Coronavirus in Fvg: ecco il punto con Riccardi

A che punto è la diffusione del Coronavirus in Friuli Venezia Giulia? A oggi sono 306 i tamponi effettuati nei territori delle ex quattro Province, 48 dei quali tuttora in corso, 193 le persone attualmente in contumacia domiciliare di cui 23 a Pordenone, 33 a Trieste, 48 a Gorizia e 92 a Udine. I casi risultati positivi sono 13 ai quali si aggiunge un ulteriore caso dubbio per il quale sono in corso ulteriori approfondimenti. Dodici le persone poste in quarantena domiciliare, un solo soggetto è stato ricoverato, ma le sue condizioni, al momento, non destano preoccupazione.

Sono i termini che contraddistinguono – come riferisce una nota Arc – l’aggiornamento fornito in Consiglio regionale dal vicegovernatore del Fvg con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, il quale ha informato l’Aula sulla situazione legata alla diffusione del virus e sulle azioni avviate dall’Amministrazione regionale per prevenire e contenere il contagio.
“La Regione – ha spiegato Riccardi – ha avviato un percorso finalizzato alla prevenzione e al contenimento del contagio alcuni giorni prima della diffusione epidemiologica registrata in Lombardia e Veneto, con una prima riunione svolta a Roma il 25 gennaio scorso tra i dipartimenti di prevenzione. Il 27 gennaio scorso segna l’attivazione del 112 quale numero di riferimento per la comunità regionale, presidio subito rafforzato dalla presenza di infermieri professionali che dalle 8 alle 20 hanno filtrato telefonate con un pre-triage capace di prendere in carico la persona e indirizzarla ai medici di medicina generale e, se necessario, agli infettivologi. Sono state, quindi, adottate le procedure di controllo presso l’aeroporto (13.500 i passeggeri monitorati per un totale di 212 giornate di lavoro) e i porti regionali, e avviata un’opera di informazione capillare sul territorio destinata alla cittadinanza con distribuzione di materiale e attivazione del numero verde, agli ordini dei medici di medicina generale, ai pediatri e presso le farmacie. A tutti gli operatori è fornito il kit con i dispositivi di protezione individuale”.

L’assessore alla Salute ha inoltre riferito – informa ancora Arc – che è stato ulteriormente potenziato il 112 che è passato dalle ordinarie 1.500 chiamate al giorno alle oltre 3.300 di domenica 24 febbraio (il numero verde nello stesso giorno ha ricevuto oltre mille chiamate). Personale infermieristico è stato dedicato alle risposte legate all’emergenza coronavirus, consentendo così di non rallentare le chiamate di tipo ordinario senza criticità. Le strutture sanitarie sono pronte ad aumentare, se necessario, il numero di posti letto dedicati alla terapia intensiva che, in tre distinte fasi, da 88, di cui 7 in isolamento, possono estendersi fino a 101 di cui 44 in isolamento. Encomiabile per la Regione il lavoro svolto dagli operatori del Servizio sanitario, della Protezione civile, dei volontari e delle forze dell’ordine, che si sono adoperati senza limiti in un sistema organizzato che, muovendosi sempre in contatto con il comitato operativo nazionale, è risultato capace di fornire risposte alla comunità sia per quanto riguarda le attività ordinarie sia per le richieste legate alla situazione straordinaria venutasi a creare nelle ultime settimane.

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In copertina, l’assessore Riccardi con il direttore generale della Salute Gianna Zamaro. (Foto Arc)

Appello dei presidenti Opi su Sores Fvg: “Serve sicurezza”

Sulla situazione alla Sores Friuli Venezia Giulia abbiamo ricevuto una nota dei presidenti Opi – Ordine professioni infermieristiche delle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine che volentieri pubblichiamo:

Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine esprimono profonda preoccupazione per i recenti avvenimenti che hanno portato alle dimissioni del Direttore della SORES e per la profonda crisi che si è consolidata all’interno di uno dei centri nevralgici nel sistema dell’emergenza urgenza del Friuli Venezia Giulia. In particolare il Presidente OPI di Trieste dr. Flavio Paoletti, pur consapevole della difficoltà di trovare personale già inserito nel sistema emergenza/urgenza, afferma che «aver proposto di acquisire risorse umane attraverso un’agenzia interinale che nel suo annuncio ricerca “infermieri professionali con funzioni di back office e lo smistamento di ambulanze tramite centralino” concorre ad alimentare incertezza e una possibile riduzione della qualità del servizio».
La Presidente OPI di Gorizia dr.ssa Gloria Giuricin, condivide l’importanza della Centrale unica regionale, ma chiede un intervento organico, strutturato e che tenga nel tempo. Non si dovrebbe togliere personale dalle strutture aziendali per rinforzarne altre. Così si spostano i problemi senza risolverli.
Sono estremamente preoccupato, ribadisce il Presidente di Pordenone dr. Luciano Clarizia, per questa condizione e come OPI intraprenderemo ogni interlocuzione al fine di riportare il tutto all’interno di un alveo di maggior tranquillità.Secondo il Presidente di Udine dr. Stefano Giglio, le preoccupazioni ci portano a pensare che oltre gli importanti problemi che gravitano nella gestione delle risorse umane, anche il cittadino ne potrebbe risentire. La sicurezza operativa che il professionista infermiere, obbligatoriamente formato ed esperto, comporta nella gestione di importanti eventi, determina l’apporto qualitativamente necessario a far sì che si raggiungano ottimi risultati nella soluzione degli interventi in emergenza/urgenza.
I Presidenti degli OPI del Friuli Venezia Giulia si oppongono fortemente a quanti ritengono che il sistema emergenza- urgenza non si riduca ad una banale attività di centralino di smistamento ambulanze. Se poi le competenze infermieristiche e la professionalità le lasciamo giudicare ad un’agenzia interinale. «Ci impegneremo affinché ci si renda definitivamente conto che l’infermiere esperto non può essere sostituito da qualsiasi professionista, anche inesperto, soprattutto in quelle realtà ove la qualità, le competenze maturate con appositi percorsi formativi, sono determinanti nella risoluzione dei problemi di salute in regime di emergenza urgenza. Auspichiamo la pronta presa di posizione da parte delle amministrazioni regionali ed aziendali affinché si possa riportare l’attività operativa della SORES entro margini di assoluta certezza e piena sicurezza delle operatività».

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In copertina, un’ambulanza impiegata negli interventi di emergenza e urgenza. 

Allarme artigianato in Fvg: il settore tornato a 50 anni fa

Allarme artigianato in Friuli Venezia Giulia. Le lancette dell’importante settore economico-produttivo sono infatti tornate indietro di quasi 50 anni. E’ dal 1971 che in regione non si rilevava uno stock d’imprese così basso: meno di 28 mila unità. La discesa, iniziata nel 2006, sembra non volersi arrestare. Dopo aver infranto la quota psicologica delle 30mila unità nel 2012, la caduta è proseguita nel 2014 trascinando il numero d’imprese sotto quota 29mila e ancora nel 2019, quando a gennaio le aziende artigiane sono scese sotto le 28mila unità.  A settembre di quest’anno erano 27.845, poco meno della metà in forze nell’ex provincia di Udine (13.773), il resto tra quelle di Pordenone (7.276), Trieste (4.395) e Gorizia (2.401).
A dirlo è l’ultima elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine realizzata sulla base dei dati Unioncamere-Infocamere che fotografa l’andamento delle “botteghe” sul lungo periodo. La variazione a livello tendenziale (differenza di stock rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente) resta negativa e lo è ininterrottamente dal primo trimestre del 2007. Ciò significa che, al di là delle oscillazioni congiunturali e stagionali, che in trimestri recenti hanno mostrato qualche segnale di ripresa, l’andamento del numero di imprese artigiane in regione è negativo da ben 12 anni.

Graziano Tilatti

Il calo si deve alle cancellazioni, in crescita del 9,5% rispetto allo scorso anno, di gran lunga maggiori rispetto alle iscrizioni di nuove imprese che sono a loro volta aumentate dell’1,7%, non abbastanza però da sterilizzare il dato negativo. Nei primi nove mesi dell’anno sono state 1.474 le nuove iscrizioni contro 1.672 cancellazioni di sedi d’impresa per un saldo di -198 unità, il peggior dato dal 2015.
Rispetto all’ultimo biennio è in ripresa la dinamica complessiva nei flussi in ingresso e uscita delle imprese. La speranza è che, nei prossimi mesi, diminuisca il numero di cancellazioni e prosegua il trend positivo delle iscrizioni di nuove aziende.
Perché l’auspicio non resti tale servono politiche nazionali e regionali che rilancino l’iniziativa imprenditoriale – commenta il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti -. Tra i giovani ma non solo. A questo proposito la riduzione del cuneo fiscale annunciata dal governo per la prossima manovra finanziaria è un primo passo, utile ma insufficiente a garantire un effetto leva sulla massa delle imprese artigiane che per due terzi non hanno lavoratori dipendenti. Fare impresa – continua Tilatti – deve essere più facile e conveniente rispetto a oggi. Solo così possiamo pensare di tagliare davvero le radici del sommerso che sottraggono gettito fiscale e contributivo al bilancio pubblico. Servono norme, ma serve soprattutto un diverso clima, di vicinanza alle aziende che oggi invece sono trattate alla stregua di nemici da abbattere. Qualcuno ricorda, in questi anni di crisi, i sacrifici fatti dalla piccola impresa e dall’artigianato per salvaguardare i posti di lavoro? O ancora, ricorda quanti, soffocati dalle banche e dai mancati pagamenti, non potendo onorare i propri impegni hanno scelto di togliersi la vita? Vogliamo dar inizio a una nuova stagione come quella? Noi artigiani no – dice con durezza Tilatti -. Abbiamo fatto la nostra parte e continueremo a farla, sperando di avere al fianco non un nemico ma un alleato”.

Passando dal governo nazionale a quello regionale, Tilatti ringrazia “l’amministrazione presente e quelle passate per quanto fatto” e sprona l’esecutivo Fvg “a fare ancora di più”. “Oltre a confermare e potenziare gli incentivi in essere – conclude – servono interventi infrastrutturali, non solo sulle piattaforme materiali, ma anche e soprattutto su quelle immateriali: per fare impresa oggi l’accesso a reti performanti è vitale, anche e soprattutto per le piccole attività”.

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In copertina, un artigiano del legno  all’opera a Sutrio, in Carnia.

Federsolidarietà Fvg e servizio civile: 66 posti disponibili

Sessantasei posti disponibili in 34 diverse cooperative sociali del Friuli Venezia Giulia. Mancano pochi giorni e il Servizio civile 2019-2020 sta per partire. «Il Servizio civile universale è stato istituito nel 2017, seguendo l’esempio di molti Paesi europei dove era già attivo da tempo. Si tratta di un’esperienza che molti giovani hanno già avuto e che sta portando l’energia e le motivazioni di una nuova generazione in molte realtà del sociale, anche in Friuli Venezia Giulia», spiega Luca Fontana, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative Fvg, con 168 cooperative sociali aderenti su tutto il territorio regionale. Cooperative sociali che mettono a disposizione, nel dettaglio: 8 posti disponibili a Trieste; 13 in provincia di Gorizia (4 a Gorizia, 4 a Ronchi dei Legionari, 2 a Monfalcone e 3 a Mossa); 17 in provincia di Pordenone, distribuiti sull’intero territorio del Friuli Occidentale e, infine, ben 28 in provincia di Udine (4 a Udine, 4 a San Giorgio di Nogaro, 6 a San Vito al Torre, e poi Aiello, Fiumicello, Codroipo, Latisana, Palazzolo dello Stella).

I candidati devono avere tra i 18 e i 28 anni. Il Servizio civile ha una durata di 12 mesi e il compenso mensile riconosciuto ai giovani volonterosi è di 439.50 euro netti mensili, per un impegno minimo di 25 ore settimanali. «Il Servizio Civile ha una forte valenza educativa e formativa, dà un’occasione di crescita personale, un’opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, fornendo uno strumento per aiutare le fasce più deboli delle nostre comunità contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Per tanti giovani, inoltre, è stata l’occasione per conoscere un ambito che, poi, a volte, si è tramutato – successivamente a un adeguato percorso di studio – in una autentica professione», aggiunge Fontana.

La scadenza ultima per candidarsi sono le ore 14.00 del prossimo 10 ottobre. Quest’anno la candidatura – avvertono gli sportelli del Servizio civile – potrà essere fatta esclusivamente on-line grazie a Spid, “Sistema Pubblico d’Identità Digitale”, la piattaforma che assicurerà maggiore trasparenza delle procedure. Per richiedere lo Spid con un livello di sicurezza 2, i candidati devono entrare nel sito AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid dove trovano tutte le informazioni necessarie. Le informazioni sui progetti di Servizio civile disponibili, invece, possono essere rintracciate su www.infoserviziocivile.it e su www.serviziocivile.coop, il portale di Confcooperative entro il quale si può navigare alla ricerca delle candidature ancora aperte.

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In copertina, Luca Fontana, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative Fvg.

Volpe sotto i gelsi: che successo per il campus estivo!

Successo per il centro estivo in fattoria, la novità educativa proposta dalla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia per l’estate 2019. Piaciuta la formula del campus estivo a contatto con natura e animali: infatti sono stati ben 136 gli iscritti suddivisi in gruppi di 25 bambini a settimana nell’arco delle 8 settimane di campus estivo tenutosi a La Volpe sotto i Gelsi, la fattoria didattica e sociale di San Vito al Tagliamento. Un boom di richieste superiore agli effettivi posti diponibili che ha coinvolto molte famiglie residenti, non solo a San Vito o nei Comuni limitrofi di Casarsa e Valvasone, ma anche in città più distanti, come Pordenone.
Tutti i minori frequentanti il centro estivo hanno vissuto l’esperienza della fattoria guidati da due educatori coadiuvati da cinque volontari e una tirocinante dell’Università di Udine. Le attività si sono svolte negli spazi dell’antico casale recentemente restaurato in via Copece in località Comunali, dove ha sede anche il vivaio aperto al pubblico.
Tra le attività proposte: preparazione e cura quotidiana di un piccolo orto, accudimento degli animali della fattoria (galline, conigli, anatre, gatti, insetti stecco), esplorazione del territorio circostante alla conoscenza delle erbe, costruzione di casette per uccellini e insetti, sperimentazione dei giochi di un tempo, cucina. In più, una volta alla settimana hanno avuto la possibilità di prendersi cura di due asinelli, dando loro da mangiare, spazzolandoli, conducendoli e facendosi portare a passeggio, quest’ultima attività in collaborazione con La Torre dell’asino di Torrate.

“Molti sono stati i laboratori fatti – ha spiegato Daiana Turla, educatrice responsabile del centro estivo a La Volpe sotto i Gelsi -, dalla creazione di saponette, creme e unguenti con le piante officinali, all’estrazione dei colori dalle piante per poi tingere la lana, creazioni manuali e decorative con elementi della natura, laboratori di cucina per fare torte, marmellate, biscotti, ghiaccioli, pane. Il fatto che la struttura del casale e gli spazi ci abbiano imposto di poter ospitare un massimo di 25 bambini a settimana – ha spiegato Turla – ci ha dato però la possibilità di fare attività e giochi calibrati su ogni bambino, è stato infatti possibile adeguare ed adattare le attività ai ritmi e alle diverse età dei minori. Un ringraziamento – ha aggiunto – va anche al Consorzio per la Zona di sviluppo industriale del Ponte Rosso che ha sostenuto il progetto promuovendolo tra le aziende associate”.
Si è trattato di un’esperienza nuova che ha l’obiettivo di far riscoprire ai bambini il contatto con la natura e il rispetto per l’ambiente. Grazie all’orto da preparare, i minori hanno potuto osservare il ciclo della vita, scoprire da dove viene il cibo, così da diventare adulti più consapevoli e rispettosi dell’ambiente, nell’ottica anche di una sana educazione alimentare.
Una sensibilità ambientale che non è nuova a la fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi, la quale da circa un anno sta attuando una vera e propria conversione al biologico. Al vivaio, infatti si possono acquistare diverse qualità di piante da orto 100% biologiche, ma anche fiori e piante ornamentali coltivate sempre in maniera bio e naturale. L’obiettivo che la cooperativa si è prefissa è anche quello di ridurre sempre di più l’utilizzo di plastica per i vasi, ecco perché molte delle piante biologiche saranno vendute all’interno di innovativi vasi di cocco biodegradabili e prodotti in maniera etica in Sri Lanka.

Da alcuni mesi è attivo poi un altro innovativo servizio: è possibile prenotare e acquistare online cassette di frutta e verdura biologiche (alcune dedicate anche ai vegani), che potranno essere ritirate non solo a San Vito alla Volpe sotto i Gelsi ma anche in altri punti, come a Casarsa al laboratorio del Piccolo Principe o al Centro socio occupazionale. Partito in via sperimentale ad aprile, il servizio sta avendo molto successo: sono già oltre 140 le famiglie che hanno aderito all’iniziativa e alcune richieste di cassette arrivano addirittura dal Veneto e dalla provincia di Udine.

La fattoria didattica e sociale, gestita dal Piccolo Principe, è un progetto che vede la forte collaborazione e il sostegno di Azienda per l’Assistenza Sanitaria 5 “Friuli Occidentale”, Comune di San Vito al Tagliamento, Servizio Sociale dei Comuni “Tagliamento” e delle cooperative sociali Futura e Il Granello con l’obiettivo di attuare percorsi di integrazione lavorativa e sociale per disabili e persone con fragilità psichiatrica. Per informazioni: lavolpe@ilpiccoloprincipe.pn.it

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In copertina e all’interno tre immagini del campus estivo a San Vito.

Le Pro Loco Fvg cercano 60 giovani per il Servizio civile

Le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia cercano 60 giovani per un anno di Servizio civile universale da dedicare ai progetti “Conoscenza, esperienza, crescita: intrecci di artigianato ed arte del Friuli Venezia Giulia” e “Cultura esperienziale: viaggio tra ambiti storici, artistici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia” (rientranti nel Settore Patrimonio storico artistico e cultura – Area Valorizzazione storie e culture locali).
I progetti si svolgeranno in 31 sedi tra singole Pro Loco e Consorzi degli ambiti delle ex province di Udine, Trieste, Pordenone e Gorizia nonché a Villa Manin di Passariano sede del Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia.
Per iscriversi i candidati dovranno avere tra i 18 e i 28 anni di età, il diploma quinquennale e non aver già svolto il servizio civile e non vantare rapporti di lavoro con il sodalizio per il quale opereranno. Iscrizioni entro le 14.00 di Giovedì 10 ottobre in sola modalità online (https://domandaonline.serviziocivile.it) utilizzando il proprio codice Spid (per sapere come ottenerlo basta cliccare www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid). Tutte le info sul bando sono disponibili sul sito web www.prolocoregionefvg.it o contattando  l’e-mail serviziocivile@prolocoregionefvg.it. Ai selezionati sarà richiesto un impegno di 25 ore settimanali (su 6 giorni) per un anno, con assegno mensile di 439,50 euro. L’avvio dei progetti è previsto entro l’aprile del 2020.

“Un’esperienza ricca – ha spiegato Valter Pezzarini, presidente del Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia – quella che proponiamo ai giovani: infatti, oltre all’impegno sociale che potranno dedicare alle comunità in cui opereranno, offriremo loro un percorso formativo che potrà essere utile pure per la loro futura vita professionale. Infatti negli anni passati i nostri progetti di servizio civile, a partire dal 2003, hanno coinvolto oltre 450 giovani sul territorio regionale e diversi di loro sono rimasti poi attivi come volontari nelle loro Pro Loco ma alcuni hanno trovato lavoro in ambito turistico grazie anche a quanto imparato nell’anno trascorso insieme a noi. In queste settimane stanno concludendo il loro percorso i partecipanti al progetto “Il Patrimonio culturale materiale e immateriale del Friuli Venezia Giulia in immagini, suoni e parole online&offline”: un bel gruppo (nella foto qui sotto e in copertina, ndr) che ha dato molto alle realtà in cui ha operato”.

Ecco le sedi e i numeri di posti del nuovo bando: Aquileia (2 posti), Aviano (2), Buttrio – Pro Loco Buri (1), Camino Al Tagliamento – Pro Loco Il Var (1), Casarsa della Delizia (4), Cordovado (2), Codroipo – Comitato Regionale del FVG Unpli (3), Cormòns – Pro Loco Castrum Carmonis (2), Fogliano Redipuglia (3), Fontanafredda (1), Gemona del Friuli – Pro Loco Glemona (1), Latisana (2), Manzano (2), Moggio Udinese – Pro Loco Moggese (2), Monfalcone (1), Mortegliano – Pro Loco Comunità di Mortegliano Lavariano e Chiasiellis (2), Mortegliano – Consorzio Pro Loco Sericus (1), Pasian di Prato (2), Pordenone (2), Pozzuolo Del Friuli (2), Sacile (4), San Daniele del Friuli (3), San Pietro al Natisone – Pro Loco Nediške Doline – Valli Del Natisone (2), Sesto al Reghena (2), Spilimbergo (2), Sutrio (1), Tramonti di Sopra (2), Trieste (3), Val Resia (1), Toppo Consorzio Arcometa (1), Consorzio Friuli Collinare (1).

 

 

 

Caneva, alla scoperta del “Taliàn” tra veneto, friulano e portoghese

Alla scoperta del “Taliàn”, lingua riconosciuta nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul e che è nata dalla esigenza di comunicare degli immigrati italiani di fine Ottocento. Una lingua che unisce dialetti veneti e parole friulane con il portoghese, parlata da mezzo milione di persone e che domani sarà al centro del convegno “Le lingue degli emigranti. Le radici del Taliàn” a Caneva, vicino Pordenone, all’interno del programma del 42° Incontro dei corregionali all’Estero dell’Efasce, l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti.
La scelta di Caneva è stata effettuata perché in questi ultimi anni il Comune ha lavorato a stretto contatto con la municipalità di Fagundes Varela, situtata proprio nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul, dove ancora oggi vive una folta comunità di origini friulane, discendente delle famiglie contadine arrivate proprio da Caneva tra 1888 e 1893. Un lavoro che ha portato alla firma di un Patto di fraternità sottoscritto nell’aprile del 2015 e che verrà rinforzato proprio in occasione dell’Incontro. Non solo: a Fagundes Varela la Legge Municipale numero 1.922/16 ha istituito il Taliàn come lingua co-ufficiale, in seguito all’impegno di Argel Rigo, coordinatore dell’Efasce in Brasile e che della cittadina è stato assessore.

L’auditorium comunale.

Appuntamento all’auditorium comunale di Caneva in via Trieste dalle 9. Ad aprire la mattinata i saluti di Andrea Gava, sindaco di Caneva, di Aniceto Cesarin, presidente dell’Efasce e del vescovo di Concordia Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini. Al convegno sul Taliàn, moderato dal giornalista del Messaggero Veneto Enri Lisetto, interverranno la professoressa Carla Marcato (Università di Udine), la dottoressa Vanessa Lovisa (Segretariato di Toronto) e il citato Argel Rigo.
A mezzogiorno presentazione del Libro “L’emigrazione nel Friuli occidentale:  Cavasso Nuovo” di Javier P. Grossutti e testimonianze dei partecipanti ai progetti Stage per giovani discendenti di corregionali e Ri-Scoprire il Friuli sostenuti dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Conclusioni a cura del vicepresidente dell’Efasce Gino Gregoris.
Alle 12.15 consegna del Premio “Odorico da Pordenone” allo stesso Argel Rigo. Nella medesima cerimonia il Comune di Caneva consegnerà anche le sue Benemerenze a corregionali figli di genitori canevesi: Laura Sandra Poletto (Buenos Aires, Argentina) e Sergio Rigo (Veranopolis, Brasile). Inoltre, sarà consegnato un riconoscimento a Narciso De Lorenzi Canever, classe 1946 la cui famiglia è originaria di Erto e Casso, per i 30 anni di prezioso lavoro al servizio dei corregionali in Brasile con l’Efasce.

Sarà un’ottima occasione per conoscere da vicino questa lingua d’emigrazione (ci sono anche influssi trentini e lombardi), perfettamente comprensibile per noi gente del Nordest. Ecco un esempio: “Gò onor dei valori de la vita che me gà insegnà me pupà, me mama, me noni e tanti altri. Con lori gò imparà a ver fede, a laorar, a rispetar la vita e a contentarme con quel che gò, magari sensa èsser còmodo e no far gnente par ndar avanti. Con lori gò imparà a parlar talian e incoi me dao conta de quanto ze importante parlar italian. La ze nantra léngoa, par quel che semo richi culturalmente”, professor Leonir Razador (Monte Belo do Sul).

Una bella veduta del paese.

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In copertina, Caneva si appresta ad ospitare il convegno dell’Efasce.

A Pordenone “Gioco delle Maschere” alle ultime battute

Dopo aver lavorato quest’anno con oltre 4 mila bambini e ragazzi, in una trentina di scuole, e aver ospitato in sede una sessantina di allievi tra i sei e i quattordici anni per i vari corsi di avviamento al teatro e alla recitazione loro dedicati, la Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone sta per concludere, riservato ad una decina di questi ragazzi, un master di specializzazione, intitolato Il Gioco delle Maschere, che ha avuto una durata di tre settimane, essendo cominciato il 17 giugno, e che terminerà dopodomani 5 luglio. Un progetto che affronta nel modo più concreto l’importante relazione tra arte e artigianato che la Scuola stessa promuove come vettore primario per l’educazione comportamentale dei giovanissimi, nel teatro, nella performance di ogni genere, e soprattutto nella vita. Il corso è condotto da Giulia Colussi e Claudia Zamboni, due delle attrici e maestre di teatro (come le chiamano i ragazzi) più esperte della Scuola Sperimentale dell’Attore.
La grande novità è che è stato deciso che, pur non essendo completato l’impegnativo restauro, di ospitare  il Master for Kids nella nuova sede della Scuola di via Selvatico 26 (dove sorgeva un asilo), con efficienti servizi, compreso il giardino per pause e merende, e dove i ragazzi lavorano nel laboratorio tecnico e nella nuova sala per prove aperte ed incontri. La nuova sede ha anche un’entrata su vicolo Selvatico, di fronte all’ingresso del parcheggio Oberdan, che gli organizzatori consigliano di utilizzare, informando che i relativi ticket saranno rimborsati, agli iscritti e ai visitatori.
Il mini-master per tre settimane, dal lunedì al venerdì, ha occupato i partecipanti ogni mattina con un programma affascinante e giocoso, che parte dalla costruzione di maschere in cartapesta, quelle della Commedia dell’Arte italiana storica, per poi scoprire come si indossano e si portano, imparare come tutto il corpo collabora alla definizione del personaggio, e divertirsi ad inventare come infine questi personaggi giocano insieme nello spazio.
“Essere artigiani della propria espressività – spiegano gli organizzatori  della Scuola Sperimentale dell’Attore -, questa è l’idea. Perché poi certamente, con la giusta pratica e il giusto allenamento, l’artigianato diventa una nuova naturalezza, consapevole e matura. Ci si sente liberi, con la maschera, ma anche orgogliosi della disciplina fisica e coreografica che è necessaria, ci si sente danzatori e musicisti del corpo e del comportamento, si è felici di far ridere! Proprio una bella vacanza!”. Info: 3409330447.

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In copertina, la sede della Scuola Sperimentale dell’Attore.

 

 

 

 

 

Alle ultime battute il Premio dedicato al sorriso di Simona

Ultime battute a Pordenone per il Premio “Simona Cigana”, al quale partecipano giornalisti di tutta Italia direttamente o su segnalazione di lettori, telespettatori e social. Il Circolo della Stampa di Pordenone, nella sua veste di promotore e organizzatore dell’evento, sta vivendo in questi giorni la fase frenetica della chiusura della 10ª edizione del concorso multimediale e multilingue dedicato alla giovane giornalista avianese morta il 19 luglio 2007 e imperniato su argomenti relativi alla regione Friuli Venezia Giulia.
Le adesioni giungono assieme all’esortazione ad aprire la partecipazione ad argomenti di interesse più ampio, al di fuori dei limiti di una piccola regione come la nostra. Ma, in tutti questi anni, il Circolo della Stampa della Destra Tagliamento ha realizzato e difeso la formula unica di questo concorso che ricorda come il Friuli Venezia Giulia sia al centro di fatti, protagonisti, proposte e prospettive di valore nazionale e internazionale, oltre che locale.

CINQUE CATEGORIE – I servizi che vengono ammessi al concorso esprimono legami diretti e indiretti con la nostra regione e forniscono un taglio della realtà richiesta che rientra nelle cinque “Categorie” in cui si suddivide il “Premio Simona Cigana” con i suoi riconoscimenti consistenti: Inchiesta, Sport, Economia/Artigianato, Turismo/Avianese, Sociale/Infortuni sul lavoro.
“Se guardiamo alla mole dei servizi giornalistici pubblicati tra il 1° luglio 2018 e il 30 giugno 2019 su testate italiane ed estere – puntualizza il presidente Pietro Angelillo – possiamo constatare che esistono tante occasioni per considerare il “Cigana” come momento di esaltazione di una professione e di un lavoro indispensabili per la libera circolazione di idee e per la valorizzazione di un territorio ricco di valori, di tradizioni e di prospettive”.
Dunque, l’annuale appuntamento vuol essere, come nelle precedenti edizioni, festa e speranza per il giornalismo, per i suoi protagonisti e per i destinatari del loro messaggio professionale. L’annuale kermesse, che è anche festa per il suo decimo anniversario, si chiuderà il 10 luglio prossimo, termine ultimo per presentare i servizi giornalistici pubblicati dai giornalisti italiani sulle testate nazionali ed estere tra il 1° luglio 2018 e il 30 giugno 2019.

ANCHE UN LIBRO Si tratta anche di un’occasione importante per ricordare la giovane giornalista avianese Simona Cigana, cui è intitolato il Premio, come dimostrano le iniziative del Circolo della Stampa di Pordenone, in atto dal 1° gennaio scorso. Dall’inizio dell’anno, infatti, sono in atto incontri aperti al pubblico su vari argomenti relativi all’informazione, partendo dal concetto dell’apporto dei giornalisti alla formazione dell’opinione pubblica, funzione compromessa ed erosa dall’arrembaggio dei follower.
Tra le attività celebrative figurano il festival dello scorso maggio, “Futuro contemporaneo”, durante il quale si sono avvicendati dieci protagonisti della cultura, della scienza, della tecnologia, dell’economia e del giornalismo per esaminare in positivo e in negativo le enormi trasformazioni future che sono già realtà.
Nel programma figura anche la pubblicazione di un libro che conterrà il ricordo di colleghi e amici di Simona e una raccolta di scritti della giovane giornalista mancata prematuramente, per un improvviso malore letale. Il volume avrà anche una selezione dei migliori servizi giornalistici pubblicati in questi primi dieci anni del Concorso.

SOSTEGNO AL CONCORSO – Determinante, come sempre, il sostegno degli sponsor (pubblici e privati) che fa di questo ormai storico evento una delle iniziative più caratterizzanti del Friuli Venezia Giulia e del mondo dell’informazione. Si tratta della Bcc Pordenonese, della Federazione delle Bcc del Friuli Venezia Giulia, della Famiglia Cigana, dei Comuni di Aviano e di Pordenone, della Confartigianato Imprese di Pordenone, dell’Anmil (associazione dei mutilati e degli invalidi del lavoro), di Domovip Italia. Info e segnalazioni. www: stampa-pordenone.it, circolostampa.pordenone@gmail.com

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In copertina, una bella immagine sorridente di Simona Cigana.

La Regione ai sindaci emeriti: nessuna Provincia-fotocopia

di Gi Elle

In questi mesi abbiamo più volte parlato delle quattro Province del Friuli Venezia Giulia cancellate dalla riforma regionale del 2014, del precario funzionamento delle 18 Uti (Unioni territoriali intercomunali) che le sostituiscono e dell’intenzione della nuova amministrazione regionale di Centrodestra di rivedere quanto prima la norma. Ma l’ente di area vasta a cui attualmente pensa la Regione Fvg non sarà la fotocopia delle Province soppresse, bensì un ente, pur sempre elettivo, al quale restituire funzioni di competenza ora in carico alla stessa amministrazione regionale.
La Giunta Fedriga ha, infatti, già pronta – come informa una nota Arc – una bozza di riforma degli enti locali da discutere con tutti i portatori di interesse dopo le ormai imminenti elezioni del 26 maggio e il varo è previsto entro il 2019, rivedendo anche i criteri di trasferimento a vantaggio dei Comuni. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti,  intervenendo a Palmanova alla tavola rotonda “I futuri assetti territoriali nel Fvg” organizzata in occasione dell’assemblea generale dell’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia.

L’assemblea dei sindaci emeriti a Palmanova. (Foto Regione Fvg) 

Entrando nel merito del confronto, l’assessore ha constatato che in Friuli Venezia Giulia vi sono molte città che sarebbero pronte ad affrontare qualsiasi riforma, ma anche altre realtà che invece necessitano di maggiore attenzione e ha rilevato come in questi ultimi anni i Comuni si siano trovati di fronte a molteplici difficoltà urgenti da risolvere, in primis quella della mancanza di personale.

Quanto al disegno del nuovo ente intermedio, l’assessore ha ribadito che la sua fisionomia dovrà andare bene a tutti, dando gli strumenti ai sindaci per amministrare come meglio credono il loro Comune, senza obblighi, funzioni o modalità che in qualche zona possono andar bene ma che in altre non sono adeguate. Come si diceva, l’ente di area vasta a cui pensa la Regione non sarà la fotocopia delle Province ma un ente, elettivo, al quale restituire le funzioni di competenza ora in carico all’amministrazione regionale. Alla quale sono passate appunto dopo la soppressione dei quattro enti intermedi di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Della questione, abbiamo più volte parlato anche riferendo dell’approfondita ricerca che ha proposto Raffaella Sialino nel suo recente libro “L’ultima Provincia”, dedicato all’ente di Palazzo Belgrado a Udine, peraltro anche ricco di storia risalente a molto prima dell’unità d’Italia che in Friuli, come è noto, è arrivata nel 1866.

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In copertina, Palazzo Belgrado già sede della Provincia di Udine.