La Slovenia blocca l’autotrasporto. Adami accusa l’Europa

Nuovo grido d’allarme da parte dell’artigianato Fvg: questa volta ad alzare la voce è la importante categoria degli autostrasportatori, soprattutto a causa delle lunghe code alle frontiere in uscita dall’Italia. Sia verso l’Austria che la Slovenia. E’ l’istantanea scattata al confine e che vede tantissimi camionisti ritrovatisi letteralmente imbottigliati, specie al valico di Fernetti, in attesa di poter procedere verso diverse destinazioni europee. Chi di loro doveva scaricare in Slovenia è potuto passare, chi invece doveva solo transitare nel Paese e poi andare oltre, diretto a Est, ha dovuto fare dietrofront.
“La Slovenia infatti non si è limitata a controllare gli autotrasportatori uno a uno come sta facendo l’Austria, creando anche in quel caso interminabili code e ritardi, ma si è spinta oltre, respingendo al confine tutte le merci in transito dal Paese e dirette verso l’Est Europa” denuncia Stefano Adami, capocategoria degli autotrasportatori di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg. Risultato: “Code chilometriche al confine, che si traducono per le nostre imprese in aumento di costi, problemi nel rispetto dei tempi di guida e riposo, inquinamento ambientale, perché i mezzi che trasportano derrate alimentari devono restare in moto”, tuona ancora Adami.
La preoccupazione della categoria, già stremata dalla crisi del 2008, è alle stelle. Le aziende del trasporto merci – 1.819 in regione di cui 1.467 artigiane (ultimi dati disponibili Movimprese-Infocamere) – non sanno se accettare commesse o rifiutarle. Impossible sapere cosa accadrà domani, se non tra poche ore. “Non sappiamo se possiamo partire, non sappiamo se arriveremo, se ci fermeranno per strada costringendoci, come accade in Croazia, a fare 14 giorni di quarantena. Così lavorare è impossibile”, continua il capogruppo di Confartigianato, raccontando di come la risposta disomogenea a livello internazionale porti a situazioni limite come quelle degli autisti costretti a restare prigionieri delle proprie cabine durante le operazioni di carico e scarico.

Stefano Adami leader dell’autotrasporto Fvg.


Adami chiama in causa le istituzioni europee, incapaci di imporre omogeneità nelle regole da applicare, sperando di fare i conti con l’Ue appena passata l’emergenza. Intanto, l’autotrasportatore punta a mettere in sicurezza le aziende del settore. “Ci servono misure urgenti, immediate, quali la sospensione dei versamenti tributari, delle rate dei mutui e dei leasing, ci servono misure di credito agevolate per avere liquidità e la cassa integrazione per tutte le aziende a prescindere al numero dei dipendenti che nell’autotrasporto in Fvg sono complessivamente 12.600. Serve insomma una cura choc, non un palliativo se vogliamo evitare di trovarci tra qualche mese a contare numerosi ‘decessi’ tra le file delle partite Iva”.

Superata l’emergenza, Adami rivendica la necessità di metter mano alle regole del cabotaggio. “Quando tutto ripartirà – conclude il capocategoria – andranno imposti limiti di trasporti nazionali alle aziende straniere per salvaguardare una buona volta le nostre. Sono convinto che ce la faremo, anche grazie al sacrificio dei nostri collaboratori, che come sempre accoglieranno con abnegazione i sacrifici che il momento impone, dimostrando ancora una volta come nelle difficoltà questa categoria sappia restare unita, determinata a vincere l’ennesima sfida”.

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In copertina, l’annuncio in autostrada della chiusura del confine sloveno.

Coronavirus, “tsunami” sull’artigianato Fvg: il crollo è del 50%

“I numeri parlano chiaro. L’emergenza da Coronavirus si è abbattuta sul mondo dell’artigianato come uno ‘tsunami’ producendo un danno che solo nei mesi a venire potrà essere calcolato in tutta la sua gravità”. Lo ha detto ieri il presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti, aprendo la conferenza stampa che ha visto intervenire in streaming, assieme a lui, i presidenti di tutte le unioni territoriali provinciali. I dati sono allarmanti: se a inizio anno gli artigiani friulani stimavano un aumento del 25% del fatturato nel 2020, all’inizio di marzo la previsione è radicalmente mutata. A dirlo è l’integrazione all’indagine congiunturale svolta dall’ufficio studi dell’associazione di categoria che in questi primi giorni di marzo è tornato ad interpellare, assieme ad Irtef, un significativo campione di imprese sugli effetti dell’epidemia.

Tilatti con i suoi collaboratori.

Dati drammatici. Il risultato del sondaggio parla chiaro. Da un saldo d’opinione sul fatturato estremamente positivo, come detto pari al +25%, si è passati nell’arco di poco più di un mese al -50%. “E’ il peggior risultato da quando svolgiamo l’indagine – ha commentato il responsabile dell’ufficio studi, Nicola Serio, illustrando i dati -. A questo si aggiunga che molti artigiani lavorano su commessa e al momento non sono ancora in grado di stimare l’effetto negativo dell’emergenza, potranno farlo solo tra alcuni mesi”. Ai dati emersi dall’indagine congiunturale, l’associazione ha affiancato quelli ricavati da un sondaggio online che restituisce diverse difficoltà: dalla cancellazione degli ordini, che a marzo interessa 7 artigiani su 10, alla consegna delle materie prime che sta mettendo in difficoltà 4 artigiani su 10.

Appello al Governo. “Chiediamo una proroga vera ai pagamenti. Spostare i termini al 30 aprile è un primo passo, ma non è sufficiente”, ha dichiarato il presidente Tilatti invocando un pacchetto di misure a sostegno delle piccole, piccolissime e medie imprese che vada dalla sospensione dei mutui e dei pagamenti in genere, al potenziamento della cassa integrazione per i dipendenti, alla concessione di liquidità immediata che possa poi essere restituita nel lungo termine. “Sono queste le azioni che chiediamo al Governo, quanto alla Regione ieri è stato approvato un primo, importante disegno di legge che mette a disposizione risorse per commercio, turismo e anche per l’artigianato di servizio. Dialogheremo costantemente con l’amministrazione regionale, che ringraziamo per questo primo intervento, affinché risponda in modo ancor più efficace alle difficoltà del nostro mondo che oggi è qui, unito, a testimoniare sì la gravità della situazione, ma anche a dimostrarsi determinato nel superarla”.

Troppo poco 30 aprile. Quattro province di Confartigianato insieme, unite a Cna e Ures per l’artigianato del Fvg. L’emergenza impone unità e le territoriali oggi hanno dimostrato una volta in più la capacità dell’artigianato di rispondere alla sfida come un corpo unico. I presidenti provinciali si sono fatti eco. “Quella dei pagamenti al 30 aprile non è una proroga, ma una presa in giro – ha detto Silvano Pascolo, numero uno degli artigiani pordenonesi -. Il termine lo decideremo, a fine emergenza, sapendo già oggi che la condizione minima dovrà essere il 31 dicembre. Senza sanzioni, senza interessi”. Ariano Medeot, presidente dell’associazione di Gorizia, ha chiesto che i Comuni sospendano il patto di stabilità liberando risorse e che la Regione posticipi i termini dei bandi Cata. “Perché ora come ora le imprese non investono, sono bloccate. Ci serve tempo per superare l’emergenza sanitaria e poi economica”. “La più grande emergenza conosciuta dall’Italia repubblicana”, gli ha fatto eco Dario Bruni, presidente di Confartigianato-Imprese Trieste. Una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie. “Domani – ha fatto sapere Bruni – il comitato di presidenza di Confidi Fvg adotterà soluzioni per far fronte alla mancanza di liquidità delle imprese, ma il Confidi, lo sappiamo, eroga garanzie, il resto lo fanno le istituzioni, che devono in questa fase essere al nostro fianco”.

Europa nel mirino. Più d’una critica è stata rivolta all’Europa e alle sue istituzioni, ancora una volta poco determinanti se non, nel caso di alcuni Stati membri, addirittura ostili nei confronti del Paese e, considerata la peculiarità del Fvg in quanto regione di confine, anche del nostro territorio. Si è sfiorata la chiusura del confine con la Slovenia, nonostante siano “numerosi gli sloveni che lavorano in Fvg e sempre più anche gli italiani che per ragioni di lavoro attraversano il confine. La prospettiva di una sua chiusura – ha detto Andrea Sik, direttore dell’Unione regionale economica slovena (Ures) – ha creato nei giorni scorsi non poche preoccupazioni, che poi fortunatamente si sono risolte”.

Smart working. Laddove possibile, per i 200 dipendenti in forze tra Unione e Società di servizi, è stato attivato lo smart working, nel resto dei casi vengono osservate tutte le disposizioni del ministero in ordine alle distanze e ai dispositivi di protezione individuale. “Continuiamo a fare il nostro lavoro, ad assicurare assistenza alle imprese che specie in questo momento non devono sentirsi abbandonate – ha assicurato il consigliere delegato di Confartigianato-Servizi Fvg, Daniele Cuciz -. Lo facciamo con grande professionalità, attenti alla salute dei nostri dipendenti e degli associati, ai quali nonostante questa fase di difficoltà garantiamo regolarmente i servizi”.

Una sede associativa in Friuli.

Cave del Predil ricorda i minatori e lancia una sfida per il futuro

di Giancarlo Martina

TARVISIO – Santa Barbara, patrona dei minatori, è stata onorata, come è tradizione, a Cave del Predil, la località dove per secoli i suoi abitanti sono stati legati, nel bene e nel male, alla secolare Miniera dove fino al 1991 venivano estratti i minerali di piombo e zinco. Affollato da circa 200 convenuti – di più non avrebbero potuto avere accesso -, il “camerone” nelle viscere della montagna, dedicato alla patrona, dove sull’altare dei minatori don Stefano, parroco di Tambre d’Alpago, ha concelebrato la Messa con il nuovo parroco di Tarvisio, don Alan Iacoponi, e con due sacertodi sloveni. Alla suggestiva cerimonia religiosa, accompagnata dal coro maschile “Sot le piargule” di Percoto, è seguita, all’esterno, al monumento al Minatore, un’ artistica opera in bronzo collocata all’ingresso storico, la deposizione di una corona d’alloro a ricordo dei lavoratori defunti.

Immagini del rito in miniera.

Ringraziati i convenuti per la partecipazione, il sindaco Renzo Zanette ha rivolto un caloroso saluto al collega di Bovec, Walter Mlekuz, e a tutte le autorità civili, militari e religiose giunte anche da Austria e Slovenia. “La loro presenza ci onora – ha affermato il primo cittadino tarvisiano – e dimostra la grande sensibilità, vicinanza e rispetto che gli amici d’oltre confine riservano alla nostra comunità, in particolare a quella cavese. Una storia d’altri tempi – ha aggiunto -, quella della località mineraria, dove vivevano famiglie nelle quali il nonno, il papà e il figlio erano stati tutti minatori. Frammenti di un passato, ai più, poco conosciuto, ma denso di mille significati. Cave del Predil è stato, grazie alla Miniera, un paese dove si stava bene. Ricco di maestranze provenienti da tutta Italia, ricco di abitanti, ricco di tantissime attività economiche, ricco di vita e di tante speranze. Tutto questo ora non c’è più – ha ricordato Zanette, facendo il quadro della deficitaria situazione -. Chi era venuto a lavorare da altre zone d’Italia, non avendo più il lavoro, è tornato nella terra d’origine, e tanti giovani purtroppo se ne sono andati via. Tutto questo da quel maledetto anno 1991, quando la Miniera è stata chiusa”.

Il sindaco Renzo Zanette.

E rincarando la dose il primo cittadino ha poi continuato, dicendo: “E’ successo nonostante fosse ancora attiva, dato che c’era abbastanza minerale per garantire estrazioni per diversi anni. E’ successo nonostante la fortissima opposizione degli ultimi minatori e delle loro famiglie, che hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una comunità. Minatori che hanno rinsaldato in quei terribili giorni la solidarietà e l’amicizia, sentimenti che diventavano più forti man mano che trascorrevano i giorni. Tanta voglia di lottare uniti per il proprio bene e per quello delle loro famiglie. Ma quei minatori sono risaliti in superficie con la promessa che, se chiusura doveva essere, si sarebbe comunque avviato un percorso di riconversione che prevedeva il recupero ambientale, la messa in sicurezza delle strutture, la realizzazione di un museo che sfruttasse parte delle gallerie della miniera ed il reinserimento di parte della forza lavoro in attività complementari. Tante di queste promesse non si sono, purtroppo, realizzate e per tutta Cave del Predil l’intera vicenda è stata ricondotta ad un tradimento. Compito della politica, compito nostro, ora – ha aggiunto il sindaco – è non tradire nuovamente. Vogliamo dare un futuro certo alla vostra comunità. L’amministrazione comunale tutta si sta impegnando a fondo e crede fortemente a quella riconversione economica e sociale della frazione. Una riconversione basata sulla storia, unica ed importante, del compendio minerario, e sulle bellezze naturali ed ambientali. Una riconversione che ha come obiettivo lo sviluppo turistico di Cave del Predil, per creare nuove opportunità di crescita, di lavoro, di occupazione, di un futuro, soprattutto a favore dei più giovani”.
In conclusione, il primo cittadino ha espresso un auspicio: “Ci auguriamo che l’esperienza degli ex minatori, che hanno contribuito negli anni a rendere ‘viva’ la frazione e hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una Comunità, possa essere messa a disposizione per stimolare ed aiutare i giovani di Cave del Predil a crearsi un futuro con le grandi opportunità che la località mineraria può offrire, dalla gestione delle centraline a quella dell’impianto di riscaldamento, dalla gestione del Parco Internazionale Geominerario, al lago di Raibl, fino alla gestione del nuovo impianto sportivo”.

L’omaggio al monumento ai Caduti.

In precedenza, alla cappella del cimitero della località, era stato reso omaggio ai Caduti della Grande Guerra alla presenza delle rappresentanze dei comandi locali dell’Esercito e delle Forze dell’ordine e di Polizia, nonché dell‘8° reggimento alpini e del 7° reggimento trasmissioni di Sacile che ha intrapreso un rapporto di gemellaggio con il Comune di Tarvisio essendo un suo reparto intitolato al Passo Predil. Presenti anche i rappresentanti del 7° reparto militare Khevenhuller nr. 7 di Klagenfurt, dei Freiwillengenschutzen, della Croce Nera carinziana e dei figuranti di Plezzo, Caporetto e Tolmino.

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In copertina e qui sopra il corteo a Cave del Predil per Santa Barbara.

(Foto di Pietro Fabian)