Quaresima, da Grado e da tutto il Decanato a Gemona nel Santuario Antoniano più antico del mondo rinato dopo il terremoto di 50 anni fa

(g.l.) Quando si parla di Sant’Antonio, il pensiero corre immediatamente a Padova e alla sua celeberrima Basilica dove riposano le spoglie del grande “Taumaturgo” e che è pure uno scrigno prezioso di arte e di storia. Non tutti sanno, invece, che il Friuli vanta il primo Santuario Antoniano del mondo: è quello di Gemona, completamente distrutto dal terremoto di mezzo secolo fa e prontamente ricostruito anche se con un’altra fisionomia che conserva, però, importanti memorie dell’antico luogo sacro. Per quanto riguarda le origini del Santuario friulano, in una nota si ricorda che è «storicamente accertata la presenza dei Frati Minori in Friuli fin dall’inizio dell’Ordine. Un documento ufficiale del patriarca di Aquileia, Bertoldo, probabilmente del 1219, fa menzione esplicita dei Frati Minori, ai quali, insieme con i Frati Predicatori (domenicani), viene riconosciuta la facoltà della predicazione in difesa della fede cattolica dagli attacchi delle eresie dell’epoca».

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Il Credo ai ragazzi

Oggi, 1 marzo, durante la Messa domenicale delle ore 11.30 nella Chiesa di San Crisogono, a Città Giardino, i ragazzi del terzo anno di catechesi (prima media) riceveranno il Credo. «È un gesto semplice, ma molto grande: non è soltanto un foglio o una formula da imparare, è la Chiesa che affida loro le parole della propria Fede, perché lentamente diventino anche le loro», afferma monsignor Nutarelli. «In un tempo in cui non è facile annunciare il Vangelo, tra distrazioni, ritmi veloci e domande nuove, sappiamo però – aggiunge don Paolo – che la Fede non nasce solo dalla nostra bravura educativa o dalle attività pastorali. Noi possiamo preparare, spiegare, accompagnare… è lo Spirito Santo che tocca il cuore».

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E sabato prossimo, 7 marzo, da Grado partirà un pellegrinaggio decanale quaresimale diretto proprio nella “capitale del terremoto” e che si appresta a diventare anche il punto di riferimento regionale delle celebrazioni ufficiali del cinquantesimo anniversario di quella immane catastrofe che soltanto a Gemona causò la morte di quattrocento persone. «Qui Sant’Antonio – scrive monsignor Paolo Nutarelli su “Insieme”, il bollettino settimanale della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia in distribuzione oggi – si fermò per alcuni mesi: predicò, incontrò la gente e compì segni che lasciarono nella popolazione una profonda convinzione della sua santità. È una bella occasione per mettere insieme “fede”, “cultura” , “spiritualità” ma, soprattutto, un’occasione per rimettersi in cammino nel tempo di Quaresima».
Sarà possibile raggiungere Gemona con mezzi propri oppure in corriera. Per fruire del mezzo pubblico è necessario iscriversi all’Ufficio Parrocchiale nei giorni di apertura, fino ad esaurimento posti. Come detto, il pellegrinaggio quaresimale è stato organizzato dal Decanato Aquileia-Cervignano-Visco (Arcidiocesi di Gorizia) che comprende anche le Parrocchie di Grado e Fossalon, per cui è facile prevedere una folta partecipazione a questa giornata di riflessione spirituale nel nome di Sant’Antonio di Padova nella cittadina pedemontana che fu frequentata dal “Santo dei Miracoli” e che gli ha, appunto, dedicato la Chiesa più antica del mondo, più ancora di quella patavina che, come tutti sanno, è ben più famosa. Ma sarà anche una bella occasione per compiere una importante visita in una località fra le più significative della nostra regione, depositaria di una storia antica testimoniata da tante e preziose memorie, come il Duomo di Santa Maria Assunta e il Castello medioevale, beni storici completamente rinati dopo il sisma che li aveva ridotti in macerie o poco più.

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In copertina, la statua di Sant’Antonio tra i resti della Chiesa distrutta dal terremoto di 50 anni fa; all’interno, due immagini del nuovo Santuario di Gemona del Friuli.

I nomi dei “martiri di Torlano” vivano in noi spronandoci a lavorare per la pace: il monito che sale da Nimis e Portogruaro commemorando l’Eccidio di 81 anni fa

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Non lasciamo che questi nomi restino solo scritti su una lapide. Facciamoli vivere nei racconti, nelle scuole, nelle case. Facciamoli vivere con l’esempio, con l’attenzione verso gli altri, con la responsabilità che ogni cittadino ha nel costruire una società più giusta, più attenta, più umana. Torlano non è solo passato. È futuro, se scegliamo di ricordare». È l’invito-appello, che non lascia spazio a fraintendimenti e che il nuovo sindaco di Nimis, Fabrizio Mattiuzza, ha rivolto ieri mattina dal cimitero di Torlano, dinanzi al sacello che custodisce i resti di quelle trentatrè vittime innocenti – uomini, soprattutto giovani, ma anche tante donne con bambini anche in tenera età – dell’efferata strage nazifascista consumata all’alba del 25 agosto 1944 e che è passata alla storia come “Eccidio di Torlano”.

Una commemorazione molto partecipata e sentita, presente, come ogni anno, una delegazione del Comune di Portogruaro, la città della provincia di Venezia dalla quale provenivano i De Bortoli, una famiglia di mezzadri che, sfrattata, si vide costretta a cercar fortuna nella pedemontana. Ed è quella che pagò di più: falciati dalla ferocia del “Boia di Colonia” i genitori e ben sette bambini. Altri due riuscirono a salvarsi: Paolo, scomparso pochi anni fa, e Gina, che alla commemorazione del 2024 aveva desiderato essere presente nonostante le tante primavere sulle spalle. La cerimonia ha visto la partecipazione di numerose rappresentanze combattentistiche e d’arma – tra cui quelle dei Partigiani Osoppo Friuli, con il presidente Roberto Volpetti, e del coordinamento Morenico dell’Anpi -, sindaci e amministratori dei Comuni vicini, esponenti del Consiglio regionale Fvg e delle Forze dell’ordine. Ed è stata preceduta, nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova, dalla Messa di suffragio celebrata da monsignor Rizieri De Tina, il quale, attingendo dal Vangelo di Matteo, ha ricordato come Gesù avesse invitato a “porgere l’altra guancia” abbandonando la logica dell'”occhio per occhio e dente per dente”, esortando al perdono e all’amore verso i nemici. «Perché, purtroppo, ancora oggi – ha sottolineato il parroco – il male e la violenza hanno il sopravvento e ogni giorno i telegiornali ci propongono una triste conta di vittime che non sono altro che numeri». E nella preghiera per i trentatré Caduti ha accomunato anche il soldato tedesco, la cui uccisione scatenò la tremenda rappresaglia.

Al termine, un silenzioso corteo ha raggiunto il camposanto dove dal 1947, tre anni dopo l’eccidio, riposano i resti di quei poveri morti, ricordati anche come i “martiri di Torlano”. Dopo la benedizione della tomba che li custodisce, riportando su una lapide marmorea i nomi di ognuno, Serena Vizzutti, assessore comunale, ha letto l’agghiacciante cronistoria di quella indimenticabile mattinata d’agosto per tenere viva una memoria che ormai sono rimasti pochi a ricordare di persona. Quindi, il saluto della Regione Fvg con l’intervento del consigliere Edy Morandini, della presidente friulana dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra, Adriana Geretto (che è anche vicepresidente nazionale dell’Anvcg), e del presidente del Consiglio comunale di Portogruaro Pietro Rambuschi – presente pure il sindaco della vicina Cinto Caomaggiore Gianluca Falcomer – che, portata l’adesione dell’intera municipalità della città veneta, ha rievocato con parole commosse il sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, ricordato a perenne memoria nel monumento del cimitero di Summaga, rivolgendo poi un accorato appello all’umanità intera, ancora oggi tanto insanguinata, a trarre esempio anche dalla immane tragedia di Torlano affinché la pacifica convivenza di oltre ottant’anni non abbia a interrompersi con gravissime conseguenze per tutti. Ha chiuso la serie degli interventi il sindaco di Nimis. «Oggi ci ritroviamo, come ogni anno, in questo luogo che è memoria viva della nostra comunità. Non un luogo qualsiasi, ma uno spazio sacro, perché segnato dal dolore e dalla dignità di chi, 81 anni fa, ha perso tutto per mano della violenza cieca della guerra. La memoria è il primo dovere della democrazia», ha sottolineato l’ingegner Mattiuzza che ha aggiunto: «Ma commemorare non basta. Se la memoria resta confinata a un rito, rischia di diventare un’ombra. È oggi, più che mai, che la memoria deve tradursi in impegno concreto. Viviamo tempi in cui i testimoni di quegli orrori ci stanno lasciando. E con loro se ne va la voce diretta della storia. Resta a noi il compito di custodirla, studiarla, raccontarla. Resta a noi, e soprattutto alle ragazze e ai ragazzi di oggi, il dovere di capire da dove veniamo per sapere dove vogliamo andare». Ed ecco il suo monito pressante: «Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi. Non davanti alle guerre che ancora oggi devastano città e famiglie. Non davanti ai segnali di odio, di discriminazione, di violenza che tornano a farsi sentire anche qui, nella nostra Europa, nelle nostre comunità». E ancora: «La storia ci ha insegnato che l’indifferenza è l’anticamera delle tragedie. Che la barbarie non inizia con un eccidio, ma con una parola taciuta, con una mano non tesa, con un “non mi riguarda”. Ricordare Torlano, oggi, è anche questo: è riscoprire il valore della solidarietà. È capire che la pace si costruisce ogni giorno, nelle scelte piccole e grandi, neo gesti verso chi ci è accanto. È scegliere da che parte stare, sempre: dalla parte della dignità umana, della giustizia, della libertà».

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In copertina e all’interno immagini della commemorazione di Torlano: l’intervento del sindaco Fabrizio Mattiuzza, la Messa celebrata da monsignor Rizieri De Tina, il discorso del presidente del Consiglio di Portogruaro Pietro Rambuschi e la benedizione del sacello in cimitero; quindi i saluti di Adriana Geretto ed Edy Morandini.

 

Torlano domani commemorerà l’eccidio di ottantun anni fa: anche da Portogruaro per ricordare la tragedia dei De Bortoli

di Giuseppe Longo

Sarà il nuovo sindaco di Nimis, ingegner Fabrizio Mattiuzza, a presiedere domani mattina la solenne commemorazione dell’Eccidio di Torlano nel suo 81° anniversario. La civica amministrazione ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia che comincerà alle 11 con la Messa, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, in suffragio delle trentatré vittime innocenti della strage nazifascista; quindi, in corteo sarà raggiunto il vicino Cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro resti: nell’occasione, si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli dei rappresentanti di Nimis e di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. L’anno scorso era presente, con la delegazione portogruarese, anche Gina De Bortoli, ultranovantenne ma ancora in ottima salute, ultima superstite di quella efferata strage del 25 agosto 1944.
In quell’estate di 81 anni fa la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro presagio già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.

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I 102 anni di Paola Del Din

(g.l.) «Oggi celebriamo Paola Del Din, figura eminente della storia del nostro Paese e testimone autentica dei valori più alti della Resistenza e della libertà. Come staffetta della Divisione Osoppo, ha messo a rischio la propria vita per servire la Patria, portando avanti con coraggio e determinazione ideali che ancora oggi costituiscono le fondamenta della nostra democrazia. La sua vicenda personale, segnata anche dal sacrificio del fratello Renato, è un esempio di dedizione e di amore per l’Italia che le è valsa la Medaglia d’Oro al Valor Militare e che non deve mai essere dimenticata». Con questo augurio, l’assessore Pierpaolo Roberti ha portato i saluti dell’Amministrazione regionale a Paola Del Din, nel giorno del suo 102° compleanno, festeggiato in ottima salute a Sappada assieme a parenti ed amici. Paola Del Din è stata staffetta partigiana durante la Resistenza, distinguendosi per coraggio e dedizione in missioni rischiose che prevedevano il trasporto di messaggi e documenti attraverso territori occupati dai nazifascisti e fu anche la prima donna paracadutista italiana e compiere un lancio di guerra. Dopo il conflitto si è dedicata all’insegnamento e alla promozione della memoria storica, diventando una testimone autorevole dei valori di libertà e democrazia. Ancora oggi, nonostante l’età molto avanzata, non manca alle principali cerimonie commemorative. E anche alla commemorazione di Torlano è stata presente molte volte. «Con profonda gratitudine e sincera ammirazione, a nome della Regione Friuli Venezia Giulia, le rivolgo i più sinceri auguri di buon compleanno – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – nella certezza che la sua testimonianza continuerà a essere fonte di ispirazione per le generazioni presenti e future».

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Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatré, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra portogruarese e giunti sotto i monti Plajul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli, Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la ricordata sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme.

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In copertina, le bare nelle quali furono raccolti i resti delle 33 vittime dell’Eccidio.

L’Ascensione accende anche a Grado le festività post-pasquali. Il parroco invia il calendario agli operatori turistici rinnovando gli auguri di buon lavoro

(g.l.) Con l’Ascensione, che si celebra oggi, inizia il ciclo delle importanti festività mobili post-pasquali legate anche alle tradizioni di Grado. La solennità odierna sarà seguita, infatti, dalla domenica di Pentecoste dell’8 giugno (animata dalla Corale orchestrale “Santa Cecilia” e celebrata in lingua lingua latina, visto l’aumento delle presenze straniere) e del Corpus Domini (22), ma in mezzo ci sarà anche la ricorrenza di Sant’Antonio di Padova (13). Poi in luglio seguiranno il plurisecolare “Perdòn di Barbana” (dove il 16 giugno si terrà il pellegrinaggio notturno), con la suggestiva processione di barche, e la festa dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato, con la Messa solenne e la tanto gettonata “Sardelada”.
E proprio in vista della “Sensa”, monsignor Paolo Nutarelli ha scritto una nuova lettera agli operatori turistici dell’Isola nella quale la stagione calda comincia a palpitare. Proprio oggi, infatti, comincia l’estate secondo il calendario meteorologico, mentre con il solstizio del 21 giugno seguirà il tradizionale avvio astronomico. L’arciprete ha inviato, pertanto, a quanti si occupano dell’ospitalità gli orari liturgici rinnovando loro
«l’augurio di un proficuo lavoro». Nel contempo, ha segnalato che sul portale chiesagrado.org è possibile trovare la brochure degli appuntamenti che la Parrocchia coordina in Basilica. Tra questi, dopo il recente concerto della Musica Medica, giovedì 5 giugno l’ensemble Dramsam con il gruppo vocale Komel – Ars Atelier proporrà brani medievali.

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Costituzione ai neo-diciottenni

E domani, 2 giugno, anche l’Isola del Sole celebrerà la Festa della Repubblica, che vedrà come suo momento culminante la consegna della Costituzione, da parte del sindaco Giuseppe Corbatto, ai cittadini neo-diciottenni. Dopo il ritrovo, alle 11, in piazza Biagio Marin (di fronte al Municipio), sarà formato un corteo che, sfilando lungo viale Dante Alighieri, raggiungerà i Giardini Marchesan, dove seguirà l’alzabandiera con il saluto delle autorità. La cerimonia sarà conclusa dal concerto della Banda civica Città di Grado.

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Monsignor Nutarelli ricorda poi la grande Festa di Avvenire che si terrà dal 27 giugno al 1° luglio. Il primo incontro, 27 giugno, vedrà come ospite don Alberto Ravagnani in dialogo con Matteo Liut, giornalista del quotidiano edito dalla Conferenza episcopale italiana, per parlare di Fede nell’era del digitale e come le sfide tecnologiche possano trasformarsi in occasioni di evangelizzazione ed incontro autentico. «Oggi più che mai – sottolinea, al riguardo, don Paolo – c’è bisogno di parole che incoraggiano, di racconti che ispirano, di messaggi che aprono strade nuove. Per le nuove generazioni, i social rappresentano un modo per costruirsi un’identità, ecco perché la Chiesa può avvicinare i giovani proprio sui social, a patto che si parli il loro linguaggio. Ed i numeri sembrano dare ragione a don Alberto con quasi 250 mila follower su Instagram».
La festa di martedì 1° luglio ospiterà, invece, il maestro Peppe Vessicchio. “Più papaveri che papere” il titolo del dialogo tra lui ed il giornalista del giornale cattolico Massimiliano Castellani: presenza costante sul podio come direttore dell’Orchestra del Festival di Sanremo, per oltre trent’anni, bacchetta alla mano, a ipnotizzare la platea dell’Ariston. Sarà un momento di spettacolo e storia appassionata, dove non mancheranno racconti inediti. «La presenza di Avvenire a Grado, per il quarto anno consecutivo – aggiunge il parroco Nutarelli -, conferma ancora una volta l’importanza, per il quotidiano, di essere presente nella nostra Comunità coinvolgendo i fedeli in momenti che ci invitano a riflettere ed allo stesso tempo a stare insieme. La Festa di Avvenire è una collaborazione tra Promoturismo, Parrocchia ed Amministrazione comunale di Grado».

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In copertina, la Basilica patriarcale di Sant’Eufemia nel centro storico di Grado.

L’addio di Torlano a Cesco Manzocco grande padre e instancabile lavoratore conosciuto e stimato da tutti

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Al rive Cesco», diceva mia nonna Maria. E, allora, tutti in strada impazienti e curiosi di vedere cosa c’era di buono su quel camioncino in arrivo, carico di frutta e verdura – in estate attesissima, da noi ragazzini, era ovviamente l’anguria -, che girava di strada in strada, fermandosi dove c’era già qualcuno ad aspettarlo. Era Cesco Manzocco, spentosi a 91 anni, dopo una vita che definire laboriosa è riduttivo e al quale ieri pomeriggio in tanti, nella sua Torlano, hanno voluto dirgli “mandi”.
«Quando tornavi a casa, stanchissimo per aver macinato chilometri e chilometri, avevi una sola preoccupazione e chiedevi alla tua Dorina “hanno mangiato i bambini?”», ha ricordato una nipote rivolgendo un commosso saluto al nonno a nome di tutta la sua numerosa famiglia. E ha aggiunto: «Ti saremo sempre grati, perché sei stato un grande papà!».
Gremita la Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova e moltissimi anche sul sagrato perché non ce l’avevano fatta a entrare al rito di commiato celebrato da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha inquadrato la figura del defunto attingendo da quella significativa pagina del Vangelo di Matteo in cui si parla del Regno di Dio rivelato ai piccoli e tenuto nascosto ai sapienti. Cesco era, infatti, molto conosciuto e stimato, proprio per la sua instancabile voglia di fare e progredire, passando dal faticoso ambulantato dalla piana di Nimis alla montagna al lavoro più organizzato, e con un’offerta ampliata, nel negozio ex Cuciz di borgo Centa, portato poi avanti con successo dai figli, sebbene molti continuino a dire “Là di Cesco”. Ma anche per i valori morali che ne hanno fatto un bravissimo marito e, appunto, un grande padre. Un uomo, insomma, indicato come esempio in questo nostro mondo sempre più povero di valori, come è emerso anche dai numerosi commenti apparsi sui social appena diffusasi la notizia della scomparsa di questo benemerito figlio di Torlano.

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In copertina, Cesco Manzocco spentosi a 91 anni dopo una vita laboriosissima.

Gemona onora Sant’Antonio di Padova nel Santuario più antico. Barbara Zilli: è un simbolo della ricostruzione

«Nella ricorrenza di Sant’Antonio da Padova, patrono di Gemona del Friuli, la comunità rinsalda la propria appartenenza al territorio nei valori della fede cristiana. Un momento spirituale, devozionale e culturale importante quello che abbiamo vissuto oggi nel Santuario più antico consacrato al Santo, uno dei simboli della ricostruzione post-terremoto». Lo ha sottolineato l’assessore alle Finanze del Friuli Venezia Giulia, Barbara Zilli, che ieri mattina ha partecipato alla Messa solenne celebrata nella Chiesa di Sant’Antonio, a Gemona, in occasione dei festeggiamenti per il Santo protettore della cittadina pedemontana.
Con l’esponente dell’Esecutivo Fedriga, tra gli altri anche il sindaco di Gemona Roberto Revelant, diversi amministratori comunali della zona e il custode del Santuario, fra Giovan Battista Ronconi. A officiare il rito cristiano è stato il definitore padre Saverio Biasi e hanno concelebrato i sacerdoti della Collaborazione pastorale della Pedemontana, con i confratelli sacerdoti del Santuario.
«Un momento di festa come sempre molto atteso, per la comunità di Gemona del Friuli, la ricorrenza del Santo patrono: un’occasione per stare insieme ripercorrendo nella preghiera l’antica tradizione di questi luoghi sacri, consacrati nel 1248 – ha fatto notare Barbara Zilli, che è pure gemonese -. È da questa cittadina, peraltro, che si stacca il Cammino dedicato a Sant’Antonio, un percorso alle radici della fede che unisce il nostro Friuli a Padova. Il tracciato, inaugurato ufficialmente nel 2021, vede ogni anno migliaia di fedeli calcare i passi del Santo».

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In copertina, l’assessore regionale Barbara Zilli con il sindaco Roberto Revelant; all’interno, due immagini del Santuario antoniano gremito.

L’Afds di Nimis in festa a Torlano con i suoi donatori benemeriti. Flora: i prelievi ora stanno ritornando al pre-Covid

di Giuseppe Longo

NIMIS – Il dono del sangue in Friuli sta rapidamente tornando ai livelli del 2019, cioè all’anno precedente allo scoppio dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus o Covid, due parole che sono rimaste stampate nella nostra memoria assieme alla difficile esperienza che tutti siamo stati costretti a vivere. Nell’anno passato ci sono state, infatti, mille donazioni in più rispetto a quello precedente e soltanto con le due autoemoteche si sono potuti raccogliere ben 7.600 prelievi, anche perché questi importanti mezzi sono tornati nelle aziende dove appunto erano mancati durante il periodo pandemico. Sono alcuni dati importanti che ha esposto, con soddisfazione, il presidente provinciale dell’Afds, Roberto Flora, durante la Giornata del dono celebrata dalla sezione di Nimis a Torlano a conclusione dei tradizionali festeggiamenti pasquali.

Una bella festa che ha seguito quella organizzata, appena lo scorso settembre, sul Prato delle Pianelle durante la storica sagra e che si è svolta interamente all’interno della Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova. Tutto è cominciato infatti con la Messa celebrata da monsignor Rizieri De Tina e resa ancora più bella e partecipata dal Coro di Cortale. Belle le parole che il celebrante ha detto all’omelia, quando ha paragonato il dono del sangue al sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità. «Voi – ha sottolineato don Rizieri – quando vi adagiate sul lettino per i prelievi siete l’immagine vivente di Gesù perché donate una parte di voi stessi a chi ha bisogno di aiuto».

Al termine del rito, che ha visto la partecipazione di numerose sezioni dell’Alto Torre con i loro labari, è seguita una breve ma sentita cerimonia. È stato proprio il rappresentante di zona, Ivo Anastasino, ad aprire gli interventi, dopo il saluto del presidente locale Danilo Gervasi, cedendo quindi la parola al presidente provinciale Flora, la cui presenza, non annunciata, è stata ancora più gradita, perché ha sottolineato quanto la sede centrale di Udine tenga in considerazione l’impegno delle sezioni periferiche. E quella di Nimis è sicuramente una fra le più attive ed esemplari: lo dimostrano i donatori applauditi al termine dei vari interventi, a cominciare da Valter Dordolo che ha meritato la targa d’argento con pellicano d’oro per 75 prelievi, Luigi Bertolla premiato con il distintivo d’argento, Francesco Spagnol, Laura Manzocco, Alessandra Maracchini, Marco Bertoni e Giovanni Balzano con il distintivo di bronzo, e Mara Iuri con il diploma di benemerenza. A loro è andato il grazie dell’intera comunità con l’augurio che possano essere sempre così disponibili all’interno della sezione Afds di Nimis. Al termine, donatori e dirigenti si sono ritrovati nell’area dei festeggiamenti per il tradizionale convivio che ha suggellato la manifestazione perfettamente riuscita, anche grazie al ritorno del bel tempo.

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In copertina, foto ricordo delle sezioni Alto Torre con i dirigenti Afds; all’interno, immagini della Messa e  della cerimonia con gli interventi di monsignor De Tina, Roberto Flora, Ivo Anastasino e Danilo Gervasi; quindi, le premiazioni di alcuni benemeriti (Valter Dordolo, Alessandra Maracchini e Luigi Bertolla) e il Coro di Cortale.

Vittime civili di guerra a Torlano: onoreremo queste 33 vittime insegnando ai giovani la cultura della pace

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Basta con le follie della guerra. Faremo presto un laboratorio per insegnare ai giovani la cultura della pace».  L’annuncio, molto bello e importante, l’ha dato ieri mattina, alla commemorazione dell’Eccidio di Torlano e delle 33 vittime innocenti della ferocia nazifascista, la rappresentante delle Famiglie vittime civili di guerra, Adriana Geretto, che non manca mai all’annuale cerimonia indetta dal Comune di Nimis. «Anche perché – ha osservato -, come diceva Maria Montessori, tutti parlano di pace, ma nessuno fa nulla per farla affermare».

Presente una folta rappresentanza di Portogruaro, la città veneta dalla quale proveniva la famiglia De Bortoli, letteralmente distrutta – ben nove morti! – nel fatto di sangue messo in atto la mattina del 25 agosto 1944 quale rappresaglia all’uccisione di un ufficiale tedesco: era molto attiva, infatti, in quei giorni l’azione di contrasto agli invasori da parte dei partigiani. Ma anche numerose autorità – sindaci e amministratori dei Comuni vicini, tra cui Povoletto e Tavagnacco, e pure della più lontana Ruda -, rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche e d’arma. Per la Partigiani Osoppo c’era il presidente Roberto Volpetti.
Deposte le corone d’alloro e gli omaggi floreali sul sacello che custodisce i resti di quelle povere vittime – molte donne con i loro figlioletti -, monsignor Rizieri De Tina, che in precedenza aveva celebrato la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, ha benedetto la tomba, lasciando poi la parola a un giovane del luogo che ha letto l’agghiacciante cronaca di quella indimenticabile mattinata di 79 anni fa. Quindi, oltre alla citata rappresentante delle Famiglie vittime civili, ha parlato il sindaco Giorgio Bertolla, il quale non poteva esimersi dal fare un collegamento tra la Seconda guerra mondiale, che seminò tanti lutti e distruzioni non solo a Torlano ma in tutto il Comune di Nimis, e quanto da oltre unn anno e mezzo sta avvenendo in Ucraina a causa del conflitto scatenato dalla Russia. Bertolla ha dato lettura anche del messaggio inviato dal commissario del Comune di Portogruaro, Iginio Olita, cedendo poi il microfono al consigliere regionale Edy Morandini che ha portato l’adesione dell’Assemblea di piazza Oberdan alla importante cerimonia che – ha sottolineato – ha il significato di tenere desta l’attenzione su questi crimini del passato affinché aiuti, ognuno nel proprio piccolo, a lavorare per la pace. Proprio come aveva esortato all’omelia don De Tina, il quale a commento dell’appropriata pagina del Vangelo, appena letta, ha raccontato anche due significative esperienze vissute nel 2019 a Leopoli, in Ucraina – quindi ben prima dello scoppio della guerra -, e pochi giorni fa in Romania, all’incontro religioso di Timisoara. Un ricordo, dunque, che non verrà mai meno, tanto che il primo cittadino di Nimis ha dato già appuntamento alla commemorazione dell’ottantesimo anniversario dell’Eccidio, il 25 agosto 2024.

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In copertina e all’interno, alcune immagini della cerimonia: l’intervento di Adriana Geretto, la Messa nella parrocchiale, il saluto del sindaco Bertolla e del consigliere regionale Morandini, autorità, il giovane che legge la cronistoria, labari e gagliardetti schierati.