Resistenza, celebrati a Udine i 75 anni dell’Associazione partigiani Osoppo

«L’Associazione partigiani Osoppo è portatrice da 75 anni dell’esempio di chi per difendere democrazia e libertà ha fatto la scelta difficile ma eroica di impugnare le armi. Ho apprezzato per questo la posizione chiara e intelligente, distinta dalle dichiarazioni di altre associazioni partigiane, con cui la Osoppo ha espresso la necessità di aiutare l’Ucraina a difendere la propria libertà e con essa la nostra. Questa è testimonianza concreta di giustizia e libertà». Sono le parole dell’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, che ieri mattina a Udine ha portato il saluto alle celebrazioni per il 75° anniversario della fondazione dell’Associazione partigiani Osoppo-Friuli.

«Sono qui per motivi istituzionali e personali – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -, mia mamma era una partigiana della Osoppo impegnata nelle brigate del Cansiglio-Cavallo, mentre mio padre, milanese, combattè nella Resistenza in Val Sesia e in Val d’Ossola. Da loro ho tratto l’esempio che mi ha aiutato a costruire il senso di giustizia e libertà».
Dopo i saluti del sindaco di Udine, Pietro Fontanini, e del presidente dell’Apo, Roberto Volpetti, è stato proiettato il video “Una lunga storia di libertà”, realizzato in collaborazione con Agenzia Regione Cronache, che ripercorre la storia dell’associazione, dalla fondazione nello studio notarile di Nicola Marzona fino all’abbraccio del 2003 tra Vanni Padovan della brigata Garibaldi e don Redento Bello, padre spirituale della Osoppo. La storia è stata poi analizzata e ripercorsa negli aspetti legati alle vicende di Porzus e alle diverse collocazioni politiche del Movimento di Liberazione, nella prolusione del professor Ernesto Galli della Loggia “La Resistenza della Osoppo. Una memoria finalmente condivisa”.
Nelle parole della presidente onoraria della Osoppo, la medaglia d’oro Paola Del Din, 99 anni, infine il ricordo delle speranze e dell’entusiasmo dei giovani, tra cui il fratello Renato, che nel 1943 scelsero di opporsi al nazifascismo. Nella scaletta degli interventi anche le testimonianze di tre persone che, nel tempo, hanno collaborato, in ruoli diversi, con l’Apo: l’avvocato Gianni Ortis, presidente dell’Istituto Friulano di Storia del Movimento di Liberazione, l’avvocato Andrea Purinan, presidente dell’Associazione degli Stelliniani, Damiano Gurisatti, insegnante dell’Istituto Bearzi di Udine.
L’Associazione Partigiani Osoppo Friuli ha dunque festeggiato il 75° anniversario della sua fondazione. Risale infatti al 1947 l’atto notarile con cui venne costituita e che fu appunto stilato dal notaio Nicolò Marzona alla presenza di venticinque partigiani della Brigata Osoppo, alcuni dei quali destinati a entrare nella storia del Friuli Venezia Giulia come Alfredo Berzanti, che fu parlamentare e poi il primo presidente della Regione Fvg, Candido Grassi e Giovanni Battista Carron che divennero deputati, gli avvocati Silvano Silvani e Giorgio Brusin, Luciano Nimis che fu generale dell’Arma Aeronautica, Luigi Olivieri generale dell’Esercito, Alvise Savorgnan di Brazzà e i sacerdoti Aldo Moretti e Ascanio De Luca.

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In copertina, il presidente dell’Apo Roberto Volpetti con Paola Del Din ed Ernesto Galli Della Loggia; all’interno, l’intervento dell’assessore regionale Tiziana Gibelli.

 

“Costruire sempre”, oggi a Porzus una mostra ricorda l’opera instancabile in Friuli di don Emilio de Roja

(g.l.) Don Emilio de Roja, sacerdote protagonista per 50 anni della storia del Friuli. Sarà proprio incentrata su di lui, oggi, la “Festa degli Emigranti” in programma a Porzus. Un vero peccato che a rovinarla ci sia questa domenica di pioggia e di clima che, specialmente in un borgo montano, è tipica di un autunno ormai inoltrato. La manifestazione è sostenuta, oltre che dall’Amministrazione comunale di Attimis, dalla Parrocchia e dalla Pro Loco della piccola frazione.

​La giornata avrà inizio alle 10.30 con la cerimonia di ricordo dei Caduti dinanzi al monumento nella piazza del paese. Seguirà la Messa nella parrocchiale, celebrata, come ormai da tradizione, da don Claudio Snidero, parroco di Madone di Mont in Argentina. Seguiranno la inaugurazione e la presentazione della mostra “Costruire sempre” dedicata a don Emilio, che si terrà nella sede degli “Amici di Porzus” e che vedrà la presenza e gli interventi del sindaco Sandro Rocco, del presidente dell’Apo Roberto Volpetti e del dottor Giorgio Lorenzon, uno dei curatori della ricca mostra. In conclusione, il momento conviviale nel Centro di accoglienza.
Prete patriota nella Brigata Osoppo, poi cappellano nel difficile quartiere udinese di San Domenico, don Emilio de Roja fu fra coloro che affrontarono con decisione la drammatica situazione del Friuli dopo una guerra che aveva portato morte e distruzione, ma anche odio fra le famiglie e le persone. La prospettiva che i giovani avevano davanti era quella di cercare fortuna nei più lontani Paesi del mondo: Argentina, Australia, Canada, Stati Uniti, Venezuela, Brasile, Sud Africa. E così infatti fu per moltissimi friulani. Don Emilio non rimase, però, con le mani in mano: avviò la Scuola di Arti e Mestieri di San Domenico, offrendo a centinaia di ragazzi e ragazze la opportunità di apprendere un mestiere. Poi superata la drammatica fase del dopoguerra, rivolse il suo sguardo ai ragazzi che avevano maggiori difficoltà: ragazzi che si trovavano senza famiglia, oppure con un genitore emigrato. Problemi pesanti certamente non mancavano in quegli anni anche se ormai si intravvedevano delle incoraggianti prospettive. Ecco quindi la Casa dell’Immacolata, dove trovarono rifugio, ospitalità e cura, centinaia di ragazzi, che spesso vivevano in situazioni a rischio e che invece proprio qui trovarono la propria strada.


Poi don de Roja protagonista della ricostruzione dopo il terremoto del 1976: coi suoi ragazzi in Curia di Udine a scaricare e distribuire l’imponente quantità di aiuti materiali provenienti da tutto il mondo. Eccolo ancora come braccio destro di monsignor Alfredo Battisti – indimenticabile arcivescovo della rinascita, passato alla storia per la frase del 12 maggio, sei giorni dopo il sisma, «Prima le fabbriche, poi le case e poi le Chiese» – far sì che migliaia di alpini arrivassero da ogni parte d’Italia per aiutare i friulani nei primi interventi di ricostruzione: fu un aiuto importante, materiale, ma soprattutto morale perché un popolo intero non si sentì abbandonato.
Il Friuli ha un grande debito di riconoscenza verso don Emilio de Roja e l’Apo ha rivolto in questi ultimi anni (caratterizzati dal Covid e anche da una preoccupante propensione dei giovani a trovare all’estero il modo per realizzarsi) una particolare attenzione alla sua figura. «Abbiamo realizzato, assieme ad altri amici – afferma Roberto Volpetti, presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo -, la mostra “Costruire sempre”, proprio per evidenziare quelli che erano il metodo e l’insegnamento di don Emilio. Trovare il positivo in ognuno ed in ogni contesto, e da lì ripartire». Insomma, un grande e indimenticabile esempio e Porzus fa bene a sottolinearlo.

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In copertina, don Emilio de Roja e all’interno alcune immagini della mostra di Porzus.

 

Paola Del Din è presidente onoraria dell’Associazione Partigiani Osoppo

(g.l.) Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, nata a Pieve di Cadore il 23 agosto 1923, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di “Renata”, come si chiamava anche il fratello ucciso dai tedeschi il 25 aprile 1944 (esattamente un anno prima della Liberazione), presidente regionale dell’Associazione nazionale famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, ha appena ottenuto un importante riconoscimento, quale segno di grande stima e profonda gratitudine, dall’Associazione Partigiani Osoppo.

Roberto Volpetti

L’assemblea dei soci ha, infatti, acclamato la professoressa Paola Del Din presidente onoraria del Sodalizio dei fazzoletti verdi. La riunione, convocata per il rinnovo delle cariche sociali, è stata presieduta da Giancarlo Cruder, ex presidente della Regione Fvg e socio dell’Apo Friuli, e ha confermato Roberto Volpetti alla carica di presidente, mentre il consiglio direttivo risulta formato da Roberto Tirelli, Carla Toros, Lorenzo Marzona, Giuseppe Basso, Enrichetta Del Bianco, Ferruccio Anzit, Lucio Londero, Mario Bertoni, Giuseppe D’Anzul e Gianni Tosini. Il Collegio dei revisori è invece formato da Graziano Citossi, Tazio De Gregori e Paolo Marseu (effettivi) e Gianni Ciani e Giuliano De Colle (supplenti). Il Collegio dei probiviri è invece composto da Armando Celledoni, Petruta Soare ed Edi Colaoni (effettivi), mentre Simone Bressan è supplente.’
Il neo-confermato Volpetti ha espresso soddisfazione per il dibattito che si è sviluppato corso dell’assemblea e che ha portato tutti a condividere gli ideali e gli orientamenti dell’Associazione Partigiani Osoppo che nei prossimi mesi compirà il 75° anniversario della fondazione, ma che si pone con serietà la domanda sul proprio ruolo e sul significato della propria presenza.

Giancarlo Cruder

Al termine dei lavori è stata approvata all’unanimità una mozione in cui sono stati espressi gli orientamenti ideali che l’Apo Friuli vuole portare avanti nel prossimo triennio di attività. Eccone, pertanto, il testo integrale:

MOZIONE FINALE

Gli iscritti alla Associazione Partigiani Osoppo Friuli riuniti in Assemblea, sentita la relazione del
Presidente e del Consiglio Direttivo uscenti,

Rinnovano la gratitudine verso i tanti uomini e donne che nei venti mesi della Guerra di
Liberazione si sono sacrificati per la nostra libertà; quasi mille sono stati i patrioti osovani che
hanno perso la vita, molti altri hanno subito laceranti ferite nel corpo e nello spirito. Tutti si sono
sacrificati con dedizione, affrontando freddo, fame, paura. E’ grazie al loro impegno, unito a quello
di altri patrioti e degli eserciti Alleati, che da decenni possiamo godere di un benessere economico e
sociale che hanno pochi eguali nella nostra storia millenaria.

Guardano con orgoglio alla storia della Associazione che è ormai prossima a festeggiare il 75°
anniversario della sua fondazione. Le attestazioni di stima e di considerazione provenienti da ogni
ambiente, istituzionale, culturale, politico e sociale anche a livello nazionale, se da un lato ci
rendono orgogliosi, dall’altro ci interrogano su quella che è la nostra responsabilità, soprattutto nei
confronti delle giovani generazioni. Consci di questa responsabilità e del fatto che molti guardano a
noi come esempio e testimonianza, l’Assemblea dei soci vuole ribadire quelli che sono gli ideali
che hanno guidato gli osovani nella lotta per la libertà negli anni della guerra e negli ormai 76 anni
trascorsi dal giorno della Liberazione.

Ricordano a ogni cittadino della nostra Italia che la libertà è il primo e supremo bene di ogni uomo,
ma è un valore che non può reggersi da solo bensì solo in armonia con altri importanti valori che lo
alimentano e lo sorreggono cosicché la libertà trova il suo giusto equilibrio all’interno dei rapporti
che legano una collettività che, nella sua dimensione più ampia, assume il nome di Patria, ovvero
una comunità di milioni di persone che si riconoscono in una lingua, una cultura ed una storia
comune e condivisa.

Ricordano a tal proposito e si uniscono alla recente rievocazione del centenario del Milite Ignoto
che ha rappresentato un ricordo non rivolto ad esaltare la tragica realtà della guerra, ma a rinnovare
quel sentimento di pietà e di rispetto che cento anni fa riunì tutti gli italiani che si ritrovarono a
milioni lungo il tragitto che da Aquileia giungeva all’Altare della Patria per rendere omaggio alla
salma del Soldato Ignoto e con lui a tutti i caduti.

Constatano con preoccupazione la grave situazione in cui il nostro Paese versa dopo decenni di
strumentalizzazioni ideologiche e di parte che hanno causato la grave compromissione di un enorme
patrimonio ideale, spirituale, umano, economico e sociale frutto di un impegno secolare della nostra
gente con il risultato che, a fronte di innegabili quanto encomiabili esempi di dedizione da parte dei
singoli (che per fortuna sussistono sempre), prevale purtroppo un diffuso senso di disillusione e
disimpegno adagiato passivamente su di uno statalismo prigioniero di un burocratismo formalistico,
esasperato, privo di effettiva sostanza che finisce per bloccare ogni forma di autonomia e di libera
iniziativa, con il risultato di depauperare non solo le fonti della ricchezza reale, ma anche la spirito
d’iniziativa, base del progresso e della salute di ogni società, finendo così per alimentare frodi e
inganni in ogni ambiente esasperando il conflitto sociale, le contrapposizioni, le diseguaglianze e
l’invidia fra i cittadini.

Ricordano la grande lezione di libertà che la Osoppo ha offerto al nostro Friuli e all’Italia intera,
ovvero che la risposta più efficace e risolutiva alla violenza e alla oppressione viene offerta da un
popolo che si organizza e difende i propri valori anche con le armi, quale extrema ratio, ma senza
mai lasciarsi trascinare nel vortice della violenza che caratterizza e trova alimento nelle ideologie
totalitarie e in tutto ciò che è incompatibile con la democrazia.

Ricordano altresì che la storia del Novecento deve insegnare che tutti i sistemi politici e sociali
basati su ideologie liberticide che impediscono il costruttivo confronto fra le persone e la dialettica
politica democratica sono destinati inevitabilmente a condurre alla rovina gli uomini ed i popoli.
Confidano che gli innegabili esempi di dedizione, impegno, sacrificio e solidarietà che nonostante
tutto continuano ad essere presenti e diffusi nel nostro tessuto sociale, eredità di una secolare storia
e cultura cristiana, possano prevalere sulle spinte all’egoismo, all’invidia sociale, all’imposizione di
un pensiero unico, all’intolleranza, al soffocamento di ogni dibattito sfociando in quella violenza
non solo verbale che purtroppo trova ogni giorno più spazio.

Invitano le persone responsabili a livello, politico, ma anche culturale, sociale, educativo, religioso,
e quelle impegnate nel mondo dell’informazione e dei mass media a riflettere sulla gravità della
situazione del nostro Paese, non solo e non tanto a livello economico, quanto piuttosto a livello di
coscienza di appartenenza ad un popolo con una propria storia, con radici profonde e solide. La
gravità di tale situazione si può cogliere anche nella drammatica emergenza educativa e culturale
dei nostri giovani che sono sottoposti a pressioni ideologiche e mediatiche soffocanti volte a
condizionare lo sviluppo di un vero, libero e maturo pensiero imponendo loro giudizi e valutazioni
calati dall’alto da grandi gruppi di pressione e d’interesse politico ed economico. E’ pertanto il
campo educativo il vero teatro sul quale combattere la battaglia decisiva su cui fondare il riscatto
nazionale.

Ricordano a tal fine la testimonianza offerta da grandi personalità che nel dopoguerra si assunsero
il compito di recuperare e formare un popolo partendo proprio dalle giovani generazioni che
rischiavano di sprecare la loro vita lungo le strade alle quali la povertà di affetti, di cultura, di
risorse e di un’educazione libera, responsabile e rispettosa spesse volte costringono. E’ in questo
modo che si poté far ripartire un paese distrutto e avvilito. Ricordiamo in particolare fra gli altri don
Emilio de Roja, il patriota “Adolfo” della Osoppo Friuli, che fondò la Casa della Immacolata di
Udine fedele al motto “Costruire sempre” scelto proprio per indicare una disposizione d’animo
rivolta a partire da un positivo atteggiamento da cui costruire per il bene di tutti partendo dal bene
dei più bisognosi.

Ritengono che il motto di don Emilio “Costruire sempre” assieme al nostro motto “Pai nestris
fogolârs” esprimono tutt’ora con profonda attualità in maniera sintetica il nostro sentire e la nostra
speranza confidando che divengano il sentire e la speranza di ogni italiano.

Invitano tutti a condividere tali sentimenti e ad adoperarsi per il futuro della nostra Italia e di una
Europa che deve riscoprire il senso della propria identità con il coraggio di scelte responsabili che,
andando contro le mode e gli interessi di parte, si ricolleghino ai grandi valori dei Padri fondatori.
Invitano in particolare la Federazione Italiana Volontari della Libertà e le Associazioni ad essa
aderenti a rinnovare la grande storia ideale che le ha caratterizzate nel corso di questi decenni e a
rappresentare in modo adeguato la storia di libertà che ha unito la formazioni autonome, di
ispirazione patriottica e cattolica; invitano in particolare ad esprimere, con il coraggio che fu dei
nostri padri, la nostra concezione della vita e del vivere sociale, nella piena consapevolezza che più
che mai oggi c’è bisogno di soggetti che abbiano a cuore anzitutto la libertà, l’educazione, la
responsabilità e l’impegno di ciascuno respingendo con fermezza interpretazioni ideologiche e
totalitarie, qualunquiste e prive di valori.
L’Osoppo certo rimarrà fedele a questo insegnamento.

Udine, Auditorium del Centro Culturale delle Grazie, 4 dicembre 2021

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In copertina, Paola Del Din medaglia d’oro al valor militare.

 

Giorno dell’Unità nazionale, l’Apo ricorda il sacrificio delle Brigate Osoppo

In questi giorni in cui si rende onore alle Forze armate e si festeggia il Giorno dell’Unità nazionale: l’Apo ricorderà i tanti uomini e donne delle Brigate Osoppo che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria, per cui varie delegazioni si recheranno nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa dei propri “Fogolars” come dice il motto osovano. Saranno ricordati e onorati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia, ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.

Roberto Volpetti


«Renderemo omaggio – afferma il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti – alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro fra i quali ricordiamo Francesco De Gregori, Renato Del Din, Giovanni Battista Berghinz, Aldo Zamorani e Giuseppe De Monte, ai comandanti osovani come Candido Grassi, Manlio Cencig e Marino Silvestri, altri come Giorgio Zardi, Giovanni Battista Carron, Pietro Pascoli, Federico Tacoli e Cesare Marzona che per lunghi anni sono stati presidenti dell’Apo. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Emilio de Roia, don Redento Bello e don Ascanio de Luca. Un ringraziamento al Comune di Udine che provvede a ricordare Gastone Valente, osovano ucciso alle Malghe di Porzus, e cittadino benemerito della nostra città. Un fiore – continua Volpetti – verrà portato ai monumenti funebri ove sono sepolti assieme partigiani della Osoppo: quelli di Udine, di Attimis, di Gemona del Friuli e quello di Casarsa della Delizia dove è sepolto anche Guido Pasolini».
«Quest’anno la commemorazione dei defunti e il Giorno dell’Unità nazionale – conclude il presidente Volpetti – coincidono con la ricorrenza del 100° anniversario del viaggio del Milite Ignoto: nel 1921 infatti partì da Aquileia il treno che portò l’urna con il Soldato Ignoto all’Altare della Patria. Come è stato ricordato in questi giorni dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, quel viaggio ha formato l’identità del Paese, un viaggio che fu compiuto fra due ali di folla, con una partecipazione popolare rilevantissima e lanci di fiori a ogni passaggio. Il ministro poi ha invitato al silenzio, senza retorica, per una celebrazione che unisca ancora una volta l’Italia e possa dargli forza per il futuro. L’Apo si riconosce e condivide pienamente le parole del ministro Guerini».

Il monumento che ricorda Guido Pasolini nel cimitero di Casarsa.


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In copertina, ecco le Malghe di Porzus teatro dell’eccidio del 1945.

Ad Aquileia e in tutto il Fvg il ricordo del viaggio centenario del Milite Ignoto

Sentita e partecipata cerimonia ad Aquileia, e idealmente in tutto il Friuli Venezia Giulia, per ricordare il centenario della partenza del feretro che conteneva la salma del Milite Ignoto. Infatti il 29 ottobre del 1921, lasciò la stazione ferroviaria della città romana (ormai demolita da molti anni) il convoglio che trasportava l’affusto di cannone con sopra deposta la bara del Soldato Ignoto, ricoperta dalla Bandiera Tricolore. Lo stesso viaggio è stato riproposto a 100 anni di distanza, con le carrozze ferroviarie d’epoca, il locomotore a vapore del 1921 e il vagone che fece il trasporto della salma indicata da Maria Bergamas. Il treno è partito dalla stazione di Cervignano con destinazione Gorizia e Udine, e poi ancora le tante altre città d’Italia che un secolo fa si strinsero commosse al suo passaggio. La cerimonia vera e propria, che ha visto la partecipazione delle autorità civili, militari e religiose, di tanti sindaci del Friuli Venezia Giulia, di rappresentanti di numerose Associazioni combattentistiche e d’arma (fra le quali anche la Federazione Italiana Volontari della Libertà con il proprio medagliere e l’Associazione Partigiani Osoppo Friuli), si è tenuta nella piazzale della Basilica di Aquileia.

La cerimonia ad Aquileia.

La commemorazione è iniziata con l’intervento del sindaco Emanuele Zorino, che ha portato il saluto della comunità: «Cento anni fa – ha detto – Aquileia diventò madre, simbolo di tutte le città italiane che vissero i lutti della Grande Guerra. Un secolo fa ogni famiglia piangeva un proprio caro, ma un secolo fa con il viaggio del Milite Ignoto si creò l’unità della nazione».
Ha preso poi la parola il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, che ha sottolineato il parallelismo fra due epoche: «Cento anni fa si è visto lo spirito di unità del Paese e la riconoscenza verso le persone che si erano sacrificate. Oggi non volgiamo lo sguardo solo per ricordare e onorare la memoria, ma dobbiamo recuperare da quel passato il significato di essere uniti. Una unità necessaria per affrontare le sfide che stiamo vivendo». E’ stato quindi il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a chiudere i discorsi ufficiali, rivolgendo un saluto e ringraziando, oltre alle varie autorità, i sindaci presenti: «So quanto importante è il vostro lavoro quotidiano». Si è rivolto poi alle scolaresche, numerose nella antica piazza Capitolo: «Siete il futuro del Paese. Queste celebrazioni sono per voi. Il viaggio del Milite Ignoto è stato un momento fondamentale della storia italiana, un viaggio di unificazione del Paese, dopo la tragedia della Prima Guerra Mondiale. Quel viaggio ha formato l’identità del Paese, un viaggio che fu compiuto fra due ali di folla, con una partecipazione popolare rilevantissima e lanci di fiori ad ogni passaggio». Il governatore Fvg ha infine concluso: «Il mio è un invito al silenzio, senza retorica, per una celebrazione che unisca ancora una volta l’Italia e possa dargli forza per il futuro».
Le autorità hanno poi inaugurato il restaurato Cimitero degli Eroi, dove sono sepolti i 10 soldati sconosciuti che non furono scelti per rappresentare il Milite Ignoto e anche la stessa Maria Bergamas, la mamma di un soldato disperso che nella Basilica di Aquileia indicò il feretro portato all’Altare della Patria, mentre in cielo le Frecce Tricolori hanno dispiegato per due volte il verde, bianco e rosso della Bandiera nazionale. Nel frattempo, è sfilata la teca contenente la Bandiera che avvolse l’urna del Milite Ignoto e che è stata portata a Cervignano per essere collocata sul treno storico alla volta di Roma, rifacendo così il viaggio di un secolo fa. E’ poi seguita la cerimonia di inaugurazione del cantiere per la ricostruzione della piccola stazione ferroviaria di Aquileia, ormai demolita da molti decenni: da lì infatti partì il treno che portò il Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma.
Alla conclusione della commemorazione vi è stato un breve incontro con il ministro Guerini: il presidente della Associazione Partigiani Osoppo Friuli, Roberto Volpetti, ed il presidente Massimiliano Fedriga hanno rivolto al titolare della Difesa l’invito a presenziare alla cerimonia commemorativa dell’Eccidio alle Malghe di Porzus che avrà luogo nel prossimo mese di Febbraio. Il ministro ha assicurato la propria presenza.
Guerini e le altre autorità – all’incontro erano presenti anche l’onorevole Debora Serracchiani e Ivano Strizzolo – si sono quindi trasferiti presso la stazione ferroviaria di Cervignano dove hanno preso posto sul treno storico che è partito alla volta di Gorizia, ripercorrendo il tragitto di un secolo fa. Alla stazione di Udine ad attendere il convoglio erano presenti sulle banchine centinaia di persone. Fra queste il sindaco Pietro Fontanini e decine di associazioni con bandiere e labari. Presenti anche l’assessore regionale Stefano Zannier e la medaglia d’oro Paola Del Din, presidente emerita della Federazione Italiana Volontari della Libertà, che è stata la prima e l’ultima persona, molto anziana, ringraziata dal ministro Guerini. Il treno è poi proseguito in direzione Venezia, fermandosi nelle altre stazioni friulane: Casarsa della Delizia, Pordenone, Fontanafredda e Sacile. Ad ogni tappa vi è stata una entusiastica partecipazione di autorità e popolazione.

La cerimonia a Udine.

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In copertina, la storica locomotiva del 1921 che ha trainato il convoglio rievocativo; qui sopra, immagini del suo arrivo alla stazione di Udine. (Foto Regione Fvg)

 

L’emigrazione di ieri e di oggi: ritorna a Porzus la festa con l’Apo Friuli

I drammatici temi dell’emigrazione, quelli di ieri ma anche quelli di oggi, emergeranno in tutta la loro evidenza domani a Porzus in occasione della “Festa degli Emigranti”. Il piccolo borgo sui monti, il cui nome è tristemente noto per l’eccidio nell’ultima guerra dei partigiani “bianchi”, è un luogo simbolo del Friuli, ma anche dell’Italia intera e dell’Europa, perché nei suoi dintorni si sono concentrati i conflitti che hanno interessato il Vecchio Continente nel XX secolo. A Porzus, da oltre venti anni, l’Associazione Partigiani Osoppo rende omaggio a una generazione che, dopo aver combattuto sui vari fronti e dopo aver lottato per liberare la Patria, si è impegnata per la ricostruzione del nostro Paese. Molti di loro hanno lavorato sodo nelle proprie borgate, molti altri hanno dovuto prendere le vie dell’emigrazione, quasi sempre facendosi strada nei luoghi dove erano arrivati.

Commemorazione a Porzus.

Nel corso della manifestazione – che avrà inizio alle 10.30 con una breve cerimonia in ricordo dei Caduti, cui seguirà la messa celebrata da don Claudio Snidero, il sacerdote udinese che regge da oltre trent’anni la parrocchia di Madone di Mont, in Argentina – verranno ricordati tre partigiani della Osoppo che sono mancati nel corso dell’ultimo anno e che nella loro vita hanno percorso le strade della emigrazione: Lionello Cossettini “Nello”, emigrato in Australia, Giovanni Zucchiatti, “Zuan” che ha lavorato in molti paesi nel campo della industria petrolifera, e Benito Menis, emigrato fin dall’immediato dopoguerra a Milano.

Roberto Volpetti


Negli ultimi decenni abbiamo assistito invece a un fenomeno inverso, ovvero milioni di uomini e donne provenienti da altri continenti che vengono in Europa a cercare un riscatto che nei propri luoghi di origine non è possibile. Uomini e donne che fanno difficoltà ad inserirsi in un contesto sociale, economico e culturale assai diverso da quello di provenienza. Ma anche il nostro tessuto sociale fa difficoltà ad accoglierli: «Sono tanti, sono troppi, non capiscono la nostra lingua, non capiscono le nostre leggi, a volte sono poco rispettosi, molti vivono di espedienti quando non di vere e proprie azioni di delinquenza»: sono questi i discorsi che spesso sentiamo dire dalla nostra gente.
«Ma negli ultimi anni – afferma il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti – abbiamo assistito alla esplosione di un altro fenomeno: un numero sempre maggiore dei nostri giovani, che appartengono alla generazione di “Erasmus”, prende la strada della emigrazione verso luoghi dove ritengono di potersi meglio esprimere ed avere successo, luoghi che paiono essere più adatti alla loro mentalità e alla loro formazione, cresciuta di pari passo con il fenomeno della globalizzazione.
In questo tormentato tornante della storia – prosegue il leader della Osoppo – ci troviamo nella necessità di affrontare contemporaneamente tre fenomeni: il primo, rendere omaggio e sostenere la generazione dei padri e delle madri che con duro impegno e fatica ha ricostruito il nostro Paese, donandoci anni di benessere visti poche volte nella storia; il secondo l’accoglienza di un numero imponente di persone provenienti dai Paesi poveri del mondo in cerca di ospitalità e fortuna, accontentandosi di fare lavori che spesso noi italiani non vogliamo più fare, ma creando seri problemi di inserimento; ed infine il terzo la crescita esponenziale di giovani italiani che preferiscono lavorare e spesso costruire legami familiari all’estero».
«Quest’anno l’Associazione – conclude Volpetti – ha deciso di dedicare l’attenzione a quest’ultimo fenomeno: verrà infatti presentato il recente studio di Massimo De Liva, con il quale sono stati esaminati i dati statistici dell’ultimo decennio e dai quali emerge la crescita esponenziale del numero di nostri ragazzi che decidono di vivere la loro vita in altri Paesi del mondo».

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In copertina e qui sopra: scene di emigrazione di fine Ottocento (olio di Raffaello Gambogi) e di oggi.

Perdono, non odio. Dal Bataclan messaggio d’amore anche per Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Quello che oggi stiamo facendo a Torlano, tutti insieme, ha un valore che va oltre il doveroso ricordo delle vittime innocenti di quel tragico 25 agosto. Ogni anno diciamo che il nostro dolore, per quanto accaduto, deve trasformarsi in un messaggio di pace che deve germogliare e crescere nelle nostre menti, ma soprattutto nelle nostre anime in modo che tragedie come questa non si debbano più ripetere, anche se purtroppo quotidianamente la cronaca ci racconta tutt’altro: vediamo cosa sta accadendo in questi giorni in Afghanistan». L’appello di Gloria Bressani, sindaco di Nimis, si è incrociato con l’“Angelus” che, a mezzogiorno, veniva scandito dalla campana della vicina parrocchiale. E da quei rintocchi è giunto un messaggio di serenità e di pace, come quello colto durante la messa di suffragio nelle parole del Vangelo di Matteo che invitano al perdono.

La messa, la tomba, il corteo.

«Ma ci devono far riflettere le parole di quel marito che di fronte alla tragedia del Bataclan si è rivolto ai terroristi dicendo loro di non riuscire ad odiarli per aver ucciso l’amata moglie. Sono proprio parole dettate dallo Spirito Santo». Veramente toccante il messaggio che giunge da quell’indimenticato fatto di sangue consumato a Parigi quasi sei anni fa e che monsignor Rizieri De Tina ha voluto proporre al termine della sua predica tutta centrata, appunto, sul perdono cristiano e non sull’odio. Tanto che ha elevato una preghiera anche in ricordo di quell’ufficiale tedesco ucciso e per la cui morte era scattata la feroce rappresaglia nazista: sterminare 40 persone, catturate a caso nel paese, non importa se ci fossero stati anche inermi, come donne e bambini. E così avvenne, anche se alla fine i martiri dell’eccidio di quel 25 agosto 1944, consumato in una calda mattina come quella di oggi, sono stati fortunatamente “soltanto” 33.

Fabio Cantoni e Adriana Geretto.

Proprio quel tragico episodio di 77 anni fa è stato rievocato in cimitero, dopo la benedizione impartita al sacello-monumento delle vittime dallo stesso arciprete di Nimis, responsabile pastorale anche di Torlano, con la lettura di una dettagliata cronaca da parte del consigliere comunale Fabio Cantoni. Quindi ha portato un saluto, spendendo accorate e commosse parole per auspicare che si affermi la «cultura della pace», Adriana Geretto, presidente regionale dell’Associazione vittime civili di guerra. Cedendo poi il microfono a Gastone Mascarin, presidente del consiglio comunale di Portogruaro, la città veneta – rappresentata anche dal gonfalone municipale – dalla quale proveniva la famiglia De Bortoli, quella che, con nove morti, ha pagato più di tutte nella strage di Torlano. Mascarin, però, non ha letto il discorso preparato, ma si è limitato a dire soltanto poche parole, affermando che è meglio far prevalere il silenzio affinché ci inviti tutti alla riflessione.

Gastone Mascarin (Portogruaro).

Il sindaco Gloria Bressani.

Quindi il discorso ufficiale del primo cittadino di Nimis, che ha esordito ricordando quanto affermato dal Capo dello Stato commemorando le 560 vittime (ben 130 bambini!) della strage di Sant’Anna di Stazzema, in Toscana, avvenuta soltanto pochissimi giorni prima dei fatti di Torlano. «Il ricordo del dolore che ha segnato profondamente la vita di tante famiglie e di due comunità, quali Nimis e Portogruaro, deve continuare ad essere tramandato – ha sottolineato Gloria Bressani – e deve investire soprattutto le nuove generazioni in modo che lo facciano proprio, affinché ne continuino la memoria ed imparino dai dolorosi errori del passato». E ha terminato osservando che «è soprattutto con l’esempio che ognuno di noi contribuisce alla crescita della società civile e questo lo possiamo e dobbiamo fare ogni giorno».
Infine, il sindaco ha rivolto un ringraziamento, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis, alle autorità civili e militari intervenute alla commemorazione, in particolare al dottor Giovanni Maria Leo, capo di gabinetto del prefetto di Udine, allo stesso Gastone Mascarin che ha accompagnato, come sempre, una folta delegazione portogruarese per ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e della sua numerosa famiglia, ai vari gruppi ed associazioni combattentistiche e d’arma (l’Apo Friuli era rappresentato dal presidente Roberto Volpetti), a tutte le altre personalità, fra le quali numerosi sindaci della zona con fascia tricolore. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, trattenuto da altri impegni, ha invece inviato un messaggio di adesione, esprimendo i suoi «sentimenti di vicinanza».

Sindaci e autorità.

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In copertina, la processione diretta al cimitero al termine della messa.

Cividale, domenica al Bosco Romagno l’Apo ricorda i patrioti uccisi nel 1945

L’Apo domenica ricorderà i suoi Caduti al Bosco Romagno. Il 21 giugno 1945 si tennero, infatti, a Cividale i solenni funerali dei patrioti della Brigata Osoppo, presi prigionieri alle Malghe di Porzus il 7 febbraio precedente e poi uccisi a piccoli gruppi, nei giorni successivi, nella zona boscosa nelle vicinanze di Spessa. Com’è noto, di questa insensata tragedia si resero responsabili i reparti dei Gap comandati da Mario Toffanin tristemente noto con il nome di “Giacca”.
Come ogni anno, l’Apo ricorda questi eroici combattenti che si trovarono dinanzi a un inaspettato nemico: pensavano che il pericolo arrivasse dai tedeschi e dai fascisti, invece si trovarono sommariamente processati, condannati e uccisi da coloro che avrebbero dovuto condividere con loro gli ideali di libertà e di democrazia. Al Bosco Romagno quindi, sul cippo che negli anni Novanta fu collocato dall’Apo, verranno poste le corone dell’Associazione: una ornata di nastro verde e una invece con i colori della bandiera inglese per ricordare l’importante sforzo che gli uomini della missione alleata dedicarono ai partigiani e all’Osoppo in particolare.
Domenica 27 giugno, quindi, si terrà la cerimonia commemorativa con inizio alle 10.30: dopo la posa delle corone sul cippo, faranno seguito i saluti del sindaco di Cividale Daniela Bernardi e delle altre autorità intervenute. Sono previsti i discorsi del presidente dell’Apo, Roberto Volpetti, e del presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin. Sarà presente inoltre in collegamento video il sottosegretario alla Difesa, onorevole Giorgio Mulè, il quale porterà i saluti del Governo e trarrà le conclusioni della manifestazione.

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In copertina, una commemorazione di qualche anno fa al Bosco Romagno.

Partigiani Osoppo, il ricordo del 25 Aprile e di quanti si sacrificarono per la Libertà

«La Festa del 25 Aprile è l’occasione per ricordare tutti coloro che contribuirono alla riconquista della libertà: fra questi coloro che fecero parte delle formazioni partigiane autonome, fra le quali la Osoppo merita una considerazione tutta speciale, così come i tanti italiani che, assieme ai vari eserciti alleati, furono fra i protagonisti di questa straordinaria e drammatica epopea». Con questo spirito l’Apo Friuli, guidata da Roberto Volpetti, sarà presente alla celebrazione che si terrà a Udine (Piazza Libertà, Piazzale XXVI luglio con  Tempio Ossario e Monumento alla Resistenza), ma soprattutto nei tanti luoghi sparsi nella Provincia dove varie delegazioni porteranno una corona: dalle Malghe di Porzus alle tante località della pedemontana e della zona morenica, della Carnia e della Bassa Friulana dove furono presenti i patrioti osovani.

Roberto Volpetti


«E’ giusto ricordarli tutti – prosegue l’Associazione Partigiani Osoppo -: in primis gli internati militari nei campi di lavoro tedeschi (morirono di fame e di malattie oltre 60 mila), il Corpo Italiano di Liberazione (gli ultimi soldati del Re). E poi gli eserciti Alleati: dai più importanti come quello inglese (compresi i soldati appartenenti ai Paesi del Commonwealth, australiani, canadesi, neozelandesi, etc. ), americano, francese, e l’Armata Polacca del generale Anders, fino a quelli più piccoli come il corpo di spedizione brasiliano o quello greco e la Brigata Ebraica. Ognuno partecipò alla liberazione del nostro paese con un pesante tributo di sangue e di sofferenza che si unì al sacrificio delle formazioni partigiane e alla grande sofferenza della popolazione civile».
Nell’ambito delle celebrazioni udinesi verranno ricordati luoghi significativi per la Resistenza osovana. Una corona verrà portata sulla targa collocata sul muro esterno del Tempio Ossario per ricordare la fondazione della Brigata Osoppo nel dicembre del 1943, così come verrà ricordato Giovanni Battista Berghinz, medaglia d’oro alla memoria, presso la Caserma di via San Rocco che porta il suo nome.
Sul muro esterno dell’ex Tribunale di Udine, in via Giuseppe Verdi, verrà posta una corona sulla lapide che ricorda la fucilazione di Tonino Friz e altri partigiani e altrettanto sul monumento in via Podgora che rende omaggio ai due osovani Luigi De Zorzi e Luigi Passerini fucilati il 30 aprile 1945. Infine, nel Cimitero di San Vito, ancora a Udine, un ricordo particolare sarà dedicato agli ex deportati, così come sul monumento ai partigiani e su quello ai partigiani fucilati nel febbraio del 1945 posto sul Muro esterno. Un gesto significativo sarà la presenza, assieme al Comune di Tavagnacco e alle altre Associazioni, al Cimitero di Guerra di Adegliacco dove sono sepolti centinaia di soldati appartenenti agli eserciti Alleati.
Infine, nei prossimi giorni, seguirà il ricordo di due partigiani Livio Conti “Cisco” ed Enzo Guido Fiumalbi “Tonio” uccisi dai tedeschi il 29 aprile 1945 nei pressi del cimitero di San Giorgio di Nogaro. Infatti, si provvederà alla sistemazione della lapide, posta probabilmente nel luogo dove furono ritrovati i corpi dei due giovani osovani, e che – osserva l’Apo Friuli – versa in pessimo stato. Alla cerimonia di inaugurazione della nuova lapide saranno presenti i concittadini di Livio Conti di Rigutino di Arezzo, che in questi giorni hanno organizzato una serie di iniziative in ricordo del giovane osovano morto neppure ventenne negli ultimi giorni del conflitto.

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In copertina, il Tempio Ossario di Udine con il Monumento alla Resistenza in piazzale 26 Luglio.

Apo Friuli: Udine ha ricordato Zamorani, ora anche Tricesimo onori Castenetto

(g.l.) Udine ha dedicato un piazzale alla memoria del giovane osovano Aldo Zamorani. E ora sarebbe opportuno che altrettanto facesse Tricesimo per rendere omaggio a Gianni Nicola Castenetto. Con questo auspicio l’Apo-Friuli ha ricordato ieri, nel giorno dell’anniversario, la tragica morte dei due ragazzi, ventenni, appartenenti al Battaglione Guastatori della Brigata Osoppo: il 22 marzo del 1945, a poche settimane dalla fine della seconda guerra mondiale morirono, infatti, a Salandri di Attimis Aldo Zamorani e Gianni Nicola Castenetto, i quali stavano prelevando l’esplosivo che sarebbe dovuto servire per un’azione di forza alle Carceri di via Spalato a Udine. Ma un improvviso scoppio li uccise entrambi assieme ai due anziani coniugi che erano i proprietari del casolare dove era nascosto il materiale esplosivo. Zamorani nato a Brescia, ma cittadino udinese, era figlio di Mario, discendente di una delle più prestigiose famiglie ebraiche italiane, e di Teresa Comelli, di Nimis. Mentre Castenetto era appunto tricesimano.
A settantasei anni di distanza, l’Associazione ricorda, dunque, il sacrificio e la testimonianza di questi due giovani brillanti, che sicuramente avrebbero potuto dare il loro importante contributo alla ricostruzione dell’Italia. Così non fu e due famiglie si trovarono nella disperazione a causa della tragica morte dei loro ragazzi.
«La Città di Udine – ha concluso il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti – ha voluto lo scorso anno ricordare Aldo Zamorani intitolando a lui il nuovo piazzale posto fra via San Rocco e via Gabelli. Sarebbe bello che ora anche il Comune di Tricesimo, dove Gianni Nicola Castenetto era nato e viveva, si ricordasse di questo suo figlio, intitolandogli una strada o un altro luogo pubblico».
Al sacrificio dei due giovani osovani,  recentemente era stato dedicato anche un libro di Roberto Tirelli, frutto di un’approfondita ricerca storica, con l’introduzione dello stesso presidente Volpetti e le prefazioni dei sindaci di Attimis, Nimis e Udine – Sandro Rocco, Gloria Bressani e Pietro Fontanini -, ma finora la presentazione ufficiale del volume non è potuta avvenire a causa dei noti problemi dovuti all’emergenza sanitaria.

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In copertina, il presidente dell’Apo Friuli R0berto Volpetti (secondo da sinistra) durante una cerimonia.