Trieste, l’emporio degli Asburgo: alla sua scoperta domenica con Altamarea

Nell’ambito del programma “Trieste Mosaico di Culture 2021” si terrà domenica prossima 10 ottobre, lo stesso giorno della famosissima Barcolana, una visita guidata a cura dell’Associazione culturale Altamarea guidata da Rina Anna Rusconi. Titolo della prossima uscita cittadina “Trieste, l’emporio degli Asburgo”. Dal Porto Francesco Giuseppe, oggi chiamato “Nuovo“ al Porto Vecchio, si andrà tra le geometrie eclettiche delle Rive e la grande storia, dal Secolo d’Oro alla Belle Epoque sulle orme dei protagonisti più illustri tra arciduchi, imperatori, regine e grandi imprenditori. Un racconto che svelerà le fortune commerciali di Trieste. La passeggiata inizierà in zona Sacchetta e proseguirà lungo le Rive di fronte ai borghi storici e svelerà la trasformazione dei paesaggi urbani con anedotti, curiosità e commenti letterari: sullo sfondo si delinea la città giuliana come assoluta protagonista.
Ritrovo: ore 16, incontro con la presidente Rusconi e con Andrea Gilli che guiderà la passeggiata, sulla via Ottaviano Augusto, fermata bus di fronte al Museo Ferroviario di Campo Marzio. Note per partecipare: quote di 10 euro interi; 5 euro dai 12 anni ai 18; gratis minori di 12 anni. È richiesta la prenotazione.

Con la partecipazione di: Trieste Città che legge – Patto di Trieste per la lettura, Associazione Regionale dei Sardi in FVG-Circolo di Trieste, Nord Est Guide, Hammerle Editore in Trieste, Circolo Amici del Dialetto Triestino, Tipicamente Triestino, Comunità Ebraica di Trieste, Comunità Greco-Orientale di Trieste, Comunità Serbo-ortodossa di Trieste, Edizioni Setteventidue, Agenzia No Stop Viaggi di Monfalcone.

INFO & PRENOTAZIONI
Rina Anna Rusconi, Presidente Associazione Altamarea Trieste
Whatsapp: cell. 347.21.12.218 – e-mail: rinaanna.rusconi@gmail.com – www.altamareatrieste.eu

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In copertina uno degli splendidi palazzi di Trieste oggetto della visita e qui sopra la zona Sacchetta in fondo alle suggestive Rive.

 

“Un’altra città” contro il declino di Trieste in 125 spunti di riflessione

Una rete, un’espressione collettiva, un’orchestra che amplifica le tante voci di una città che fatica a riconoscersi e che la pandemia ha reso ancora più vulnerabile: questa è “Un’altra città”, il network civico triestino che ha da poco compiuto due anni e si propone di coinvolgere tutti i cittadini per ridisegnare insieme una città inclusiva. Per questo ha presentato il suo programma: una piattaforma operativa con 68 punti e 57 “follow up” collegati al territorio. In tutto, quindi, 125 spunti per stimolare la riflessione e la creatività civica dei triestini.
Illustrato da Giovanni Carrosio, docente universitario di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio, assieme alla fisica e ricercatrice Loredana Casalis, all’architetto Roberto Dambrosi, al rappresentante dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione Gianfranco Schiavone e all’attrice e drammaturga Marcela Serli, il programma di “Un’altra città” è un’Opa lanciata a cittadini e associazioni, ma anche alle forze politiche che si presenteranno alle elezioni amministrative 2021. Un minimo comune denominatore – che sarà condiviso con la città attraverso gli incontri digitali nei rioni che sono cominciati ieri, e in seguito con i candidati e le forze politiche – per certificare il proprio impegno in direzione di un radicale cambiamento delle prospettive e del futuro di Trieste.

Uno scorcio delle Rive…

… e un’osmiza sul Carso.

Presupposto del programma di “Un’altra città” è la cura del bene comune, per valorizzare la ricchezza del territorio, dal mare al Carso, dal porto alle osmize, dalla scienza alla sanità e alla cultura, come volano di sviluppo per creare una società coesa, inclusiva, sana, meno vulnerabile, attenta all’ambiente, alla salute, alle disuguaglianze sociali. Una città che si fondi sull’educazione come elemento unificante, che potenzi le scuole soprattutto nelle periferie, che promuova la cultura e lo spettacolo per il benessere di tutte le fasce d’età, dai bambini alle persone che invecchiano. Una città che, pur fondandosi sulla ricchezza del suo passato, sia capace di guardare in avanti e finalmente valorizzare il suo patrimonio architettonico. Una città che nel suo bene comune di più alto valore, il Porto Vecchio, sappia generare un esempio di intelligenza collettiva per creare valore condiviso, un luogo dove lavorare con coraggio e innovazione verso un futuro più sostenibile, meno disuguaglianza, meno povertà e più inclusione. Un luogo da cui partire per creare una nuova infrastruttura sociale, che connette l’est con l’ovest, il nord col sud, con un piano strategico di mobilità che rinforzi trasporto pubblico, crei nuove piste ciclabili, percorsi pedonali per promuovere benessere per ognuno.

Recupero in Porto Vecchio.


“Un’altra città” propone ai cittadini di tornare a parlarsi per ascoltare le proprie paure, la rabbia, i desideri, le speranze, i fallimenti, le brucianti delusioni. Ma importante sarà ascoltare Trieste a partire dalle sue periferie, dal tessuto produttivo, dal suo disagio, ma anche dalla sua allegria e dalla sua orgogliosa e struggente singolarità.
Trieste è popolata di microcosmi che, pur desiderandolo, spesso non riescono a riconoscersi. Piccole realtà autonome e coraggiose che non hanno una casa comune, che fanno fatica a riferirsi ai partiti, che sono in cerca di uno spazio materiale di confronto pubblico e umano, in una prospettiva transnazionale e transculturale, che è quella propria della città. Un’altra città cerca di infondere, per dirlo con le parole dell’autore de “La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani” Giuseppe A. Samonà, “il coraggio, la sfrontatezza libertaria di affermare che la nostra città sarà a misura di bambini, vecchi, matti, richiedenti asilo”.

Canal Grande e Borgo Teresiano.

Unaltracitta.trieste@gmail.com

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In copertina, un’immagine di piazza Unità d’Italia col palazzo municipale.

 

Trieste, una strategia per il recupero del Porto Vecchio: martedì un evento digitale

Approfondire pubblicamente gli scenari legati al Porto Vecchio di Trieste e alla sua incidenza nello sviluppo socio-economico cittadino, sviluppare da subito azioni concrete in grado di rendere immediatamente fruibile parte dello spazio pubblico dell’area: questi gli obiettivi dell’evento digitale “Porto vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, promosso su piattaforma Zoom e in diretta facebook il 27 ottobre, dalle 18, per iniziativa di “Un’altra città”.
Presentato nella mattinata di ieri alla stampa, alle istituzioni e agli stakeholders, l’evento si concretizza anche in un invito aperto ai rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste, della Regione e dell’Autorità portuale, alle categorie sociali ed economiche e alle Associazioni ambientaliste, per potersi finalmente e pubblicamente confrontare intorno a uno dei temi cruciali per il futuro di Trieste, ma anche dell’intera area dell’estremo Nord-Est d’Italia. Alla presentazione hanno preso parte gli architetti William Starc, Roberto Dambrosi e Lucia Krasovec.

Punto fermo del dibattito, martedì prossimo, sarà il Rapporto “Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, nel quale è contenuta la sintesi delle riflessioni e proposte elaborate da alcune centinaia di cittadini nei Tavoli di partecipazione promossi da “Un’altra città” in occasione dei due eventi organizzati alla Sala Giubileo e al Teatro Miela nel novembre del 2019 e nel febbraio del 2020.
Dal documento emerge con chiarezza, per voce degli esperti – architetti, economisti e urbanisti -, ma anche dei cittadini che si sono attivati e interessati alla questione, la necessità di dotarsi di una strategia più complessa rispetto a quella finora adottata dalle amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma per il recupero del Porto Vecchio. Il dato demografico è sotto gli occhi di tutti: dal 1991 al giugno 2020 sono stati persi, a Trieste, 29.250 abitanti. Un declino partito verso la fine degli anni Sessanta e progressivamente aumentato per una molteplicità di cause. La trasformazione di un’area poderosa come quella del comprensorio dell’ex Porto Vecchio può essere chiave di volta per invertire un trend che ha avuto conseguenze economiche penalizzanti: ma è chiaro, la strategia di sviluppo è ben altro del mero riutilizzo degli immobili dismessi e deve alimentarsi di prospettive e scelte politiche precise, relazionate all’interesse della collettività e delle generazioni attuali e future.

Nel Rapporto si avanza, implicitamente, una proposta di metodo diversa da quella abbozzata nella Variante numero 6 al Prgc “Accordo di programma Porto vecchio”, assieme ad alcune proposte – o, meglio, azioni concrete – che potrebbero risultare velocemente operative e favorire una immediata connessione della città all’area del Porto Vecchio: come la realizzazione di nuovi varchi, in termini di percorsi ciclopedonali e corridoi verdi anche in direzione dei rioni contermini e non solo del centro, garantendo così una forza maggiore nell’abbattimento delle barriere, fisiche e psicologiche, che portano a pensare a quell’area come esterna alla città. E la promozione immediata di nuovi usi temporanei e sperimentali nell’area, ad esempio attraverso la costruzione di un anfiteatro smontabile all’aperto che possa ospitare eventi culturali, artistici, scientifici ed aggregativi, con allestimenti flessibili e a bassissimo impatto ambientale. E ancora si ipotizza la concessione gratuita temporanea di spazi già ristrutturati al fine di insediare laboratori artigianali, centri di recupero, piccole industrie creative, servizi a supporto dell’industria culturale, e altre attività economiche innovative caratterizzate dall’ecocompatibilità.

Per partecipare all’evento digitale di martedì 27 ottobre info e dettagli sulla pagina facebook https://www.facebook.com/unaltracittatrieste
Info: unaltracitta.trieste@gmail.com

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In copertina una parte del Porto Vecchio dopo il restauro e all’interno due immagini dell’incontro di ieri.

“I Nostri Angeli”, Rai1 ricorda gli inviati morti a Mostar e Mogadiscio

L’appuntamento con la 16a edizione de “I Nostri Angeli” è questa sera, sabato, in seconda serata su Rai1 con un nuovo format condotto da Emma D’Aquino, volto noto dell’edizione serale del TG1: ci accompagnerà in un viaggio che esplora i fronti caldi del mondo, in un focus  avvincente sull’attualità del nostro tempo con le testimonianze dei vincitori 2019 del Premio Giornalistico Marco Luchetta, ormai riferimento per il giornalismo a sostegno dell’infanzia e dei suoi diritti.
Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D’Angelo e Miran Hrovatin,  ai quali è dedicato il Premio, furono i primi inviati Rai a perdere la vita mentre svolgevano il proprio lavoro. E a 25 anni dalle stragi di Mostar e Mogadiscio, Emma D’Aquino racconta “che mondo fa” in una originale e suggestiva Trieste che diventa il fil rouge del programma scritto da Laura Piazzi e Mirko Nazzaro con Matteo Caccia,  produttore esecutivo Monica Gallella  e regia di Cristiano Strambi. Ci lasceremo guidare, fra le parole e le immagini dei reportage, in una “Trieste promenade” da piazza Unità – quartier generale di Link festival del buon giornalismo dove sono stati consegnati i Premi Luchetta 2019 – al vicino Molo Audace, per proiettarci verso il Porto Vecchio e il mitico Magazzino 26, fino alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento nazista in Italia, emblema delle dolorosa follia dell’uomo contro l’uomo.

Il premieto Enrico Mentana con Emma D’Aquino e Antonio Di Bella. 

Un’occasione per conoscere meglio i vincitori del Premio Luchetta e sentirli raccontare e commentare i reportage scelti quest’anno dalla Giuria del Premio, presieduta dal direttore di Rai News 24, Antonio Di Bella. A cominciare da Diego Bianchi, il celebre ‘Zoro’ di Propagandalive – La7. Nella sezione reportage del Premio Luchetta 2019 “Zoro” ha vinto con un emozionante diario di viaggio dal Congo, testimoniando l’emergenza che colpisce in particolare i più indifesi: i bambini, allo stremo per la malnutrizione, le epidemie, gli scontri armati, i conflitti. Ci saranno anche Orla Guerin, che per Bbc News ha raccontato il tragico massacro di 42 bimbi nello Yemen, vittime di un bombardamento aereo da parte delle forze di coalizione; la corrispondente da Kabul di Le Figaro Margaux Benn, che ha documentato le storie dei bimbi soldato dell’Isis nella provincia orientale di quel Paese; il giornalista Daniele Bellocchio che ha raccontato sull’Espresso l’odissea dei cittadini del Ciad in fuga da Boko Haram; il fotoreporter Alessio Romenzi ha firmato invece lo scatto vincitore nella sezione dedicata a Miran Hrovatin: nella foto vediamo un padre in arrivo al check point di Quayyara in Iraq, con le sue bambine, mentre intorno si leva il fumo dei pozzi di petrolio incendiati dall’Isis.
Con Emma D’Aquino converseranno, nel corso de “I nostri Angeli”, anche gli altri grandi “protagonisti” del Premio Luchetta 2019: Riccardo Iacona, Premio speciale della Fondazione Luchetta che gli ha riconosciuto una visione lungimirante di solidarietà concreta per i bambini vittime della guerra; Gian Antonio Stella, Premio Crédit Agricole FriulAdria Testimoni della Storia; ed Enrico Mentana, direttore TG La7, Premio Unicef I nostri Angeli per aver ideato e avviato il progetto editoriale Open, il quotidiano digitale che vede protagoniste le nuove generazioni.

“I nostri Angeli” 2019 sarà, soprattutto, il modo per festeggiare i primi 25 anni della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin: la presidente, Daniela Luchetta, ricorderà la genesi della Fondazione, all’indomani dei tragici fatti di Mostar quando, il 28 gennaio 1994, perdevano la vita i giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, seguiti nel tragico destino dal collega Miran Hrovatin, assassinato a Mogadiscio con Ilaria Alpi nel marzo 1994.  Da allora la Fondazione Luchetta ha ospitato e aiutato a curare oltre 800 minori provenienti da 5 continenti e da 50 Paesi: dall’Europa balcanica (ex Jugoslavia, Kosovo, Russia, Georgia, Cecenia, Ucraina) all’Africa (Etiopia, Guinea Bissau, Libia), dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Mongolia all’America centro-meridionale, in particolare dal Venezuela. Preziosa la collaborazione della sede Rai del Friuli Venezia Giulia.

Le riprese al Porto Vecchio.

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In copertina, Emma D’Aquino con Gian Antonio Stella sulle Rive di Trieste.