Oggi taxi in sciopero con presidio a Udine. Ecco la posizione di Confartigianato

Stamattina, dalle 10.30 alle 12, il Consorzio dei taxi di Udine parteciperà allo sciopero nazionale con un raduno dei mezzi nel piazzale della Stazione. L’agitazione è stata proclamata a sostegno della richiesta di stralcio dell’articolo 8 del Ddl Concorrenza e per sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica affinché le competenze legislative in materia di Trasporto pubblico locale rimangano prerogativa delle singole Regioni e non siano mediate da regie sovranazionali che rischierebbero di ledere i diritti dei cittadini. I taxisti garantiranno, però, tutti i servizi dedicati ai cittadini vaccinandi, nonché ai portatori di disabilità e svantaggio sociale, come assicurano Sandro Modonutti (capocategoria provinciale di Confartigianato-Imprese Udine) e Massimiliano De Vit (presidente del Capu – consorzio tassisti). A tale riguardo, Confartigianato Udine ha diramato una nota con la posizione ufficiale della categoria. Eccone, pertanto, il testo integrale:

«Confartigianato Imprese e Casartigiani Trasporto Persone valutano il testo dell’art. 8 del DDL Concorrenza un duplicato della delega già in essere per la riforma del trasporto pubblico locale non di linea ed esprimono grande preoccupazione per assetti di mercato che potrebbero compromettere le prospettive di accesso al mercato degli operatori e alcuni dei principi cardine del nostro ordinamento anche in contrasto con la Costituzione, che riconosce e tutela il valore dell’artigianato e della cooperazione.
Una disinvolta apertura alle piattaforme che si basano sull’intermediazione del lavoro mina proprio le caratteristiche tipiche dell’esercizio autonomo e mutualisticamente organizzato delle attività di trasporto di persona non di linea, con il rischio di trasformare migliaia di imprese in “lavoratori subordinati”, vincolati ad un regime prossimo al caporalato. Tra l’altro non apportando per l’utente alcun miglioramento del servizio come già sperimentato in altre nazioni nelle quali si sta tornando all’assetto precedente. Deve essere marcata la differenza tra intermediazione e interconnessione, per evitare che si verifichi un vero e proprio attacco al lavoro che privilegi pericolosamente strumenti che lo intermediano anziché produrlo. Tutelare il lavoro non l’intermediazione del lavoro.
Ribadiamo che la libertà d’impresa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, non può recare danno alla sicurezza, alla liberta e alla dignità umana, come previsto dall’art. 41 della Costituzione, nell’ottica dell’interesse collettivo che nel nostro settore deve essere sempre garantita, in quanto servizio pubblico, e il provvedimento non può prescindere dalla difesa dell’artigianato e della cooperazione – settori tutelati dall’art. 45 della Costituzione.
Dobbiamo continuare a sostenere quanto contenuto nell’art. 117 della Costituzione sulle competenze specifiche delle Regioni in materia di Trasporto Pubblico Locale. Superare l’autonomia regionale contraddice e fa venir meno i principi della programmazione territoriale, della regolazione e del livello dei servizi, della garanzia di servizio pubblico che le Regioni in questi anni hanno assicurato.
Confartigianato Imprese e Casartigiani Trasporto Persone considerano che, in questo momento, l’adesione al fermo nazionale è una prematura forzatura che in questa fase – in considerazione del prevedibile iter parlamentare del provvedimento – rischia di compromettere la strada di una responsabile interlocuzione con le Istituzioni.
La collettività o le Istituzioni (Governo, Parlamento, Conferenza Unificata, Regioni, Comuni) devono essere portate a condividere, che la regolazione del nostro servizio – prevista nella normativa europea – va nell’interesse dei cittadini e dell’utenza. A questi noi ci rivolgiamo, perché comprendano che non si tratta di una battaglia di parte; scardinare un servizio pubblico come il nostro sottrae valore, competenze e risorse alla collettività perché si propone di scavalcare questi fattori senza rispettare precisi principi costituzionali solo in nome del profitto, del libero mercato e di squilibrata concorrenza.

Le categorie del trasporto persone, durante la pandemia, e per contrastarne gli effetti:
hanno svolto un essenziale ruolo di servizio pubblico riconosciuto dalle istituzioni locali e dai cittadini;
hanno prodotto ore di servizio senza corrispettivo, ha svolto la propria attività in condizioni difficili con dignità e spirito collaborativo;
hanno visto la loro operatività ridotta a causa degli indici di carico, associata ad una mobilità fortemente ridotta;
Per tutto ciò ci attendevamo attenzione; non farlo o peggio essere inseriti nel DDL concorrenza non è una risposta degna dello spirito di sacrificio e del senso di responsabilità sociale dimostrati dagli operatori.
Per questi motivi e nell’interesse generale della collettività e delle imprese, Confartigianato Imprese e Casartigiani Trasporto Persone:
proclamano lo stato di agitazione degli associati;
chiedono lo stralcio dell’art. 8 del DDL Concorrenza e l’apertura immediata di un tavolo di confronto con Parlamento e Governo per riattivare quel processo di riforme previsto con l’approvazione della legge 12/2019, mai portato a termine;
non prenderanno parte alla manifestazione nazionale del 24 p.v. per le motivazioni in premessa;
attendono che la richiesta di incontro al Governo, formulata per le vie brevi, sia accolta per rispetto del contributo che le categorie hanno dato durante la pandemia come segno di comprensione delle difficoltà ancora oggi sostenute;
si riservano – in futuro e in ragione del prosieguo della vertenza – di mettere in campo eventuali ulteriori iniziative di rivendicazione e lasciano liberi gli associati sul territorio, in merito al comportamento da tenere, il 24 p.v.;
organizzano, per il giorno 24 alle ore 11.00, in videoconferenza, le proprie assemblee nazionale degli iscritti, invitando rappresentanti delle Istituzioni e alle quali parteciperanno i rispettivi gruppi dirigenti nazionali di categoria».

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In copertina, Sandro Modonutti (capocategoria provinciale di Confartigianato-Imprese Udine).

 

Coronavirus, tassisti allo stremo in Fvg: senza clienti, persi più di 11 milioni

Giornata di mobilitazione a livello nazionale quella di oggi per i tassisti, decisi a sostenere con forza le richieste di aiuto economico avanzate al Governo da Confartigianato Taxi assieme alle principali sigle della categoria. Una mobilitazione alla quale aderiscono anche i tassisti del Friuli Venezia Giulia, 375 imprese artigiane che occupano 392 addetti e che nell’anno della pandemia hanno visto contrarsi il fatturato fino a superare, nei periodi peggiori, perdite nell’ordine dell’80%. Sulla base delle risposte date dalle imprese nell’ambito della 30a indagine congiunturale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine a gennaio 2021 si stima che ogni azienda abbia perso in media 30mila euro di giro d’affari sfiorando in provincia di Udine i 2 milioni di perdite per superare gli 11 milioni in regione.
Su una scala da 1 a 10, la gravità del crollo nel numero di clienti causata dalle restrizioni imposte per arginare la diffusione del Coronavirus è stata giudicata dai tassisti quasi massima, con un dato pari a 9,4 su 10.
Alla luce di questa situazione, tutt’altro che terminata, i ristori del Governo nazionale e della Regione Fvg hanno certamente aiutato, ma sono non bastati. «Perché senza gente sui treni, senza trasferte di lavoro, senza turismo e con i ristoranti costretti a chiudere presto noi non abbiamo lavoro», denuncia il capocategoria dei tassisti di Confartigianato-Imprese Udine, Sandro Modonutti. «I tassisti – aggiunge – stanno pagando e pagheranno in termini non più sostenibili la caduta verticale della domanda dovuta all’emergenza pandemica e ai conseguenti provvedimenti restrittivi. Per questo chiediamo al Governo e in particolare ai ministeri competenti di mettere in campo alcune misure, necessarie se vogliamo che le nostre imprese sopravvivano».
La categoria chiede in particolare che venga istituito un fondo di 800 milioni di euro per il 2021, che siano sospesi o prorogati i mutui, i leasing e i finanziamenti, che il 2021 e il 2022 siano anni fiscalmente bianchi (con esonero parziale o totale dai versamenti al fisco) e ancora che sia concessa una semplificazione, da parte dei Comuni, per l’uso dei voucher taxi, che sia istituito un Ecobonus per l’acquisto di vetture elettriche sul modello 110% e infine che sia reintrodotta la detassazione delle accise sui carburanti.
In Fvg, come detto, ci sono 375 imprese artigiane che svolgono attività di tassista con 392 addetti. Il 70,9% di queste ha sede in uno dei quattro capoluoghi provinciali, una percentuale influenzata dal dato di Trieste dove la quota supera il 91%. In provincia di Udine le imprese sono 64 con 68 addetti, 17 sono localizzate nel capoluogo (26,6%), 47 negli altri comuni della provincia.

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere.

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In copertina, il capocategoria provinciale dei tassisti di Confartigianato-Imprese Udine, Sandro Modonutti.

 

Taxi friulani deserti, ma vogliono ripartire: «Sicure le nostre auto»

«I nostri mezzi sono sicuri, chiamateci. Aiutateci a ripartire!». E’ questo il drammatico appello dei tassisti friulani travolti dall’emergenza Coronavirus, per i quali si affaccia una ripresa molto difficile, come per tutto il settore del trasporto persone. E in particolare quello dei taxi, a causa di Covid-19, pur avendo continuato a prestare servizio, ha visto andare in fumo ben il 90% del fatturato. Una situazione durissima che i tassisti, 63 in provincia di Udine di cui 40 attivi in città, sperano di lasciarsi presto alle spalle.
In queste settimane, questi operatori si sono organizzati per garantire la massima sicurezza all’interno dei veicoli, per sé e per i clienti, «che non devono avere timori» chiarisce il capocategoria provinciale dei tassisti di Confartigianato-Imprese Udine, Sandro Modonutti: «Abbiamo adottato tutte le misure necessarie. Indossiamo guanti e mascherina, trasportiamo al massimo due persone per volta, rigorosamente dietro e in caso di una sola persona la facciamo sedere a destra, il più lontano possibile dal conducente». A bordo dei taxi non mancano naturalmente i gel igienizzanti e tra i conducenti c’è qualcuno che ha iniziato ad installare schermature in plastica, a ulteriore garanzia del distanziamento. «Non lasciamo nulla al caso – continua Modonutti -. Ogni volta che un cliente scende disinfettiamo portiera, sedile e maniglia. Lavoriamo a giorni alterni, così da utilizzare il giorno di pausa per disinfettare l’auto da cima a fondo. Insomma, l’attenzione è massima e l’appello che rivolgiamo alle persone è che ritornino a prendere il taxi con tranquillità».

Il lockdown, come detto, è costato caro alla categoria. Con la chiusura delle scuole e poi a ruota lo stop di tutte le attività e l’imposizione della quarantena anche alle persone, il traffico si è fermato. Non i taxi, che per scelta hanno deciso di continuare ad operare: «Siamo andati avanti per spirito di servizio, ci siamo sentiti al fronte, poco meno che soli in una città deserta – racconta ancora il capocategoria che l’emergenza, come i colleghi, l’ha vista in presa diretta, dal parabrezza della sua auto -. All’inizio avevamo un po’ di timore, poi è passato, ci siamo attrezzati. Oggi mascherina, guanti e disinfettanti sono diventati la nostra nuova routine». Dal più giovane dei tassisti udinesi al più anziano, 24 anni il primo, 70 l’ultimo, c’è grande voglia di ripartire. Di tornare un punto di riferimento per Udine e i tanti che ante-emergenza prendevano il taxi d’abitudine. «Noi ci siamo – conclude Modonutti, spalleggiato dal presidente del radiotaxi di Udine, Massimo De Vit – e diciamo ai clienti: usate i nostri mezzi perché sono sicuri».

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In copertina, il capocategoria di Confartigianato-Imprese Udine, Sandro Modonutti; qui sopra, un taxi con protezione in plexiglas.