Oggi con “Un’altra città” l’evento digitale sul Porto Vecchio di Trieste

Si terrà oggi, promosso da “Un’altra città”, l’annunciato evento digitale per approfondire pubblicamente gli scenari legati al Porto Vecchio di Trieste e alla sua incidenza nello sviluppo socio-economico del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, nonché sviluppare da subito azioni concrete in grado di rendere immediatamente fruibile parte dello spazio pubblico dell’area. Questi sono, infatti, gli obiettivi dell’odierna iniziativa che ha per tema “Porto vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, promossa su piattaforma Zoom e in diretta facebook dalle 18.

Già presentato, come riferito, nella mattinata di martedì scorso alla stampa, alle istituzioni e agli stakeholders, l’evento si è concretizzato anche in un invito aperto ai rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste, della Regione Fvg e dell’Autorità portuale, alle categorie sociali ed economiche e alle Associazioni ambientaliste, per potersi finalmente e pubblicamente confrontare intorno a uno dei temi cruciali per il futuro di Trieste, ma anche dell’intera area dell’estremo Nord-Est d’Italia. Punto fermo del dibattito, oggi, sarà appunto il Rapporto “Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, nel quale è contenuta la sintesi delle riflessioni e proposte elaborate da alcune centinaia di cittadini nei Tavoli di partecipazione promossi da “Un’altra città” in occasione dei due eventi organizzati nel novembre del 2019 e nel febbraio del 2020.
Dal documento, come è noto, emerge con chiarezza, per voce degli esperti – architetti, economisti e urbanisti -, ma anche dei cittadini che si sono attivati e interessati alla questione, la necessità di dotarsi di una strategia più complessa rispetto a quella finora adottata dalle amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma per il recupero del Porto Vecchio. Il dato demografico è sotto gli occhi di tutti: dal 1991 al giugno 2020 sono stati persi, a Trieste, 29.250 abitanti. Un declino partito verso la fine degli anni ’60 e progressivamente aumentato per una molteplicità di cause. La trasformazione di un’area poderosa come quella del comprensorio dell’ex Porto Vecchio può essere chiave di volta per invertire un trend che ha avuto conseguenze economiche penalizzanti: ma è chiaro, la strategia di sviluppo è ben altro rispetto al mero riutilizzo degli immobili dismessi e deve alimentarsi di prospettive e scelte politiche precise, relazionate all’interesse della collettività e delle generazioni attuali e future.

Come si ricordava già nei giorni scorsi, nel Rapporto si avanza, implicitamente, una proposta di metodo diversa da quella abbozzata nella Variante numero 6 al Prgc “Accordo di programma Porto vecchio”, insieme ad alcune proposte – o meglio, azioni concrete – che potrebbero risultare velocemente operative e favorire una immediata connessione della città all’area del Porto Vecchio: come la realizzazione di nuovi varchi, in termini di percorsi ciclopedonali e corridoi verdi anche in direzione dei rioni contermini e non solo del centro, garantendo così una forza maggiore nell’abbattimento delle barriere, fisiche e psicologiche, che portano a pensare a quell’area come esterna alla città. E la promozione immediata di nuovi usi temporanei e sperimentali nell’area, ad esempio attraverso la costruzione di un anfiteatro smontabile all’aperto che possa ospitare eventi culturali, artistici, scientifici ed aggregativi, con allestimenti flessibili e a bassissimo impatto ambientale. E ancora si ipotizza la concessione gratuita temporanea di spazi già ristrutturati al fine di insediare laboratori artigianali, centri di recupero, piccole industrie creative, servizi a supporto dell’industria culturale, e altre attività economiche innovative caratterizzate dall’ecocompatibilità.

Per partecipare all’evento digitale di martedì 27 ottobre ore 18 info e dettagli sulla pagina facebook  di UN’ALTRA CITTA’:
https://www.facebook.com/unaltracittatrieste

oppure direttamente dal LINK:
https://www.facebook.com/events/344622863301131

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In copertina e qui sopra due immagini del recupero del Porto Vecchio di Trieste.

Psicologia e traffico oggi a Palmanova: convegno e poi il film “Drive”

Arriva alla sua seconda edizione il Festival della psicologia in Friuli Venezia Giulia, organizzato dall’Associazione Psicoattività grazie al contributo della Regione Fvg, che propone cinque appuntamenti sul territorio regionale, da oggi al 20 novembre, con i quali si vuole diffondere la cultura psicologica con strumenti multidisciplinari. Il Festival, sotto la direzione scientifica di Claudio Tonzar – psicologo, psicoterapeuta e docente all’Università di Urbino, oltre che presidente di Psicoattività – affronta in questa seconda edizione il tema “Dalle credenze alle scienze psicologiche” e parte dall’analisi delle tante “credenze fallaci” che accompagnano la nostra vita quotidiana: quelle teorie ingenue radicate nel comune pensiero che sono distanti dalle conoscenze scientifiche cui corrispondono ma che influenzano le scelte delle persone. Il Festival della Psicologia, partendo dalla doppia prospettiva artistica e scientifica, si ripromette di raccontare in modo divulgativo come sia possibile ridurre le discrepanze tra le teorie psicologiche ingenue e le attuali conoscenze scientifiche di settore. Cinque sono le aree tematiche trattate negli altrettanti incontri, che tra scienza, arte e cultura intendono fornire al pubblico riflessioni, competenze, strumenti di conoscenza psicologica.

Dopo l’anteprima a Trieste dello scorso agosto, che ha ufficializzato l’inserimento del palinsesto del Festival della Psicologia nel cartellone di Science in the City Festival, il format di Esof che si impegna a diffondere le scienze attraverso diverse forme di cultura, oggi, a Palmanova, al Teatro Gustavo Modena, il Festival della Psicologia propone, alle 18, un evento dedicato a “Psicologia e traffico. Riflessioni sulla percezione del rischio viario e sulla sicurezza stradale”. Max Dorfer, che insegna Psicologia del Traffico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, psicologo del traffico ed esperto di valutazione dell’idoneità alla guida, di sicurezza viaria e di efficacia degli interventi preventivi sulla percezione del rischio viario, approfondirà l’argomento delle molte credenze ingenue sulla guida. Le donne sono meno capaci degli uomini alla guida? I conducenti sanno veramente quanto le loro capacità sono alterate prima di guidare? Gli anziani alla guida sono pericolosi per sé e per gli altri? In verità, più degli air-bag e degli altri sistemi di sicurezza di cui è dotato un autoveicolo a determinare la sicurezza della guida è il comportamento dell’individuo. La sicurezza al volante può essere limitata da molti fattori: uso di stupefacenti e alcol, degenerazione cognitiva, distorta percezione del rischio. L’evento richiama a una riflessione su quanto importante sia tener conto delle conoscenze scientifiche maturate nel settore per evitare di sottostimare i rischi e sovrastimare le proprie abilità quando ci si mette alla guida.

Di seguito (ore 19.30), è attesa la proiezione del film “Drive” diretto da Nicolas Winding Refn, vincitore del Premio per la migliore regia al Festival di Cannes del 2011. “Drive” racconta di un misterioso meccanico impiegato come stuntman nei pericolosi set hollywoodiani. Adrenalinico pilota nelle simulazioni di incidenti stradali, le sue abilità alla guida vengono prestate anche alla malavita, per sequestri e rapine, aprendo scenari di sofferenza e solitudine. La presentazione del film sarà a cura del dott. Steven Stergar dall’Associazione Examina, collaboratore dell’Associazione Palazzo del Cinema di Gorizia, come consulente per la sezione didattica nella Mediateca Ugo Casiraghi e membro del comitato scientifico dell’Associazione Premio Sergio Amidei.
Il Festival continua, poi, il 30 ottobre a Cormons con “Degustare con l’orecchio”, il 6 novembre a Gradisca, con “Aggressività: in noi o nel contesto sociale?”; il 13 novembre a Gorizia con “La memoria umana: registrazione o ricostruzione?”, il 20 novembre a Udine con “Felicità: basta la salute”.

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito. In ottemperanza alle normative vigenti, per partecipare è però obbligatoria la prenotazione.
Per prenotare è necessario compilare un form online che si trova sul sito, entrando nella pagina del singolo evento; il form va compilato con nome, cognome e contatto, entro le ore 12 del giorno precedente all’evento. Per tutti gli appuntamenti del Festival: coloro che prenotano il posto sono invitati a presentarsi in loco almeno 15 minuti prima dell’inizio dell’evento; in caso contrario non potrà essere garantito il posto riservato con la prenotazione.

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Il Festival è realizzato dall’Associazione Psicoattività (Palmanova), con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in partnership con l’Università degli Studi di Trieste, i Comuni di Trieste, Palmanova, Gradisca d’Isonzo, Cormòns, Associazione Progetto Musica (UD), Teatro degli Asinelli (TS), Examina (GO), Aetos – Scuola di specializzazione in psicoterapia (PN), Mongolfiere Tascabili (Villesse, GO) in collaborazione con Science in the City Festival Trieste nell’ambito di ESOF 2020, Kulturni Dom di Nova Gorica e Club per l’Unesco di Udine.

INFORMAZIONI
WEB: www.festivaldellapsicologiafvg.it
FB: www.facebook.com/festivaldellapsicologiafvg
VIDEO sui i temi del festival: https://bit.ly/34KpIjp
IG https://www.instagram.com/festivaldellapsicologia

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In copertina, un fotogramma del film “Drive” che oggi sarà proiettato al Teatro Modena di Palmanova.

Trieste, una strategia per il recupero del Porto Vecchio: martedì un evento digitale

Approfondire pubblicamente gli scenari legati al Porto Vecchio di Trieste e alla sua incidenza nello sviluppo socio-economico cittadino, sviluppare da subito azioni concrete in grado di rendere immediatamente fruibile parte dello spazio pubblico dell’area: questi gli obiettivi dell’evento digitale “Porto vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, promosso su piattaforma Zoom e in diretta facebook il 27 ottobre, dalle 18, per iniziativa di “Un’altra città”.
Presentato nella mattinata di ieri alla stampa, alle istituzioni e agli stakeholders, l’evento si concretizza anche in un invito aperto ai rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste, della Regione e dell’Autorità portuale, alle categorie sociali ed economiche e alle Associazioni ambientaliste, per potersi finalmente e pubblicamente confrontare intorno a uno dei temi cruciali per il futuro di Trieste, ma anche dell’intera area dell’estremo Nord-Est d’Italia. Alla presentazione hanno preso parte gli architetti William Starc, Roberto Dambrosi e Lucia Krasovec.

Punto fermo del dibattito, martedì prossimo, sarà il Rapporto “Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, nel quale è contenuta la sintesi delle riflessioni e proposte elaborate da alcune centinaia di cittadini nei Tavoli di partecipazione promossi da “Un’altra città” in occasione dei due eventi organizzati alla Sala Giubileo e al Teatro Miela nel novembre del 2019 e nel febbraio del 2020.
Dal documento emerge con chiarezza, per voce degli esperti – architetti, economisti e urbanisti -, ma anche dei cittadini che si sono attivati e interessati alla questione, la necessità di dotarsi di una strategia più complessa rispetto a quella finora adottata dalle amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma per il recupero del Porto Vecchio. Il dato demografico è sotto gli occhi di tutti: dal 1991 al giugno 2020 sono stati persi, a Trieste, 29.250 abitanti. Un declino partito verso la fine degli anni Sessanta e progressivamente aumentato per una molteplicità di cause. La trasformazione di un’area poderosa come quella del comprensorio dell’ex Porto Vecchio può essere chiave di volta per invertire un trend che ha avuto conseguenze economiche penalizzanti: ma è chiaro, la strategia di sviluppo è ben altro del mero riutilizzo degli immobili dismessi e deve alimentarsi di prospettive e scelte politiche precise, relazionate all’interesse della collettività e delle generazioni attuali e future.

Nel Rapporto si avanza, implicitamente, una proposta di metodo diversa da quella abbozzata nella Variante numero 6 al Prgc “Accordo di programma Porto vecchio”, assieme ad alcune proposte – o, meglio, azioni concrete – che potrebbero risultare velocemente operative e favorire una immediata connessione della città all’area del Porto Vecchio: come la realizzazione di nuovi varchi, in termini di percorsi ciclopedonali e corridoi verdi anche in direzione dei rioni contermini e non solo del centro, garantendo così una forza maggiore nell’abbattimento delle barriere, fisiche e psicologiche, che portano a pensare a quell’area come esterna alla città. E la promozione immediata di nuovi usi temporanei e sperimentali nell’area, ad esempio attraverso la costruzione di un anfiteatro smontabile all’aperto che possa ospitare eventi culturali, artistici, scientifici ed aggregativi, con allestimenti flessibili e a bassissimo impatto ambientale. E ancora si ipotizza la concessione gratuita temporanea di spazi già ristrutturati al fine di insediare laboratori artigianali, centri di recupero, piccole industrie creative, servizi a supporto dell’industria culturale, e altre attività economiche innovative caratterizzate dall’ecocompatibilità.

Per partecipare all’evento digitale di martedì 27 ottobre info e dettagli sulla pagina facebook https://www.facebook.com/unaltracittatrieste
Info: unaltracitta.trieste@gmail.com

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In copertina una parte del Porto Vecchio dopo il restauro e all’interno due immagini dell’incontro di ieri.

Pullman turistici e artigiani pronti a integrare i trasporti pubblici in crisi

di Gi Elle

Trasporti pubblici di nuovo in affanno in seguito alle recenti restrizioni adottate dal Governo per contrastare la ripresa dei contagi da Coronavirus. Tanto che gli operatori del Friuli Venezia Giulia cercano di correre al riparo facendo delle proposte strategiche alla Regione Fvg, volte a integrare i trasporti scolastici in sovraffollamento, sperando che le stesse vengano accolte con sollecitudine, vista la drammatica situazione. Le richieste arrivano da Confcooperative Fvg e da Confartigianato della regione e di Udine.

«Apprendiamo dalla stampa che, in regione, servirebbero altri 70-80 pullman privati per garantire il servizio pubblico del trasporto nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria, evitando assembramenti e affollamenti – dice Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici -. Su questo tema, registriamo disponibilità e apertura da parte del Governo e dell’Amministrazione regionale. Anche le aziende private comunicano, di nuovo, la loro disponibilità a intervenire prontamente con mezzi e autisti propri. Tanto più che una parte degli stessi, attualmente, è stata messa in Cassa integrazione a motivo della riduzione del carico di lavoro che, tra l’altro, proseguirà anche nei mesi prossimi visto che sono state tagliate, di nuovo, le gite scolastiche – prosegue Donatone -. Ovviamente, servono risorse economiche aggiuntive che, almeno in parte, potrebbero essere recuperate facendo viaggiare i pullman dedicati al turismo e, dunque, da una parte con un risparmio sulla riduzione dei costi della Cassa integrazione e, dall’altro, con le maggiori entrate derivate dalle imposte sui fatturati aziendali che potrebbe recuperare in valore. Dunque, per gli operatori privati si tratterebbe di una vera e propria boccata d’ossigeno e, perciò, rimaniamo disponibili a qualsiasi confronto utile e alla partecipazione a qualsiasi tavolo di lavoro. Detto ciò, rimane incomprensibile il fatto che, da un lato ci si lamenti della carenza di autobus pubblici e di autisti, e, dall’altro, le stesse aziende proseguano nel fornire servizi turistici ai privati a costi inferiori rispetto a quelli medi del mercato. Evitare questa concorrenza a chi fa traporto turistico di professione – conclude Donatone – aiuterebbe anche il trasporto pubblico ad avere maggiori mezzi a disposizione con relativi minori disagi ai viaggiatori».

La nuova mazzata arriva, infatti, dall’ultimo Dpcm (13 ottobre) che vieta le gite d’istruzione cancellando così l’unica possibilità di continuare a lavorare rimasta alle imprese artigiane del trasporto persone. Imprese che dall’inizio del lockdown a oggi sono tra quelle che hanno maggiormente pagato il prezzo della pandemia. Dopo aver ripreso un po’ d’ossigeno durante i mesi estivi, con l’aumento dei contagi e la nuova stretta imposta dal Governo con l’ultimo Dpcm, le aziende artigiane del trasporto pubblico – oltre 50 in Fvg – si ritrovano ancora una volta senza lavoro. E se alla prima sono riuscite a resistere, stringendo i denti, dando fondo ai risparmi, chiedendo prestiti, alla seconda rischiano di soccombere. A meno di un intervento della Regione, sulla scorta di quanto già fatto da altri, vedasi l’Emilia Romagna. «Vediamo correre sulle nostre strade, in Fvg come nel resto del Paese – denuncia il capogruppo della categoria di Confartigianato Fvg, Rudi D’Orlando – autobus del trasporto pubblico locale pieni. Riceviamo ormai quotidianamente segnalazioni di mezzi stracolmi, spesso con studenti costretti a restare in piedi e questa situazione non è tollerabile. Anzitutto per ragioni sanitarie, perché il contatto così ravvicinato rischia di vanificare tutti gli sforzi di contenimento del virus che vengono fatti fuori, in primis a scuola, e poi per noi, che potremmo fare la nostra parte e siamo invece costretti alla finestra». Da qui la richiesta di D’Orlando, sposata pure dal suo omologo in Confartigianato-Imprese Udine, Stefano Felice, alla Giunta Fvg: «Considerata la gravità del momento, la necessità di diluire il numero di utenti su altri mezzi per evitare il sovraffollamento di quelli pubblici e ancora il rischio di cancellazione di un intero settore dell’economia Fvg qual è quello del trasporto persone, chiediamo al governatore Fedriga e all’assessore ai trasporti Graziano Pizzimenti di prendere in considerazione la strada intrapresa da da altre regioni, come l’Emilia Romagna, che hanno proceduto a integrare il contratto di servizio del Tpl coinvolgendo per l’anno in corso le imprese artigiane. Ribadiamo a questo proposito la nostra immediata disponibilità».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg.

Nimis ricorda l’incendio del 1944: “Giovani siate attivi nella comunità”

di Gi Elle

«E’ pensando al futuro che ogni anno celebriamo questa commemorazione, affinché la data che ha segnato profondamente la storia di Nimis non sia solo parte del passato, ma diventi l’occasione per creare un ponte che, attraversando il presente, porti ad un futuro dove non ci sia spazio per simili tragedie. Ed è, proprio per quel futuro, che ora voglio rivolgermi ai nostri bambini e ragazzi i quali oggi hanno partecipato alla commemorazione chi in presenza, chi con le proprie riflessioni, rivolgendo loro un messaggio particolare. Noi adulti abbiamo un fondamentale dovere nei vostri confronti: abbiamo l’importante compito di onorare la memoria dei Caduti innocenti insegnandovi a non avere paura, a non delegare ad altri scelte ed azioni che potreste fare voi, a non seguire individualismi, a promuovere il dialogo e la collaborazione, ad essere membri attivi della comunità in tutte le sue sfaccettature». E’ questo il passo più intenso del discorso che il sindaco di Nimis, Gloria Bressani, ha pronunciato durante la commemorazione dell’incendio che, nell’ultima guerra mondiale, il 29 settembre 1944, distrusse l’intero paese. «La società – ha infatti aggiunto – ha bisogno di uomini e donne coraggiosi che siano proiettati verso il futuro con uno sguardo teso al passato, che siano pronti a mettere al primo posto il bene della comunità, che siano convinti che la pace e il rispetto dei diritti fondamentali siano la base su cui costruire la vera società civile».

Il sindaco durante il discorso.

Bambini e ragazzi, a cominciare dalla scuola materna per proseguire con le elementari e medie, hanno avuto quest’anno un ruolo molto attivo nel ricordo della tragedia di 76 anni fa, con elaborati e riflessioni significativi e apprezzati. La cerimonia, collocata nel suo esatto anniversario, come al solito, ha avuto due momenti: quello religioso con la Messa di suffragio celebrata nel Duomo di Santo Stefano da monsignor Rizieri De Tina e quello civile nel vicino Parco della Rimembranza, dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello che ricorda le vittime nei Lager tedeschi voluto dalla sezione ex internati di Nimis guidata dal cavalier Bruno Fabretti. Il quale, nonostante i suoi 97 anni appena compiuti, ha voluto essere presente per testimoniare un dramma incancellabile vissuto sulla propria pelle in vari campi di concentramento della Germania, ma che tuttavia deve spronare al perdono nella contestuale ricerca e affermazione di quel bene prezioso che è appunto la pace. Alla cerimonia commemorativa, aperta dall’Inno nazionale, hanno partecipato numerose autorità civili e militari, a cominciare dal consigliere regionale Mariagrazia Santoro – che ha portato il saluto e l’adesione della Regione Fvg -, associazioni combattentistiche e d’arma, sindaci e amministratori locali e dei Comuni vicini, ma anche di quello più lontano di Terzo di Aquileia. In questo paese della Bassa Friulana, come pure a Ruda, Fiumicello e Villa Vicentina, furono infatti molte le famiglie che nel ’44 ospitarono bambini di Nimis proprio in seguito al devastante incendio scatenato dalla rappresaglia nazista.

Parla Mariagrazia Santoro.

«Cos’è la memoria? È forse qualcosa da vivere passivamente o qualcosa da coltivare e da far crescere? In questi giorni – ha osservato il primo cittadino di Nimis – mi sono fermata a riflettere su questa parola ormai usuale che a volte utilizziamo con superficialità. Ho trovato in una frase della senatrice Liliana Segre, testimone vivente di ciò che è accaduto durante quei terribili anni, una risposta chiara e attuale che voglio condividere con voi: “Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”. Ed è proprio in questo momento storico, in cui i tragici fatti che oggi commemoriamo sembrano essere lontani, che abbiamo il doveroso compito di non permettere che le vittime dei nostri paesi, di Nongruella, Torlano e oggi in particolare quelle di Nimis, siano morte invano! Il passato che ha colpito così duramente il nostro territorio deve essere monito a perseguire con forza le vie del dialogo e della riconciliazione”. Proprio come ammonisce la targa apposta sul monumento che ricorda le vittime dell’internamento: “Ricordare perdonando perché viva la pace”.

Un momento della cerimonia.

Ma la riflessione del sindaco ha riguardato anche il presente. “In questi ultimi mesi – ha detto – siamo stati duramente messi alla prova da una pandemia, da un piccolo virus che improvvisamente e con una forza inaspettata ha messo in ginocchio intere Nazioni. Dopo una lotta così dura, e purtroppo non ancora vinta, non si può non fermarsi a riflettere su come le distinzioni di colore della pelle, di idee politiche o di religione siano state annullate in un batter d’occhio di fronte a un nemico invisibile, che invece, distinzioni non fa”. E quindi ha aggiunto: “Ancora oggi, come ogni anno, ci sentiamo di rimarcare con forza che l’odio e l’intolleranza non devono trovare spazio nelle nostre comunità e che solo uniti in uno spirito di pace e collaborazione si possa lavorare ad un futuro prospero e sereno per noi e per le generazioni future. Concludo leggendovi l’epitaffio scritto sulla lapide posta nel “Giardino delle Rose” ad Amburgo nella sezione staccata del Momoriale di Neuengamme: “Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani Parla”».

Il pannello della scuola materna.

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In copertina, l’intervento del cavalier Bruno Fabretti, 97 anni, ex internato.

(Foto di Claudio Marchiondelli)

 

Imminente il ritorno a scuola: sicurezza nel plesso di Carlino

A Carlino si lavora affinché il nuovo anno scolastico possa cominciare in piena sicurezza. In continuità con quanto realizzato nel 2019, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Loris Bazzo, è infatti nuovamente intervenuta sul plesso scolastico di via Rizzolo. Così, da inizio agosto sono in pieno svolgimento le opere di aggiornamento e adeguamento alla normativa in vigore delle strutture e degli impianti dell’edificio.

«La sicurezza dei ragazzi è una priorità assoluta per la nostra amministrazione – sottolinea il primo cittadino – e per questo, già un anno fa, abbiamo puntato la nostra attenzione sulla sede delle scuole primaria e secondaria di primo grado del nostro Comune». «Nel 2019 – aggiunge l’assessore ai Lavori pubblici, Renzo Comuzzi – l’intervento principale ha comportato la demolizione di una parte delle vecchie scuole, che erano state chiuse già tempo fa in quanto non erano più agibili, in particolare perché non più in linea con i parametri antisismici». Il nuovo intervento, invece, come spiega l’esponente della giunta, «riguarda in primo luogo l’adeguamento alla normativa antincendio».
La ditta Boldarino, che si è aggiudicata l’appalto, ha già provveduto alla rimozione della cupola e alla demolizione di un’importante scala a chiocciola interna, che aveva perso ogni ragion d’essere, poiché era stata concepita per mettere in collegamento il corpo principale dello stabile con l’ala delle scuole più vecchia, già demolita l’anno scorso. Le opere di adeguamento alla normativa antincendio si concluderanno in questi giorni.
«L’intervento in corso di realizzazione – ricorda il sindaco Bazzo – costituisce la seconda fase di un progetto articolato che riguarda l’edilizia scolastica. Abbiamo cominciato l’anno scorso per gli adeguamenti alla normativa antisisimica, ottenendo un contributo regionale di 200mila euro, e continuiamo ora, con un nuovo sostegno di pari entità, che è stato nuovamente concesso al Comune da parte della Direzione centrale Infrastrutture e territorio della Regione Fvg. Mi sembra importante sottolineare da una parte l’impegno della nostra amministrazione in questo settore e dall’altra l’esplicito riconoscimento che il Comune ha ottenuto in tal senso da parte della Regione stessa. Si tratta di interventi necessari. In futuro dovremo completare l’opera, intervenendo ancora per riqualificare le strutture del complesso scolastico e per ottimizzarne l’efficienza energetica e a tal fine abbiamo già presentato una nuova domanda di contributi agli uffici regionali competenti».

Mancano, dunque, appena un paio di settimane all’inizio del nuovo anno scolastico e cresce la preoccupazione circa la possibilità di riprendere effettivamente le attività “in presenza” dopo i tanti mesi di confinamento e di didattica a distanza. «Ovviamente si tratta di valutazioni e decisioni che non sono di competenza del Comune – osserva a tal proposito Bazzo -, tuttavia credo di poter dire che le scuole di Carlino, anche per effetto dei lavori progettati e realizzati in questi anni, garantiscono un adeguato distanziamento tra gli alunni in tutte le classi. Scuole sicure e comunità al sicuro».

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In copertina e qui sopra i lavori nel plesso scolastico di via Rizzolo.

Sul parco paleontologico di Duino gli occhi degli scienziati di tutto il mondo

In settembre il parco paleontologico del Villaggio del Pescatore sarà al centro dell’attenzione scientifica mondiale per una possibile nuova scoperta. Affioramenti nella roccia, infatti, fanno ragionevolmente pensare a un promettente ulteriore rinvenimento, dopo quelli dei dinosauri “Antonio” e “Bruno”. Le importanti scoperte degli ultimi anni e le operazioni in corso per il recupero dei nuovi reperti saranno raccontate in un documentario che sarà girato proprio alla Cava del Villaggio dopo l’estate. E’ quanto ha reso noto il geologo e coordinatore delle attività del sito, Flavio Bacchia, all’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo del Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini, durante una visita, compiuta da Regione Fvg e Comune di Duino Aurisina, che ha toccato alcuni luoghi di significativa attrattività artistica e scientifica del territorio municipale.

Sergio Emidio Bini


Tra questi, il sito del Villaggio del Pescatore – recentemente oggetto, come informa Arc, di un finanziamento regionale di 1 milione e 500 mila euro dell’assessorato alla Cultura per consentire l’esproprio e la valorizzazione dell’area – che ha alte potenzialità di attrazione di visitatori, ma necessita di un piano di sviluppo pubblico-privato mirato alla sostenibilità. A migliorare intanto l’accessibilità per il pubblico al sito – un rarissimo ambiente per la conservazione dei resti fossili – gioverà di certo la nuova strada, i cui lavori potrebbero iniziare il prossimo anno. Oltre infatti ai 450mila euro di finanziamenti europei, sono già stati spesi i 47mila euro di fondi 2019 della Regione e potranno essere anticipati i 400mila euro resi disponibili per il 2022 dalla Regione quest’anno dall’assessorato alle Autonomie locali. Con un investimento relativamente modesto sul sito, ha assicurato Bacchia all’amministrazione comunale e regionale, sarebbe possibile puntare a 30mila visitatori l’anno.

L’assessore si è poi recato in visita al “Minimuseo delle genti attorno al Timavo”, lo spazio temporaneo aperto 15 anni fa, curato dall’associazione speleologica “Flondar” e visitato da oltre 7 mila persone all’anno. Rinaldo Stradi, presidente del gruppo formato da una trentina di volontari che si occupano anche di numerose visite guidate, ha illustrato alla Regione la storia dei ritrovamenti effettuati dagli speleologi nelle grotte carsiche e l’evoluzione etnografica del Villaggio del Pescatore.
La terza tappa è stata la Chiesa di San Giovanni in Tuba con le foci del Timavo, area crocevia di storia, religione, cultura e oggi anche di appassionati di sport e natura: da qui infatti partono le visite che possono accontentare appassionati dei sentieri della Grande Guerra, dell’antica Via Flavia e delle piste ciclabili, oggetto di espansione di concerto con il Comune di Trieste attraverso la progettazione “Biciplan”.
Anche se quest’anno il turismo estero a causa del Coronavirus ovviamente è in contrazione, l’area resta a forte attrattività – forte di 130 mila presenze l’anno medie – e con numerosi progetti di valorizzazione.

Il piano di sviluppo di animazione turistica del territorio è stato presentato alle realtà territoriali alla fine dello scorso anno, hanno sottolineato il sindaco e l’assessore Bini, presentando i cinque segmenti principali del progetto: Walking running bike; Mare & sailing; Duino Aurisina città dei sapori (che ha già ricevuto dall’assessorato al Turismo 5mila euro); Tra natura storia e leggenda (4mila euro finanziati da Regione Fvg su primo bando 2020); Carso& Cavalli.
Il progetto è stato ideato in coerenza con il piano strategico regionale 2018 – 2023 ed è stato condiviso con gli operatori turistici, i produttori locali e le associazioni sportive e culturali che operano sul territorio attraverso la Conferenza comunale del turismo, con la quale il Comune di Duino Aurisina intende consolidare la rete di collaborazioni tra pubblico e privato.
Da parte della Regione è stato confermato come l’area abbia potenzialità di sviluppo turistico eccellenti e come l’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia consideri strategico valorizzare ulteriormente le bellezze del territorio che per la sua posizione si pone come porta d’ingresso a Trieste.
La Regione, infine, ha considerato positivo lo sviluppo di attività di animazione durante tutto l’anno per incrementare il movimento turistico ed estendere la stagione anche oltre il periodo estivo effettuando un’adeguata campagna promozionale ed implementando l’offerta di eventi già consolidati sul territorio.

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In copertina, il geologo e coordinatore delle attività del sito, Flavio Bacchia, con i resti del dinosauro Bruno; qui sopra, una suggestiva immagine di Duino.

Nuove norme per le grandi derivazioni idroelettriche Fvg

Nuove gare di evidenza pubblica per la concessione ad uso idroelettrico, un nuovo regime giuridico di alcuni beni che passano al demanio idrico regionale, contenuti contrattuali minimi a garanzia del rispetto dell’ambiente e dell’equilibrio occupazionale, obbligo di fornitura gratuita di energia elettrica alla Regione. Sono alcuni dei principali contenuti del disegno di legge che la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato in via preliminare su proposta dell’assessore alla Difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, per disciplinare la procedura di assegnazione delle concessioni di “grandi derivazioni” d’acqua a uso idroelettrico.

La Regione – come informa una nota Arc – è chiamata a legiferare in materia in forza del decreto “Semplificazioni” del 2018 che ha demandato agli Enti regionali la definizione delle modalità e delle procedure di assegnazione delle concessioni che devono avvenire in regime di libera concorrenza, mediante procedure competitive ad evidenza pubblica. La legge regionale dovrà essere approvata – come stabilisce la norma nazionale – entro ottobre, mentre le procedure di assegnazione delle concessioni scadute alla data di entrata in vigore della legge o entro il 31 luglio 2024 dovranno essere indette entro due anni dall’entrata in vigore della norma. Si tratta delle concessioni che eccedono i 3mila kW di potenza nominale media annua e che in Friuli Venezia Giulia riguardano, in prima battuta, cinque impianti, tutti siti nella Destra Tagliamento e che attualmente sono in concessione a Edison Spa: l’impianto di Meduno, che insiste sul corso d’acqua Meduna, con potenza circa 7,1 MW (concessione scaduta nel 2010); gli impianti di Valina e Chievolis, situati nel Comune di Tramonti di Sopra, interessanti i corsi d’acqua Meduna e Silisia, potenza circa 12,1 MW (concessione unica che scadrà il 13 luglio 2021); gli impianti di Colle e Istrago, situato nel Comune di Spilimbergo, che interessa il corso d’acqua Meduna, potenza circa 8,5 MW (la concessione scadrà il 30 giugno 2024).

La centrale idroelettrica di Colle.

Il ddl – coerentemente con il quadro normativo nazionale – stabilisce un nuovo regime giuridico dei beni. Le cosiddette “opere bagnate” (opere di raccolta, regolazione, derivazione, i canali adduttori, le condotte forzate e i canali di scarico) passano in proprietà alla Regione Fvg, entrando a far parte del demanio idrico regionale, senza la corresponsione di alcun compenso a favore del concessionario uscente; le “opere asciutte” (edifici, macchinari, impianti per l’utilizzazione, trasformazione e distribuzione dell’energia prodotta) possono essere acquisite in proprietà dalla Regione stessa (corrispondendo un prezzo agli aventi diritto) se ritenute funzionali rispetto alle “opere bagnate”. In alternativa, la proprietà di tali beni può essere acquisita dal concessionario subentrante, qualora li ritenga funzionali al proprio progetto.
Il testo normativo definisce anche le fasi della procedura unica di assegnazione, dalla indizione all’emissione del provvedimento di concessione, nonché i tempi della stessa e fissa i contenuti del bando e i criteri di valutazione. L’ammissibilità dei progetti di derivazione d’acqua è subordinata alla presenza di alcuni contenuti minimi, che verranno poi dettagliati in sede di gara, e che riguardano aspetti quali sicurezza delle persone e del territorio, sostenibilità ambientale, clausole sociali per la stabilità occupazionale, miglioramenti energetici, misure di compensazione ambientale, territoriale e paesaggistica.

Un articolo del ddl prevede che tutti i concessionari siano obbligati a fornire annualmente, a titolo gratuito, energia elettrica alla Regione Fvg (in ragione di 220kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione) da destinare, almeno per il 50 per cento, ai servizi pubblici e alle categorie di utenti dei territori interessati dalla derivazione. Un altro aspetto rilevante riguarda la possibilità che la Giunta regionale, nell’indire la procedura di assegnazione di una grande derivazione, scelga, fra le tre forme possibili di affidamento, quella che affida la concessione ad una società a capitale misto pubblico privato. Dopo l’approvazione della legge, la stessa sarà completata da due regolamenti: uno per la definizione della disciplina di dettaglio della procedura unica di assegnazione (entro 12 mesi dall’approvazione della norma), l’altro per fissare i canoni di concessione (entro 180 giorni dall’approvazione della legge regionale). Infine, entro 90 giorni, la Giunta regionale dovrà deliberare le tipologie di servizi pubblici e le categorie di utenti che potranno beneficiare della fornitura gratuita di energia, i criteri di riparto di tale fornitura, sentiti i Comuni interessati, e la possibilità, in alternativa alla cessione gratuita dell’energia, di procedere in tutto o in parte alla sua monetizzazione.

Il torrente Meduna.

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In copertina, visita agli impianti idroelettrici di Meduno.

Protezione civile: accordo Fvg-Enel per le emergenze

Si consolida e si sviluppa il rapporto tra la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Enel nella gestione dei fenomeni emergenziali che impattano sulla rete di distribuzione dell’energia elettrica. E’ stato infatti siglato, dal vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, e dalla responsabile Sostenibilità e affari istituzionali Area Nord di Enel Italia, Maria Luigia Partipilo, un nuovo protocollo che punta a migliorare e incrementare – come informa Arc – la reciproca collaborazione in occasione di eventi con rilevanti impatti sul territorio e sulle infrastrutture.
La sinergia era stata avviata nel 2016 con la definizione di uno specifico impegno che in questi anni ha permesso di approfondire i reciproci criteri di intervento e di gestione delle emergenze, così da sviluppare tutti gli ambiti di cooperazione utili per la messa in sicurezza del territorio e per assicurare il rapido ripristino del servizio elettrico, anche in occasione dei sempre più numerosi e dannosi eventi naturali estremi che interessano la nostra regione.
La partnership ha, inoltre, portato al miglioramento della comunicazione tra le rispettive sale operative, all’attività formativa di oltre 150 volontari di protezione civile per interventi in prossimità di reti elettriche, allo svolgimento di esercitazioni congiunte e soprattutto al perfezionamento del sostegno reciproco durante gli interventi in emergenza.
Regione Fvg ed Enel puntano così a rendere più efficace e pervasiva la collaborazione incidendo significativamente sia nella formazione delle strutture di Protezione civile che nei rispettivi protocolli operativi, conseguendo benefici tangibili nella messa in sicurezza delle infrastrutture elettriche, nel coordinamento per la gestione delle emergenze, nonché nel miglioramento complessivo della qualità del servizio elettrico assicurato a cittadini e imprese della nostra regione.

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In copertina e qui sopra impianti per il trasporto dell’energia elettrica.