Nimis, addio a Bruno Frezza osovano con Comelli del quale fu a lungo autista

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Vedete quel mosaico lassù. Lo formano migliaia di tessere, l’una diversa dall’altra. Bruno era come una di esse, una tessera nella propria comunità della quale ha contribuito a scriverne la storia. E ora,  con lui, se ne va un altro pezzo di paese». In effetti è proprio così, perché una persona che si spegne al termine di una lunga vita, 94 anni, come quella di Bruno Frezza, lascia indubbiamente un vuoto, per cui sono parse più che appropriate le parole di monsignor Rizieri De Tina per rendere omaggio a un esponente della vecchia Nimis e di una storica famiglia del paese che in appena un anno ha perso i tre fratelli. Infatti, poco prima di Natale era mancata a Torlano Giuditta e agli inizi del 2020 il sacerdote Francesco, quel Pre’ Chechin che era stato per lunghi anni arciprete di Tarcento.
Al funerale celebrato in Duomo, fra i tanti che erano venuti a salutare “Bruno Bertole”, c’era anche il presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, Roberto Volpetti. Frezza aveva infatti partecipato giovanissimo, appena diciottenne, alla Resistenza, appunto fra gli osovani di Nimis guidati da Antonio Comelli.  Poi, finita la guerra, mentre il paese incendiato stava risorgendo, l’amicizia con l’illustre concittadino ormai entrato nella sfera politica si era trasformata in attiva collaborazione. Per parecchi anni, infatti, ne fu l’autista personale: dapprima dell’assessore regionale all’Agricoltura e poi del presidente della Giunta. Un lavoro molto intenso e impegnativo, cominciato già nel lontano 1964, praticamente all’indomani della nascita della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, e protrattosi fino agli anni del dopo-terremoto, quando gli subentrò il tricesimano Silvano Bertossio, pure lui venuto a dirgli il suo “mandi”.
Nei ritagli di tempo libero, Bruno Frezza era attivo anche in paese. A cominciare dalla Banda musicale – fino a quando la stessa è rimasta operativa – e dalla Cantoria parrocchiale, poi diventata “Corâl des Planelis”. Ma il defunto è ricordato anche per la simpatia, che molti hanno potuto apprezzare fino all’ultimo, perché, nonostante l’età avanzata, non ha mai rinunciato all’incontro con gli amici davanti a un buon bicchiere di vino. Una giovialità che “Bruno Bertole” aveva sempre saputo esprimere, sebbene fosse stato colpito ripetutamente dalle avversità della vita, come la straziante e prematura perdita dei figli Pierino e Daniele, e della moglie Teresa. Un dolore mitigato nella vecchiaia dalla presenza degli altri due figli, Elena e Renato, che gli sono stati vicini fino alla fine.

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Il ricordo di Volpetti
presidente dell’Apo

Bruno era l’ultimo dei 107 patrioti della Brigata Osoppo di Nimis. Ero stato varie volte a casa sua, e l’anno scorso ero andato appositamente a cercarlo per sapere da lui se si sentiva di raccontare qualcosa sui momenti che aveva vissuto, appena diciottenne: momenti drammatici, in cui era facile incontrare la morte, vivere la paura, la fame. In quel giorno mi disse che non se la sentiva, e ormai non sarà più possibile sentire il suo racconto.  Eppure in questi mesi, credo di averlo incontrato: non direttamente, ma leggendo un racconto di Sergio Sarti, il partigiano “Gino”, nel dopoguerra noto professore di Storia e Filosofia al liceo Stellini di Udine, curatore di vari libri della Osoppo e di cui abbiamo ricordato di recente il centenario della nascita. Abbiamo ritrovato un suo racconto, inedito, che abbiamo pubblicato sul libro che è stato realizzato in sua memoria. Il racconto si chiama “La bambola” ed è ambientato a Nimis: lo si capisce chiaramente da alcuni nomi di borgate che vengono citate. Lo stesso Sarti fu presente in quella zona nell’estate del 1944. Sarti descrive con realismo e senza enfasi, le tensioni, i problemi, il contesto e l’ambiente in cui i partigiani operavano. Ebbene uno dei personaggi del racconto (il partigiano “Vento”) è un ragazzo diciottenne, tutto preso dal fatto di aver trovato la morosa (Linda), e che vive questa situazione della Resistenza, con l’entusiasmo di quella età, senza rendersi conto dei rischi. Nello scontro a fuoco con i tedeschi, “Vento” vede la morte passargli accanto e vede morire un tedesco, incontra la disumanità della guerra, di ogni guerra. Ho pensato che quel ragazzo avresti potuto essere tu… e ho capito perché non avevi più voglia di parlare di queste cose. Grazie Bruno: credo che un grazie oggi te lo dobbiamo, a te ed ai 106 amici del tuo paese, che hanno combattuto nella Brigata Osoppo. Te lo dobbiamo. Mandi Bruno.

Roberto Volpetti

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In copertina, recente immagine di Bruno Frezza; sopra, invece, con la Banda in una foto di Bruno Fabretti: è il secondo, in piedi, da sinistra.

Coseano stamane ricorda i patrioti della Brigata Osoppo

Il 75° anniversario della Liberazione verrà ricordato stamane a Coseano con una cerimonia nel cimitero di Nogaredo di Corno e Barazzetto dove riposano quasi tutti coloro che fecero parte della Brigata Osoppo: l’appuntamento è per le 10.30, quando la cerimonia avrà inizio con la Messa celebrata da monsignor Claudio Bevilacqua e proseguirà con i saluti del presidente dell’Apo Friuli, Roberto Volpetti, e del sindaco David Asquini. Seguiranno gli interventi di Roberto Tirelli ed Enzo Bertolissi che ricorderanno le vicende resistenziali che videro una massiccia adesione della popolazione di Coseano alla Brigata Osoppo. Bertolissi porterà anche i saluti di suo fratello Ermanno, unico superstite di quel gruppo di patrioti, e che negli anni Cinquanta emigrò a Melbourne in Australia dove tuttora vive.
La cerimonia sarà preceduta da un omaggio ad un altro partigiano della Brigata Osoppo, Terzo Modesti, di Madrisio, che venne ammazzato dai nazisti il 18 aprile del 1945: aveva partecipato ad una riunione a Nogaredo di Prato a casa del comandante Corrado Gallino. Rientrando nella frazione di Fagagna, incappò in una pattuglia tedesca: tentò di fuggire, ma venne raggiunto e ucciso lungo la strada che da Nogaredo porta a Silvella. Sul luogo dove morì è stato realizzato un cippo che ricorda il tragico episodio e dove oggi gli osovani ne rinnoveranno il ricordo.

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In copertina, scorcio di Nogaredo di Corno e qui Roberto Volpetti, presidente dell’Apo Friuli.

I Partigiani dell’Osoppo ricordano i 53 gemonesi caduti nella Resistenza

Quella del 2020 doveva essere la 75ª commemorazione che la comunità di Gemona tiene puntualmente ogni anno, a fine agosto, sulle montagne di Ledis, per ricordare i 53 concittadini caduti nella Guerra di Liberazione. Ma l’emergenza Covid ha consigliato di rinunciare alla tradizionale cerimonia per lasciare, invece, spazio ad un ricordo più sobrio, anche se non meno sentito rispetto al passato.

Roberto Volpetti


La pausa forzata, però, si è trasformata in una importante opportunità, in quanto è stato possibile realizzare alcuni lavori di sistemazione, non più rinviabili e accompagnati anche da alcuni significativi miglioramenti, nella Casa alpina “Brigata Osoppo” che sorge nella suggestiva cornice delle Prealpi Giulie del Gemonese, a 653 metri di quota. Grazie, infatti, anche al contributo del Comune di Gemona, è stato possibile realizzare la nuova illuminazione basata su un impianto fotovoltaico che sostituisce quello esistente a gas. L’opera è stata realizzata dalla società Tecnoelettrica Copetti, mentre il rifacimento dell’impianto idrico è stato eseguito dalla società Termoidraulica Turchetti, entrambe del luogo. Il supporto logistico, per il trasporto dei materiali in loco, è stato dato invece dai diversi volontari che credono nel valore della cerimonia che, ogni anno a partire dal 1946, si svolge appunto a Ledis.
Ritornare in questi luoghi, per loro, significa rendere onore ai genitori, ricordare i sacrifici che affrontarono sia in guerra sia in pace. Inoltre, è anche onorare la gente di Gemona, che è giustamente orgogliosa della propria città e della propria storia. “Perché Gemona – sottolinea l’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli guidata da Roberto Volpetti – seppe affrontare i lunghi anni della guerra e della Resistenza con coraggio e determinazione; furono anni caratterizzati da una straordinaria energia positiva che consentì poi di affrontare i difficili anni della ricostruzione del dopoguerra. E la stessa energia positiva fu determinante anche per affrontare la drammatica ricostruzione dopo il terremoto del 1976″. A conferma, uno dei primi impegni presi dal gruppo di volontari, coordinato da Ezio Bruno Londero, fu quello di ricostruire la baita e la chiesetta di Ledis proprio per non dimenticare ciò che avevano significato l’unità e la determinazione conosciute durante la guerra.
Con questi lavori, la Casa alpina “Brigata Osoppo” ora è ancora più accogliente e potrà continuare a mantenere la sua funzione di punto di riferimento per tutti i gemonesi, per gli amici della montagna e della Osoppo in particolare.

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In copertina e qui sopra due immagini della Casa alpina “Brigata Osoppo” a Ledis sulle Prealpi del Gemonese.

A Nimis l’addio affettuoso e riconoscente a don Gianni Arduini

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ora il suo corpo è tornato nel paese di origine, ma il suo cuore è rimasto soprattutto nel “triangolo della sedia”, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, e alla Casa dell’Immacolata a Udine. Nimis ha accolto ieri pomeriggio don Gianni Arduini, che avrebbe compiuto 78 anni esattamente fra un mese, con un’affettuosa cerimonia di commiato celebrata nel Duomo di Santo Stefano. Più che un funerale, una festa ritmata dai canti gioiosi del coro di San Giovanni: “Nonostante siano passati tanti anni, ricordiamo ancora don Gianni come un padre”, mi ha detto commossa la sua direttrice.

Il rito presieduto dall’arcivescovo.

Essendo nato nella borgata di San Gervasio, anche l’addio al sacerdote sarebbe dovuto avvenire, come è tradizione, nell’antica Pieve, ma è stata scelta la più ampia comparrocchiale per gli ovvii motivi di sicurezza richiesti dall’emergenza sanitaria. Però il suo feretro, proveniente dal nosocomio di Cividale, è passato davanti a quella Chiesa che l’ha visto battezzare e crescere nella fede fino a diventare prete, e quindi davanti alla sua casa, che sorge proprio sotto il campanile, nella quale è vissuto fino a quando ha detto la prima Messa incamminandosi poi lungo le impegnative e faticose strade della sua missione, che ha privilegiato, ovunque dove è passato, i giovani, i lavoratori, gli emarginati, i poveri, del Friuli o arrivati da ogni parte del mondo, lasciando ovunque un indelebile ricordo.

Un concetto rimarcato durante la sua riconoscente omelia anche dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che aveva accanto il già nunzio apostolico Diego Causero e il vicario generale Guido Genero, don Rizieri De Tina, oggi responsabile della pastorale nelle parrocchie di Nimis e Torlano, e una cinquantina tra sacerdoti e diaconi, fra i quali l’arciprete della Cattedrale di Udine, Luciano Nobile, il direttore della Caritas diocesana don Luigi Gloazzo, don Davide Larice e don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro Ernesto Balducci. Proprio quest’ultimo, accentuando le parole del presule, ha offerto un “ritratto” autentico di don Gianni, il prete degli “ultimi”, per dirla con David Maria Turoldo, fedele ai principi di don Lorenzo Milani che voleva una “Chiesa povera fra i poveri”, alimentato dallo spirito della Comunità di Taizè.

La benedizione della salma.


Tratti che ne hanno sempre caratterizzato la vita, anche scomoda e controcorrente, fra la sua gente, fossero i giovani di Carlino, Manzano e San Giovanni al Natisone, gli operai con i quali lavorava fianco a fianco tra le sedie divenendone anche sindacalista, o le persone di ogni età bisognose di aiuto in quella Casa fondata da don Emilio De Roja, del quale è stato un “perfetto continuatore”. Proprio dagli amici del grande sacerdote di Buja, è venuta una toccante testimonianza di affetto e di riconoscenza, accomunando anche il grazie dei Partigiani Osoppo, rappresentati dal leader provinciale Roberto Volpetti, dei quali don Gianni fu padre spirituale. Ma anche tanti altri ricordi, affettuosi e grati, sono affiorati dalle parole di tutti coloro che si sono avvicendati all’ambone. Infine, la salma è stata accompagnata in cimitero dove il sacerdote ha ricevuto l’ultimo saluto da monsignor De Tina, tra altri canti degli amici di San Giovanni – che in Duomo erano stati affiancati anche da alcuni strumentisti e all’organo dal giovane Alberto Nocera -, e dalle numerose persone che si sono unite alla sorella Ada e alla sua famiglia, prima di essere deposto accanto agli amati genitori.

Il coro di San Giovanni.

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In copertina, don Gianni Arduini in una immagine fra le più recenti.

 

A Porzus il ricordo dell’Eccidio con omaggio a Marzona e Toros

di Gi Elle

“Quello di Porzus non fu un triste episodio che si svolse tra gente incattivita dagli eventi, in un angolo periferico della storia italiana e europea: fu un assassinio perpetrato con determinazione in un luogo cruciale dove andavano a scaricarsi le tensioni che l’Europa del Novecento stava vivendo, e che vide Bolla, Enea e i loro uomini eroici protagonisti”. E ancora: “La Giunta regionale proseguirà l’attenzione e l’impegno nella valorizzazione di Porzus, anzitutto perché lo merita l’Osoppo e lo meritano Paola Del Din, Cesare Marzona, Mario Toros e tutti gli altri che hanno fatto parte delle Brigate Osoppo, e perché qui passa la nostra storia, una storia che ha un significato molto più ampio di quanto possiamo pensare”.
Sono queste le parole del vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, durante la commemorazione ufficiale di quanto avvenne nelle malghe sopra Faedis, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, con un impegno chiaro da parte dell’amministrazione regionale “a tenere d’occhio quello che accade qui intorno a Porzus, luogo dove si sono incrociate tante fratture della storia europea”.

L’omaggio ai Caduti, l’intervento del vicepresidente Riccardi e la chiesa gremita a Canebola.

Riccardi ha parlato nella parrocchiale di Canebola al momento conclusivo della commemorazione del 74° anniversario dell’Eccidio a Porzus. Tutto si consumò, infatti, fra il 7 e il 18 febbraio 1945 quando furono uccisi diciassette partigiani della Brigata Osoppo da parte di un gruppo di partigiani gappisti e comunisti: uno degli episodi più dolorosi e controversi della Resistenza.
L’intervento del vicegovernatore – come informa una nota Arc – ha preso avvio appunto con l’omaggio a Marzona e a Toros, che “ci hanno lasciato la scorsa primavera a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, due personalità assai diverse ma verso cui i friulani hanno un grande debito di riconoscenza” ed è proseguito nel ricordo della visita in forma privata del presidente della Repubblica Francesco Cossiga e di quella ufficiale e definitiva del suo successore Giorgio Napolitano.
“Forse – ha osservato Riccardi – non abbiamo ancora compreso bene il significato di quel gesto: dopo decine di anni in cui si volle pervicacemente negare ciò che era avvenuto, la Repubblica in quel maggio del 2012 rese finalmente omaggio ai valorosi uomini di Bolla e Enea”. Valorosi, ha aggiunto il vicepresidente, “perché potevano cavarsela e scampare in qualche modo, invece decisero di mantenere fede al loro ideale e al loro impegno”.

Nel ricordare il sigillo conclusivo apposto dal presidente Napolitano su ciò che l’Osoppo prima e gli storici poi avevano sostenuto, “ovvero che gli osovani combatterono perché fosse preservata la Patria e la libertà per tutti”, Riccardi ha voluto fare cenno però anche ai lunghi anni del cono d’ombra. “Ancora nel 2008 Wikipedia dedicava poche righe alla voce ‘Eccidio malghe di Porzus’ ed erano righe che lanciavano un messaggio inquietante: dicevano che la Brigata Osoppo aveva tenuto un atteggiamento quantomeno equivoco verso fascisti e nazisti, in pratica dicevano che l’Osoppo se l’era andata a cercare”, ha ricordato il vicegovernatore aggiungendo che oggi la stessa Wikipedia dedica decine di pagine a questa pagina di storia incancellabile.
Citando i predecessori illuminati che hanno attribuito a Porzus il complesso ruolo e il profondo significato nella Storia – i presidenti della Regione come Alfredo Berzanti, testimone silenzioso, o come Antonio Comelli, che negli anni ’80 aveva autorizzato la Provincia di Udine ad acquisire le malghe, fino a Debora Serracchiani, che nel 2017 decise di affidare alla Osoppo la loro gestione -, il vicegovernatore Riccardi ha rinnovato l’impegno della Giunta Fedriga a continuare sulla strada della doverosa valorizzazione e della ricerca storica.

Le celebrazioni per il 74° anniversario avevano preso avvio a Faedis con il tributo ai Caduti delle associazioni combattentistiche e dei rappresentanti delle istituzioni – tra cui il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin che ha preso parte alla cerimonia con i consiglieri Cristiano Shaurli, Franco Iacop ed Elia Miani – a cui sono seguiti gli interventi del sindaco di Faedis, Claudio Zani, e del presidente dell’Associazione Partigiana Osoppo, Roberto Volpetti. Quest’ultimo, nel suo discorso – presente alla cerimonia il presidente provinciale dell’Anpi Dino Spanghero -, ha ricordato don Emilio De Roia, “gigante del Friuli di cui ricorre oggi il 27°anniversario della scomparsa” e l’arcivescovo Giuseppe Nogara, “l’uomo che era riuscito a parlare con tutti, che aveva salvato la vita a centinaia di persone, fra le quali anche Cesare Marzona”, ma che, ha sottolineato Volpetti, è “sempre dimenticato, quando non oggetto di accuse ingiuste”.
Rivolgendo a Riccardi il grazie per il sostegno che la Regione ha dato e continuerà mantenere per il Monumento nazionale di Topli Uorch, Volpetti ha quindi ringraziato anche l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli, “presente alla cerimonia certo per dovere istituzionale ma anche per un doveroso atto di ricordo e omaggio alla mamma Rita, partigiana osovana di Polcenigo”.

A Canebola, dopo la messa concelebrata da don Gianni Arduini, ha preso la parola a nome dell’Apo la Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din; al suo commosso contributo sono seguiti gli interventi del sindaco di Udine Pietro Fontanini, di Francesco Tessarolo per la Federazione dei Volontari per la libertà, dell’onorevole Roberto Novelli e infine la relazione dello storico Tommaso Piffer.

L’assessore regionale Gibelli con Miani e Volpetti.

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In copertina, l’omaggio al monumento.

(Foto Regione Fvg)