Il Carso d’inverno domenica a Muggia per visitare cave e castelliere di Elleri

Per le escursioni slow “Piacevolmente Carso d’inverno”, domenica 18 febbraio la cooperativa Curiosi di natura propone, dalle 9.30 alle 13, una visita guidata a “Il castelliere di Elleri e le cave di Muggia”. Con il professor Paolo Paronuzzi, geo-archeologo, verrà presentato uno dei più importanti siti archeologici del territorio, già abitato per 2.000 anni. Una passeggiata con scorci panoramici sul mare e l’Istria, alla scoperta di geologia e storia. Ritrovo alle ore 9.10 alla chiesa in località Santa Barbara, a Muggia.
È richiesta la prenotazione a curiosidinatura@gmail.com o al cellulare 340.5569374. Costi: interi euro 10; 5 i minori di 14 anni; gratis i minori di 6. Le escursioni, adatte a tutti, proseguiranno le domeniche. La prossima, il 3 marzo, alla stessa ora, sarà a “Il Bosco Bazzoni e la Grotta Nera”, nell’area di Basovizza. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook.


“Piacevolmente Carso” è organizzato dalla cooperativa Curiosi di natura, con il patrocinio di: AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Banca Etica, Ue.Coop (Unione Europea delle Cooperative) e in collaborazione con l’URES – SDGZ (Unione Regionale Economica Slovena – Slovensko Dezelno Gospodarsko Zdruzenje), Sapori del Carso e i Gruppi d’Iniziativa Territoriale di Banca Etica di Trieste-Gorizia e Udine.

www.curiosidinatura.it

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In  copertina, il magnifico panorama sul Golfo di Trieste; all’interno, due immagini del castelliere di Muggia.

Grado, prima domenica di Avvento e festa di Santa Barbara con la gente del mare nella Basilica patriarcale

di Giuseppe Longo

GRADO – La “Preghiera del Marinaio” e la prima strofa della tradizionale e sentitissima “Madonnina del Mare” hanno concluso stamane, nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia, la celebrazione della festa della Marina Militare nella ricorrenza gradese di Santa Barbara, la cui memoria è segnata in calendario nella giornata di domani. Un rito nel rito perché oggi è anche la prima domenica di Avvento e del nuovo Anno Liturgico, tanto che monsignor Paolo Nutarelli, nell’iniziare la Messa solenne – accompagnata come sempre dalla Corale diretta da Anello Boemo -, ha acceso la prima delle quattro candele (che stanno a significare proprio il numero delle domeniche che precedono il Natale) poste sulla scalinata del presbiterio.

E all’omelia l’arciprete si è richiamato sia al significato di questa domenica sia a quello della ricorrenza di Santa Barbara, attraverso la quale ha invocato protezione per i marinai e le loro famiglie. Mentre al termine del rito – al quale hanno assistito i vertici della Marina assieme al commissario straordinario del Comune isolano, Augusto Viola – ha acceso un cero anche alla Madonna esposta per la venerazione nella tradizionale novena che introduce alla grande festa dell’Immacolata Concezione dell’8 dicembre prossimo.
Ma dicevamo dell’inaugurazione del nuovo Anno Liturgico, che è stato dedicato a San Marco Evangelista, che è anche il patrono della piccola frazione di Fossalon. «Con la prima domenica di Avvento – ha scritto don Paolo, unitamente ai sacerdoti e ai consigli pastorali, sul numero speciale di “Insieme” diffuso nella festa di Cristo Re dell’Universo – inizieremo un nuovo Anno Liturgico. È il cammino del Popolo di Dio verso la Pasqua definitiva. Qualcuno, talvolta, ricorda che è “sempre la stessa cosa”…, ma si dimentica che, noi, non siamo quelli dello scorso anno», per cui «organizzare la vita pastorale di una Parrocchia sull’Anno Liturgico non è uno sfizio estetico, ma è il ripercorrere insieme, rivedendoli ogni anno in modo sempre più approfondito, i Misteri che caratterizzano la nostra vita di salvati».


Ricollegandosi, infine, alla dedicazione del nuovo Anno Liturgico all’Evangelista raffigurato con il Libro e il Leone, monsignor Nutarelli ha ricordato che «il culto a San Marco in terre venete è nato, con molta probabilità, a Grado e la “Trichora” (la cappella di San Marco suddivisa in tre ambiti e che si trova dietro l’altare del Santissimo Sacramento in Basilica), attesta l’antico culto dell’Evangelista, documentato a Grado da una iscrizione patriarcale dell’807, collocata nel Lapidario e precedente, di una ventina d’anni, l’arrivo del corpo del Santo a Venezia».

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli accende la prima candela dell’Avvento; all’interno, la predica, la Preghiera del Marinaio, l’omaggio all’Immacolata, autorità in Basilica e foto ricordo sul sagrato al termine della Messa solenne.

 

Cave del Predil ricorda i minatori e lancia una sfida per il futuro

di Giancarlo Martina

TARVISIO – Santa Barbara, patrona dei minatori, è stata onorata, come è tradizione, a Cave del Predil, la località dove per secoli i suoi abitanti sono stati legati, nel bene e nel male, alla secolare Miniera dove fino al 1991 venivano estratti i minerali di piombo e zinco. Affollato da circa 200 convenuti – di più non avrebbero potuto avere accesso -, il “camerone” nelle viscere della montagna, dedicato alla patrona, dove sull’altare dei minatori don Stefano, parroco di Tambre d’Alpago, ha concelebrato la Messa con il nuovo parroco di Tarvisio, don Alan Iacoponi, e con due sacertodi sloveni. Alla suggestiva cerimonia religiosa, accompagnata dal coro maschile “Sot le piargule” di Percoto, è seguita, all’esterno, al monumento al Minatore, un’ artistica opera in bronzo collocata all’ingresso storico, la deposizione di una corona d’alloro a ricordo dei lavoratori defunti.

Immagini del rito in miniera.

Ringraziati i convenuti per la partecipazione, il sindaco Renzo Zanette ha rivolto un caloroso saluto al collega di Bovec, Walter Mlekuz, e a tutte le autorità civili, militari e religiose giunte anche da Austria e Slovenia. “La loro presenza ci onora – ha affermato il primo cittadino tarvisiano – e dimostra la grande sensibilità, vicinanza e rispetto che gli amici d’oltre confine riservano alla nostra comunità, in particolare a quella cavese. Una storia d’altri tempi – ha aggiunto -, quella della località mineraria, dove vivevano famiglie nelle quali il nonno, il papà e il figlio erano stati tutti minatori. Frammenti di un passato, ai più, poco conosciuto, ma denso di mille significati. Cave del Predil è stato, grazie alla Miniera, un paese dove si stava bene. Ricco di maestranze provenienti da tutta Italia, ricco di abitanti, ricco di tantissime attività economiche, ricco di vita e di tante speranze. Tutto questo ora non c’è più – ha ricordato Zanette, facendo il quadro della deficitaria situazione -. Chi era venuto a lavorare da altre zone d’Italia, non avendo più il lavoro, è tornato nella terra d’origine, e tanti giovani purtroppo se ne sono andati via. Tutto questo da quel maledetto anno 1991, quando la Miniera è stata chiusa”.

Il sindaco Renzo Zanette.

E rincarando la dose il primo cittadino ha poi continuato, dicendo: “E’ successo nonostante fosse ancora attiva, dato che c’era abbastanza minerale per garantire estrazioni per diversi anni. E’ successo nonostante la fortissima opposizione degli ultimi minatori e delle loro famiglie, che hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una comunità. Minatori che hanno rinsaldato in quei terribili giorni la solidarietà e l’amicizia, sentimenti che diventavano più forti man mano che trascorrevano i giorni. Tanta voglia di lottare uniti per il proprio bene e per quello delle loro famiglie. Ma quei minatori sono risaliti in superficie con la promessa che, se chiusura doveva essere, si sarebbe comunque avviato un percorso di riconversione che prevedeva il recupero ambientale, la messa in sicurezza delle strutture, la realizzazione di un museo che sfruttasse parte delle gallerie della miniera ed il reinserimento di parte della forza lavoro in attività complementari. Tante di queste promesse non si sono, purtroppo, realizzate e per tutta Cave del Predil l’intera vicenda è stata ricondotta ad un tradimento. Compito della politica, compito nostro, ora – ha aggiunto il sindaco – è non tradire nuovamente. Vogliamo dare un futuro certo alla vostra comunità. L’amministrazione comunale tutta si sta impegnando a fondo e crede fortemente a quella riconversione economica e sociale della frazione. Una riconversione basata sulla storia, unica ed importante, del compendio minerario, e sulle bellezze naturali ed ambientali. Una riconversione che ha come obiettivo lo sviluppo turistico di Cave del Predil, per creare nuove opportunità di crescita, di lavoro, di occupazione, di un futuro, soprattutto a favore dei più giovani”.
In conclusione, il primo cittadino ha espresso un auspicio: “Ci auguriamo che l’esperienza degli ex minatori, che hanno contribuito negli anni a rendere ‘viva’ la frazione e hanno lottato fino alla fine per difendere, non solo la loro Miniera dalla chiusura, ma anche il proprio posto di lavoro, la storia e il futuro di una Comunità, possa essere messa a disposizione per stimolare ed aiutare i giovani di Cave del Predil a crearsi un futuro con le grandi opportunità che la località mineraria può offrire, dalla gestione delle centraline a quella dell’impianto di riscaldamento, dalla gestione del Parco Internazionale Geominerario, al lago di Raibl, fino alla gestione del nuovo impianto sportivo”.

L’omaggio al monumento ai Caduti.

In precedenza, alla cappella del cimitero della località, era stato reso omaggio ai Caduti della Grande Guerra alla presenza delle rappresentanze dei comandi locali dell’Esercito e delle Forze dell’ordine e di Polizia, nonché dell‘8° reggimento alpini e del 7° reggimento trasmissioni di Sacile che ha intrapreso un rapporto di gemellaggio con il Comune di Tarvisio essendo un suo reparto intitolato al Passo Predil. Presenti anche i rappresentanti del 7° reparto militare Khevenhuller nr. 7 di Klagenfurt, dei Freiwillengenschutzen, della Croce Nera carinziana e dei figuranti di Plezzo, Caporetto e Tolmino.

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In copertina e qui sopra il corteo a Cave del Predil per Santa Barbara.

(Foto di Pietro Fabian)