“Glesie Furlane” compie cinquant’anni: ecco un nuovo portale con tutti i protagonisti della maratona biblica

A conclusione delle iniziative per i 50 anni dalla sua fondazione, e in occasione dei 40 anni della presentazione della “Bibie”, pubblicata in otto volumi da Ribis Editore e presentata nel 1984, “Glesie Furlane” (oggi 7 dicembre, alle 17, nell’Oratorio della Purità a Udine) presenta una nuova sezione del suo portale, www.glesiefurlane.org. Accedendo dalla homepage i visitatori potranno, infatti,m ritrovare tutti i video dei lettori che si sono alternati giorno e notte per la lettura continuata della “Bibie par furlan”, nel 2011: sette giorni e sei notti, per circa 140 ore di lettura ininterrotta, dalle 19 di domenica 3 aprile alle 9 di sabato 9 aprile, un evento a cui hanno partecipato esponenti delle istituzioni religiose, civili, del volontariato e semplici cittadini. E che ha visto la partecipazione di 1127 lettori, fra cui un gruppo di lettori della Comunità friulana di Colonia Caroya (provincia di Cordoba, Argentina). L’organizzazione, all’epoca, aveva addirittura dovuto sospendere le prenotazioni per le troppe richieste di adesione.
Grazie a FriulUp, azienda informatica di Udine che ha realizzato il sito di Glesie Furlane, sono stati infatti recuperati tutti i video. A distanza di oltre 13 anni i protagonisti di allora potranno rivedere sé stessi e anche chi purtroppo in questi anni è mancato. «Questo è il regalo che vogliamo fare ai nostri soci, a chi ci segue e a tutto il Friuli. Abbiamo atteso l’Avvento per ridare la possibilità ai friulani di celebrare il Natale 2024 ritrovando tutti i lettori che parteciparono a quell’evento memorabile: a loro, a tutti i volontari e alle istituzioni che sostennero quell’iniziativa, “Glesie Furlane” rivolge il suo grazie e con speranza guarda al domani della lingua friulana, consapevole che molto c’è ancora da fare», ha affermato pre Romano Michelotti, presidente di “Glesie Furlane”. Terminata la presentazione, sempre questo pomeriggio, seguirà, alle 17.30, la tradizionale Messa in lingua friulana che ormai da anni viene celebrata il sabato sera proprio all’Oratorio della Purità.

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In copertina, don Romano Michelotti presidente di Glesie Furlane.

“La Bibie”, nuova edizione nel ricordo di Placereani e Bellina

di Giuseppe Longo

Le figure di indimenticabili sacerdoti del nostro Friuli, dall’animo fiero, battagliero, friulanista e quindi autonomista, con il nobile intento di valorizzare l’identità del popolo della “Piccola Patria” – che ha le sue radici nella basilica patriarcale di Aquileia e nello storico Parlamento del castello di Udine -, vale a dire Francesco Placereani (Pre Checo Placerean) e Antonio Bellina (Pre Toni Beline), riemergeranno nitidamente questo pomeriggio, 1 febbraio, nel capoluogo del Friuli dove è in programma un evento di grande spessore religioso, storico e culturale: la presentazione della nuova edizione della Bibbia in lingua friulana – La Bibie” – che ebbe i suoi autori proprio nei due preti scomparsi ormai da molti anni, fatto peraltro singolare entrambi alla stessa età, praticamente 66 anni, per pochi mesi di differenza l’uno dall’altro. Pre Checo, infatti, nato a Montenars, piccolo paese sopra Artegna, nel 1920 morì a Udine nel 1986 e Pre Toni, venuto alla luce a Venzone nel 1941 si spense a Basagliapenta, frazione di Basiliano sulla Pontebbana, di cui era parroco, nel 2007.

Sarà il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, che è anche arcivescovo metropolita di Perugia e Città della Pieve (particolare interessante: fu ordinato prete nel 1966 dal cardinale Ermenegildo Florit, di Fagagna, allora a capo dell’Arcidiocesi di Firenze), a presentare la riedizione della “Bibie” nel corso di un incontro che si terrà dunque oggi, alle 17.30, nella sala del centro culturale Paolino d’Aquileia in via Treppo. Ad aprire l’incontro sarà l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato; seguiranno i saluti istituzionali del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e del sindaco Pietro Fontanini. Quindi, prenderanno la parola il cardinale Bassetti e il segretario dell’Istituto Pio Paschini, Gabriele Zanello. Coordinerà i lavori il presidente dell’Istituto stesso, Cesare Scalon. La presentazione del volume sarà intervallata dagli intermezzi musicali del coro Juvenes Harmoniae e dalla lettura di brani del “Libro dei Libri” a cura di Cristina Di Gleria. La riedizione è stata curata dall’Arcidiocesi di Udine e appunto dall‘Istituto Pio Paschini per la Storia della Chiesa in Friuli, con il patrocinio della Società Filologica Friulana.

Tornando a don Placereani e a don Bellina, ricordiamo che fu il primo a dare avvio, dopo il terremoto del 1976 che sconvolse il Friuli, al monumentale lavoro di traduzione della Bibbia in friulano, dopo aver “girato” nella lingua del Friuli il Messale Romano, promulgato dopo il Concilio inaugurato da Giovanni XXIII e portato avanti fino alla sua conclusione da Paolo VI. Ma Pre Checo non riuscì ad andare oltre i primi capitoli, tanto che il grande lavoro fu realizzato pressoché totalmente e portato a termine proprio da Pre Toni. La traduzione fu autorizzata ufficialmente dalla Cei per favorirne la diffusione nella lingua del popolo, recependo appunto le “aperture” del Vaticano II.
Poiché tutte le copie erano andate esaurite, a vent’anni dalla prima edizione (1997), edita anche allora dall’Istituto Paschini, si è valutata dunque l’opportunità di provvedere a una ristampa: pertanto, il coordinamento è stato affidato a Gabriele Zanello, mentre don Romano Michelotti si è occupato dell’aggiornamento della grafia friulana.

Don Francesco Placereani.

Don Antonio Bellina.

La decisione di tradurre la Bibbia in friulano era nata “da una scelta pastorale che è anche di tipo sociale, prima ancora che culturale: non si trattava – scriveva Francesco Lamendola in un ampio articolo dell’ottobre 2017, pubblicato su Nuova Italia Accademia Adriatica di Filosofia –  solo di portare la Bibbia più vicino al popolo cristiano, ma anche di far sentire la Chiesa più vicina alla gente. La motivazione autonomista si intrecciava, dunque, con quella pastorale e teologica ‘progressista’”. “Naturalmente, – aggiunge Lamendola – la traduzione della Bibbia in friulano era e rimane anche un importante evento culturale e ha recato un contributo notevole alla coscienza di sé del popolo friulano, della bellezza e dignità, anche letteraria, della sua lingua, la ‘marilenghe’”.

Il castello di Udine (qui si riuniva il Parlamento) da piazza Libertà.

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In copertina, la basilica di Aquileia.

(Foto da Wikipedia)