“Interferenze”, le nevrosi dell’era digitale in un cabaret surreale venerdì a Pordenone con I Teatri dell’Anima

Un cabaret surreale che mette a nudo le nevrosi dell’era digitale arriva a Pordenone grazie al Festival “I Teatri dell’Anima”. Appuntamento il 27 febbraio, alle ore 20.30, nella Sala Oratorio Beata Vergine delle Grazie, con lo spettacolo “Interferenze”, l’ultima fatica della Compagnia della Testa. Archiviato il successo della tappa di gennaio della rassegna dedicata ai teatri in miniatura Lambe Lambe — affascinanti scatole per uno spettatore alla volta che hanno incantato il pubblico con la loro intimità — la dodicesima edizione de “I Teatri dell’Anima” cambia scala e registro. Si torna alla coralità del palco tradizionale con un’altra anteprima imperdibile: venerdì prossimo, alle ore 20.30, la sala di via delle Grazie 17 ospiterà appunto “Interferenze”, l’inossidabile spettacolo della Compagnia della Testa. L’evento è organizzato da EtaBeta Teatro in collaborazione con l’Associazione San Gregorio e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone.
«Il successo dei primi appuntamenti conferma quanto il pubblico ami questa formula di teatro diffuso – ha commentato Andrea Chiappori, direttore artistico della rassegna –. Dopo questi due appuntamenti invernali a Pordenone, la rassegna proseguirà il suo percorso nei territori coinvolti, guardando già ad una primavera ed estate ricca di novità e sorprese. I Teatri dell’Anima non si ferma: continueremo a muoverci tra otto Comuni e tre Province per offrire un’esperienza culturale che sia, prima di tutto, un momento di condivisione e confronto inclusivo».
Definita dagli autori una “Commedia 2.0”, la pièce è un viaggio ironico tra le distrazioni e i rumori di fondo della nostra esistenza. In una scenografia popolata da tablet, smartphone e vecchie tv, l’attore Francesco Cevaro (anche regista) trascina il pubblico in un “delirio” verbale fatto di giochi di parole e freddure surreali (in pieno stile bergonzoniano), come l’enigmatico dilemma: “Se uno schermidore vuole fare un proposito durante la Quaresima deve per forza fare un fioretto?”. A dare ritmo a questo caos creativo interviene la musica dal vivo di Marco Andreoni. Il chitarrista e cantante interpreta brani ironici del repertorio cantautorale italiano, creando una continua “interferenza” tra note e parole che trasforma i problemi quotidiani — amore, solitudine, lavoro — in momenti di puro divertimento.
I Teatri dell’Anima XII è una rassegna di teatro diffuso in diversi territori del Friuli Venezia Giulia. I luoghi naturali nella bella stagione, i teatri in quella più fresca, ospiteranno un percorso di eventi mirati alla creazione di una comunità di spettatori aperta ad una condivisione e ad un confronto inclusivo per superare le frontiere fisiche, culturali, linguistiche e generazionali. Un’articolazione in tre province e otto comuni per sensibilizzare e coinvolgere il pubblico con un’offerta culturale teatrale innovativa ma di facile fruibilità e libera dai vincoli convenzionali dello spettacolo, aperta ad artisti e spettatori di ogni età senza dimenticare le fasce deboli e le giovani generazioni.

Per informazioni: cell 333 6785485 oppure email: info@iteatridellanima.it oppure il sito www.iteatridellanima.it

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In copertina, i due protagonisti dello spettacolo di venerdì sera a Pordenone.

Grado si prepara alla nuova Stagione: in febbraio Recruiting Day della Regione che offre 68 posti di lavoro nel turismo

Presentato ieri a Trieste il Recruiting Day in programma giovedì 19 febbraio a Grado, dedicato alla selezione di personale per la stagione estiva 2026. L’iniziativa, organizzata dai Servizi per il lavoro della Regione Friuli Venezia Giulia con il patrocinio del Comune di Grado, mette a disposizione 68 posti di lavoro in tre strutture turistiche del Basso Isontino e si svolgerà nella Sala consiliare del Municipio isolano. Il Recruiting Day, giunto al secondo anno consecutivo con questo format, coinvolge le realtà Club del Sole e Grado Villaggio Europa e rappresenta un modello di collaborazione stabile tra la Regione e le imprese del territorio.

Alessia Rosolen


«Accanto alle attività di selezione, con Club del Sole sono già stati attivati due percorsi formativi coprogettati per figure professionali specifiche (addetto al giardinaggio e receptionist), finalizzati alla formazione e all’inserimento diretto nei rispettivi organici», ha spiegato l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen. Le posizioni aperte riguardano diversi ambiti professionali, tra cui amministrazione, accoglienza e reception, cucina, sala e bar, market, manutenzione del verde, guardiania notturna e assistenza bagnanti con brevetto.
Per partecipare è necessario inviare il curriculum vitae entro martedì 10 febbraio 2026, utilizzando il link “Mi candido” disponibile sul portale regionale LavoroFVG. È possibile candidarsi a una o più posizioni; da smartphone è consigliato l’utilizzo dell’app LavoroFVG. Tra tutte le candidature pervenute verrà effettuata una preselezione. I candidati ritenuti in linea con i profili richiesti riceveranno conferma via e-mail dell’appuntamento per i colloqui, che si svolgeranno il 19 febbraio secondo gli orari indicati tra il 12 e il 18 del prossimo mese.
«L’iniziativa conferma l’impegno della Regione Friuli Venezia Giulia nel promuovere strumenti efficaci di politica attiva del lavoro, capaci di sostenere l’occupazione stagionale qualificata e di rafforzare il legame tra sviluppo economico e territori», ha concluso Rosolen.

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In copertina, una bella panoramica dell’Isola di Grado vista dall’alto.

Tradizioni epifaniche a Monteaperta, come le raccontava Marisa Filippig (già sindaco di Taipana) dodici anni fa: martedì l’addio sotto il suo Gran Monte

(g.l.) I fuochi epifanici si sono spenti con una brutta notizia per Monteaperta e l’Alta Val Cornappo, ma anche per Nimis, Lusevera e il Tarcentino nel suo insieme: la scomparsa, a 84 anni, di Marisa Filippig, una vita da insegnante, ma che è stata anche sindaco di Taipana. Una persona simpaticissima, dal tratto solare e aperto, sempre pronta per un aiuto ovunque ce ne fosse bisogno o una buona parola: per questo, tutti la ricorderanno con riconoscenza. I suoi funerali saranno celebrati martedì prossimo, 13 gennaio, alle 14.30, nella Chiesa parrocchiale della stessa Monteaperta, frazione alla quale Marisa era molto legata. Era profonda conoscitrice, infatti, della storia, delle tradizioni e della cultura di queste bellissime vallate. E a tale proposito vi proponiamo una interessante intervista che le fece nel 2014 Linda Amatulli, reperibile sulla rete, e che parla proprio delle usanze post-natalizie sotto quel Gran Monte che la professoressa tanto amava. L’articolo era stato pubblicato sul blog “Viaggio oltre il Torre – dove il confronto è donna”, «alla scoperta dei saperi tramandati dalle donne ed effettuato attraverso interviste, laboratori artigianali, enogastronomici, educational tour, mostre ed eventi». Un progetto che era stato finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia al Consorzio Dolcenordest e che era stato sviluppato in collaborazione con Lab Rea di Angela Zolli nei nove Comuni consorziati. Quindi, oltre a Taipana, Nimis e Lusevera, anche Attimis, Faedis, Magnano in Riviera, Povoletto, Reana del Rojale e Tarcento. Eccone pertanto il testo.

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di Linda Amatulli

Ci inoltriamo ora con Marisa Filippig nel mondo delle tradizioni popolari, parlando, in particolare, del rito epifanico di Monteaperta, una frazione del Comune di Taipana.
Qual era il principale rito epifanico dell’Alta val Torre?
Anche noi della Valle realizziamo una pira, simile al Pignarul, ma che si chiama Polovin.
Veniva acceso sempre il 6 gennaio?
No, veniva acceso la sera del 5 gennaio, dopo la benedizione dell’acqua e del sale che si svolgeva in chiesa, dopo le 18.
Chi preparava questo Polovin?
Il Polovin veniva preparato dai giovani del paese, uno per ogni borgata: borgo di sopra, di mezzo e di sotto. Ve ne era anche un quarto, nei periodi storici in cui c’era più popolazione. I giovani del paese iniziavano a pensarci già da ottobre, quando rientravano la maggior parte degli emigranti stagionali, gli uomini dalle fornaci e le donne dal servizio presso famiglie benestanti.
C’erano differenze di genere?
In una società così fortemente influenzata dalla differenza tra uomo e donna i compiti erano nettamente separati: solo i maschi potevano costruire il Polovin mentre le donne erano addette alla preparazione del cibo per la festa, relegate in casa. Da questo punto di vista io sono stata molto fortunata: pur bambina partecipavo sempre ai giochi e alle scorribande dei miei compaesani perché stavo sempre con mio fratello maggiore, che mi portava con sé dappertutto.
Di cosa era composto il Polovin?
In un’economia di montagna molto severa ogni legnetto era utile alla sua costruzione. Questo comportava in seconda battuta anche una maggiore manutenzione dei boschi, che venivano ripuliti da tutto il legname utile. Si conficcava un palo più lungo nel terreno e intorno a questo si sistemava la legna in pira. In cima veniva fissato poi un fantoccio vestito di stracci, una sorta di befana, che ogni tanto portava uno zaino o una gerla, simbolo dell’anno vecchio che se ne andava.
Cosa succedeva dopo l’accensione?
Iniziava la festa naturalmente! Si stava tutti intorno al falò che ardeva, ognuno portando del cibo o del vino, a volte del vin brulè. Uno dei cibi tipici dell’Epifania era la pacia, una focaccia fatta con farina di mais e condita, quando si poteva, con uvetta, salsicce o castagne.
È ancora viva questa tradizione?
Purtroppo no, soprattutto dopo le due guerre mondiali e il conseguente spopolamento del paese.
E voi bambini partecipavate alla festa?
Certo, costruivamo un Polovin tutto nostro, con materiali ancora più umili di quelli usati per quello ufficiale: fiammiferi, pezzetti di carta, tutti gli scarti. Se eravamo fortunati trovavamo una rapa o una patata dimenticata sotto la neve, la cuocevamo e la mangiavamo tutti insieme. Anche nella miseria eravamo felici.
Grazie Marisa.

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In copertina, Marisa Filippig scomparsa a 84 anni durante quell’intervista del 2014 in una foto di Angela Zolli.

Con Efasce Pordenonesi nel mondo omaggio a Parigi a Pier Paolo Pasolini a cinquant’anni dalla scomparsa

È stata Efasce Pordenonesi nel Mondo a chiudere, praticamente, le manifestazioni del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. E lo ha fatto a Parigi dove la Librairie Italienne Tour de Babel ha ospitato la mostra “Non possiamo che andare avanti – Nous ne pouvons qu’aller de l’avant” basata sulla graphic novel di Silvia Rocchi, liberamente ispirata al romanzo pasoliniano “Il sogno di una cosa”, in cui si narra anche l’emigrazione dal Friuli Venezia Giulia nel secondo dopoguerra. L’iniziativa è stata promossa, appunto, da Efasce assieme al Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia. Si tratta della prima tappa del progetto pluriennale “Storie, Segni e Suoni – Omaggio a Pier Paolo Pasolini” finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli e ideato per promuovere all’estero l’identità e la cultura friulana attraverso l’arte contemporanea. L’opera è stata realizzata in collaborazione con il Palazzo del Fumetto di Pordenone, mentre l’evento è stato promosso dal Segretariato di Parigi Efasce e ha fornito l’occasione proprio per ricordare i 50 anni dalla morte del poeta e letterato.

Presenti il presidente Efasce, Angioletto Tubaro, accompagnato dalla professoressa Elena Marzotto del consiglio direttivo, la curatrice del progetto Sara Pavan e l’artista Silvia Rocchi. È intervenuto anche il Console generale italiano a Parigi Jacopo Albergoni. Dopo l’introduzione del presidente del Segretariato Efasce di Parigi, Luca Pascotto, e della sua stretta collaboratrice Maddalena Maniago ha preso la parola il presidente Tubaro. «La figura di Pier Paolo Pasolini – ha osservato – ha una valenza internazionale. Con questo progetto che omaggia la figura e l’arte dell’intellettuale e poeta casarsese puntiamo a raggiungere anche un altro duplice scopo: rafforzare l’identità italiana e friulana dei nostri emigranti e rappresentare un efficace spaccato dell’emigrazione friulana del secondo Dopoguerra. Un aspetto, questo, più volte rimarcato anche nel convegno propedeutico alla tappa parigina, tenutosi a Casarsa lo scorso 26 settembre nella sala consiliare assieme a Centro studi Pasolini e Comune».
Successivamente è intervenuto il console generale Jacopo Albergoni che ha evidenziato l’importanza dell’emigrazione italiana in Francia. Ad oggi, infatti, gli italiani emigrati o loro discendenti rappresentano il 10% della popolazione francese ed hanno contribuito allo sviluppo della nazione in tutti i settori. Ha inoltre lodato l’iniziativa del Segretariato Efasce di Parigi per la valenza del tema trattato e l’importanza che questa iniziativa ha nella diffusione della cultura italiana in Francia. Sono quindi intervenute Sara Pavan e Silvia Rocchi che hanno spiegato le motivazioni per cui “Il sogno di una cosa” è stato trasformato in fumetto, al fine di agevolare la conoscenza e la diffusione dell’opera. Già la versione italiana ha avuto un grande successo a cui si aggiunge ora la versione tradotta in lingua francese. Il folto pubblico ha applaudito calorosamente ed apprezzato gli interventi e la mostra, portando via con sé al termine il catalogo intitolato anch’esso “Non possiamo che andare avanti”.
Il giorno successivo all’inaugurazione c’è stato anche un incontro con l’artista, con Silvia Rocchi che ha dialogato con i lettori. Infine a chiudere il programma presentazione del libro “In difesa dell’umano”, saggio su Pasolini di Paolo Desogus, docente alla Sorbonne Université, con intervento di Davide Luglio, direttore del Dipartimento di Studi Italiani.

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In copertina, il grande poeta casarsese Pier Paolo Pasolini e all’interno due immagini della cerimonia con Efasce a Parigi.

Gennaio si aprirà a Pordenone con i “teatri in miniatura” del Sudamerica

Arrivano per la prima volta a Pordenone i teatrini Lambe Lambe, una forma di teatro in miniatura ancora poco conosciuta in Italia ma molto diffusa in Sudamerica. Piccole scatole da osservare attraverso uno spioncino — per uno o al massimo due spettatori alla volta — che racchiudono mondi in miniatura e storie intime. Saranno i protagonisti di Nautilus – Coro di teatri in miniatura, nuovo appuntamento del cartellone natalizio pordenonese. L’esordio cittadino di questi mini-teatri è in programma sabato 3 gennaio, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.30, all’Ex Convento di San Francesco, in Piazza della Motta. L’iniziativa è inserita nella dodicesima rassegna I Teatri dell’Anima, organizzata da Eta Beta Teatro, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone, in collaborazione con il collettivo Lambe Lambe. La manifestazione ha preso ufficialmente il via in agosto con l’anteprima “Concerto per spiritelli in Natura” dell’Orchestra Con Fuoco e prosegue ora con questo speciale appuntamento natalizio, per poi continuare nei mesi primaverili con un calendario diffuso su tre province e otto comuni del Friuli Venezia Giulia.

Nautilus – Coro di teatri in miniatura si propone a uno o due spettatori per volta e si svolge all’interno di piccole scatole che funzionano come vere e proprie scene in miniatura. Guardando attraverso uno spioncino, lo spettatore assiste a brevi azioni teatrali costruite con marionette, oggetti, ombre e semplici animazioni, accompagnate da musiche o racconti ascoltati in cuffia. «È una forma teatrale intima – spiega Andrea Chiappori, direttore artistico de I Teatri dell’Anima – che concentra l’attenzione su storie brevi e su un rapporto diretto e ravvicinato con lo spettatore. Un teatro pensato per tutti, dai bambini agli adulti: ciascuno può decidere se assistere a un solo spettacolo o esplorare più teatrini, costruendo liberamente il proprio percorso di visione».
Ogni spettacolo ha una durata di circa cinque minuti e permette al pubblico di muoversi liberamente, senza vincoli di ordine o di numero. Non è richiesta la prenotazione. Per l’occasione, saranno allestiti cinque teatrini Lambe Lambe, differenti per stile, poetica e tecnica. In programma Starboy della compagnia Manintasca, Voglio la luna della compagnia Nasinsu, Riparo sogni infranti di Nano Teatro, Dance Box di Carla Taglietti e Le piccole cose di Marzia Alati. Brevi narrazioni che attraversano immaginari ed emozioni diverse, mantenendo una dimensione raccolta e di immediato contatto con lo spettatore.
I Teatri dell’Anima XII è una rassegna di teatro diffuso in diversi territori del Friuli Venezia Giulia. I luoghi naturali nella bella stagione, i teatri in quella più fresca, ospiteranno un percorso di eventi mirati alla creazione di una comunità di spettatori aperta ad una condivisione e ad un confronto inclusivo per superare le frontiere fisiche, culturali, linguistiche e generazionali. Un’articolazione in tre province e otto comuni per sensibilizzare e coinvolgere il pubblico con un’offerta culturale teatrale innovativa ma di facile fruibilità e libera dai vincoli convenzionali dello spettacolo, aperta ad artisti e spettatori di ogni età senza dimenticare le fasce deboli e le giovani generazioni.

Per informazioni:cell 333 6785485 oppure email: info@iteatridellanima.it oppure il sito www.iteatridellanima.it

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In copertina e all’interno tre degli spettacoli che saranno presentati a Pordenone.

Inventa il prodotto del desiderio 2026 e fanne un prototipo: la proposta a Trieste per due giorni di “Christmas Hackathon”

Inventa il prodotto del desiderio 2026, progettalo, fanne un prototipo. È questa l’idea che l’associazione Asperastra, all’interno del progetto Asperastra – Innovation Lab dell’Urban Center di Trieste, propone con l’iniziativa “Christmas Hackathon”, il 13 e 14 dicembre, dalle ore 9 di sabato alle ore 18 di domenica, al centro di Corso Cavour 2/2. Una maratona natalizia aperta a tutti i creativi, i curiosi, gli appassionati e le persone interessate a mettere in gioco le proprie abilità per la messa a punto di qualcosa di personale, inedito, innovativo, potendo usare le tecnologie ed i mezzi messi a disposizione dal laboratorio avanzato di fabbricazione digitale di Trieste.


Il nome della due giorni è la contrazione di due termini: “hack”, ovvero trovare una soluzione ad un problema, e “thon”, suffisso della parola maratona. Si tratta dunque di una lunga corsa, una maratona natalizia nata allo scopo di trovare una soluzione ad un problema, per la progettazione e la prototipazione del prodotto del desiderio per l’anno che verrà. L’iscrizione è del tutto gratuita e si può realizzare attraverso la piattaforma eventbrite.it, digitando “Christmas Hackathon”, o recandosi direttamente presso il Fab Lab di via Cavour.
La struttura dispone di numerose tecnologie, tra cui stampanti 3D, a filamento e a resina, strumentazioni da taglio laser, visori di realtà virtuale, scanner 3D, computer e tavole grafiche con diversi sistemi operativi, materiali messi a disposizione dal team presieduto dall’imprenditore digitale, ambassador e divulgatore delle tematiche d’innovazione, Emanuele Ciccone. Sono previsti dei premi in denaro, dalle duemila alle cinquecento euro, e crediti formativi ai primi tre progetti classificati, quelli più innovativi e che tutti vorrebbero, che sia un oggetto, un’app, un’idea o chissà cos’altro possa scaturire da menti ricche di inventiva.
L’associazione Asperastra, che dà vita al Fab Lab triestino, nasce proprio con la mission di diffondere la cultura dello Steam, ovvero scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica, del mondo dei maker e fablab, dell’innovazione, delle nuove tecnologie e dell’imprenditoria, promuovendo anche la cultura dell’uguaglianza e di genere, per ridurre il gender gap in questo settore. Pertanto, oltre a numerose iniziative già realizzate, diverse in corso ed altre prossime al debutto, con il coinvolgimento di scuole, istituti, centri, esperti e creatori di vario profilo, “Christmas Hackathon” si presenta come un’ottima occasione per condividere e dare forma a idee grazie a tecnologie all’avanguardia in un ambiente stimolante e inclusivo, una factory a tutti gli effetti, dove è possibile costruire trasformando i progetti in realtà. Partner istituzionali sono la Regione Friuli Venezia Giulia ed il Comune di Trieste, sponsor Banca Fvg con la collaborazione dell’Università degli Studi di Udine, Talent Garden Pordenone, Polo Tecnologico Alto Adriatico Andrea Galvani e She Tech. Potete seguire le loro attività sui social network come Instagram o Facebook o visitare il loro sito web asperastra.org

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In copertina, il team di Asperastra di Trieste; all’interno, due makers all’Innovation Lab dell’Urban Center.

La storica Somsi di Pordenone nacque nel 1866 quando il Friuli diventò Italia: domani festa e visita a Palazzo Gregoris

La Storica Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione di Pordenone si appresta a festeggiare il suo 159° Anniversario, nella giornata che ricorda la sua fondazione: domani 8 dicembre, gli spazi della sede di Palazzo Gregoris saranno aperti per due turni di visite guidate alle ore 10 e alle 11.30, che daranno l’opportunità di accedere non solo alle sale del Centro culturale, che solitamente ospitano incontri ed eventi, ma anche agli altri ambienti normalmente non accessibili, dedicati alla direzione e organizzazione, studio e ricerca.

Ad accogliere e guidare i visitatori nella storia e negli spazi di attività della Somsi di Pordenone, Centro di divulgazione culturale riconosciuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, saranno le studentesse dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Flora” di Pordenone, uno dei molti Istituti scolastici che collaborano stabilmente con l’Operaia nelle sue numerose attività, mentre alle 11 è in programma la cerimonia ufficiale di benvenuto alla cittadinanza, ai Soci e alle autorità, a cominciare dai rappresentanti degli Enti che sostengono l’iniziativa, come la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Pordenone. Sarà questa l’occasione non solo per tracciare una breve sintesi dell’anno trascorso, ma anche per dare le prime anticipazioni delle iniziative che attendono la Somsi nel 2026, anno particolarmente importante perché segnerà il 160° di fondazione, un traguardo di grande significato che non mancherà di portare alla città di Pordenone e al territorio regionale nuove proposte culturali da condividere con la comunità, secondo la storica vocazione del sodalizio verso “le attività e le iniziative rivolte a favorire l’elevazione culturale, sociale e morale dei cittadini”.
Fondata l’8 dicembre 1866, a breve distanza dall’annessione del Friuli al Regno d’Italia, la Società Operaia di Pordenone vanta tra i suoi Promotori anche l’allora Commissario Regio Quintino Sella, mentre nel 1867 proclamava suo presidente onorario Giuseppe Garibaldi, che l’anno successivo arrivò in visita alla città. La Somsi opera dal 1889 a Palazzo Gregoris, dimora nobiliare del XVII secolo di cui è proprietaria di un’ampia porzione (ampliata nel 1981): si tratta di un immobile storico sottoposto a vincolo monumentale dal Ministero dei Beni culturali tramite la competente Soprintendenza Fvg, alla tutela del quale la Somsi si è impegnata con molta energia, così come nel suo accurato restauro e riallestimento degli spazi per accogliere l’intensa attività culturale che qui ha sede. I visitatori potranno quindi accedere non solo agli ambienti del Centro culturale, ma anche alla sala del Consiglio, con i suoi cimeli storici e le collezioni d’arte, e alla Biblioteca-Archivio, fondo sottoposto alla tutela del Ministero della Cultura per il suo particolare interesse storico rispetto alla documentazione legata al territorio e alla Storia d’Italia. Qui si conservano infatti dei pezzi di grande valore: ad esempio una delle rare prime edizioni de “I Sepolcri” di Ugo Foscolo (1807), la prima locandina della storica Tombola cittadina (datata 1873), il manifesto originale dedicato al passaggio del treno con la salma del Milite Ignoto in viaggio verso Roma nel 1921, una preziosa Cinquecentina con la “Tavola di tutte le cose notabili contenute ne’ Commentari di Cesare” (Venezia, 1557), tra i vari volumi oggetto di costante studio e catalogazione.
Sarà, inoltre, aperta al pubblico in Palazzo, e fruibile con la guida di un esperto geologo al temine delle due visite del mattino, la mostra allestita dal Cai di Pordenone (che nel 2025 il suo Centenario) dal titolo “Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia”, realizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone, la Fondazione Dolomiti Unesco, il Fondo Comuni Confinanti e la Regione Friuli Venezia Giulia. Con immagini e contenuti interattivi, la mostra racconta le caratteristiche geologiche che hanno valso alle Dolomiti l’ingresso nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Info sul web: www.somsipn.it e sulle pagine social della Storica Società Operaia di Pordenone.

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In copertina, Palazzo Gregoris e all’interno alcune immagini delle attività che ospita grazie alla Somsi di Pordenone.

(Photo studio Profili)

Nimis rende omaggio alla memoria di Bruno Fabretti. Domani uno spettacolo dedicato alle scuole e alla cittadinanza in ricordo dell’ex internato: i suoi diari dai Lager in una mostra di Luca d’Agostino

(g.l.) Nimis rende omaggio a Bruno Fabretti a due anni dalla morte. La civica amministrazione del paese pedemontano domani ricorderà, infatti, l’ex internato scomparso nell’estate 2023, sulla soglia dei cent’anni, attraverso un incontro e una mostra fotografica per le scuole e la cittadinanza. L’appuntamento è fissato per domani mattina, con inizio alle 10.30, al Teatro Juventus, nell’Oratorio parrocchiale, dove verrà proposto il progetto Parole e Musica per un domani “Memorie di Libertà: Bruno Fabretti” con uno spettacolo ed una mostra allestita dal fotografo Luca d’Agostino. Iniziativa presentata nel 2024 per la prima volta a Mortegliano e poi replicata, con lo stesso successo, a San Giorgio di Nogaro. E che ora, come è giusto avvenga, approda anche nel paese natale, nel quale il commendator Fabretti è sempre vissuto dopo il ritorno dalla prigionia nei campi di concentramento in Germania.

Il progetto, del quale è capofila la Domus Musicae di Mortegliano, grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e dello stesso Comune di Nimis, prosegue un percorso iniziato sul finire dello scorso anno con la mostra fotografica “La vita di Bruno Fabretti: un ponte generazionale e sociale per una comunità inclusiva” prodotta dal Circolo Culturale Chiarisacco con partner l’Associazione Culturale Le Colone Aps, già esposta appunto a Mortegliano e a San Giorgio di Nogaro. «La sua voce, i suoi disegni e il suo diario – ha sottolineato il sindaco Fabrizio Mattiuzza – hanno dato forma a una testimonianza preziosa, che oggi continuiamo a condividere per ricordare l’orrore della guerra e l’importanza dei valori di pace, democrazia e tolleranza».
Domani, 2 dicembre, alle ore 10.30, è programmato dunque un incontro/lezione/spettacolo al Teatro parrocchiale di Nimis nel quale sono invitate le secondarie di primo grado del Comune e tutta la cittadinanza. Con il coordinamento e le letture a cura di Giuliano Bonanni e i momenti musicali a cura del Domus Musicae Quartet diretto da Giuseppe Tirelli (Giovanni Di Lena violino – Andrea Valent fisarmonica – Nicola Tirelli tastiere – Giuseppe Tirelli contrabbasso), il progetto vede anche la proiezione del documentario raccolto proprio da Luca d’Agostino su idea dello stesso Giuseppe Tirelli e patrocinato dalla sezione Anpi di San Giorgio di Nogaro. Al termine, inaugurazione della mostra fotografica al Centro “Antonio Comelli” di piazza XXIX Settembre (sala fronte ufficio Iat; orari: giovedì e sabato 9-13, domenica 10-13).
Bruno Fabretti, testimone diretto dei campi di prigionia e dei Lager nazisti, si è spento il 13 luglio del 2023 a 99 anni: ne avrebbe compiuti cento appena due mesi dopo. Nato infatti a Nimis il 15 settembre 1923, Fabretti ha vissuto momenti terribili durante la Seconda Guerra Mondiale. Partigiano combattente, dopo essere stato catturato dai tedeschi nel settembre del 1943, affrontò la prigionia in diversi campi di concentramento tra cui Lodz, Dachau, Neuengamme, Bergen Belsen e Buchenwald. Nel suo libro, “Per non dimenticare. Diario di un deportato nei Lager nazisti di Dachau, Neuengamme, Buchenwald”, l’ex internato aveva raccontato la crudeltà e l’orrore dei campi di prigionia. Aveva compreso l’importanza di non lasciare che la memoria svanisse nel silenzio, tanto che si impegnò, instancabile, con grande dedizione anche nella promozione della memoria storica e nella diffusione dei valori di democrazia, tolleranza e pace. Raccontò, pertanto, le proprie esperienze di guerra in moltissime scuole, a migliaia di bambini e ragazzi, e organizzò eventi con lo scopo di educare le nuove generazioni sugli orrori del nazismo e sull’importanza di difendere i valori umani fondamentali. La mostra fotografica di Luca d’Agostino raccoglie le riproduzioni di alcune pagine dello straordinario diario che lo stesso Fabretti scrisse ed accompagnò con disegni propri subito dopo la liberazione. «La sua lotta per la libertà e la sua dedizione a un mondo migliore – osserva d’Agostino – rimarranno sempre un faro di speranza e una testimonianza della resilienza umana in tempi di oscurità e oppressione».

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In copertina, un ritratto di Bruno Fabretti (1923-2023); all’interno, pochi mesi dopo il ritorno a Nimis dal Lager di Buchenwald.

“Dialoghi”, stasera a Turriaco l’ultimo incontro autunnale: le vite invisibili dei rifugiati raccontate da Della Puppa

Oggi, 31 ottobre, alle ore 18, nella Sala Nilde Iotti di Turriaco, si terrà l’ultimo appuntamento autunnale del Festival della Conoscenza Dialoghi, organizzato dall’associazione Culturaglobale con il supporto dell’Amministrazione comunale di Turriaco e della Regione Friuli Venezia Giulia. Protagonista della serata sarà Francesco Della Puppa, docente di sociologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che presenterà la graphic novel “I disconosciuti. Vivere e sopravvivere al di fuori” (Becco Giallo, 2024). A dialogare con lui sarà Luca Meneghesso, educatore e docente di sostegno.
Il volume affronta il tema dei rifugiati e delle loro vite spesso invisibili, sollevando domande cruciali: dove vivono? come lavorano i richiedenti asilo? Non tutti trovano posto nel sistema d’accoglienza istituzionale: c’è chi non vi è mai entrato e chi ne è uscito, più o meno volontariamente. “Questa pubblicazione – scrive Agostino Petrillo nella prefazione – ricostruisce efficacemente quanto abbiamo spesso toccato con mano nella nostra esperienza di ricercatori: la deriva delle vite di scarto e la marginalità estrema che sperimenta chi finisce nel tritacarne dei campi dalle mille sigle”. E ora qualche curiosità…
Francesco Della Puppa è professore associato di Sociologia generale al Dipartimento di Filosofia e Beni culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito il suo dottorato in Scienze sociali all’Università di Padova.
Svolge attività di ricerca e insegnamento nell’ambito delle migrazioni internazionali e dell’asilo, delle famiglie immigrate e del ricongiungimento familiare, della costruzione sociale del genere e delle trasformazioni della mascolinità nell’esperienza migratoria, delle trasformazioni del lavoro e del terziario digitalizzato, delle on-ward migration e della «diaspora bengalese» in Europa. È interessato alle scienze sociali a fumetti e all’ethno-graphic novel ed è impegnato a stringere relazioni accademiche, scientifiche, sociali, umane con Cuba.

L’incontro è a ingresso libero.
Il programma completo delle iniziative di Culturaglobale è su www.dialoghi.eu
www.dialoghi.eu
Associazione Culturaglobale

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In copertina, uno scorcio panoramico del popoloso abitato di Turriaco nell’Isontino.

A Pozzuolo questa sera ritorna in scena “Turandot”. Gli elogi a Operaprima-Wien della Regione Fvg con le parole di Anzil: questa è davvero una cultura partecipata

(g.l.) Secondo appuntamento questa sera, 31 agosto, con il belcanto a Pozzuolo del Friuli, dove alle 20, nella magnifica cornice di villa Gradenigo Sabbatini, andrà in scena la prima replica di “Turandot”, la famosa opera di Giacomo Puccini che Operaprima-Wien, con la direzione artistica e musicale del maestro Tiziano Duca, ha presentato con grande successo venerdì sera, presente un foltissimo pubblico. Alla rappresentazione del debutto, salvata fortunatamente dal maltempo incombente, aveva partecipato anche il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, nonché assessore con delega alla Cultura, Mario Anzil, il quale ha avuto espressioni di particolare compiacimento per la bellissima iniziativa della “cittadella dell’opera”, giunta alla sua ottava, fortunata edizione.
«È una serata storica per la comunità di Pozzuolo e anche per il Friuli – ha detto infatti l’esponente della Giunta Fedriga -, perché questo progetto è un’opera corale, non solo nel senso musicale del termine, ma anche sociale e culturale: si tratta di un esperimento di cultura partecipata assolutamente in linea con la visione della Regione, che la considera non solo un insieme di nozioni acquisite sui libri, ma soprattutto una personale e soggettiva rielaborazione di esperienze vissute». Come detto, si tratta di un importante e impegnativo programma culturale che si ripete da otto anni e che in questa nuova occasione ha messo in scena di uno dei capolavori del Genio di Torre del Lago nella villa messa a disposizione dall’Ersa per le date, appunto, di venerdì scorso, oggi e martedì 2 settembre, quando è in programma la seconda e ultima replica. L’avvocato Anzil ha sottolineato anche la valenza di ampio respiro dell’iniziativa, rimarcando la collaborazione con associazioni e istituti di formazione del territorio ai quali quest’anno si è aggiunto l’Enaip, incaricato di trasformare queste esperienze in una concreta opportunità di formazione per i giovani: sono attivi laboratori su scenografia, realizzazione dei costumi e delle scene.
Ricordiamo, infine, che il direttore artistico di Operaprima-Wien, Tiziano Duca, ha coordinato ben 310 persone tra cast, musicisti dell’orchestra, coristi, componenti della Filarmonica di Pozzuolo, voci bianche, comparse e volontari. Il cast, invece, è formato dal soprano Natasa Katai, dal tenore Gustavo Porta, dal soprano Gesua Gallifoco, dal basso Diego Maffezzoni, dal tenore Alexander Gallee, dal basso-baritono Giovanni Romeo, nonché dai tenori Sinisa Radin e Mladen Prodan. E ieri sera è stato fornito un “assaggio” con voci e pianoforte al Palamostre di Udine, dando appuntamento, dunque, a oggi per la seconda serata con “Turandot”. E sarà una gran bella serata perché le previsioni meteo sono, finalmente, ottime!

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Mario Anzil venerdì sera a Pozzuolo alla prima dell’opera “Turandot”.

(Foto Regione Fvg)