Il ruolo della donna in Friuli durante e dopo la crisi sanitaria

Semplificare e sburocratizzare i rapporti tra imprese femminili e Pubblica amministrazione, puntare sulla formazione all’imprenditorialità, sullo sviluppo e la promozione d’impresa anche e necessariamente in digitale. E imparare a utilizzare con intelligenza strumenti come lo smartworking che, se da un lato possono rappresentare, per alcuni tipi di professionalità, un cambio positivo verso un modo di lavorare basato sulla fiducia e non sul controllo, dall’altro possono trasformarsi nel mero spostamento dell’ufficio a casa, con tutti i problemi che questo comporta, oltre a compromettere la stessa sopravvivenza di molte attività produttive che basano la loro crescita sulle pause-pranzo e la circolazione in città di chi si muove per lavoro.
Il Comitato Imprenditoria Femminile (Cif) della Camera di Commercio di Pordenone-Udine si è riunito dopo il lockdown per riflettere sulle strategie da mettere in campo a favore delle imprenditrici e delle lavoratrici, alla luce delle difficoltà ulteriori emerse in questi mesi complessi. Tutte le componenti hanno concordato nell’evidenziare come la chiusura pressoché totale imposta dall’emergenza abbia messo in luce l’inderogabilità di strumenti efficaci per la conciliazione lavoro-famiglia, problema-chiave mai risolto e che ora si è evidenziato in tutta la sua critica urgenza. Su questo, anche il Cif Pn-Ud si impegnerà con idee e proposte da portare all’attenzione dell’ente e delle rappresentanze politiche regionali, a partire da una serie di appuntamenti formativi da realizzare su misura per imprenditrici e lavoratrici e da programmare nei prossimi mesi.

«Le nostre micro, piccole e medie imprese sono lo scheletro dell’economia e spesso ce se ne dimentica – spiega la presidente del Cif, Cecile Vandenheede –. Siamo all’alba della ripresa, le difficoltà per noi imprenditrici sono tante e dobbiamo affrontarle e sperare di ricevere concreti aiuti per superarle. Nel Cif sono rappresentate 13 categorie, ognuna con i propri problemi in questa complessa riapertura. Tante attività non hanno chiuso, ma hanno avuto comunque tanti ostacoli da superare, in un susseguirsi di decreti e misure straordinarie da mettere in campo. Spesso, non sembra un “ripartire”, ma un ricominciare da zero, un reinventarsi». Vandenheede evidenzia come «noi siamo sempre state lavoratrici e imprenditrici, figlie per accudire i nostri cari anziani, mogli, compagne e mamme. Durante e dopo il lockdown ci hanno imposto di essere anche insegnanti e maestre. La battaglia al problema della conciliazione è ancora di più una priorità. Speriamo – ha aggiunto – in una riapertura dell’attività scolastica che si concentri soprattutto e concretamente sui bisogni dei bambini e dei ragazzi e che abbia a cuore le famiglie. Le mamme non possono sostituirsi fisicamente né psicologicamente al ruolo dell’insegnante, non più e speriamo mai più».

Sul tema del digitale, il Comitato ha confidato in un’accelerazione, «soprattutto sull’acquisizione di competenze tecnico-digitali – dice infine Cecile Vandenheede –, su cui non tutte eravamo pronte o avevamo le strumentazioni per poterci destreggiare in questo periodo. Attivare o potenziare gli strumenti digitali in azienda comporta acquisti, costi, tempo e formazione. L’emergenza, in questo, ci ha dato un’opportunità di consapevolezza e il Comitato si impegnerà per realizzare iniziative che possano aiutare le imprenditrici a crescere in questa direzione. Con il nostro contributo come Comitato vorremmo che le nostre imprenditrici potessero affrontare meglio la crisi, che non è solo economica, ma anche psicologica e sociale. Attueremo perciò iniziative, a breve, per cercare di aiutarle a recuperare anche il benessere e la serenità per ricominciare con forza, acquisendo una formazione efficace per affrontare il periodo che ci aspetta».

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In copertina, la sede udinese della Camera di commercio friulana.

Alzheimer, nuovo servizio per i malati costretti in casa

Stare a casa non è sempre facile e causa non pochi problemi a chi soffre di demenza o soffre di malattia di Alzheimer: persone che non sempre riescono a comprendere la situazione e la necessità di rispettare le norme attivate in questo periodo, persone per le quali la condizione di “domiciliazione forzata” può avere reazioni non facili da gestire. È quanto rileva nella sua quotidiana attività l’Associazione De Banfield – che da oltre trent’anni, a Trieste, affianca le persone anziane non autosufficienti – impegnata anche, e soprattutto, in tempi di Coronavirus a dare sostegno ai “caregiver”, quei familiari che assistono le persone colpite da queste gravi patologie.
In questo momento di ulteriore difficoltà, la De Banfield ha organizzato un nuovo servizio di supporto telefonico e online: le psicologhe dell’Associazione sono, infatti, presenti per colloqui di sostegno telefonici o su Skype e si è deciso di proseguire l’attività di informazione e formazione, trasferendola online. E da lunedì 23 marzo, sul canale YouTube dell’Associazione (accessibile anche attraverso il profilo Facebook), si potranno trovare video animati in cui si forniscono consigli e indicazioni generali su come comportarsi con il malato di Alzheimer in questa particolare circostanza, quali esercizi fisici fare insieme al malato, quali i migliori intrattenimenti da utilizzare, quali i comportamenti più corretti da adottare. L’Associazione sta inoltre lavorando ad una App per un’ancor maggior fruibilità dei contenuti e per essere sempre a fianco dei “caregiver”. Si vuole così approfittare dei mezzi che la tecnologia offre per non lasciar solo chi al momento è in difficoltà e ha bisogno di aiuto.

Prosegue, intanto, anche il servizio di assistenza domiciliare, più che mai necessario in questi momenti, ed è partito il progetto “A spasso in casa”, un programma di educazione motoria per conservare la propria mobilità in questi difficili momenti di domiciliarità forzata. Fare le scale e la spesa, quando possibile, sono utilissimi sistemi per mantenere il corpo in esercizio, ma venendo meno la possibilità di uscire e ritrovandosi magari in case molto piccole che limitano la possibilità di movimento è utile essere guidati in un’attività di ginnastica leggera che contribuisca a mantenere attivi ed evitare i danni da immobilizzazione. Ed è anche un modo in più per l’Associazione per monitorare e valutare eventuali bisogni e necessità.
La solidarietà non ha età, e con questo presupposto si è costituito un ulteriore servizio grazie a due realtà che hanno offerto alla De Banfield il loro intervento: i giovani di InterAct e la coop sociale Torrenuvola hanno offerto la loro collaborazione per dare aiuto concreto agli anziani della città assistiti dall’Associazione. Sono incaricati di consegnare la spesa e i medicinali e consegnare a domicilio il quotidiano locale Il Piccolo, oltre a piccoli ausili sanitari (deambulatori, comode…) e presidi (pannoloni) che in questo momento – visto l’aumentare delle degenze domiciliari e la difficoltà nei ritiro e consegna dovuta all’impossibilità di uscita – sono più che mai importanti.

Sotto la voce #noipervoicisiamo, l’attività della De Banfield prosegue mantenendo aperta la sede con turni di personale controllati su appuntamento, nel massimo rispetto delle norme anti-contagio, mentre una parte del lavoro viene svolto in smartworking.
Il nuovo numero per contattare l’Associazione è il 333/1817326, attivo da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì anche dalle 16 alle 18. Si è scelto di passare ad un numero di cellulare per poter essere sempre reperibili, anche in caso di eventuali disposizioni di chiusura più rigide e in eventuali emergenze oltre gli orari ufficiali. A rispondere sempre l’operatrice Esther, giovane ed esperta risorsa dell’Associazione che ha sempre con sé il cellulare a cui è legato il numero.
Tutti i servizi vengono erogati in condizioni di massima sicurezza ma l’appello pressante, anche nel caso della De Banfield, è quello di poter disporre non appena possibile di ulteriori forniture di presidi sanitati indispensabili, quali le mascherine per i propri volontari e operatori, che rischiano a breve di scarseggiare.