Arlef soddisfatta per i cartelli trilingui ritornati sulla ferrovia Udine-Cividale. Il progetto Anin e la polemica sulle mappe

Nelle stazioni ferroviarie della linea Udine-Cividale sono stati reinstallati i cartelli trilingui. La rimozione della segnaletica era stata determinata dai lavori di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria, nel contesto del passaggio di gestione della linea da FUC – Ferrovie Udine-Cividale a RFI-Rete Ferroviaria Italiana, subentrata per legge nella gestione dell’infrastruttura e del servizio. «Questo importante successo è il risultato di un lavoro di gruppo portato avanti con costanza e puntualità e messo in opera in pochi mesi. RFI ha recepito rapidamente le richieste inviate da Arlef, attraverso una lettera formale, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E la sua dirigenza ha rilanciato con idee anche per il futuro che contiamo di far diventare realtà», ha affermato Eros Cisilino, presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana.
Con la posa dei nuovi cartelli, la stazione della città ducale – e con essa tutte le altre che fanno parte della linea – torna quindi a esprimere pienamente la propria identità linguistica e culturale. La presenza della segnaletica trilingue (friulano, italiano, sloveno) rappresenta infatti non solo un gesto di attenzione verso il patrimonio linguistico locale, ma anche uno strumento efficace di marketing territoriale. I cartelli trilingui tornano così a essere parte integrante del racconto del territorio: un elemento capace di accogliere viaggiatori e visitatori e di parlare loro, da subito, della cultura e dell’identità di quel luogo. Elementi, questi, che contribuiscono a valorizzare anche il patrimonio linguistico, da un lato, e la specificità del Friuli e della sua storia, dall’altro.

Intanto, il presidente Eros Cisilino, rispondendo all’intervento del consigliere regionale Enrico Bullian, ha ribadito la posizione dell’Arlef sulle mappe di Anìn, progetto pluriennale legato alla valorizzazione della lingua e dell’identità friulana. «Trovo che la polemica sollevata dal consigliere regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Enrico Bullian, non sia condivisibile perché la scelta di utilizzare proprio quella mappa, nell’ambito di un progetto pluriennale ampiamente voluto e condiviso, non è certo frutto di una libera interpretazione dell’Arlef ma di valutazioni collegiali approfondite», ha spiegato. Per fare chiarezza dopo quanto dichiarato da Bullian, l’Agenzia ha infatti diffuso un’immagine che pone, una accanto all’altra, con didascalie ben identificabili, due diverse mappe del Friuli. Come lo stesso Cisilino ha chiarito: «La mappa a sinistra, al momento sotto osservazione, è stata realizzata sulla base della definizione storico-geografica fornita da una fonte autorevole qual è la Treccani. A destra – ha proseguito il presidente dell’Arlef – è raffigurata la cartina che traccia i confini dell’area cosiddetta friulanofona. Come è facilmente apprezzabile, le due non coincidono perfettamente».
Approfondendo ulteriormente l’argomento, il presidente dell’Arlef ha ricordato ancora, citando la celebre e centenaria enciclopedia, che «il Friuli è descritto come il territorio che va dal fiume Livenza al Timavo. Un territorio (storico) in cui c’è chi parla italiano, friulano, sloveno, tedesco o veneto, bisiaco compreso. Detto ciò – ha rimarcato ancora Cisilino – c’è da dire che fra i Comuni di lingua friulana, c’è anche Monfalcone e pure Sagrado, che si trovano in Bisiacaria, ma chiesero specificamente di entrare in quella delimitazione in occasione della stesura della Legge 482 del 1999, anticipata dalla Legge regionale 15 del 1996. Non è, pertanto, un caso se anche dalla Bisiacaria arrivano domande per aderire alle celebrazioni annuali della Patria del Friuli, proprio perchè il Friuli non si limita all’area friulanofona ma a quella più ampia definita da criteri storici. Credo pertanto – ha chiuso – che Arlef nel realizzare le mappe di Anìn abbia agito con trasparenza e rigore, rispettando senza dubbio alcuno tutte le diversità che, come ricorda la norma, hanno pari dignità e non si escludono a vicenda».

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In copertina, il cartello trilingue ricomparso nella stazione dei treni a Cividale.

Scritta trilingue rimossa (e rimessa) alla Stazione di Cividale. Comuni friulanofoni e minoranza slovena grati alla Regione

La vicenda della Stazione ferroviaria di Cividale del Friuli, dove il pronto intervento della Regione Fvg ha permesso il ripristino della segnaletica trilingue friulano-sloveno-italiano, deve far riflettere su come le iniziative a tutela del multilinguismo debbano essere portate avanti in maniera unitaria dai soggetti che rappresentano le minoranze. Per questo l’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana che conta 150 Comuni friulanofoni aderenti – fin da subito nella vicenda si è mossa insieme con la Skgz, l’Unione culturale economica slovena.
“E se ce ne fosse stato bisogno – spiega il sindaco di Capriva del Friuli, Daniele Sergon, presidente dell’Aclif – avremmo coinvolto anche la minoranza tedesca, perché eventuali problematiche come quella della stazione cividalese, dove era stato sostituito il cartello trilingue che in precedenza indicava Cividale del Friuli, Cividât e Čedad, devono coinvolgere tutte le minoranze. Un diritto di una è un diritto di tutte, come anche l’attacco a un diritto fatto a una delle minoranze è un attacco a tutte e tre quelle presenti sul territorio regionale. In tal senso, ringraziamo di cuore l’Amministrazione regionale che è prontamente intervenuta per risolvere la questione”.
Sergon, assieme alla presidente del Skgz Ksenija Dobrila, aveva scritto una lettera alla Rete Ferroviaria Italiana – Direzione Operativa Infrastrutture Territoriali di Trieste e per conoscenza a Pierpaolo Roberti assessore regionale alle autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza e immigrazione e a Marco Jarc, presidente Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena in Italia. Nella missiva si sottolineava come la scritta trilingue presente a Cividale non solo ottemperava agli obblighi dell’articolo 10 della Legge di tutela della minoranza slovena n.38/01, ma anche rispondeva a finalità più ampie. “Riteniamo infatti – conclude Sergon – che, oltre alla base giuridica, è necessario aggiungere che il multilinguismo, come già sottolineato da altri attori istituzionali, è utile anche a promuovere il territorio del Friuli Venezia Giulia in chiave turistica e, in ultima analisi, a giustificare lo statuto speciale della Regione”. Da ultimo Aclif e Skgz hanno chiesto un’audizione del dirigente responsabile Rfi presso il Comitato Paritetico Per i problemi della minoranza slovena in Italia.

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In copertina, i presidenti Ksenija Dobrila (Skgz) e Daniele Sergon (Aclif).

Casarsa, alla stazione ferroviaria presto spariranno le barriere architettoniche

Da Casarsa della Delizia fino al Governo: la segnalazione di barriere architettoniche alla stazione ferroviaria di Touhami Outbaazit, costretto con la sua sedia a rotelle a grandi difficoltà per raggiungere i binari – grazie anche al sostegno dell’associazione LaLuna, del Comune e dei deputati Emanuele Loperfido e Gerolamo Cangiano – ha raggiunto Roma. E dalla Capitale la viceministro Vannia Gava ha dato l’annuncio che Rete ferroviaria italiana procederà con le opere per rendere la stazione di Casarsa, importante snodo ferroviario, a misura di persone con disabilità ma non solo, visto che il problema riguarda anche anziani, persone con ridotta mobilità e famiglie con passeggini.


“Una conquista per tutti quelli che come me si muovono su una carrozzina – ha commentato Touhami Outbaazit che per primo aveva segnalato a Laluna e al Comune le difficoltà presenti in stazione -, molti saranno felici della notizia: finalmente potremmo prendere un treno senza accompagnatori e ostacoli”. Come Giovanna De Caro, utente de Laluna che risiede in uno degli appartamenti di vita indipendente in via Runcis, a San Giovanni. “Finalmente potrò anche io – ha spiegato – prendere un treno a Casarsa in autonomia, prima avevo sempre rinunciato perché sapevo che la stazione per me era totalmente inaccessibile”. Infatti, a Casarsa per raggiungere i binari non vi sono sollevatori, rampe, scivoli o pendenze che permettano a chiunque si muova con il supporto di una carrozzina di fruire in autonomia dei servizi offerti dal Gruppo Rfi. Alla persona con disabilità risulta a tutti gli effetti impedito l’accesso in autonomia ai binari (tutti tranne che il primo, che però vede un ridotto passaggio di treni, mentre sui successivi passa il grosso dei convogli passeggeri soprattutto sulla tratta Venezia-Udine e poco oltre su quella Casarsa-Portogruaro).
Per questo l’associazione Laluna si era fatta portavoce di alcune testimonianze dirette di persone con difficoltà motorie – coinvolgendo l’amministrazione comunale – e aveva inviato due lettere, una a Rete Ferroviaria Italiana e l’altra a Trenitalia per chiedere lumi su quali fossero gli interventi previsti per la rimozione delle barriere architettoniche in stazione. Alle due missive, si era aggiunta l’interrogazione parlamentare presentata da Loperfido e Cangiano all’indirizzo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in cui si chiedeva di risolvere le criticità esistenti.
Grazie a questo gioco di squadra e alla sensibilità dimostra dal Governo, finalmente la risposta è arrivata. Presto tutte le persone con disabilità o con scarsa mobilità potranno beneficiare di una stazione ferroviaria accessibile. Infatti la stazione casarsese è stata inserita nel piano commerciale di Rfi 2022-2026 per la rimozione delle barriere architettoniche e lo scalo sarà inserito nel circuito Sala Blu di Rfi che consentirà ai viaggiatori con disabilità o ridotta mobilità di ricevere assistenza diretta ed immediata. “Un risultato importantissimo – affermano i deputati Loperfido e Cangiano -: siamo davvero soddisfatti per l’attenzione che il Governo ha dato a questo fondamentale intervento in uno snodo ferroviario così importante come quello di Casarsa. Un obiettivo raggiunto grazie al dialogo tra gli enti, ciò dimostra che una buona collaborazione tra le parti permette di ottenere ottimi successi per il bene di tutti. Porre attenzione all’inclusione delle persone con disabilità e alla loro indipendenza è un dovere e allo stesso tempo un segno di rispetto. Siamo vicini a Laluna e alle altre realtà che operano per le persone con disabilità e felici di aver contribuito a migliorare l’accessibilità ed inclusione non solo per la città di Casarsa ma per tutto il territorio della provincia di Pordenone, le cui necessità insieme al Governo ascoltiamo con costanza”.
“Abbiamo messo molta energia nel denunciare la situazione delle barriere architettoniche in stazione a Casarsa, interdetta alle persone con disabilità – ha spiegato Francesco Osquino, presidente de Laluna -. Una denuncia nel segno della civiltà che abbiamo condotto anche, con il sostegno dell’amministrazione comunale di Casarsa della Delizia, con il sindaco Claudio Colussi che ha dato un impulso decisivo per lo sblocco della vicenda e agli onorevoli Loperfido e Cangiano che ci hanno sostenuti con convinzione, portando la problematica all’attenzione del Governo, in cui la viceministro Vannia Gava ha infine completato questo lavoro di squadra per il bene di un’intera comunità. Siamo davvero soddisfatti che i nostri appelli per l’eliminazione delle barriere architettoniche siano andati a buon fine perché la mobilità sostenibile e inclusiva può davvero fare la differenza per permettere alle persone con disabilità di condurre una vita autonoma e indipendente. Continueremo a batterci al fianco di tutte le persone con disabilità per sensibilizzare sull’importanza dell’inclusività e accessibilità di tutti i servizi”.

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In copertina, un utente disabile in difficoltà alla stazione ferroviaria di Casarsa.