Curiosità, interesse, orgoglio e dissenso a Trieste per la più grande portaerei del mondo che resta fino a domani nel Golfo

di Giuseppe Longo

TRIESTE – In queste meravigliose giornate di fine estate, Trieste è invasa dai turisti, attratti dalle bellezze della città affacciata sul Golfo. Nel quale in questi giorni è ormeggiata al largo la più grande portaerei del mondo, proveniente dagli Stati Uniti d’America, per cui per i triestini ma anche per i tantissimi che, come detto, visitano il capoluogo del Friuli Venezia Giulia, c’è questa attrazione in più, tanto che le Rive dinanzi a piazza Unità d’Italia – il “salotto” di Trieste sul mare! – sono sempre affollate di persone d’ogni età che non mancano di immortalare l’evento con gli smartphone di cui ormai sono tutti dotati. E che non perdono occasione per ritrarre anche le ciclopiche navi da crociera che molto spesso (anche due contemporaneamente!) sostano dinanzi alla Stazione Marittima.
L’altro ieri è salita a bordo dell’immensa nave arrivata domenica anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante. «È un orgoglio per la Regione Friuli Venezia Giulia – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – accogliere e ospitare per un breve periodo la portaerei Gerald Rudolph Ford della Marina militare statunitense nel Porto di Trieste. L’arrivo di questo colosso nelle acque della nostra regione è un evento davvero straordinario per Trieste, per il Friuli Venezia Giulia e per l’Italia».

Cristina Amirante sulla portaerei Usa.


«Questa portaerei – ha aggiunto l’assessore regionale – rappresenta non solo il culmine della tecnologia navale, ma anche un tributo alla lunga storia della US Navy e all’amicizia con gli Stati Uniti d’America. Con la sua imponenza e le sue straordinarie prestazioni, la Uss Gerald Ford è una testimonianza dell’innovazione costante nel campo della difesa e della Marina militare. Trieste e l’intera regione hanno l’onore di ospitarla per cinque giorni, offrendo così ai suoi cittadini un’opportunità unica di ammirarla da vicino con tutta la sua storia».
Ma non tutti vedono di buon occhio l’arrivo della super-portaerei, anzi esprimono netto dissenso. Ieri sulle Rive venivano, infatti, distribuiti volantini di forze di sinistra in tre lingue (italiano, sloveno e inglese), firmati da Pci-Kpi e Unione Popolare, in cui si fa appello: «Vogliamo che tacciano le armi e parli la democrazia». «La più grande nave da guerra del mondo nel Golfo di Trieste – esordisce infatti lo scritto – vuol dire escalation e nuova tensione internazionale». «L’Italia – si legge ancora nel volantino, ispirato evidentemente dalla delicata situazione scatenata dal conflitto che si combatte in Ucraina, a poche centinaia di chilometri di distanza – per Costituzione ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei problemi internazionali. Perciò non possiamo dirvi benvenuti».
Consegnata nel 2017 – dopo dodici anni di costruzione nei Cantieri navali di Newport News, nello Stato della Virginia – la nave da guerra americana rappresenta il massimo livello delle portaerei a propulsione nucleare mai varate ed è, come detto, la più grande al mondo. Lunga quasi 340 metri, larga quasi 80 e alta 76, è attualmente considerata l’arma da guerra più grande e costosa mai realizzata.
Il suo motto è “Integrity at the helm – Integrità al timone”. Il suo equipaggio è costituito da oltre 4.600 persone compreso il personale del gruppo di volo composto da 2.480 unità. Può trasportare e gestire fino a 75 velivoli contemporaneamente. Il gigante dei mari, appartenente alla US Navy, è ormeggiata a Trieste per una visita speciale che durerà fino a domani, 21 settembre, regalando ai cittadini l’opportunità straordinaria di ammirare questa meraviglia tecnologica. Il nome è stato scelto in onore del 38mo presidente degli Stati Uniti, Gerald Ford. Il colosso Usa non è la prima nave militare ad arrivare a Trieste: già nel maggio del 2022 la portaerei Uss Harry Truman era giunta nel Golfo. Lo spettacolo, dunque, sta per terminare perché, appunto, domani la mega-portaerei rimuoverà gli ormeggi e riprenderà la via dell’Adriatico per le sue nuove destinazioni. E così anche per i suoi tantissimi marinai (diverse migliaia, abbiamo appena annotato) che in questi giorni hanno visitato Trieste sarà finita la vacanza in una città che li ha letteralmente affascinati.

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In copertina, tante persone ieri al tramonto sulle Rive di Trieste per vedere e fotografare la super-portaerei americana (qui sopra) ormeggiata nel Golfo.

L’Ute di Pordenone s’interroga sull’era Biden e su come cambierà la sua città

La Casa Bianca nelle mani di Joe Biden dopo i quattro anni di Donald Trump. Oggi, 10 febbraio, alle 15.30, proseguono gli appuntamenti di geopolitica tenuti all’Università della terza età di Pordenone da Cristiano Riva, docente di lettere classiche. Il ciclo si propone, come ogni anno, l’analisi di alcuni aspetti salienti del panorama geopolitico internazionale e questo pomeriggio prosegue proprio analizzando gli Stati Uniti d’America alla luce del nuovo mandato presidenziale. Un modo per esaminare le premesse del governo Biden, sia all’interno degli Usa sia in politica estera.
Domani, invece, alla stessa ora, tornano gli incontri con gli assessori dell’amministrazione comunale di Pordenone per fare il punto su ciò che accade in città in questi mesi. Il titolo dell’incontro è “Come cambierà Pordenone dal punto di vista urbanistico”, nelle parole di Cristina Amirante, assessore all’Urbanistica. Per conoscere i progetti che stanno coinvolgendo la città, per renderla sempre più bella, moderna e ospitale.
Infine, venerdì 12 febbraio, il primo incontro della serie Il Tappeto: intreccio di Storia, Arte e Culture, a cura di Loredana Gazzola e Carlo Scaramuzza, dell’Associazione culturale Cintamani di Pordenone. Alle 15.30 Pazyryk: il più antico tappeto annodato ci racconta le origini di un’Arte millenaria: per valorizzare il tappeto come bene culturale e artistico, per conoscere un’arte affascinante, praticata dal Mediterraneo alla Cina, testimone di secolari scambi e relazioni tra popoli euroasiatici.

Per accedere è necessario registrarsi nei link del sito www.centroculturapordenone.it

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In copertina, Joe Biden nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

Gli Usa da Trump a Biden e la vita a New York: focus con Laura Valeri

Una pordenonese alla New York University. E’ Laura Valeri che oggi ci aiuterà a capire meglio la transizione americana da Donald Trump a Joe Biden nella giornata di avvio ufficiale della nuova presidenza, il tutto in mezzo agli innumerevoli problemi causati dal propagarsi del Covid-19. Si conclude, infatti, la serie di tre appuntamenti con altrettanti corregionali del Friuli Venezia Giulia stabilitisi in diverse città Usa per comprendere meglio cosa sta succedendo Oltreoceano e quale futuro aspettarsi nei rapporti con l’Italia e la nostra regione. Gli incontri, come è noto, fanno parte del Focus speciale sugli Stati Uniti d’America nell’ambito del progetto “4 Chiacchiere con…” dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti di Pordenone, che nonostante le limitazioni ai viaggi determinate dalla situazione sanitaria continua in questo modo a mantenere vivo il legame con i corregionali all’Estero.
Non potendo esserci incontri in presenza, l’attività si è strutturata online sulla pagina Facebook “EFASCE – Pordenonesi nel Mondo” e sui canali YouTube e LinkedIn “Pordenonesi nel mondo”. In questi spazi digitali si svolgono interviste in diretta (che possono poi essere riviste) sia con i giovani della recente emigrazione che con i corregionali da più tempo all’estero o i discendenti di emigranti friulani.
Il Focus Usa si concluderà, dunque, oggi 20 gennaio: alle 18 appuntamento online con la Grande Mela, dove qui vive Laura Valeri, che lavora alla New York University ed è originaria appunto di Pordenone. Diventata cittadina americana, racconterà la sua vita newyorkese tra sfide professionali e passioni, come quella della famosa Maratona. Laura Valeri sarà intervistata in diretta da Michele Morassut, della segreteria Efasce, assieme al presidente Gino Gregoris.

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In copertina, la pordenonese Laura Valeri che vive a New York.

 

Perfino in Corea le bomboniere “solidali” del Piccolo Principe

Bomboniere? Piacciono sempre di più quelle che hanno una finalità sociale. La tendenza, non solo nozze, battesimi e cresime, ma anche lauree e anniversari, è quella di scegliere oggetti solidali, come sta succedendo alla Bottega Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia, realtà cooperativa friulana che, anche grazie alla sua vetrina su Facebook, vede crescere l’interesse per le sue creazioni non solo in varie regioni d’Italia ma pure nel resto d’Europa, Stati Uniti d’America e addirittura in Corea del Sud. I numeri di quest’anno sono davvero significativi: si tratta nel complesso di circa 4 mila bomboniere realizzate da gennaio ad oggi. Un dato che fa capire come sia in crescita l’esigenza delle persone di lasciare un “ricordo” che faccia anche del “bene”. In particolare, sono sempre più gli sposi che optano per una bomboniera solidale, cogliendo così l’occasione per lanciare un messaggio di solidarietà nel loro giorno più bello.

Nel corso del 2019, la Bottega Il Piccolo Principe ha confezionato bomboniere per 28 matrimoni, di cui cinque fuori dai confini italiani: le bomboniere sono, infatti, state realizzate per una coppia che abita in Germania, un’altra che vive in Belgio, per due sposi che vivono negli Stati Uniti e per una coppia che vive, appunto, in Corea del Sud. Quest’ultima coppia di sposi ha contattato Il Piccolo Principe dopo aver visto alcuni post pubblicati sulla pagina Facebook della Bottega. Attraverso e-mail e messaggi, gli sposi hanno potuto scegliere le bomboniere desiderate a distanza di parecchie migliaia di chilometri, per poi venirle a ritirare in negozio solo pochi giorni prima del loro matrimonio in Italia.
Gli oggetti più scelti dalle persone come bomboniere sono le ceramiche realizzate a mano dal Centro socio-occupazionale, ovvero il centro diurno semiresidenziale per persone adulte con disabilità del Piccolo Principe. Ma, tra le opportunità, vi sono anche oggetti del mercato equosolidale con cui si sostiene il lavoro degli artigiani del Sud del mondo.
“Scegliere bomboniere solidali –  ha fatto sapere Consuelo Francescutto, nuova responsabile del negozio solidale che ha da poco trasferito la sua sede in via Vittorio Veneto  -, ci permette di finanziare i nostri progetti di sviluppo di comunità di cui proponiamo i prodotti che realizzano. Ad esempio, tutti i confetti che vendiamo sono provenienti da cooperative di produttori del commercio equo e solidale. Ci piace pensare che chi sceglie le nostre bomboniere solidali le consideri un seme che fa crescere nel cuore delle persone nuovi germogli di solidarietà, nuovi valori che portano concreto benessere nel settore sociale, della salute o nell’istruzione di piccole comunità e realtà locali in diversi continenti”.

La Bottega (come già da diversi anni) è stata presente a Sposo e Sposa, rassegna che si è appena conclusa alla Fiera di Udine, dove ha presentato al pubblico la nuova “collezione” di bomboniere e partecipazioni solidali.
Come detto, la Bottega Il Piccolo Principe si è da poco trasferita dalla piazza di Casarsa ai locali del Centro socio-occupazionale (Cso) in via Vittorio Veneto, 22G, a Casarsa, per essere più vicina ai laboratori di ceramica e cartonaggio e poter quindi mostrare ai clienti di cosa si occupa, tra le tante cose, questo servizio della cooperativa Il Piccolo Principe, accanto ai suoi progetti di inclusione sociale. Oltre alle bomboniere, nel negozio aperto dal martedì al sabato, è possibile acquistare prodotti di artigianato locale, prodotti del commercio equo e solidale, cosmetica bio e alimenti Fair Trade.

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In copertina e qui sopra il confezionamento delle bomboniere “solidali” a Casarsa.

Gli emigranti entusiasti della festa a Caneva: “Torneremo nel 2020”

Si sono dati appuntamento al prossimo anno i 150 partecipanti al 42° Incontro dei corregionali all’Estero dell’Efasce (l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) a Caneva, borgo che in questo fine settimana è diventato punto di riferimento per coloro che sono partiti dalle terre tra i fiumi Livenza e Tagliamento in cerca di una nuova vita, senza però dimenticare il proprio legame con la terra d’origine. Non solo: folta anche la presenza di giovani discendenti di quegli emigranti che ancora adesso, nonostante siano arrivati alla terza o quarta generazione, sono davvero molto legati alle proprie radici.

Ieri, la giornata conclusiva delle celebrazioni ufficiali ha visto il ritrovo al monumento ai Caduti, di Caneva, per i saluti e la deposizione della corona assieme alla Banda “Amici della Musica” di Tamai. Poi nella chiesa parrocchiale di San Tomaso apostolo la Messa è stata celebrata dal vescovo emerito di Concordia-Pordenone monsignor Ovidio Poletto, che nell’ omelia, ricordando come anche i suoi famigliari siano stati emigranti, ha sottolineato che l’Efasce è importante in quanto, sin dalla sua fondazione avvenuta nel lontano nel 1907, opera a favore degli emigranti, promuovendo quei valori di accoglienza che contrastano l’individualismo.

Giulio e Giorgetta Armanaschi (25 anni di matrimonio) col vescovo Poletto e don Cesarin; sotto, foto di gruppo con i sindaci. 

Alla bella cerimonia, cui hanno partecipato numerosi sindaci del Friuli occidentale (a partire dal padrone di casa, Andrea Attilio Gava) nonché i consiglieri regionali Ivo Moras e Chiara Da Giau, toccante momento per i 25 anni di matrimonio di una coppia di corregionali dalla Romania, Giulio e Giorgetta Armanaschi.
L’occasione ha visto il presidente dell’Efasce, don Aniceto Cesarin, che ha concelebrato la Messa, rimarcare come bilancio della due giorni canevese il fatto che si lavorerà sempre a favore degli emigranti, collaborando con le altre associazioni di corregionali attive sul territorio e aprendosi sempre più anche alla nuova ondata di partenze, con tanti giovani che negli ultimi anni hanno lasciato il Friuli Venezia Giulia in cerca di lavoro. Ricordiamo che sabato c’era stato un interessante convegno sulla lingua degli emigranti, a partire dal Talìan parlato in Brasile, con la consegna del Premio Beato Odorico al coordinatore Efasce del Brasile, Argel Rigo.

Per capire come opera l’Efasce, interessante l’esempio di Montevideo (capitale dell’Uruguay): mentre i più anziani hanno un appuntamento settimanale denominato “Un caffé e quattro chiacchiere” per ritrovarsi, come raccontato da Danì Rovaglio, con origini pordenonesi, i più giovani trasmettono lingua e abitudini italiane e friulane ai figli (per esempio la tradizione del Purcit di Sant’Antoni), come fatto da Gisela Mion, anch’ella con radici pordenonesi, coinvolgendo pure nel viaggio in Italia i giovani Norman e Magnus, che hanno detto di essere rimasti colpiti dalle montagne (che in Uruguay non ci sono) e di aver apprezzato il gelato italiano: con loro anche la nonna Rosa Bosca Pordenon.

La famiglia di Gisela Mion.

Momento conclusivo all’area sportiva di Fiaschetti di Caneva (inizialmente si doveva andare al castello, ma il maltempo ha fatto cambiare i piani) con la Pro Loco Castello che ha servito a tutti un ottimo pranzo. Presenti corregionali da Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Svizzera, Uruguay e Venezuela.
Presenti anche i 66 partecipanti ai due progetti “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dedicati ai corregionali che dall’Estero tornano in Italia per scoprire la terra di origine dei propri avi.
Infine, oggi, dopo due settimane in visita a vari centri regionali, gli ospiti vivranno il momento conclusivo del loro tour dalle 18.30 a palazzo Montereale Mantica, in corso Vittorio Emanuele II, a Pordenone nella cerimonia patrocinata dalla Camera di Commercio di Pordenone e Udine. Domani, invece, le partenze verso i luoghi d’origine (Argentina, Uruguay, Brasile, Stati Uniti, Canada e Romania).

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In copertina e qui sopra due immagini della chiesa di Caneva gremita.

Anche i discendenti degli emigranti sono molto legati al Friuli

di Gi Elle

In tantissimi, dalle terre tra i fiumi Livenza e Tagliamento, partirono dalla fine del 1800, e nei decenni successivi, sostenendo lunghi e faticosi viaggi per terra e per mare – quando non c’erano ancora gli aerei che in poche ore ci portano da un capo all’altro del pianeta -, in cerca di fortuna in diversi Paesi europei, ma  soprattutto nelle Americhe. E Caneva, cittadina a pochi chilometri da Pordenone,  in questi giorni è diventata il punto di riferimento di quanti lasciarono il Friuli, o meglio ancora dei loro discendenti che, nonostante siano arrivati alla terza o quarta generazione, sono ancora molto legati alle proprie radici, alla regione d’origine dei loro progenitori.
A Caneva stamattina ha infatti preso avvio, nel migliore dei modi,  il 42° Incontro dei corregionali all’Estero dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti. Ad accogliere i circa 150 delegati dei vari segretariati Efasce nel Mondo (sono attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Svizzera, Uruguay e Venezuela), nell’auditorium comunale, il presidente dell’Efasce, Aniceto Cesarin (che ha rimarcato come l’ente operi attivamente per gli emigranti), assieme al sindaco di Caneva Andrea Attilio Gava (che ha sottolineato i vari rapporti internazionali come i gemellaggi della sua municipalità) e al vescovo di Concordia e Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini. Ha portato, invece, il saluto dell’Ente Friuli nel Mondo il consigliere Luigi Papais. Presenti anche l’onorevole Luca Sut e i past president dell’Efasce, mentre l’intervento conclusivo è stato del vicepresidente Gino Gregoris.

Il sindaco di Caneva, il presidente Cesarin e il vescovo Pellegrini.

Il Taliàn

Molto interessante il convegno, moderato dal giornalista Enri Lisetto, sulle lingue degli emigranti, a partire dall’esempio del Taliàn, la lingua franca basata su dialetti veneti e parole friulane unite al portoghese che ha di fatto “unificato” gli immigrati italiani in Brasile (in particolare nello Stato del Rio Grande Do Sul) da fine Ottocento a dispetto delle varie provenienze regionali. A raccontarne l’aspetto scientifico la professoressa Carla Marcato (Università di Udine), la quale ha sottolineato come le lingue tramandate dagli emigranti ci diano un prezioso “spaccato” di come erano i dialetti qui in Italia, dove nel frattempo hanno continuato a modificarsi, un secolo fa, mentre il dottor Argel Rigo (coordinatore Efasce Brasile, insegnante e promotore culturale di origini canevesi e tra coloro che hanno lavorato nello sterminato Paese bagnato dal Rio delle Amazzoni per l’ufficializzazione del Taliàn come lingua locale da preservare) ha presentato l’evoluzione storica e l’utilizzo di questo importante idioma. Fenomeni similari anche in altre zone del mondo dove si sono insediati immigrati friulani: per esempio il Canada, dove si parla un “italiese” con parole inglesi e friulane come raccontato nella sua ricerca dalla dottoressa Vanessa Lovisa (Segretariato di Toronto Efasce) di origini di Pravisdomini e San Giovanni di Casarsa.

Un momento del convegno.

Le testimonianze

Molto interessante anche parlare con alcuni dei 66 partecipanti ai progetti Efasce finanziati dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni ) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) che in questi giorni hanno visitato vari centri nel territorio regionale alla ricerca delle proprie origini. Nipoti o addirittura pronipoti di corregionali immigrati, i giovani arrivati in questi giorni in Friuli Venezia Giulia hanno dimostrato un grande interesse nel conoscere la terra delle proprie radici, trasmettendo le loro emozioni con i parenti rimasti a casa. Come Carla Sinuka Martinis, 21 anni insegnante di arte acrobatica dall’Argentina, che via videochat ha mostrato al nonno Gianfranco Martinis i luoghi da cui è partito tanti anni fa, la casa di Meduno dove vive la cugina Patrizia che è andata a trovare (“rinunciando” alla giornata libera concessa ai partecipanti) e assaggiando per lui i sapori della madrepatria, dal caffè corretto con grappa al frico. E poi Daniele Leon, sviluppatore informatico di 26 anni dal Canada, che a Valvasone ha trovato i parenti e ammirato Castello e Duomo, che lo hanno particolarmente colpito. Philip Lindsay, 28 enne operatore sanitario statunitense, ha apprezzato invece la visita a Fanna, luogo d’origine della sua famiglia. Parlare con Vinicius Duz, 24 anni militare dell’esercito brasiliano, è come dialogare con uno dei giovani di Caneva (da cui ha origine) e dintorni dei giorni nostri, visto che parla molto bene il Talìan: lui stesso ha confermato di sentirsi a casa qui in Friuli. E poi i partecipanti al progetto per gli adulti di riscoperta delle origini friulane, come Juliano Grando, 51enne che, sposato con una Zatt originaria di Caneva, in Brasile aiuta coloro che hanno perso memoria delle proprie origini regionali a riannodare i fili con la propria identità.

Il saluto di un giovane discendente.

Il Premio

Il premio “Odorico da Pordenone”, destinato a un corregionale distintosi all’Estero, è stato consegnato proprio ad Argel Rigo, coordinatore dell’Efasce in Brasile e la cui famiglia è originaria di Caneva. Il riconoscimento è stato istituito nel 1998 dalla Provincia di Pordenone proprio in collaborazione con Efasce. Dopo lo scioglimento della Provincia, è stato il Comune di Pordenone a impegnarsi per il proseguimento nell’attribuzione di questo prestigioso riconoscimento. A consegnare il Premio a Rigo, salito sul palco con la moglie e che ha inoltre donato con il resto della delegazione brasiliana dei presenti alle autorità, il vicesindaco di Pordenone Eligio Grizzo.
Nella stessa cerimonia il Comune di Caneva, con il sindaco Andrea Attilio Gava, ha consegnato anche le sue Benemerenze a corregionali figli di genitori canevesi: Laura Sandra Poletto (Buenos Aires, Argentina, che ha delegato al ritiro Vicente Vezzato, sempre dell’Efasce Argentina) e Sergio Rigo (Veranopolis, Brasile). Inoltre, è stato consegnato un riconoscimento a Narciso De Lorenzi Canever, classe 1946 la cui famiglia è originaria di Erto e Casso, per i 30 anni di prezioso lavoro al servizio dei corregionali in Brasile con l’Efasce. A premiarlo il presidente Aniceto Cesarin. Inoltre, la mattinata ha visto la presentazione dei libri “Dalle radici al futuro” sul meeting Efasce giovani corregionali in Brasile e quello “L’emigrazione nel Friuli occidentale: il museo di Cavasso Nuovo” di Javier P. Grossutti, presente con il sindaco di Cavasso Nuovo, Silvano Romanin. Alla fine rinfresco per tutti.

I premi del Comune di Caneva e la delegazione del Brasile.

Incontri istituzionali

Ma ieri ci sono stati anche due importanti momenti istituzionali. A Trieste, in mattinata, la folta delegazione è stata accolta nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dal presidente della Giunta Massimiliano Fedriga e dal presidente del Consiglio stesso, Piero Mauro Zanin, mentre alla sera momento d’accoglienza in Consiglio comunale a Pordenone con il vicesindaco Eligio Grizzo e l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli.

L’incontro in Consiglio regionale.

Domani e lunedì

Domani, domenica, sempre a Caneva il programma prevede alle 9.30 ritrovo al Monumento ai Caduti, per i saluti e la deposizione della tradizionale corona. Si formerà il corteo accompagnato dalla Banda “Amici della Musica” di Tamai per raggiungere la chiesa di san Tomaso apostolo, dove la santa Messa sarà celebrata dal vescovo emerito di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto. Alle 12.30 si raggiungerà il Castello per il pranzo comunitario su prenotazione curato dalla Pro Loco Castello Caneva (funzioneranno delle navette per salire e scendere dal colle). Saranno a Caneva anche domani i 66 partecipanti ai due progetti “Stage culturale per giovani discendenti di corregionali” (giovani 18-35 anni) e “Ri-Scoprire il Friuli” (adulti/anziani e bambini) finanziati dalla Regione Fvg e dedicati ai corregionali che dall’Estero tornano in Italia per scoprire la terra di origine dei propri avi. Infine, lunedì, dopo due settimane in visita a vari centri regionali, gli ospiti vivranno il momento conclusivo del loro tour dalle 18.30 a palazzo Montereale Mantica, in corso Vittorio Emanuele II, a Pordenone, nella cerimonia patrocinata dalla Camera di Commercio di Pordenone e Udine. Il giorno dopo le partenze verso i luoghi d’origine (Argentina, Uruguay, Brasile, Stati Uniti, Canada e Romania).

Due immagini della sala gremita.

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In copertina, il vicesindaco di Pordenone Eligio Grizzo consegna il Premio ad Argel Rigo.

(video con interviste a questo link https://we.tl/t-Mp0guu2PiK)

A Caneva l’incontro dei corregionali all’estero in arrivo da 15 Paesi

Tutto pronto a Caneva per ospitare il 42° Incontro dei corregionali all’Estero dell’Efasce, l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti: dal 27 al 28 luglio il centro collinare, ultimo Comune friulano prima del Veneto con il quale condivide l’area del Cansiglio, sarà il punto di riferimento per coloro che sono partiti dalle terre tra i fiumi Livenza e Tagliamento in cerca di una nuova vita, senza però dimenticare il proprio legame con la terra d’origine. Un legame forte in chi è emigrato in prima persona come anche in chi discende da coloro che compirono i viaggi verso tutti i continenti e che magari tornano proprio per rinsaldare le proprie radici friulane.
Ad accoglierli il presidente dell’Efasce, Aniceto Cesarin, assieme al sindaco di Caneva, Andrea Attilio Gava, con un ricco programma nel quale tutti i delegati dei vari segretariati Efasce nel mondo (sono attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Svizzera, Uruguay e Venezuela) troveranno spazi e momenti per confrontarsi con i corregionali che vivono in altri Paesi. Attese circa 150 persone.
La scelta di Caneva è stata effettuata perché in questi ultimi anni il Comune pordenonese ha lavorato a stretto contatto con la municipalità di Fagundes Varela, nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul, dove ancora oggi vive una folta comunità di origini friulane, discendente delle famiglie contadine arrivate proprio da Caneva tra 1888 e 1893. Un lavoro che ha portato alla firma di un Patto di fraternità sottoscritto nell’aprile del 2015 e che verrà rinforzato proprio in occasione dell’Incontro di questo fine settimana.

L’anteprima sarà venerdì 27 luglio a Pordenone, dove il sindaco Alessandro Ciriani ansieme al collega canevese Gava accoglierà le delegazioni provenienti dalle varie parti del Mondo e il direttivo Efasce. Sabato 27 luglio all’Auditorium comunale di Caneva in via Trieste dalle 9 si entrerà nel vivo dei lavori con il convegno “Le lingue degli emigranti. Le radici del Taliàn”. Ad aprire la mattinata i saluti del sindaco Gava, del presidente Cesarin e del vescovo di Concordia Pordenone monsignor Giuseppe Pellegrini. Al convegno, moderato dal giornalista del Messaggero Veneto Enri Lisetto, interverranno la professoressa Carla Marcato (Università di Udine), la dottoressa Vanessa Lovisa (Segretariato di Toronto) e Argel Rigo (coordinatore Efasce Brasile). A mezzogiorno presentazione del Libro “L’emigrazione nel Friuli occidentale: Cavasso Nuovo” di Javier P. Grossutti e testimonianze dei partecipanti ai progetti Stage per giovani discendenti di corregionali e Ri-Scoprire il Friuli. Conclusioni a cura del vicepresidente dell’Efasce Gino Gregoris. Alle 12.15 consegna del Premio “Odorico da Pordenone” e delle benemerenze del Comune di Caneva. Alle 13 pranzo a buffet per corregionali e partecipanti alla mattinata.

Domenica 28 luglio alle 9.30 ritrovo al monumento ai Caduti di Caneva, per i saluti e la deposizione della corona. Si formerà il corteo accompagnato dalla Banda “Amici della Musica” di Tamai per raggiungere la chiesa di san Tomaso apostolo, dove la Santa Messa sarà celebrata dal vescovo emerito di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto. Alle 12.30 si raggiungerà il castello per il pranzo comunitario curato dalla Pro Loco Castello Caneva (funzioneranno delle navette per salire e scendere dal colle).

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In copertina, la chiesa di San Tomaso a Caneva nel Pordenonese.