Tradizioni epifaniche a Monteaperta, come le raccontava Marisa Filippig (già sindaco di Taipana) dodici anni fa: martedì l’addio sotto il suo Gran Monte

(g.l.) I fuochi epifanici si sono spenti con una brutta notizia per Monteaperta e l’Alta Val Cornappo, ma anche per Nimis, Lusevera e il Tarcentino nel suo insieme: la scomparsa, a 84 anni, di Marisa Filippig, una vita da insegnante, ma che è stata anche sindaco di Taipana. Una persona simpaticissima, dal tratto solare e aperto, sempre pronta per un aiuto ovunque ce ne fosse bisogno o una buona parola: per questo, tutti la ricorderanno con riconoscenza. I suoi funerali saranno celebrati martedì prossimo, 13 gennaio, alle 14.30, nella Chiesa parrocchiale della stessa Monteaperta, frazione alla quale Marisa era molto legata. Era profonda conoscitrice, infatti, della storia, delle tradizioni e della cultura di queste bellissime vallate. E a tale proposito vi proponiamo una interessante intervista che le fece nel 2014 Linda Amatulli, reperibile sulla rete, e che parla proprio delle usanze post-natalizie sotto quel Gran Monte che la professoressa tanto amava. L’articolo era stato pubblicato sul blog “Viaggio oltre il Torre – dove il confronto è donna”, «alla scoperta dei saperi tramandati dalle donne ed effettuato attraverso interviste, laboratori artigianali, enogastronomici, educational tour, mostre ed eventi». Un progetto che era stato finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia al Consorzio Dolcenordest e che era stato sviluppato in collaborazione con Lab Rea di Angela Zolli nei nove Comuni consorziati. Quindi, oltre a Taipana, Nimis e Lusevera, anche Attimis, Faedis, Magnano in Riviera, Povoletto, Reana del Rojale e Tarcento. Eccone pertanto il testo.

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di Linda Amatulli

Ci inoltriamo ora con Marisa Filippig nel mondo delle tradizioni popolari, parlando, in particolare, del rito epifanico di Monteaperta, una frazione del Comune di Taipana.
Qual era il principale rito epifanico dell’Alta val Torre?
Anche noi della Valle realizziamo una pira, simile al Pignarul, ma che si chiama Polovin.
Veniva acceso sempre il 6 gennaio?
No, veniva acceso la sera del 5 gennaio, dopo la benedizione dell’acqua e del sale che si svolgeva in chiesa, dopo le 18.
Chi preparava questo Polovin?
Il Polovin veniva preparato dai giovani del paese, uno per ogni borgata: borgo di sopra, di mezzo e di sotto. Ve ne era anche un quarto, nei periodi storici in cui c’era più popolazione. I giovani del paese iniziavano a pensarci già da ottobre, quando rientravano la maggior parte degli emigranti stagionali, gli uomini dalle fornaci e le donne dal servizio presso famiglie benestanti.
C’erano differenze di genere?
In una società così fortemente influenzata dalla differenza tra uomo e donna i compiti erano nettamente separati: solo i maschi potevano costruire il Polovin mentre le donne erano addette alla preparazione del cibo per la festa, relegate in casa. Da questo punto di vista io sono stata molto fortunata: pur bambina partecipavo sempre ai giochi e alle scorribande dei miei compaesani perché stavo sempre con mio fratello maggiore, che mi portava con sé dappertutto.
Di cosa era composto il Polovin?
In un’economia di montagna molto severa ogni legnetto era utile alla sua costruzione. Questo comportava in seconda battuta anche una maggiore manutenzione dei boschi, che venivano ripuliti da tutto il legname utile. Si conficcava un palo più lungo nel terreno e intorno a questo si sistemava la legna in pira. In cima veniva fissato poi un fantoccio vestito di stracci, una sorta di befana, che ogni tanto portava uno zaino o una gerla, simbolo dell’anno vecchio che se ne andava.
Cosa succedeva dopo l’accensione?
Iniziava la festa naturalmente! Si stava tutti intorno al falò che ardeva, ognuno portando del cibo o del vino, a volte del vin brulè. Uno dei cibi tipici dell’Epifania era la pacia, una focaccia fatta con farina di mais e condita, quando si poteva, con uvetta, salsicce o castagne.
È ancora viva questa tradizione?
Purtroppo no, soprattutto dopo le due guerre mondiali e il conseguente spopolamento del paese.
E voi bambini partecipavate alla festa?
Certo, costruivamo un Polovin tutto nostro, con materiali ancora più umili di quelli usati per quello ufficiale: fiammiferi, pezzetti di carta, tutti gli scarti. Se eravamo fortunati trovavamo una rapa o una patata dimenticata sotto la neve, la cuocevamo e la mangiavamo tutti insieme. Anche nella miseria eravamo felici.
Grazie Marisa.

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In copertina, Marisa Filippig scomparsa a 84 anni durante quell’intervista del 2014 in una foto di Angela Zolli.

Oggi a Povoletto una invitante domenica: dal libro dedicato a Grions del Torre alle numerose proposte natalizie tra presepi, teatro e un suggestivo spettacolo di luci

(g.l.) Una intensa domenica prenatalizia invita oggi, 21 dicembre, nel Comune di Povoletto, con numerosi appuntamenti nella frazione di Grions del Torre e nel capoluogo. Ecco, pertanto, le proposte in dettaglio.

GRIONS – Un bel libro rievocativo nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’Asilo infantile di Grions del Torre che si avviano a conclusione. L’Associazione “Giusto Caenazzo” ha pubblicato, infatti, il volume “Da un dono, una comunità” scritto da Tiziana Bellini. La presentazione ufficiale si terrà oggi, alle ore 18, nella sede dell’Associazione. Frutto di un lavoro di ricerca e raccolta di memorie, il libro ripercorre la storia straordinaria del lascito testamentario di Giusto Caenazzo – redatto nel 1912 e realizzato negli anni Venti – che portò proprio alla costruzione dell’asilo, donando alla comunità un luogo di educazione, crescita e incontro. Al termine della presentazione, seguiranno la tradizionale accensione del presepe artistico, opera dello scultore Loris Cantier, ed un momento per gli auguri natalizi con un invitante rinfresco. L’Associazione “Giusto Caenazzo” rivolge, pertanto, un sentito invito alla cittadinanza, alle autorità, ai sostenitori e a tutti coloro che si riconoscono nella storia di questo luogo. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e di Credifriuli, ed è stato patrocinato da Comune di Povoletto e da Italea. L’ingresso è libero.

POVOLETTO – “Aspettando il Natale”: così si intitola la già annunciata proposta che si animerà oggi a Povoletto. Lo start, alle 15, con l’apertura degli stand enogastronomici e del mercatino solidale; quindi, alle 15.30, ci sarà il via ai ai laboratori per i bambini; poi alle 16.30 in auditorium andrà in scena lo spettacolo “Il Natale di Rebecca”. Poi, alle 17.30, è previsto un momento imperdibile soprattutto per i più piccoli: l’arrivo di Babbo Natale accompagnato dal suono delle cornamuse. Mentre, alle 18, in programma c’è lo “spettacolo di luci”. Va ricordato che questa bella iniziativa è promossa da Amministrazione Beni Marsure, Gruppo Ana Povoletto, Associazione Euritmia, Pro Loco Povoletto; da ricordare anche la Parrocchia di San Clemente Papa, amministrazione comunale, Regione Fvg e Io sono Friuli Venezia Giulia. Ricordiamo, infine, che Povoletto è inserito nel “Giro Presepi Friuli Venezia Giulia”. Pertanto, si potrà può ammirare, fino al 2 febbraio, la Natività allestita nella Chiesa parrocchiale del capoluogo. L’orario di visita nei giorni prefestivi e festivi è dalle 9 alle 19.

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In copertina, il volume dedicato a Grions del Torre nel ricordo di Giusto Caenazzo cui si deve la costruzione dell’Asilo infantile; qui sopra, la casetta di Natale a Povoletto.

“Aspettando il Natale”, a Povoletto invita un ricco cartellone di proposte. Tra queste anche il Presepe in San Clemente

(m.ri.) “Aspettando il Natale”: così si intitola la ricca e variegata proposta che si animerà domani, 21 dicembre, a Povoletto, precisamente in Largo Monsignor Cicuttini. Un ricco cartellone di proposte: lo start, alle 15, con l’apertura degli stand enogastronomici e del mercatino solidale; quindi, alle 15.30, ci sarà il via ai ai laboratori per i bambini; poi alle 16.30 in auditorium andrà in scena lo spettacolo “Il Natale di Rebecca”. Poi, alle 17.30, è previsto un momento imperdibile soprattutto per i più piccoli: l’arrivo di Babbo Natale accompagnato dal suono delle cornamuse. Mentre, alle 18, in programma c’è lo “spettacolo di luci”. E non è finita qui: nel corso dell’evento saranno offerte a tutti frittelle di mela e bevande calde.
Va ricordato che questa bella iniziativa è promossa da Amministrazione Beni Marsure, Gruppo Ana Povoletto, Associazione Euritmia, Pro Loco Povoletto; da ricordare anche la Parrocchia di San Clemente Papa, amministrazione comunale, Regione Fvg e Io sono Friuli Venezia Giulia. Da Povoletto arriva poi un ulteriore invito: «Vi aspettiamo la notte di Natale, al termine della Messa di Mezzanotte, per scambiarci gli auguri. Non mancheranno dolci e bevande calde”. Inoltre, le associazioni del paese augurano a tutti “Buone feste!”. Non va dimenticato, infine, che Povoletto è inserito nel “Giro Presepi Friuli Venezia Giulia”. Pertanto, si potrà può ammirare, fino al 2 febbraio, il Presepe allestito nella Chiesa parrocchiale del capoluogo. L’orario di visita nei giorni prefestivi e festivi è dalle 9 alle 19.

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In copertina e all’interno la simpaticissima casetta natalizia in piazza a Povoletto.

Povoletto ricorda la tragedia del Vajont e gli alpini in quel fango indimenticabile: domani tutti a vedere “Binario contorto”

di Mariarosa Rigotti

Gli Alpini e il loro impegno solidale dopo la tragedia del Vajont avvenuta il 9 ottobre di 62 anni fa. È questo il tema dello spettacolo teatrale “Binario contorto. Gli alpini nel fango del Vajont” di e con Luca Piana e le musiche di Fabio Rizzi, che andrà in scena domani 11 ottobre, alle 20.30, nell’auditorium comunale di Povoletto, in largo Monsignor Luigi Cicuttini. L’evento con ingresso libero, va sottolineato, è organizzato dal locale gruppo Ana nel centenario di fondazione, in collaborazione con la Sezione Ana di Cividale e con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Povoletto e del Gruppo Ana di Branco. Sarà così focalizzata l’attenzione, come viene anticipato dagli organizzatori, sui «racconti delle testimonianze di coloro che hanno visto e vissuto, che non hanno mai dimenticato e mai dimenticheranno».

Luca Piana

Fabio Rizzi

Va evidenziato che il progetto teatrale è ideato dal citato Luca Piana, che è autore e interprete della parte narrativa, con la produzione dal Circolo di studi artistici & sociali Espressione Est e il patrocinio del Gruppo Ana di Branco Sezione di Udine. Mentre, per quel che riguarda la parte musicale, questa è curata ed eseguita dal maestro Fabio Rizzi che, come viene anticipato, «con la tromba, supporta, accompagna e sottolinea la proiezione delle immagini di quel periodo».
Il debutto di questo spettacolo, data 21 ottobre 2023 e avvenne a Branco di Tavagnacco in occasione del 60° anniversario della tragedia e in quella occasione ottenne molti consensi di pubblico, ma anche delle tante penne nere e carabinieri intervenuti. E a proposito di quanto si applaudirà a Povoletto è utile citare la sinossi proposta dagli stessi organizzatori della serata che, per prima cosa, sottolinea i termini della tragedia: «Il 9 ottobre 1963, una frana si stacca dal monte Toc e genera un’onda che in pochi minuti provoca quasi duemila morti. Scatta l’allarme, arrivano i soccorritori in quei luoghi, ma cosa trovano? Cosa resta? Sono giovani di vent’anni che improvvisamente si trovano davanti una devastazione di morte e di fango». E poi ecco il ruolo delle penne nere che si fa testimonianza attraverso l’evento scenico: «La lettura delle testimonianze di quattro di quegli Alpini accompagnate da musiche a a immagini dei ricordi, delle emozioni e delle sensazioni, farà rivivere al pubblico il dramma di chi si trovò a soccorrere i feriti, ricomporre le salme e consolare i superstiti»; e ancora riguardo la creazione di “Binario contorto”: «Dopo aver ascoltato una tra le tante storie di un alpino presente in quei mesi, Luca Piana decide di portare in teatro questo lato della tragedia del Vajont. Storie che, negli anni seguenti il disastro, la frenesia del boom economico e degli interessi di potere avevano cercato di imbalsamare nel silenzio quei tragici fatti. Ci sono voluti gli sforzi di giornalisti coraggiosi e della gente di quelle terre e, per il grande pubblico, anche di attori che, con il teatro, hanno riportato la storia e la verità di quanto accaduto». E dunque si evidenzia nel concludere: «La lettura scenica ideata da Luca Piana va in questo senso. Raccoglie le testimonianze di alcuni protagonisti che hanno prestato le proprie mani pietose a sollevare quelle pietre. Storie poco raccontate che possono dare al tempo d’oggi degli insegnamenti ancora attuabili».

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In copertina, quello che rimase di Longarone dopo il disastro della diga del Vajont il 9 ottobre 1963.

Povoletto perde la sua “memoria” storica: si è spento Luigino Merluzzi che seppe attribuire a Beni Marsure la vera identità

di Mariarosa Rigotti

A poco più di due mesi, era il 6 luglio scorso, quando una cerimonia promossa a Povoletto da Beni Marsure aveva riconosciuto il suo impegno a favore dello storico ente comunale, si è diffusa la triste notizia della scompara del maestro Luigino Merluzzi, consigliere emerito della stessa Amministrazione guidata da Paolo Dallagnese. Da tempo sofferente, aveva 83 anni e lascia la moglie Marisa e il figlio Lorenzo, oltre alle due amate nipoti. In suo suffragio sarà recitato il Rosario domani, alle 19, nella Chiesa parrocchiale di San Clemente, dove martedì pomeriggio, alle 16, seguiranno i funerali.

Luigino Merluzzi premiato da Dallagnese.


Dolore e sconforto per la morte di un uomo molto stimato a Povoletto, e non solo, trapela dalle parole dello stesso Dallagnese: «Per Povoletto, in particolare, ci sarà un vuoto incolmabile per quanto concerne la ricerca storica con le sue capacità. Da decenni, infatti, ha pubblicato libri trasferendo in essi fedeltà riassuntiva e narrazione adatta a tutti. Non a caso, per tutta la vita ha fatto il maestro elementare chiudendo la carriera proprio a Povoletto». E il leader del benemerito ente aggiunge: «Ricordo le volte che assieme siamo andati alle scuole medie di Povoletto per raccontare ai ragazzi la storia dei Beni Marsure. Lui ci metteva l’anima a illustrare particolari, dettagli e molte volte dovevo fermarlo perché suonava la campanella di fine ora e cambio insegnante».
Come si ricorderà, nella citata cerimonia del luglio scorso, a Luigino Merluzzi fu attributo l’ambito riconoscimento di “consigliere emerito di Beni Marsure ad infinitum”. Va sottolineato che si trattava di una novità assoluta in quanto nella plurisecolare storia dell’Ente non era stato mai previsto o assegnato a nessuno questo riconoscimento. Nel corso della festa, ospitata nel centro giovanile “Amici della solidarietà”, era stato proiettato anche un video di Elio Meroi intitolato “dedicato a Luigino”. Va, inoltre, ricordato che Merluzzi era originario di Magnano in Riviera, ma di fatto era diventato cittadino di Povoletto dove era stato maestro elementare facendo propria la realtà locale e concretizzando il suo impegno anche nella ricerca storica. E a questo riguardo, nel corso della citata cerimonia, Dallagnese, oltre a soffermarsi sulle qualità umane del maestro, aveva motivato il riconoscimento sottolineando, appunto, il suo impegno di studioso proprio a beneficio dell’ente: nel concreto, riuscendo a dimostrare che i Beni Marsure «costituiscono un patrimonio di proprietà della popolazione di Povoletto capoluogo e pertanto distinto dai Beni Comunali e Demaniali». Pertanto, superato un lungo iter, il «Commissario degli Usi Civici, dopo attenta visione – aveva ancora ricordato Paolo Dallagnese -, nel 2004 firmò il decreto di svincolo dei Beni Marsure. Quella fu la nostra liberazione: da lì, infatti, parti quello che oggi è sotto gli occhi di tutti». E questo è stato possibile proprio grazie alla puntigliosa e competente ricerca storica di Luigino Merluzzi.

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In copertina, il maestro Luigino Merluzzi durante una cerimonia di alcuni anni fa.

Fratellanza e solidarietà nobili valori da vivere in un clima di pace: ecco il messaggio del Centenario del Gruppo Alpini di Povoletto festeggiato con il Raduno della Sezione Ana di Cividale

di Mariarosa Rigotti

POVOLETTO – Fratellanza, solidarietà, valori comuni, attenzione al prossimo ed esempio per le nuove generazioni con l’auspicio che vi sia un ricambio generazionale in un clima di pace. Questi concetti condivisi e condivisibili sono soltanto il sunto di quanto espresso nei diversi interventi che si sono susseguiti durante la bellissima cerimonia che ieri mattina ha celebrato, a Povoletto, i cent’anni di Fondazione del Gruppo Ana che è intitolato a Giovanni Piccini, Medaglia d’argento al Valor militare. Un giovane originario di Bellazoia che sacrificò la sua vita durante la Prima Guerra Mondiale, al quale, di recente, una delegazione guidata dal capogruppo Ginelli Specogna, è andata a rendere omaggio al Cimitero monumentale di Verona dove riposa.

Va, però, ricordato che la sentita e anche a tratti commovente cerimonia – soprattutto quando sono stati ricordati i tanti che si sono adoperati nel Gruppo durante la recita della “Preghiera dell’Alpino” e quando sono risuonate le note della “Canzone del Piave” e del “Silenzio fuori ordinanza” – oltre a essere stata preceduta dalla Messa, celebrata da don Albino D’Orlando nella Chiesa di San Clemente messa a disposizione dal parroco don Luigi Gloazzo, ha contato anche dell’altro molto importante. Infatti, le celebrazioni avevano previsto, sabato sera, un evento ospitato nell’auditorium comunale, dove è avvenuta la presentazione del volume “Gruppo Alpini di Povoletto Una storia lunga cent’anni 1925- 2025”, un’opera corredata da un ricco repertorio fotografico che documenta le tappe di questo fertile percorso delle penne nere. Alla presentazione era poi seguito un concerto della Fanfara della Brigata Alpina Julia, diretta dal sergente maggiore Flavio Mercorillo.
Tornando, invece, alla cerimonia di ieri mattina, la Messa era stata preceduta dall’alzabandiera in largo Monsignor Luigi Cicuttini e da un corteo che ha sfilato in via Dante; quindi dopo il sacro rito, un nuovo corteo, aperto dalla Fanfara alpina sezionale di Orzano, ha raggiunto il monumento ai Caduti per la deposizione di una corona d’alloro. Sono quindi seguite le allocuzioni ufficiali. Hanno così preso la parola, il già citato capogruppo Specogna, il sindaco e alpino Giuliano Castenetto, Antonio Ruocco, presidente della sezione Ana di Cividale, che, nell’occasione, ha dato vita a Povoletto a un folto Raduno. Inoltre, in rappresentanza della Brigata Alpina Julia ha preso la parola per un saluto il tenente colonnello Andrea Leuti. Da citare poi, per la sua ricchezza, l’intervento di Maurizio Astori, ex presidente della sezione Ana di Parma, che ha ricordato pure il contributo dato dagli alpini nelle drammatiche giornate del dopo-terremoto in Friuli. Ha preso la parola anche il consigliere regionale Roberto Novelli assicurando, tra l’altro, il sostegno della Regione Fvg alle penne nere, ma in rappresentanza del Consiglio regionale sono intervenuti pure Manuela Celotti, Elia Miani ed Edy Morandini. Da ricordare, poi, la presenza del Gruppo “Mario Pagani” di Arzignano, gemellato con quello di Povoletto da vent’anni e con capogruppo Antonio Boschetti: per questa data significativa è stato realizzata e consegnata una targa ricordo.

Al momento ufficiale ha poi fatto seguito quello conviviale: il pranzo alpino sotto il tendone nel parco festeggiamenti che avevano appena ospitato la storica sagra agostana, dove ha presenziato anche la Fanfara di Orzano, regalando, dopo gli inni ufficiali in piazza, un momento coreografico e musicale. E a ricordo della storica giornata il volume dedicato al secolo del Gruppo, il gagliardetto e bollicine del Centenario, consegnati da Paolo Dallagnese, presidente di Beni Marsure, il tutto ad accompagnare l’invitante convivio segno di amicizia e fratellanza.
E, allora, va anche ricordato chi ha dato il sostegno per la realizzazione di queste giornate, pietre miliari nella storia del Gruppo Ana di Povoletto: Consiglio regionale Fvg, Bcc CrediFriuli, Amministrazione Beni Marsure, Cuarte d’Avost Pro Loco Povoletto, mentre il patrocinio e la collaborazione sono stati del Comune di Povoletto; inoltre, il riuscitissimo evento ha visto l’impegno, con il Gruppo Ana Povoletto, dell’Associazione Nazionale Alpini e dell’Ana Sezione di Cividale “Monte Nero-Alberto Picco”.

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In copertina, il saluto del capogruppo Ana di Povoletto Ginelli Specogna; all’interno, la sfilata degli alpini della Sezione di Cividale, la Fanfara di Orzano, le autorità intervenute alla cerimonia e l’omaggio al monumento ai Caduti in guerra.

Nimis, nuovo finanziamento regionale per il ponte della Motta che collega con Povoletto: la ricostruzione è più vicina

di Giuseppe Longo

NIMIS – La progettazione per il nuovo ponte della Motta era stata avviata durante l’amministrazione del sindaco Giorgio Bertolla e ora con il finanziamento appena accordato al suo successore, Fabrizio Mattiuzza, potranno accorciarsi i tempi per la ricostruzione della struttura di fine anni Cinquanta che, attraversando il Cornappo, mette in collegamento i Comuni di Nimis e Povoletto a nord di Savorgnano del Torre. Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, il primo cittadino ha infatti comunicato che la Regione Fvg, a fronte dei costi lievitati, ha stanziato un ulteriore finanziamento di un milione e duecento mila euro che si somma a quello di oltre due milioni che aveva ottenuto già la Giunta presieduta da Gloria Bressani. Nel dare alla civica assemblea questa importante comunicazione, l’ingegner Mattiuzza ha rivolto un ringraziamento all’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti e ai consiglieri Morandini, Budai e Miani per aver condiviso l’importanza e l’urgenza della realizzazione.

L’assessore Pierpaolo Roberti

Il sindaco Fabrizio Mattiuzza


La nuova opera andrà, dunque, a sostituire quella attuale che deve essere chiusa al traffico ogni volta che, in seguito a precipitazioni abbondanti, s’ingrossa il torrente sottostante. Una criticità quella del ponte della Motta che collega la borgata di Molmentet appunto alla citata frazione di Povoletto, che si sta dunque avviando alla tanto auspicata soluzione. Lo storico manufatto – ha quasi settant’anni – dimostra infatti sempre più la sua precarietà, tanto che aveva costretto proprio la Giunta Bressani a fissare drastiche limitazioni al traffico dei mezzi pesanti e ad avviare le pratiche per una nuova struttura.
Il ponte fu costruito negli anni Cinquanta del secolo scorso proprio per collegare i territori dei due Comuni nella suggestiva zona dove, sebbene sia territorio di Povoletto, i terreni agricoli sono per la maggior parte condotti da agricoltori di Nimis, come lo è pure la famiglia Tomada che gestisce lo storico Fogolâr della Motta. A quell’epoca, il traffico era molto limitato: pochissimi ancora i trattori, per cui i trasporti agricoli avvenivano quasi interamente a trazione animale. Dopo diversi decenni, però, la situazione è profondamente cambiata, il traffico è aumentato e anche i mezzi pesanti sono numerosi. Oltre a ciò, il ponte deve fare i conti con le piene del torrente che, durante questi decenni, sono state numerose e violente. La più grave, come molti ricorderanno, era stata quella del 1991, quando le acque impetuose travolsero ben due ponti (borgo Plovert, prontamente ricostruito, e borgo Valle, ancora sostituito da un guado che viene chiuso a ogni grossa precipitazione). Probabilmente già a quel nubifragio, che causò esondazioni e moltissimi danni, risalgono i primi effetti negativi sulla stabilità del ponte della Motta. Pertanto, il Comune di Nimis, in qualità di capofila, qualche anno fa aveva «inoltrato – come riferito a suo tempo dall’ex sindaco Gloria Bressani, oggi vice di Fabrizio Mattiuzza – domanda di contributo per il finanziamento della demolizione e ricostruzione dell’opera. Per la sua realizzazione la Regione Fvg ha previsto lo stanziamento di complessivi 2 milioni 156 mila euro a valere sugli esercizi finanziari 2022-2023». Per cui ora sarà la civica amministrazione uscita dalle elezioni di aprile, dopo un anno di gestione commissariale, a concludere la progettazione, e quindi la realizzazione, di un ponte adatto ai nostri tempi, risolvendo così prima possibile un problema molto sentito.

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In copertina, il ponte della Motta come appariva stamane; all’interno, durante una piena del Cornappo.

La Grecia antica oggi rivivrà nel cuore della campagna friulana: serata-evento nella storica villa Mangilli di Povoletto

L’antica Grecia rivivrà, per una sera, nel cuore della campagna friulana, nel maestoso scenario della settecentesca Villa Mangilli Schubert, a Povoletto: saranno infatti gli esterni della splendida residenza nobiliare ad accogliere, oggi alle 21, un evento che va oltre il concerto, oltre lo spettacolo, promettendo suggestioni rare.


Sarà un percorso nella storia, nel mito e nell’anima quello che proporrà “Il risveglio della musa”, esibizione musicale che al tramonto unirà all’incanto della lira greca il suono del violoncello e le vibrazioni delle percussioni. Il tutto nella luce soffusa del giorno che se ne va, appunto, in un angolo di Friuli che evocherà le remotissime atmosfere dell’Ellade, le cui musiche – nate per accompagnare il canto degli aedi, le danze sacre, i misteri dionisiaci – si uniranno al canto dei grilli. In “scena” (non ci saranno palchi: solo una pietra e un lume) il trio Lyre ‘n’ Rhapsody, fondato nel 2013 ad Atene: le sapienti mani di Aliki Markantonatou arpeggeranno sulla lira, il ritmo delle percussioni sarà scandito da Areti Miggou e la voce di Athena Chiot evocherà quella di Saffo, il respiro di Orfeo, il passo leggero delle ninfe nei boschi. L’accompagnamento al violoncello è infine affidato ad Andrejka Mozina, che non si limiterà a interpretare brani: richiamerà presenze lontane e la grandezza culturale di una straordinaria civiltà.
Alcuni brani musicali verranno recitati in greco antico, come il canto delle sirene nell’Odissea, altri – quali la danza della strega Circe – si tradurranno in ballo e in momenti tradizionali iconici. Il mondo greco del passato si alternerà a quello moderno, promanando bellezza in una dimensione sospesa, in cui la villa friulana diventerà un tempio, la musica un’offerta, il pubblico un’unica anima in ascolto.
Lyre ‘n’ Rapsody, quest’anno ospite anche a Folkest, è un gruppo di musica acustica femminile con lira antica, appunto, percussioni e voce, che coniuga suoni dell’antichità e del presente in una dimensione etnica e contemporanea, ponendo in evidenza le varie sfumature della cultura musicale greca d’avanguardia. Ha pubblicato tre album (Awakening the Muse, nel 2013, Kirke, nel 2014, e Aegean, l’anno successivo) e tenuto concerti in Grecia (nella Sala concerti di Atene, al Tempio di Apollo a Delfi, al Teatro antico di Pitagora) e all’estero: nel 2016 e nel 2018 è stato in tournée a Shangai, Nianjing e Lishui. L’evento, con partecipazione a offerta libera, è promosso da Villa Mangilli Schubert e si concluderà con un brindisi.

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In copertina e all’interno due immagini dello spettacolo in programma oggi.

Beni Marsure, dal libro dedicato alla loro Povoletto da Conchione e Bazzaro alla gratitudine all’emerito Luigino Merluzzi

di Mariarosa Rigotti

Giornata significativa, quella di oggi, per l’Amministrazione Beni Marsure di Povoletto. Infatti alle 12, nel capoluogo, il centro giovanile “Amici della solidarietà” ospiterà la cerimonia di conferimento del titolo di consigliere emerito a Luigino Merluzzi. La giornata odierna è, però, solo una fra le tante significative promosse dall’ente benemerito.

Così, tra le altre, va ricordata la recente presentazione del volume “Povoletto passeggiando per le vie del mio paese” , edito da “La Libreria” di Pietro Boer di Cividale che, come ricorda il presidente Paolo Dallagnese, è «frutto della scrittura di Francesco Conchione ed Edi Bazzaro di Povoletto». Va ricordato che la pubblicazione del libro è avvenuta anche grazie al determinante contributo dell’Amministrazione Beni Marsure. Inoltre, come sottolinea lo stesso Dallagnese, «copia sarà distribuita a tutte le famiglie di Povoletto capoluogo».
E riguardo alla presentazione dell’opera, va ricordato che, dopo l’introduzione di Francesco Conchione, che è appunto, uno degli autori, era seguito il saluto del sindaco Giuliano Castenetto per l’amministrazione comunale; quindi, aveva preso la parola il presidente Dallagnese ricordando «quanto siano importanti questi supporti cartacei o visivi per trasferire ai posteri la storia di Povoletto». Successivamente, era intervenuto il giornalista e docente Walter Tomada illustrando i contenuti del libro e sottolineandone «la facilità della lettura e la fluidità espressiva utilizzata».
Da ricordare, infine, che la presentazione era stata ospitata in una corte caratteristica di via Roma messa a disposizione dalla famiglia Sebastianutto e con il sostengo della Pro Loco e Circolo Culturale San Clemente. Mentre, oggi, come detto, l’appuntamento è al centro giovanile.

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In copertina, il libro dedicato a Povoletto e all’interno un momento della sua presentazione mentre parla Paolo Dallagnese che ha accanto i due autori con il professor Walter Tomada.

Impegno di Beni Marsure anche per i più giovani di Povoletto con il dono di volumi alle scuole d’infanzia e primaria

di Mariarosa Rigotti

L’impegno di Beni Marsure sul territorio del Comune di Povoletto, come è noto, si orienta su numerosi fronti: tra questi, c’è l’attenzione ai più giovani. A questo riguardo va citata la recente donazione fatta proprio dall’Amministrazione Beni Marsure di una serie di volumi alle scuole dell’infanzia e primaria (elementare) del Comune alle porte di Udine e che fanno parte dell’Istituto comprensivo di Faedis. Va sottolineato, che i titoli, come ricorda il presidente Paolo Dallagnese, «erano stati concordati con le insegnanti».


Un gesto significativo, dunque, che ha avuto un riscontro tangibile, come ricorda lo stesso Dallagnese: «Abbiamo ricevuto, direi inaspettatamente, uno scritto da parte della dirigente scolastica dottoressa Michela Maffei». I libri, va ricordato, sono stati consegnati dal presidente di Beni Marsure alla professoressa Ilaria Saccavini, coordinatrice della scuola dell’infanzia, e alla professoressa Lia Costantini, che invece coordina la primaria di Povoletto.
E, certo, può essere interessante scoprire quanto inviato a Dallagnese e sottoscritto dalla dirigente scolastica Maffei e dalla collaboratrice della dirigente stessa Mariarosa Amadori: «Desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento, anche a nome degli alunni, per il generoso dono dei libri destinati ai bambini della scuola dell’infanzia e primaria di Povoletto». E ancora «Il vostro gesto è un segno concreto di attenzione verso l’educazione e la crescita culturale delle nuove generazioni. Donare un libro significa offrire un’opportunità di scoperta, immaginazione e apprendimento: un regalo prezioso che i nostri bambini sapranno sicuramente apprezzare». La missiva si conclude: «Vi siamo profondamente grati per il sostegno e la vicinanza dimostrata alla nostra scuola e ci auguriamo di potere continuare a collaborare in futuro».

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In copertina e all’interno, il presidente Paolo Dallagnese mentre consegna i libri a Ilaria Saccavini (scuola dell’infanzia) e a Lia Costantini (scuola primaria).