Servizio civile a Pordenone, il bando per Leonardo è stato prorogato al 27 febbraio

Nel Friuli Occidentale, il Bando per candidarsi ai progetti di Servizio civile universale è stato prorogato al 27 febbraio: disponibili 20 posti nelle cooperative sociali del Consorzio Leonardo, aderente a Confcooperative Pordenone.
I progetti proposti sono 4 nel settore dell’assistenza alla disabilità, ai minori in situazione di disagio, agli anziani e nell’area dell’agricoltura sociale. Le attività richieste ai giovani prevedono l’affiancamento ad operatori in strutture diurne e residenziali nella provincia di Pordenone, più un posto a Codroipo e uno ad Orsago. “I progetti – spiegano dal Consorzio – partiranno a settembre e possono essere un’ottima occasione per i ragazzi che, dopo il diploma, vogliono prendere un anno sabbatico o per chi vuole capire se il settore proposto può essere la sua strada. Da ricordare che molti volontari degli anni precedenti hanno poi continuato l’esperienza presso le cooperative che li hanno ospitati come volontari, assumendoli come operatori a tutti gli effetti”.
Al Bando possono partecipare giovani dai 18 ai 28 anni e il riconoscimento economico prevede 507,30 euro mensili. Per info: www.consorzioleonardo.pn.it, mail: leonardo.pordenone@confcooperative.it; cell: 338.8658916.

Il Tagliamento “re dei fiumi alpini” ricchezza naturale da salvaguardare: oggi a Nimis un film di Fabrizio Zanfagnini

di Giuseppe Longo

Oltre al Cornappo e al Torre, oggi a Nimis si porrà sotto la lente anche il Tagliamento, fiume che scorre lontano dal paese pedemontano ma non per questo è poco amato. Tutti, infatti, vogliono bene a quello che è riconosciuto come il “re dei fiumi alpini”, uno dei pochissimi ormai – se non addirittura l’unico – che scorre quasi totalmente nel suo letto naturale, disegnando un suggestivo reticolo di corsi d’acqua, limpidissima, che offrono immagini davvero incomparabili. Una caratteristica che deve essere preservata il più possibile e magari beneficiare un giorno non lontano – questo il nostro modesto auspicio – anche dell’importante riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’Umanità, al pari di quelli che l’Unesco ha attribuito anni fa alle Dolomiti Friulane, nel Fornese, e al sito palafitticolo Palù di Livenza (tra Caneva e Polcenigo, in provincia di Pordenone), bellezze naturalistiche fra le più significative della nostra regione.

Fabrizio Zanfagnini


A parlare del Tagliamento oggi a Nimis sarà il documentarista e fotografo – con studi in Agraria – Fabrizio Zanfagnini, il quale concluderà la giornata che, sotto l’importante aspetto della cultura naturalistica, inaugura il cartellone autunnale della Biblioteca comunale di Nimis con il coordinamento della sua responsabile Angelika Pfister. L’appuntamento è alle 18.30 nella sede di via Giacomo Matteotti, al termine della escursione lungo il Cornappo guidata da Renzo Paganello, del Club alpino italiano, e prevede la proiezione del film “I segreti del Tagliamento” dello stesso film-maker udinese. Al termine, Cristina Noacco presenterà un montaggio di foto e video da titolo “La Via del Torre”.
Il Tagliamento – “Taiament” nel friulano parlato a Nimis – è il più importante fiume del Friuli Venezia Giulia, regione nella quale si sviluppa con una lunghezza di ben 170 chilometri. Come dicevamo, è considerato l’unico a carattere torrentizio dell’intero arco alpino ed uno dei pochi in Europa a conservare l’originaria morfologia a “canali intrecciati”, meritando l’appellativo, o meglio, il giusto riconoscimento di “ultimo fiume selvaggio d’Europa”. Nasce nell’Alto Veneto, nel Comune di Lorenzago, nei pressi del Passo della Mauria. Superato il Cadore, entra nel territorio friulano, anzi della Carnia, nel territorio di Forni di Sopra, per scendere poi nel Tolmezzino attraverso quella che è denominata proprio Valle del Tagliamento. Quindi raggiunge il Gemonese e il Sandanielese. Davvero spettacolari le immagini che si possono osservare dal monte di Ragogna sia a nord che a sud, dove il fiume si avvia, placido, dopo aver superato Codroipo e San Vito, verso Latisana e la foce tra tra Lignano Riviera e Bibione.
Un bellissimo modo, insomma, per inaugurare il fitto programma di “Cultura in festa – La nostra Biblioteca comunale di Nimis”, proprio all’insegna della conoscenza, valorizzazione e tutela di questi tre meravigliosi corsi d’acqua – Cornappo, Torre e Tagliamento, appunto – e dei loro ambiti fortunatamente ancora naturali che tutti dobbiamo sentirci impegnati a salvaguardare anche a beneficio delle future generazioni.

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In copertina e qui sopra ecco due suggestive immagini del fiume Tagliamento.

Karpòs, vent’anni di cooperativa sociale: sarà festa al Coop Corner di Pordenone

Una delle realtà che tra le prime, in provincia di Pordenone, si è occupate di riciclo e recupero dei materiali in un’ottica di economia circolare e sostenibilità, promuovendo nel contempo l’imprenditorialità femminile: la cooperativa sociale Karpòs di Porcia (attiva anche a Torre di Pordenone) compie 20 anni. Per festeggiarli – proprio il giorno del suo anniversario, domani 1° settembre – ha invitato soci, lavoratori, amici e sostenitori con cui celebrare insieme un traguardo così importante. Appuntamento alle 17.30 al Coop Corner di Confcooperative Pordenone in Corso Vittorio Emanuele (ex locale carburanti di palazzo Montereale Mantica).

I costitutori il 1° settembre 2003.


Karpòs – che in greco significa frutto e qui è utilizzato nel senso di frutto del proprio lavoro – conta 30 lavoratori (dei quali 22 soci), 3 soci cooperatori volontari e 8 soci sovventori. Il 73% di soci e lavoratori è rappresentato da donne e il consiglio di amministrazione è tutto al femminile. In 20 anni di attività, ha accolto in totale 108 persone con inserimenti per lavoratori svantaggiati. Guardando ai dati degli ultimi cinque anni la cooperativa ha avviato al recupero 156 mila chilogrammi di toner esausti, 190 mila di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, 4 milioni di chilogrammi di indumenti, 153 mila di rifiuti ingombranti e 59 mila di carta. Tra i progetti più recenti il Ridoprìn Lab, laboratorio di recupero tessuti e oggetti delle donne e per le donne, con sede a Torre di Pordenone. Un progetto quest’ultimo nato sulle orme di don Giuseppe Lozer e delle donne del borgo che qui oltre 100 anni fa fondarono la Cooperativa dell’Ago.
“La nostra cooperativa – racconta la presidente Paola Marano – è stata fondata il 1° settembre 2003 dalla volontà di socie e soci, i quali, dopo un terribile incendio che aveva completamente distrutto una loro precedente attività (cooperativa C’era L’Acca, ndr), avevano deciso di continuare il proprio impegno costituendo una nuova realtà e mantenendo così il proprio lavoro fornendo servizi di pulizie e facchinaggio. Nel corso del tempo, la cooperativa ha evoluto il proprio campo d’azione alla gestione di tutte le tipologie di rifiuti fino alla costituzione del Ridoprìn lab, nuova unità produttiva dedicata al riuso dei tessuti e degli accessori basandosi sul concetto dell’economia circolare. Per noi il lavoro diventa strumento per raggiungere l’obiettivo dell’inserimento sociale, in un’ottica di valorizzazione e di espressione della persona”.
“Quella di Karpòs – sottolinea Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – è una storia dall’alto valore non solo economico ma anche sociale e ambientale, attenta all’imprenditorialità femminile e alla valorizzazione degli ideali cooperativistici. Ripartire nel Coop Corner, dopo la pausa estiva, proprio con la celebrazione del suo ventennale è un momento prezioso e una testimonianza di cooperazione per il territorio che vogliamo portare nel centro del capoluogo”.
Coop Corner è un’iniziativa di Confcooperative Pordenone con il supporto di Concentro azienda speciale della Camera di commercio Pordenone – Udine e Pordenone with Love. Con il sostegno di FondosviluppoFvg. Collaborano anche C’entro Anch’io Pordenone e Sedit. Oltre alle attività delle cooperative ospiti, attraverso i totem informativi allestiti nel Coop Corner viene mostrato cos’è la cooperazione, quali e quante cooperative operano nel territorio provinciale, cosa fanno e come possono essere utili a enti, associazioni e consumatori. E ora altre informazioni sui progetti della cooperativa.

RIDOPRIN LAB – Il progetto è stato realizzato grazie ad un contributo ricevuto dal Comune di Pordenone a seguito della partecipazione al bando “Per un’impresa accessibile ed inclusiva” ed è non solo un laboratorio sartoriale al femminile di recupero tessuti e oggetti, ma è anche un progetto di economia circolare sostenibile che aiuta il reinserimento lavorativo per le donne in situazioni di fragilità, valorizzando l’artigianato femminile. Attraverso questo laboratorio, la cooperativa sociale Karpòs dà lavoro e nuova vita a donne fragili, puntando a recuperare e riutilizzare senza sprechi tessuti di qualità attraverso la tradizione della creazione sartoriale. Il nome deriva dalla frase in lingua friulana “tornìn a doprà” che tradotto significa riusiamo. Il progetto prevede anche l’organizzazione di corsi e laboratori sul riuso rivolti sia ai bambini che agli adulti ma anche incontri sull’economia circolare per sensibilizzare al concetto di riuso e di economia circolare.

LABORATORIO RAEEnter– Il laboratorio RAEEnter, realizzato esclusivamente con risorse proprie, è un luogo dedicato all’inserimento di giovani e adulti in stato di svantaggio in un percorso di osservazione e valutazione. Queste persone si dedicano al “disassemblaggio” dei RAEE non pericolosi (nella fattispecie i case dei computer) e, di conseguenza, al recupero dei componenti, attraverso le attività di smontaggio, separazione, imballaggio e stoccaggio. La concentrazione mentale e la capacità di discriminare tra i diversi elementi, hanno connotato questa attività di una forte valenza formativa. L’importanza del progetto è poi rimarcata dal fatto di coinvolgere un settore qualificante come quello del riciclo. La ricaduta di questa attività sulla qualità della vita delle persone coinvolte è decisamente positiva in quanto, il fatto di svolgere un lavoro dall’importante impatto ambientale, comporta una presa di coscienza del proprio ruolo sociale.

HABITUS – Una importante innovazione apportata al settore della raccolta indumenti, si deve al finanziamento da parte della ex Provincia di Pordenone del progetto denominato “Habitus”, finanziato con il Fondo Provinciale per l’occupazione dei disabili. Il progetto ha per oggetto la realizzazione del servizio di raccolta di indumenti usati a domicilio e a titolo gratuito e rivolto ai cittadini over 60 e/o con disabilità residenti nei comuni gestiti dalla municipalizzata Gea. Grazie a questo progetto Karpós ha potuto assumere stabilmente due persone svantaggiate per la gestione del servizio stesso.

SETTORI – Attualmente Karpòs opera in diversi settori: il settore della pulizia e sanificazioni, quello per la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio e l’avvio al recupero di cartucce esauste, il servizio di raccolta, trasporto, stoccaggio e recupero di Raee, quello relativo allo smaltimento di documenti con dati sensibili e poi ancora il servizio di raccolta, trasporto e stoccaggio di indumenti usati presenti negli oltre 210 cassonetti collocati sul territorio della Diocesi di Concordia Sagittaria e parte di quella di Vittorio Veneto (servendo oltre 60 comuni) e il servizio di facchinaggio e sgomberi. Attualmente la cooperativa è certificata ISO 9001:2015 relativamente alle attività di pulizia e sanificazione, e gestione rifiuti. Inoltre, si occupa anche di sensibilizzazione ambientale e in collaborazione con Gea Spa ha realizzato laboratori di riuso tessile coinvolgendo oltre 500 bambine e bambini di una quindicina di scuole dell’infanzia e primarie di Montereale Valcellina, Pordenone, Prata e San Quirino.

MISSION – Ri-dare valore alle cose e alle persone, fornendo servizi di qualità, con professionalità, nel rispetto dell’ambiente, della legalità e fornendo opportunità lavorative e di re-integrazione sociale. Rimettere in circolo materiali e risorse scartate e ri-generare abilità e capacità delle persone in condizione di difficoltà. Questa è la mission della cooperativa Karpós.

VISION – Il frutto del lavoro di Karpós è un mondo equo e giusto, pulito e bello, dignitoso e armonico, basato sul buen-vivir, senza frontiere materiali e culturali. Karpós vuole rendere possibile, anche con l’ausilio tecnologico adeguato, l’esistenza di un ambiente di vita e di lavoro sostenibile fondato su un sistema socioeconomico cooperativo, fruttuoso, rigenerante e rigenerativo. Karpós è vivere in un ambiente sano, pulito e sostenibile, frutto di una cooperazione senza frontiere.

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In copertina, un’immagine del Ridoprìn Lab messo in atto dalla cooperativa sociale.

Caro bollette, a Maniago il Nip darà avvio a due comunità energetiche rinnovabili

Contro il caro bollette l’unione fa la forza: sta per essere avviata dal Nip – il Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Provincia di Pordenone con sede a Maniago – la prima comunità energetica rinnovabile autonoma nel territorio di sua competenza, mentre una seconda è in fase di implementazione assieme a Confindustria Alto Adriatico e il Polo Tecnologico Alto Adriatico, soggetti capofila. «Un progetto innovativo – ha commentato il presidente del Nip, Renato Piazza – per condividere in maniera mutualistica e utile tra ente consortile e aziende insediate l’energia prodotta da impianti fotovoltaici. Una gestione unitaria ancora più strategica in questo periodo di rincaro dei costi energetici, visto che stimiamo una copertura del 90% dei consumi elettrici per i soggetti aderenti tramite la comunità energetica rinnovabile. Un progetto utile anche per contrastare il cambiamento climatico, riducendo le emissioni legate alla produzione di elettricità e senza consumare nuovo suolo ma collocando i pannelli fotovoltaici sui tetti degli immobili industriali. Insieme a Confindustria Alto Adriatico andremo poi a raddoppiare questa opportunità».

Renato Piazza

La prima comunità energetica rinnovabile (Cer) è quella del Centro servizi Nip di Maniago. Si tratta di quella in fase più avanzata. Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo impianto fotovoltaico e l’ammodernamento di un altro impianto preesistente per complessivi 200 kWp. Sono state già raccolte le adesioni di quattro realtà produttive locali, che vanno ad aggiungersi alle quattro utenze del Centro Servizi Nip che utilizzano l’energia fotovoltaica (tra le quali la mensa consortile, l’asilo nido e gli uffici direzionali. «Intendiamo investire nel progetto – aggiunge Piazza – circa 140 mila euro, prevedendo un tempo di rientro delle spese inferiore a 4 anni. Dalle prime stime la nuova comunità così costituita coprirebbe, come detto, il 90% dei consumi totali degli aderenti alla comunità, generando circa 35 mila euro all’anno di beneficio economico da ridistribuire fra i membri della comunità».

La seconda comunità sarà invece realizzata nella zona industriale di Maniago: il Consorzio Nip è coinvolto in prima linea nel progetto che vede Confindustria Alto Adriatico e Polo Tecnologico Alto Adriatico in qualità di capofila. «Tutti questi progetti – conclude Piazza – sono fondamentali e strategici viste le sfide economiche, energetiche e ambientali che abbiamo di fronte. Condividere sempre più l’energia fotovoltaica, per la quale non andremo a consumare nuovo suolo visto che saranno privilegiate le installazioni dei pannelli sui tetti degli immobili già esistenti, sarà fondamentale intanto con le aziende e poi, in prospettiva, anche con gli utenti privati. Si tratta di un passo davvero importante per il nostro futuro e ancora una volta stiamo dimostrando la nostra reattività e confermando il nostro impegno a fianco delle imprese e del territorio. Confidiamo che tutto questo lavoro possa poi trovare rapida risposta nei decreti attuativi delle comunità energetiche da parte dello Stato, in modo da partire al più presto. Noi siamo pronti».

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In copertina, impianto fotovoltaico realizzato dal Consorzio industriale Nip.

 

La siccità è sempre più preoccupante: ecco cosa consiglia il Nip di Maniago

Un ciclo idrico integrato per proteggere e riutilizzare, in un’ottica di sostenibilità economica-ambientale-sociale, un bene come l’acqua sempre più prezioso vista la siccità che sta colpendo il Friuli occidentale assieme al resto del Nord Italia: anche questa è una delle azioni d’eccellenza che ha portato alla conferma della certificazione ambientale Uni En Iso 14001 e alla più recente Registrazione Emas per il Nip – Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Provincia di Pordenone – con sede a Maniago che amministra e sviluppa cinque aree industriali in sei Comuni dell’area pedemontata e montana pordenonese.

E proprio a fronte delle difficile situazione idrica, il Consorzio ha inviato alle aziende insediate un vademecum, semplice ed immediato, per l’uso sostenibile dell’acqua, in modo da preservare il prezioso elemento che alle imprese arriva attraverso una rete duale, ovvero una rete idrica separata rispettivamente per la fornitura di acque idropotabili e per quelle industriali, appositamente concepita e sviluppata già a partire dagli anni ’80 del secolo scorso. «Per non trovarci in situazioni ancora più critiche nel prossimo futuro – ha spiegato il direttore del Consorzio, dottor Saverio Maisto – siamo chiamati a fare la nostra parte già da ora, confermando l’attenzione a territorio e comunità: confidiamo possa essere uno strumento utile per i nostri insediati, per sensibilizzare sia le aziende che i dipendenti delle stesse».
«La certificazione – ha commentato poi l’ingegner Paolo Pivato, responsabile ambientale del Consorzio – conferma come l’azione del Nip sia incentrata a uno sviluppo industriale sostenibile non solo dal punto di vista economico, ma anche di rispetto del territorio e della società in cui operiamo. Tra i vari punti delle nostre buone pratiche ambientali, quello della corretta gestione dell’acqua è stato prioritario fin dal principio e continuerà ad essere sempre più importante negli anni a venire».

LA CERTIFICAZIONE – Fin dai primi anni Duemila il NIP ha intrapreso il percorso per arrivare alla certificazione ambientale Uni En Iso 14001, ottenendola nel 2006. «Da allora – ha aggiunto Pivato – è sempre stato riconosciuto il nostro impegno per l’ambiente, attuato attraverso buone pratiche nei servizi erogati e nella gestione della sede del Consorzio. Non solo: nel 2011 di sua iniziativa il Consorzio ha deciso di non concedere più l’insediamento di iniziative industriali o attività economiche che rientrino tra le industrie insalubri di 1a classe (come concerie, verniciature a fuoco e con vernici a solvente organico, ndr)». «Una scelta – ha sottolineato Maisto – che abbiamo confermato in questi anni, coinvolgendo sempre più anche le singole aziende insediate nel nostro percorso di sostenibilità ambientale».

IL CICLO IDRICO INTEGRATO – Il Nip ha avviato e quasi concluso la redazione del proprio Water safety plan, piano di sicurezza dell’acqua, oltre a tutta una serie di iniziative volte ad ottimizzare la propria gestione del ciclo idrico integrato come il potenziamento degli acquedotti con l’ammodernamento dei potabilizzatori, la realizzazione di una infrastruttura di rete per il controllo da remoto degli impianti di potabilizzazione e sistema di videosorveglianza degli immobili e impianti di proprietà del Consorzio, la georeferenziazione di tutti i contatori della rete di distribuzione idrica, l’implementazione dei filtri a carbone attivo nella zona industriale di Montereale Valcellina (azione attuata in tempi rapidissimi, pochi giorni, a seguito della tempesta Vaia del 2018), le periodiche videoispezioni della rete fognaria e meteorica della zona industriale di Maniago, lo studio per la realizzazione di un impianto bottini annesso al depuratore di Monterale Valcellina.

IL VADEMECUM – Una infografica chiara, con alcuni consigli pratici, è al centro del progetto comunicativo che il NIP sta inviando in questi giorni a tutte le aziende insediate. «Per non trovarci in situazioni ancora più critiche nel prossimo futuro – ha concluso il direttore Maisto – siamo chiamati a fare la nostra parte già da ora: con questi semplici consigli possiamo ridurre gli sprechi a vantaggio di tutti, visto che i bacini da cui attingiamo l’acqua sono in comune con altre realtà pubbliche che servono a loro volta aree urbane e reti di irrigazione. Confidiamo possa essere uno strumento utile per i nostri insediati, per sensibilizzare sia le aziende che i dipendenti delle stesse. Si tratta anche di un corretto approccio culturale alla tematica: per troppi anni abbiamo considerato disponibile in quantità e qualità un bene prezioso come l’acqua. Purtroppo non è e non sarà più così, dobbiamo imparare tutti a non sprecarla». Nel vademecum sia consigli per le aziende (dalla nomina di un water manager alla riduzione dei lavaggi di superfici che non necessitano di pulizie obbligatorie, fino al recupero delle acque di raffreddamento) che per i lavoratori i quali, come auspica il Nip, potranno applicarli anche nel loro ambito famigliare (dalle docce “intelligenti” con lunghezza massima di 3 minuti all’installazione del frangigetto nei rubinetti per ridurre i consumi idrici del 50%, fino alla sospensione del lavaggio automobili).

IL NIP – Il Nip, Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Provincia di Pordenone ha sede a Maniago, cittadina famosa per la millenaria lavorazione delle lame, e gestisce le zone industriali di Maniago, Montereale Valcellina, Meduno, Pinedo (comuni di Cimolais e Claut) ed Erto e Casso. Complessivamente il Consorzio amministra una superficie di 2.8 kmq, in cui sono insediate 162 aziende per un totale di circa 4.450 lavoratori.

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In copertina, l’impianto di potabilizzazione dell’acqua in località Fous e all’interno l’ingegner Paolo Pivato.

Efasce, ristrutturata a Buenos Aires la casa “Provincia di Pordenone”

Nel cuore di Buenos Aires, capitale dell’Argentina, c’è una casa intitolata alla Provincia di Pordenone: i recenti lavori di ristrutturazione (sostenuti da Fondazione Friuli) avvenuti in via Campo Salles numero 2250 sono l’occasione per raccontare la storia di questa villa nel quartiere di Nuñez, proprio ora che l’Efasce dell’Argentina, che qui ha sede, ha compiuto 40 anni dalla fondazione.

Il momento dell’acquisto…


Nel 1982 l’allora presidente di Efasce Pordenone don Emilio Alfier mandò il consigliere Piero Biasin in missione in Argentina per costituire il Segretariato. Laggiù ad accoglierlo c’era Giuseppe Perin, di Caneva, che indicò nell’ingegnere Davide Scian (originario di Cordenons, scomparso nel 2005) la persona adatta, che divenne il primo presidente argentino (e successivamente dell’intero Sudamerica). A quel punto, fu impellente la necessità di trovare una sede all’Efasce Argentina e, raccogliendo i fondi tra gli emigranti, nel 1988 si potè acquistare questa dimora. L’atto di compravendita della sede avvenne a nome del presidente Davide Scian, Odolino Boer (deceduto anch’egli) e Pietro Poletto, che anticiparono i soldi per l’acquisto in quanto l’Ente non era ancora riconosciuto. L’acquisto della casa è testimoniato da una foto d’epoca in cui si vedono Pietro Poletto, Davide Scian, Assunta Poletto e Ida Formaggin. In seguito il passaggio di proprietà avvenne con il riconoscimento dell’Ente e l’Atto di donazione all’Efasce Argentina.

… e dell’inaugurazione.


La Provincia di Pordenone, a cui fu intitolata, si assunse gli oneri relativi alla gestione e con un contributo del Comune di Pordenone e del Mobilificio Presotto di Maron, la Casa venne ampliata per ricavare un salone capace di accogliere 100 persone. Inaugurarono la casa con Scian il presidente dell’Efasce Riccardo Tomè e il senatore Bruno Giust. Con loro una decina di sindaci della Provincia, Mario Del Bosco e don Emilio Alfier. Successivamente, visitarono durante i loro mandati i presidenti della Provincia di Pordenone Alberto Rossi ed Elio De Anna.
Ora, come detto, grazie alla Fondazione Friuli, è stata intrapresa una profonda opera di ristrutturazione che ha interessato la facciata e il cortile d’ingresso, portico e giardino, salone e tetto. Non appena la situazione sanitaria lo permetterà, Efasce Argentina celebrerà con un evento i 40 anni della sua fondazione proprio nella Casa della Provincia di Pordenone.
«Siamo vicini – ha commentato il presidente di Efasce Pordenone, Gino Gregoris – ai nostri corregionali d’Argentina in questo momento celebrativo della loro storia. Confidiamo di rivederci prima possibile, quando la situazione sanitaria lo renderà possibile: ma nell’attesa plaudiamo a questi lavori, sostenuti da Fondazione Friuli, così importanti alla sede che è un centro fondamentale della cultura della Regione del Friuli Venezia Giulia non solo a Buenos Aires, ma in tutta l’Argentina».

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In copertina e qui sopra la casa di Buenos Aires dopo i lavori di restauro.

 

Case popolari, oltre 4.500 alloggi in mezzo secolo nel Pordenonese

L’Ater di Pordenone in mezzo secolo di vita ha dato risposta all’esigenza abitativa primaria dei cittadini, con particolare riguardo verso coloro che non hanno la possibilità di accedere al mercato privato delle case. L’importante compleanno è stato celebrato, alla Fiera di Pordenone, con un convegno dedicato proprio ai 50 anni dell’istituto. Nato, in seguito alla costituzione della Provincia di Pordenone, con legge regionale il 21 aprile 1971 con il nome di Iacp provinciale (Istituto Autonomo per le Case Popolari), nel 1999 ha assunto, come nel resto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il nome di Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale.

Tassan Zanin e Novacco.

Il presidente dell’Azienda, Giovanni Tassan Zanin, ha ricordato come dal 1971 siano stati realizzati oltre 4mila 500 alloggi in gran parte dei 50 Comuni del Friuli occidentale e, sottratti quelli che nel corso di questi anni sono stati ceduti a inquilini che ne avevano diritto, attualmente Ater Pordenone gestisce 3.832 alloggi. «Anche quelli ceduti agli inquilini – ha aggiunto – sono un segnale positivo di come la qualità della vita delle famiglie in questi anni sia aumentata. Le sfide del futuro sono spendere bene i soldi del Pnnr e case moderne anche dal punto di vista energetico, come già stiamo facendo». Negli alloggi più recenti, infatti, grande attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche e al risparmio energetico, con alloggi in classe energetica A4, con impianto fotovoltaico e pompa di calore, a conferma di un’attenzione all’ambiente che l’Azienda ha avuto, prima in Italia nell’edilizia pubblica, fin dalla sua nascita.

Al microfono De Bortoli.

All’evento è intervenuto anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti: «Un ente che ha alle spalle mezzo secolo di vita, ma che è sempre all’avanguardia sapendo proporre scelte innovative che coniugano la necessità di nuove residenze con le evoluzioni della società», ha detto portando anche i saluti del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga. Per quanto riguarda il futuro, l’assessore ha individuato due grandi sfide. «La prima – ha detto Pizzimenti – è quella legata all’opportunità messa in campo con il Pnrr, che assegna alle Ater del Friuli Venezia Giulia quasi 63 milioni di euro da investire. Dovremo essere in grado di mettere in campo progetti già cantierabili, poiché i fondi a disposizione dovranno essere spesi entro il 2026. Servirà quindi compiere un lavoro di squadra con le amministrazioni pubbliche della regione per utilizzare al meglio le risorse a nostra disposizione. La seconda sfida – ha concluso Pizzimenti – è quella invece legata al ruolo delle Ater. Ci dobbiamo interrogare per capire se l’ente sia deputato solamente alla realizzazione infrastrutturale degli edifici abitativi oppure se, accanto a questo aspetto, debba essere nel contempo impegnato anche a studiare l’evoluzione della società per capire quali siano le nuove esigenze degli inquilini».

Bertolo e Pielli.


L’assessore del Comune di Pordenone, Walter De Bortoli, portando i saluti del sindaco Alessandro Ciriani e consegnando una targa al presidente Tassan Zanin, ha ricordato come l’Ater Pordenone sia stata tra i motori dello sviluppo cittadino e di come le sue case siano sempre state fatte con cura, mentre il presidente nazionale di Federcasa, Riccardo Novacco, ha analizzato il quadro delle residenze pubbliche nella penisola, spiegando che è in atto un dialogo costruttivo con il Governo. Monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia Pordenone, ha poi ricordato come la casa sia un elemento essenziale per il benessere della comunità.

Ex presidenti e amministratori.

Tra gli ospiti della giornata – condotta dal direttore Lorenzo Puzzi e realizzata assieme al dirigente settore amministrativo e direttore sostituto Angioletto Tubaro – anche il primo presidente Giuseppe Bertolo (che ricoprì la carica fino al 1994) e il primo dipendente Francesco Pielli (vicedirettore fino al 1978 e poi direttore dal 1979 al 2005). I due hanno ricordato i primi anni di vita dell’ente, staccatosi dall’omologo udinese dopo la nascita della provincia di Pordenone. Con loro hanno ricevuto un diploma di ringraziamento anche altri ex amministratori presenti in sala (il commissario Davide Sartor, i presidenti Alberto Scotti e Claudio Serafini e l’amministratore unico Monica Pase) e dirigenti (i direttori Antonio Ius e Aldo Bello e lo stesso Angioletto Tubaro). Sono stati anche ricordati con un momento commemorativo gli ex presidenti scomparsi Sergio Peressutti, Giancarlo Luisa Vissat e l’ex direttore Giorgio Garau. Presenti in sala pure consiglieri regionali, sindaci e amministratori del territorio.

La sala presente il vescovo Pellegrini.

I DATI

La ricorrenza ha fornito anche l’occasione per una “fotografia” del servizio che Ater Pordenone offre al territorio del Friuli occidentale. Nei 3832 alloggi gestiti vivono oltre 8 mila persone, per il 91% di nazionalità italiana. Il 60% degli alloggi sono assegnati a persone che hanno un reddito Isee tra zero e 10 mila euro, un dato che evidenzia come l’Ater Pordenone dia un bene primario come la casa a persone che altrimenti avrebbero difficoltà a reperire un’abitazione sul mercato privato. Tra questi soprattutto gli over 65, anziani che rappresentano il 41% degli intestatari. La composizione dei nuclei famigliari è per il 40% di una persona, del 29% di 2 persone, del 22% di 3-4 persone e del 9% di più di 4 persone.  La struttura di Ater Pordenone è composta da 50 persone tra dirigenti, quadri e impiegati. Neanche negli anni della pandemia ha smesso di seguire le sue finalità: nel 2020 sono stati consegnati 118 alloggi, nel 2021 fino a ottobre 176. Quest’anno in particolare si contraddistingue per l’inaugurazione di 28 nuovi alloggi tra Caneva, Casarsa della Delizia, San Quirino e Spilimbergo.  Tra i Comuni con il maggior numero di alloggi attualmente, oltre al capoluogo Pordenone con 1307, ci sono Azzano Decimo (111), Casarsa della Delizia (151), Cordenons (151), Fiume Veneto (109), Fontanafredda (1339, Maniago (182), Porcia (125), Sacile (245), San Vito al Tagliamento (293), Spilimbergo (141).

I PRIMATI

In questo mezzo secolo di attività, l’Ater Pordenone ha messo agli archivi una serie di “prime volte”. La prima serie di alloggi a essere stata costruita – dopo l’uscita dall’omologa azienda di Udine in seguito alla nascita della Provincia di Pordenone – vide il taglio del nastro il 28 agosto 1973 a Sesto al Reghena con una serie di villette a schiera in via Giotto di Bondone. Poco dopo, nel 1974, a Fiume Veneto in via Tavella, il primo intervento di edilizia pubblica in tutta Italia a installare un impianto solare.

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Graziano Pizzimenti.

Confcooperative Pordenone ha 70 anni: ora un nuovo logo e poi tanti eventi

Confcooperative Pordenone, realtà composta da oltre 150 associate e oltre 50 mila soci, è pronta a celebrare il suo 70mo anniversario dalla fondazione e per farlo ha presentato il suo nuovo logo elaborato per l’occasione: l’annuncio ha dato il via agli eventi celebrativi che a partire dal 10 settembre e fino al 27 novembre coinvolgeranno non solo le cooperative aderenti, ma anche i cittadini del Friuli occidentale, a testimonianza di come i valori della cooperazione siano ancora validi dopo sette decenni.

LA RICORRENZA

La Provincia di Pordenone nacque “solo” nel 1968, ma Confcooperative Pordenone ora compie 70 anni. Infatti, l’Unione friulana delle Cooperative e mutue della Destra Tagliamento, che poi assunse il nome di Confcooperative Pordenone, sorse il 15 settembre 1951. “L’essere nati prima ancora della Provincia – spiega il presidente Luigi Piccoli – fu reso possibile dal fatto che questo territorio già da fine Ottocento aveva dato vita a diverse esperienze cooperativistiche, nel credito con le casse rurali e in ambito agricolo, come la prima cooperativa in assoluto a Maniago nel 1882, e del consumo. Una presenza talmente forte che in quel 1951 si ottenne addirittura una deroga ai regolamenti nazionali di Confcooperative, la quale prevedeva unioni territoriali solamente in corrispondenza dei territori provinciali. Da queste forti radici ripartiamo oggi per guardare al futuro, cogliendo l’occasione del 70mo anniversario per trovarci e riflettere anche sulle prove a cui la pandemia ci ha sottoposto, evidenziando ancora una volta come passione e resilienza dei nostri cooperatori abbiano permesso di risolvere molti problematiche negli ultimi mesi”.

GLI EVENTI

Il nuovo logo riprende gli elementi della comunicazione coordinata di Confcooperative evidenziando l’importante traguardo temporale raggiunto. L’esordio della nuova veste comunicativa è solo il primo degli appuntamenti in programma nelle prossime settimane. “La cooperazione – aggiunge il direttore di Confcooperative Pordenone, Marco Bagnariol – costituisce un patrimonio economico-imprenditoriale del Friuli occidentale spesso poco conosciuto, a volte considerato obsoleto o ignorato da un clima culturale che mette l’accento in misura maggiore sulla dimensione individuale, più che su quella collettiva. I valori che guidano la nostra associazione sono però sempre più attuali e tramite questi eventi vogliamo renderli più accessibili a tutti”. Finale il 27 novembre alla Fiera di Pordenone con il convegno sui 70 anni alla presenza dei massimi rappresentanti di Confcooperative, a partire dal presidente nazionale Maurizio Gardini. In mezzo altri eventi, da uno spettacolo dei Papu sulla figura del prete cooperatore di Torre monsignor Giuseppe Lozer al tradizionale appuntamento a Pordenonelegge fino al ricordo del senatore, e già presidente di Confcooperative Pordenone, Bruno Giust, passando per eventi curati dalle Donne cooperatrici e dai settori delle Cooperative agricole, sanitarie, sociali e dei Giovani cooperatori.
“Dopo questi eventi – conclude Piccoli – ripartiremo con ancora più energia verso i prossimi 70 anni. Siamo fortemente convinti che la vera sfida per il prossimo futuro sia che la cooperazione diventi il punto di riferimento per chi vuole fare impresa creando valore nel territorio, per coloro che coltivano gli ideali di solidarietà, inclusività e collaborazione”.

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In copertina, Piccoli e Bagnariol con il nuovo logo di Confcooperative Pordenone per i settant’anni.

 

Verso l’Incontro Efasce: in dieci anni oltre 5 mila gli emigrati da Pordenone

Alla ricerca di nuove opportunità professionali – soprattutto dopo un percorso di studio universitario – e di welfare per le proprie famiglie, ma senza smettere di fare riferimento alla terra d’origine, anche attraverso forme di “pendolarismo” internazionale: questo l’identikit delle oltre 5 mila persone che nell’ultimo decennio hanno lasciato il territorio della Provincia di Pordenone per stabilirsi all’Estero. Un flusso che, seppur rallentato, non si è fermato nemmeno a causa della pandemia e di altre situazioni internazionali come la Brexit (il Friuli Venezia Giulia con il 4 per mille è la regione italiana con la più alta incidenza di migratorietà in rapporto alla popolazione). A questi corregionali all’estero, come a quelli che sono i discendenti delle storiche emigrazioni dell’Ottocento e Novecento, si rivolge come da tradizione per il mese di luglio l’Efasce (l’Ente friulano assistenza sociale culturale emigranti) di Pordenone, che propone il suo annuale Incontro dei corregionali all’estero, giunto alla 44ª edizione.

Filippo Trevisan

Tra venerdì 23 (dalle 17) e sabato 24 luglio (dalle 10) dal Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone si snoderà con un’innovativa formula tra pubblico in presenza, rispettando le disposizioni di sicurezza, e online con persone collegate da varie parti del mondo. Una formula già sperimentata con successo lo scorso anno, in cui è stato lanciato il tema “Connessi per creare il futuro”, che verrà sviluppato anche in questo 2021 sempre mettendo al centro le esperienze dei corregionali all’Estero per la ripartenza del Friuli Venezia Giulia.

Anna Cupani

Photos by Tempest

«Anche durante la fase più dura dell’emergenza sanitaria – spiega il presidente di Efasce, Gino Gregoris – non abbiamo perso i contatti con i nostri Segretariati, che in vari Paesi del mondo sono punto di riferimento per i corregionali. Grazie a una serie di attività online, come le interviste del progetto “4 chiacchiere con…”, il corso di lingua italiana e cultura regionale e le video ricette di “Sapori a Nordest” siamo riusciti a raccontare loro il Friuli Venezia Giulia e a farci raccontare da loro le proprie esperienze. Emerge un quadro di grande intraprendenza e mobilità lavorativa, alla ricerca delle migliori condizioni professionali e per la realizzazione della propria vita personale e familiare. In diversi casi, la partenza di un corregionale è seguita da quella del partner, con la nascita dei figli all’Estero. Ma a differenza del passato, rimane anche uno stretto contatto con la terra d’origine, frequentata anche più volte l’anno, con anche alcuni casi di pendolarismo settimanale o mensile, e con visite dei parenti nel proprio Paese estero. Questo per quanto riguarda le nuove forme di emigrazione degli anni Duemila, mentre i discendenti dell’emigrazione del XIX secolo e dei flussi migratori del secolo successivo hanno una grande voglia di conoscere la terra dei loro genitori, nonni e addirittura bisnonni e oltre. Un amore per le proprie origini regionali che non viene mai meno».

Luca Manfè

Tra gli interventi in presenza previsti all’Incontro quello con il professor Filippo Trevisan, originario di Codroipo e da 5 anni Oltreoceano dove è professore associato di Comunicazione pubblica all’American University di Washington DC. Racconterà le risposte degli Usa alla sfida del Covid-19. Anna Cupani originaria di Pordenone, responsabile della comunicazione e collaborazioni esterne dell’Istituto di Data Science dell’Imperial College London (Regno Unito), interverrà sui numeri per la ripartenza. Cucinerà le sue delizie invece Luca Manfè, il più celebre dei corregionali all’estero dell’ultima decade: originario di Aviano, ha vinto negli Usa la 4ª edizione di Masterchef e ora ha avviato progetti imprenditoriali. Si collegheranno dal Sudafrica, dove hanno una tenuta, Michela Sfiligoi e Attilio Dalpiaz che hanno portato laggiù la sapienza vitivinicola regionale. Inoltre, assieme a Confindustria Alto Adriatico, si terrà il webinar “Gli Emirati Arabi Uniti come ponte d’ingresso nell’area del Golfo: l’esperienza dei corregionali all’estero e strategie di ingresso nel mercato”, momento di approfondimento dei legami con l’area mediorientale a poco più di due mesi dall’inizio dell’Expo di Dubai attraverso gli interventi di cinque corregionali che lavorano nel Golfo Persico.

Michela Sfiligoi e Attilio Dalpiaz

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In copertina, il presidente dell’Efasce di Pordenone Gino Gregoris.

“Propedeutica all’abitare” nella disabilità intellettiva: nuovo progetto al via a Sacile

Vivere la propria vita indipendente anche a fronte di una disabilità intellettiva, un obiettivo che si può raggiungere anche in questo periodo segnato dall’emergenza Covid-19 che rende più rarefatti i rapporti interpersonali: partirà infatti a breve il nuovo ciclo del progetto “Propedeutica all’abitare” organizzato a Sacile dall’associazione di volontariato Laluna in un appartamento in via Colombo. Il progetto coinvolgerà tre persone per introdurle gradualmente alla vita autonoma. Il precedente percorso di propedeutica all’abitare indipendente, iniziato tre anni fa, con altre tre persone si è da poco concluso con l’immissione al progetto di vita autonoma. Le persone con disabilità, infatti, sono accompagnate gradualmente dalla presenza educativa, che li supporta e li guida nelle gestione delle cose quotidiane, rafforzando autonomie e competenze fino a portarli alla vita indipendente.

“Il precedente ciclo si è da poco concluso, con i ragazzi che sono entrati ora nella “vita indipendente” – ha raccontato Walter Torossi, coordinatore del progetto per Laluna -, mentre ora altri tre nuovi ragazzi intraprenderanno il percorso di propedeutica: inizialmente con tre giorni di residenza a settimana, e in seguito (dopo Pasqua) con 5 giorni a settimana per poi gradualmente aumentare. Questi tre ragazzi erano già stati protagonisti di un progetto di “autonomia territoriale” nel territorio di Sacile, che ha permesso loro di conoscersi e familiarizzare col contesto”. Inoltre, da quest’anno l’equipe di professionisti si è arricchita anche di una terapista occupazionale e di una psicologa a supporto dei progetti: si sperimenterà dunque un approccio multidisciplinare.
Il percorso di “Propedeutica all’autonomia abitativa” è attivo a Sacile dal 2014 ed è gestito dall’Associazione Laluna; fa parte dei progetti all’interno dell’ “Abitare sociale”, sistema di interventi sull’abitare gestito in Ats con Fondazione Down Fvg e in co-progettazione con AsFo.
Dai cicli di propedeutica precedentemente svolti in passato sono stati avviati diversi progetti di vita indipendente, ad oggi gestiti da Laluna in alcuni appartamenti sul territorio pordenonese.

“Ricordiamo che per noi de Laluna è fondamentale adoperarsi affinché le persone con disabilità possano avere una “vita buona” – ha spiegato Daniele Ferraresso, progettista educativo per Laluna -, intesa come sviluppo e stimolo nell’espressione dei propri desideri, sviluppo delle proprie ambizioni e potenzialità, realizzazione di sé. Tutto questo si sviluppa attraverso dei Progetti Educativi Individualizzati e Personalizzati che guardano alla persona con disabilità nella sua globalità non solo all’interno del contesto dei servizi offerti dall’associazione, ma inserita in un contesto sociale o lavorativo, con delle relazioni interpersonali che vanno coltivate e sviluppate”.
Laluna è attiva come associazione di volontariato dal 1994 a San Giovanni di Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone. Fondata da un gruppo di giovani volontari, con l’obiettivo iniziale di proporre una serie di attività per le persone con disabilità, negli anni l’Associazione si è trasformata fino a diventare un riferimento sul territorio per i progetti di vita a forte spinta evolutiva con un’attenzione particolare al tema della vita indipendente. Ad oggi, Laluna gestisce: la Comunità alloggio “Cjasaluna Paola Fabris” a San Giovanni che ospita 8 persone con disabilità, l’appartamento per l’autonomia abitativa di Cjasaluna, il progetto di cohousing “Lalunanuova” sempre a San Giovanni, il progetto “Gravitiamo a casa nostra” che si propone di sviluppare un’autonomia possibile per persone per persone con disabilità gravi, il progetto di “Abitare sociale” in casa Facca a Fiume Veneto e il progetto di “Propedeutica all’abitare” a Sacile, ideato per allenare alla vita indipendente ragazzi con una disabilità intellettiva. Oltre a questi, Laluna si occupa anche di progetti di autonomia individualizzati e di gruppo, nonché di percorsi formativi.

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In copertina, a Sacile partirà a breve il nuovo ciclo del progetto “Propedeutica all’abitare” .