Porto Vecchio di Trieste: “Un’altra città” sollecita un disegno strategico

«Fa nuovamente notizia l’accordo tra Comune, Regione e Autorità Portuale, risalente al mese scorso, che porterà alla costituzione della Società di gestione del Porto Vecchio. Il primo, necessario, rilievo da fare è che non si tratta, ancora, dell’avvio effettivo della società, che dovrebbe invece avvenire a giugno, cioè con quasi un anno di ritardo rispetto a quanto annunciato in passato dal sindaco Dipiazza», è quanto afferma “Un’altra città” in comunicato.

«Da quel che traspare – prosegue il sodalizio giuliano -, sembra però che vi sia una notizia positiva: la società di gestione sarà infatti interamente a controllo pubblico. Le linee guida votate dal Consiglio comunale un anno fa prevedevano la possibilità di una compartecipazione di soggetti privati all’ente che dovrebbe governare la trasformazione dell’area, in un evidente sovrapposizione di ruoli tra regolatori e investitori. Confidiamo che la previsione di una società interamente pubblica venga confermata anche in futuro e, soprattutto, che il controllo pubblico si sostanzi nell’apertura di un processo di partecipazione che permetta alla cittadinanza, anche nelle sue forme organizzate, di prendere parola sul futuro della città e di Porto Vecchio. Quel che infatti purtroppo ancora si riscontra, e che costituisce una tara pesantissima sullo sviluppo del Porto Vecchio, è la non volontà da parte del Comune di definire un disegno strategico dell’area. Senza una definizione chiara dei bisogni della città e di come essi si possano intrecciare con il recupero del Porto Vecchio, prenderanno piede proposte come quella raccontata da Il Piccolo domenica: la realizzazione di una mega marina di lusso tra i moli II e III. Un’operazione immobiliare troppo simile a quelle di Porto San Rocco a Muggia e di Porto Piccolo a Sistiana per non sottolinearne gli evidenti limiti in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale, ovvero di utilità nel definire una prospettiva di sviluppo per Trieste».

«Solo un piano strategico che delinei un’idea forte per lo sviluppo della città nei prossimi anni – conclude la nota – può mettere le istituzioni locali nelle condizioni di attrarre gli investimenti, pubblici e privati, necessari per trasformare il Porto Vecchio in uno spazio di opportunità per il rilancio di Trieste. Viceversa, concepire il Porto Vecchio come separato dal suo contesto – su scale diverse: l’area transfrontaliera, la città, la linea di costa da Barcola a Campo Marzio, il centro storico – o addirittura come frammentato tra singoli magazzini da svendere al più presto al primo offerente, non porterà alcun beneficio alla cittadinanza che attende ormai da troppo tempo risposte concrete all’altezza dei problemi della città. Se il recupero del Porto Vecchio inciderà positivamente sulle condizioni occupazionali, sulla sostenibilità ambientale, sul diritto all’abitare, sulla definizione di modi migliori di spostarsi e di vivere la città, sulla moltiplicazione di iniziative scientifiche e culturali, questo dipenderà da quanto la politica deciderà di assumersi le proprie responsabilità senza delegarle a chi persegue altri interessi rispetto a quello pubblico. “Un’altra città” da parte sua si impegna, come già fatto nel corso dell’iniziativa promossa il 2 dicembre, a mobilitare sempre più persone, con le loro esperienze, la loro intelligenza, le loro richieste e le loro aspettative, perché Porto Vecchio è un’impresa collettiva».

—^—

In copertina, uno scorcio del Porto Vecchio con l’inconfondibile Ursus.

Torlano e Portogruaro ricordano l’eccidio del ’44 – Ma De Bortoli non c’è più

di Giuseppe Longo

Grande partecipazione, come sempre, alla commemorazione dell’eccidio di Torlano, ma Paolo De Bortoli stavolta non c’era.
Già nella parrocchiale gremita ci si era accorti che mancava e poi la sua assenza è stata ancora maggiormente notata in cimitero, davanti alla tomba-monumento di quelle povere vittime.
No stavolta lui, uno dei pochissimi superstiti, non c’era perché se n’è andato improvvisamente, a 81 anni, la scorsa primavera, nella sua Portogruaro.

Il portogruarese Paolo De Bortoli,
sopravvissuto alla strage e recentemente scomparso.


.
Dalla città del Veneto orientale era invece giunto il figlio assieme alla rappresentanza che non manca mai – proprio come faceva Paolo – all’annuale rievocazione del 25 agosto 1944.  Quando all’alba si consumò una delle stragi più orribili delle seconda guerra mondiale – frutto della feroce rappresaglia decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste per contrastare e intimidire l’attività dei partigiani – ,  il cui fascicolo finì nel cosiddetto “armadio della vergogna”.
Doveva scorrere il sangue di quaranta innocenti, invece le vittime furono trentatre, tra cui intere famiglie con donne e bambini.
Come quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti proprio sotto la Bernadia in cerca di un po’ di fortuna, che fu praticamente sterminata: in nove furono barbaramente uccisi.   Ma Paolo, che aveva sette anni, riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della mamma, e a farsi una vita, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, pur con le gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme.   E Paolo De Bortoli ha sempre partecipato, fino appunto all’anno scorso, al ricordo dell’immane sacrificio costato alla sua famiglia e ad altre 24 persone di Torlano: i Comelli, i Dri, i Vizzutti e tanti altri.
Così, ancora una volta il paese si è fermato per ricordare e per onorare i morti dell’eccidio nazifascista.
L’ha fatto dapprima in chiesa con la messa di suffragio celebrata dall’arciprete di Nimis, monsignor Rizieri De Tina – il quale, alla luce del Vangelo di Matteo “perdonate settanta volte sette”, si è soffermato sugli effetti della violenza a ogni livello, a cominciare da quella che purtroppo si scatena nelle famiglie per continuare con quella che si allarga nella società fino a scoppiare nel “bubbone” della guerra -;
quindi in cimitero, davanti al sacello delle vittime i cui resti, tre anni dopo quel 25 agosto, furono raccolti in cinque bare e solennemente tumulati, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage.
Qui, davanti ai gonfaloni civici di Nimis e Portogruaro, e ai vessilli di numerose associazioni combattentistiche e d’arma, è seguita la semplice cerimonia civile, dopo la benedizione che il sacerdote ha impartito alla tomba.
Una ragazza del luogo, Cristina, ha letto con palpabile commozione – anche se nata molti decenni dopo i fatti – la cronistoria di quella tragica mattina che vide esibirsi con inaudita ferocia quello che è passato tristemente alla storia come il “boia di Colonia”.   Quindi, ha portato un saluto, in rappresentanza della Città di Portogruaro, Alessandra Zanutto, delegata del sindaco Maria Teresa Senatore, impossibilitata a intervenire.
Infine, un breve intervento del prefetto di Udine, dottor Angelo Ciuni – che si è richiamato alle parole del celebrante, esortando a rifuggire ogni pretesto di divisione, sempre connotata da effetti devastanti o per lo meno pericolosi -, seguito dal breve ma intenso discorso commemorativo del sindaco di Nimis, Gloria Bressani, che ha pure portato il saluto delle due piccole comunità olandese e tedesca – accomunate a Torlano da un analogo triste destino – presenti alla cerimonia di un anno fa.
La Regione era rappresentata dal consigliere Furio Honsell, già sindaco di Udine, come pure diversi Comuni del circondario erano presenti con i primi cittadini o loro delegati.
E, oltre ai rappresentanti delle Forze dell’ordine, c’era anche il cavalier Bruno Fabretti, quasi novanticinquenne, presidente della sezione ex Internati di Nimis, testimone di quella tragica mattina del 1944 e di tutti gli orrori della guerra, vissuti sulla propria pelle a causa della deportazione in vari Lager della Germania.
Un’esperienza che Fabretti ha trasmesso, con toccanti testimonianze, a centinaia di giovani, tenendo decine di incontri soprattutto nelle scuole di tutto il Friuli.
Perché proprio questi orrori non abbiano a ripetersi mai più.

In copertina, il sindaco di Nimis, Gloria Bressani, durante il suo discorso commemorativo.

a seguire :

Il saluto del prefetto di Udine, dottor Angelo Ciuni.

.
Il saluto di Alessandra Zanutto, delegata del sindaco di Portogruaro.

.

La rievocazione storica della giovane Cristina.

.
Autorità intervenute alla cerimonia: in primo piano, Furio Honsell per la Regione.

.
La tomba che raccoglie i resti delle trentatre vittime innocenti.

L’addio a Giuseppe Tonutti: all’epoca del sisma fece parlare il Friuli con Roma

di Giuseppe Longo

Un altro grave lutto ha colpito oggi la politica del Friuli Venezia Giulia.   Si è spento, infatti, all’età di 93 anni, nella sua casa di Fagagna, l’ex senatore Giuseppe Tonutti, la cui dipartita si aggiunge a quelle recenti di Ettore Romoli, presidente del Consiglio regionale, e dell’ex ministro Mario Toros.

I funerali saranno celebrati martedì mattina, alle 10.30, nella chiesa di San Giorgio Maggiore in via Grazzano, a Udine.

Con la scomparsa di Tonutti, si chiude un’altra importante pagina di storia politica friulana e in particolare di quella contrassegnata dalla Democrazia cristiana.   Del partito cattolico è stato infatti un importante leader a livello regionale e pure nazionale, avendo ricoperto il ruolo di segretario amministrativo a metà degli anni Ottanta.   Una importante carica, coincisa con quella politica di Benigno Zaccagnini all’epoca del rapimento e della barbara uccisione di Aldo Moro, presidente della Dc, del quale proprio nei mesi di marzo e maggio scorsi si è celebrato il quarantennale della tragica vicenda.

Ma la carica politica si è incrociata, negli stessi anni, anche con quella istituzionale.   Giuseppe Tonutti fu eletto infatti senatore nel 1976 :  mi ricordo ancora benissimo quelle elezioni fatte, in alloggi prefabbricati, a poche settimane da quel terremoto che aveva sconvolto il Friuli.   Sarebbe rimasto in carica fino al 1987, cioè negli anni cruciali della rinascita post-sismica.   E il suo apporto fu prezioso perché anche Tonutti, come Toros, seppe tenere sempre in  efficienza il collegamento tra Udine e Roma, cioè tra l’amministrazione regionale guidata da Antonio Comelli – da poco ricordato nel ventesimo anniversario della scomparsa come il “Presidente della ricostruzione” – facendo funzionare proficuamente il “dialogo” tra il governo centrale e quello locale, tanto da realizzare il “modello Friuli”
tuttora indicato come esempio.

Tonutti, da Roma, ebbe modo infatti di occuparsi direttamente del disastro che aveva colpito la sua terra in quanto fece parte della Commissione speciale Terremoto Friuli, dando appunto anche lui il suo importante apporto che ha consentito di ottenere, in uno sforzo corale, quel miracolo che ha ricostruito i paesi distrutti in appena dieci anni.   Un risultato che non è stato purtroppo visto mai in nessun altra regione italiana.   E questo, abbiamo avuto modo di  ricordarlo in altre occasioni, è stato il frutto di quel decentramento dei poteri – dallo Stato alla Regione, e quindi da questa ai Sindaci funzionari delegati – che si è rivelato la carta vincente del processo di rinascita, avendo consentito un importante taglio della burocrazia e quindi uno snellimento delle procedure che altrimenti sarebbero state oltremodo lunghe e complesse.

In questa nuova impostazione della gestione post-sismica – davvero innovativa, direi rivoluzionaria, per l’epoca – non mancò l’apporto del senatore Tonutti, uomo dalla solida preparazione politica e istituzionale, doti unite alla serietà e onestà del friulano verace.   E questi caratteri, al termine del mandato parlamentare, l’onorevole Tonutti li espresse anche attraverso altri importanti locali assunti a livello locale. Fu infatti presidente della Cassa di risparmio di
Udine e Pordenone – incarico assunto anche da Comelli al termine del lunghi mandati in Regione – e della finanziaria Friulia, ma anche di Autovie Venete e del Porto di Trieste.

Anche a lui il suo Friuli deve riconoscenza, serbandone un grato ricordo.

in copertina la foto del senatore Giuseppe Tonutti dal sito ufficiale del Senato

http://www.senato.it/leg/07/BGT/Schede/Attsen/00002398.htm