Anche “Esibirsi” (Confcoop Pordenone) a Roma: «Rivedete subito quel coprifuoco!»

“Bauli in piazza”, la manifestazione nazionale a sostegno del settore dello spettacolo fortemente penalizzato dall’emergenza Covid-19, ha visto anche la partecipazione a Roma, in piazza del Popolo, della cooperativa del settore dello spettacolo “Esibirsi” di Morsano al Tagliamento (aderente a Confcooperative Pordenone) che, forte dei suoi oltre 4.300 artisti iscritti è una delle maggiori realtà del settore nella Penisola. “Esibirsi” ha partecipato alla manifestazione insieme al Coordinamento StaGe! con il suo socio e componente del direttivo Luigi Buggio, che è intervenuto nel corner interviste parlando di sicurezza e delle capacità organizzative che sono insite nella professionalità del settore spettacolo.
In queste ore inoltre si stanno definendo le regole per la ripartenza da parte del Governo e quella del coprifuoco preoccupa maggiormente gli iscritti a “Esibirsi”, che vedono il limite delle ore 22 come un serio problema per tornare a lavorare. «Un orario complicato per lavoratori ed imprese di settore – commenta il vicepresidente di Esibirsi, Giuliano Biasin -. Come ottenere ingaggi con cinema, teatri o per intrattenimento musicale su ristoranti e locali in genere con questa limitazione?».
«È stato un evento straordinario per organizzazione, dimensioni e portata – racconta intanto Buggio riguardo la sua partecipazione alla protesta romana – naturale prosecuzione della manifestazione di Milano, in Piazza del Duomo, svoltasi lo scorso ottobre. Assieme a noi c’erano tantissime le realtà dei lavoratori dello spettacolo che hanno preso parte all’iniziativa, dagli organizzatori di eventi ai dj, dalle maestranze di concerti e teatro, ai fonici, dagli artisti emergenti e indipendenti ai rappresentanti di uffici stampa, booking, tour manager, montatori di palco. È stato bello vedere al nostro fianco tanti artisti, in particolare del panorama musicale, come Emma Marrone, Manuel Agnelli, Daniele Silvestri, Diodato, Max Gazzè, Roy Paci, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia, Brunori Sas e, soprattutto, Renato Zero nel finale di giornata».
Si è trattato di una pacifica e accorata richiesta di chiarezza alle istituzioni in merito alla progettualità del “come, quando e se” ripartire con gli spettacoli fermati dall’emergenza sanitaria. «Ho riscontrato – conclude Buggio – che tutte le realtà presenti hanno unanimemente riconosciuto che i problemi del nostro settore vengono da lontano, ben prima della pandemia, a partire dall’inquadramento contrattuale per arrivare alle tutele, passando per la sicurezza. Il flash mob è stato magnifico: emozionante vedere Piazza del Popolo abbracciare tutte queste realtà, rappresentate idealmente da 1000 persone, ognuna con il proprio baule (flight case), vestite di nero con le maglie dei “Bauli in Piazza” e una maschera nera in volto».

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In copertina, Luigi Buggio alla manifestazione “Bauli in piazza” indetta a Roma.

 

Educazione finanziaria: cinque studenti udinesi primeggiano a Roma

Su 20 posti per studenti da tutta Italia, ben cinque se li sono aggiudicati quelli del Friuli Venezia Giulia, vincendo una tre-giorni intensiva alla Winter School di Roma nell’ambito del progetto #iopensopositivo, dove approfondire i temi dell’educazione finanziaria. Cecilia Nadalini del Liceo classico Stellini, Carlo Novello del liceo scientifico Marinelli, Luca Morandini, Paola Mulligh e Valentina Fabbro, dell’Istituto Tecnico Deganutti, sono infatti risultati tra i migliori a livello nazionale al test in educazione finanziaria dello speciale percorso informativo e formativo, promosso in regione dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine, voluto dal Ministero dello Sviluppo economico e da Unioncamere, in collaborazione con il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria. Il progetto si propone, appunto, di diffondere in modo innovativo le conoscenze finanziarie tra i giovani che frequentano i tre anni conclusivi della scuola di secondo grado e lo scorso ottobre c’era stata la tappa udinese in Sala Valduga, dove gli studenti hanno partecipato a una lezione e a un test interattivo avviando il percorso formativo. Da lì sono stati poi selezionati i migliori risultati a livello nazionale, per far parte della Winter School all’Universitas Mercatorum.

I ragazzi sono stati informati sulla necessità di possedere una corretta percezione delle proprie risorse economiche e di rinforzare la consapevolezza delle difficoltà e dei rischi quando si intraprendono investimenti e si avviano iniziative di micro-imprenditorialità.
L’adesione al progetto e alla piattaforma di gioco-test www.ipensopositivo.eu è stata capillare su tutto il territorio italiano. Sono stati incontrati oltre 1.500 studenti del triennio finale delle scuole superiori, da Udine a Catania, passando per Brescia, Firenze e Bari. Gli eventi del progetto, catalizzati dalle Camere di commercio del territorio, dagli uffici di Alternanza Scuola-Lavoro e dal Salone dello Studente hanno permesso un’ampia promozione che ha coinvolto giovani studenti e professori interessati. Il percorso didattico in piattaforma, fruibile da desktop o mobile, composto da sei moduli, ha approfondito in modo innovativo le conoscenze finanziarie attraverso contenuti sviluppati seguendo un percorso narrativo in graphic animation.

L’iniziativa finale di tre giorni ha visto coinvolti gli studenti in lezioni con docenti dell’Universitas Mercatorum sui temi di finanza e gestione d’impresa; sono stati inoltre invitati giovani startupper che hanno testimoniato la propria esperienza di imprenditorialità. La tre-giorni si è conclusa con un’attività che ha visto gli studenti impegnati in prima persona nella creazione di un business plan traducendo, infine, l’idea imprenditoriale in un elevator pitch.

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In copertina e qui sopra l’incontro all’Universitas Mercatorum.

Tutela del risparmio spiegata da Civibank ai ragazzi di Udine

“Il risparmio come strumento utile per uno sviluppo sostenibile del Paese”. Lo ha richiamato Maurizio Gattesco, direttore commerciale di Civibank, aprendo i lavori dell’incontro su “Economie e sostenibilità per i cittadini del domani” che ha visto confluire all’auditorium Zanon di Udine centinaia di studenti degli istituti Zanon e Malignani per celebrare a livello locale la 95a Giornata mondiale del risparmio la cui cerimonia ufficiale si è svolta in concomitanza a Roma alla presenza del ministro del Tesoro, Gualtieri, e del governatore della Banca d’Italia, Visco.
L’articolo 47 della nostra Costituzione sancisce la tutela del risparmio in tutte le sue forme. I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Ecco perché CiviBank, promotrice del meeting  udinese, ha escluso nei giorni scorsi l’applicazione di interessi negativi sui depositi.

Gattesco ha illustrato i risultati di un’indagine Acri-Ipsos dello scorso anno, che confermano che la propensione al risparmio delle famiglie italiane, ovvero un desiderio di risparmio molto forte che coinvolge l’86% degli italiani, sebbene soltanto Il 39% delle famiglie affermi di essere riuscito effettivamente a risparmiare.
Quando gli italiani pensano al risparmio i rimandi sono soprattutto positivi (82%), legati all’idea della tranquillità (39%), della tutela (21%) o della saggezza (19%). Risparmiare rappresenta per gli italiani un atteggiamento di vita legato al quotidiano, che si traduce in un’attenzione continua che parte dalle piccole cose e arriva alle più grandi, piuttosto che una costante rinuncia o una rincorsa allo sconto.
Per il 51% degli italiani un aspetto fondamentale del risparmio è legato all’educazione delle giovani generazioni ad una vita consapevole ed equilibrata, per abituarli a programmare e a pensare al futuro più prossimo o al dopo pensione. Il risparmio, infatti, è anche molto legato all’idea di futuro e al pensiero di cosa succederà: gli italiani risparmiano soprattutto per tutelarsi dai rischi futuri e per farsi trovare pronti per il domani. In Italia, infatti, il risparmio è il maggiore asset economico del Paese.

L’indagine approfondisce anche il mondo delle aziende in quanto protagoniste del mondo produttivo ed eventualmente oggetto di investimento dei risparmiatori. Secondo il 79% degli italiani queste devono essere attente alle conseguenze della propria attività sull’ambiente e sul tessuto sociale, sollecitando un atteggiamento sostenibile e responsabile. “In sintesi – ha concluso Gattesco –  possiamo affermare che il risparmio è sostenibilità per il futuro e responsabilità nei confronti delle nuove generazioni“.

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In copertina e qui sopra un momento dell’incontro con Civibank all’Istituto Zanon a Udine.

Addio a Zamberletti: il Friuli rinato dal sisma gli è grato

di Giuseppe Longo

Dopo Antonio Comelli, il Friuli ha perso un altro grande fautore e protagonista, anzi l’uomo-chiave, della rinascita post-sismica. Infatti, se lo storico leader della Regione Fvg morto nel 1998 – l’ultima commemorazione nel ventesimo anniversario della scomparsa era avvenuta a Nimis, suo paese natale, a fine novembre – è ricordato come il “Presidente della Ricostruzione”, Giuseppe Zamberletti, nonostante fossero passati quasi 43 anni dal terremoto, godeva ancora di immutata riconoscenza, così tanto che a ogni suo ritorno per qualche pubblica cerimonia nei paesi sconvolti in quella terribile sera del 6 maggio 1976, e poi nelle repliche di settembre, era accolto con sincere e calorose attestazioni di simpatia e affetto. Perché di Zamberletti si ricordano ancora con gratitudine, e si indicano come esempio, i tratti della vera politica: saggezza, onestà, concretezza, lungimiranza.

La notizia della sua morte, rapidamente diffusasi ieri mattina, è stata accolta da tutti con dolore,  perché in questo modo il Friuli ha perso un vero, grande amico, che accompagnò passo dopo passo il suo cammino prima per l’uscita dall’emergenza e poi per avviare e seguire la riedificazione di tutto ciò che il sisma aveva cancellato, innestando nel contempo una grande stagione di sviluppo che ha dotato la regione di infrastrutture e servizi – l’autostrada Alpe Adria, il raddoppio della ferrovia Pontebbana, l’istituzione dell’Università di Udine –  che ci hanno dato una dimensione moderna e progredita, ponendoci al centro dell’Europa. E i sentimenti della popolazione del Friuli che ricorda, come me, nitidamente le giornate dell’emergenza e della rinascita sono stati efficacemente tratteggiati dal governatore della Regione Massimiliano Fedriga e dal vice Riccardo Riccardi, che ha anche la delega alla Protezione civile.

L’onorevole Zamberletti – spentosi sabato sera a 85 anni, per l’aggravarsi di una malattia che l’aveva colpito tempo addietro, e domattina nella sua Varese riceverà l’ultimo saluto-  era stato nominato, poco più che quarantenne, dal presidente della Repubblica Sandro Pertini commissario straordinario per la ricostruzione del Friuli terremotato con il compito di affiancare la Regione, guidata appunto dal presidente Comelli, nel complesso e impegnativo progetto di rinascita. Un incarico che assicurava prima di tutto un filo diretto tra il Friuli e Roma, un canale di comunicazione efficacemente sostenuto anche da tre parlamentari del tempo – Mario Toros, Giuseppe Tonutti e Maria Santa Piccoli – che ci hanno lasciato nel volgere di pochi mesi proprio nell’anno appena concluso. Un dialogo costruttivo con la Capitale, dove primo interlocutore fu Aldo Moro, il quale disse proprio a Toros, convocato a palazzo Chigi l’indomani del sisma: “Dobbiamo fare subito una legge per la ricostruzione e lo sviluppo del Friuli”. Perché Moro – l’ho sentito raccontare proprio da Comelli  e l’ho rievocato già nel giugno scorso, al momento della morte dell’ex senatore e ministro – aveva un’attenzione particolare per la nostra terra.  “Mi ricorda – diceva – la gente delle Puglie, della mia Maglie: laboriosa, seria, sobria, tenace”.
E in quell’incontro nella immediata emergenza si posero le basi per ripartire. Non solo attraverso la erogazione di finanziamenti adeguati per assicurare ricostruzione e sviluppo, ma anche con la possibilità, mai sperimentata prima, di delegare ai sindaci – nominati funzionari delegati – la gestione in prima persona delle incombenze burocratiche così da semplificare non poco le pratiche e accelerare i tempi per la rinascita. E in appena dieci anni – lo ricordavo proprio in occasione della commemorazione di Antonio Comelli, nella mia Nimis – la riedificazione di quanto era stato distrutto, privato e pubblico, era per larga parte completato.

Ma Zamberletti sarà ricordato anche come “padre” della Protezione civile. Un servizio di prevenzione in caso di calamità naturali importanti, come appunto il terremoto, che non esisteva né in Friuli né tantomeno altrove, così come lo intendiamo oggi. Proprio qui infatti nacque dopo il sisma, appunto grazie alla felice intuizione del commissario straordinario, la Protezione civile che poi si è via via diffusa in tutt’Italia. “Oggi la Protezione civile non perde solo il suo fondatore ma anche un amico, un maestro, una guida. Questo è stato in questi anni per tutti noi e per i tanti volontari italiani”, ha detto il suo capo, Angelo Borrelli, ricordando con gratitudine Zamberletti. Il quale, eletto deputato nel 1968, fu a lungo parlamentare in rappresentanza della Democrazia Cristiana. Ma, forte dell’esperienza maturata proprio in Friuli, fu nominato commissario straordinario anche in occasione dei terremoti che colpirono l’Italia meridionale a cominciare da quello della Campania, nel 1980, divenendo un anno dopo ministro per il coordinamento della Protezione civile.

“La nostra regione – ha detto il governatore Fedrigasa apprezzare chi le fa del bene e non dimentica, tributando un saluto composto quanto sincero e riconoscente”. Io non ho avuto la possibilità, o meglio la fortuna, di conoscere Giuseppe Zamberletti personalmente, ma ricordo benissimo quella fredda giornata in cui per la prima volta arrivò a Nimis, accompagnato dal presidente Comelli e dal prefetto Spaziante – come testimoniano le fotografie scattate dal bravo Bruno Fabretti, oggi 95enne -, per prendere visione, ragguagliato dal sindaco Giovanni Mattiuzza, di come procedeva l’allestimento dei prefabbricati che sarebbero stati necessari per lasciare gli alloggi di fortuna e le roulotte inviate dalla massiccia solidarietà. Per cui credo di interpretare appieno i sentimenti della popolazione friulana, a cominciare ovviamente da quella che visse in prima persona l’esperienza del terremoto, se dico: “Grazie, onorevole Zamberletti!”.

Due momenti della visita a Nimis dell’onorevole Zamberletti.

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In copertina, Zamberletti con Comelli, Mattiuzza e Spaziante a Nimis nell’inverno dopo il sisma.

 

 

Addio a Maria Piccoli Friuli grato per il suo impegno

di Giuseppe Longo

Il Friuli politico, ma anche quello della gente comune, degli agricoltori, del mondo femminile che aspirava all’emancipazione serberà un grato ricordo di Maria Santa Piccoli, la ex parlamentare e consigliere regionale che si è spenta pochi giorni fa, a 85 anni fa, a causa delle aggravate condizioni di salute. E desidero renderle omaggio proprio oggi, festa di Tutti i Santi, non solo per il nome che portava, ma anche perché il suo animo, schietto e sincero, sempre sorridente, era profondamente religioso, nutrito da una fede cristallina assorbita nella piccola Plasencis e nella chiesa del paese che sabato scorso si è riempita per dire “mandi” alla sua “Mariute”. Tanti erano lì a salutarla e ringraziarla per l’impegno politico e sindacale profuso nell’ambito della Coldiretti di Udine che di fatto era diventata  la sua seconda casa.
Originaria di una solida famiglia contadina, la organizzazione rurale delle tre spighe allora guidata da Arnaldo Armani divenne la sua “palestra” professionale, in cui mise tutta la sua passione, generosità e grande voglia di lavorare in difesa prima di tutto delle donne delle campagne friulane che aspiravano a una giusta affermazione non solo come coltivatrici, ma anche come casalinghe, spose e madri. Alla conquista di quelle che oggi chiamiamo “pari opportunità”. Un obiettivo che lei ricercò e assecondò dapprima come segretaria del Movimento femminile della Coltivatori Diretti e poi soprattutto nella sua veste politica all’interno dell’allora Democrazia Cristiana.

Ecco il simbolo della Coldiretti in un punto vendita di Campagna Amica. 

Maria Santa Piccoli scalò infatti gradualmente – come si usava una volta! – tutti i gradini politico-istituzionali, dal consiglio del suo Comune, Mereto di Tomba, a quello provinciale di Udine, approdando poi a Montecitorio per una legislatura, interrottasi però anzitempo per una delle innumerevoli crisi che in quegli anni facevano spesso finire i mandati parlamentari in anticipo. Più lunga e feconda, invece, la permanenza in consiglio regionale. Nell’assemblea di piazza Oberdan rimase infatti per tre legislature, negli anni cruciali della ricostruzione post-sismica, per la quale aveva dato il suo prezioso apporto già durante l’esperienza alla Camera dei Deputati, essendo arrivata a Roma appena pochi anni dopo il terremoto che aveva sconvolto il Friuli che tanto amava. E che oggi la ricambia con la sua gratitudine e con l’addio che quest’anno, in pochi mesi, ha dovuto dare ad altri tre politici della nostra terra: Mario Toros, Ettore Romoli e Giuseppe Tonutti.
“Mandi e grazie ancje a te, Mariute!”.

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In copertina, Maria Santa Piccoli quando era parlamentare.

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L’addio a Giuseppe Tonutti: all’epoca del sisma fece parlare il Friuli con Roma

di Giuseppe Longo

Un altro grave lutto ha colpito oggi la politica del Friuli Venezia Giulia.   Si è spento, infatti, all’età di 93 anni, nella sua casa di Fagagna, l’ex senatore Giuseppe Tonutti, la cui dipartita si aggiunge a quelle recenti di Ettore Romoli, presidente del Consiglio regionale, e dell’ex ministro Mario Toros.

I funerali saranno celebrati martedì mattina, alle 10.30, nella chiesa di San Giorgio Maggiore in via Grazzano, a Udine.

Con la scomparsa di Tonutti, si chiude un’altra importante pagina di storia politica friulana e in particolare di quella contrassegnata dalla Democrazia cristiana.   Del partito cattolico è stato infatti un importante leader a livello regionale e pure nazionale, avendo ricoperto il ruolo di segretario amministrativo a metà degli anni Ottanta.   Una importante carica, coincisa con quella politica di Benigno Zaccagnini all’epoca del rapimento e della barbara uccisione di Aldo Moro, presidente della Dc, del quale proprio nei mesi di marzo e maggio scorsi si è celebrato il quarantennale della tragica vicenda.

Ma la carica politica si è incrociata, negli stessi anni, anche con quella istituzionale.   Giuseppe Tonutti fu eletto infatti senatore nel 1976 :  mi ricordo ancora benissimo quelle elezioni fatte, in alloggi prefabbricati, a poche settimane da quel terremoto che aveva sconvolto il Friuli.   Sarebbe rimasto in carica fino al 1987, cioè negli anni cruciali della rinascita post-sismica.   E il suo apporto fu prezioso perché anche Tonutti, come Toros, seppe tenere sempre in  efficienza il collegamento tra Udine e Roma, cioè tra l’amministrazione regionale guidata da Antonio Comelli – da poco ricordato nel ventesimo anniversario della scomparsa come il “Presidente della ricostruzione” – facendo funzionare proficuamente il “dialogo” tra il governo centrale e quello locale, tanto da realizzare il “modello Friuli”
tuttora indicato come esempio.

Tonutti, da Roma, ebbe modo infatti di occuparsi direttamente del disastro che aveva colpito la sua terra in quanto fece parte della Commissione speciale Terremoto Friuli, dando appunto anche lui il suo importante apporto che ha consentito di ottenere, in uno sforzo corale, quel miracolo che ha ricostruito i paesi distrutti in appena dieci anni.   Un risultato che non è stato purtroppo visto mai in nessun altra regione italiana.   E questo, abbiamo avuto modo di  ricordarlo in altre occasioni, è stato il frutto di quel decentramento dei poteri – dallo Stato alla Regione, e quindi da questa ai Sindaci funzionari delegati – che si è rivelato la carta vincente del processo di rinascita, avendo consentito un importante taglio della burocrazia e quindi uno snellimento delle procedure che altrimenti sarebbero state oltremodo lunghe e complesse.

In questa nuova impostazione della gestione post-sismica – davvero innovativa, direi rivoluzionaria, per l’epoca – non mancò l’apporto del senatore Tonutti, uomo dalla solida preparazione politica e istituzionale, doti unite alla serietà e onestà del friulano verace.   E questi caratteri, al termine del mandato parlamentare, l’onorevole Tonutti li espresse anche attraverso altri importanti locali assunti a livello locale. Fu infatti presidente della Cassa di risparmio di
Udine e Pordenone – incarico assunto anche da Comelli al termine del lunghi mandati in Regione – e della finanziaria Friulia, ma anche di Autovie Venete e del Porto di Trieste.

Anche a lui il suo Friuli deve riconoscenza, serbandone un grato ricordo.

in copertina la foto del senatore Giuseppe Tonutti dal sito ufficiale del Senato

http://www.senato.it/leg/07/BGT/Schede/Attsen/00002398.htm