche provinciali per sottolineare che questa non è solo questione della Carnia, ma dell’intera regione. Il passo è un’infrastruttura transnazionale che riguarda turismo, industria e logistica. Ne avvertono il peso non solo le imprese della montagna, ma anche quelle di Lignano e Grado, come mi hanno testimoniato in prima persona molti operatori economici. La Regione ha dimostrato impegno e visione, ora serve una condivisione totale del territorio e delle categorie per trasformare questa visione in progetto concreto. Un tunnel è fattibile dal punto di vista tecnico e oggi abbiamo un’occasione storica, sapendo di avere anche la disponibilità del Governo».
«La presenza di tanti sindaci e delle categorie dimostra l’importanza dell’opera – ha aggiunto De Crignis –. Siamo partiti in un viaggio che deve intensificarsi, anche per dare ai giovani la speranza di vivere e lavorare in queste zone. Sarà fondamentale cogliere ogni opportunità di finanziamento europeo e collaborare con la Regione, che avrà il compito di definire le scelte definitive». Un segnale forte è arrivato anche dal mondo industriale: «Prima di tutto c’è la sicurezza, ed è positivo che la Regione stia intervenendo con urgenza – ha sottolineato Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine –. Il traforo è un’opera strategica per il rilancio della montagna e dell’intero Friuli. Deve essere realizzata nel minor tempo possibile, perché una viabilità efficiente può contrastare isolamento e spopolamento».
Il messaggio uscito, dunque, dalla sala del Consiglio delle autonomie locali ha trovato convergenza da parte di tutti i partecipanti: istituzioni, enti locali e categorie economiche hanno espresso una visione comune e intendono trasformarla in un progetto concreto, confidando di ridurre al massimo anche i tempi di realizzazione.

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In copertina, un’immagine del Passo di Monte Croce Carnico dopo la sua riapertura; all’interno, la riunione avvenuta ieri a Udine con l’assessore regionale Amirante e il vicepresidente del Consiglio Fvg Mazzolini.

Omaggio a Tarvisio alle Guardie di Frontiera cadute nel 1943

di Giancarlo Martina

Ieri a Tarvisio è stato ricordato, alla Caserma Italia, il sacrificio dei militi della Guardia alla Frontiera caduti combattendo dopo avere rifiutato la resa alle truppe naziste il 9 settembre del 1943. La mattina di quella tragica giornata, il reparto era asseragliato in caserma, ma nulla potè contro le soverchianti forze tedesche che, dopo diverse ore di conflitto, a fuoco ebbero la meglio. Sul campo rimasero 29 militi italiani e tutti gli altri, diverse centinaia, fatti prigionieri furono internati nei campi di concentramento.
Alla Messa di suffragio, celebrata a causa del maltempo in un locale al coperto da don Stefano Lachin con l’accompagnamento della corale “Tantum Ergo”, hanno partecipato anche il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini ed il vicesindaco Igino Cimenti, nonché le autorità militari e le rappresentanze delle associazioni d’arma.

Nel combattimento della Caserma Italia, morirono anche soldati tedeschi, probabilmente alcune decine, ma purtroppo il numero dei Caduti germanici non fu mai reso noto. Da parte italiana l’episodio, uno dei primissimi di resistenza armata ai nazisti in seguito all’armistizio con gli alleati dell’8 settembre 1943, venne sottolineato con decorazioni al valore militare attribuite a diversi protagonisti fra i quali sono da ricordare la medaglia d’argento con cui si evidenziò il comportamento della centralinista Luigia Picech, cui oggi è dedicata una via a Tarvisio Centrale, che dal centralino della posta allora al palazzo muncipale, continuò a mantenere i collegamenti con la caserma nonostante fosse stata sotto il fuoco nemico. La Medaglia d’argento fu assegnata anche al tenente Arnaldo Brasa, protagonista del combattimento, e in seguito sindaco di Gaggio Montano, promotore nei primi anni Settanta del secolo scorso, assieme a Federico Buliani e a Cesare Urbica, del Raduno delle Guardie alla Frontiera per commemorare ogni anno i Caduti. Come fu riconosciuto, sempre con medaglia d’argento, il ruolo avuto dal capitano Michelotto.

Quella di ieri è stata, dunque, una cerimonia per non dimenticare. Oramai le file dei reduci si sono assottigliate e la ceriminia curata fino ad alcuni anni orsono da uno di loro, Basilio De Damiani, ora è tenuta in vita da Giovanna Maggioni, la fioraia di Tarvisio Basso. Comunque, a perenne memoria vi sono anche la lapide posta sul muro di cinta della Chiesa parocchiale ed il monumento sul luogo del conflitto, dinanzi alla Caserma Italia. Nonché i libri documento curati da Antonio Russo.

Due momenti della cerimonia.

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In copertina, la Caserma Italia di Tarvisio al centro della commemorazione.