Innovazione e start up, il Fvg col turbo nell’analisi dell’ente camerale Pn-Ud

Fvg con il turbo, o quasi, per quanto riguarda innovazione e start up, visto che sta dimostrando ottime capacità di aprirsi al mondo che cambia rapidamente. La nostra è infatti la terza regione italiana per capacità innovativa e, pur se con valori assoluti molto contenuti, è la seconda per percentuale di start up sul totale delle nuove società di capitali. A evidenziarlo è la recente analisi del Centro studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine, che ha approfondito, a fine dicembre, tanto le capacità innovative delle economie locali quanto i dati aggiornati sulle imprese e le startup innovative, iscritte nella sezione dedicata dei registri imprese camerali Fvg.

Giovanni Da Pozzo

Partendo dalla capacità innovativa delle economie locali, il “Regional Innovation Index 2021” della Commissione Europea, analizzato nello studio Cciaa, fornisce una valutazione comparativa delle prestazioni dei sistemi di innovazione in 240 Regioni di 22 Paesi dell’Ue più Norvegia, Serbia, Svizzera e Regno Unito. Vi sono regioni “leader” di innovazione, innovatori “forti”, “moderati” e i cosiddetti “emergenti”. «Se l’Italia nel suo complesso è classificata come innovatore “moderato”, penalizzata dai parametri sulla spesa in ricerca e sviluppo e la quota di popolazione laureata – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo –, quasi tutte le regioni del Nord, incluso il Friuli Venezia Giulia, sono invece considerate innovatori forti. Il Fvg, in particolare, è la terza regione italiana per capacità innovativa».
Gli aspetti in cui la regione eccelle sono legati alle spese in innovazione (non R&S), alle innovazioni di processo introdotte dalle Pmi, alle co-pubblicazioni scientifiche internazionali e alla collaborazione delle Pmi innovative con altre imprese. Il Fvg risulta invece più penalizzato in altri elementi, come per esempio la spesa in ricerca e sviluppo nel settore privato delle imprese, la padronanza delle competenze digitali di base o la quota di popolazione con educazione terziaria.
Se nel 2019 in Italia la spesa in R&S è pari all’1,47% del Pil, le differenze sono piuttosto significative tra singole regioni: il Piemonte è primo con il 2,26% e seguono Emilia Romagna e il Lazio. Al quarto posto c’è il Friuli Venezia Giulia con l’1,71%, superiore al valore medio nazionale.

Come detto, poi, particolare attenzione meritano, nel contesto dell’innovazione produttiva, quelle società iscritte alla sezione delle “startup innovative” del Registro imprese. In Italia, queste startup sono 13.970 (+2.071 rispetto al 31 dicembre 2020, +17,4%). In valore assoluto, secondo l’analisi Cciaa Pn-Ud, la regione con il maggior numero di startup innovative è la Lombardia con 3.644 (pari al 26,1% del totale). Seguono il Lazio (1.659, 11,9%), la Campania (1.262, 9,0%), il Veneto (1.113, 8,0%) e l’Emilia Romagna (1.086, 7,8%). In Friuli Venezia Giulia ci sono in totale 248 startup innovative, pari all’1,8% del totale italiano. In particolare, 110 sono situate nella provincia di Udine, 64 nel territorio di Pordenone, 57 in quello di Trieste, 17 in provincia di Gorizia. Le startup innovative in Fvg sono rimaste sostanzialmente stabili: sono scese di sole 3 unità rispetto al 31 dicembre 2020. Se andiamo a considerare la percentuale di startup innovative sul totale delle nuove società di capitali, in Italia siamo al 3,9% e i valori più alti sono quelli del Trentino Alto Adige (5,7%) seguiti proprio dal Friuli Venezia Giulia, con il 5,3%, quindi Lombardia e Basilicata (5,1%) e Valle d’Aosta (5,0%). La provincia di Trento è prima per rapporto tra numero di startup innovative e nuove società di capitali (7,7%), seguono Milano (6,4%), Ascoli Piceno (6,1%), Trieste e Bologna (5,9%). Pordenone e Udine sono rispettivamente al dodicesimo e tredicesimo posto della classifica, entrambe con un valore pari a 5,4%.

Per quanto riguarda infine i settori economici, le startup innovative in Italia si concentrano nella produzione di software e consulenza informatica (38,1%), industria e artigianato (16%), ricerca scientifica e sviluppo (14,3%), servizi di informazione (8,9%), commercio e turismo (4,3%). Anche in Fvg al primo posto troviamo produzione di software e consulenza informatica (35,9%). Seguono l’industria e l’artigianato (29%, oltre 10 punti sopra il dato nazionale), i servizi di informazione, la ricerca scientifica e sviluppo (10,5%), il commercio e turismo (1,6%).

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In copertina, la sede udinese della Cciaa in piazza Venerio.

Dalle aule del Malignani a quella di CiviBank per conoscere la finanza

Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, la sede centrale di CiviBank ha ospitato nuovamente un corso di educazione bancaria e finanziaria per studenti delle scuole superiori, frutto di un accordo tra lo stesso istituto di credito e l’Istituto tecnico “Malignani”. Il corso è stato frequentato da 150 studenti delle classi quarte e quinte dell’Itis udinese, sempre attivo nella ricerca di opportunità formative per i suoi allievi.
La responsabile del progetto, professoressa Nicoletta Leone, e il vicedirettore generale di Civibank, dottor Gianluca Picotti, hanno coordinato il corso che si è articolato in tre moduli: il primo ha analizzato il rapporto cliente-banca-territorio; il secondo ha illustrato i servizi di investimento e di tutela del risparmiatore; il terzo, infine, ha approfondito il rapporto banca-impresa con un focus particolare sull’imprenditoria giovanile e la redazione di un business plan.
Oltre ogni aspettativa, l’interesse manifestato dai giovani soprattutto rivolto alle agevolazioni destinate alle “start up” e al supporto finanziario offerto dalla banca friulana al tessuto imprenditoriale locale anche attraverso la rete dei Confidi e degli strumenti finanziari regionali. Ad illustrare i vari argomenti sono stati gli stessi funzionari di sede di CiviBank che sono stati gratificati in questa loro veste di “docenti” dall’attenzione dimostrata dagli studenti durante le rispettive lezioni.

Tale iniziativa s’inserisce in un contesto più vasto di corsi di educazione finanziaria che da tempo il sistema bancario italiano e la stessa Banca d’Italia hanno varato nelle scuole. In questo quadro è noto l’impegno della banca cividalese che ha precorso i tempi organizzando da oltre dieci anni la “giornata regionale del risparmio” per le scuole primarie e vari stage formativi all’interno della propria sede riservati agli studenti degli istituti tecnici commerciali del territorio.
La conoscenza e l’informazione dei giovani circa l’approccio con il sistema creditizio, i suoi servizi e la gestione del risparmio è di primaria importanza soprattutto dopo le critiche vicende che hanno toccato alcune banche italiane in questi ultimi anni le cui ripercussioni su famiglie e imprese hanno avuto effetti talora drammatici.

I tanti ragazzi che hanno partecipato al corso di CiviBank. 

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In copertina, la sede centrale della Banca di Cividale.