Covid-scuola e didattica integrata: “certificazione incomprensibile”

Anche in Friuli Venezia Giulia la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, maggiore sindacato del settore, presieduto in regione da Fernando Agrusti) fa eco all’allarme lanciato dal sindacato a livello nazionale, con appello al ministero dell’Istruzione. Una nuova spada di Damocle incombe, infatti, sull’assistenza sanitaria ai cittadini erogata dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, un pasticcio burocratico che rischia di scaricare sui medici un ulteriore carico di adempimenti a causa di una certificazione incomprensibile nella ratio quanto nella sua attuazione pratica.

Fernando Agrusti

Il problema è che il ministero dell’Istruzione ha diramato la circolare 410 che, in coda al punto 2, riporta esattamente e letteralmente quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 9 del Dl numero 24 del 24 marzo 2022. «Posta in questo modo – spiegano il segretario generale di Fimmg, Silvestro Scotti, e il presidente nazionale di Fimp, Antonio D’Avino – la circolare dispone che gli alunni delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado e del sistema di istruzione e formazione professionale che sono in isolamento in seguito alla positività al Covid, possono seguire l’attività scolastica nella modalità della didattica digitale integrata. La cosa incomprensibile è che lo stesso comma stabilisce che questo può avvenire «su richiesta della famiglia o dello studente, se maggiorenne, accompagnata da specifica certificazione medica attestante le condizioni di salute dell’alunno medesimo e la piena compatibilità delle stesse con la partecipazione alla didattica digitale integrata».

«I medici, non si capisce su che base – proseguono Scotti e D’Avino – dovrebbero certificare questa piena compatibilità. Peraltro, o esponendosi essi stessi al rischio di un contagio, trattandosi di pazienti positivi al Covid; o certificando senza visitare il paziente, il che è impossibile perché si commetterebbe un falso ideologico. Se ogni medico è pronto ad esporsi al rischio di contagio per visitare un paziente, è impensabile che questo avvenga per adempiere ad un atto burocratico peraltro inutile”. Sotto il profilo deontologico e medico-legale la Fimmg e la Fimp si interrogano sul valore e la possibilità di una certificazione medica che possa attestare, in una sindrome patologica estremamente variabile, soggettiva e suscettibile di improvvise e non prevedibili evoluzioni, la richiesta “compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla DDI».

Al medico di famiglia o al pediatra di libera scelta non spetterebbe, inoltre, l’attestazione della positività all’infezione da Sars-Cov-2 (del resto inutile, visto che si parla di «alunni in isolamento in seguito all’infezione»), quanto alla «compatibilità delle condizioni di salute di questi alunni in isolamento con la partecipazione alla DDI”. Dunque, una misura che non riguarda la Salute pubblica o il contenimento della diffusione del contagio epidemico (già salvaguardati dalla misura dell’isolamento domiciliare), bensì la compatibilità delle condizioni cliniche dell’alunno in isolamento domiciliare con la partecipazione alla didattica digitale integrata. «Difficile, per usare un eufemismo, comprendere la ratio sulla base della quale il medico dovrebbe certificare questa compatibilità» prosegue Scotti. «Forse l’unica è quella di giustificare l’assenza dello studente, anche se in realtà lo studente o la famiglia possono tranquillamente non richiedere la partecipazione alle lezioni integrate».

Critico anche il profilo economico per le famiglie, che sarebbero esposte ad una spesa ingente per ottenere una certificazione medica che – si sottolinea – appare francamente inutile e che avrebbe come unico effetto quello di sovraccaricare con carte e ulteriore burocrazia i medici chiamati a certificare. Per tutte queste ragioni la Fimmg e la Fimp hanno scritto al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, e per conoscenza al ministro della Salute Roberto Speranza, oltre che alla FNOMCeO, per chiedere una indispensabile revisione del testo del comma 4 dell’articolo 9 DL 24 marzo 2022. «Dobbiamo evitare che ancora una volta a pagarne le spese siano i medici e i cittadini – conclude Silvestro Scotti -, i primi costretti a sacrificare tempo alle visite dei propri assistiti, e i cittadini, costretti ad attese estenuanti e spese del tutto inutili».

Modello cooperativo nella sanità Fvg e pandemia in un webinar per i medici Pn

«La drammatica lezione della pandemia da Sars-CoV-2 ha confermato quanto sia indispensabile irrobustire generosamente il Servizio sanitario nazionale, pubblico, universale e finanziato con la fiscalità generale, ma, al tempo stesso, ha evidenziato anche la ineludibile necessità di promuovere, diffondere ed implementare un modello di “salute di comunità e nella comunità”. Il modello cooperativo in sanità, anche nella sua forma di impresa sociale, può aiutare ad affrontare ed a supportare questa formidabile sfida»: le parole del dottor Giorgio Siro Carniello, referente delle cooperative sanitarie all’interno di Confcooperative Pordenone, introducono il webinar “Modello Cooperativo in Sanità”, organizzato da Confcooperative Pordenone con il patrocinio dell’Azienda sanitaria Friuli Occidentale e dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Pordenone. L’iniziativa online si terrà venerdì 9 luglio, dalle 17.30 alle 19, ed stata è organizzata in collaborazione con Confcooperative Sanità (la federazione nazionale di settore), rivolgendosi in particolare ai medici di Medicina generale ed ai medici della Continuità assistenziale. Per ricevere la password per partecipare bisogna registrarsi a questo link: https://forms.gle/xrjZoJsXBBUufd5w5

Luigi Piccoli

«Un’occasione – ha affermato Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – per ragionare attorno ai servizi in ambito medico che le cooperative possono dare contribuendo al miglioramento di tutto il welfare sanitario, a fianco del settore pubblico». «È necessaria – ha aggiunto Carniello – una transizione da un sistema sanitario focalizzato sulla patologia (approccio riparativo) a un sistema centrato sulla salute, che non eroghi solo prestazioni, ma operi per contrastare le malattie, in un’ottica di prevenzione e promozione della salute (logica proattiva). È necessario, inoltre, un rinnovamento delle politiche sociali, a lungo relegate al margine delle politiche pubbliche, per accompagnare gli individui lungo l’intero percorso della vita, in particolare nei momenti di fragilità, in modo integrato con il sistema sanitario. Elemento fondamentale del modello è la centralità della persona, prima risorsa del sistema e non semplice contenitore di bisogni sanitari e sociosanitari. La presa in carico del malato cronico (le malattie croniche non trasmissibili sono responsabili dell’80% dei costi in sanità), la fragilità, la disabilità, la non autosufficienza, la salute mentale, le dipendenze che comportano bisogni protratti e variabili nel tempo, sfidano il modello dominante di assistenza sanitaria e richiedono modelli altamente innovativi capaci di coniugare ed integrare appropriatamente interventi sanitari e interventi sociali con grande flessibilità organizzativa, che il modello cooperativo può garantire».

Giorgio Siro Carniello

PROGRAMMA

Presentazione di Confcooperative
Luigi Piccoli, presidente Confcooperative Pordenone

Giorgio Siro Carniello, referente cooperative sanitarie Confcooperative Pordenone

Indirizzo di saluto a cura di Azienda sanitaria Friuli Occidentale, dottor Michele Chittaro, direttore sanitario
Indirizzo di saluto a cura dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Pordenone, dottor Guido Lucchini, presidente

Introduzione al tema della cooperazione medica: Raffaele Sellitto, vicepresidente Confcooperative Sanità – settore cooperative mediche e co-coordinatore dell’Alleanza Cooperative Medici

Parte formativa divulgativa: Marco Battisti, Confcooperative Sanità
– Contesto di riferimento (situazione epidemiologica, livello offerta servizi nel Paese) – L’Impresa cooperativa (peculiarità, concetto di scopo mutualistico, tipologia di soci, cooperazione sociale); – Caratteristiche del mercato sanitario e fondamenti della cooperazione in sanità; – Lo scenario per la medicina territoriale; – Che cosa è una cooperativa di medici: – La cooperativa sociale di medici – La cooperativa di servizi – Opportunità e vantaggi per il socio di una cooperativa sanitaria –

Progettualità nel quadro del Pnrr Presentazione best practice (storytelling) Simona Clerici: direttore operativo e consigliere “Medici Insubria Società Cooperativa”
Question time

Ospedale di Pordenone.

PRESENTAZIONE DEL DOTTOR
GIORGIO SIRO CARNIELLO

La drammatica lezione della pandemia da SARS-CoV-2 ha confermato quanto sia indispensabile irrobustire generosamente il Servizio Sanitario Nazionale, pubblico, universale e finanziato con la fiscalità generale, ma, al tempo stesso, ha evidenziato anche la ineludibile necessità di promuovere, diffondere ed implementare un modello di «salute di comunità e nella comunità». È necessaria una transizione da un sistema sanitario focalizzato sulla patologia (approccio riparativo) a un sistema centrato sulla salute, che non eroghi solo prestazioni, ma operi per contrastare le malattie, in un’ottica di prevenzione e promozione della salute (logica proattiva). È necessario, inoltre, un rinnovamento delle politiche sociali, a lungo relegate al margine delle politiche pubbliche, per accompagnare gli individui lungo l’intero percorso della vita, in particolare nei momenti di fragilità, in modo integrato con il sistema sanitario. Elemento fondamentale del modello è la centralità della persona, prima risorsa del sistema e non semplice contenitore di bisogni sanitari e sociosanitari.
Ciò che rende oggi eccessivamente costosa l’assistenza sanitaria è da una parte la multimorbosità da malattie croniche (scarso utilizzo di strategie preventive), e, dall’altra, la maggiore condizione di vulnerabilità sociale, familiare ed economica delle persone (determinanti socioeconomici di salute). Per rendere il Sistema Sanitario appropriato, equo e sostenibile è necessario dotarlo non solo di risorse adeguate (umane e tecnologiche), ma anche di innovare le sue strategie e la sua organizzazione complessiva.
È indispensabile dare assoluta priorità al potenziamento e alla ristrutturazione dell’assistenza integrata sociosanitaria territoriale, come sottolineato anche dalla Corte dei Conti (2020). È diritto e aspirazione di ogni persona vivere e curarsi nel proprio contesto di vita, con il sostegno dei servizi domiciliari e territoriali. Ciò è più efficace e sicuro, a maggior ragione quando la persona è più vulnerabile: anziana e non autosufficiente, con malattie croniche, con problemi di salute mentale, dipendenze e disabilità, ecc.
Il modello cooperativo in sanità, oggetto del webinar, anche nella sua forma di impresa sociale, può aiutare ad affrontare ed a supportare questa formidabile sfida di rinnovamento, poiché può aggregare professionisti ed operatori dell’assistenza sul territorio in imprese non speculative (privato non profit), gestite democraticamente, aperte alla partecipazione del cittadino e votate ai principi della sussidiarietà e della solidarietà. L’obiettivo è quello di offrire al cittadino servizi moderni multiprofessionali e multidimensionali, tra loro integrati e flessibilmente combinati a misura delle esigenze dell’utente, visto nella sua condizione di persona fragile e bisognosa di assistenza. L’impresa cooperativa fondata sulla mutualità trasforma i professionisti sanitari, da semplici fornitori di prestazioni, in soggetti collettivi che organizzano l’elemento professionale e lo pongono al servizio del cittadino, attraverso una relazione virtuosa di partenariato con l’istituzione pubblica, titolare della funzione di governance (programmazione, regolazione, committenza, controllo).
La presa in carico del malato cronico (le malattie croniche non trasmissibili sono responsabili dell’80% dei costi in sanità), la fragilità, la disabilità, la non autosufficienza, la salute mentale, le dipendenze, ecc. che comportano bisogni protratti e variabili nel tempo, sfidano il modello dominante di assistenza sanitaria e richiedono modelli altamente innovativi capaci di coniugare ed integrare appropriatamente interventi sanitari e interventi sociali con grande flessibilità organizzativa, che il modello cooperativo può garantire.

 

Innovazione, Fedriga all’Alifax di Nimis dove nascono i test rapidi per il Covid-19

(g.l.) Nascono a Nimis, dove comunque sono ancora in fase di ulteriore sviluppo, il test di neutralizzazione che misura la presenza degli anticorpi contro la proteina virale spike-Rbd e il dispositivo per eseguire test rapidi su saliva grazie al quale si può rilevare la presenza di anticorpi e antigeni per il Covid-19, il tremendo virus che ha sconvolto le nostre vite. E questo ha fatto dire al governatore della Regione Fvg che «la capacità di innovazione e di ricerca del Friuli Venezia Giulia è confermata anche da realtà come quella che ho visitato oggi: una delle eccellenze che si è affermata nel mercato internazionale in un comparto in cui è alta la competizione». Massimiliano Fedriga ha infatti potuto prendere visione di quanto è in grado di realizzare Alifax, azienda all’avanguardia nei settori dell’ematologia e della batteriologia, oltre che nella diagnostica di laboratorio, attiva nella zona industriale di Nimis, alle porte del paese per chi arriva dal Rojale. Ad accompagnarlo nella visita il presidente della società, Paolo Galiano, con gli amministratori delegati Gian Piero Spezzotti e Camillo Galiano. Fedriga, come informa una nota Arc, ha sottolineato l’importanza dei cofinanziamenti per valorizzare le imprese «come Alifax che dà prova di grande competenza e professionalità proponendo soluzioni all’avanguardia».
«L’utilizzo delle risorse per investimenti sul territorio – ha proseguito Fedriga – hanno una doppia valenza: da un lato incidono sulle opportunità occupazionali dall’altro permettono di affrontare un tema che ci ha messo in difficoltà all’inizio della pandemia quando abbiamo vissuto le criticità nell’approvvigionamento di attrezzature e di dispositivi individuali di sicurezza (Dpi), ovvero l’incapacità di una produzione propria in settori come quello sanitario. Su questo aspetto dobbiamo investire anche nel futuro perché è indispensabile avere un capacità produttiva a livello nazionale per dare risposte alle esigenze del sistema sanitario. La sicurezza sanitaria deve esser seguita da noi per continuare a tutelare i cittadini».
Come è stato illustrato ancora nel corso della visita, l’azienda offre una linea completa di prodotti per coprire le esigenze diagnostiche dei laboratori nella ricerca di SARS-CoV-2 in campioni biologici ed è specializzata nello sviluppo, produzione e distribuzione di strumentazione di diagnostica clinica per l’automazione di laboratorio. Sono 200 i dipendenti nelle tre sedi (Padova, Trieste e Nimis) e 5 le filiali nel mondo (Cina, Russia, Brasile, Spagna e Germania). Il fatturato consolidato nel 2020 è di 62 milioni di euro e sono numerosi i brevetti che, come si diceva, l’azienda ha depositato a livello mondiale nei settori dell’ematologia e della batteriologia, attestandosi in una posizione di assoluto prestigio che costituisce una solida premessa per ulteriori e importanti sviluppi.

La visita del governatore Fedriga ad Alifax con Galiano e Spezzotti.

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In copertina, la linea di assemblaggio della sede produttiva e di ricerca e sviluppo nell’azienda di Nimis.
(Foto Arc Pironio)