Il Cammino di Sant’Antonio (da Gemona a Padova) unisce storia e sviluppo locale. Bini: piacciono tanto i percorsi religiosi

«Questo progetto si distingue per la capacità di fare rete, collegando territori e secoli di storia. Per questo rivolgo un plauso al Comune capofila, Gemona del Friuli, e a tutte le istituzioni coinvolte per la lungimiranza e la competenza con cui è stato portato avanti, tanto da essere ad oggi il primo cammino devozionale in Italia interamente percorribile sia a piedi sia in bici». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini, intervenendo ieri nella sede della Regione Fvg a Udine alla presentazione del nuovo Cammino di Sant’Antonio, itinerario di oltre 250 chilometri che unisce a piedi e in bicicletta l’omonimo Santuario gemonese — il più antico luogo di culto al mondo dedicato al Santo — con la Basilica di Padova. All’incontro erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Gemona Roberto Revelant, il rettore dell’Universita di Udine, Roberto Pinton, e frate Giovanni Battista Ronconi, guardiano del Santuario Antoniano.

Ufficialmente riconosciuto nel Catalogo dei Cammini Religiosi Italiani dal Ministero del Turismo e nel registro Cammini Fvg, il percorso si sviluppa in 11 tappe, di cui 5 in Friuli Venezia Giulia e 6 in Veneto, lungo un cammino di fede che vanta 800 anni di storia. Il nuovo tragitto si inserisce pienamente nelle strategie regionali di promozione del turismo lento e sostenibile, valorizzando il patrimonio culturale e naturalistico locale e generando opportunità per l’economia dei territori attraversati.
«La Regione è a fianco di iniziative come questa – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga – perché rappresentano un forte elemento di valorizzazione e promozione del territorio, attraverso una forma di turismo, quella legata all’attività lenta e all’aria aperta, sempre più richiesta e apprezzata». Come spiegato dall’assessore, la Regione già nel dicembre del 2016 ha costituito la Rete dei cammini del Friuli Venezia Giulia, con itinerari da percorrere a piedi di interesse storico, culturale, religioso, naturalistico, ambientale, paesaggistico, enogastronomico. Al momento sono 7 i percorsi riconosciuti nell’elenco dei Cammini Fvg; oltre a quello di Sant’Antonio ci sono anche la Romea Strata (cammino internazionale che attraversa 8 Stati e arriva a Roma); il Cammino delle 44 chiesette votive delle Valli del Natisone; il Cammino Celeste (che collega luoghi di culto mariani tra Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia); il Cammino delle Pievi in Carnia; il Cammino di San Cristoforo (tra Livenza e Tagliamento); la Via Flavia (da Muggia ad Aquileia).
«Questi 7 cammini – ha ricordato Bini – hanno accesso a contributi dedicati e dal 2022 è attivo un tavolo tecnico con tutti i 7 gestori per coordinare le attività di promozione e comunicazione comuni». I dati a disposizione della Regione confermano l’appeal di questo settore. «Nel 2024 – ha precisato infatti Bini – le credenziali rilasciate ai pellegrini che attraversano i sette cammini riconosciuti in Friuli Venezia Giulia hanno registrato un incremento del 15 per cento rispetto all’anno precedente, a testimonianza della crescente attrattività di questo segmento turistico».

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In copertina, il Santuario Antoniano di Gemona; all’interno, l’incontro a Udine presieduto dall’assessore regionale Bini.

(Foto Regione Fvg)

Certificazione del friulano, consegnati i primi dieci attestati dopo gli esami

Sono stati consegnati i primi attestati di certificazione della conoscenza della lingua friulana. La cerimonia è stata ospitata dalla sede dell’Agenzia regionale per la lingua friulana e ha visto la partecipazione del suo presidente, Eros Cisilino, del direttore dell’Agenzia, William Cisilino, e di Massimo Duca, presidente della commissione d’esame.

I diplomati con i dirigenti Arlef.


«Cogliamo i primi importanti frutti di un ambizioso percorso iniziato alcuni anni fa e che era particolarmente atteso dal territorio: la certificazione linguistica per il livello B, ovvero il livello che maggiormente si interfaccia con il mondo del lavoro, con l’amministrazione pubblica e con la scuola. La certificazione è uno degli obiettivi principali ed essenziali delle leggi cardine su cui si fonda la promozione e la tutela della lingua friulana. Per questo primo successo desidero ringraziare la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, con la brillante operosità dell’Assessorato guidato da Alessia Rosolen, e l’Università del Friuli, con il rettore Roberto Pinton che, in prima persona, ha messo in campo tutte le alte capacità del nostro ateneo. Non di meno vanno ringraziati i docenti e i partecipanti che hanno dimostrato una grande dedizione e un grande desiderio di conoscenza della nostra lingua. Con questo primo traguardo, si consolida la prospettiva verso la fascia alta delle migliori politiche linguistiche europee», ha sottolineato Eros Cisilino, in occasione della cerimonia di consegna degli attestati di certificazione.
I dieci candidati che hanno superato l’esame – svoltosi lo scorso 27 novembre all’Università degli Studi di Udine – hanno affrontato quattro prove: innanzitutto la comprensione orale, fatta dall’ascolto di un audio a cui è seguito un test a risposta multipla; quindi è stata la volta della comprensione scritta, composta da tre diversi esercizi in cui i candidati hanno dovuto completare frasi con la parola corretta o fare dei collegamenti; in seguito si sono misurati con la produzione scritta di un tema di 500 parole su un argomento estratto a sorte; in conclusione hanno sostenuto un breve colloquio orale con i certificatori. Il buon esito dei test ha consentito loro di ricevere la certificazione per il livello B, ovvero “intermedio” secondo il Qcer, il quadro comune di riferimento per la conoscenza delle lingue, scritta e parlata, adottato con Risoluzione del Consiglio d’Europa del novembre 2001, e che viene riconosciuto a livello internazionale per la valutazione delle competenze e capacità linguistiche. I livelli per la lingua friulana sono quattro: A, elementare; il già citato B; C1, avanzato; C2 padronanza in situazioni complesse.

A Milano l’anteprima di Open Dialogues: il programma della due giorni  a Udine in marzo dopo il via alla nuova era Trump

Dopo due edizioni di successo, nel 2023 e nel 2024, che hanno visto ogni anno il tutto esaurito in termini di presenze nelle sedi udinesi che l’hanno ospitato, tra imprenditori, accademici, giovani studenti e cittadini, Open Dialogues for the Future tornerà per un terzo appuntamento giovedì 6 e venerdì 7 marzo. La nuova edizione del forum, ideato dalla Camera di Commercio Pordenone Udine e realizzato con la collaborazione di The European House – Ambrosetti e la direzione scientifica di Federico Rampini, è stata presentata ieri in anteprima a Milano, in una affollata Sala Parlamentino di Palazzo Giureconsulti (sede della Cciaa Milano MonzaBrianza Lodi), con uno speciale approfondimento sugli Stati Uniti e i nuovi equilibri internazionali a cura di Rampini stesso, preceduto dall’intervento dell’ambasciatrice italiana negli Usa Mariangela Zappia. Con loro, ospiti del presidente camerale e di PromosItalia Giovanni Da Pozzo – che ha illustrato la nuova edizione di Odff, nei cui dettagli sono entrati il responsabile del programma, Filippo Malinverno di Ambrosetti –, il “padrone di casa”, presidente camerale Carlo Sangalli, nonché i rappresentanti della rete di istituzioni del Friuli Venezia Giulia che collaborano alla realizzazione dell’evento e lo sostengono: il rettore dell’Università di Udine Roberto Pinton, il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini, nonché l’assessore regionale alle attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, cui è spettato il compito di trarre le conclusioni della mattinata milanese. Con Zappia e Rampini, il tema Usa è stato analizzato anche dal presidente del Niaf (The National italian american foundation) Robert Allegrini e dal consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce Simone Crolla.

Giovanni Da Pozzo

Il presidente Da Pozzo – «Dopo oltre 10 anni di Friuli Future Forum, con la pandemia abbiamo percepito che i temi geoeconomici e geopolitici erano fondamentali anche per una regione piccola come la nostra – ha detto il presidente Cciaa Pn-Ud, Da Pozzo –. Abbiamo pensato che il Fvg potesse essere un punto di riferimento per trattare queste tematiche. La nostra è l’unica regione italiana che ha due confini, con influenze mitteleuropee e balcaniche, è un territorio in cui si parlano tre lingue, è una regione con una elevata capacità di export e le nostre imprese sono presenti in tutto il mondo con grandi capacità di relazione. Speriamo con il nostro forum di contribuire alla riflessione su ciò che accade nel mondo e sono sicuro che Udine diventerà centrale per queste tematiche, grazie anche ai tanti esperti che arrivano per Open Dialogues coordinati da Federico Rampini».

L’ambasciatrice Zappia – La diplomatica ha, poi, spiegato che dalla sua posizione «si vede non solo la geopolitica in senso ampio, ma anche quella giocata dai nostri territori. L’esempio che dà il Fvg è virtuoso e mi auguro che anche altre regioni italiane possano seguirlo. La geopolitica influenza nei due sensi – ha aggiunto –: è necessario anche a chi lavora sui territori conoscerla e conoscere i rischi, gli allineamenti o i disallineamenti. Ed è importante portare le realtà territoriali in contesti importanti come quello degli Stati Uniti. Da quattro anni sono a Washington e questa regione si è presentata negli Usa costantemente e in modo coerente, portando il sistema produttivo e universitario, e creando continue occasioni di partenariato, quindi costruendo un percorso concreto di relazioni». Alla domanda su cosa succederà negli States con l’amministrazione Trump, l’ambasciatrice ha risposto che «bisogna sempre partire dalla situazione di fatto. In tanti anni del mio incarico non ho mai visto una relazione così forte come quella che esiste ora fra Italia e Usa. Biden dice sempre che gli piacerebbe fare l’ambasciatore in Italia, finito il suo mandato, e che tra i nostri due Paesi ci sosteniamo sempre, siamo uniti, “We are a pack”. Questo dato di fatto ritengo non svanirà con la prossima amministrazione e soprattutto considerando che le relazioni esistenti sono forti in settori chiave, innovativi e digitali, che individuano un futuro di supporto e collaborazione reciproca sicuri». La cosa che dobbiamo fare «e stiamo già facendo è subito entrare in relazione con la nuova amministrazione e, come Europa, sostenere i nostri settori. Il nostro interesse è dialogare con la nuova amministrazione con una posizione europea che possa difendere gli interessi di tutti i paesi con una maggior forza».

Mariangela Zappia

Il direttore scientifico Rampini – Il famoso giornalista ha quindi evidenziato che la prossima edizione del forum si terrà a Udine esattamente a «un mese e mezzo dall’insediamento ufficiale di Trump e quindi sarà ideale per fare prime riflessioni concrete. Il tema americano, a marzo, sarà davvero centrale». Per Rampini, l’elezione americana ha visto nuovamente «un flop di sondaggi, maggioranza dei media e guru che davano una situazione di parità in realtà inesistente. Invece, chi ci aveva azzeccato erano i mercati. Sia il mercato tecnico delle scommesse, sia più in generale i grandi mercati globali, che da tempo spingevano al rialzo dollari e Borse, prevedendo la vittoria di Trump che ritenevano positiva, ovviamente per gli Stati Uniti». Riprendendo il concetto del “cigno nero”, «evento statisticamente molto improbabile e che quando si verifica ha conseguenze sconvolgenti», parlando di Trump Rampini ha citato una metafora «che piace molto ai cinesi ed è quella del “rinoceronte grigio”. A differenza del cigno nero non è insolito, è prevedibile e largamente previsto e tuttavia quando si verifica è uno shock con conseguenze dirompenti, perché un rinoceronte è sempre un animale che spaventa». Rampini ha aggiunto che «ora riusciamo a capire che il primo Trump, assieme alla Brexit, ha certificato che siamo entrati in una nuova fase della globalizzazione e ci troviamo in una fase di protezionismi. Le mappe geografiche della globalizzazione stanno cambiando e la ragione vera è che non capimmo che la Cina, a inizio millennio, aveva già avviato un disegno protezionista e mercantilista, che avrebbe creato traumi in tutto il mondo. Ci abbiamo messo tempo a prendere le misure – ha commentato –, e infatti questa stagione protezionistica non ha smesso sotto Biden, il quale ha confermato gran parte dei dazi imposti dal primo Trump, anche su Paesi amici, e ci ha aggiunto una gigantesca manovra di “protezionismo verde”». Quanto ai dazi paventati da Trump, infine, Rampini sostiene che non siano percepiti come l’apocalisse», e ha invitato tutti a «prestare dunque più attenzione ai mercati, che riflettono realtà reali, i mercati che stanno spostando al rialzo il dollaro. Sono anche capitali giapponesi, cinesi e arabi, ed europei che stanno dando segnali di fiducia nei confronti degli Usa».
Nelle sue conclusioni della mattinata, l’assessore Bini ha confermato che «le relazioni Fvg-Usa sono sempre più forti. Durante la missione con il presidente Fedriga, un mese fa, anche ospiti dell’ambasciata a Washington, abbiamo cercato di porre le basi per rapporti istituzionali e di business, in un mercato importante, con un’economia molto forte e potenzialità ulteriori. È un grande oceano che per noi deve essere esplorato. Ci sono già molte imprese friulane negli Usa, ma stanno crescendo anche le grandi realtà produttive che vengono a investire in Fvg». Per Bini, eventi come Odff, cui ha confermato il «convinto sostegno della Regione, sono importanti, di alto livello e aperti, non solo a imprenditori maturi, ma anche ai giovani e alle loro aspettative e opportunità». E ha concluso: «Siamo un popolo un po’ strano, amiamo sottovalutarci. Invece, pur in una situazione complessa, le cose stanno andando bene in molti settori: eventi come Odff ci consentono di continuare a trasmettere senso di realtà e conoscenza».

Federico Rampini

Le anticipazioni sul programma – Anche per l’edizione 2025, dunque, saranno due le giornate di approfondimenti, tra sessioni plenarie, conversazioni e panel. Oltre alla sede principale in Camera di Commercio a Udine, saranno utilizzate altre strutture di riferimento della città di Udine, come la rinnovata Fondazione Friuli e la ex chiesa di San Francesco: l’evento sarà così diffuso nuovamente in tutta la città. L’evento è strutturato in modo modulare, permettendo ai partecipanti di scegliere quali sessioni seguire di volta in volta: sebbene tutte seguiranno un filo conduttore tematico, ogni sessione sarà godibile in modo autonomo, risultando un breve evento nell’evento.
Il programma del Forum è concepito sotto la guida di Rampini. La struttura della prima giornata, il 6 marzo, si aprirà con una prima sessione dedicata all’analisi delle conseguenze geopolitiche dei conflitti in Ucraina e Palestina, «fattori di accelerazione per la formazione di un nuovo ordine mondiale con l’Occidente in apparente declino e le potenze del “Sud globale” in ascesa», come ha specificato il responsabile del programma Malinverno. Nella prima giornata si discuterà anche del ruolo dell’Europa di fronte alle sfide della competitività, concentrando poi l’analisi su Italia, Francia e Germania e sulle prospettive attese per le tradizionali “locomotive industriali” del vecchio continente, per capire come ricostruire la fiducia necessaria, a partire dalle sfide della nuova Commissione europea, che si troverà a dover ripensare le grandi politiche di transizione green e digitale. Il 7 marzo si terranno invece le sessioni dedicate agli Stati Uniti, fra strategie internazionali e dinamiche interne della superpotenza, con una lectio magistralis di Federico Rampini, una sorta di follow up dell’evento milanese, in cui farà il punto sul nuovo mandato del presidente Trump, sui rapporti con la Cina e con l’Europa in un momento storico di straordinaria importanza. Ci sarà poi un nuovo focus sui rapporti economici tra Usa ed Fvg, anche con testimonianze di aziende del territorio. I giovani e l’’innovazione per la competitività delle imprese saranno infine al centro del dibattito conclusivo di Odff 2025 e a discutere saranno imprenditori italiani di successo che hanno avuto e hanno tuttora un impatto importante sull’economia e sulla società italiana e internazionale, e che possono servire da ispirazione per giovani imprenditori e studenti. Tra gli ospiti invitati a intervenire all’evento udinese del prossimo marzo ci sono Orietta Moscatelli (analista di Limes), Benedetta Berti (Head of Policy Planning nell’Ufficio della segreteria generale della Nato), Arduino Paniccia (Presidente della Scuola di Competizione Internazionale di Venezia Asce), Alec Ross (imprenditore ed esperto di politiche tecnologiche), Paolo Mieli (storico e saggista), Gilles Gressani (direttore Le Grand Continent), Wolfgang Munchau (direttore Eurointelligence), Hans-Dieter Lucas (ambasciatore della Germania in Italia), Mathieu Briens (ambasciatore, direzione generale europea International Partnerships).

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In copertina, tutti i relatori che hanno partecipato all’anteprima di ieri a Milano.

Fiera del Lavoro, mai così tanti a Udine. Paolo Bonolis esorta i giovani: “Studiate!”

«Ragazzi, non disprezzate lo studio perché è lo strumento che vi farà comprendere il valore di ciò che vi accadrà nella vita»: parola di Paolo Bonolis che ieri ha dialogato con i giovani al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, dove ben 1.250 le persone sono arrivate per la giornata dei colloqui della Fiera del Lavoro Fvg con le 80 imprese partecipanti: sul piatto 890 posti.

Dopo le 2.370 le richieste di colloquio online arrivate alla segreteria Alig per la giornata di venerdì 11 novembre, già dall’apertura delle porte del Teatrone, una marea di giovani ha invaso il foyer, i corridoi e le terrazze che ospitavano i tavoli per gli incontri one-to-one con le imprese. Un nuovo record di aziende partecipanti, mai così tante nemmeno prima della pandemia, con la presenza di aziende straniere che hanno scelto l’evento di Udine per ricercare i profili professionali di cui hanno bisogno. Organizzata dall’Associazione dei Laureati in Ingegneria Gestionale, la Fiera del Lavoro si riconferma quindi l’evento più importante del Nordest per l’incontro tra domanda e offerta occupazionale, capace di attirare anche i player esteri. «I 18 anni della Fiera del lavoro sono un compleanno importante: è un evento capace di crescere ogni anno ed è in perfetta sintonia con la missione di Uniud che non si occupa solo della formazione degli studenti, ma anche del loro inserimento nel mondo del lavoro», ha sottolineato Roberto Pinton, magnifico rettore dell’Università di Udine.

Nel pomeriggio, l’ormai atteso appuntamento con i talkshow Alig e la premiazione dell’ingegnere gestionale dell’anno: Marco Carniello, classe 1977, è stato intervistato sul palco dal direttore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini. In seguito, moderati dal vicedirettore del TG5, Giuseppe De Filippi, ormai amico e volto storico della Fiera, i relatori hanno discusso su come gestire la grande fuga, ovvero l’attuale trend del mondo del lavoro per cui moltissime persone decidono di abbandonare la propria occupazione. Sul palco: Germano Scarpa, presidente Biofarma Group, Michele Nencioni, direttore Confindustria Udine, Francesca Visintin, direttrice Master Hr Uniud, e Ilaria Agosta, presidente Aidp Fvg e Veneto.
«Un impiego non è solo questione di mansione, retribuzione o ferie – ha sottolineato Scarpa –, ma bisogna coinvolgere i giovani nel profondo dell’impresa, dando loro la possibilità di mettersi in gioco e dare un contributo personale: la prima autocritica deve farla il mondo delle imprese aprendosi al confronto». Visintin ha parlato, invece, del rapporto con le aziende: «C’è l’impegno affettivo, ovvero la persona resta in azienda se ne sposa i valori; l’impegno calcolativo, se è pagata sufficientemente, e infine l’impegno normativo in cui il dipendente resta perché sente di doverlo fare e questo è forse l’aspetto che che manca di più in un tessuto sociale in cui le relazioni sono sempre più superficiali».

Uno scrosciare di applausi e di risate del Teatro per l’ospite speciale di questa edizione: Paolo Bonolis, intervistato dagli studenti che fanno parte della redazione del Messaggero Veneto Scuola, ha portato sul palco capacità di linguaggio, velocità dialettica e pungente ironia che lo hanno reso famoso e uno dei volti più amati della tv italiana. Bonolis ha parlato dell’importanza della formazione: «Ai miei tempi studiare era molto diverso, non c’era Internet, non c’erano tutte le possibilità che la tecnologia offre oggi: non c’era il copia-incolla, ma le nozioni restavano molto più impresse con il metodo di una volta, quando dovevi fare ricerca, rielaborare e scrivere. La tecnologia dà molto, ma toglie anche gran parte della fatica e non va bene perché il valore delle cose spesso arriva proprio dalla difficoltà che dobbiamo affrontare per ottenerle». E si è rivolto anche a tutta la platea: «Ragazzi, non disprezzate lo studio perché è lo strumento che vi farà comprendere il valore di ciò che vi accadrà nella vita».
Il graditissimo ospite ha parlato poi del suo ultimo libro “Notte fonda” (Rizzoli): «Un dialogo tra marito e moglie in cui parlano di gelosia, rapporti familiari, ma soprattutto della difficoltà di gestire un figlio adolescente totalmente mesmerizzato dalla tecnologia che cancella il suo contatto con la realtà». Alla domanda sui media e i social, Paolo Bonolis ha risposto che “la televisione era divertimento, informazione e intrattenimento, ma restava a casa. Lo smartphone, invece, è sempre incollato a noi, con avvisi che ci distraggono e che diventano urgenza esistenziale che ci distoglie dalla bellezza di ciò che viviamo. I social sono la grande illusione di partecipare a qualcosa».

Al termine dei talkshow sul palco, Alig ha premiato i candidati che si sono distinti per il colloquio o per il curriculum con un voucher per un giro in elicottero sulla città di Palmanova da effettuarsi domenica 27 novembre. Infine, l’ormai storico happy hour nel foyer per consentire l’incontro informale tra candidati e aziende brindando e degustando i prodotti locali.

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In copertina e all’interno quattro immagini della importante giornata al Teatro Giovanni da Udine dove Paolo Bonolis è stato grande protagonista con i giovani.

 

Fondazione Carigo, 360 mila euro erogati alle Università di Trieste e Udine

Corrispondono a 360 mila euro le risorse che la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia ha destinato complessivamente, soltanto nel 2021, alle Università di Trieste e di Udine: 300 mila (150 mila per ciascun Ateneo) per il sostegno alla ricerca scientifica e correlata didattica nonché all’ampliamento e rafforzamento dell’offerta formativa, oltre a 60 mila euro per una borsa di dottorato interateneo nell’ambito della ricerca scientifica. Viene dunque notevolmente potenziato, con un incremento di 250 mila euro rispetto al 2020 (erano infatti 110 mila euro) il supporto diretto della Fondazione alle Università di Trieste e di Udine, con le quali la Fondazione ha condiviso nel corso del 2021, mediante appositi accordi pluriennali, specifiche modalità di collaborazione e programmi d’intervento, nell’ambito di una sinergia che viene ulteriormente rafforzata.

Il presidente Alberto Bergamin.

In coerenza con le priorità individuate in fase di programmazione triennale 2020-22 – educazione ed istruzione delle giovani generazioni, formazione del capitale umano, ricerca scientifica e tecnologica -, la Fondazione incrementa così il suo impegno in questo settore, con la consapevolezza che la qualità ed efficacia dei sistemi di educazione, istruzione e formazione rivesta un’importanza cruciale per il futuro del Paese, in quanto costituisce una base essenziale per lo sviluppo personale, l’integrazione sociale e l’occupabilità delle nuove generazioni.
«La Fondazione pone al centro dei suoi interventi i giovani e la loro formazione e considera la ricerca scientifica un elemento imprescindibile per lo sviluppo del territorio e la crescita della comunità», spiega il presidente della Fondazione, Alberto Bergamin. «L’Università – aggiunge – svolge da questo punto di vista una funzione determinante, in quanto strumento essenziale di trasmissione del sapere e di produzione di nuove conoscenze. Alla luce di queste considerazioni, la sinergia con gli Atenei regionali viene non solo confermata, ma rafforzata ulteriormente, con un notevole incremento di risorse da parte della Fondazione».

Le risorse individuate sono destinate ai corsi universitari presenti nel Polo goriziano dei due Atenei, con l’intento di valorizzarne le componenti formative, a progetti di ricerca che contribuiscono a generare sul territorio ricadute economiche e sociali positive e a favorire l’avanzamento della conoscenza scientifica. Nel dettaglio, i progetti di ricerca che gli Atenei avvieranno grazie al sostegno della Fondazione spaziano da tematiche di natura economica, culturale, giuridica, all’ingegneria e architettura, alla sociologia e alla geografia.
In particolare, al centro delle ricerche che condurrà l’Università di Trieste spiccano il tema della protezione sismica del territorio (Dipartimento di Ingegneria e Architettura), il cambiamento climatico e la sostenibilità della viticoltura nel Collio Goriziano (Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche), l’industria culturale e creativa del goriziano per la valorizzazione e la promozione turistica (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) e un approfondimento sui regimi di fiscalità di vantaggio nel territorio di Gorizia alla luce dei vincoli internazionali e del diritto dell’Unione Europea (Dipartimento di Scienze Giuridiche, Linguaggio, Interpretazione e Traduzione).
«L’Università di Trieste ha avviato un programma di rinnovamento e implementazione del Polo isontino in cui crediamo molto – afferma il rettore Roberto Di Lenarda –, il generoso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia contribuirà in maniera consistente ad accelerare questo processo. La sede sarà in tempi brevi sempre più attrattiva in termini di servizi e offerta formativa».

Di grande interesse e rilievo anche i progetti di ricerca che verranno condotti dall’Ateneo di Udine: da paesaggio di frontiera a paesaggio di relazione, la frontiera italo-slovena di Gorizia come laboratorio di pratiche interculturali (Dipartimento Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società), il patrimonio paesaggistico regionale e la funzione di processi partecipati e social big data per favorirne la tutela e valorizzazione (Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società), ancora il progetto “Città del Vino Fvg: obiettivo Agenda 2030” (condotto dal Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali). E, nell’ambito del Dams, tre studi incentrati su: industria culturale e identità di genere; oggetti promozionali riconducibili al mondo del cinema tra gli anni 50 e 70; cultura della produzione cinematografica in Italia negli anni ’50.
«Siamo grati alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia – sottolinea il rettore dell’Università di Udine, Roberto Pinton – per il continuo e crescente impegno a sostegno dell’offerta formativa e della ricerca scientifica del nostro Ateneo a Gorizia. Di grande rilievo anche le risorse messe a disposizione per una borsa di dottorato interateneo. La Fondazione è un punto di riferimento imprescindibile e lungimirante per le università sul territorio, grazie al suo impegno a favore delle giovani generazioni, della formazione superiore e della ricerca in un’ottica di valorizzazione e crescita del territorio».

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In copertina e qui sopra due immagini della sede della Fondazione Carigo.

Fiera del Lavoro, grande successo a Udine. Farinetti ai giovani: viaggiate!

Ben 2.600 colloqui in presenza al Teatro Nuovo Giovanni da Udine e 470 colloqui online: la Fiera del Lavoro Fvg organizzata da Alig (Associazione dei Laureati in Ingegneria gestionale) si conferma l’evento di riferimento per far incontrare domanda e offerta occupazionale, l’unico che ha unito modalità online e in presenza. Protagonisti i laureati in qualsiasi disciplina che hanno potuto incontrare, dal vivo o digitalmente, le oltre 70 aziende partecipanti, pronte ad offrire oltre 400 posti di lavoro nelle aree di competenza più diverse: ingegneria, informatica, economia, discipline scientifiche, ma anche aree umanistiche e giuridiche. «Abbiamo deciso di mantenere anche la modalità online – spiega il presidente di Alig, Marco Sartor – sia per venire incontro alle preferenze di alcune imprese sia perché la maggiore riservatezza garantita dal colloquio online è apprezzata da candidati con profili più senior: tra le aziende partecipanti, infatti, c’è chi ha scelto l’opzione online, chi ha scelto la fiera in presenza e chi entrambe le modalità».

I relatori al Giovanni da Udine.

A termine dei colloqui, c’è stato l’atteso momento di partecipazione e confronto per conoscere gli scenari d’impresa e il mondo de lavoro attraverso le testimonianze di alcuni protagonisti. «Sono molto orgoglioso della Fiera del Lavoro – ha commentato il rettore dell’Università di Udine, Roberto Pinton -, i ragazzi si mettono in gioco con le aziende che a loro volta si mettono a disposizione per dialogare in un contesto diverso, più aperto e stimolante: abbiamo estremo bisogno di interazione e condivisione dopo tutto quello che abbiamo vissuto».
«È bello vedere il teatro pieno di imprenditori e di tanti giovani – ha sottolineato l’assessore alle attività produttive del Comune di Udine, Maurizio Franz –, questo evento è davvero una grande opportunità di crescita, di lavoro e anche di rinnovata socialità».
Sul palco, il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, ha intervistato e premiato come ingegnere dell’anno Maria Stella Guglielmin, laureata in Ingegneria gestionale all’Università di Udine: dal 2000 lavora per il Gruppo Electrolux per cui oggi è senior purchasing executive (responsabile acquisti), a capo di un team di 10 manager nel mondo.

Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, ha quindi tenuto una “lectio magistralis”: a partire dal suo libro “Never Quiet, La mia storia (autorizzata malvolentieri)”, Farinetti ha parlato di spirito imprenditoriale, di immaginazione, di formazione e di fiducia, parola che ha ripetuto spesso come «valore fondamentale per poter crescere ed evolvere». Ha parlato di formazione, sottolineando come «l’iperspecializzazione sia un errore: se le strutture aziendali sono governate solo da iper specialisti, nascono conflitti e scarsità di fiducia. Fondamentale è invece avere competenze olistiche, che uniscano la tecnica alla cultura umanistica, proprio come ha insegnato Leonardo da Vinci». Farinetti ha poi spinto i giovani a viaggiare: «Chi, come noi, ha avuto l’enorme fortuna di nascere nel più bel Paese del mondo, deve andare all’estero e allontanarsene per comprendere appieno tutto quello che abbiamo e poi tornare per sfruttare quell’enorme potenziale. È un viaggio fatto di partenza, presa di coscienza, tornanza e restanza».

Il talk show moderato dal vicedirettore del TG5, Giuseppe De Filippi, ha ospitato quattro testimonianze per parlare di resilienza nello sport e nel mondo aziendale, con Marina Collautti di Generali, Alessia Rampino di Coram, Francesco Orlando di Fairplay e Antonio Fantin, nuotatore paralimpico. La consueta intervista condotta dagli studenti ha portato infine sul palco Rudy Zerbi, critico musicale, produttore discografico, conduttore radiofonico e televisivo.

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In copertina, Oscar Farinetti durante la sua “lectio magistralis”.

 

La Bandiera del Friuli, simbolo d’identità: i valori riaffermati nella “Fieste” di Udine

Mentre l’Inno ufficiale del Friuli risuonava in piazza Libertà, cantato da ArteVoce Ensemble, una bandiera lunga 9 metri e larga oltre 4 è stata srotolata lungo la Torre dei Due Mori che sovrasta la loggia di San Giovanni. È cominciata così, ieri mattina a Udine, la cerimonia civile per la 44a edizione della “Fieste de Patrie dal Friûl”. Per sistemare sulla torre il grande drappo celeste con l’Aquila d’oro araldica, simbolo per Friulani di tutto il mondo, il Comune di Udine, che ha voluto l’iniziativa, ha fatto intervenire una squadra specializzata.


Organizzata quest’anno dal Capoluogo friulano, con il sostegno della Regione Friuli-Venezia Giulia e dell’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana, in collaborazione con l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, la manifestazione è cominciata di buon mattino con l’esposizione della bandiera del Friuli sulla specola del Castello, a cui è seguita la celebrazione della messa in friulano, nella Cattedrale. In piazza Libertà, concluso l’Inno ed esposto il grande drappo celeste, è stata letta la Bolla dell’Imperatore Enrico IV, l’atto fondativo della Patria. A seguire, Stefano Ceretta, vicesindaco di Gorizia, città che aveva ospitato la Fieste nel 2019, ha simbolicamente consegnato la bandiera del Friuli nelle mani del primo cittadino di Udine, Pietro Fontanini, che parlando della manifestazione ha precisato: «Il fatto che questa edizione della Fieste de Patrie dal Friûl si tenga a settembre, anziché il 3 aprile, data della fondazione dello stato Patriarcale del 1077, dimostra chiaramente la determinazione del popolo friulano e la volontà di non arrendersi alla pandemia che ancora, seppur vedendo la luce in fondo al tunnel, stiamo attraversando. Anzi, l’idea di far confluire questa celebrazione all’interno di Friuli Doc rappresenta la nostra capacità di trasformare le difficoltà in opportunità, come fatto all’indomani del terremoto del Settantasei. Oggi la situazione è certamente diversa, non fosse altro per il fatto che la crisi è globale, ma credo che il popolo friulano possa ancora una volta fare la sua parte, insegnando al mondo come uscirne e dando ancora una volta una lezione di organizzazione, serietà ed efficienza attraverso la definizione di un nuovo modello Friuli. Con questa immagine rivolgo a tutti il mio più sincero augurio: buine Fieste de Patrie dal Friûl!».
Con questa edizione della Fieste gli organizzatori hanno voluto porre l’attenzione proprio sull’importanza della Bandiera del Friuli. E con l’obiettivo di valorizzare questo «simbolo di una condivisione di valori», come ha spiegato il presidente dell’Arlef, Eros Cisilino, proprio nella mattinata di celebrazioni, è stata inaugurata, nel Museo del Duomo, una riproduzione tattile del vessillo di Bertrando, il più antico conservato proprio nella struttura museale adiacente alla Cattedrale, ulteriormente valorizzata anche grazie a un testo descrittivo in Braille e a un nuovo allestimento, interno ed esterno. «La bandiera è un simbolo in cui tutti i friulani si riconoscono, ovunque si trovino nel mondo. La sua importanza, così come l’importanza che riveste la nostra lingua, devono essere quotidianamente preservati e certamente i sindaci, gli amministratori regionali, i componenti delle associazioni culturali, e soprattutto dei nostri insegnanti stanno facendo molto in tal senso. Ma la tutela arriva dall’iniziativa del singolo. Perché finché parleremo in friulano, potremo sentirci sempre più friulani. Il friulano è, metaforicamente, quel paio di occhiali, che ci permette di vedere la realtà a nostro modo, che è sicuramente prezioso, tanto quanto lo è quello degli altri, perché ci arricchisce, ci rende unici».


Hanno, poi, posto l’accento sull’importanza della lingua anche Markus Maurmair, presidente dell’Aclif, Assemblea delle comunità linguistiche friulane, e Roberto Pinton, rettore dell’Università di Udine, mentre Geremia Gomboso, presidente dell’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, ha posto l’accento sull’importanza della bandiera, che vediamo sventolare ovunque, anche alle recenti Olimpiadi di Tokyo. Accorati anche gli interventi del presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, e dell’Assessore regionale alle finanze, Barbara Zilli.

Il presidente Zanin ha ringraziato il sindaco di Udine per la scelta di issare la bandiera friulana sul Castello della città capoluogo, ricordando come quella del Friuli sia una storia da conoscere e insegnare, sulle orme di don Francesco Placereani, e un’identità culturale da trasmettere, nelle aule dell’Università ma anche a teatro. L’assessore regionale alle finanze, invece, ha invitato con forza le famiglie a riappropriarsi della lingua friulana, insegnandola ai bambini, perché mantenere in vita il friulano significa dare valore a ciò che c’è stato nella storia e nella tradizione di questa terra, ma soprattutto potergli dare una certezza del futuro.
La cerimonia si è conclusa con la premiazione del concorso “Emozions furlanis in viaç pal teritori”, promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale e dall’Arlef, e rivolto alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, seguito dalla proiezione dei video “Lamps di Friûl”, realizzati dai bambini che hanno preso parte ai Centri estivi del Comune di Udine.

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In copertina, la sistemazione della Bandiera del Friuli sulla Torre dei Due Mori; all’interno, due immagini della cerimonia in piazza Libertà a Udine.

Fondazione Carigo raddoppia il sostegno a favore del Polo universitario di Gorizia

È stato sottoscritto un nuovo Accordo Quadro tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, presieduta da Roberta Demartin, e le Università di Trieste e Udine – guidate, rispettivamente, dai magnifici rettori Roberto Di Lenarda e Roberto Pinton – che rinnova per il prossimo triennio il rapporto di collaborazione volto specificamente al sostegno e allo sviluppo dei corsi universitari presenti nel Polo di Gorizia, con particolare riferimento alla ricerca scientifica e al correlato aspetto didattico, così come all’ampliamento e rafforzamento dell’offerta formativa.
L’ambito dell’”Educazione, istruzione e formazione”, che include il sostegno al polo universitario locale, è stato messo al centro degli interventi della Fondazione per il triennio 2020-2022, come indicato nel Piano Pluriennale predisposto dal consiglio di amministrazione e approvato dal consiglio di indirizzo alla fine del 2019, con la consapevolezza che l’educazione e la formazione rappresentino nella società contemporanea le sfide più importanti, da affrontare con coraggio e concretezza, attraverso azioni innovative e sostenibili. «La Fondazione – sottolinea Roberta Demartin – ha voluto porre al centro della propria attenzione la risorsa più pregiata: i giovani. Riteniamo infatti fondamentale la valorizzazione del potenziale delle future generazioni, cui dovremo passare il testimone, riconoscendo, attraverso adeguati percorsi formativi, il protagonismo che spetta loro di diritto e la possibilità di intraprendere un percorso di consapevolezza del ruolo che potranno ricoprire nella società». «Puntare sui giovani – aggiunge la presidente – significa scatenare e valorizzare le intelligenze che si trovano nei grandi luoghi di formazione della conoscenza del nostro Paese, sostenendo il polo universitario locale e promuovendo la ricerca scientifica come generatore di sviluppo del territorio».
Con il rinnovo di questo Accordo Quadro, quindi, la Fondazione ha voluto puntare al consolidamento e al rafforzamento della presenza universitaria a Gorizia mediante il sostegno diretto alle due Università che presenteranno un programma annuo di interventi tesi a valorizzare le componenti formative e di ricerca presenti sul territorio goriziano. La Fondazione si è impegnata allo stanziamento annuo di 50mila euro per ogni Università per ciascun anno di durata della convenzione. Raddoppiate dunque le risorse rispetto al triennio precedente, che passano da 50mila euro a 100mila euro complessivi all’anno. Il rinnovo di questo accordo è un ulteriore tassello per concretizzare il piano di interventi che la Fondazione Carigo ha scelto di riservare ai giovani: una pianificazione complessiva e prospettica che intensifica il ruolo di stimolatore dello sviluppo e di innovatore sociale.

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In copertina, Roberta Demartin presidente della Fondazione Carigo.

 

Udine 3D Forum al via tra artigianato e tecnologia

E’ stata inaugurata ieri mattina, a palazzo di Toppo Wasserman, la nona edizione di Udine3D Forum, la manifestazione che Confartigianato Udine organizza a favore delle imprese e del territorio aprendo una finestra sulle ultime innovazioni nel campo del digital imaging, della progettazione, della grafica e stampa 3d. Il ricco parterre di relatori che si è dato appuntamento in città da ieri a domenica e lo sforzo dell’associazione, che quest’anno ha voluto offrire l’ingresso gratuito agli oltre 70 appuntamenti in calendario, hanno attirato  in via Gemona una vera e propria folla. Ben 700 persone tra partecipanti ai workshop e ai convegni di apertura della manifestazione, andati in scena al “Centro culturale alle Grazie” tra giovedì sera e ieri mattina.

Prima di tagliare il nastro alla kermesse assieme alla vicepresidente vicaria, Edgarda Fiorini, ed entrare nel vivo del ricchissimo calendario di appuntamenti, il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, ha voluto incontrare il magnifico rettore dell’Università di Udine, Roberto Pinton, per ringraziarlo del sostegno dato all’evento. “Ho approfittato dell’incontro per augurargli buon lavoro e rinsaldare il rapporto di proficua collaborazione che da sempre esiste tra l’Ateneo e la nostra Associazione – ha detto Tilatti -. Dobbiamo lavorare insieme ancora di più per far sì che il mondo dell’alta formazione incroci le necessità del mondo delle imprese e viceversa, mettendo un freno all’emorragia di giovani che troppo spesso vengono egregiamente formati qui, ma poi trovano lavoro all’estero”.

La finestra aperta da Udine3D Forum sulle nuove tecnologie è un altro tassello posto nel segno del rinnovamento, di un futuro che in parte è già presente e con cui le imprese devono fare i conti. “Ancora una volta – ha aggiunto Tilatti – apriamo il sipario sull’innovazione dimostrando come il mondo artigiano sia permeato dalla spinta tecnologica. A dispetto di quanto si è portati a credere, anche nel piccolo le tecnologie più avanzate sono di casa. Con Udine3D Forum lo mostriamo sperando di contaminare anche le realtà produttive che questa sfida non l’hanno ancora ingaggiata, consapevoli che ormai l’innovazione tecnologica è un elemento competitivo fondamentale”.

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In copertina, il presidente Tilatti con il rettore Pinton; all’interno, due immagini di Udine3D Forum.