Tarcento, nasce l’Ospedale di comunità all’Opera Pia Coianiz con 20 posti letto a favore del Distretto Torre: sabato il via

«Il documento sottoscritto nella giornata di oggi presso l’Asp “Opera Pia Coianiz” di Tarcento, che prevede l’attivazione di un modulo dell’Ospedale di comunità a partire dal prossimo 1 febbraio, rappresenta un traguardo importante, nella pratica e simbolicamente. È il risultato di un lavoro di squadra, frutto di un percorso condiviso, che vuole rispondere alle reali necessità della cittadinanza, in seno a una progettualità centrata sull’integrazione socio-sanitaria. Con la sottoscrizione di oggi raggiungiamo un obiettivo strategico, di grande portata: è a questi target che puntiamo, su cui lavoriamo, nella certezza di aver intrapreso il percorso più corretto per adeguare il nostro sistema sanitario alle nuove condizioni demografiche e di salute della popolazione». Sono le parole dell’assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, che ieri mattina è intervenuto, negli spazi dell’Azienda pubblica per i servizi alla persona, dove il presidente della stessa Asp, Giovanni Zuccolo, e il direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, Denis Caporale, hanno firmato l’accordo per l’attivazione dell’Ospedale di comunità all’interno della Coianiz. Presenti anche il sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, il pievano di San Pietro Apostolo, monsignor Luca Calligaro, e i componenti del consiglio direttivo dell’Asp.

«Si tratta del primo esempio del nuovo modello organizzativo sul territorio dell’Asufcc – ha ricordato l’esponente della Giunta Fedriga, come informa una nota Arc -. Dispone di 20 posti letto dedicati, in linea con la programmazione sanitaria regionale e dell’Azienda sanitaria. L’Ospedale di comunità nasce per dare una soluzione concreta alle persone che, a seguito di un episodio di acuzie o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità. La cronicità è uno dei temi del nostro tempo, per ragioni di età e di lunghezza della vita, oltre che per la percentuale elevata di comunità anziana del Friuli Venezia Giulia, ormai prima regione in Italia in questo senso».
L’assessore Riccardi ha sottolineato come il raggiungimento di questo traguardo sia stato possibile grazie alla concreta collaborazione dei diversi soggetti coinvolti in questa primissima sperimentazione, che tra l’altro consentirà di verificare nella pratica anche le linee guida legate agli Ospedali di comunità. «L’operatività sinergica, lontana da sterili polemiche, che guarda al bene comune del cittadino, in un momento storico non semplice, è determinante per poter adeguare un sistema ormai obsoleto, che necessita di urgenti revisioni. Peraltro, per Tarcento abbiamo investito risorse ingenti, per l’implementazione del Distretto sanitario».
Il modulo dell’Ospedale di comunità nelle valli del Torre si configura come struttura sanitaria di ricovero breve, che afferisce alla rete di offerta dell’assistenza territoriale; svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni socio-sanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e più prossimi al domicilio. L’Asp tarcentina mette a disposizione il personale medico, infermieristico, assistenziale e i fisioterapisti, mentre sarà compito del Distretto sociosanitario del Torre il monitoraggio della qualità delle prestazioni erogate, la congruità e l’appropriatezza degli standard assistenziali e dei piani di assistenza di ogni singolo ospite. Il via del nuovo servizio, come detto, sabato prossimo.

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In copertina, l’assessore regionale Riccardi (al centro) durante la firma dell’atto che dà avvio al servizio sanitario; all’interno, gli intervenuti all’incontro e la visita alle strutture dell’Asp di Tarcento.

(Foto Regione Fvg)

La Regione Fvg assicura Tarcento: nessuna riduzione all’Opera Pia Coianiz nell’assistenza dell’ambito Torre

«A seguito della redistribuzione nell’intero territorio della provincia di Udine, non verrà meno la presenza dei posti letto nell’ambito territoriale del Torre in relazione al numero di posti letto della “Opera Pia Coianiz” di Tarcento. I 13 posti eccedenti i 20 indicati dal decreto ministeriale 77 sono stati tutti accreditati e potranno essere dunque utilizzati per funzioni coerenti con le attività legate alla residenzialità per anziani». Lo ha comunicato l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che ha incontrato a Tarcento l’assemblea dei sindaci proprio dell’Ambito territoriale del Torre, per fare il punto – come informa una nota Arc – sui riflessi della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale sull’organizzazione dell’Azienda pubblica di servizi alla persona “Opera Pia Coianiz”. Risposte che, però, non si possono confondere – ha osservato l’esponente della Giunta Fedriga – rispetto al bisogno sanitario riguardo al quale si è introdotto il concetto di ospedale di comunità prevedendo la presenza di una struttura ogni 100mila abitanti, con nuclei di 20 posti letto.

Riccardo Riccardi


Soffermandosi, poi, sul numero complessivo di posti letto nelle Rsa del territorio, Riccardi ha sottolineato come il totale sia aumentato anziché diminuito, passando dai 283 posti letto di fine 2023 ai 296 di giugno 2024. «I posti che venivano utilizzati all’interno di questa struttura – ha spiegato il titolare della sanità Fvg – hanno consentito ai pazienti che arrivavano da altri distretti di poter essere ospitati in strutture più vicine a casa».
Il rappresentante dell’Esecutivo regionale ha, inoltre, sostenuto l’importanza di investire con decisione nell’ambito dell’assistenza per persone non autosufficienti, alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione. «Qui a Tarcento troviamo un’esperienza solida – ha sostenuto infine l’assessore Riccardi – che può fungere da faro per esprimere modelli di governo da poter mettere in pratica anche in altre strutture del territorio».

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In copertina, un’ala dell’Opera Pia Coianiz di recente costruzione a Tarcento.

A Rizzolo commosso addio a Edi Colaoni. Il celebrante: abbiamo perso un amico che voglio ricordare come un diamante

di Giuseppe Longo

REANA – Edi Colaoni, oltre al suo Rojale, amava tanto anche la montagna. E la morte, quasi fosse un segno del destino, lo ha colto improvvisa proprio a Ravascletto, in Alta Carnia, dove da qualche giorno l’ex sindaco di Reana era in vacanza. E prima del canto finale, con il quale si invocano gli Angeli e i Santi affinché assistano l’anima nel viaggio della speranza verso la meta finale, il coro ha intonato uno struggente “Signore delle cime”, nel quale, rivolgendosi al Dio del cielo, si canta “un nostro amico hai chiesto alla montagna. Ma ti preghiamo: su nel Paradiso lascialo andare per le tue montagne”. Parole che si ripetono anche nella seconda strofa musicata nel 1958 da Bepi De Marzi, dopo la preghiera a Maria, Signora della neve. Parole e musica così suggestive che hanno fatto scendere le lacrime a molti di coloro che hanno voluto partecipare all’ultimo saluto al cavaliere al merito della Repubblica, celebrato nella gremita Chiesa dei Santi Ilario e Taziano affrescata da Renzo Tubaro, a Rizzolo, che sorge accanto a quella casa in cui Edi era nato 63 anni fa e viveva con la moglie Marina, i figli Valentina e Thomas, vicino all’anziana mamma Lidia che era rimasta vedova in giovane età e che ora deve sopportare anche lo strazio della perdita prematura dell’unico figlio, scomparso a poche ore dal compleanno.

Ha celebrato la Messa di suffragio e le esequie don Federico Mosconi, che opera a Trieste e che da decenni era amico di Edi Colaoni, il quale aveva accanto il parroco del Rojale don Agostino Sogaro, padre Marco Bertoni, missionario saveriano in Africa e coetaneo del defunto, e altri due sacerdoti. «Fino a pochi minuti prima eravamo insieme, poi improvvisamente ci hai lasciato», ha detto don Mosconi, sottolineando il carattere aperto, solare, scherzoso e ironico di Colaoni, eclettico per dirla con una parola. «Mi piace immaginarlo – ha aggiunto – come un diamante, fatto di tante facce, ognuna delle quali rappresentava un modo di essere di Edi: nella famiglia, nel paese, nel suo lavoro in Autovie Venete, nel Comune, nelle Associazioni». Un volto amico di tutti che ha richiamato nelle sue parole anche lo stesso don Bertoni, classe 1960 come Edi, mentre Roberto Volpetti, presidente dei Partigiani Osoppo, ha sottolineato la preziosa presenza di Colaoni nel volontariato espresso in tante forme – nella stessa Apo Friuli, tra i Carabinieri in congedo, nella Pro Rojale e si potrebbe continuare ancora -, mentre Anna Zossi, sindaco di Reana da appena due mesi, ha rievocato quanto sia stato fecondo l’impegno di Edi Colaoni nella civica amministrazione, soprattutto durante i due mandati in cui è stato primo cittadino. Tutti interventi sottolineati da fragorosi applausi nei quali si sono associati anche quelli del vicepresidente della Regione Fvg, Riccardo Riccardi, intervenuto con il consigliere Edi Morandini, concittadino del defunto, molti sindaci friulani in carica o emeriti come lo era lo stesso Colaoni, gli onorevoli Angelo Compagnon e Ferruccio Saro.

Prima della benedizione della salma, impartita dallo stesso don Mosconi, è stata letta la preghiera del volontario della Protezione civile, corpo che ha sempre visto entusiasta partecipe Colaoni. Al termine, tra due ali di folla, il feretro è uscito di Chiesa e ha lasciato per l’ultima volta Rizzolo. Ma il grato ricordo di Edi rimane, quello non si cancella e continuerà a vivere oltre la morte, come ha sottolineato il celebrante. Per il credente, infatti, con la dipartita non tutto finisce, ma segna soltanto l’inizio di un’altra vita, in una nuova dimensione, quella dell’eternità. Mandi Edi!

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In copertina, il saluto al feretro all’uscita della Chiesa di Rizzolo; all’interno, immagini del rito presieduto da don Federico Mosconi e che ha visto gli interventi del sindaco Anna Zossi, di padre Marco Bertoni e di Roberto Volpetti per l’Apo Friuli.

Maltempo, la strada per Sappada già ok. Situazione più complessa in Val Pesarina

«La viabilità della strada regionale di Sappada che collega il Friuli Venezia Giulia al Veneto è in via di risoluzione nella giornata di oggi con la deviazione del traffico su una bretella a regime di traffico alternato. Più complessa, invece, è la situazione che riguarda la Val Pesarina dove i tempi di ripristino della carreggiata saranno meno veloci». Lo ha detto l’altro giorno l’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, a margine dei sopralluoghi compiuti a Prato Carnico (presente il sindaco Erica Gonano) e a Sappada (con il sindaco Alessandro De Zordo) a seguito dei danni causati dalla recente ondata di maltempo.


Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, gli eventi atmosferici accaduti e le conseguenti frane «sono fenomeni che ormai stiamo conoscendo: puntuali, brevi e molto violenti; ai quali siamo pronti a dare, come nel caso di Sappada, una risposta immediata, con una sinergia che coinvolge anche le competenze dell’assessore Amirante attraverso Fvg Strade». In relazione alla frana del ghiaione del Rio Bianco in Val Pesarina, che ha interrotto la Strada regionale 465, Riccardi ha evidenziato che la carreggiata non presenta una viabilità semplice in quanto insiste su tre tornanti. Inoltre, la dimensione franosa, a una prima stima, «appare essere venti volte più grande di quella che ha bloccato la strada di Sappada». Il vicepresidente della Giunta poi ha ricordato come la Regione Fvg in questi anni abbia investito importanti risorse per gli interventi finalizzati alla prevenzione e alla difesa del territorio, osservando che senza quegli investimenti le conseguenze di un evento come quello accaduto in questi giorni sarebbero state ben più pesanti.
L’assessore ha, infine, sottolineato che l’Amministrazione regionale continuerà a stanziare ulteriori risorse al fine di cantierare altre opere per la protezione del territorio, attraverso un approccio multidisciplinare che comprende, oltre alla Protezione civile, anche le articolazioni regionali delle Infrastrutture e della Difesa dell’ambiente.

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In copertina e qui sopra il sopralluogo dell’assessore Riccardo Riccardi a Sappada; all’interno, in Val Pesarina.

(Foto Regione Fvg)

PrimaCassa Fvg, riparte il progetto Comunità e montagna in sicurezza

Promosso da PrimaCassa Credito Cooperativo Fvg, il progetto di responsabilità “Comunità e montagna in sicurezza” si prefigge di distribuire, nel prossimo triennio, ulteriori 12 kit per il pronto intervento nel caso di emergenza sanitaria composti da defibrillatore automatico (Dae), un kit emorragia e una dotazione di adrenalina in fiale. Come luoghi principali di collocazione sono stati individuati i rifugi, gli esercizi commerciali, le malghe attive, le pievi, i punti di ristoro in quota e sul demanio sciabile. Soprattutto, però, oltre 750 volontari saranno trasformati in altrettante sentinelle territoriali dell’emergenza sanitaria grazie alla partecipazione ai 36 corsi di formazione che saranno organizzati sul territorio. L’obiettivo dichiarato della banca è quello di rendere capillare la dotazione dei kit in alta quota e nei vari territori di competenza, in collaborazione con le Associazioni locali e, in primis, con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Fvg, presieduto da Sergio Buricelli e con il Comitato Regionale Federazione Medici Sportivi Italiana del Fvg, presieduto da Fernando Agrusti.

«Il nostro convinto sostegno al proseguimento del progetto del valore triennale (2024-2026) di quasi 80mila euro che si aggiungono ai precedenti 106mila euro (per 30 kit distribuiti e oltre 300 persone formate) – ha spiegato il presidente di PrimaCassa Fvg, Giuseppe Graffi Brunoro, banca aderente al Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca – è stato possibile grazie ai nostri soci e clienti che ci consentono di riversare molte risorse sul territorio. Un sostegno che non verrà meno nemmeno in futuro e che potrà estendersi anche alla promozione dell’educazione al primo soccorso da diffondersi tra i giovani attraverso le iniziative dei Giovani Soci di PrimaCassa. Nel prossimo triennio, i corsi formativi saranno realizzati in collaborazione con le Associazioni locali anche sul territorio collinare e della pianura friulana al fine di rendere sempre più diffusa la conoscenza delle competenze per essere pronti ad agire in caso di necessità. Il nuovo programma formativo gratuito, grazie al sostegno di PrimaCassa Fvg, ha preso avvio in luglio con il primo corso organizzato a Collina di Forni Avoltri e con tutti gli altri appuntamenti che vengono tempestivamente segnalati su: https://www.primacassafvg.it/eventiprimacassa/eventi, dove gli interessati possono iscriversi liberamente», ha concluso Graffi Brunoro.
«La sicurezza si fa con la comunità e insieme alla comunità. Con questo progetto diamo una risposta ai cittadini in termini di appropriatezza dei servizi del sistema sanitario regionale. Diamo prosecuzione a una serie di iniziative volte a garantire sicurezza attraverso un sistema sanitario capillare che dà risposta ai bisogni di salute nel momento in cui questi si manifestano», ha detto l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, intervenuto negli spazi della Casa della Contadinanza, nel Castello di Udine, all’illustrazione del progetto. «Ringrazio ideatori, protagonisti, sostenitori, istituzioni che hanno creato la rete per rendere operativo il progetto – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga -. Il sistema dell’emergenza sanitaria di questa Regione è una punta di eccellenza che ha saputo estendere la propria qualità nella collaborazione e nelle alleanze con altri soggetti attivi sul territorio, come in questo caso PrimaCassa e le comunità locali».

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In copertina, il presidente Graffi Bruno con l’assessore regionale Riccardi; all’interno, la presentazione del progetto presenti anche Sergio Buricelli e Fernando Agrusti.

Maltempo e frane in Friuli, la Regione monitora la situazione con Riccardi che sorvola in elicottero le zone colpite

L’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha effettuato ieri mattina un sopralluogo sulle località del territorio friulano maggiormente colpite dalle frane causate dal maltempo degli ultimi giorni. Nel dettaglio, l’assessore ha sorvolato in elicottero le aree interessate dagli eventi franosi occorsi nei Comuni di Amaro (sull’autostrada A23 e sulla strada militare a uso pubblico Amaro-Campiolo), Treppo-Ligosullo (strada comunale per Castel Valdajer) e Tolmezzo (località Cazzaso).

Riccardi sull’elicottero.

«Ad Amaro – ha rilevato Riccardi – la situazione è monitorata per definire quali tipologie di interventi siano necessarie al fine di ripristinare completamente la circolazione sulla A23, al momento riaperta nel tratto Carnia-Pontebba verso Udine e interdetta in direzione opposta. La frana di Ligosullo è quella che ha avuto la portata maggiore (oltre 2mila metri cubi di materiale) ma su una strada fortunatamente poco frequentata: in questo caso bisognerà procedere sia alla rimozione del terriccio che occupa l’intera carreggiata, sia alla messa in sicurezza del crinale. A Cazzaso, infine, parliamo di un fenomeno franoso già verificatosi in precedenti occasioni di forti precipitazioni e che è da tempo oggetto di monitoraggio».
L’assessore ha posto l’accento sugli effetti sul territorio provocati dai «repentini cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo, con piogge sempre più frequenti e violente. I dati elaborati dalla Commissione di Protezione civile – ha segnalato Riccardi – indicano che, nell’arco di un anno, le precipitazioni in regione sono aumentate del 30%: è evidente come una maggior quantità di acqua possa avere ripercussioni sulla tenuta del suolo e causare fenomeni avversi come è avvenuto ad Amaro, Ligosullo e Cazzaso».

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In copertina, la frana sulla strada per Castel Valdajer a Ligosullo.

Nel 2026 sarà mezzo secolo dal terremoto che sconvolse il Friuli: Regione al lavoro per ricordare distruzione e rinascita

«I compiti del neocostituito Comitato per l’organizzazione degli eventi che caratterizzeranno il cinquantennale del terremoto in Friuli nel 1976 saranno quelli di raccogliere le esperienze, le storie, ma soprattutto quella grande lezione nata dalla tragica esperienza che la regione ha vissuto e che ha saputo trasformare in un modello per la ricostruzione. L’obiettivo è rendere attuali quelle storie ed esperienze, che hanno caratterizzato la rinascita del territorio colpito dal sisma, anche rispetto ai temi dei nostri giorni legati, in particolare, alle politiche della gestione delle emergenze e alle politiche sulla realizzazione delle opere pubbliche». È quanto, in sintesi, è emerso ieri mattina dalla prima riunione del neocostituito Comitato per l’organizzazione degli eventi legati al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976 che la Regione Fvg organizzerà nella primavera del 2026. Alla prima riunione – nella sede della Protezione civile a Palmanova – hanno partecipato i componenti del Comitato: gli assessori regionali Riccardo Riccardi (Protezione civile), Barbara Zilli (Finanze) e Cristina Amirante (Infrastrutture e territorio) con le rispettive direzioni regionali, oltre al presidente dell’Associazione sindaci della ricostruzione del Friuli, nonché primo cittadino di Gemona, Roberto Revelant. La cittadina pedemontana, come è noto, venne definita “capitale del terremoto” per la sua totale distruzione e le sue 400 vittime.


Nel primo confronto si sono gettate le basi e le direttrici lungo le quali procedere nell’organizzazione del cinquantennale dell’esperienza che ha profondamente segnato il Friuli Venezia Giulia. «Abbiamo davanti a noi – ha evidenziato l’assessore Riccardi – un tempo congruo e necessario al fine di organizzare, coinvolgendo tutti i protagonisti di quella esperienza dalla quale è nata anche la nostra Protezione civile, un grande evento. Che, oltre a commemorare il disastro e la grave perdita di vite umane, dovrà valorizzare e attualizzare, facendone un tesoro da condividere, l’esperienza di allora per rendere maggiormente efficiente la macchina amministrativa di fronte alle emergenze e agli interventi post-emergenza. Un momento di grande virtuosità che il Friuli Venezia Giulia seppe mettere in campo e di cui oggi c’è ancora bisogno».
«Abbiamo già stanziato – ha evidenziato l’assessore alle Finanze, Barbara Zilli – le prime risorse economiche che serviranno a dare gambe al Comitato che si è appena costituito. Siamo pronti a dare vita a tavoli di confronto con tutti i soggetti che saranno coinvolti per raccogliere e condividere idee utili per la realizzazione delle celebrazioni per l’anniversario. Un’occasione fondamentale – ha proseguito – anche per fare un bilancio definitivo sulla ricostruzione, che è stata e continua a essere modello non solo in Italia, ma nel mondo per quelle che sono state normative, modalità, organizzazione, gestione e tempi di esecuzione. Portare avanti questo esempio con le nuove generazioni è doveroso e le molte iniziative degli ultimi anni, anche con l’Università di Udine e le collaborazioni internazionali sulle tematiche della gestione dei rischi, ne sono una testimonianza che potrà essere valorizzata anche in occasione del cinquantennale. Un riconoscimento particolare – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – sarà tributato alla gente del Friuli, che si è contraddistinta allora, e continua a farlo anche oggi, per la sua grande capacità di reazione davanti alle difficoltà, anche le più tragiche».
«Dalla grande lezione che il Friuli Venezia Giulia ha dato nel post-terremoto del 1976 – ha sottolineato l’assessore Amirante – può venire, in occasione dell’anniversario dei 50 anni, una riflessione su come quell’esperienza possa ancora insegnare molto al comparto dell’edilizia e delle costruzioni in un settore e in un mondo che sono completamente cambiati. Il passato, però, può ancora essere da stimolo e insegnarci a capire come investire oggi sulla professionalizzazione della filiera delle costruzioni e sul rapporto tra questa filiera e la pubblica amministrazione in materia di opere pubbliche».

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In copertina, il Duomo di Gemona simbolo di Gemona distrutta; all’interno, la prima pagina del Messaggero Veneto il giorno successivo al sisma del 6 maggio 1976.

La Scuola dell’infanzia di Prepotto dedicata a Elena Lo Duca la volontaria che ha perso la vita nel bosco in fiamme

«Siamo profondamente grati all’Amministrazione e all’intera comunità di Prepotto per aver scelto di intitolare un istituto scolastico a Elena Lo Duca. Una donna dal carattere forte, mossa da un grande senso del dovere verso la propria comunità, che ha sempre creduto profondamente nei valori della sicurezza, del volontariato e del sacrificio per aiutare le persone in difficoltà. Questa scuola è il luogo ideale per accogliere la lezione indimenticabile che ha lasciato a tutti noi». Lo ha affermato l’assessore regionale alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, durante la cerimonia di intitolazione della Scuola dell’infanzia di Prepotto a Elena Lo Duca, la volontaria di Protezione civile e agente di Polizia che nel luglio del 2022 perse la vita durante le attività di bonifica di un’area boschiva distrutta da un incendio vicino al piccolo borgo nella Valle del Judrio.

«Elena Lo Duca è stata una straordinaria rappresentante di quell’esercito silenzioso di persone che ogni giorno si mette in gioco per salvare chi è in pericolo – ha sottolineato Riccardi, dopo i saluti del sindaco Mariaclara Forti -. Donne e uomini della Protezione civile che per la passione per il volontariato sono pronti a mettere a repentaglio la propria vita».
Nel portare i saluti del governatore Fedriga, l’assessore Riccardi ha anche avanzato una proposta. «Questo mondo dovrebbe pensare a un grande progetto per diffondere il valore universale della sicurezza intitolato proprio a Elena Lo Duca». «Non dobbiamo piangere per averla persa, ma sorridere per averla avuta», ha concluso l’esponente della Giunta regionale citando le Sacre Scritture.

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In copertina, il volto sempre sorridente di Elena Lo Duca che ha lasciato un grande esempio.

In Fvg dalla grandine alle mareggiate: risulta pesantissima la conta dei danni

Ammonta a 650 milioni di euro la stima dei danni al patrimonio privato complessivi causati dalle eccezionali grandinate verificatesi in diverse aree del territorio regionale negli scorsi luglio e agosto, mentre quelli derivanti dalle mareggiate di inizio novembre – soprattutto a Grado, Lignano e Barcola – raggiungono complessivamente la cifra stimata di 190 milioni di euro. Lo ha comunicato in Consiglio regionale l’assessore con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi.

Riccardi e Fedriga


«Per quanto riguarda il maltempo dei mesi estivi – ha specificato il rappresentante dell’Esecutivo Fedriga – sono stimati 270 milioni di euro per i danni subiti dalle attività imprenditoriali, 150 milioni per i veicoli danneggiati e 320 per le abitazioni. Contiamo di definire le ipotesi di anticipazioni tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 e di perfezionare nel primo trimestre del nuovo anno i decreti di concessione, che potranno consentire l’erogazione delle prime anticipazioni ai cittadini».
Sono 70, invece, gli interventi d’urgenza individuati in 39 Comuni per far fronte ai danni delle ultime mareggiate, per una spesa complessiva di 5,1 milioni di euro, di cui 3,6 già impiegati per l’avvio dei lavori. «Tra gli interventi ancora da avviare – ha spiegato Riccardi – rientrano quelli relativi alla frana di Clauzetto e alla messa in sicurezza del collegamento tra Muggia e il confine con la Slovenia. Gli interventi previsti negli altri Comuni saranno finanziati con i restanti 15 milioni inseriti nel capitolo, 6 dei quali verranno destinati al Comune di Trieste».

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In copertina, la mareggiata di novembre a Grado ha provocato gravi danni.

Telethon a Udine, 24 ore di corsa per vincere le malattie rare con quasi 700 squadre un grande record per il Fvg

«Ventiquattr’ore di corsa, per la ricerca, per vincere le malattie rare; ventiquattr’ore di solidarietà, che valgono il tempo di tante vite umane, per dare speranza a chi soffre, per allargare ancora di più l’orizzonte di chi non vuole arrendersi, né davanti alla malattia, né ai limiti della scienza e della tecnologia. Telethon è il cuore grande del Friuli Venezia Giulia che batte, generoso, attraverso lo sport, in una staffetta che quest’anno ha superato tutti i record: 690 squadre, un orgoglio per la nostra regione, che racconta dell’impegno di grandi professionisti della salute e di comunità, di uomini e donne pronti a dare il proprio contributo volontario, sempre, per aiutare chi è nel bisogno». Queste le parole del vicegovernatore Fvg, Mario Anzil, nella giornata in cui, nel primo pomeriggio di ieri, in piazza Primo Maggio, a Udine, ha preso avvio la 24 ore della 25ma edizione di Telethon, staffetta benefica nata per raccogliere fondi per la promozione della ricerca scientifica sulle malattie rare, che si concluderà oggi.

Barbara Zilli

Mario Anzil

Nel suo intervento introduttivo sul palco, all’avvio della manifestazione – alla quale ha preso parte come podista -, l’assessore regionale Barbara Zilli, ha portato il saluto del governatore della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e ha sottolineato che «sport e solidarietà sono ancora una volta assieme, in un binomio vincente. A parlare prima di ogni altra cosa sono i numeri record di iscrizioni di questa 25ma edizione, sinonimo del grande entusiasmo che c’è attorno a Telethon. Il Friuli Venezia Giulia è una terra generosa, che ha ricevuto molto nei momenti di difficoltà come quelli del terremoto, ma che proprio da quell’esperienza ha imparato a dare, a restituire quella solidarietà».
«Uniamo la forza del volontariato a quella della ricerca; uniamo la grande capacità dei nostri professionisti della salute a quella, altrettanto straordinaria, dei nostri volontari»”, ha detto sul palco l’assessore regionale Riccardo Riccardi che ha aggiunto di essere a conoscenza del lavoro del Governo sul Dl81, sul tema di protezione civile: «Ringraziamo i ministri e speriamo di poter accantonare al più presto questa vicenda difficile per tutti noi». «La Regione è presente a questa importante manifestazione benefica con una sua squadra che corre nella speranza di poter dare sollievo alle persone alla quali è destinata la raccolta fondi», ha affermato sul palco, nel pomeriggio, l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, che ha partecipato a sua volta alla staffetta come podista, come esponente dell’Esecutivo con delega ai rapporti con il Consiglio regionale.

Riccardo Riccardi

Pierpaolo Roberti

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In copertina, la spettacolare partenza della corsa sotto il colle del Castello di Udine.

(Foto Regione Fvg)