Oggi a Nimis l’addio a Marco Pividori. L’assessore: ho un ricordo bellissimo

(g.l.) Ha suscitato dolore e commozione, a Nimis, la improvvisa scomparsa di Marco Pividori, stroncato ad appena 44 anni, il cui nome si era affermato nella ristorazione di alta qualità, settore che gli aveva riservato anche molte soddisfazioni e che sicuramente gliene avrebbe riservate molte altre. Già alcuni giorni fa era stato trovato senza vita nella sua abitazione di Mestre, dove si ritirava dopo l’impegnativo lavoro in un prestigioso albergo sul Canal Grande, a Venezia. Anche se vi mancava da anni, la sua salma ritornerà a riposare nel paese d’origine: i funerali saranno infatti celebrati questo pomeriggio, alle 17, nel Duomo di Santo Stefano. Come hanno riferito le cronache, si è dovuto attendere il nullaosta della magistratura mestrina per le esequie in quanto era stata disposta l’autopsia per poter stabilire la data e la causa del decesso.
Marco Pividori era nato in Cloz, poco dopo il terremoto, all’interno della grande famiglia “Basan” (lascia il padre Alberto e il fratello Stefano,  il cugino Massimo, fisarmonicista, gestisce l’apprezzato agriturismo) una fra le più note e stimate della borgata collinare. E lascia ovunque un ottimo ricordo per il carattere aperto e cordiale, come racconta anche l’assessore Fabrizio Mattiuzza, che lo ebbe compagno di scuola alle elementari e medie. «Sono addolorato per la prematura scomparsa di Marco. Eravamo insieme in tutte le scuole dell’obbligo, anche se lui aveva un anno in più. Poi, come spesso accade, le nostre strade si sono divise, perché lui ha scelto l’indirizzo alberghiero, io gli studi universitari. Quindi si è inserito con successo nel mondo della ristorazione, rivestendo anche posti di responsabilità, per cui lavorando a Venezia le occasioni per poterci rivedere sono divenute sempre meno frequenti. Comunque, di Marco conservo un ricordo bellissimo, era proprio “ninin”, mi dispiace veramente tanto che ci abbia lasciato così presto».

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In copertina, Marco Pividori morto improvvisamente a 44 anni.

Emergenza Covid, in Friuli i danni maggiori ai servizi dell’ospitalità

L’emergenza Covid-19 sta, dunque, lasciando tracce profonde e pesanti anche sull’economia dei territori di Pordenone e Udine. Lo confermano le rilevazioni della prima indagine congiunturale del 2020 (relativa al 1° trimestre e aspettative per il secondo) commissionata dalla Camera di Commercio Pn-Ud e realizzata da Questlab Srl, con interviste completate tra il 15 maggio e il 9 giugno a 1.158 imprese con più di tre dipendenti, appartenenti alle diverse classi dimensionali e ai differenti settori merceologici di manifattura (con subfornitura), edilizia, commercio e servizi dell’ospitalità. Dopo quanto già pubblicato sabato, ecco il dettaglio.

L’INDAGINE CONGIUNTURALE

I servizi di ospitalità (ristorazione, ricettività e pubblici esercizi) sono quelli che hanno maggiormente sofferto in questo 1° trimestre 2020: -17% il fatturato rispetto al trimestre precedente e crollo dell’occupazione (-7%). È un comparto in cui operano le attività del turismo e del tempo libero, un particolare in provincia di Udine dove si registra un importante contributo dei turisti e viaggiatori (sia italiani sia stranieri) alla formazione del reddito aziendale. Per questo motivo le previsioni sono molto importanti in quanto prefigurano la stagione di massima attività per queste imprese: ebbene le prospettive sono allarmanti di fronte a un 80% di imprenditori che prevede un calo significativo delle vendite.

Manifattura. Il consuntivo del primo trimestre evidenzia che la produzione industriale cala del 9,2% rispetto a gennaio-marzo 2019 e –5,2% rispetto al trimestre ottobre-dicembre 2019, una perdita maggiore nella subfornitura (-11,2% su base tendenziale, anno su anno, e -5,4% su base congiunturale, cioè rispetto al trimestre precedente). Le imprese manifatturiere dichiarano forti contrazioni sia nella domanda interna (-7,3%) che in quella estera (-7,9%) e l’occupazione scende dello 0,8%. Le aspettative degli imprenditori dell’industria per il secondo trimestre sono improntate al pessimismo (il 57% degli intervistati prevede un calo della produzione di oltre il 5%), un pessimismo determinato dalla chiusura che ha riguardato aprile. La ripresa delle attività a partire da maggio rimanda le prospettive di recupero a giugno e al secondo semestre.

Costruzioni. Forte contrazione della produzione anche per le aziende edili: -13% la variazione congiunturale e -10,4% la variazione tendenziale. Cala anche l’occupazione di 1,4% rispetto al 1° trimestre 2019 e di 4,5% sul trimestre ottobre-dicembre 2019. Prospettive decisamente negative per il 2° trimestre 2020: quasi la metà degli imprenditori intervistati prevede un calo della produzione.

Commercio. Negativa la congiuntura del commercio al dettaglio dove le vendite sono calate del 10% rispetto al ottobre-dicembre 2019 e del 3,7% rispetto gennaio-marzo 2019. Si riduce anche l’occupazione: di 1,9% su base congiunturale, dello 0,8% su base tendenziale. In grande difficoltà non solo la piccola e media impresa ma anche la grande distribuzione organizzata. Molto pessimismo tra gli operatori del commercio: oltre il 60% prevede un calo significativo delle vendite.

DETTAGLIO TERRITORIALE

Qui Pordenone. Nel primo trimestre la manifattura ha dichiarato un calo della produzione del -6,4% rispetto al trimestre precedente (congiunturale) e addirittura un -13% rispetto al primo trimestre 2019 (tendenziale). La subfornitura a Pordenone “pesa” per il 71,6% sul fatturato totale della manifattura. Le costruzioni registrano -6,8 congiunturale e -5,5% tendenziale, il commercio segna un -14% congiunturale e un -1,7% tendenziale per quanto riguarda le vendite, mentre i servizi di ospitalità segnano un -26,5% congiunturale e un -22,9% tendenziale.

Qui Udine. Pur se con percentuali leggermente migliori del pordenonese, anche i dati di Udine registrano segni meno a consuntivo di primo trimestre. La manifattura chiude il primo trimestre con una produzione al -4,2% rispetto al trimestre precedente e -5,6% rispetto al primo trimestre 2019. La subfornitura a Udine “pesa” per il 60,4% sul fatturato totale della manifattura (oltre 10 punti in meno rispetto a Pordenone). Male le costruzioni, con -19% congiunturale e -14,2% tendenziale. Commercio a -8,1% e -4,6%. Turismo -11,1% e -20,6%.

Pn-Ud. In entrambi i territori a soffrire di più sono state le imprese più grandi, con più dipendenti, per quanto riguarda sia la manifattura sia le costruzioni sia il commercio, mentre nell’ospitalità sono le piccole realtà ad aver registrato numeri peggiori.
Per quanto riguarda il dettaglio della produzione manifatturiera nei suoi sotto-settori, l’andamento del 1° trimestre pare più pensante per il territorio pordenonese, che nel complesso registra un -13% a fronte di un -5,6% dichiarato dalle imprese udinesi del comparto (-9,2% in media nei due territori): nel legno-mobili, -9,3% a Pordenone contro il -8,7% di Udine, nel comparto metalli -15,4% a Pordenone a fronte del -8,2% di Udine, nella meccanica -19,7% a Pordenone contro addirittura un +0,6% di Udine, negli altri segmenti del manifatturiero -8,9% a Pordenone a fronte di un -5,6% di Udine.

Secondo trimestre. Per quanto riguarda le previsioni per il secondo trimestre, in attesa dei dati definitivi, il 56,8% delle imprese della manifattura prevede diminuzioni di oltre il -5% per quanto riguarda la produzione (sale al 60,3% delle imprese per quanto riguarda la subfornitura), e solo il 7,2% delle imprese manifatturiere prevede aumenti di produzione di oltre il 5%. Il settore con attese più negative si conferma quello dei servizi dell’ospitalità: addirittura il 78,6% prevede un calo di oltre il -5% sulle vendite. Negativo anche il commercio (il 52,8% delle imprese prevede cali forti), mentre leggermente più stabili sono le attese per commesse nelle imprese delle costruzioni, che prevedono stabilità nel 30,1% dei casi e forti cali nel 36,7% dei casi, pur risultando uno dei comparti già più colpiti dalla crisi economica negli ultimi anni.
(2 – fine)

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In copertina, la sede udinese della Camera di commercio; all’interno, la presentazione dei dati.

Coronavirus, imprese e problemi di liquidità: “Bisogna fare presto!”

di Gi Elle

Anche in Friuli Venezia Giulia, è molto preoccupante la situazione sanitaria scatenata dall’emergenza Coronavirus, ma altrettanto lo è – e lo sarà ancora di più – quella economica, per cui la priorità della politica è quella di dare una sollecita risposta alla crisi di liquidità delle aziende coinvolte e che ormai riguarda, pur con misure diverse, ogni settore produttivo. Si tratta, quindi, di realizzare una ricognizione completa appunto sulle liquidità che possono essere messe a disposizione delle imprese Fvg, attraverso una “cabina di regia” stabile, in attesa di conoscere le risorse che saranno stanziate dal Governo nazionale attraverso il decreto licenziato lunedì scorso.
Se ne è parlato durante una videoconferenza che gli assessori regionali alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, e alle Finanze, Barbara Zilli, hanno tenuto con i rappresentanti delle categorie produttive. Ricordando la pubblicazione sul Bur della legge regionale 3/2020 che stanzia 33,5 milioni di euro a favore delle imprese per lenire le conseguenze dell’impatto del Covid-19 sull’economia, Bini e Zilli hanno raccolto le indicazioni degli attori del Made in Fvg. “Le imprese – hanno detto i due assessori, come riferisce una nota Arc – hanno bisogno prima di tutto di ‘cassa fresca’. Serve quindi un monitoraggio continuo della situazione attraverso la ‘cabina di regia’ che ci permetta di intervenire in maniera efficace con nuovi provvedimenti e con tutti gli strumenti finanziari possibili”.
Rilevando che “le disponibilità non sono infinite e comunque non potranno coprire tutti i bisogni”, gli esponenti della Giunta Fedriga hanno indicato anche leve eccezionali su cui agire: l’utilizzo anticipato dell’avanzo di bilancio – richiesta già formulata dalle Regioni – e un’eventuale ulteriore rimodulazione dell’Irap. Altri approfondimenti saranno condotti sulla possibilità di attingere alle risorse della programmazione europea in chiave di spesa corrente e sulla revisione delle normative sugli aiuti di Stato. I rappresentanti delle categorie economiche hanno insistito sulla necessità di tenere conto delle caratteristiche di apertura internazionale del tessuto produttivo regionale. Se, in altri termini, l’emergenza sanitaria rientrerà a livello nazionale in tempi ragionevoli, ugualmente gran parte dei Paesi con i quali le imprese del Friuli Venezia Giulia lavorano si troveranno in una situazione ancora molto critica, causando forti problemi di commesse, forniture e attività in trasferta.

Il ruolo di Mediocredito

Dopo i vertici di Friulia e Frie, gli assessori regionali Zilli e Bini hanno sentito i vertici e i dirigenti di Mediocredito Banca Fvg. Come ha specificato in apertura, Barbara Zilli, che aveva convocato la videoconferenza, la volontà della Regione è ora di potersi confrontare con le componenti dell’economia del Friuli Venezia Giulia anche rispetto al nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per valutare assieme ai soggetti interessati quali possano essere le migliori misure da adottare per essere rapidamente al fianco delle categorie economiche che maggiormente risentono della crisi causata dall’emergenza sanitaria.
Da tutti gli incontri, è emersa l’urgenza di mettere appunto a disposizione liquidità, soprattutto per le piccole e le micro imprese. “Uno sforzo – ha aggiunto Zilli – per il mondo bancario che la Regione condividerà con le partecipate e con tutto il sistema regionale”. “A Friulia, Finest, all’intero sistema bancario – ha detto Bini – chiediamo infatti di compiere uno sforzo per mettere in campo risorse importanti e a condizioni straordinarie per il sistema economico del Friuli Venezia Giulia, perché possa fare fronte alla grave situazione causata dall’emergenza”. “Quando l’emergenza sarà conclusa – ha aggiunto – si opererà in condizioni finanziarie diverse”. Il presidente di Mediocredito, Edgardo Fattor, ha espresso condivisione per le impostazioni dei due esponenti del Governo Fedriga, assicurando la massima disponibilità a mettere a disposizione l’Istituto per le valutazioni e le proposte utili a favorire un sostegno adeguato all’economia in crisi.

Tari, turismo e ristorazione

“Cogliamo con favore il posticipo dei termini (30 giugno) entro i quali i Comuni debbono approvare le tariffe Tari, ma questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo”. Lo ha detto, a Trieste, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a commento del provvedimento del Governo, contenuto nel decreto legge “Cura Italia”, rivolto ai Comuni e relativo al differimento dei termini per l’approvazione delle tariffe della Tari. Come ha sottolineato lo stesso Roberti, “è del tutto evidente che in questo momento le Amministrazioni municipali non possono pensare a questi adempimenti, essendo esse impegnate a fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ad ogni modo, non è solo con le proroghe che si può sopravvivere”.
L’assessore ha invitato quindi il Governo a trovare le risorse adeguate “per ristorare quei Comuni che intendano intervenire sulle tariffe avendo l’obiettivo di non gravare sulle categorie più colpite dalla crisi in atto. In particolar modo, mi riferisco a quelle aziende che operano nei settori del turismo e della ristorazione, come alberghi, bar e ristoranti”. “Ogni dato – ha spiegato Roberti – ci dice che queste sono sicuramente le attività più penalizzate. E’ quindi necessario garantire ai Comuni quelle entrate che consentano loro di poter dare un importante sostegno a quegli esercizi così duramente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia”. “Diversamente – ha concluso l’assessore – a settembre gli stessi Enti locali si troveranno a chiedere ingenti risorse a chi oggi è chiuso per legge”.

L’aiuto dei commercialisti

Anche la categoria dei dottori commercialisti è vicina al mondo delle imprese del Friuli Venezia Giulia in difficoltà per l’emergenza da Coronavirus e sta collaborando con la Regione per individuare le soluzioni migliori al fine di sostenere il tessuto economico-produttivo. È quanto emerso dalla riunione in videoconferenza che gli assessori regionali Barbara Zilli e Sergio Emidio Bini hanno convocato e alla quale hanno partecipato i vertici regionale e provinciali dell’Ordine dei dottori commercialisti. Questi ultimi hanno condiviso la linea adottata dagli esponenti regionali, ma anche l’ipotesi di assicurare una “boccata d’ossigeno” alle piccole e microimprese attraverso la disponibilità di risorse immediate, atte a ristorare gli effetti negativi della crisi. “Gli incontri in videoconferenza già svolti e in programma – ha detto Zilli in apertura – servono ad aiutarci a comporre le decisioni dalle quali potranno scaturire gli interventi che la Regione intende definire al più presto e che non possono prescindere dall’ascolto delle proposte di tutte le componenti interessate”. Proposte frutto anche del “tavolo aperto” avviato con categorie ed esponenti delle componenti interessate che, come ha precisato Bini, dovranno pervenire entro oggi in modo da consentire alla Giunta regionale riunita per domani, venerdì, di delineare le prime iniziative. Ai commercialisti, Barbara Zilli ha infine chiesto un parere sul decreto Salva Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di delineare in modo puntuale gli interventi che la Giunta sottoporrà a breve al Consiglio regionale.

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In copertina, il Palazzo della Regione Fvg in piazza Unità d’Italia a Trieste.