Torlano domani commemorerà l’eccidio di ottantun anni fa: anche da Portogruaro per ricordare la tragedia dei De Bortoli

di Giuseppe Longo

Sarà il nuovo sindaco di Nimis, ingegner Fabrizio Mattiuzza, a presiedere domani mattina la solenne commemorazione dell’Eccidio di Torlano nel suo 81° anniversario. La civica amministrazione ha, infatti, indetto l’annuale cerimonia che comincerà alle 11 con la Messa, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Padova, in suffragio delle trentatré vittime innocenti della strage nazifascista; quindi, in corteo sarà raggiunto il vicino Cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i loro resti: nell’occasione, si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli dei rappresentanti di Nimis e di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. L’anno scorso era presente, con la delegazione portogruarese, anche Gina De Bortoli, ultranovantenne ma ancora in ottima salute, ultima superstite di quella efferata strage del 25 agosto 1944.
In quell’estate di 81 anni fa la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro presagio già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.

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I 102 anni di Paola Del Din

(g.l.) «Oggi celebriamo Paola Del Din, figura eminente della storia del nostro Paese e testimone autentica dei valori più alti della Resistenza e della libertà. Come staffetta della Divisione Osoppo, ha messo a rischio la propria vita per servire la Patria, portando avanti con coraggio e determinazione ideali che ancora oggi costituiscono le fondamenta della nostra democrazia. La sua vicenda personale, segnata anche dal sacrificio del fratello Renato, è un esempio di dedizione e di amore per l’Italia che le è valsa la Medaglia d’Oro al Valor Militare e che non deve mai essere dimenticata». Con questo augurio, l’assessore Pierpaolo Roberti ha portato i saluti dell’Amministrazione regionale a Paola Del Din, nel giorno del suo 102° compleanno, festeggiato in ottima salute a Sappada assieme a parenti ed amici. Paola Del Din è stata staffetta partigiana durante la Resistenza, distinguendosi per coraggio e dedizione in missioni rischiose che prevedevano il trasporto di messaggi e documenti attraverso territori occupati dai nazifascisti e fu anche la prima donna paracadutista italiana e compiere un lancio di guerra. Dopo il conflitto si è dedicata all’insegnamento e alla promozione della memoria storica, diventando una testimone autorevole dei valori di libertà e democrazia. Ancora oggi, nonostante l’età molto avanzata, non manca alle principali cerimonie commemorative. E anche alla commemorazione di Torlano è stata presente molte volte. «Con profonda gratitudine e sincera ammirazione, a nome della Regione Friuli Venezia Giulia, le rivolgo i più sinceri auguri di buon compleanno – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – nella certezza che la sua testimonianza continuerà a essere fonte di ispirazione per le generazioni presenti e future».

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Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatré, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra portogruarese e giunti sotto i monti Plajul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli, Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la ricordata sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme.

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In copertina, le bare nelle quali furono raccolti i resti delle 33 vittime dell’Eccidio.

A Torlano si ricordano le 33 vittime dell’Eccidio, mercoledì la cerimonia

(g.l.) Torlano si prepara a ricordare le 33 vittime dell’Eccidio consumato il 25 agosto 1944. Infatti, proprio per mercoledì prossimo, il Comune di Nimis ha indetto l’annuale cerimonia commemorativa che comincerà alle 11 con la messa di suffragio nella parrocchiale, quindi in corteo sarà raggiunto il vicino cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i resti di quelle povere vittime e si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli del sindaco di Nimis e del rappresentante di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.


Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità, risalente alla Seconda Guerra mondiale. Era infatti il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè, come detto, le vittime innocenti, fra cui appunto donne e bambini: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quale rappresaglia alla uccisione di un ufficiale tedesco, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne tre anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme.

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In copertina, il sacello che custodisce i resti delle 33 vittime: all’interno, la lastra di marmo con i loro nomi.

 

Il dolore di Portogruaro per quella famiglia distrutta 76 anni fa a Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – Potrebbe sembrare strano,  non conoscendo bene la storia dell’Eccidio ricordato stamane a Torlano, che a pagare di più fosse stata una comunità lontana, esattamente di Portogruaro. E invece è così, perché in quella infausta mattina del 25 agosto 1944 fu proprio la famiglia De Bortoli a essere quasi del tutto sterminata: ben nove dei suoi componenti – fra cui anche bambini di due, quattro, sei, nove e undici anni – furono uccisi dal “boia di Colonia” in seguito alla feroce rappresaglia nazifascista scatenata dall’intensa attività partigiana. E da due anni è scomparso anche Paolo, che a 7 anni si era salvato assieme alla sorella Gina, di 12, e che non mancava mai all’annuale cerimonia rievocativa. Una sorte così tragica, quella della famiglia veneta, giunta da poco nel paese pedemontano in cerca di lavoro, che ancora oggi suscita grande commozione ricordandone il sacrificio assieme a quello delle altre 24 vittime innocenti. Commozione che era palpabile nella voce del presidente del Consiglio comunale portogruarese, Gastone Mascarin, il quale non ce l’ha fatta leggere il testo preparato per la commemorazione in cimitero, ma ha preferito ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini con parole cariche di tristezza e di condanna per quanto accaduto quasi all’apice dell’ultima guerra, auspicando che conflitti di alcun genere non insanguinino più il nostro cammino.

Il vicesindaco e Adriana Geretto.

Concetti che in precedenza – dopo la benedizione alla tomba, da parte di monsignor Rizieri De Tina, e la rievocazione storica dell’assessore Serena Vizzutti – erano stati ribaditi dalla presidente dell’Associazione vittime civili di guerra, Adriana Geretto (presenti associazioni combattentistiche, tra cui Anpi e Apo,  sindaci e amministratori dei Comuni vicini) -, e ripresi a conclusione della cerimonia dal discorso ufficiale del vicesindaco Alessandra Domenighini. “Porto il saluto – ha detto -, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis e del sindaco Gloria Bressani, che oggi non ha potuto essere presente, ai parenti delle vittime, ai rappresentanti della Comunità di Portogruaro, alle Autorità civili e militari e ai concittadini di Torlano che anche oggi, con la sensibilità che ogni anno li contraddistingue, sono qui a ricordare una delle pagine più sanguinose della nostra storia. Porto anche i saluti del Prefetto, dottor Angelo Ciuni, che non ha potuto partecipare alla commemorazione per impegni pregressi e che ha chiesto di rinnovare la sua vicinanza alla comunità di Torlano e ai parenti delle vittime”. E ha poi aggiunto: “Ringrazio per la partecipazione le Amministrazioni comunali di Ruda, Terzo d’Aquileia e Fiumicello-Villa Vicentina che i primi di agosto hanno incontrato il nostro primo cittadino per rinnovare la vicinanza tra le nostre Comunità: molte, infatti, sono state le famiglie dei territori della Bassa friulana che nel 1944 hanno ospitato i bambini di Nimis sopravvissuti all’incendio del 29 settembre che ha devastato il capoluogo del nostro Comune”.

Messa e benedizione della tomba.

“Abbiamo ascoltato la cronaca di quel 25 agosto – ha proseguito il vicesindaco -, la lunga lista di vittime che hanno visto la loro vita spezzata in pochi attimi: la memoria di quell’evento è un libro fatto di tante pagine, di tante storie personali, e di sensibilità diverse, accomunate da un sacrificio subito da chi non doveva subirlo. E’ pensando al futuro che ogni hanno celebriamo questa commemorazione perché la data che ha segnato profondamente la storia di Torlano non sia solo parte del passato ma diventi l’occasione per creare un ponte che attraversando il presente porti ad un futuro dove non ci sia spazio per simili tragedie. Affinché la memoria diventi coscienza collettiva, dobbiamo saper tradurre la storia di quel tempo in uno strumento di lettura della nostra condizione presente, perché la memoria non è un fatto, ma un atto: quello di ricordare!”.
“In questi ultimi mesi – ha concluso l’esponente della Giunta Bressani – siamo stati duramente messi alla prova da una pandemia, da un piccolo virus che improvvisamente e con una forza inaspettata ha messo in ginocchio intere nazioni. Dopo una lotta così dura e purtroppo non ancora vinta, non si può non fermarsi a riflettere su come le distinzioni di colore della pelle, di idee politiche o di religione siano state annullate in un batter d’occhio di fronte a un nemico invisibile che, invece, distinzioni non fa. Ancora oggi, come ogni anno, ci sentiamo di rimarcare con forza che l’odio e l’intolleranza non devono trovare spazio nelle nostre comunità e che solo uniti in uno spirito di pace e collaborazione si possa lavorare ad un futuro prospero e sereno per noi e per le generazioni future”. Tradotto in un concetto di poche parole: è necessario il rispetto delle diversità espresse da tutte le persone e che, se rispettate e valorizzate, rendono attiva e feconda una comunità, come aveva rimarcato don De Tina, responsabile della pastorale di Nimis e Torlano, durante la Messa di suffragio celebrata nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova, collegando la sua omelia alle letture epistolari e al brano di Vangelo scelti per la circostanza che, appunto, ricorda uno fra i più efferati episodi della Seconda guerra mondiale. Infatti, soltanto facendo tesoro di queste esortazioni, si eviterà di incorrere in altri tragici errori che potrebbero dischiudere le porte a un terzo conflitto.

Molti i partecipanti alla cerimonia.

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LA RIEVOCAZIONE STORICA

Ecco il testo della rievocazione storica dell’Eccidio di Torlano letto dall’assessore comunale alla Cultura, Serenza Vizzutti:

La mattina del 25 agosto 1944 giunse a Torlano, per un’azione di rappresaglia, una colonna di mezzi corazzati delle SS che si fermò all’ingresso del paese. Secondo quanto era stato predisposto dal Comando Superiore di Trieste, le vittime della rappresaglia dovevano essere quaranta, scelte a caso fra la popolazione. All’arrivo dei tedeschi le famiglie Comelli, De Bortoli e Dri, presagendo qualcosa di grave, si ritirarono in una stalla, ritenendolo il posto più sicuro.
Nuclei di partigiani, appostati sulle colline sopra Torlano, con scariche di mitragliatore ostacolavano l’arrivo dei tedeschi, che con le loro autoblinde, riparate fra le case, rispondevano rabbiosamente al fuoco. Mentre infuriava il combattimento, altri militari tedeschi passavano di casa in casa. Tutte le persone trovate, venivano accompagnate e rinchiuse in una stanza nell’osteria di Giobatta Comelli, ora “Al Paradiso”, dove faceva buona guardia un SS.
Luigi Saracco, sfuggito al rastrellamento, venne visto da un soldato tedesco che, da un centinaio di metri, con un colpo di fucile lo colpì a morte. Intanto, arrivò in motocicletta con il mitra a tracolla il maresciallo delle SS Fritz, detto il “boia di Colonia”, il quale si fermò nel cortile dell’osteria e diede ordine di far uscire, una alla volta, le persone ivi rinchiuse. Con un colpo di pistola le fece stramazzare a terra. A tutti spettò la stessa sorte.
Vuanello Giuseppe di vent’anni, da una finestra, osservò terrorizzato la macabra esecuzione e un’idea fulminea gli venne in mente: approfittando di un attimo di distrazione del boia, con una corsa disperata scappò e scomparve in un vicino campo di granoturco.
Le vittime, ricoperte di paglia e cosparse di benzina, vennero date alle fiamme. Il boia quindi entrò nella casa dove erano rinchiusi il proprietario Comelli Giobatta, la moglie e la figlia: a nulla valsero le loro suppliche, uno alla volta caddero in una pozza di sangue. L’altro figlio Albino che si trovava al piano di sopra, assistette al fatto attraverso le fessure del pavimento. Dopo due anni, dopo essersi confessato, con un colpo di fucile si tolse la vita. A sessanta metri di distanza, nella stalla, si erano rifugiati i membri delle famiglie De Bortoli e Dri. Lo stesso boia consumò il secondo atto della tragedia. Uno ad uno fece uscire dalla stalla gli uomini e nel cortile li uccise a colpi di pistola, assistito da un appartenente alla milizia. Pasqualino De Bortoli riuscì a mettere in salvo Serena Dri, Netto Dri, Paolo De Bortoli e se stesso attraverso una piccola finestra da cui si buttava fuori il letame.
Nella stalla rimasero le mamme, che stringevano al seno le loro creature, piangendo e pregando. Comparve il boia che continuò a sparare finché non ci fu alcun segno di vita. Rivoli di sangue scorsero sul selciato. I carnefici quindi diedero fuoco alla stalla per coprire l’orrendo delitto e tutto diventò un rogo crepitante. Da questo ultimo e terrificante atto riuscì miracolosamente a salvarsi nonna Elia Spironello: poiché i nipotini avevano fame, lei era andata a prendere qualcosa da mangiare e un soldato, forse con un po’ di cuore, l’aveva fatta deviare. Si salvò anche Gina De Bortoli di dodici anni che, dopo aver visto cadere la mamma e i fratellini, si gettò a terra in tempo per non essere colpita. Tra grida e urla disperate gli uccisi le piombavano addosso. Uditi i lamenti della madre sempre più fievoli e con i vestiti in fiamme, con grande coraggio, riuscì a fuggire tra i campi e ad arrivare fino a Ramandolo dove fu soccorsa.
Tre giorni dopo la strage i corpi carbonizzati delle trentatré vittime innocenti furono pietosamente raccolti e, dopo la benedizione del parroco don Marioni, sepolti in una fossa comune nel cortile dell’allora osteria Traunich. Il 15 aprile 1947 con una solenne cerimonia i miseri resti vennero traslati in cimitero.
Questi i nomi delle vittime:
COMELLI GIOBATTA, con moglie LUCIA e la figlia ROSA.
COMELLI GIOVANNI di anni 53, la moglie VIZZUTTI ANNA di anni 46, i figli IDELMA di 22 anni, STEFANO LUIGI di anni 21, RITA di anni 19, VITTORIO di anni 17, LUCIANO di anni 15, BRUNO di anni 11 e GIOVANNA MARIA di anni 3.
DRI RUGGERO di anni 48, la moglie VIZZUTTI LUCIA di anni 39 con i figli TERESA di anni 13 e FERRUCCIO di anni 11.
DE BORTOLI VIRGINIO di anni 64 con i figli SILVANO di anni 21 e ANTONIO di anni 19, la nuora PERLIN SANTA in DE BORTOLI di anni 35 con i figli VILMA di anni 11, ONELIO di anni 9, BRUNA di anni 6, EMMA di anni 4 e LUCIANO di anni 2.
BLASUTO FRANCESCO di anni 72, la figlia ROMILDA di anni 37 con il marito PELLEGRINI GIOVANNI di anni 39.
CUSSIGH GIUSEPPE di anni 27, SOMMARO GELINDO di anni 38, BARAZZA ALFREDO di anni 34, SARACCO LUIGI, PETROSSI VALENTINO.

“Facciamo in modo – ha concluso l’assessore Vizzutti (nella foto) – che il sacrificio di questi nostri fratelli innocenti sia monito e richiamo ad operare per la pace”.

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In copertina, il portogruarese Gastone Mascarin durante il suo commosso saluto in cimitero.

Domani a Torlano il ricordo dell’Eccidio del 1944

(g.l.)  Torlano ricorda la più tragica pagina di storia della sua comunità, risalente alla Seconda Guerra mondiale. Era infatti il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.


Domani ricorre, dunque, il 76° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quale rappresaglia alla uccisione di un soldato tedesco, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso due anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944.

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In copertina e all’interno la tomba delle 33 vittime innocenti e qui sopra la cerimonia della loro sepoltura avvenuta nel 1947.

 

Torlano ricorda i martiri di 75 anni fa

di Gi Elle

Era il 25 agosto 1944 quando, nell’alba di Torlano, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini. Una numerosa famiglia originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.

Domenica prossima ricorre, dunque, il 75° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. Era sempre presente, ogni 25 agosto, anche Paolo De Bortoli, uno dei pochissimi sopravvissuti alla strage, ma nel 2018, in primavera, è improvvisamente scomparso a 81 anni, per cui già alla scorsa cerimonia era stata subito notata la sua assenza.

Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Invece le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi.   Ma Paolo, che aveva sette anni, riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme.  Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli,  Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.

Il sacello-monumento dinanzi al quale domenica si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Ma questa è un’altra storia.

Paolo De Bortoli

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In copertina, il sacello-monumento che custodisce i resti delle 33 vittime dell’Eccidio di Torlano.