Suor Rosalba è tornata a casa: l’affettuoso abbraccio della sua Nimis

di Giuseppe Longo

NIMIS – Suor Rosalba è tornata a casa, fra la sua gente, che l’ha riabbracciata con commozione e affetto. E ora riposa in quel cimitero che ospita anche le spoglie di suor Luigia Falomo e suor Camilla Bendoni, la madre superiora che l’accolse a Nimis nel 1939, quando vi arrivò diciottenne, prima ancora di prendere i voti nell’Ordine di Maria Bambina. “Adesso è fra le braccia di Dio Padre – ha detto monsignor Rizieri De Tina, durante i funerali celebrati ieri pomeriggio proprio nel camposanto, dopo la veglia nella scuola materna parrocchiale -, ma non credo che vi rimarrà a lungo perché anche lassù si rimetterà a lavorare, come ha sempre fatto per i nostri bambini accompagnando la sua vita di preghiera”. Va infatti detto che suor Rosalba, durante la sua lunga esistenza protrattasi fino alla soglia del secolo, ha applicato alla lettera, al femminile, la regola benedettina “Ora et labora”.

Monsignor Rizieri De Tina…

… e il sindaco Gloria Bressani.

Oltre all’arciprete, ha preso la parola il sindaco Gloria Bressani per esprimere il dolore e la gratitudine di tutta la comunità che ha beneficiato per ben 62 anni della preziosa presenza di suor Rosalba, un sentimento bene riassunto nella motivazione della cittadinanza onoraria che il Comune di Nimis le aveva conferito tre anni fa. C’è purtroppo il rammarico di non averla potuta riavere per l’ultimo scorcio di vita, come lei tanto desiderava, a causa di una serie di circostanze sfavorevoli, non ultima questa emergenza sanitaria, come è emerso anche dalle parole commosse di Antonella Bozzato, che con la suora, per tanti anni, ha avuto il privilegio di un legame speciale, tanto da mantenere costanti contatti anche in questi anni di sofferta lontananza.  “Grazie a lei – ha detto – ogni porta, pur chiusa, si apriva. E, nel suo nome, questo è continuato anche dopo la sua partenza”. Affettuose parole di ricordo anche da parte di Gianni Paganello e Rita Monai. Tutti loro, con altrettanto rammarico e con accenti diversi, hanno tratteggiato la figura di questa piccola, grande suora che rimarrà indelebile nei cuori di quanti l’hanno conosciuta nell’Asilo infantile che monsignor Beniamino Alessio istituì con coraggio mentre infuriava la Grande Guerra. Una scuola materna che suor Rosalba, rientrata a Nimis dopo la parentesi udinese alla Casa dell’Immacolata, ha diretto fino a quando le forze glielo hanno consentito, prima di ritirarsi, con dispiacere, per il meritato riposo richiesto dall’età molto avanzata. E gli occhi li ha chiusi a Bassano del Grappa, assistita dalle consorelle di Casa Gerosa che hanno inviato alla comunità un messaggio di partecipazione al suo cordoglio, fatto proprio anche dalle suore della materna di Fagagna che hanno voluto essere presenti per dirle il loro “mandi”.

Il saluto di Antonella Bozzato.

Adesso suor Rosalba – nata Cepparo, a Casarsa della Delizia, il 19 gennaio 1921 – è dunque tornata finalmente a casa, riaccolta in quella scuola materna che l’ha vista instancabile per oltre sessant’anni. E ora riposa in quella tomba che Nimis ha voluto riservarle per averla sempre con sè. “Perché ci ha tanto amati – aveva detto ancora il parroco all’omelia -, ma anche Nimis le ha voluto bene e ne ha ricambiato l’affetto”.

Suor Rosalba a Bassano in febbraio.

—^—

In copertina, la sorridente immagine di suor Rosalba che accoglieva nell’Asilo dove era stata allestita la camera ardente.

Addio a monsignor Frezza riabbracciato dalla “sua” Tarcento

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Nimis l’aveva nel cuore, perché vi era nato, e lì c’erano i suoi affetti familiari. Ma è a Tarcento che aveva trascorso larga parte della propria vita – 36 anni come arciprete e prima altri dieci come parroco di Segnacco – e qui è tornato al termine del suo lungo cammino terreno, nonostante fosse a Udine già dal 2002 quando dovette arrendersi all’avanzare dell’età e ritirarsi in un impegno meno gravoso. Ed è stato proprio quel Duomo che con grande tenacia e determinazione volle salvare, dopo i terremoti del 1976, ad aprirgli le porte per l’ultimo saluto. Così, monsignor Francesco Frezza ieri è tornato nella “sua” Tarcento, terra che ha tanto amato e per la quale ha gioito ma anche sofferto, e qui ora riposa nella chiesetta che sorge in mezzo al cimitero, accanto a quel Camillo Di Gaspero cui è dedicata la scuola media che rappresenta una delle opere più luminose del parroco scomparso alla Fraternità sacerdotale udinese a 95 anni, la sera dell’Epifania, mentre era venuto al mondo a Natale (esattamente il giorno di Santo Stefano) nel 1924. Una vita, insomma, contrassegnata da due feste cardini del Cristianesimo.

Il rito presieduto dall’arcivescovo.

Un apostolato, quello di Francesco Frezza, alimentato da fede viva, ardente, da uno slancio instancabile sostenuto da forza e saggezza non comuni, ha sottolineato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che ha celebrato i solenni funerali in una Chiesa gremita, scegliendo per il commiato il brano del Vangelo delle Vergini sagge, tra le quali – ha detto – “vedo a pieno titolo proprio monsignor Frezza”. Il presule aveva accanto il vicario generale Guido Genero e l’attuale arciprete Duilio Corgnali, che diciotto anni fa aveva raccolto la feconda eredità di “pre’ Chechin”, ritiratosi a Udine per prestare la sua opera nella Chiesa di San Giacomo. Un incarico che aveva accettato con entusiasmo, proprio per essere ancora utile, dall’arcivescovo Pietro Brollo, pure lui recentemente scomparso. Erano presenti anche numerosi sacerdoti e tra questi l’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, che ha portato un breve saluto. E a rappresentare il Comune d’origine di don Frezza c’era anche il sindaco Gloria Bressani – intervenuto assieme ai nipoti del sacerdote, Elena, Renato e Antonio, e a numerosi compaesani -, accanto ai primi cittadini di Tarcento, Mauro Steccati, di Udine, Pietro Fontanini, e di Lusevera Luca Paoloni.

Il sindaco Mauro Steccati.

Proprio il sindaco Steccati, mentre il rito di suffragio – sottolineato dai canti della Corale di San Pietro Apostolo – volgeva alla conclusione,  ha voluto ricordare con parole di grande riconoscenza e affetto l’opera preziosa di monsignor Frezza e che Tarcento gli riconobbe già quando lasciò la parrocchia attribuendogli la cittadinanza onoraria.
Al termine, con un lungo corteo, il feretro – ornato soltanto con le vesti violacee a ricordare la dignità prelatizia dell’ex parroco, che era anche canonico onorario della Cattedrale di Udine  – è stato accompagnato da monsignor Corgnali nel cimitero cittadino dove è stato deposto nella tomba che accoglie gli altri sacerdoti di Tarcento. E qui monsignor Francesco Frezza riposerà per sempre, nella terra che ha amato e che l’ha visto illuminato pastore per quasi mezzo secolo.

La tumulazione in cimitero.

—^—

In copertina, monsignor Francesco Frezza ormai molto anziano.

(Foto Vita Cattolica)

La guerra e l’incendio: Nimis ricorda il ‘44 investendo sui giovani

di Gi Elle

“Guardare indietro oggi è un po’ come rinnovarsi, risanarsi, rendere gli occhi più adeguati alla loro funzione primaria, ossia guardare avanti. Guardare avanti per costruire sempre, giorno per giorno, tutti insieme, come fecero i nostri padri, una società migliore per il bene comune. ‘Bene comune’ che vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato tornaconto dei pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, investire sulla loro educazione e sulla loro formazione e guardare alle loro necessità perché loro sono il futuro. Giovani che, non ci stancheremo mai di dirlo, decideranno la società di domani ed è soprattutto per tale motivo che non dobbiamo permettere che ignorino il passato e la storia del nostro paese affinché possano trarne tutti gli insegnamenti necessari per impedire il ripetersi di tanti dolori”. Con queste parole ha concluso domenica scorsa, davanti al Monumento ai Caduti di Nimis, nella ricorrenza del 29 settembre, il suo discorso ufficiale il sindaco Gloria Bressani, per rievocare la tragedia dell’incendio del paese, rendendo omaggio alle sue tante vittime e ricordando anche la deportazione di molti giovani, gran parte dei quali non ha fatto più ritorno. A loro è dedicato il Monumento costruito, esattamente 30 anni fa, a fianco a quello principale grazie alla tenacia di Bruno Fabretti, presidente della sezione ex Internati, che, 96 anni appena compiuti, era vicino al primo cittadino durante la sentita cerimonia. Il cavalier Fabretti,infatti, faceva parte di quel folto gruppo di compaesani che fece la durissima esperienza dei campi di concentramento. Ed è uno dei pochi che ha avuto la fortuna di ritornare ad abbracciare i suoi cari a Nimis, pur in condizioni molto precarie, mentre tutti gli altri sono stati ricordati con un rintocco della campana grande di Centa salvata dopo il terremoto. Proprio per questo ha voluto che il sacrificio dei suoi concittadini fosse ricordato da un cippo speciale, sormontato dai reticolati che impedivano la fuga dai Lager. Ma su quale campeggia una scritta che sprona alla speranza: “Ricordare perdonando perché viva la pace”.

Un aspetto della cerimonia e la campana. 

Come ogni anni, la cerimonia civile nel Parco della Rimembranza era stata preceduta dalla Messa di suffragio per i Caduti celebrata in Duomo dall’arciprete, monsignor Rizieri De Tina, il quale ha incentrato la sua omelia sul concetto di amore, quale valore e dono imprescindibile peri ognuno di noi, declinato nella famiglia, nel lavoro, nella politica e nel paese.
Quindi, al termine, la commemorazione ufficiale del sindaco Gloria Bressani, la quale aveva esordito ricordando che lo scorso novembre, assieme allo stesso parroco e all’assessore Serena Vizzutti, “in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria tedesca, siamo stati invitati a partecipare alle celebrazioni che si sono tenute nel Memoriale di Ladelund, cittadina del Nord della Germania, dove per un breve periodo era in funzione un campo di lavoro per deportati e nel quale sono morti ben tre nostri concittadini, Giuseppe e Nicola Attimis e Lino Venturini: abbiamo potuto pregare per loro e rendere omaggio alla loro sepoltura, il giorno seguente abbiamo visitato Neuengamme, altro campo di lavoro nelle vicinanze di Amburgo, molto più grande, in questo vi sono transitati tantissimi italiani, abbiamo letto diversi cognomi a noi molto familiari, Attimis, Di Betta, Comelli, Manzocco, Berra e altri. Ma abbiamo potuto anche constatare la tenacia e la perseveranza delle persone che curano questi luoghi nel perseguire la verità storica di quei tragici anni, la determinazione con la quale continuano la loro opera di ricerca ed aggiornamento, mettendo in guardia, con il loro lavoro, il mondo intero affinché non vengano ripetuti gli errori commessi nel passato”.

La Messa di suffragio in Duomo.

“Siamo rientrati a Nimis – ha concluso con commozione il sindaco -, oltre che con un bagaglio emozionale indescrivibile, con la consapevolezza, che la memoria dei fatti è imprescindibile e determinante, essa deve far parte ed arricchire la nostra vita, deve darci la possibilità di fare dei confronti, darci la possibilità di pensare sia agli errori che alle cose giuste fatte. Con la memoria e la conoscenza si possono fare valutazioni e considerazioni che inevitabilmente condizionano le nostre scelte. Qui oggi non siamo solo a commemorare una data e tutto quello che ha significato nel passato per la nostra comunità, ma qualche cosa di più, il valore che quelle vicende hanno dato alla nostra vita e che peseranno anche sul nostro futuro”.
Dopo il primo cittadino, hanno portato un saluto, oltre al già citato Fabretti, il presidente dell’Associazione ex deportati di Udine, Marco Balestra, nonché i consiglieri regionali Mariagrazia Santoro ed Elia Miani.

Il Monumento ai Caduti nei Lager.

—^—

In copertina, il sindaco Gloria Bressani durante il discorso commemorativo.