Riecco i “creativi” di Nimis (e non solo) sul Prato delle Pianelle. E domani festa della Natività della Madonna debuttano anche originali campanelline di… stoffa

di Giuseppe Longo

NIMIS – Da sempre le campanelle di terracotta, il cui gioioso tintinnìo sul Prato delle Pianelle annuncia l’annuale festa della Natività della Madonna, sono il simbolo dei plurisecolari (oltre 500 anni!) festeggiamenti settembrini di Nimis, tanto da essere meglio conosciuti come “Sagre des Campanelis”. E quest’anno se ne aggiunge un altro del tutto originale: quello delle campanelline di… stoffa.. Sono già in mostra dall’inizio della sagra, e acquistabili come originale ricordo di “Madone di Setembar”, sul bancone della pesca di beneficenza, ma faranno il loro debutto “ufficiale” domani, 8 settembre, quando Nimis celebrerà la grande festa mariana. E lo faranno nell’ambito della seconda edizione del “Mercatino dei Creativi” che è stato aperto stamane con le sue colorate bancarelle, nelle quali, accanto agli espositori locali, figurano anche artisti e artigiani di altri paesi.
Ha avuto la bellissima idea di creare queste particolari campanelline di pezza Donata Gervasi. Una «novità assoluta» ha definito lei stessa la propria iniziativa che ha avuto l’intento di realizzare qualcosa di nuovo che potesse suscitare interesse, per cui «stavolta – ha raccontato – mi sono focalizzata unicamente sul simbolo della sagra: le campanelle. Io lavoro con la stoffa ed è stata anche un’autentica sfida riuscire ad ottenere un oggetto così particolare, partendo da un materiale così morbido. E ho trovato persino il modo per farle suonare!». E ha aggiunto: «Le mie campanelle sono infrangibili (quindi adatte anche ai bambini), ecosostenibili (ho usato avanzi di materiali che avevo in casa) e sono tutti pezzi “unici”. Le ho dedicate ai miei genitori (chi non si ricorda di “Tite e Alvirute”?, ndr): la mamma mi ha insegnato a cucire, il papà si è sempre dedicato anima e corpo alla nostra bella sagra». Difatti, Giobatta Gervasi è ricordato per essere stato a lungo uno dei “motori” più importanti della sagra, quando la sua organizzazione avveniva tramite quel Comitato festeggiamenti che poi ha fatto da battistrada alla nascita della Pro Nimis.
Occhi puntati, dunque, sul “Mercatino dei Creativi” che, come ha scritto Maria Ceschia – bravissima artista e promotrice fin dall’anno scorso dell’apprezzata manifestazione settembrina – si apre con «due giorni all’insegna della creatività e della fantasia» e che l’ingresso di espositori esterni a Nimis ha fatto diventare la mostra «ancora più accattivante e ricca di proposte uniche e originali». Per cui sarà una «occasione speciale per scoprire opere d’arte, manufatti artigianali e creazioni originali che sapranno stupirvi e per viver nel modo migliore la festa del nostro paese».
Una proposta in più, dunque, e sicuramente molto gradita nei due giorni principali dell'”Antighe Sagre des Campanelis” che avrà il culmine proprio domani, 8 settembre, quando Nimis vivrà la sua festa patronale – anche se i veri protettori sono i Santi Gervasio e Protasio, titolari della Chiesa matrice, che si venerano a fine giugno – ricordando appunto la nascita della Madre di Gesù.

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In copertina, le originali campanelline di stoffa create da Donata Gervasi ed esposte sul bancone della pesca di beneficenza.

Auguri a Rizieri De Tina che oggi compie 80 anni e da quaranta è parroco di Nimis

di Giuseppe Longo

“Monsignore, ma non troppo!”. Non sembri irriverente, ma calza alla perfezione, parlando di don Rizieri, il titolo di uno dei più famosi film di Don Camillo, sugli schermi dei cinematografi italiani, e anche della nostra amata “sala Juventus”, nei primi anni Sessanta. Anzi, monsignore per niente… Chiamarlo come storicamente spetta alla Pieve di Nimis, non dico che gli fai un dispetto, ma quasi, perché non ci tiene affatto e non ci ha mai tenuto. A tale riguardo, nel 1984, quando è diventato pievano, raccogliendo l’eredità spirituale, e materiale, di monsignor Luigi Murador – pure a lui del titolo onorifico interessava assai poco -, con la sua arguta prontezza di spirito, a chi si mostrava orgoglioso che Nimis avesse un nuovo, e peraltro giovane arciprete, tagliava corto con una colorita battuta. Neanche parlare poi dell’uso, nelle solennità, delle tradizionali vesti prelatizie: il nostro parroco non ha mai portato neppure il “quadrato” col pompon rosso. Tanto meno la tonaca nera o il clergyman, preferendo gli abiti che tutti indossiamo ogni giorno.

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(g.l.) Oggi, primo gennaio, monsignor Rizieri De Tina compie 80 anni. Pertanto, in questa felice e importante circostanza ripropongo per i lettori di questo blog l’articolo che avevo scritto per “La Voce della Pieve di Nimis”, il bollettino parrocchiale pubblicato in occasione delle feste natalizie e nel quale avevo pure ricordato che il sacerdote originario di Codroipo è arciprete di Nimis da 40 anni. Ieri sera, nel Duomo di Santo Stefano, al termine del Te Deum di fine anno, ha ricevuto i primi auguri della comunità che lo ha festeggiato con un caloroso applauso.

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La semplicità, la sobrietà e la schiettezza dei modi, accanto a un tratto aperto e solare che lo ha reso simpatico dai bambini agli anziani, hanno contraddistinto, da quando la conosciamo, l’immagine di don Rizieri De Tina, arrivato ai piedi della Bernadia, dopo essere passato per Coja e Sammardenchia, dalle pianure codroipesi di Zompicchia. Un prete da sempre convinto e strenuo difensore della cultura e della lingua del nostro Friuli – interpretate da cinquant’anni a livello diocesano da “Glesie Furlane” -, tanto da usarla nelle prediche e da diffonderla, valorizzandola, anche attraverso una bella e curata pubblicistica sulla carta stampata e sui mezzi radiotelevisivi. Molto apprezzate, poi, le Messe, tutte in friulano, che celebra ogni domenica sera nella Matrice dei Santi Gervasio e Protasio, e alle quali anche a me piace partecipare. Al compimento dei 75 anni, come prescritto dalle regole canoniche, ha rimesso nelle mani dell’allora arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, la gestione materiale della Pieve – della quale è stato investito, in qualità di amministratore, don Federico Saracino, parroco di Faedis -, ma ha scelto di rimanere a Nimis, e di questo gli siamo profondamente grati, quale attivo protagonista nella pastorale (occupandosi anche di Ramandolo, Chialminis e Torlano), finché le forze glielo consentiranno. E il primo gennaio compirà 80 anni, magnificamente portati, tanto che la nostra comunità potrà sicuramente beneficiare ancora a lungo del suo prezioso apostolato.
Parroco, dunque, da 40 anni e da ottanta iscritto all’anagrafe: che belle e significative queste due date, tonde tonde. Per cui era giusto, e doveroso, ricordarle anche in questa nuova uscita natalizia de “La Voce della Pieve”, il bollettino parrocchiale del quale mi onoro di essere da lungo tempo direttore responsabile. In realtà, don Rizieri è a Nimis da 46 anni. Vi era giunto l’11 novembre del 1978, quando aveva fatto “San Martino” dalla vicina Loneriacco assieme al citato don Murador, a don Luigi Gloazzo e a don Flaviano Veronesi, dove questi preti, tutti più o meno giovani, erano stretti collaboratori del nostro caro “pre’ Chechin”, Francesco Frezza, del quale la prossima Epifania ricorrerà il quinto anniversario della scomparsa. Monsignor Alfredo Battisti – indimenticabile arcivescovo del terremoto e della ricostruzione: “Prima le case, poi le chiese”,
ricordate? – aveva infatti voluto avviare, proprio a Nimis, una originale quanto importante esperienza pastorale, appunto con quattro sacerdoti a servizio di un ampio territorio che, oltre a capoluogo e frazioni (a eccezione di Torlano dove operava monsignor Giuseppe Micossi che tutti ricordano con gratitudine) arrivava fino alla lontana Uccea. Arciprete era stato nominato proprio Luigi Murador, il quale a livello diocesano era anche titolare della Caritas, come lo è ancora oggi don Gloazzo, parroco di Povoletto che però continua a vivere nella canonica di Nimis. Ma, al rientro da un viaggio nell’Irpinia terremotata, il pievano ha trovato la morte su una strada del Friuli. Era il 1984 e a 39 anni don Rizieri De Tina assumeva la responsabilità parrocchiale e con essa, appunto, anche il titolo di “monsignore”.
Un lungo apostolato, dunque, che si avvicina a quello di un illustre predecessore come Beniamino Alessio, al timone della vetusta Pieve per mezzo secolo. Una presenza che per noi risulta di giorno in giorno sempre più indispensabile, vista ormai la cronica carenza di vocazioni, per cui è giocoforza irrinunciabile un sempre maggiore coinvolgimento dei laici – problema all’attenzione anche del nuovo arcivescovo Riccardo Lamba -, tanto che da molti anni ormai si sono affermate le liturgie della Parola, con diaconi permanenti o bravi animatori, quando non può esserci un sacerdote a celebrare Messa in chiese, peraltro, sempre più vuote (e non è, si badi bene, un problema soltanto nostro!). D’altra parte, è lo stesso don Rizieri a ricordare che la Chiesa non è fatta soltanto dai preti, bensì dall’intero popolo di Dio, tanto che è doveroso farlo partecipare attivamente alla vita religiosa. E allora grazie, caro monsignore, pardon don Rizieri, per tutto quello che ancora fai per il tuo paese adottivo, del quale hai “assorbito” l’essenza diventando uno di noi, tra difetti, pregi e virtù: a proposito, che belli e simpatici quei quadretti mensili di vita locale che ci hai regalato con “I bogns, i triscj… e chei di Nimis!” su Agenda Friulana 2025. E tanti auguri anche per gli ormai vicini ottanta. “Ad multos annos!”, si diceva una volta a un sacerdote auspicando per lui ogni bene. Ma credo valga ancora.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina durante la predica di Natale.

Benvenuto a don Saracino sacerdote “cireneo” nella Pieve di Nimis

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Don Federico mi ha subito detto sì, anzi da buon “cireneo” ha accettato con entusiasmo di accollarsi la responsabilità legale anche delle parrocchie di Nimis e Torlano. E ora si appresta ad avviare, con don Rizieri, un lavoro che sarà sicuramente proficuo, a vantaggio di queste comunità cristiane». L’arcivescovo di Udine ha salutato con queste parole il nuovo corso della Pieve di Nimis, durante la Messa celebrata stamane nel Duomo di Santo Stefano – anziché nella Chiesa matrice, per questioni di distanziamento sociale, come sarebbe stato invece richiesto dalla tradizione – per la presentazione ufficiale del nuovo legale rappresentante delle parrocchie, il quale ha aggiunto così nuovo lavoro a quello che già ricopre essendo guida spirituale di Faedis e Campeglio. «Un impegno che don Saracino saprà coniugare con efficacia, sommandolo anche agli altri importanti incarichi extra-parrocchiali”, ha aggiunto il presule, ricordando che il sacerdote – 54 anni, consacrato nel 1993 e originario delle Valli del Natisone -, essendosi specializzato in diritto canonico, è anche Difensore del Vincolo e Promotore di Giustizia presso il Tribunale Ecclesiastico Diocesano. «Inoltre – ha continuato monsignor Andrea Bruno Mazzocato -, gli ho affidato la importante delega della tutela dei minori dagli abusi che qui però, grazie a Dio, non evidenziano problemi».

Don Federico Saracino

Don Rizieri De Tina

All’augurio dell’arcivescovo, don Federico Saracino ha risposto confermando il suo impegno nel mettersi a disposizione anche di queste nuove comunità, dicendosi certo che sarà possibile creare una fruttuosa intesa con l’arciprete attuale, don Rizieri De Tina, che si ritira dalle responsabilità amministrative, per motivi d’età, ma che assicura ancora la sua guida pastorale. Un concetto sottolineato nell’indirizzo di saluto anche da parte del sindaco Gloria Bressani – che aveva a fianco il primo cittadino di Faedis, Claudio Zani, e gli assessori Serena Vizzutti e Aldo Attimis – e dal direttore del consiglio pastorale, Pietro Nocera, il quale ha presentato al nuovo parroco titolare anche tutti coloro, e sono numerosi, che collaborano con vari incarichi in rappresentanza delle comunità cristiane di Nimis, Torlano, Ramandolo e Chialminis. E la disponibilità ad assicurare ancora tutta la propria collaborazione è stata ovviamente ribadita da don Rizieri, il quale probabilmente è l’ultimo pievano con il titolo onorifico di “monsignore” in seguito alla riforma che Papa Francesco fece all’indomani della sua elezione al Soglio di Pietro.

Gloria Bressani

Pietro Nocera

Il semplice rito – ben lontano dalla fastosità di un tempo – si è quindi concluso mentre dalla millenaria torre della Chiesa matrice dei Santi Gervasio e Protasio giungeva la voce solenne della campana maggiore che sempre a mezzogiorno invita a recitare l’Angelus, quasi a voler esprimere il benvenuto a don Federico anche da parte della vetusta Pieve esclusa dalla cerimonia di insediamento a causa dell’emergenza sanitaria. E ora comincia, dunque, ufficialmente una nuova vita per le parrocchie di Nimis e Torlano, inaugurando quella «sperimentazione» che monsignor Mazzocato si è detto sicuro che sarà foriera di nuovi e importanti frutti, come lo era stata quella che aveva introdotto 42 anni fa il suo illuminato predecessore, Alfredo Battisti, facendo arrivare in paese quattro sacerdoti per una pastorale di zona: con lo stesso De Tina, Luigi Murador, Luigi Gloazzo e Flaviano Veronesi. E come sarà sicuramente positiva anche la scelta di affidare la gestione dello storico asilo parrocchiale creato alla fine della Grande Guerra da monsignor Beniamino Alessio a una fondazione istituita a livello diocesano, pur salvaguardando – ha assicurato l’arcivescovo – la sua autonomia operativa sul territorio, al fine di continuare a garantire ai bambini del paese quell’accoglienza per la quale si era tanto prodigata, durante la sua vita quasi centenaria, anche la compianta suor Rosalba Cepparo.

Un momento della cerimonia.

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In copertina, l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato con don Rizieri De Tina e don Federico Saracino.