Casarsa della Delizia ieri ha ricordato in cimitero i bombardamenti di 81 anni fa alla fine della Seconda guerra mondiale

A 81 anni dai tragici fatti l’Amministrazione Comunale della Città di Casarsa della Delizia ha ricordato tutte le vittime – tra le quali anche bambini e giovani – dei bombardamenti aerei alleati che colpirono la cittadina non solo il 4 marzo 1945 ma anche nei mesi precedenti. Ieri nel cimitero di Casarsa alla presenza del sindaco Claudio Colussi e delle autorità civili, religiose e militari è stato deposto un omaggio floreale sul memoriale dedicato a tutte le vittime civili, realizzato nel 2025 dall’artista Massimo Poldelmengo e ispirato alla poesia di Pier Paolo Pasolini “A planzin lì vis” (Piangono le viti) che il poeta compose in ricordo dei morti di quel tragico bombardamento che avvenne soli due mesi prima dalla fine della Seconda guerra mondiale.

«Come lo scorso anno – ha detto il sindaco Colussi -, quando abbiamo svelato il memoriale, abbiamo voluto ricordare le vittime della nostra Comunità nel terribile frangente del Secondo conflitto, che tanto dolore portò a Casarsa. Come Amministrazione comunale vorremmo che questo divenisse ogni anno un appuntamento non solo per ricordare ma anche per riflettere, visto che le guerre proseguono tuttora. Infatti come 81 anni fa le bombe anche adesso continuano a cadere e come allora le vittime innocenti sono quelle civili, a partire dai bambini».
Presenti diversi familiari delle vittime di allora, invitati dall’Amministrazione comunale, tra cui la poetessa Anellina Colussi che ha letto alcuni suoi versi, in friulano casarsese e in italiano, dedicati a quel giorno. Il parroco don Lorenzo ha benedetto gli intervenuti, tra i quali il tenente colonnello Lauro Massari del V Reggimento Aves Rigel, il tenente colonnello Gerardo Secco dell’XI Reggimento Bersaglieri, il luogotenente Donato Perrone comandante dei Carabinieri di Casarsa, oltre al vicesindaco Ermes Spagnol e al consigliere comunale Giuliano Novello. Presente anche il Gruppo Alpini di Casarsa San Giovanni, esponenti delle altre associazioni d’Arma e dell’Associazione nazionale vittime Civili di Guerra – Sezione provinciale di Pordenone.
Inoltre, lo scorso anno era stato dato alle stampe il Diario del bombardamento aereo del 4 marzo 1945 scritto da Ermes Colussi “Pagura” all’indomani dei fatti, in edizione curata da Anellina Colussi e Roberto Colussi. Anche quest’anno il volume – grazie alla volontà di Battista Colussi, figlio maggiore di Ermes, e della Pro Casarsa della Delizia Aps con il presidente Antonio Tesolin – è stato donato alla scuola media di Casarsa.

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In copertina e all’interno immagini della commemorazione nel cimitero di Casarsa.

Grado, domani mattina le cerimonie per ricordare gli 80 anni dalla Liberazione

(g.l.) Anche Grado celebrerà domani, 25 aprile, l’80° anniversario della Liberazione. La manifestazione, come emerge dal programma diramato dal sindaco Giuseppe Corbatto, comincerà già alle 8.30 con la deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti di Largo della Vittoria; quindi, formazione di un corteo e sfilata verso piazza Marinai d’Italia, dove avverrà la posa di un’altra corona sulla lapide commemorativa. Al termine, proseguimento di una delegazione verso il Camposanto di Argine dei Moreri per deporre una terza corona d’alloro al Monumento ai Caduti e fiori sulle tombe dei Patrioti gradesi. Il sindaco Corbatto auspica una larga partecipazione della cittadinanza isolana a questi momenti celebrativi con cui si commemorerà una importantissima data storica che, nel 1945, segnò la nascita dell’Italia libera e democratica dopo i lutti e le distruzioni della Seconda guerra mondiale.

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In copertina, il Monumento ai Caduti del Mare in porto a Grado.

Il Club per l’Unesco di Udine presenta oggi all’Università nella Giornata del Ricordo il libro di Gian Paolo Polesini

(g.l.) Celebrazioni per la Giornata del Ricordo oggi anche nel capoluogo friulano. Organizzato dal Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco, si terrà infatti oggi, con inizio alle 17, un incontro nella sala Gusmani dell’Università degli Studi. Gli interventi potranno essere seguiti anche da remoto (indirizzo web nella locandina sottoriportata).


Nell’occasione, Bruna Zucccolin, presidente del Comitato di Udine dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, presenterà il libro “Polle, il figlio unico” (Edizioni L’Orto della cultura) del marchese Gian Paolo Polesini, giornalista professionista, critico cinematografico e televisivo del Messaggero Veneto, che sarà presente ai lavori. Successivamente, parlerà Pietro Mastromonaco, scrittore con delega alla Letteratura nel Club per l’Unesco di Udine (Nel drammatico ricordo dell’esodo e delle violenze nei confini orientali, delineazione degli eventi che hanno investito quei territori, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, alla sua conclusione), seguito da Andrea Snaidero, laurea in Scienze politiche, socio del Club per l’Unesco di Udine, autore del testo “L’ultimo giro di giostra – Verso un mondo multipolare, Le foibe: storia di un Olocausto”.
«Io sono un nobile nato povero per colpa della Storia – sono le parole di Gian Paolo Polesini che propone una breve presentazione del suo libro autobiografico – che azzerò le immense proprietà del nostro casato istriano, guarda caso tredici anni prima che io nascessi. Dalla metà del Quattrocento al 4 agosto 1944 la famiglia ha vissuto nella ricchezza, soprattutto nel Settecento, età favorevole all’ascesa sociale dei cinque fratelli Polesini che furono nominati Marchesi dal Doge Paolo Ranieri. Questo libro è un divertissement senza pretesa, lo scopo è solamente quello di sorridere sul passato e sul presente nel rispetto assoluto di quel minimo di gloria accumulata dalla stirpe in sette secoli. Aggiungendo così, con “Polle, il figlio unico”, altri racconti a “Sangue Blu”, il libro che scrissi nel 2007 per confermare l’eutanasia di questa dinastia, che morirà con me. Spero tardi. Poco male: un titolato senza un castello e senza un cavallo non è mai andato da nessuna parte».
L’incontro di questo pomeriggio all’Università di Udine sarà aperto dai saluti della presidente Renata Capria D’Aronco e di Teresa Gualtieri, presidente della Ficlu e del Club per l’Unesco di Catanzaro.

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In copertina, la bella immagine di Gian Paolo Polesini bambino con la quale si presenta il libro “Polle, il figlio unico”.

Casarsa ha ricordato Guidalberto Pasolini e le altre vittime dell’Eccidio di Porzûs

Casarsa della Delizia ieri ha reso omaggio, nel cimitero del capoluogo, alla memoria di Guidalberto Pasolini, fratello del poeta e scrittore Pier Paolo, accomunando nel ricordo anche le altre vittime dell’Eccidio alle malghe di Porzûs (febbraio 1945). Guidalberto Pasolini – “Ermes” il nome in codice da partigiano della Brigata Osoppo – fu ucciso ad appena 19 anni nel contesto di quel tremendo fatto di sangue che contrassegnò la fine della Seconda guerra mondiale. Le sue spoglie sono custodite, assieme a quelle degli altri partigiani casarsesi, in una tomba monumentale dinanzi alla quale il sindaco Claudio Colussi, assieme alla delegazione della Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, ha posto una corona di alloro in loro ricordo. Presenti anche il vicesindaco Ermes Spagnol con altri rappresentanti dell’amministrazione comunale ed esponenti delle associazioni d’Arma del territorio, nonché il presidente del Centro studi Pasolini Marco Salvadori.


«La deposizione della corona di alloro sulla tomba di Pasolini – ha detto Colussi – è un gesto di omaggio e riconoscenza per il suo sacrificio, un modo per ricordare che la lotta per la libertà e la democrazia è un impegno che non deve mai venire meno».
Contestualmente, è stato letto un messaggio che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha inviato alla presidente onoraria dell’Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, Paola Del Din, e al presidente dello stesso sodalizio, Roberto Volpetti, in occasione degli 80 anni dall’Eccidio, in cui si ricorda – oltre al fatto storico che vide l’agguato dei partigiani del Gruppo di azione patriottica a quelli dell’Osoppo – che «la democrazia non ha timore nel confrontarsi con la propria storia. Ricordare è un atto di giustizia e di verità: di questo innanzitutto si nutre il desiderio di libertà. Dal sacrificio di ogni partigiano caduto è nato il percorso compiuto nella democrazia dal popolo italiano e dal popolo europeo».

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In copertina e all’interno due momenti dell’omaggio del sindaco Colussi alla tomba del partigiano Guidalberto Pasolini.

Domani il Comune di Nimis ricorderà le vittime del rastrellamento di Nongruella

(g.l.) Molto conosciuto è l’Eccidio di Torlano del 25 agosto 1944. Pochi sanno, invece, che pure a Nongruella, una manciata di case sulle montagne sopra Cergneu, nove mesi prima, era il 12 dicembre 1943, ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio dell’8 settembre, nel quale caddero anche otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee – come quelle di Torlano, dove furono uccisi anche bambini – a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della Seconda guerra mondiale.
Ai Caduti di Nongruella sarà reso omaggio domani, alle 11, quando si ricorderà quel gravissimo fatto di sangue il cui 81° anniversario ricorreva giovedì. Il Comune di Nimis ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia commemorativa durante la quale, come annuncia il programma diramato dal commissario Giuseppe Mareschi, dopo la liturgia della parola con la benedizione del semplice monumento che ricorda le otto vittime sulla piazzetta della borgata, sarà deposta una corona d’alloro con le autorità civili. Al termine una bicchierata assieme alla sempre gustosa pastasciutta offerta dal Gruppo Alpini Nimis-Val Cornappo.
Stamane, dunque, sarà rievocata una pagina, appunto, poco conosciuta, ma certamente fra le più dolorose dell’ultimo conflitto. Un feroce fatto di sangue che si rivelò una tremenda premessa di quanto sarebbe accaduto neanche un anno più tardi proprio a Torlano e alla fine di settembre a Nimis, quando l’intero paese fu dato alle fiamme e molti compaesani furono condotti nei campi di concentramento. Un doveroso ricordo affinché sia un monito contro le violenze che continuano a insanguinare questo povero mondo, a cominciare dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

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In copertina, la lapide che ricorda le vittime del rastrellamento di Nongruella.

Viaggio verso la salvezza, alla Somsi di Pordenone oggi il libro di Piero Arena

Sarà presentato oggi, alle 18, al Centro Culturale di Palazzo Gregoris, sede della Storica Società Operaia di Pordenone, il volume dal titolo “Viaggio verso la salvezza”, ultimo della “trilogia” edita dalla Somsi e dedicata agli anni della Seconda Guerra mondiale, a firma di Piero Arena, per molti anni vicepresidente del sodalizio pordenonese. Un evento promosso grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e con patrocinio del Comune di Pordenone, che conclude il percorso iniziato con “Il rifugio sotto le stelle” (2020) e proseguito con “La guerra tra fame e amore” (2022), mettendo in luce sempre storie realmente vissute, che, nell’intenzione dell’autore, intendono “dare una visione completa dei danni morali e materiali causati da un conflitto mondiale che ha stravolto la vita di un’intera nazione”. Il libro sarà presentato da Paolo Musolla, curatore anche della prefazione, nella quale sottolinea che “Arena ha raccontato tre storie vere, che danno alla Storia il valore della vita sofferta e la illustrano del dolore umano”, mettendo giustamente in luce fatti dimenticati o sconosciuti.
“In viaggio verso la salvezza” raccoglie infatti le vicende accadute a tre ragazzi travolti dalla tragedia della guerra. La prima narra di un giovane di 19 anni, partito per il servizio militare di leva nel 1939 e rimasto “impigliato” nello scoppio del conflitto, finendo prima in Albania, poi in Grecia, quindi in Russia e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nei campi di prigionia tedeschi.
La protagonista del secondo episodio è Edith, giovane ebrea olandese di 18 anni che, per salvarsi, è costretta a cancellare la sua identità. Il terzo racconto richiama un evento mai riportato in maniera adeguata dalla cronaca e dalla stampa, che riguarda il destino di quei 13.000 bambini, fra i 3 e i 14 anni, figli dei coloni italiani residenti in Libia, che nei primi giorni di giugno del 1940 partirono dai porti di Tripoli e di Bengasi per l’Italia per trascorrere le vacanze estive presso le colonie fasciste dell’Adriatico e rientrare a settembre. Purtroppo nessuno di loro fece ritorno presso la famiglia perché dopo la dichiarazione di entrata in guerra dell’Italia (10 giugno 1940) non fu possibile farli ripartire e successivamente, dopo il 25 luglio 1943, alla caduta del fascismo, vennero di fatto abbandonati al loro destino. In migliaia morirono per malattie o sotto i bombardamenti. Alcuni dopo il 25 luglio fuggirono dalle colonie e di loro non si seppe più nulla. Quelli rimasti sopravvissero perché affidati ad istituti religiosi oppure adottati provvisoriamente da famiglie private, potendo ricongiungersi ai genitori solo anni dopo la fine della guerra.
Per Mario Tomadini, presidente della Somsi Pordenone, che introdurrà l’incontro, Arena ha saputo dare alle vicende narrate “un’anima e una collocazione storico-temporale senza che questo si traducesse in un elenco di episodi, ma al contrario mettendo in evidenza il coraggio dimostrato da ciascuno dei protagonisti che tra paure e speranze, spesso gettando il cuore oltre l’ostacolo, ha permesso di arrivare alla fine del loro viaggio verso la salvezza”. La presentazione sarà completata da tre brevi letture dal libro, a cura di Maria Pina La Marca.

Castagne, ecco l’ultimo weekend a Valle di Soffumbergo che ricorda quei tre soldati alleati sfuggiti nel 1944 ai tedeschi

Dopo un inizio da record, la 43ª Festa delle Castagne e del Miele di Castagno a Valle di Soffumbergo, in Comune di Faedis, non accenna a rallentare. Il terzo ed ultimo weekend, oggi e domani, promette infatti di essere ancora più ricco di eventi e sorprese con un evento clou: la mostra fotografica con escursione storica, per raccontare una vicenda accaduta 80 anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale. Perché quest’anno si è voluto ricordare come, nell’inverno del 1943-44, tre soldati Alleati, fuggiti dal campo di prigionia a Cividale, si rifugiarono in una grotta proprio sopra Valle di Soffumbergo per nascondersi ai soldati tedeschi. Vissero circa sei mesi in quel rifugio di fortuna, aiutati a sopravvivere dagli abitanti del luogo. “Questa è una storia che dobbiamo raccontare alle nuove generazioni – spiega Gian Franco Specia, presidente della Pro Loco -. La generosità degli abitanti di Valle, Reant e Masarolis è un esempio di umanità che merita di essere ricordato e tramandato. Ringraziamo gli amici Franco Beccari (ex sindaco di Faedis) e Giorgio Dri per aver raccolto tutte le testimonianze su questa vicenda e permetterci così di raccontarle al pubblico”.

La giornata inaugurale della festa.

Oggi, la festa prenderà il via con l’apertura dei chioschi enogastronomici alle ore 12, dove si potranno gustare le specialità locali e assaggiare i deliziosi prodotti a base di castagne bagnati dalla Ribolla (vino novello). Nel pomeriggio alle 15 la tradizionale passeggiata guidata nel bosco che porterà grandi e piccoli alla scoperta dei segreti della raccolta delle castagne. E per chi ama la musica, dalle ore 12 fino al tramonto il Trio Matajur animerà la serata con le sue coinvolgenti melodie.
Domani, la festa si arricchirà di nuove proposte. Oltre ai tradizionali chioschi aperti a partire dalle 8.30, sarà possibile partecipare all’escursione storica “Valle 43-44”. Con Andrea Vazzaz , AMM/ML del Collegio Guide Alpine FVG e Ricercatore storico, e con gli amici della Pro Loco si potrà avvicinarsi alla storia degli anni ’43- ’44 , alla scoperta dei luoghi e della grotta rifugio dei soldati alleati. Prima della partenza, prevista per le ore 9.30, si potrà visitare la mostra con fotografie dell’epoca e disegni degli ex prigionieri. Nell’inverno del 1943-44 tre soldati alleati, fuggiti dal campo di prigionia di Cividale, trovarono rifugio in una grotta di difficile accesso. Vissero per circa sei mesi, aiutanti dagli abitanti del luogo che li “adottarono “, aiutandoli con cibo e vicinanza umana, superando difficoltà di ogni tipo. Una storia di speranza e di solidarietà che la Pro Loco vuole ricordare a 80 anni dai fatti. Per i più piccoli, dalle 13.30 alle 17, divertimento per bambini con i fantastici pony del Fabietto Fans Club e laboratorio “Dolcetto o scherzetto” con la Castagna golosa e la Zucca strilla
E per gli amanti della natura, non mancherà alle ore 15 l’escursione “Il Foran di Landri”, un’avventura alla scoperta delle grotte della Val Chiaro. Si potrà visitare “il Foran di Landri” sede di un importante sito archeologico, addentrandosi nella grotta per ammirare il millenario lavoro dell’acqua. L’escursione, di difficoltà media (5 km per 400 mt di dislivello), della durata di 3 ore, è adatta ai bambini dai 12 anni in sù. Si raccomanda di un equipaggiamento adatto: vestiti adatti alla stagione, scarpe da trekking,giacca a vento, acqua , snack,pranzo al sacco, cappello/foulard, bastoncini da trekking (consigliati). Il costo è fissato in 10 euro per gli adulti e 5 euro per ragazzi dai 12 ai 18 anni. Prescrizione obbligatoria (fino al giorno prima dell’escursione).Alle ore 17 tutti a fare i biscotti con il laboratorio di pasticceria per bambini Mamma ho fatto i biscotti con Mamma Laura (gratuito).

I festeggiamenti sono organizzati come detto dalla Pro Loco di Valle di Soffumbergo con la collaborazione del Comune di Faedis, del Consorzio Pro Loco Torre Natisone, Unpli Fvg, Unpli nazionale, Promoturismo FVG, Io sono Friuli Venezia Giulia e con il sostegno di CrediFriuli. La festa è stata insignita anche del marchio Sagra di qualità dell’Unpli nazionale (durante una cerimonia in Senato) e di Ecofesta. In caso di maltempo le attività nel bosco sono annullate ma i festeggiamenti continuano al coperto.
INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
Pro Loco Valle di Soffumbergo APS: www.prolocovalledisoffumbergo.it, info@prolocovalledisoffumbergo.it, tel. 0432.711000.

Forni di Sotto ricorda con Dino Persello la tragedia nazifascista di ottant’anni fa

(g.l.) La comunità di Forni di Sotto assieme a Dino Persello oggi rievocherà l’incendio nazifascista di 80 anni fa, una tragedia che anticipò tante altre che si scatenarono quell’anno in Friuli, nell’ultima fase della Seconda guerra mondiale. Quella dolorosissima pagina di storia locale sarà rievocata dall’attore e regista sandanielese durante una serata che si terrà nella località della Val Tagliamento, alle 20.30, in sala Azzurra, con ingresso libero. “Ai rive i mucs a brusâ il paîs”, il titolo dello spettacolo teatrale-emozionale da lui stesso interpretato con l’accompagnamento delle fisarmoniche di Pasqualino e Manuel Petris. Canto e poesie di Livia Sala.

Pasqualino Petris


«A Forni di Sotto, in Carnia, era un tiepido venerdì sotto sera quel 26 maggio 1944, quando si consumò non un’azione di guerra, ma un crimine contro l’umanità. La notte successiva, il paese si illuminò a giorno, al crudele chiarore di più di 500 abitazioni civili date alle fiamme, oltre alle stalle, ai fienili e a una trentina di casolari». Sono le parole con cui Dino Persello ricorda quella tragedia. «Mille e cinquecento abitanti in fuga – riprende -, oppressi da una feroce rappresaglia, ordinata dai comandi della Wermacht e delle SS, ed eseguita dalla Luftwaffe di Spilimbergo, affiancati dai miliziani della Repubblica Sociale Italiana. Si trattò di una ritorsione sui civili, dopo un attentato partigiano, avvenuto al mattino dello stesso giorno al Passo della Morte, tra Ampezzo e Forni di Sotto, ma in Comune di Forni; una mina fece saltare in aria una camionetta tedesca, morirono un maggiore e due capitani. Crimine contro l’umanità, come furono gli eccidi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema, di Pramosio e della Valle del Bût, di Avasinis, di Torlano, Attimis, Nimis… purtroppo in tanti altri, troppi luoghi, in quell’orribile ’44, ottant’anni fa! A Forni di Sotto, nel corso di quest’anno, si sono tenuti più momenti celebrativi in merito a tale tragedia che si chiuderanno sabato 17 agosto con questa mia rappresentazione teatrale-emozionale».
L’Associazione di volontariato “Podèn”, la Biblioteca civica e l’Amministrazione comunale di Forni di Sotto hanno scelto di affidare al regista, autore e narratore friulano la realizzazione di questo importante spettacolo. «Ce l’ho messa tutta – dice l’attore originario di Dignano -, la ricerca mi ha riservato enormi emozioni, le quali non potranno altro che tradursi in un evento che contaminerà spiritualmente tutti i presenti. Non ho potuto fare a meno di mettere in campo anche la virtù della speranza che il nostro Popolo ha più volte dimostrato, nel corso della sua storia millenaria. Un determinante sostegno mi verrà dato dalle struggenti canzoni e poesie della fornese Livia Sala e dal significativo ed elegante accompagnamento musicale del maestro Pasqualino Petris e del figlio Manuel (15 anni) che, con le loro magiche fisarmoniche, consentiranno al mio respiro delle preziose pause rigeneratrici».

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In copertina, l’attore Dino Persello sarà protagonista stasera a Forni di Sotto.

Casarsa della Delizia ricorda i 100 anni del monumento ai Caduti. Il sindaco Colussi: monito a scongiurare le guerre

Cento anni fa la comunità di Casarsa della Delizia inaugurò il monumento ai Caduti della Grande Guerra in piazza Cavour (che poi dopo la Seconda Guerra Mondiale vide inseriti nelle lapidi anche i nomi dei Caduti di quel conflitto). Per questo sabato scorso, a un secolo esatto dall’inaugurazione, l’Amministrazione comunale ha voluto ricordare quell’importante momento della vita cittadina.
«In questo modo – ha affermato il sindaco Claudio Colussi – abbiamo voluto onorare la memoria di coloro che diedero la vita per l’Italia. La lapide posta nel monumento recita “fiero manipolo casarsese che ogni affetto ogni speranza; l’avvenir la lor primavera; balda gioventù la vita; tutto alla patria offrirono”: parole che a più di un secolo di distanza dai fatti della Grande Guerra ancora risuonano attuali e quale monito verso i conflitti di ieri e di oggi».
Dopo la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale della Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario, celebrata dal parroco don Lorenzo, è seguita con i rappresentanti delle Associazioni d’arma la deposizione di una corona di alloro sulla centenaria opera commemorativa. Presenti anche i Carabinieri del locale Comando.
Il monumento è opera del professor Tamagnini di Roma ed è un obelisco esagonale sormontato dalla statua della Gloria. Il 10 agosto 1924, come si evince da un articolo dell’epoca de “La Patria del Friuli” recuperato dall’alpino casarsese Giovanni Francescutti (che nell’occasione ha letto anche l’inno composto 100 anni fa per l’inaugurazione), vide la presenza delle massime autorità civili e religiose, delle Forze armate e dei reduci, nonché degli scolari del Comune. Piazza Cavour fu scelta quale punto centrale del paese, di fronte all’allora Municipio (attuali Poste) e alla Chiesa parrocchiale, che durante l’occupazione austriaca era stata ribattezzata Karlplatz. Ancora vivi, nella comunità, erano il ricordo dei morti durante il conflitto e il dolore delle famiglie.

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In copertina e all’interno due immagini della cerimonia commemorativa di sabato davanti al monumento ai Caduti di Casarsa.

Quelle due donne in Afghanistan nel 1939 da sole su una Ford: il loro viaggio conclude l’anno dell’Ute di Pordenone

Il 42° anno accademico dell’Università della Terza Età di Pordenone Aps si conclude domani, alle 15.30, con il recital “1939 Afghanistan. Il viaggio di due donne e una Ford”, organizzato in collaborazione con Quo Vadis, la libreria del viaggiatore, e Purlilium Act. Ci saranno le voci recitanti di Alessandra Menis e di Federica Donat, per farci scoprire il viaggio avventuroso che la fotografa Annemarie Schwarzenbach e la scrittrice Ella Maillet intrapresero da sole, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, verso un Paese così lontano e poco conosciuto come l’Afghanistan, dove il tempo è rarefatto e brevi tragitti diventano peregrinazioni di giorni interi.
Annemarie racconta quello che vede e sente in un quaderno di viaggio che lascia stupiti per la sua incredibile modernità. Quei paesaggi scomparsi, distrutti dalle recenti guerre, dilaniati dalle tensioni etniche, attraverso le parole di Annemarie e di Ella si mostrano ancora nella loro purezza, in un riverbero di colori polverosi, sguardi profondi, voci lontane. Le due donne europee, dalla Turchia alla Persia, fino agli altopiani afghani, si interrogano sulla condizione delle donne in chador, si fermano a bere il tè nelle tende giallo ocra delle tribù pashtun, attraversano tempeste di sabbia e deserti di cardi. Il recital ha la regia di Daniele Zongaro, che proietterà le fotografie della stessa Schwarzenbach, accompagnate da musiche suggestive. L’ingresso è libero.
Questo recital conclude un anno accademico ricco di soddisfazioni, nel quale le iscrizioni sono notevolmente aumentate (oltre 600 associati), portando all’Ute di Pordenone (e all’affiliata di Azzano Decimo) un pubblico rinnovato e motivato nel condividere contenuti culturali, idee, discussioni, attività laboratoriali, visite guidate e viaggi. Ultimi appuntamenti in programma per questo anno accademico, la visita guidata alla mostra dedicata a Sironi nella Galleria Bertoia, sabato 18 maggio, ore 10, per la quale sono aperte le iscrizioni, e il viaggio in Normadia e Bretagna, a fine mese. Poi arrivederci a settembre con la programmazione del 43° anno accademico.

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ute@centroculturapordenone.it

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In copertina, la fotografa Annemarie Schwarzenbach e la scrittrice Ella Maillet che intrapresero il viaggio avventuroso.