Legge di Stabilità Fvg: sanità, imprese e agricoltura avranno altri fondi

La Giunta regionale ha approvato in via preliminare la Legge di Stabilità: per la sanità sono previste ulteriori risorse per 43 milioni di euro per rispondere alle mancate entrate del superticket (10 milioni), per i rinnovi contrattuali (30 milioni) e per l’abbattimento delle rette per le case di risposo (3 milioni). Per il futuro Sviluppo impresa è stata prevista una dotazione finanziaria di 10,3 milioni con 2 milioni aggiuntivi per i poli di Sappada; per il settore primario verranno destinati 7 milioni per il Fondo di rotazione in agricoltura più ulteriori 2 milioni: per la lotta al bostrico (un milione di euro) e per norme integrative del Psr (un milione). Infine, 2 milioni sono la destinazione iniziale per la nuova Legge sulla famiglia. E’ quanto si apprende attraverso una nota Arc, nella quale l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, spiega che “grazie a un lavoro di razionalizzazione, inquadrato in un momento così particolare come quello che stiamo vivendo, saremo in grado di far avere alle direzioni degli assessorati risorse da distribuire in linea con il dato iniziale del 2020”.

“Abbiamo voluto dare – commenta l’esponente della Giunta Fedriga – un’immediata risposta alle necessità della comunità, tenuto conto che continueremo a costruirlo e ad arricchirlo giorno dopo giorno fino al suo arrivo in Aula: nel quadro di incertezza sanitaria, sociale ed economica che ci troviamo ad affrontare ora e che influirà anche sul nostro futuro, siamo riusciti a preparare un lavoro di valorizzazione delle risorse e di scelta delle priorità, dando allocazione a maggiori riparti dove abbiamo ritenuto ci fossero settori con più criticità”.

Ecco, in sintesi, i riparti per ogni Direzione: Protezione civile regionale: 15 mln Direzione centrale Finanze: 30,86 mln Direzione centrale Patrimonio, Demanio, Servizi generali e Sistemi informativi: 96,47 mln Direzione centrale Autonomie locali, Funzione pubblica, Sicurezza e Politiche sull’immigrazione: 743,85 mln Direzione entrale Cultura e Sport: 72,31 mln Direzione centrale Difesa dell’ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile: 87,46 mln Direzione centrale Infrastrutture e Territorio: 364,12 mln Direzione centrale Attività produttive: 110,21 mln Direzione centrale Risorse agroalimentari, forestali, ittiche: 80,13 mln Direzione centrale Lavoro, Formazione, Istruzione e Famiglia: 131 mln Direzione centrale Salute, Politiche sociali e Disabilità: 2.780,66 milioni. Dopo questa approvazione, il Ddl passerà al Consiglio delle autonomie locali, per ricevere sulle parti di competenza pareri e intese.

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In copertina, l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli.

 

Emergenza sanitaria ed ente pubblico: Ute Pn dà la parola agli esperti

Ente pubblico e cittadini, fra lockdown e prove di fase 2: si moltiplicano le questioni calde e tutto lascia pensare che i prossimi mesi saranno ad alto rischio di esclusione sociale. In agguato ci sono le nuove povertà, l’aumento della disoccupazione e dei lavori precari, i temi legati a sanità e popolazione anziana, persone con handicap e molti altri fattori causa di emarginazione. «Per questo – spiega la presidente dell’Università della Terza Età di Pordenone, Adriana Predonzan – Ute ha deciso di programmare per il pubblico web tre incontri–intervista con interlocutori chiave sul versante del disagio sociale. Si tratta di Miralda Lisetto, dirigente responsabile del Servizio sociale dei Comuni di Pordenone, Cordenons, Porcia, Roveredo in Piano, San Quirino e Zoppola; Elisa Giuseppin, responsabile delle politiche di conciliazione, e Hanna Genuzio, politiche europee, della Cooperativa sociale Fai, operante in molti servizi sociali e sanitari a Pordenone e in altre località del Friuli e del Veneto; e del direttore della Caritas Diocesana, Andrea Barachino. Compresse ogni giorno da informazioni allarmanti per le nostre vite, le persone cercando di uscire dall’isolamento e dal disorientamento che notizie contraddittorie sul fronte sanitario ed economico producono. Insieme ai nostri ospiti capiremo meglio come si muove in questo momento l’ente pubblico e il privato sociale per evitare l’esclusione sociale della cittadinanza che, per cause diverse ma riconducibili ai provvedimenti di contenimento del coronavirus, si trova in situazione critica». Le interviste saranno online sui canali social/youtube dell’Ute Pordenone e del Centro Culturale Casa Zanussi di Pordenone venerdì 15 e lunedì 18 maggio, nonché lunedì 1 giugno, alle ore 11.30.

Miralda Lisetto


A Miralda Lisetto, dirigente responsabile del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito Territoriale Noncello, abbiamo chiesto di raccontarci il bacino di utenza che si rivolge oggi ai servizi sociali e come si è attrezzato il servizio pubblico per rispondere ai nuovi bisogni: come si è affrontato il tema dei criteri di erogazione, come vengono gestite le nuove sofferenze, come si guarda a una seconda fase della pandemia. Con Elisa Giuseppin e Hanna Genuzio, della cooperativa sociale Fai – che ha in gestione diretta alcune comunità alloggio come Casa Colvera a Pordenone, e gestisce per conto di enti pubblici Centri diurni e servizi socio-assistenziali in Friuli e Veneto (a Pordenone per esempio Casa Serena e Umberto I, nonché la struttura per disabili dell’Anfass) –, si indagherà l’intervento della cooperazione sociale in questo periodo: in particolare, quella che gestisce servizi socio-sanitari quali le case di riposo, le strutture per handicap, le residenze sanitarie assistenziali, i servizi educativi all’infanzia «Queste cooperative sociali – osserva ancora Adriana Predonzan – rappresentano una realtà importante sia sotto il profilo occupazionale con centinaia di migliaia di addetti in tutta Italia, sia sotto quello dell’erogazione di servizi, specie quelli sociali, sanitari, educativi ed assistenziali esternalizzati dagli enti pubblici. Di quanta creatività c’è stato e c’è tuttora bisogno per rassicurare o tranquillizzare le persone ospiti nelle strutture gestite ed i loro familiari che non possono avvicinarle? Come evolve l’azione dopo l’esperienza Covid? Questi e altri interrogativi nei reportage sociali che UTE ha prodotto in queste settimane». Infine, Andrea Barachino, direttore della Caritas diocesana, in particolare focalizzerà sul servizio dell’Emporio solidale di via Montereale 1, spiegando come viene gestita l’attività in questo periodo, come può accedere chi necessita dell’aiuto alimentare, come funziona l’ospitalità della Locanda per l’accoglienza dei senzatetto in questa situazione di emergenza sanitaria e come viene gestita la situazione di accoglienza a Casa Madonna Pellegrina. E per concludere ricordiamo che Ute Pordenone ogni anno propone al Centro Culturale Casa Zanussi oltre una trentina di corsi, e non mancano le proposte laboratoriali, perché il lavoro in piccoli gruppi favorisce la socialità e le amicizie.

Andrea Barachino


Info e dettagli www.centroculturapordenone.it/ute

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In copertina, Elisa Giuseppin e Hanna Genuzio della coperativa sociale Fai.

LA SANITA’ IN FRIULI VENEZIA GIULIA

di Cristina Pozzo

Parlare di Sanità in Friuli V.G. è come sparare sulla Croce Rossa.
La legge Regionale n. 17/2014 che reca “ Il riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria” prevede una minore ospedalizzazione in funzione di una maggiore assistenza domiciliare, peccato che la maggiore assistenza domiciliare non sia stata potenziata, a fronte di un taglio di 579 posti letto negli ospedali e della chiusura degli stessi.
Definire Ospedale un posto dove non ci sono posti letto mi sembra azzardato.
Risulta quindi che a fronte di una degenza che normalmente sarebbe durata 5 o 6 giorni, il paziente viene dimesso dopo 2 giorni non avendo però nessun tipo di assistenza se non quella familiare o a pagamento.
E’ necessario dare risposte alla necessità di presa in carico dei pazienti a 360° e liberare le Rsa da funzioni ulteriormente gravose rispetto a quelle già previste per legge.
La soppressione della Guardia Medica ha creato ulteriori falle nel sistema intasando, in questo modo i Pronto Soccorso  devono occuparsi anche di patologie che potevano tranquillamente essere risolte a domicilio.
Che dire della chiusura di punti nascita come quello di Latisana, che serviva un territorio che si estendeva anche in Veneto con conseguente afflusso anche economico da altra Regione, che garantiva con anche la sua Pediatria, tranquillità alle famiglie che si recano in vacanza sul nostro littorale di Lignano, con le sue sale parto “in sicurezza”, a favore di Palmanova che necessita “la messa in sicurezza” delle sale parto con una spesa di qualche milione di euro.
La creazione di un numero unico l’112 che vale anche per le urgenze sanitarie, ha creato uno spazio temporale tra la chiamata e la risposta dell’operatore del Pronto Soccorso che può avvolte significare la differenza tra la vita e la morte di una persona.
Persino la Corte dei Conti del Friuli V.G. ha sentenziato che questa riforma risulta essere addirittura più onerosa di quanto non lo fosse la precedente organizzazione sanitaria.
Un plauso va a tutti gli operatori del settore, dagli infermieri ai medici, a chi opera sulle autoambulanze che devono sopperire con la loro professionalità, competenza e pazienza, alle problematiche create da un sistema ferruginoso.
Superare le criticità generate da questa scellerata riforma sanitaria che non tiene minimamente conto del paziente, ma solo di un risparmio economico inesistente, lavorare a recuperare la piena efficienza e capillarità dei servizi, è l’impegno della Coalizione di cui faccio parte con Fratelli d’Italia a sostegno di Massimiliano Fedriga Presidente e quindi è anche il mio impegno.  La Regione Friuli V.G. così come lo Stato Italiano non sono una Società per azioni, non devono produrre PIL, non devono dare utili, devono erogare servizi al cittadino amministrando al meglio le proprie risorse che devono essere tutelate. In pratica la Regione così come lo Stato devono comportarsi da “buon padre di famiglia” a tutela dei propri cittadini.
Tagliare i servizi, soprattutto quando si parla di salute pubblica non può essere una risposta giusta.