Il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa” oggi fa tappa (online) in Friuli

Farà tappa, seppur online, in Friuli, il 12° “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa” e arriverà esattamente oggi 9 dicembre, alle 15, sulla piattaforma Zoom. La tappa friulana è organizzata dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine, che da anni ha attivato al suo interno il Comitato imprenditoria femminile. Che oggi, dopo l’accorpamento, è composto da imprenditrici rappresentanti di tutti i settori produttivi ed espressione di entrambi i territori.
Il gruppo, quest’anno, ha anche organizzato una serie di corsi online rivolti proprio alle imprenditrici, su temi utili ad affrontare le difficoltà causate dall’emergenza sanitaria sul lavoro e sull’impresa guidata da donne. In questo momento storico di grandi sconvolgimenti e smart working, viene infatti richiesto di apprendere nuove competenze e non solo di tipo tecnico. Proprio su questo verterà la tappa del Giro e si rifletterà con le relatrici sulla realtà di oggi e del prossimo futuro: in un mondo in cui il lavoro è e sarà sempre più diffuso e agile, per vivere e lavorare meglio sarà necessario imparare a comunicare in modo efficace negli spazi digitali. Meeting, incontri coi clienti, allineamenti interni, webinar sono alcuni dei momenti in cui vanno esercitate questa capacità, incrociando aspetti tecnici e soft skill.

Introdurranno i lavori Maria Lucia Pilutti, segretario generale Cciaa Pn-Ud, Tiziana Pompei, vicesegretario generale Unioncamere, Dusolina Marcolin, presidente Commissione Regione Fvg per le pari opportunità. Quindi la presidente del Comitato camerale Cécile Vandenheede parlerà degli obiettivi del Comitato e delle attività svolte quest’anno e si entrerà poi nel vivo del tema del webinar, “Accorciare le distanze. Comunicare in modo efficace con un video. Parlare in pubblico quando il pubblico non c’è”, con Giovanna Tinunin e Patrizia Daneluzzo, di Dof consulting Udine.

Il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa” è un’iniziativa promossa da Unioncamere e dai Comitati per l’imprenditoria femminile attivi nelle Camere di Commercio italiane. Le tappe in Italia sono 10 e mirano a informare le imprenditrici e a offrire strumenti formativi a chi aspira a diventarlo, dando visibilità alle dinamiche che riguardano l’occupazione femminile e al tema delle pari opportunità.
Per la partecipazione è necessaria la registrazione, iscrivendosi allo short link https://bit.ly/GiroDonneImpresaPnUD

Per informazioni: Segreteria Comitato: telefono 0432 273508, 0434 381602, e-mail: segreteria.comitato@pnud.camcom.it

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In copertina, ecco la sede udinese,  in piazza Venerio, della Cciaa Pn-Ud.

L’artigianato friulano con l’acqua alla gola: 40% a rischio chiusura

di Giuseppe Longo

Una prospettiva nera, anzi nerissima per l’artigianato friulano: ben 4 aziende su 10 sono a rischio di chiusura se la crisi da Coronavirus dovesse, malauguratamente, durare per altro mezzo anno. Alla vigilia della Fase 2 di cui tanto si parla in questi giorni, auspicando che la ripartenza dopo il blocco possa avvenire quanto prima, le imprese artigiane guardano al futuro con grande preoccupazione, voglia di rimettersi in moto, ma soprattutto con grande lucidità. E, consapevoli della dura realtà che le circonda, non si fanno illusioni sul futuro a breve termine. Sarebbe come prendersi in giro…
L’attesa degli effetti che l’epidemia Covid-19 avrà sul giro d’affari delle piccole e piccolissime e medie imprese, infatti, è a dir poco impressionante con una perdita annua stimata intorno al 42%: quasi metà fatturato! Per cui, in questa condizione, se l’emergenza sanitaria dovesse appunto protrarsi oltre i sei mesi, il 40 per cento degli artigiani teme di chiudere i battenti in maniera definitiva.
La drammatica istantanea emerge dai primi risultati del sondaggio online “Fase due: cosa si aspettano gli artigiani e le piccole imprese?” promosso dall’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine sul sito dell’associazione dov’è ancora possibile partecipare ed esprimere la propria opinione. «La crisi – conferma con amarezza il presidente Graziano Tilatti – durerà tutto quest’anno e con grande probabilità investirà anche una parte del prossimo. A 12 anni dal 2008 ci ritroviamo impantanati in una nuova fase di difficoltà, se possibile ancor più subdola, che imporrà una ristrutturazione del modello economico e in generale un ripensamento delle dinamiche globali». Per questo è indispensabile un rapidissimo sostegno da parte della mano pubblica per far fronte alla mancanza di liquidità, ai soldi che non entrano nelle aziende perché da quasi due mesi non lavorano, travolte da questo uragano che nessuno ipotizzava di queste gigantesche proporzioni e che non fa sconti a nessuno. E in questo quadro desolante, viene valutato positivamente l’operato della Regione Fvg, mentre da Roma ci si attende almeno qualcosa di più, non solo in termini monetari. Ma tradotto anche in uno snellimento della burocrazia, da sempre opprimente e che, proprio in questi tempi difficili, da acqua alla gola, in cui c’è necessità di interventi protettivi introdotti con la velocità della luce – e altri Stati, anche europei, dimostrano che questo è possibile -, diventa davvero insopportabile, se non addirittura offensiva per chi si trova a fare i conti con la sopravvivenza della propria ditta.

Il presidente Graziano Tilatti.

L’indagine. Avviata il 10 aprile il sondaggio ha avuto enorme riscontro. Nella prima settimana ben 549 imprese della provincia di Udine, per la stragrande maggioranza artigiane, hanno infatti risposto alle domande, un campione significativo che ha consentito al responsabile dell’Ufficio studi, Nicola Serio, di disporre una fotografia aggiornata degli effetti che sta avendo l’epidemia sulla popolazione delle imprese artigiane, nonché sulle attese che quest’ultima ha a proposito della fase 2. Il campione di rispondenti ha in media un fatturato di 220mila euro e 3,9 addetti, la metà ha almeno un dipendente. Il 16% è localizzato nell’Alto Friuli, il 19% nel Basso Friuli, il 16% nel Friuli Occidentale, il 22% nel Friuli Orientale e il 27% nella zona di Udine (16 per cento nel capoluogo).

Fatturato. Per le imprese del campione, il fatturato di marzo 2020 ha fatto segnare un calo di circa 5,5 milioni di euro, -60% rispetto all’andamento normale, con una contrazione media di 10mila euro per azienda. Allargata al 2020, la prospettiva non migliora: la previsione delle imprese è, infatti, di una perdita di giro d’affari per circa 45 milioni di euro (-42%), equivalenti a oltre 82 mila euro di calo per ciascuna impresa.
«Questo calo – afferma il presidente Tilatti – non potrà essere compensato con l’aumento del prezzo all’utente finale e si tradurrà in un diminuzione degli affari e dei posti di lavoro. Per questo, sarà fondamentale garantire alle imprese un accesso al credito facilitato. Serviranno risorse e poca burocrazia. La Regione – prosegue il leader dell’artigianato friulano – sotto questo profilo si è già mossa per mettere a disposizione strumenti di accesso al credito, utili agli artigiani ma più in generale a tutte le piccole imprese, finalizzati a garantire liquidità, investimenti e interventi di equity per il rafforzamento della patrimonializzazione. Insomma, la cassetta di attrezzi creditizi alla quale abbiamo lavorato assieme all’amministrazione regionale per mesi promette oggi di fare la differenza, pronta al debutto nel pieno della pandemia».

Manodopera. Il 47% delle imprese con dipendenti non ha fatto segnare alcuna perdita di manodopera in questa prima fase di emergenza, ma il 14% dichiara che «sarà costretto a licenziamenti se non si riparte in tempi brevi», il 39% segnala una diminuzione dell’occupazione, temporanea nel 37% dei casi e definitiva per il 2% delle aziende. Sul fronte degli strumenti messi a disposizione alle istituzioni, Tilatti promuove la Regione, mentre «il Governo è ancora in navigazione. Finalmente Conte ha compreso la necessità di portare i 600 euro a 800 euro riconoscendo alle imprese almeno pari dignità rispetto ai percettori del Reddito di cittadinanza. L’intervento, seppur apprezzato, resta tuttavia ben lontano dalle esigenze reali delle aziende italiane. Speriamo che questa emergenza – conclude Tilatti – abbia almeno un effetto positivo e spazzi via la strabordante burocrazia che negli ultimi anni ha zavorrato il Paese».

Frenata. Il 20% degli imprenditori della provincia di Udine è ottimista e pensa che la crisi economica, al termine dell’emergenza sanitaria, si farà sentire al massimo per tre mesi. Al contrario, Il 60% degli intervistati è pessimista e crede che gli effetti della crisi si faranno sentire per oltre un semestre. Sentiment peggiore rispetto ai colleghi del Veneto, dove ad analoga domanda, la percentuale di artigiani che ha risposto prevedendo oltre 6 mesi di rallentamento è significativamente più bassa (-40%). In Provincia di Udine il 29% prevede addirittura che la crisi si protrarrà per più di un anno contro il 13% ipotizzato dalle aziende della vicina regione.

Rischio chiusura. E’ una prospettiva nerissima che molti degli intervistati purtroppo ritengono concreta. Se ben la metà delle imprese che ha partecipato al sondaggio dice di non aver preso in considerazione l’ipotesi di chiudere per la crisi provocata dalla crisi Coronavirus, ben 4 imprese su 10 dichiarano invece che potrebbero addirittura abbassare la saracinesca se l’emergenza non finisce entro sei mesi.

Rivoluzione digitale. Tra i cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria, il più importante, in termini percentuali, è stato l’utilizzo di piattaforme e app per videoconferenze (23%), seguito dall’utilizzo dello smart working o telelavoro (14%) e dall’avvio di vendite a distanza o consegne a domicilio che prima non venivano fatte (9%).

Fase 2. Chiamati a fare delle richieste alla politica e alle associazioni imprenditoriali, gli intervistati in prevalenza (45%) si sono espressi con cautela sulla riapertura chiedendo però un conoprogramma chiaro per le fasi 2 e 3: quasi la metà del campione insomma non punta a strappi né a fughe in avanti, ma chiede di avere un panorama chiaro, certo, così da potersi organizzare per tempo e arrivare pronto ai blocchi di ri-partenza. Il 31% è invece favorevole all’immediata apertura per le aziende di tutti i settori sospesi, mentre il 18% ritiene che sia necessario riaprire parzialmente le aziende oggi sospese, limitando i contatti col pubblico.

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In copertina e all’interno immagini di alcuni lavori dell’artigianato friulano.

Coronavirus, “tsunami” sull’artigianato Fvg: il crollo è del 50%

“I numeri parlano chiaro. L’emergenza da Coronavirus si è abbattuta sul mondo dell’artigianato come uno ‘tsunami’ producendo un danno che solo nei mesi a venire potrà essere calcolato in tutta la sua gravità”. Lo ha detto ieri il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, aprendo la conferenza stampa che ha visto intervenire in streaming, assieme a lui, i presidenti di tutte le unioni territoriali provinciali. I dati sono allarmanti: se a inizio anno gli artigiani friulani stimavano un aumento del 25% del fatturato nel 2020, all’inizio di marzo la previsione è radicalmente mutata. A dirlo è l’integrazione all’indagine congiunturale svolta dall’ufficio studi dell’associazione di categoria che in questi primi giorni di marzo è tornato ad interpellare, assieme ad Irtef, un significativo campione di imprese sugli effetti dell’epidemia.

Tilatti con i suoi collaboratori.

Dati drammatici. Il risultato del sondaggio parla chiaro. Da un saldo d’opinione sul fatturato estremamente positivo, come detto pari al +25%, si è passati nell’arco di poco più di un mese al -50%. “E’ il peggior risultato da quando svolgiamo l’indagine – ha commentato il responsabile dell’ufficio studi, Nicola Serio, illustrando i dati -. A questo si aggiunga che molti artigiani lavorano su commessa e al momento non sono ancora in grado di stimare l’effetto negativo dell’emergenza, potranno farlo solo tra alcuni mesi”. Ai dati emersi dall’indagine congiunturale, l’associazione ha affiancato quelli ricavati da un sondaggio online che restituisce diverse difficoltà: dalla cancellazione degli ordini, che a marzo interessa 7 artigiani su 10, alla consegna delle materie prime che sta mettendo in difficoltà 4 artigiani su 10.

Appello al Governo. “Chiediamo una proroga vera ai pagamenti. Spostare i termini al 30 aprile è un primo passo, ma non è sufficiente”, ha dichiarato il presidente Tilatti invocando un pacchetto di misure a sostegno delle piccole, piccolissime e medie imprese che vada dalla sospensione dei mutui e dei pagamenti in genere, al potenziamento della cassa integrazione per i dipendenti, alla concessione di liquidità immediata che possa poi essere restituita nel lungo termine. “Sono queste le azioni che chiediamo al Governo, quanto alla Regione ieri è stato approvato un primo, importante disegno di legge che mette a disposizione risorse per commercio, turismo e anche per l’artigianato di servizio. Dialogheremo costantemente con l’amministrazione regionale, che ringraziamo per questo primo intervento, affinché risponda in modo ancor più efficace alle difficoltà del nostro mondo che oggi è qui, unito, a testimoniare sì la gravità della situazione, ma anche a dimostrarsi determinato nel superarla”.

Troppo poco 30 aprile. Quattro province di Confartigianato insieme, unite a Cna e Ures per l’artigianato del Fvg. L’emergenza impone unità e le territoriali oggi hanno dimostrato una volta in più la capacità dell’artigianato di rispondere alla sfida come un corpo unico. I presidenti provinciali si sono fatti eco. “Quella dei pagamenti al 30 aprile non è una proroga, ma una presa in giro – ha detto Silvano Pascolo, numero uno degli artigiani pordenonesi -. Il termine lo decideremo, a fine emergenza, sapendo già oggi che la condizione minima dovrà essere il 31 dicembre. Senza sanzioni, senza interessi”. Ariano Medeot, presidente dell’associazione di Gorizia, ha chiesto che i Comuni sospendano il patto di stabilità liberando risorse e che la Regione posticipi i termini dei bandi Cata. “Perché ora come ora le imprese non investono, sono bloccate. Ci serve tempo per superare l’emergenza sanitaria e poi economica”. “La più grande emergenza conosciuta dall’Italia repubblicana”, gli ha fatto eco Dario Bruni, presidente di Confartigianato-Imprese Trieste. Una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie. “Domani – ha fatto sapere Bruni – il comitato di presidenza di Confidi Fvg adotterà soluzioni per far fronte alla mancanza di liquidità delle imprese, ma il Confidi, lo sappiamo, eroga garanzie, il resto lo fanno le istituzioni, che devono in questa fase essere al nostro fianco”.

Europa nel mirino. Più d’una critica è stata rivolta all’Europa e alle sue istituzioni, ancora una volta poco determinanti se non, nel caso di alcuni Stati membri, addirittura ostili nei confronti del Paese e, considerata la peculiarità del Fvg in quanto regione di confine, anche del nostro territorio. Si è sfiorata la chiusura del confine con la Slovenia, nonostante siano “numerosi gli sloveni che lavorano in Fvg e sempre più anche gli italiani che per ragioni di lavoro attraversano il confine. La prospettiva di una sua chiusura – ha detto Andrea Sik, direttore dell’Unione regionale economica slovena (Ures) – ha creato nei giorni scorsi non poche preoccupazioni, che poi fortunatamente si sono risolte”.

Smart working. Laddove possibile, per i 200 dipendenti in forze tra Unione e Società di servizi, è stato attivato lo smart working, nel resto dei casi vengono osservate tutte le disposizioni del ministero in ordine alle distanze e ai dispositivi di protezione individuale. “Continuiamo a fare il nostro lavoro, ad assicurare assistenza alle imprese che specie in questo momento non devono sentirsi abbandonate – ha assicurato il consigliere delegato di Confartigianato-Servizi Fvg, Daniele Cuciz -. Lo facciamo con grande professionalità, attenti alla salute dei nostri dipendenti e degli associati, ai quali nonostante questa fase di difficoltà garantiamo regolarmente i servizi”.

Una sede associativa in Friuli.

Come Civibank si attrezza contro il Coronavirus

Un istituto di credito con sedi operanti da Trieste a Vicenza, come Civibank, si è subito posto il problema di tutelare dal contagio del Coronavirus i propri dipendenti e clienti, per quanto nessuna delle 64 filiali sia ubicata all’interno della “zona rossa”. In caso di un eventuale aggravio della fase emergenziale, la Banca si è pure attrezzata ad adottare per parte dei propri dipendenti lo “smart working” grazie alle nuove tecnologie ed ai collegamenti informatici.
La banca – come informa una nota – ha attivato uno specifico Team interno, dedicato alla gestione dell’emergenza, oltre ad essere in contatto con l’Abi e la Regione Fvg. Così la direzione della banca, presieduta da Michela Del Piero, ha diramato fin dal primo giorno della crisi una circolare interna che dispone iniziative e comportamenti ispirati alle specifiche ordinanze vigenti, anche in termini precauzionali. Qualora una o più filiali si dovessero in futuro trovare inserite in eventuali zone di interdizione, la banca si riserva di disporre eventuali chiusure e modifiche all’orario di apertura al pubblico degli sportelli a fini cautelativi. Al momento, tuttavia, in tutte le 64 filiali l’attività prosegue normalmente.
Nel frattempo, sono temporaneamente rinviate le riunioni e i corsi di formazione previsti in questo periodo e intensificata la pulizia dei locali della banca abbinata ad una specifica disinfezione delle superfici. Sia nella sede centrale di Cividale che nelle filiali è attiva la ventilazione meccanizzata che effettua un regolare ricambio e purificazione dell’aria. In una specifica sezione dell’Intranet aziendale vengono pubblicati eventuali aggiornamenti in materia per informare in tempo reale tutti i dipendenti della banca.

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In copertina, la sede centrale di Civibank alle porte di Cividale.