“Storie di bici e Resistenza”, Turriaco domani online con Teresa Vergalli staffetta partigiana sui monti emiliani

(m.ri.) È fissato per domani, alle 18, in sala consiliare “Nilde Iotti” a Turriaco, l’ultimo appuntamento con “Bici è sostenibilità. Tra storia e diritti”, iniziativa promossa dall’amministrazione comunale con il sostegno di Gect–Euregio, nell’ambito del progetto Le ciclabili della musica, e organizzata dall’associazione Culturaglobale. Da ricordare che questo, come tutti gli appuntamenti della rassegna, sono a ingresso libero e non è richiesta prenotazione. Dunque, titolo dell’incontro di domani è “Storie di bici e Resistenza”, e come viene anticipato dagli organizzatori sarà una conversazione (online) con la staffetta partigiana Teresa Vergalli. Mentre, Maria Verginella, docente all’Università di Lubiana, sarà «a moderare il racconto delle incredibili storie di vita vissuta durante la Resistenza» dalla donna emiliana. E ancora: «Teresa Vergalli continua a fare la staffetta: ci consegna il messaggio della Resistenza; mette in contatto noi di oggi e di domani, con la realtà di quegli anni decisivi».
«Parlare con una testimone diretta di quegli anni – osservano gli organizzatori dell’incontro – significa toccare con mano episodi del passato che di solito si leggono sui manuali di scuola, arricchiti da dettagli privati che hanno contribuito a costruire la storia. Dopo l’8 settembre 1943, data che suggella l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, segue un periodo durissimo per il nostro Paese che ebbe l’illusione di una pace immediata ma poi fu costretto a organizzarsi nella lotta partigiana per uscire dall’oppressione fascista. E Teresa se li ricorda bene quegli stenti».
«Staffetta senza pensarci un attimo. Con la mia bicicletta azzurra – racconta Teresa Vergalli – facevo da tramite con le formazioni partigiane nascoste in montagna, costituite anche da ragazzi che non volevano arruolarsi nella Repubblica di Salò e vivevano con documenti falsi, inseguiti dal regime e in estremo pericolo. Li accompagnavo in montagna, anticipandoli nel percorso per evitare loro posti di blocco o persone sospette che avrebbero potuto fare la spia. Andavo da Bibbiano a Canossa, nella provincia di Reggio Emilia: oltre 20 chilometri al giorno, andata e ritorno».
Di Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, viene ricordata anche la biografia. Nata nel 1927 in una famiglia contadina di Bibbiano, nella Val d’Enza. All’età di cinque anni assiste all’arresto del padre che tornerà solo dopo sette mesi amnistiato. All’inizio della Seconda guerra mondiale, nel 1941, studia alle Magistrali, a Reggio Emilia, e nel 1943 è pronta ad aiutare suo padre, già coinvolto nella Resistenza e nel Comitato di Liberazione Nazionale. Nel febbraio del 1944, non potendo più frequentare la scuola a causa della guerra, decide di partecipare attivamente alla Resistenza: inizia così, come staffetta, a percorrere tutta la zona a sud della via Emilia per portare messaggi e documenti, oltreché accompagnare dirigenti e responsabili militari della provincia e anche dell’Italia del Nord. Come da lei stessa ricordato, non sparò mai un colpo ma portò sempre con sé, nascosta nel reggiseno, una piccola rivoltella con la quale era pronta a uccidersi, qualora fosse caduta nelle mani dei nazifascisti. Terminata la guerra ha condotto attività politica, partecipando alla creazione dell’Unione Donne Italiane e dell’Associazione delle ragazze. Terminati gli studi si è dedicata all’insegnamento, quale maestra elementare, nelle scuole dei quartieri romani Don Bosco e Cinecittà Est. Si è sposata nel 1948 con il dirigente sindacale italiano Claudio Truffi.

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In copertina, Teresa Vergalli diciassettenne nel 1944 quando era staffetta partigiana.

A Turriaco omaggio a Tina Anselmi e alla sua vita per la libertà domani con il nuovo libro-saggio di Enzo Cattaruzzi

(m.ri.) Nuovo appuntamento a Turriaco, domani, 21 febbraio, nell’ambito della rassegna “Bici è sostenibilità: tra storia e diritti”. Infatti, nella sala consiliare “Nilde Iotti”, alle 18 (in piazza Libertà 3), sarà presentato il
libro “Tina. Una vita per la libertà” dello scrittore e giornalista Enzo Cattaruzzi, mentre ad accompagnare l’autore nel racconto sarà l’editrice Maura Pontoni de “L’orto della cultura”.

Enzo Cattaruzzi


Il saggio di Cattaruzzi – la cui presentazione beneficia della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco – pone l’attenzione su Tina Anselmi che, viene ricordato, «è stata una grande protagonista della storia del nostro Paese per il suo impegno e il ruolo determinante che ha ricoperto: fu staffetta partigiana durante la Resistenza, poi attiva nel sindacato e infine protagonista della politica italiana. Autorevole protagonista del Parlamento italiano, si è battuta per il riscatto sociale dell’universo femminile, per la libertà e per i diritti dei cittadini». Va, anche, aggiunto che la rassegna si concluderà il 7 marzo prossimo e fino ad allora, nel salone d’ingresso del Municipio della località isontina, si potrà visitare la rassegna “Bici è poesia”, con gli scatti di Lucio Ulian, con orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13, e il lunedì e mercoledì anche dalle 15 alle 18.30.
Ricordiamo, infine, che gli eventi della rassegna “Bici è sostenibilità. Tra storia e diritti” sono promossi dall’amministrazione comunale di Turriaco con il sostegno del Gect – Euregio, nell’ambito del progetto Le ciclabili della musica, e organizzati dall’associazione Culturaglobale. Inoltre, tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero e non è richiesta prenotazione.

 

“Giugno a Galleriano” domani al via: dopo il concerto della Banda di Castions l’amore di Maria e la Resistenza

Al via “Giugno a Galleriano”, la manifestazione che grazie alla Pro Loco della frazione di Lestizza permetterà di vivere tra interessanti appuntamenti musicali nella Corte della Casa della Comunità, con il piacere di ritrovarsi sotto il cielo estivo per delle serate ricche di spunti culturali e tutte a ingresso libero.
Si parte domani, alle 21, con il concerto del Corpo Bandistico Comunale “Gioacchino Rossini” di Castions di Strada. Si tratta di una delle bande più note non solo del Medio Friuli ma nell’intera regione: fondata nel 1882 è composta da circa 60 musicisti con un repertorio che spazia dalla classica al jazz, passando per la musica popolare e la leggera.
Mercoledì 12 giugno, alle 21, conferenza “L’abbraccio di Maria”. Relatrice sarà la professoressa Susi Del Pin, docente di Arte e Iconografia Cristiana all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Udine e docente di religione al Liceo Scientifico “Copernico” della stessa città. La conferenza esplorerà il tema dell’amore e della cura di Maria attraverso l’analisi di alcune importanti opere d’arte che la rappresentano. La professoressa Del Pin illustrerà come queste opere raffigurino l’amore materno di Maria per suo figlio Gesù, e come questo amore sia un modello.
Infine, giovedì 13 giugno, alle 21, serata storica “Un paese nella Resistenza” con gli eventi che hanno segnato la storia di Galleriano e zone limitrofe dopo l’armistizio del 1943. Ci saranno anche musica e racconti per rivivere i timori e la vita dei paesani dell’epoca.

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In copertina, la Chiesa parrocchiale di Galleriano e qui sopra il Corpo bandistico “Gioacchino Rossini” di Castions di Strada.

Paola Del Din è presidente onoraria dell’Associazione Partigiani Osoppo

(g.l.) Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, nata a Pieve di Cadore il 23 agosto 1923, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di “Renata”, come si chiamava anche il fratello ucciso dai tedeschi il 25 aprile 1944 (esattamente un anno prima della Liberazione), presidente regionale dell’Associazione nazionale famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, ha appena ottenuto un importante riconoscimento, quale segno di grande stima e profonda gratitudine, dall’Associazione Partigiani Osoppo.

Roberto Volpetti

L’assemblea dei soci ha, infatti, acclamato la professoressa Paola Del Din presidente onoraria del Sodalizio dei fazzoletti verdi. La riunione, convocata per il rinnovo delle cariche sociali, è stata presieduta da Giancarlo Cruder, ex presidente della Regione Fvg e socio dell’Apo Friuli, e ha confermato Roberto Volpetti alla carica di presidente, mentre il consiglio direttivo risulta formato da Roberto Tirelli, Carla Toros, Lorenzo Marzona, Giuseppe Basso, Enrichetta Del Bianco, Ferruccio Anzit, Lucio Londero, Mario Bertoni, Giuseppe D’Anzul e Gianni Tosini. Il Collegio dei revisori è invece formato da Graziano Citossi, Tazio De Gregori e Paolo Marseu (effettivi) e Gianni Ciani e Giuliano De Colle (supplenti). Il Collegio dei probiviri è invece composto da Armando Celledoni, Petruta Soare ed Edi Colaoni (effettivi), mentre Simone Bressan è supplente.’
Il neo-confermato Volpetti ha espresso soddisfazione per il dibattito che si è sviluppato corso dell’assemblea e che ha portato tutti a condividere gli ideali e gli orientamenti dell’Associazione Partigiani Osoppo che nei prossimi mesi compirà il 75° anniversario della fondazione, ma che si pone con serietà la domanda sul proprio ruolo e sul significato della propria presenza.

Giancarlo Cruder

Al termine dei lavori è stata approvata all’unanimità una mozione in cui sono stati espressi gli orientamenti ideali che l’Apo Friuli vuole portare avanti nel prossimo triennio di attività. Eccone, pertanto, il testo integrale:

MOZIONE FINALE

Gli iscritti alla Associazione Partigiani Osoppo Friuli riuniti in Assemblea, sentita la relazione del
Presidente e del Consiglio Direttivo uscenti,

Rinnovano la gratitudine verso i tanti uomini e donne che nei venti mesi della Guerra di
Liberazione si sono sacrificati per la nostra libertà; quasi mille sono stati i patrioti osovani che
hanno perso la vita, molti altri hanno subito laceranti ferite nel corpo e nello spirito. Tutti si sono
sacrificati con dedizione, affrontando freddo, fame, paura. E’ grazie al loro impegno, unito a quello
di altri patrioti e degli eserciti Alleati, che da decenni possiamo godere di un benessere economico e
sociale che hanno pochi eguali nella nostra storia millenaria.

Guardano con orgoglio alla storia della Associazione che è ormai prossima a festeggiare il 75°
anniversario della sua fondazione. Le attestazioni di stima e di considerazione provenienti da ogni
ambiente, istituzionale, culturale, politico e sociale anche a livello nazionale, se da un lato ci
rendono orgogliosi, dall’altro ci interrogano su quella che è la nostra responsabilità, soprattutto nei
confronti delle giovani generazioni. Consci di questa responsabilità e del fatto che molti guardano a
noi come esempio e testimonianza, l’Assemblea dei soci vuole ribadire quelli che sono gli ideali
che hanno guidato gli osovani nella lotta per la libertà negli anni della guerra e negli ormai 76 anni
trascorsi dal giorno della Liberazione.

Ricordano a ogni cittadino della nostra Italia che la libertà è il primo e supremo bene di ogni uomo,
ma è un valore che non può reggersi da solo bensì solo in armonia con altri importanti valori che lo
alimentano e lo sorreggono cosicché la libertà trova il suo giusto equilibrio all’interno dei rapporti
che legano una collettività che, nella sua dimensione più ampia, assume il nome di Patria, ovvero
una comunità di milioni di persone che si riconoscono in una lingua, una cultura ed una storia
comune e condivisa.

Ricordano a tal proposito e si uniscono alla recente rievocazione del centenario del Milite Ignoto
che ha rappresentato un ricordo non rivolto ad esaltare la tragica realtà della guerra, ma a rinnovare
quel sentimento di pietà e di rispetto che cento anni fa riunì tutti gli italiani che si ritrovarono a
milioni lungo il tragitto che da Aquileia giungeva all’Altare della Patria per rendere omaggio alla
salma del Soldato Ignoto e con lui a tutti i caduti.

Constatano con preoccupazione la grave situazione in cui il nostro Paese versa dopo decenni di
strumentalizzazioni ideologiche e di parte che hanno causato la grave compromissione di un enorme
patrimonio ideale, spirituale, umano, economico e sociale frutto di un impegno secolare della nostra
gente con il risultato che, a fronte di innegabili quanto encomiabili esempi di dedizione da parte dei
singoli (che per fortuna sussistono sempre), prevale purtroppo un diffuso senso di disillusione e
disimpegno adagiato passivamente su di uno statalismo prigioniero di un burocratismo formalistico,
esasperato, privo di effettiva sostanza che finisce per bloccare ogni forma di autonomia e di libera
iniziativa, con il risultato di depauperare non solo le fonti della ricchezza reale, ma anche la spirito
d’iniziativa, base del progresso e della salute di ogni società, finendo così per alimentare frodi e
inganni in ogni ambiente esasperando il conflitto sociale, le contrapposizioni, le diseguaglianze e
l’invidia fra i cittadini.

Ricordano la grande lezione di libertà che la Osoppo ha offerto al nostro Friuli e all’Italia intera,
ovvero che la risposta più efficace e risolutiva alla violenza e alla oppressione viene offerta da un
popolo che si organizza e difende i propri valori anche con le armi, quale extrema ratio, ma senza
mai lasciarsi trascinare nel vortice della violenza che caratterizza e trova alimento nelle ideologie
totalitarie e in tutto ciò che è incompatibile con la democrazia.

Ricordano altresì che la storia del Novecento deve insegnare che tutti i sistemi politici e sociali
basati su ideologie liberticide che impediscono il costruttivo confronto fra le persone e la dialettica
politica democratica sono destinati inevitabilmente a condurre alla rovina gli uomini ed i popoli.
Confidano che gli innegabili esempi di dedizione, impegno, sacrificio e solidarietà che nonostante
tutto continuano ad essere presenti e diffusi nel nostro tessuto sociale, eredità di una secolare storia
e cultura cristiana, possano prevalere sulle spinte all’egoismo, all’invidia sociale, all’imposizione di
un pensiero unico, all’intolleranza, al soffocamento di ogni dibattito sfociando in quella violenza
non solo verbale che purtroppo trova ogni giorno più spazio.

Invitano le persone responsabili a livello, politico, ma anche culturale, sociale, educativo, religioso,
e quelle impegnate nel mondo dell’informazione e dei mass media a riflettere sulla gravità della
situazione del nostro Paese, non solo e non tanto a livello economico, quanto piuttosto a livello di
coscienza di appartenenza ad un popolo con una propria storia, con radici profonde e solide. La
gravità di tale situazione si può cogliere anche nella drammatica emergenza educativa e culturale
dei nostri giovani che sono sottoposti a pressioni ideologiche e mediatiche soffocanti volte a
condizionare lo sviluppo di un vero, libero e maturo pensiero imponendo loro giudizi e valutazioni
calati dall’alto da grandi gruppi di pressione e d’interesse politico ed economico. E’ pertanto il
campo educativo il vero teatro sul quale combattere la battaglia decisiva su cui fondare il riscatto
nazionale.

Ricordano a tal fine la testimonianza offerta da grandi personalità che nel dopoguerra si assunsero
il compito di recuperare e formare un popolo partendo proprio dalle giovani generazioni che
rischiavano di sprecare la loro vita lungo le strade alle quali la povertà di affetti, di cultura, di
risorse e di un’educazione libera, responsabile e rispettosa spesse volte costringono. E’ in questo
modo che si poté far ripartire un paese distrutto e avvilito. Ricordiamo in particolare fra gli altri don
Emilio de Roja, il patriota “Adolfo” della Osoppo Friuli, che fondò la Casa della Immacolata di
Udine fedele al motto “Costruire sempre” scelto proprio per indicare una disposizione d’animo
rivolta a partire da un positivo atteggiamento da cui costruire per il bene di tutti partendo dal bene
dei più bisognosi.

Ritengono che il motto di don Emilio “Costruire sempre” assieme al nostro motto “Pai nestris
fogolârs” esprimono tutt’ora con profonda attualità in maniera sintetica il nostro sentire e la nostra
speranza confidando che divengano il sentire e la speranza di ogni italiano.

Invitano tutti a condividere tali sentimenti e ad adoperarsi per il futuro della nostra Italia e di una
Europa che deve riscoprire il senso della propria identità con il coraggio di scelte responsabili che,
andando contro le mode e gli interessi di parte, si ricolleghino ai grandi valori dei Padri fondatori.
Invitano in particolare la Federazione Italiana Volontari della Libertà e le Associazioni ad essa
aderenti a rinnovare la grande storia ideale che le ha caratterizzate nel corso di questi decenni e a
rappresentare in modo adeguato la storia di libertà che ha unito la formazioni autonome, di
ispirazione patriottica e cattolica; invitano in particolare ad esprimere, con il coraggio che fu dei
nostri padri, la nostra concezione della vita e del vivere sociale, nella piena consapevolezza che più
che mai oggi c’è bisogno di soggetti che abbiano a cuore anzitutto la libertà, l’educazione, la
responsabilità e l’impegno di ciascuno respingendo con fermezza interpretazioni ideologiche e
totalitarie, qualunquiste e prive di valori.
L’Osoppo certo rimarrà fedele a questo insegnamento.

Udine, Auditorium del Centro Culturale delle Grazie, 4 dicembre 2021

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In copertina, Paola Del Din medaglia d’oro al valor militare.

 

Nimis, addio a Bruno Frezza osovano con Comelli del quale fu a lungo autista

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Vedete quel mosaico lassù. Lo formano migliaia di tessere, l’una diversa dall’altra. Bruno era come una di esse, una tessera nella propria comunità della quale ha contribuito a scriverne la storia. E ora,  con lui, se ne va un altro pezzo di paese». In effetti è proprio così, perché una persona che si spegne al termine di una lunga vita, 94 anni, come quella di Bruno Frezza, lascia indubbiamente un vuoto, per cui sono parse più che appropriate le parole di monsignor Rizieri De Tina per rendere omaggio a un esponente della vecchia Nimis e di una storica famiglia del paese che in appena un anno ha perso i tre fratelli. Infatti, poco prima di Natale era mancata a Torlano Giuditta e agli inizi del 2020 il sacerdote Francesco, quel Pre’ Chechin che era stato per lunghi anni arciprete di Tarcento.
Al funerale celebrato in Duomo, fra i tanti che erano venuti a salutare “Bruno Bertole”, c’era anche il presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, Roberto Volpetti. Frezza aveva infatti partecipato giovanissimo, appena diciottenne, alla Resistenza, appunto fra gli osovani di Nimis guidati da Antonio Comelli.  Poi, finita la guerra, mentre il paese incendiato stava risorgendo, l’amicizia con l’illustre concittadino ormai entrato nella sfera politica si era trasformata in attiva collaborazione. Per parecchi anni, infatti, ne fu l’autista personale: dapprima dell’assessore regionale all’Agricoltura e poi del presidente della Giunta. Un lavoro molto intenso e impegnativo, cominciato già nel lontano 1964, praticamente all’indomani della nascita della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, e protrattosi fino agli anni del dopo-terremoto, quando gli subentrò il tricesimano Silvano Bertossio, pure lui venuto a dirgli il suo “mandi”.
Nei ritagli di tempo libero, Bruno Frezza era attivo anche in paese. A cominciare dalla Banda musicale – fino a quando la stessa è rimasta operativa – e dalla Cantoria parrocchiale, poi diventata “Corâl des Planelis”. Ma il defunto è ricordato anche per la simpatia, che molti hanno potuto apprezzare fino all’ultimo, perché, nonostante l’età avanzata, non ha mai rinunciato all’incontro con gli amici davanti a un buon bicchiere di vino. Una giovialità che “Bruno Bertole” aveva sempre saputo esprimere, sebbene fosse stato colpito ripetutamente dalle avversità della vita, come la straziante e prematura perdita dei figli Pierino e Daniele, e della moglie Teresa. Un dolore mitigato nella vecchiaia dalla presenza degli altri due figli, Elena e Renato, che gli sono stati vicini fino alla fine.

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Il ricordo di Volpetti
presidente dell’Apo

Bruno era l’ultimo dei 107 patrioti della Brigata Osoppo di Nimis. Ero stato varie volte a casa sua, e l’anno scorso ero andato appositamente a cercarlo per sapere da lui se si sentiva di raccontare qualcosa sui momenti che aveva vissuto, appena diciottenne: momenti drammatici, in cui era facile incontrare la morte, vivere la paura, la fame. In quel giorno mi disse che non se la sentiva, e ormai non sarà più possibile sentire il suo racconto.  Eppure in questi mesi, credo di averlo incontrato: non direttamente, ma leggendo un racconto di Sergio Sarti, il partigiano “Gino”, nel dopoguerra noto professore di Storia e Filosofia al liceo Stellini di Udine, curatore di vari libri della Osoppo e di cui abbiamo ricordato di recente il centenario della nascita. Abbiamo ritrovato un suo racconto, inedito, che abbiamo pubblicato sul libro che è stato realizzato in sua memoria. Il racconto si chiama “La bambola” ed è ambientato a Nimis: lo si capisce chiaramente da alcuni nomi di borgate che vengono citate. Lo stesso Sarti fu presente in quella zona nell’estate del 1944. Sarti descrive con realismo e senza enfasi, le tensioni, i problemi, il contesto e l’ambiente in cui i partigiani operavano. Ebbene uno dei personaggi del racconto (il partigiano “Vento”) è un ragazzo diciottenne, tutto preso dal fatto di aver trovato la morosa (Linda), e che vive questa situazione della Resistenza, con l’entusiasmo di quella età, senza rendersi conto dei rischi. Nello scontro a fuoco con i tedeschi, “Vento” vede la morte passargli accanto e vede morire un tedesco, incontra la disumanità della guerra, di ogni guerra. Ho pensato che quel ragazzo avresti potuto essere tu… e ho capito perché non avevi più voglia di parlare di queste cose. Grazie Bruno: credo che un grazie oggi te lo dobbiamo, a te ed ai 106 amici del tuo paese, che hanno combattuto nella Brigata Osoppo. Te lo dobbiamo. Mandi Bruno.

Roberto Volpetti

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In copertina, recente immagine di Bruno Frezza; sopra, invece, con la Banda in una foto di Bruno Fabretti: è il secondo, in piedi, da sinistra.

I Partigiani dell’Osoppo ricordano i 53 gemonesi caduti nella Resistenza

Quella del 2020 doveva essere la 75ª commemorazione che la comunità di Gemona tiene puntualmente ogni anno, a fine agosto, sulle montagne di Ledis, per ricordare i 53 concittadini caduti nella Guerra di Liberazione. Ma l’emergenza Covid ha consigliato di rinunciare alla tradizionale cerimonia per lasciare, invece, spazio ad un ricordo più sobrio, anche se non meno sentito rispetto al passato.

Roberto Volpetti


La pausa forzata, però, si è trasformata in una importante opportunità, in quanto è stato possibile realizzare alcuni lavori di sistemazione, non più rinviabili e accompagnati anche da alcuni significativi miglioramenti, nella Casa alpina “Brigata Osoppo” che sorge nella suggestiva cornice delle Prealpi Giulie del Gemonese, a 653 metri di quota. Grazie, infatti, anche al contributo del Comune di Gemona, è stato possibile realizzare la nuova illuminazione basata su un impianto fotovoltaico che sostituisce quello esistente a gas. L’opera è stata realizzata dalla società Tecnoelettrica Copetti, mentre il rifacimento dell’impianto idrico è stato eseguito dalla società Termoidraulica Turchetti, entrambe del luogo. Il supporto logistico, per il trasporto dei materiali in loco, è stato dato invece dai diversi volontari che credono nel valore della cerimonia che, ogni anno a partire dal 1946, si svolge appunto a Ledis.
Ritornare in questi luoghi, per loro, significa rendere onore ai genitori, ricordare i sacrifici che affrontarono sia in guerra sia in pace. Inoltre, è anche onorare la gente di Gemona, che è giustamente orgogliosa della propria città e della propria storia. “Perché Gemona – sottolinea l’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli guidata da Roberto Volpetti – seppe affrontare i lunghi anni della guerra e della Resistenza con coraggio e determinazione; furono anni caratterizzati da una straordinaria energia positiva che consentì poi di affrontare i difficili anni della ricostruzione del dopoguerra. E la stessa energia positiva fu determinante anche per affrontare la drammatica ricostruzione dopo il terremoto del 1976″. A conferma, uno dei primi impegni presi dal gruppo di volontari, coordinato da Ezio Bruno Londero, fu quello di ricostruire la baita e la chiesetta di Ledis proprio per non dimenticare ciò che avevano significato l’unità e la determinazione conosciute durante la guerra.
Con questi lavori, la Casa alpina “Brigata Osoppo” ora è ancora più accogliente e potrà continuare a mantenere la sua funzione di punto di riferimento per tutti i gemonesi, per gli amici della montagna e della Osoppo in particolare.

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In copertina e qui sopra due immagini della Casa alpina “Brigata Osoppo” a Ledis sulle Prealpi del Gemonese.

Un secolo fa nasceva don Emilio de Roja: via alle celebrazioni

di Giuseppe Longo

Ieri 28 febbraio ricorreva un secolo esatto dalla nascita di don Emilio de Roja, il fondatore della Casa dell’Immacolata,  a Udine. E domani 2 marzo, alle 10.30, nella sede dell’istituto di via Chisimaio, si terrà la cerimonia di apertura del Centenario, con la messa di suffragio presieduta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato e l’inaugurazione della sala della memoria dedicata al sacerdote scomparso nel 1992.
Il primo atto, dunque, di una serie di celebrazioni per ricordare il grande prete friulano. “Abbiamo proposto – ha scritto il presidente dell’associazione Amici di Don Emilio de Roja, Daniele Cortolezzis, in una lettera indirizzata a tutti gli aderenti – che il Centenario sia degnamente ricordato, dalla Diocesi e dalla Città. Questa proposta è stata raccolta dall’arcivescovo, monsignor Mazzocato, che ha promosso un gruppo di lavoro con la Fondazione della Casa dell’Immacolata, l’Associazione Partigiani Osoppo e, ovviamente, la nostra Associazione, per l’organizzazione di una serie di eventi che, articolandosi lungo tutto l’anno, vogliono essere un momento di memoria e di riflessione su quello che don Emilio ha significato e quello che la sua opera è stata per molti, nei quasi cinquant’anni di attività verso i giovani e le persone fragili del nostro territorio e non solo”.
Tra le altre iniziative previste durante il 2019, in autunno ci sarà un convegno avente come scopo la valorizzazione di don de Roja come sacerdote e come uomo, nel periodo bellico e in quello successivo.

Don Emilio de Roja dinanzi alla “sua”Casa dell’Immacolata.

Ma chi era don Emilio de Roja? Ecco un rapido profilo, per il quale abbiamo attinto dal sito ufficiale della stessa Casa dell’Immacolata. “Nasce a Klagenfurt, in Austria, il 28 febbraio 1919, da Luciano e  Anita Savonitti, quinto di nove fratelli. A partire dal 1929 frequenta il Seminario arcivescovile di Udine a Castellerio e, poi, nel capoluogo friulano. Nel 1941 viene ordinato sacerdote nella pieve di Madonna di Buja. Moderatore-prefetto generale ed insegnante nel Seminario, dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza operando prima nelle carceri per il conforto e la liberazione dei prigionieri e, quindi, a sostegno delle brigate partigiane Osoppo. E’ così tra i protagonisti della liberazione di Udine”.
Finita la seconda guerra mondiale, “nel 1945 viene nominato cappellano  nel poverissimo Villaggio San Domenico, ove si adopera per la gioventù attraverso l’attività di un gruppo scout e, successivamente, fonda la Scuola di Arti e Mestieri per qualificare professionalmente i tanti giovani senza lavoro. Nel 1952 fonda “Casa dell’Immacolata”, della quale rimane presidente fino al 3 febbraio 1992, giorno della sua scomparsa, per raccogliere ragazzi con gravi  problematiche personali e familiari, portando la maggior parte di loro ad un pieno riscatto morale e sociale”.

Don Emilio nei primi anni della Casa. 

E ancora: “Impegnato nella solidarietà, particolarmente dopo il terremoto del 1976, fonda la Caritas diocesana udinese. Ha rivestito, inoltre, importanti incarichi a livello diocesano. Spirito libero e generoso può essere considerato uno dei protagonisti del storia friulana nella seconda metà del XX secolo. Don Emilio ha dedicato 40 anni della sua vita alla Casa da lui fondata, senza mai dimenticare l’impegno verso la crescita e la cultura della città di Udine”.
La Casa dell’Immacolata fu visitata anche da Papa Giovanni Paolo II, il quale paragonò don Emilio de Roja “ai grandi della carità che hanno reso illustre la Chiesa udinese nei secoli passati”.

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In copertina, don Emilio de Roja.

(Foto storiche sito ufficiale Fondazione Casa dell’Immacolata di Udine)

 

A Porzus il ricordo dell’Eccidio con omaggio a Marzona e Toros

di Gi Elle

“Quello di Porzus non fu un triste episodio che si svolse tra gente incattivita dagli eventi, in un angolo periferico della storia italiana e europea: fu un assassinio perpetrato con determinazione in un luogo cruciale dove andavano a scaricarsi le tensioni che l’Europa del Novecento stava vivendo, e che vide Bolla, Enea e i loro uomini eroici protagonisti”. E ancora: “La Giunta regionale proseguirà l’attenzione e l’impegno nella valorizzazione di Porzus, anzitutto perché lo merita l’Osoppo e lo meritano Paola Del Din, Cesare Marzona, Mario Toros e tutti gli altri che hanno fatto parte delle Brigate Osoppo, e perché qui passa la nostra storia, una storia che ha un significato molto più ampio di quanto possiamo pensare”.
Sono queste le parole del vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, durante la commemorazione ufficiale di quanto avvenne nelle malghe sopra Faedis, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, con un impegno chiaro da parte dell’amministrazione regionale “a tenere d’occhio quello che accade qui intorno a Porzus, luogo dove si sono incrociate tante fratture della storia europea”.

L’omaggio ai Caduti, l’intervento del vicepresidente Riccardi e la chiesa gremita a Canebola.

Riccardi ha parlato nella parrocchiale di Canebola al momento conclusivo della commemorazione del 74° anniversario dell’Eccidio a Porzus. Tutto si consumò, infatti, fra il 7 e il 18 febbraio 1945 quando furono uccisi diciassette partigiani della Brigata Osoppo da parte di un gruppo di partigiani gappisti e comunisti: uno degli episodi più dolorosi e controversi della Resistenza.
L’intervento del vicegovernatore – come informa una nota Arc – ha preso avvio appunto con l’omaggio a Marzona e a Toros, che “ci hanno lasciato la scorsa primavera a poche settimane di distanza l’uno dall’altro, due personalità assai diverse ma verso cui i friulani hanno un grande debito di riconoscenza” ed è proseguito nel ricordo della visita in forma privata del presidente della Repubblica Francesco Cossiga e di quella ufficiale e definitiva del suo successore Giorgio Napolitano.
“Forse – ha osservato Riccardi – non abbiamo ancora compreso bene il significato di quel gesto: dopo decine di anni in cui si volle pervicacemente negare ciò che era avvenuto, la Repubblica in quel maggio del 2012 rese finalmente omaggio ai valorosi uomini di Bolla e Enea”. Valorosi, ha aggiunto il vicepresidente, “perché potevano cavarsela e scampare in qualche modo, invece decisero di mantenere fede al loro ideale e al loro impegno”.

Nel ricordare il sigillo conclusivo apposto dal presidente Napolitano su ciò che l’Osoppo prima e gli storici poi avevano sostenuto, “ovvero che gli osovani combatterono perché fosse preservata la Patria e la libertà per tutti”, Riccardi ha voluto fare cenno però anche ai lunghi anni del cono d’ombra. “Ancora nel 2008 Wikipedia dedicava poche righe alla voce ‘Eccidio malghe di Porzus’ ed erano righe che lanciavano un messaggio inquietante: dicevano che la Brigata Osoppo aveva tenuto un atteggiamento quantomeno equivoco verso fascisti e nazisti, in pratica dicevano che l’Osoppo se l’era andata a cercare”, ha ricordato il vicegovernatore aggiungendo che oggi la stessa Wikipedia dedica decine di pagine a questa pagina di storia incancellabile.
Citando i predecessori illuminati che hanno attribuito a Porzus il complesso ruolo e il profondo significato nella Storia – i presidenti della Regione come Alfredo Berzanti, testimone silenzioso, o come Antonio Comelli, che negli anni ’80 aveva autorizzato la Provincia di Udine ad acquisire le malghe, fino a Debora Serracchiani, che nel 2017 decise di affidare alla Osoppo la loro gestione -, il vicegovernatore Riccardi ha rinnovato l’impegno della Giunta Fedriga a continuare sulla strada della doverosa valorizzazione e della ricerca storica.

Le celebrazioni per il 74° anniversario avevano preso avvio a Faedis con il tributo ai Caduti delle associazioni combattentistiche e dei rappresentanti delle istituzioni – tra cui il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin che ha preso parte alla cerimonia con i consiglieri Cristiano Shaurli, Franco Iacop ed Elia Miani – a cui sono seguiti gli interventi del sindaco di Faedis, Claudio Zani, e del presidente dell’Associazione Partigiana Osoppo, Roberto Volpetti. Quest’ultimo, nel suo discorso – presente alla cerimonia il presidente provinciale dell’Anpi Dino Spanghero -, ha ricordato don Emilio De Roia, “gigante del Friuli di cui ricorre oggi il 27°anniversario della scomparsa” e l’arcivescovo Giuseppe Nogara, “l’uomo che era riuscito a parlare con tutti, che aveva salvato la vita a centinaia di persone, fra le quali anche Cesare Marzona”, ma che, ha sottolineato Volpetti, è “sempre dimenticato, quando non oggetto di accuse ingiuste”.
Rivolgendo a Riccardi il grazie per il sostegno che la Regione ha dato e continuerà mantenere per il Monumento nazionale di Topli Uorch, Volpetti ha quindi ringraziato anche l’assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli, “presente alla cerimonia certo per dovere istituzionale ma anche per un doveroso atto di ricordo e omaggio alla mamma Rita, partigiana osovana di Polcenigo”.

A Canebola, dopo la messa concelebrata da don Gianni Arduini, ha preso la parola a nome dell’Apo la Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din; al suo commosso contributo sono seguiti gli interventi del sindaco di Udine Pietro Fontanini, di Francesco Tessarolo per la Federazione dei Volontari per la libertà, dell’onorevole Roberto Novelli e infine la relazione dello storico Tommaso Piffer.

L’assessore regionale Gibelli con Miani e Volpetti.

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In copertina, l’omaggio al monumento.

(Foto Regione Fvg)