Oggi a Teor quel “Furlàn di Durlasse” che quattro studiosi hanno riscoperto

di Silvio Bini

C’ è uno scrigno prezioso, antico, in quel di Driolassa, minuscola località della Bassa friulana. Finora era sepolto dal peso delle parole moderne e della memoria fragile, ma quattro studiosi appassionati – Federico Bernardis, Mauro Buligatto, Aleardo Di Lorenzo e Gilberto Vida – lo hanno riscoperto e oggi, alle 18, nei giardini di palazzo Mazzarola-Zanello a Teor, verrà aperto al pubblico, per iniziativa del Comune di Rivignano Teor, nell’ ambito della Setemane de Culture Furlane, organizzata dalla Società Filologica Friulana.

E’ uno scrigno di parole perdute del “Furlàn di Durlasse” che la squadra di ricercatori ha riportato alla luce, con i suoi molti vocaboli arcaici e caratteristici, diversi non solo dal linguaggio delle comunità vicine, ma anche non presenti nel vocabolario “Il Nuovo Pirona”. Si proporranno quindi le peculiarità morfologiche e fonetiche della parlata locale con l’ elencazione di vocaboli e modi di dire propri del parlare della gente di Driolassa. Sarà così esposta una parte dei risultati più notevoli della ricerca sulle Aggiunte al Nuovo Pirona. L’ incontro, introdotto da Mauro Venier, dell’ Accademia udinese di Scienze, Lettere e Arti, si completerà con accenni alla toponomastica e all’ ambiente agrario di un tempo. Ai partecipanti (info e prenotazioni cultura@comune.rivignanoteor.ud.it – tel. 0432.773440 int. 2414 ) verrà distribuito il libretto che raccoglie le Aggiunte al Nuovo Pirona.

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In copertina e all’interno ecco tre immagini di Driolassa e di palazzo Mazzarola-Zanello, a Teor capoluogo.

A Palazzolo gli uomini con scarpe rosse per fermare la violenza sulle donne

di Silvio Bini

Lunedì 8 marzo sarà la Festa della Donna. Ma cosa c’è da festeggiare in questo 2021? In Italia, i femminicidi sono stati già almeno 15 (due a settimana) e il brutale fenomeno che contraddistingue le nostre giornate distratte dalla pandemia è come il Covid-19, un nemico che non riusciamo a sconfiggere e nemmeno a contenere. Si inventano formule di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, le mimose per la festa, le panchine rosa, le scarpe rosse da indossare nelle manifestazioni di protesta o nelle giornate dedicate. Succederà anche in un piccolo paese della Bassa friulana, Palazzolo dello Stella, dove domani 6 marzo, alle 11, nel centro cittadino (via Roma, piazza Bini) ci sarà una manifestazione per coinvolgere le persone sul grave problema, invitandole a calzare le scarpe rosse.

Ma Art&Stella, associazione culturale effervescente, organizzatrice dell’evento, ha chiamato in causa gli uomini, perché forse è proprio la partecipazione degli uomini per bene un vero contributo nel contrasto alla violenza sulle donne. E Massimo Pitton, l’art-director di Art&Stella, ha ideato un’immagine davvero eclatante del convegno di soli uomini (anche se accompagnati da madri, mogli o compagne, fidanzate, figlie: non guasterà, anzi), “ intimando “ ai maschietti di indossare scarpe rosse. Potranno essere scarpe classiche o da ginnastica, anche vecchie e sgangherate, ma rigorosamente rosse. Una trovata sorprendente che non mancherà di interessare, anche se scarpe rosse da uomo non saranno facili da trovare. Magari potrebbe essere accettata una copertura di cartoncino rosso, messo a mo’ di galoscia, il fatto è che gli uomini che parteciperanno faranno un figurone, se non estetico, senza dubbio esemplare dal punto di vista etico e sociale. Il flash-mob avrà tempi molto stretti, circa cinque minuti, sarà naturalmente vietato l’assembramento e quindi si dovrà mantenere la distanza di sicurezza prevista fra le persone e indossare la mascherina.

 

Covid, crisi profonda anche per i fotografi che chiedono solidarietà

di Silvio Bini

Fra le categorie colpite dai provvedimenti del Governo, riguardo alle misure anti-Covid, c’è a pieno titolo quella dei fotografi professionisti. Attraverso il Web, Enrico Scaglia, componente del direttivo dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, cerca la solidarietà dell’opinione pubblica, per una categoria che pare ai margini dell’attenzione sociale, ma che sta vivendo una crisi profonda.
“Noi siamo in stand by, in pratica siamo in attesa che succeda qualcosa che migliori la situazione. Raccolgo, in maniera indiretta, le richieste dei fotografi, discuto con i colleghi, mi capita spesso di farlo e mi rendo conto che il disagio è grande“. Scaglia spiega nel particolare le difficoltà del genere: “Pensate ai fotografi matrimonialisti, oggi si trovano cancellati, per la seconda volta quest’anno, gli eventi che generano il loro reddito. Addirittura nella prima fase del lockdown, c’è stata anche la diatriba sulla riconsegna delle caparre, che giustamente dovevano anche essere riconsegnate a coloro che, per causa di forza maggiore non potevano sposarsi. Pensiamo ai fotografi che si occupano degli interventi sportivi, non solo quelli maggiori, ma anche gli eventi periferici che, per la seconda volta, sono stati cancellati. A me interessa puntualizzare il fatto che il nostro è uno dei settori più colpiti, ma se ne parla poco perché numericamente non siamo forti, forse non siamo neanche nei beni essenziali del motore economico del paese. E’ vero però – spiega il rappresentante della Tau Visual – che la fotografia entra in maniera diretta in tutte quelle attività di comunicazione in cui l’immagine è necessaria. Che sia istituzionale, pubblicitaria o anche privata”.
Alla fine, che cosa dire? “Non posso certo chiedere alla gente di entrare in ogni negozio di fotografo, per aiutare a sostenere la sua attività. Però chiediamo solidarietà e comprensione. E’ vero, ci sono categorie che soffrono di più, ma non dimentichiamoci dei fotografi che hanno raccontato, raccontano e hanno la voglia di raccontare la vita che si svolge intorno a noi e che da qualche giorno si ritrovano di nuovo a doversi fermare”.

Enrico Scaglia

La terza ricostruzione del Fvg: a Casarsa oggi il primo incontro

di Silvio Bini

Appuntamento stamane a Casarsa della Delizia (ore 9.30, ridotto del Teatro Pier Paolo Pasolini) in occasione del primo incontro pubblico del Comitato promotore per la “terza ricostruzione” del Friuli Venezia Giulia (dopo quella post-bellica e quella post-terremoto del 1976). L’organismo è costituito da persone con esperienze molteplici maturate nel mondo della politica, della cultura, dell’economia, della pubblica amministrazione, delle professioni e dell’attività accademica e che si sentono in dovere, in un momento così difficile come l’attuale della nostra storia, di dare testimonianza attiva del proprio impegno. Suoi componenti sono Mario Banelli, Ferdinando Ceschia, Guglielmo Cevolin, Gianfranco Ellero, Sandro Fabbro, Antonino Morassi, Roberto Muradore, Pietro Mussato, Ubaldo Muzzatti, Diego Navarria, Maurizio Piemonte, Giorgio Santuz, Bruno Tellia e Roberto Visentin.

Le premesse operative del Comitato promotore pertanto sono:
a) che dopo oltre dieci anni di crisi economica, dopo gli effetti delle ricorrenti crisi dovute ai cambiamenti climatici e, con una grave pandemia da Covid-19 ancora in corso, le condizioni strutturali della regione nel suo complesso non paiono per nulla positive;
b) che, pertanto, o si ricostruiscono, con tutte le risorse che possono essere destinate a tale scopo, le condizioni sociali, economiche e ambientali per un forte rilancio della regione Fvg o si è destinati a scomparire, in silenzio, nel giro di poco tempo.

Non si sa ancora se il Governo chiamerà anche le Regioni a collaborare al “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” da finanziarsi con i massicci investimenti europei “Next Generation Eu” perché, in tal caso, la nostra Regione avrà titolo per proporre un suo piano adeguato alle risorse disponibili ed alle sfide che abbiamo davanti.
Il Comitato promotore, facendo affidamento anche sulle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 4 agosto scorso, per il 50° delle Regioni, quando aveva sostenuto che, ai fini del piano per l’Italia, “è prezioso il contributo delle Regioni (…) con il coinvolgimento e collaborazione di tutte le energie del Paese”, guarda fiducioso a tale prospettiva.
Con questo primo incontro di Casarsa, quindi, si intende attivare un dibattito pubblico sulle finalità e modalità del piano regionale di ricostruzione. La visione di fondo che si propone è quella di un progetto di regione capace di ricomprendere tutti i territori, tutte le energie esistenti e di motivare le generazioni più giovani.

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In copertina, l’ingresso del Teatro Pasolini a Casarsa della Delizia; all’interno, la sala del ridotto.

 

A Latisana un Comitato per dire no alla variante ferroviaria

di Silvio Bini

A Latisana si è costituito il Comitato Civico denominato “Diferendere Latisana – No alla variante ferroviaria”. Ha lo scopo di informare i cittadini latisanesi, ma non solo essi, sulle questioni riguardanti lo studio di fattibilità per il “Potenziamento e Velocizzazione del Collegamento Venezia Mestre-Trieste” presentato da Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) alla Regione Fvg nella riunione del 23 aprile scorso. Nello specifico, l’azione del Comitato intende «evidenziare le pesanti e inaccettabili ricadute previste nella proposta per il territorio di Latisana, nonché l’utilità complessiva dell’intervento, con particolare riferimento agli ingenti costi e agli scarsi se non nulli benefici derivanti dalla sua realizzazione».

Ecco la variante ferroviaria.

 


Spiega il Comitato: «Il progetto presentato da Rfi si sviluppa su due linee di intervento: la prima di carattere tecnologico realizzabile anche sulla linea esistente, la seconda strutturale che prevede la realizzazione della variante di Latisana, oltre di 4 kilometri di un nuovo tracciato, la metà dei quali su viadotto, nonché altri interventi di minor rilevanza sulla tratta Ve Mestre-Trieste. Agli interventi sulla tratta ferroviaria si aggiungerebbero ovviamente anche quelli stradali, necessari sia per realizzare una nuova viabilità di collegamento, sia per eliminare le interferenze fra i due sistemi, aggiungendo così devastazione a devastazione». Secondo Difendere Latisana, «l’ipotesi di variante ferroviaria e il conseguente adeguamento della viabilità sarebbero devastanti per una vasta area abitata di recentissima realizzazione, smembrerebbero il tessuto urbano, comprometterebbero le scelte di sviluppo urbanistico di Latisana, quello delle sue attività economiche e produttive esistenti, anche a causa del permanere dei cantieri necessari per realizzare un’opera palesemente inutile. Ci troveremmo quindi di fronte a un inevitabile tracollo dell’economia locale con conseguenze sociali ed economiche facilmente prevedibili».
Il Comitato promette «una decisa e motivata opposizione al progetto di variante che è motivata dal suo devastante impatto su Latisana, ma anche dal mostruoso spreco di denaro pubblico impegnato per realizzarla; spreco e devastazione assolutamente immotivati, alla luce dei risibili risparmi sui tempi di percorrenza dei treni in transito e addirittura nulli o quasi per quelli che prevedono soste a Latisana o per il trasporto merci». La cittadina della Bassa friulana si appresta quindi ad una nuova azione per salvaguardare il proprio territorio. «L’ammodernamento della linea ferroviaria Venezia-Trieste è un progetto di interesse nazionale che deriva dagli accordi Stato-Regione presi in passato e non va attribuito a questa amministrazione – aveva già dichiarato l’assessore regionale alle infrastrutture, Graziano Pizzimenti -. Si tratta di una iniziativa che, dopo anni di silenzio assoluto, abbiamo voluto rendere pubblica. Per questo andremo nei numerosi territori coinvolti per raccogliere spunti e valutazioni nel più ampio spirito di trasparenza e partecipazione».

La stazione di Latisana.

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In copertina, il ponte sul fiume Tagliamento (da Ferrovie.it)

Dieci anni fa moriva Adriano Biasutti: Palazzolo gli dedica il Centro civico

di Silvio Bini

Palazzolo dello Stella rende omaggio a un suo figlio illustre. Mercoledì 29 gennaio, intitolerà infatti ad Adriano Biasutti, a dieci anni dalla morte, il Centro civico polifunzionale. Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e deputato della Repubblica, Biasutti è stato un grande personaggio della politica friulana, militante nell’allora Democrazia Cristiana, nei difficili anni ’70/80, leader pragmatico e moderno di un Friuli in crescita, dopo la tragedia del terremoto.Travolto nel 1994 dall’inchiesta Mani pulite, dopo aver subito una prolungata “damnatio memoriae”, fu riabilitato dalla “nuova” politica e nominato membro della Commissione paritetica Stato-Regione. Morirà, poco dopo, nel 2010, vinto da un male incurabile.
Mercoledì, il gotha della Regione Friuli Venezia Giulia sarà a Palazzolo per onorare la memoria di Adriano Biasutti proprio nel suo paese d’origine. Interverranno il governatore Massimiliano Fedriga; il vice Riccardo Riccardi; il presidente del Consiglio regionale, Pier Mauro Zanin, l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Bini, e il capogruppo regionale della Lega, Mauro Bordin. Sarà presente anche Ciriaco De Mita, che negli anni ’80 fu presidente del Consiglio e Segretario nazionale della Dc, capo della corrente “sinistra di base”, cui aveva aderito lo stesso Biasutti. Interverrà anche il presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti. Alle 17.30, dopo il saluto del sindaco Franco D’Altilia, il giornalista Mattia Pertoldi modererà gli interventi degli ospiti.
In precedenza (inizio alle 17), ci sarà la cerimonia di intitolazione con lo scoprimento della targa e la visita alla mostra fotografica dedicata a Biasutti, a cura di Pierangelo Marchesi, suo vecchio amico. Adriano Biasutti era un palazzolese doc, amava il suo paese che, appunto nel decennale della scomparsa, restituirà la sua figura ad una duratura memoria.

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In copertina, il politico Adriano Biasutti scomparso dieci anni fa.

Oggi l’Anpi di Carlino e Marano ricorda la Strage di Marzabotto

di Silvio Bini

In occasione del Giorno della memoria, la sezione Anpi di Carlino-Marano Lagunare, presenta “La strage di Marzabotto“, incontro con Ferruccio Laffi, sopravvissuto all’eccidio avvenuto sull’Appennino Bolognese. In quel tragico evento, nell’ultimo giorno di settembre, del 1944, Ferruccio, allora sedicenne, perse il padre, la madre, due fratelli e altri parenti. In pochi giorni i tedeschi, comandati da Walter Reder, sterminarono quasi 800 persone, donne, anziani e bambini.
All’incontro, che si terrà a Carlino, oggi 25 gennaio, alle 17, nella sala dell’ex latteria, sarà presente anche il presidente dell’Associazione Familiari vittime di Marzabotto, Gian Luca Luccarini, mentre porteranno un saluto Dino Spanghero, presidente regionale dell’Anpi, e il sindaco Loris Bazzo. L’invito è per tutti i cittadini di Carlino e della vicina Marano Lagunare.

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In copertina, Ferruccio Laffi, sopravvissuto alla Strage di Marzabotto, in Emilia.

Filosofia dello sport e sfida educativa: se ne parla a Lignano

di Silvio Bini

Lignano Sabbiadoro. Non solo mare d’amare e sole. Non solo turismo balneare. Quando in città le ombre delle stagioni si fanno più lunghe, si apre un altro mondo. Quello degli incontri, dei saperi e sapori, dello sport e dell’educazione. Uno degli interpreti più attivi nel campo socio-culturale si chiama proprio Forum Educazione Lignano. Promosso dall’amministrazione comunale, è uno spazio permanente di incontro, di partecipazione e di reciproco confronto fra le associazioni, le scuole, gli enti e i servizi, che si occupano in maniera esplicita e continuativa di tematiche dell’Educazione nel territorio di Lignano Sabbiadoro.

Luca Grion


Domani, 8 novembre, alle 20.30, nella Biblioteca “Bruna Lizzi de Minicis”, nel Centro Civico “Sandro Pertini”, si terrà un incontro su Filosofia dello Sport e Sfida educativa, come allenare alla vita buona?, primo appuntamento del progetto “I valori che Educano alla Comunità” rivolto in particolare alle categorie di educatori (genitori, insegnanti, allenatori, catechisti eccetera). Relatore sarà Luca Grion, professore associato di filosofia morale alla Università di Udine e presidente dell’ Istituto Jacques Maritain di Trieste. Seguirà, alle 23, un Instant Focus, breve assaggio del metodo di approfondimento dei Focus Group, in programma da dicembre, condotto da Mansueto Maccari e Giusy Guarino.
Un secondo incontro sarà mercoledì 13. Si parlerà di Educazione alla legalità: scuola e associazioni = palestre di vita, con Michele Gagliardo, referente nazionale di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

Michele Gagliardo

Con Forum Educazione Lignano, collaborano alla organizzazione, Lignano in Fiore Onlus, L . HUB Park Centro giovani Lignano Sabbiadoro e Comitato Genitori Lignano Sabbiadoro.

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In copertina, il municipio di Lignano (foto dcarbone) e qui sopra una bella immagine della città balneare. 

 

Flambro ricorda la battaglia del’17 e i 250 Granatieri

di Silvio Bini

Domani 27 ottobre, a Flambro, verrà ricordata “la battaglia che si consumò nella notte fra il 30 e 31 ottobre 1917 e fu fondamentale per rallentare l’avanzata dell’esercito austriaco dopo Caporetto e per riorganizzarsi sul Piave“. Flambro abbraccerà i suoi Granatieri, a 102 anni dal sanguinoso combattimento che costò, al reparto militare, la perdita di 250 soldati.
Per i Granatieri di Sardegna, la battaglia rappresenta una pietra miliare della loro storia e ogni anno l’Associazione Nazionale è presente alla cerimonia che il Comune di Talmassons e il Gruppo Alpini organizzano in ricordo dell’ avvenimento.


Il programma prevede per oggi l’ anteprima con la mostra “Da Flambro a Fiume, l’ Amore per l’ Italia”, opere del concorso artistico per le scuole, sui Granatieri, protagonisti anche nell’ avventura dannunziana di Fiume.
Domani, dopo la Messa, alle 10.30, ci sarà la deposizione delle corone in onore dei Caduti. Seguirà il corteo fino alla Chiesetta di San Giovanni, accompagnato dalla Banda Gioacchino Rossini di Castions di Strada. Nel pomeriggio, alle 17, ci sarà il Concerto del ventennale del Coro Ana di Talmassons, diretto da Francesco Fasso, con la partecipazione del Ventaglio d’Arpe, un’orchestra formidabile, unica nel suo genere, diretta dalla  professoressa Patrizia Tassini.

Ecco il Ventaglio d’Arpe.

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In copertina, Flambro domani rinnova l’omaggio ai Granatieri di Sardegna.