Pordenone, Favaro confermato alla guida di Casa Zanussi

Il nuovo consiglio di amministrazione della Casa dello studente “Antonio Zanussi”, di Pordenone, ha confermato alla presidenza Gianfranco Favaro. Nomina riproposta all’unanimità dagli undici consiglieri con attestazioni esplicite di grande stima per le doti di intelligenza ed equilibrio personali e considerazioni per le capacità anche operative che Favaro esprime da anni nella conduzione della Casa, succedendo a due personaggi della storia pordenonese Luciano Savio e Giacomo Ros. Favaro potrà contare, oltre che sul vicepresidente Luca Moro, anche lui riconfermato all’unanimità, su altri nove consiglieri eletti a norma dello Statuto appena aggiornato dall’assemblea dei soci.
Membri riconfermati oltre a Favaro e Moro, anche don Orioldo Marson, teologo e vicario generale della diocesi Concordia-Pordenone, Maria Francesca Vassallo, presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone; Laura Zuzzi, presidente dell’Irse, Adriana Predonzan, presidente dell’Ute di Pordenone; don Luciano Padovese, presidente di Presenza e Cultura. Nuovi membri saranno: Cristian Carrara, operatore socio-culturale, già fondatore del Forum Nazionale dei Giovani e compositore musicale; Giovanni Dalla Torre, dirigente scolastico; Giorgio Ros, economo diocesano; don Federico Zanetti, docente biblista. Riconfermati i membri del consiglio dei revisori dei conti: Maura Verardo, presidente, Andrea Martini e Stefano Zigante. Un organismo ricomposto alla fine di un anno che ha concluso il 55° dall’apertura della Casa di Via Concordia 7, a Pordenone, e ha coinciso con i 100 dalla nascita di Lino Zanussi che ha sostenuto la costruzione della Casa, simbolo della preoccupazione di dedicarsi a giovani e cultura e ambito di accoglienza per ogni età e categorie di persone. “Due coincidenze importanti – ha sottolineato Favaro – in questo 2020, pur nella drammatica coincidenza con la durissima pandemia che ha smorzato alcune operatività “in presenza”, ma ha fatto scoprire aspetti che possono dare ossigeno ad una ripresa anche innovativa della Casa. Una grande stima e affettività per la Casa e ai suoi operatori, quotidianamente cercati e incoraggiati da una gran numero di persone. E poi la sperimentazione delle comunicazioni “in remoto” che con il web ha permesso di raggiungere moltissimi iscritti per vari settori delle iniziative storiche e nuove della Casa (sempre attiva anche con il Servizio Mensa) e dei vari organismi in essa operanti e ad essa collegati”.
Sono cresciuti, in questi mesi, le professionalità di vari operatori ai più diversi livelli, dovendo agire spesso con un aumento di autonomia e di lavoro di gruppo per rispondere alle accresciute esigenze di comunicazione e di competenze tecnologiche che dovranno sempre più far parte del bagaglio formativo che tutte le persone della Casa a tutti i livelli. È chiaro che questa crescita degli operatori e collaboratori (tantissimi) segnerà anche una spinta a ulteriori creatività e innovazione, contenutistiche della Casa per continuare ad essere un centro propulsore di socialità e cultura come lo è stata finora in tutta la sua storia che ha favorito e incoraggiato il nascere e crescere delle principali novità anche molto importanti nate e sviluppate nell’ultimo cinquantesimo a Pordenone. “Peraltro la Casa – ha sottolineato don Luciano Padovese, storico fondatore – resta l’unico ambiente nella città di Pordenone in cui convengono quotidianamente, e non solo in maniera sporadica, diverse centinaia di persone di tutte le età, condizioni, lingue e religioni nello stesso impegno multiculturale e intergenerazionale con cui la Casa dello Studente Antonio Zanussi era stata concepita e aveva convinto e anche appassionato i suoi primi ideatori Lino Zanussi e il vescovo di Concordia Vittorio De Zanche”.

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In copertina, Gianfranco Favaro, confermato presidente di Casa Zanussi (qui sopra).

Pordenone, il “Regalo sospeso” per aiutare a Natale famiglie in difficoltà

Dopo il caffè e il pane, arriva a Pordenone e provincia, per il Natale 2020, anche il “Regalo sospeso”: il meccanismo è lo stesso dei due illustri precedenti (offrire qualcosa a chi non può permettersela) e punta a rafforzare i legami solidali messi a dura prova dal Covid-19. L’emergenza sanitaria si è inoltre abbattuta pesantemente sul settore della cultura, spettacolo e turismo (si parla a livello locale, tra lockdown e altre restrizioni, di una perdita di fatturato nel 2020 di oltre il 70% in media, con punte singole anche superiori). Il comparto nel Friuli occidentale vede attive 22 coop associate a Confcooperative Pordenone.  Proprio quest’ultima ha, così, deciso di avviare questo progetto che ha trovato la collaborazione della Caritas Diocesana e il contributo di Fondosviluppo Fvg. Il “Regalo sospeso” sarà avviato durante questo periodo natalizio per poi durare fino a quando ci sarà la necessità. Per aderirvi basta cliccare il nuovo sito dedicato all’iniziativa www.iniziativeconfcooperativepordenone.it inserito in www.pordenone.confcooperative.it e acquistare dei “buoni cultura” del valore di 50 o 80 euro che potranno poi essere sia donati ai propri cari come anche assegnati in forma anonima a famiglie in difficoltà segnalate proprio dalla Caritas.

Luigi Piccoli

 

I buoni daranno la possibilità di usufruire subito di servizi online oppure potranno essere spesi anche più avanti, quando la situazione sanitaria permetterà nuovamente le attività in presenza. Quattro le tipologie di bonus: le esperienze turistiche nella natura (visite guidate o enogastronomiche, soggiorni in alberghi diffusi, sport e simili); le esperienze musicali (corsi per strumenti online, esibizioni canore a richiesta); esperienze teatrali (rappresentazioni online e laboratori); esperienze audio-video (foto, realizzazioni video e live streaming).

“In questo modo – spiega il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli – chi vuole con un unico gesto solidale potrà rendere più felice il Natale sia per le famiglie in difficoltà che per le imprese che hanno dovuto sospendere l’attività. Durante questi mesi segnati dal Coronavirus, siamo diventati sempre più consapevoli di come da questa emergenza ne usciremo, con forza, se sapremo far prevalere il senso compiuto di una cooperazione solidale. In primavera, durante il primo lockdown, il progetto Solidarietà cooperativa ha visto molte cooperative di vari settori collaborare tra di loro nell’offrire servizi alle persone chiuse in casa. Ora questo nuovo progetto per un comparto specifico come quello della cooperazione attiva nella cultura, turismo e spettacolo, per aiutarla a risollevarsi”.
Come detto, sono 22 le cooperative del settore cultura, turismo e sport aderenti a Confcooperative Pordenone, per un totale di 4 mila soci. Danno lavoro a 3 mila 450 persone. Il loro fatturato pre Covid-19 era di oltre 12 milioni di euro.

Famiglie in difficoltà e minori: c’è una proficua sinergia tra le cooperative Acli

Unire le forze per rispondere con ancora più energia ai bisogni del territorio, in particolare per quanto riguarda i minori e giovani di famiglie in difficoltà: dopo il periodo di collaborazione degli ultimi anni tra le due realtà, la cooperativa Laboratorio Scuola ha fatto confluire le proprie attività nella cooperativa sociale Acli di Cordenons. Una scelta che permette ai 21 dipendenti di Laboratorio Scuola di continuare la propria attività all’interno della cooperativa pordenonese e di proseguire così in un utile servizio per le comunità di Pordenone e Maniago in questo periodo in cui l’emergenza Covid-19 sta acuendo difficoltà economiche e psicologiche nelle famiglie.

“Si tratta di una fusione operativa – ha spiegato la presidente di Laboratorio Scuola, Agnese Francescato, che è anche direttrice della cooperativa Acli – che rappresenta l’evoluzione della stretta collaborazione attivata in questi ultimi anni. Insieme, continueremo a gestire le nostre due strutture di accoglienza a Pordenone e Maniago”. “D’ora in poi – ha aggiunto Gianni Coral, presidente della cooperativa Acli -, potremo sviluppare all’interno della nostra cooperativa le attività rivolte ai minori e alle famiglie con fragilità educative e relazionali”.

A Maniago è attivo il Centro Minori e Famiglie (MiFa), un servizio diurno a favore di minori e famiglie residenti nel territorio dell’Unione Territoriale Intercomunale delle Valli e delle Dolomiti Friulane, in collaborazione con i Servizi Sociali dell’Uti stessa. Attraverso una relazione supportiva le famiglie sono sostenute nel loro ruolo educativo e nella relazione genitori-figli, individuando le risorse ed implementando le capacità empatiche di accudimento del proprio figlio.
A Pordenone è attivo il gruppo appartamento CasaMia, che dà risposta ai bisogni dei minori che vivono presso famiglie in difficoltà o multiproblematiche. Bambini in situazione di disagio e difficoltà per i quali è impossibile, anche solo temporaneamente, rimanere presso la propria famiglia d’origine per decisione del Tribunale per i minorenni regionale.
Sempre a Pordenone è attivo pure il gruppo appartamento ComeTe, che può accogliere fino ad un numero di 9 minori di età compresa tra i 12 e i 17 anni, con possibilità di permanenza fino ai 21. Ospita solo adolescenti femmine: qui si opera per la cura, la crescita e l’autonomia della ragazza che dove è possibile ha modo di entrare in contatto con la famiglia d’origine attraverso le “visite protette”.

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In copertina, la sede della cooperativa Acli di Cordenons.

Europa 2020 e nuova coesione: giovedì ne parla Tommaso Piffer

Europa 2020: un anno cruciale per ritrovare nuova coesione. Questo il filo rosso al centro della serie numero 46 degli Incontri di Cultura storico-politica promossi dall’Istituto Regionale di Studi Europei con sede a Pordenone. Tappa conclusiva della riflessione sarà l’incontro in programma giovedì 26 novembre, dalle 15.30 in live streaming al link bit.ly/IRSE_EU_QualeNuovaCoesione (e nei giorni successivi sul canale YouTube Cultura Pordenone): un’analisi affidata allo storico Tommaso Piffer, docente di storia dell’Europa contemporanea all’Università di Udine, autore di saggi di riferimento come ”Totalitarian Societies and democratic transition” (2017).

Tommaso Piffer


In dialogo con il docente e saggista Roberto Reale, Piffer approfondirà il tema “Dai totalitarismi all’integrazione europea”. Sarà l’occasione per uno sguardo retrospettivo e per ripercorrere il momento della nascita di un’Europa unita, dopo le devastazioni delle guerre mondiali e le tensioni della guerra fredda. Da allora molto è cambiato, e la domanda che molti osservatori e analisti si pongono è se la sfida globale posta dalla micidiale epidemia di un minuscolo virus – un allarme sul piano sanitario così come quello economico – potrà generare una rinnovata e autentica coesione europea. Le prove dure e dolorose possono fare miracoli e il virus pandemico ha travolto, con le nostre vite, anche i consueti tempi lunghi della diplomazia europea, le granitiche certezze sui pareggi di bilancio e sulla sacralità delle politiche di austerità. Il Covid-19 ha posto la UE di fronte a un bivio, al dovere di una scelta che potrebbe ridare slancio e motivazione all’adesione al progetto europeo, malgrado i veti incrociati di questi giorni sul recovery Fund.
«D’altra parte – spiega Roberto Reale – non solo la pandemia era stata prevista dai virologi più avvertiti, ma anche i rischi per il sistema mediatico, e dunque per la convivenza civile sul pianeta, erano stati preconizzati. Allarmi di cui non si è tenuto conto per la nostra incapacità di programmare l’avvenire, immersi come siamo nella dittatura del presente. Come diceva nell’800 il grande patologo tedesco Rudoph Virchow, le epidemie sono prevalentemente un problema sociale, molto dipende dalle condizioni di vita di chi si ammala e dalle risposte delle autorità in materia di prevenzione e di controllo della salute pubblica. Considerazioni che non perdono, oggi, la loro attualità».

Roberto Reale

La partecipazione alle dirette streaming è gratuita e aperta a tutti: registrazioni sul sito www.centroculturapordenone.it/IRSE (irse@centroculturapordenone.it / tel. 0434 365326). Facebook/Twitter/Instagram: IRSE-ScopriEuropa

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In copertina, il libro di Tommaso Piffer dell’Università di Udine.

 

Ecco “Reintrecci”: coop sociali e Leonardo in un Natale di solidarietà

Natale è nell’aria e mai come quest’anno, segnato dall’emergenza Coronavirus, c’è bisogno di regali che abbiano valore sociale e che aiutino il territorio in cui si vive. A dare concretezza a questo “sentimento” il progetto denominato “Reintrecci” che mette in rete il Consorzio Leonardo con le cooperative sociali Il Colore del Grano Onlus e Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia, la fattoria sociale Il Ponte di Prata, la cooperativa sociale Karpòs di Porcia e Laboratorio Scuola Onlus di Pordenone (aderenti come il Consorzio a Confcooperative Pordenone). Una rete incentrata sul fundraising per sostenersi a vicenda e aiutare chi, in questo momento di crisi, ha più bisogno: bambini e ragazzi supportati nei loro percorsi scolastici, persone con disabilità, famiglie con difficoltà economiche e sociali, lavoratori sottoposti a rischio sanitario. Ogni somma donata diventerà un aiuto concreto, passando, solo per fare un esempio, dalle mascherine per proteggersi ai digiquaderni, e-book molto utili per l’insegnamento.

“Nel 2020 le persone all’interno e all’esterno delle nostre organizzazioni cooperative – spiegano la vicepresidente del Consorzio Leonardo, Federica Barabas, assieme a Nicole Colussi, responsabile del progetto “Reintrecci” – hanno sperimentato una situazione di difficoltà diffusa che ha portato alla luce gli aspetti più fragili delle loro esistenze. Questa esperienza ha segnato profondamente le vite di ognuno. Per questo il progetto è rivolto alle persone di cui ci prendiamo cura quotidianamente e che incrociamo sia durante il nostro lavoro che nella vita di tutti i giorni. Con una donazione potremo sentirci tutti parte di un naturale percorso di comunità”
Le realtà promotrici sono impegnate in diversi ambiti sociali per i quali sono previste diverse forme di sostegno, tutte improntate sulle concretezza. Chi vorrà contribuire, potrà scegliere, per esempio, di sostenere il percorso denominato “socializzare in sicurezza” e fare una donazione finalizzata all’acquisto di dispositivi per la sicurezza (mascherine, termoscanner) e alla sanificazione (gel e prodotti disinfettanti, lavapavimenti, macchine per la sanificazione). Un’altra forma di sostegno è dedicata agli strumenti tecnologici. “Le persone con disabilità e i minori delle famiglie più svantaggiate – specificano Barabas e Colussi – hanno subito pesanti conseguenze durante e dopo il lockdown soprattutto per mancanza di relazioni e difficoltà di apprendimento”. Si potrà donare denaro per l’acquisto di pc, tablet, stampanti e digiquaderni.

Un altro tipo di donazione è quello per corsi e laboratori per famiglie in difficoltà nell’utilizzo di strumenti tecnologici, nella didattica a distanza e nel disbrigo di pratiche burocratiche online, seminari informativi per le comunità sui rischi dell’utilizzo di tecnologie e accompagnamento all’utilizzo delle tecnologie alle persone con disabilità, incontri di alfabetizzazione informatica per genitori con svantaggio e corsi su igiene personale e uso dispositivi di protezione e sanificazione.  È possibile fare una donazione online tramite carta di credito o paypal sul sito www.reintrecci.it nella sezione “dona ora” oppure attraverso bonifico bancario all’iban IT85I0835612500000000066424 – Banca BCC Pordenonese Monsile, causale Donazione per Reintrecci Leonardo Consorzio di Cooperative Sociali onlus. “Ricordiamo che si possono ottenere benefici fiscali per le donazioni – hanno concluso le due responsabili – quindi donare fa bene non solo agli altri, ma anche a chi dona”.
Il progetto è stato presentato a livello nazionale come esempio di progetti capaci di andare incontro alle comunità e ai bisogni emergenti all’interno del workshop sull’impresa sociale organizzato da Iris Network Istituti di Ricerca sull’Impresa sociale che potete vedere a questo link https://www.youtube.com/watch?v=uGoiw5c_QNM. Inoltre, il Consorzio Leonardo è attualmente impegnato nella presentazione di Reintrecci anche alle pubbliche amministrazioni per aumentarne la condivisione.

Un incontro per “Reintrecci”.

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In copertina, il logo della bella iniziativa in programma a Pordenone.

In Fvg ci sono 40 Comuni senza parrucchiere e ben 63 senza estetista

Succede ai tempi di Coronavirus e di Friuli Venezia Giulia declassato a zona arancione. Dove, allontanarsi del proprio Comune di residenza per andare dal parrucchiere o dall’estetista non si può, a meno che nello stesso i due servizi siano assenti. In quel caso allora sì, lo spostamento è consentito, ma solo nei Comuni contigui. E se nemmeno in quelli c’è un parrucchiere o un’estetista? Impossibile. E invece no. L’ultima indagine dell’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine ha posizionato la lente d’ingrandimento proprio sulla collocazione delle imprese del comparto benessere, in particolare parrucchieri ed estetisti, scoprendo che i casi di Comuni privi degli uni e degli altri sono tutt’altro che una rarità e che esistono anche paesi in cui il servizio non è disponibile nemmeno sconfinando in un Comune contiguo.
Su 215 Comuni, in Friuli Venezia Giulia sono 40 quelli sprovvisti di parrucchiere: 25 a Udine, con Drenchia che non dispone del servizio nemmeno nei Comuni contigui, 4 a Gorizia, 2 a Trieste e 9 a Pordenone. La lista si fa più lunga guardando agli estetisti, assenti da ben 63 Comuni: 39 in provincia di Udine, dove Drenchia, Grimacco, Resia, Resiutta e Stregna non ne hanno a disposizione nemmeno nei Comuni contigui, 7 in provincia di Gorizia, 2 in provincia di Trieste e 15 in provincia di Pordenone con Erto e Casso che non dispongono di estetiste neanche nei Comuni limitrofi. L’elenco dei Comuni contigui si può consultare sul sito di Confartigianato Udine (https://www.confartigianatoudine.com/in-primo-piano/spostamenti-comuni-contigui).

40 COMUNI FVG SENZA PARRUCCHIERI (DRENCHIA A ZERO ANCHE NEI CONTIGUI)

Bordano
Cavazzo Carnico
Chiopris-Viscone
Chiusaforte
Dogna
Drenchia
Forni Avoltri
Grimacco
Lauco
Lusevera
Malborghetto Valbruna
Montenars
Preone
Prepotto
Raveo
Resia
Resiutta
Rigolato
Sauris
Savogna
Stregna
Sutrio
Taipana
Verzegnis
Treppo Ligosullo
Doberdò del Lago
Dolegna del Collio
Moraro
San Floriano del Collio
Monrupino
Sgonico
Andreis
Budoia
Castelnovo del Friuli
Cavasso Nuovo
Cimolais
Erto e Casso
Frisanco
Tramonti di Sopra
Tramonti di Sotto

63 COMUNI FVG SENZA ESTETISTE (6 COMUNI A ZERO ANCHE NEI CONTIGUI)
Ampezzo
Bordano
Cavazzo Carnico
Cercivento
Chiusaforte
Dogna
Drenchia
Faedis
Flaibano
Forni Avoltri
Grimacco
Lauco
Lusevera
Moggio Udinese
Montenars
Paluzza
Prato Carnico
Preone
Prepotto
Pulfero
Ragogna
Ravascletto
Raveo
Resia
Resiutta
Rigolato
San Leonardo
San Vito al Torre
Sauris
Savogna
Socchieve
Stregna
Taipana
Torviscosa
Trivignano Udinese
Venzone
Verzegnis
Zuglio
Treppo Ligosullo
Capriva del Friuli
Doberdò del Lago
Dolegna del Collio
Medea
Moraro
San Pier d’Isonzo
Savogna d’Isonzo
Monrupino
Sgonico
Andreis
Arba
Barcis
Castelnovo del Friuli
Cimolais
Claut
Clauzetto
Erto e Casso
Fanna
Frisanco
Tramonti di Sopra
Tramonti di Sotto
Vito d’Asio
Vivaro
Vajont

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In copertina e all’interno il lavoro di estetista e parrucchiere.

Superbonus, lezioni di Civibank a Ecocasa per chiarire i dubbi

Civibank ha organizzato un ciclo di incontri aperti al pubblico per approfondire tutti i dettagli legati al Superbonus 110%. L’evento, indetto con la collaborazione della controllata CiviESCo, è in corso nella cornice di Ecocasa 2020, la fiera dell’edilizia sostenibile di Pordenone. Tre gli slot degli incontri (dopo quelli di ieri, oggi appuntamento alle 10.30) e sono la risposta dell’Istituto di credito cividalese ai molti dubbi che ancora circondano il tema. L’evento di ieri pomeriggio è stato anche trasmesso in diretta streaming.
In particolare, anche oggi gli interventi si concentreranno sull’analisi degli adempimenti necessari che consentono l’accesso al Superbonus. Il supporto della Banca guidata da Michela Del Piero in questo senso parte da una corretta sensibilizzazione del pubblico: è fondamentale partire con il piede giusto, ovvero che tutti abbiano chiaro quanti e quali adempimenti sono previsti. Un aspetto da non da sottovalutare quando si tiene conto che la circolare dell’Agenzia delle Entrate sul tema specifica che gli accertamenti possono essere fatti fino a 8 anni dopo la richiesta della detrazione.

Michela Del Piero


Gli incontri, poi, approfondiscono il tema più caldo, ovvero la scelta tra l’utilizzo in proprio della detrazione, la cessione del credito d’imposta e lo sconto in fattura, analizzando i relativi meccanismi. Se il primo passo di Civibank, infatti, è sensibilizzare e offrire una prima guida per schiarirsi le idee, il secondo è offrire il giusto supporto a famiglie e imprese per massimizzare l’impatto del Superbonus. La Banca di Cividale amplia la propria offerta in tal senso ed estende l’Ecoprestito anche al finanziamento del Superbonus. Civibank, inoltre, si rende disponibile come intermediario all’acquisto del credito d’imposta rinveniente.
Di fondamentale importanza è ricordare gli obiettivi dell’agevolazione stessa: dare un impulso a un comparto economico, quello edilizio, in forte difficoltà; migliorare sicurezza e sostenibilità di abitazioni che, in Italia, spesso risalgono a prima degli anni ’90; spingere quindi verso una sempre maggiore sostenibilità degli interventi edilizi in generale.
Grazie al supporto di CiviESCo, Civibank darà supporto anche a tutti gli operatori economici e ai professionisti del territorio. La controllata, infatti, ha lunga esperienza nel settore green e possiede tutte le competenze tecniche, amministrative e normative necessarie a gestire nel modo migliore tutti i temi dell’efficienza energetica.

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In copertina, la sede centrale di Civibank a Cividale del Friuli.

Sabato in streaming da Pordenone l’incontro Efasce con gli emigranti

Neanche l’emergenza Coronavirus ferma l’Incontro dei corregionali all’Estero dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti che il 25 luglio a Pordenone vivrà la sua 43ª edizione. L’esperienza vissuta durante il lockdown, con collegamenti via web e telefono costanti con i vari Segretariati Efasce attivi in 15 Paesi, ha di fatto rappresentato lo spunto per non rinunciare all’edizione 2020: i corregionali dall’estero non potranno raggiungere la regione, ma potranno essere lo stesso protagonisti grazie alla diretta streaming in programma. In fase di definizione la scaletta dei relatori, che sarà presto ufficializzata, ma già si conosce il titolo dell’incontro: “Connessi per creare il futuro: l’apporto dei corregionali all’estero per la ripartenza del Friuli Venezia Giulia”.
L’evento è in programma, come detto, sabato prossimo, alle 18, nella sala Zuliani di Pordenone Fiere, con ingresso su invito e rispetto delle distanze e misure sanitarie anti Covid-19 per un numero contingentato di persone, mentre sarà garantita la diretta streaming multipiattaforma sul sito web www.efasce.it e sulla pagina Facebook @efascepordenonesinelmondo con collegamenti da tutta Europa, Usa, Canada, Sudamerica, Australia e altri Paesi. Il tutto con il finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Friuli e in collaborazione con il Comune di Pordenone e la Diocesi di Concordia-Pordenone.

Il presidente Gino Gregoris.

“Non volevamo perdere un anno e rimandare al 2021 – spiega il presidente dell’Efasce, Gino Gregoris -, ma anzi prendere spunto dal momento di difficoltà che vive tutto il mondo a causa della pandemia per confrontarci con i nostri corregionali e soprattutto vivere questa occasione come un nuovo inizio nei rapporti tra loro e l’Efasce. Durante il lockdown abbiamo avviato il progetto “4 chiacchiere con…” dedicato principalmente alla “nuova emigrazione”, ovvero chi è partito negli ultimi 10-15 anni. In queste conversazioni in streaming abbiamo scoperto non solo giovani e adulti di altissimo profilo professionale, ma anche molto legati al territorio d’origine di cui hanno in un certo senso “riscoperto” il valore proprio vivendo all’estero. Da qui è nata l’idea del convegno di quest’anno. Ora il progetto prosegue con i discendenti dei nostri emigranti dell’Ottocento-Novecento, nati all’estero ma profondamente legati alle loro radici. Saranno quindi tre le parole chiave su cui ci muoveremo: ripartenza, futuro e innovazione, chiedendo anche ai nostri corregionali la loro visione e le loro idee per il Friuli Venezia Giulia post Covid-19″.

Il progetto “4 chiacchiere con…” fornirà diversi spunti di riflessione per l’Incontro. Come quelli emersi dall’intervista a Eleonora Cecco, originaria di San Vito al Tagliamento (dove ha avuto come insegnante Luisa Forte, vicepresidente Efasce), che lavora a Dubai dove è responsabile marketing e comunicazione in una importante azienda, la quale ha raccontato come la resilienza per i giovani espatriati sia importante e come le moderne tecnologie aiutino a mantenere i contatti con la famiglia e la terra d’origine, nonché a lavorare durante il lockdown. Gianni Cereser, originario di Prata di Pordenone, invece in Danimarca lavora come web designer per una banca a Copenaghen: ha consigliato ai giovani, che purtroppo troveranno ancora meno opportunità di lavoro a causa della crisi economica derivante dal Coronavirus, di mettersi in gioco, a partire da tante cose che si possono imparare frequentando corsi online.

L’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti, fondato nel 1907, è il punto di riferimento per coloro che sono partiti dalle terre tra i fiumi Livenza e Tagliamento in cerca di una nuova vita, senza però dimenticare il proprio legame con la terra d’origine. Ha Segretariati attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela.

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In copertina, Eleonora Cecco; qui sopra, Gianni Cereser.

 

Coronavirus? Tsunami sull’economia del Friuli: fatturati giù dell’80%

Il Coronavirus è stato un autentico tsunami sull’economia friulana. Crollo dei fatturati per l’80% delle imprese (83% a Pordenone e 79% a Udine), crollo degli ordinativi per il 75%. Il Covid-19 ha avuto forte impatto per circa il 70% delle imprese, spingendole a modificare la struttura organizzativa (nel 45% dei casi) o le modalità di approvvigionamento, produzione e distribuzione (37%). Un’impresa su cinque ha sospeso l’attività, il 35% l’ha “solo” ridotta. Il 66% delle imprese ha utilizzato la Cassa Integrazione e gli strumenti di sostegno.
L’emergenza sanitaria sta lasciando tracce profonde e pesanti anche sull’economia dei territori di Pordenone e Udine: la sensazione era ormai palese, ma ora sono arrivati i numeri a confermarla, stando alle rilevazioni della prima indagine congiunturale del 2020 (relativa al 1° trimestre e aspettative per il 2°) commissionata dalla Camera di Commercio Pn-Ud e realizzata da Questlab Srl, con interviste completate tra il 15 maggio e il 9 giugno a 1.158 imprese con più di tre dipendenti, appartenenti alle diverse classi dimensionali e ai differenti settori merceologici di manifattura (con subfornitura), edilizia, commercio e servizi dell’ospitalità.
Se già, dunque, il secondo semestre 2019 aveva mostrato evidenti segnali di stagnazione dell’economia, da metà febbraio il diffondersi dell’epidemia e, da marzo, i rigorosi provvedimenti di contenimento, hanno inciso con ulteriore impatto, alterando le scelte e le possibilità di produzione e investimento delle imprese, di consumo delle famiglie e il funzionamento del mercato del lavoro. L’indagine congiunturale ha concentrato il suo focus proprio sull’impatto del Covid sull’economia locale, andando poi a scandagliare produzione e fatturati, ordinativi, impatto sull’occupazione nel primo trimestre e previsioni per quello in corso.

Pascolo e Da Pozzo.

«Il quadro congiunturale – commenta il presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo –, analizzando il primo trimestre, conferma una situazione grave del tutto eccezionale, che inevitabilmente farà sentire i suoi effetti anche nei prossimi mesi, anche se è vero che per qualche settore già ora cominciano fortunatamente a vedersi alcuni buoni segnali e dobbiamo essere fiduciosi e positivi nel pensare alla rinascita della nostra economia. È chiaro, però, che in questi mesi il calo della produzione ha di fatto fermato l’industria non solo di Pordenone-Udine ma dell’intero NordEst e le fortissime ripercussioni dell’emergenza per tutta la filiera legata al turismo, qui in regione rappresentata da oltre 25 mila imprese e architrave vitale del nostro tessuto produttivo, ci preoccupano anche per il futuro. Siamo in una situazione eccezionale in tutti i sensi. Ci siamo trovati di fronte a mancanza di domanda e mancanza di offerta. È chiaro che è qualcosa di assolutamente straordinario e con la prossima indagine potremo probabilmente capire meglio se la congiuntura negativa si attenuerà, come speriamo, o se ci troveremo in una situazione ancora difficile. Il fatto, però, che diverse attività facciano fatica a riprendere o addirittura non abbiano riaperto è un segnale chiaro dell’incertezza pesante del momento e di una difficoltà degli imprenditori a rimettere in moto il motore della propria impresa».

Un momento dell’incontro.

Secondo i dati del Centro studi camerale che aiutano a completare il quadro, infatti, è evidente questa mancanza di sicurezza e fiducia anche dal fatto che le iscrizioni di nuove imprese non sono mai state così basse, considerando i primi semestri almeno dal 2012 al 2020. Solo 1.589 le iscrizioni, nel 1° semestre 2020 nei Registri imprese di Pordenone e Udine, mentre gli anni scorsi erano sempre attorno alle 2.200 (spesso superate di gran lunga). Il saldo tra iscrizioni e cancellazioni, pur se praticamente sempre negativo nei primi semestri dal 2012 a oggi, è quest’anno quasi doppiamente negativo: -589, a fronte di un -292 dello scorso anno.
«Non vi è dubbio – aggiunge il componente di giunta camerale Silvano Pascolo –: la situazione è pesante, i comparti strategici del Pordenonese soffrono. Pur tuttavia, dalla manifattura e dalla meccanica di precisione sono giunti segnali non negativi: penso allo stabilimento Electrolux di Porcia che produce lavatrici, dove il ritmo di produzione sta tornando alla normalità, ma anche ad alcune grandi aziende del legno-arredo che, grazie ai provvedimenti governativi, sono riuscite a mantenere stabile l’occupazione, ed anzi, ad assumere lavorando a pieno ritmo. Penso, infine, alle imprese, ce lo dice il nostro Centro Regionale della Subfornitura, che hanno già scommesso sull’estero con buon anticipo nonostante la contingenza. Ecco, mi auguro che alle azioni decise degli imprenditori corrispondano misure di contenimento della crisi altrettanto coraggiose e immediatamente attuabili».
(1 – continua)

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In copertina, il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo.

 

 

Casa Zanussi, a Pordenone domani riaprirà l’atteso servizio mensa

Finalmente dal vivo, negli ambienti del centro Casa dello Studente Zanussi di Pordenone, l’attesissima riapertura del servizio mensa: dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14. Da domani 25 maggio, con ottemperanza a tutte le norme di sicurezza, procedure di sanificazione e riorganizzazione luminosa e razionale delle postazioni grazie ai suoi ampi spazi, ben 280 metri quadrati. La mensa serve circa 80 mila pasti all’anno: a usufruirne, sono ben 22 mila studenti e 58 mila lavoratori, ma anche madri e famiglie. Nel 2019 i giorni di apertura sono stati 223 e 222 nel 2018.
Simpatici e creativi menù (per chi lo desiderasse può ricevere, come prima del lockdown per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, la lista il giorno prima, richiedendola a info@centroculturapordenone.it) in ambienti ampi, accoglienti, puliti, giardino esterno, qualità e professionalità, e a prezzi bloccati. In attesa della apertura degli altri spazi della Casa e della ripresa di attività dal vivo delle associazioni, si spera che la mensa continui a essere un riferimento per studenti, lavoratori, adulti e famiglie, ancor più in tempi che si preannunciano complicati per l’emergere di nuovi bisogni sociali.

Segreteria operativa dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14.30, telefonando allo 0434365687, per ogni informazione.

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In copertina e all’interno tre immagini di Casa Zanussi a Pordenone.