Aclif in assemblea: “La bandiera del Friuli sventoli più spesso sui nostri Municipi”

(s.b.) Oltre al 3 aprile, in numerose altre occasioni la bandiera del Friuli, con l’aquila patriarcale, dovrebbe sventolare sui nostri Municipi. E’ una delle richieste emerse dall’affollata assemblea – l’altra sera a Palazzo Belgrado, a Udine – della Comunità Linguistica Friulana, l’ente che rappresenta i Comuni friulanofoni. Una realtà in crescita, che con le ultime adesioni (Castions di Strada, Gonars, Pagnacco, Reana del Rojale, Fanna e Claut) è arrivata a ben 138 amministrazioni comunali associate in virtù della volontà di tutelare l’identità friulana delle loro comunità.

Alla presenza dell’assessore regionale Pierpaolo Roberti, del presidente del consiglio regionale Piero Mauro Zanin e del presidente dell’Arlef Eros Cisilino, che hanno tutti riconosciuto il ruolo attivo e propositivo dell’organismo, l’assemblea ha visto il suo presidente Markus Maurmair tracciare il bilancio di un’estesa attività che ha portato a sviluppare nel 2021 una serie di iniziative volte ad un uso più esteso del friulano nell’informazione e nella pubblica amministrazione. Dalla campagna “Più friulano in Rai” al progetto di un telegiornale in friulano (Gnovis) su Telefriuli, dalla partnership con molte realtà istituzionali, editoriali e associative al convegno realizzato a Villa Russiz sull’impiego del friulano e delle altre lingue minoritarie nella pubblica amministrazione, molte sono state le attività che l’assemblea ha portato avanti. La visibilità è cresciuta e in questo nuovo esercizio l’ente ha già iniziato a sviluppare le nuove azioni di promozione dell’uso e della tutela del friulano come opportunità per le nostre comunità che caratterizzeranno il suo 2022.
In tal senso, va inteso l’appello che Maurmair ha rivolto nei giorni scorsi ai sindaci per sensibilizzare i dirigenti scolastici ad avvalersi delle norme che offrono agli Istituti scolastici dei territori dei Comuni friulanofoni la possibilità di derogare dai numeri minimi di allievi iscritti per formare delle classi: «Un esempio concreto – ha detto il presidente – di come l’esercizio della tutela della “marilenghe” può salvaguardare gli organici delle scuole e talora gli stessi plessi scolastici. L’attenzione che a questa possibilità hanno riservato alcuni Comuni veneti è eloquente della necessità di affrontare un tema dirimente come quello del mantenimento della presenza di istituti scolastici nelle piccole comunità. E se la tutela della lingua aiuta a superare la rigida applicazione di tetti numerici stabiliti a tavolino in maniera che non considera la specificità dei territori, vale la pena avvalersene».

La tutela delle lingue minoritarie è essa stessa tutela dell’autonomia regionale, per questo il Friuli Venezia Giulia sta puntando progressivamente al modello Alto Adige: questo il concetto espresso dall’assessore regionale alle Autonomie locali e Lingue minoritarie nel suo saluto di apertura all’Assemblea. Ripercorrendo l’attività svolta in questi anni sono stati ricordati i principali traguardi raggiunti nella tutela del friulano a cominciare dalla revisione delle convenzioni con la Rai per la programmazione di trasmissioni in lingua sulla rete regionale, indicata come il primo passo verso il modello altoatesino.
A questa si aggiungono le modifiche alla struttura dell’assemblea della Comunità linguistica friulana e all’assetto e competenze riconosciute all’Agenzia regionale per la lingua friulana. All’Aclif la Regione Fvg riconosce un peso politico importante accanto ad attori dell’associazionismo privato che si occupano della valorizzazione del friulano. Da qui lo sprone agli amministratori locali a perseguire assieme l’obiettivo della massima tutela. L’Aclif conta oggi 138 Comuni soci, una decina in più degli ultimi anni, impegnati in un programma di attività sul territorio che hanno consolidato l’uso consapevole della lingua minoritaria. Ne sono espressione, oltre che la convenzione Rai, i diversi accordi con le realtà editoriali e i numerosi convegni ed iniziative di approfondimento e ricerca.

Le giovani generazioni saranno al centro del programma Aclif 2022 anche con un’azione di sensibilizzazione delle amministrazioni al fine di stimolare la formazione dei Consigli comunali dei Ragazzi, come forma di educazione alla partecipazione attiva dei cittadini in erba. Quest’importante esperienza, dove viene attuata, forgia persone che diventano sensibili alla cittadinanza attiva e domani saranno volontari, membri di associazioni e forse amministratori, ma in ogni caso sarà più probabile che si facciano carico della loro comunità. Nelle intenzioni dell’Aclif, come ha spiegato l’assessora di Tavagnacco Ornella Comuzzo, c’è la volontà di creare una giornata di confronto tra i Ccr sui temi dell’identità, con un approccio laboratoriale, per iniziare un percorso di condivisione anche fra le istituzioni che rappresentano i più giovani cittadini.


Altra iniziativa particolare è stata la distribuzione a tutti i sindaci delle fasce tricolori “griffate” con il simbolo dell’Aclif: un modo concreto ed evidente di mettere insieme il ruolo istituzionale all’interno dello Stato italiano con la rappresentanza di una comunità che si ritiene friulana con orgoglio. E che continuerà a sostenere la necessità della presenza del friulano nell’informazione Rai e nell’intero assetto informativo regionale, dando continuità ai partenariati già in atto e sviluppandone se possibile degli altri. In più, la collaborazione con il Cirf (Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla cultura Friulana) dell’Università di Udine, si predisporrà un corso di formazione per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Infine, la discussione ha aperto un interessante dibattito rispetto alla necessità di individuare le date per la predisposizione di un regolamento che disciplini l’esposizione della bandiera del Friuli. Oltre al 3 aprile (nascita della Patria del Friuli nel 1077) le altre principali ricorrenze legate all’identità friulana “papabili” di essere ricordate su ogni pennone dei nostri municipi sono il 27 febbraio (la “crudêl joibe grasse”), il 6 maggio (sisma del 1976), il 6 giugno (assassinio del Beato Bertrando nel 1350), il 7 giugno (fine dello Stato patriarcale nel 1420), il 12 luglio (Santi Ermacora e Fortunato, patroni della Regione) e il 9 ottobre (disastro del Vajont, 1963). Anche se – ha osservato il sindaco di Udine, Pietro Fontanini – nulla impedisce l’esposizione della bandiera friulana al pari di quella italiana, regionale, ed europea, l’Aclif lavorerà per la stesura di un regolamento da sottoporre ai Comuni per impegnare le amministrazioni a provvedere all’esposizione del vessillo in queste occasioni significative per la storia dell’identità friulana.

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In copertina e all’interno alcune immagini dell’assemblea Aclif riunita a Udine.

A Udine il punto sulla lingua friulana che oggi interessa 600 mila persone

«La terza Conferenza regionale sulla lingua friulana è una tappa importante per le lingue minoritarie. Si tratta di un appuntamento in cui l’Amministrazione regionale si mette in ascolto per fare il punto sulle azioni messe in campo in questi anni e quelle che potremo adottare nei prossimi per migliorare lo stato dell’arte». Lo ha detto, come riferisce Arc, l’assessore regionale delle Lingue minoritarie, Pierpaolo Roberti, durante la terza Conferenza regionale sulla lingua friulana, che oggi interessa circa 600 mila persone e che si è tenuta nella sede della Regione Fvg, a Udine, all’auditorium Antonio Comelli.


Ora l’obiettivo, secondo l’esponente della Giunta Fedriga, è quindi l’ascolto: «La legge di tutela del friulano impone che vi sia una Conferenza regionale organizzata dal Consiglio del Friuli Venezia Giulia con la motivazione che sia un altro soggetto diverso dall’Esecutivo ad organizzare un evento di verifica su quanto abbiamo fatto nella prima parte del mandato, un’analisi di tutte le attività e le misure adottate. La ratio della Conferenza sta quindi nella logica del controllo: da una parte, c’è l’Esecutivo che compie le azioni e, dall’altra, l’Assemblea legislativa che monitora. Oggi ascoltiamo per capire quali azioni future potranno essere effettuate per migliorare e promuovere le lingue minoritarie, per comprendere cosa va migliorato e per darci una prospettiva volta a valorizzare tutte le lingue minoritarie».
Roberti ha poi rilevato la positività di queste Conferenze ravvicinate, l’altra settimana quella dedicata al tedesco e questa quella allo sloveno: «La pandemia ha fatto slittare gli incontri, ma questo permette meglio di cogliere i tratti comuni e di vicinanza delle lingue minoritarie, quali ad esempio l’educazione, la scuola la programmazione televisiva. Ci sono poi anche esperienze positive da condividere per promuovere l’utilizzo della lingua».
Durante l’evento, si è discusso del nuovo Piano regionale di politica linguistica 2021-2025 che fra le finalità prevede di favorire il ripristino della trasmissione intergenerazionale, di migliorare la qualità della competenza della lingua e l’aumento della stessa nell’uso sociale. Il Piano che ha un approccio trasparente, secondo Roberti, mostra un’impostazione diversa rispetto al passato: «Il documento illustra delle azioni puntuali con relative risorse da spendere nel quinquennio attraverso delle linee specifiche di indirizzo. Una caratteristica importante anche per il monitoraggio. Chiunque potrà verificare se quelle cifre sono state spese e quelle azioni compiute. E’ un approccio importante su cui l’Esecutivo si mette alla prova e rimarca la convinzione dell’Amministrazione regionale nel proseguire a valorizzare tutte le lingue minoritarie del Friuli Venezia Giulia».
Il Piano, che vale circa 22 milioni di euro sul quinquennio, per l’esponente della Giunta Fedriga ha un altro aspetto rilevante. «Il documento va a cavallo di più legislature e comprende un periodo più lungo della mera scadenza elettorale del 2023. E’ un segnale preciso perché a prescindere da chi governerà, non possiamo perdere il plurilinguismo che va preservato, ci caratterizza e garantisce la specialità».
La Conferenza ha rappresentato quindi un vero e proprio stato dell’arte, organizzata dall’Agenzia regionale per la lingua friulana, e dalla Regione con il coinvolgimento di istituzioni, docenti ed esperti che si occupano a vario titolo dello sviluppo della “marilenghe”. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Udine, Pietro Fontanini, di Enrico Peterlunger, delegato dell’Università di Udine per la lingua friulana, di Eros Cisilino, presidente dell’Arlef, moderati dal consigliere regionale delegato al coordinamento della Conferenza Emanuele Zanon, si è dato il via al confronto attraverso una serie di interventi.
Fra questi, Salvatore Campo, direttore del Servizio lingue minoritarie, ha fornito alcuni spunti per una nuova strategia di sviluppo della lingua friulana, mentre Michele Gazzola, docente dell’Università dell’Ulster ha parlato del piano generale di politica linguistica per il friulano e Linda Picco, dello Sportello regionale per la “marilenghe”, ha esposto l’attuale situazione sociolinguistica rilevando come secondo una ricerca del 2014 siano 600 mila i friulanofoni: 420 mila parlano regolarmente il friulano e 180 mila in modo occasionale. Quanto alla comprensione della lingua, i dati indicano che è compresa da 9 persone su 10 in Friuli. Infine, per quanto concerne i giovani, se da un lato non esiste più l’idea della lingua carica di uno stigma sociale, una lingua considerata “dei vecchi”, dall’altro manca la carica ideologica ed emotiva presente nelle generazioni precedenti.

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In copertina, l’assessore regionale Pierpaolo Roberti; all’interno, il tavolo dei relatori alla Conferenza.

 

Tutela della lingua friulana, oggi a Udine si presenta il piano generale per 5 anni

di Mariarosa Rigotti

Attenzione focalizzata sulla “marilenghe” quest’oggi, 5 novembre, a Udine, grazie alla “Conference regionâl su la lenghe furlane”. Questo grazie alla terza Conferenza regionale di verifica e di proposta per la lingua friulana che si animerà, dalle 14.30 alle 19.30, a Udine, nel palazzo della Regione Fvg, in via Sabbadini, trovando spazio all’auditorium “Antonio Comelli”. Da sottolineare che, nell’ambito della conferenza, sarà presentato il nuovo Piano generale di politica linguistica 2021-2025, assieme alle strategie future per lo sviluppo della lingua friulana, con particolare riferimento ai settori: corpus della lingua, amministrazione pubblica, istruzione, nuove tecnologie, mass media e promozione sociale. Un appuntamento che si rifà alla legge regionale 29/2007 (norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana), convocata dal dal presidente del Consiglio regionale Fvg, Piero Mauro Zanin.

Piero Mauro Zanin


Quanto agli obiettivi: la conferenza ha il compito di valutare le attività di tutela e promozione svolte negli ultimi cinque anni e, come detto, di proporre nuove azioni utili allo sviluppo della lingua friulana. Nell’ambito della Conferenza, saranno presentati, appunto, il nuovo Piano Generale di Politica Linguistica 2021-2025, e le strategie future per lo sviluppo della lingua friulana, con particolare riferimento ai settori: corpus della lingua, pubblica amministrazione, istruzione, tecnologie, mass media e promozione sociale.
Va ricordato che per realizzare la conferenza è stata costituita una cabina di regia, presieduta dal consigliere regionale Emanuele Zanon, su mandato dell’ufficio di presidenza, che ha seguito le fasi di ideazione e coordinamento necessarie alla realizzazione della conferenza stessa. La “cabina” è composta da Consiglio regionale Fvg, Arlef, Assessorato regionale alle autonomie locali, Assemblea di comunità linguistica friulana, Università degli studi di Udine, Direzione centrale autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza e politiche dell’immigrazione e il Servizio lingue minoritarie e corregionali all’estero, Direzione centrale lavoro e il Servizio istruzione, Ufficio scolastico regionale. La Conferenza è organizzata dall’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe furlane e dalla Segreteria generale del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.
Così, ricordando il programma nel dettaglio, alle 14.30 si aprirà l’incontro con il saluto delle autorità: Pietro Fontanini, sindaco di Udine; Enrico Peterlunger, delegato lingua friulana dell’Università di Udine; Eros Cisilino, presidente Arlef; Pierpaolo Roberti, assessore regionale lingue minoritarie; Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale. Modera Emanuele Zanon, consigliere regionale delegato al coordinamento della Conferenza.

Pierpaolo Roberti


Quindi, alle 15, l’introduzione con Salvatore Campo, vicedirettore centrale autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza e politiche dell’immigrazione e direttore Servizio lingue minoritarie e corregionali all’estero, che interverrà su “Spunti per una nuova strategia regionale per lo sviluppo della lingua friulana”; quindi Michele Gazzola, professore di amministrazione e politiche pubbliche dell’Università dell’Ulster, relazionerà su “La progettazione del sistema informativo del Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana 2021-2025”, mentre Linda Picco, dello Sportello regionale per la lingua friulana, parlerà di “Lingua friulana: la situazione sociolinguistica”.
Invece, alle 16, il tema affrontato sarà “Il nuovo piano regionale di politica linguistica 2021-2025 (prima parte). Allora si conteranno gli interventi di Donato Toffoli del Comitato tecnico scientifico dell’Arlef con “Il corpus della lingua friulana”; Gerardo Tolentino, titolare posizione organizzativa coordinamento lingue minoritarie parlerà de “La Pubblica amministrazione”. A questo punto, si arriverà alle 17, ci saranno 20 minuti di pausa. Quindi, alle 17.20, inizierà la seconda parte del tema “Il nuovo piano regionale di politica linguistica 2021-2025. Previsti gli interventi di: Marco Torresin, Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane con “I media e la promozione sociale”, Alberto Masini, Consulente innovazione digitale e tecnologie per le lingue con “Le tecnologie”, Ketty Segatti, vicedirettore centrale lavoro, formazione, istruzione e famiglia e Direttore Servizio Istruzione che relzionerà su “Il sistema di istruzione”. Modera William Cisilino, direttore Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane.
Infine, alle 18.50, le conclusioni con Markus Maurmair, presidente Assemblea della comunità linguistica friulana, Eros Cisilino, presidente Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, Pierpaolo Roberti, assessore regionale lingue minoritarie e Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale.
Va ricordato che, nel rispetto delle norme di sicurezza vigenti, l’accesso all’auditorium sarà consentito soltanto alle persone in possesso della certificazione verde (Green Pass) e ci sarà l’obbligo di utilizzare la mascherina chirurgica. Mentre, per coloro i quali non potranno intervenire in presenza, c’è la possibilità di seguire l’incontro in diretta streaming. Ciò sarà possibile andando sul profilo Facebook e su YouTube Arlef dove l’audio sarà disponibile nella versione in lingua originale (italiano e friulano) e poi c’è la diretta Tv sul sito del consiglio regionale www.consiglio.regione.fvg.it e webTV regionale www.fvg.tv

Eros Cisilino

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In copertina, il palazzo della Regione Fvg in via Sabbadini a Udine.

Tilatti a Fedriga: sono pronti i ventidue ambulatori degli Artigiani per i vaccini

(g.l.) Anche in Friuli Venezia Giulia, l’uscita dall’emergenza sanitaria con la tanto auspicata ripresa dell’economia passa attraverso efficaci misure di contenimento della pandemia e un’adeguata campagna vaccinale. Nella quale quale anche gli artigiani sono pronti a dare un fattivo contributo, come è stato assicurato ieri dal presidente Graziano Tilatti. «Dinanzi alla comunicazione del presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ci sentiamo anzitutto caricati – ha detto infatti a commento dell’incontro virtuale avuto con il leader regionale – di un rinnovato senso di responsabilità. Le valutazioni del governatore ci trovano in perfetta sintonia: se è necessario chiudere si chiuda, ma con rigore scientifico, in particolare nelle zone con il più alto tasso di contagio. Confartigianato-Imprese Udine e tutto il sistema regionale di Confartigianato è al fianco della Giunta. La pandemia può essere battuta solo con un’accelerazione del piano vaccinale, accelerazione che siamo pronti a sostenere: lo abbiamo detto oggi al governatore offrendogli i nostri 22 ambulatori di medicina del lavoro sparsi in maniera capillare sul territorio».

Fedriga con Riccardi.

«Dopo il continuo decremento a partire dal 10 gennaio scorso di contagi e ospedalizzazioni con una costanza di presenze in terapia intensiva, nell’ultima settimana abbiamo invece assistito ad un’inversione di tendenza con un esponenziale aumento dei positivi e dei ricoveri. Per mettere in sicurezza il sistema sanitario e la popolazione, stiamo valutando delle nuove misure per tutta la regione e più restrittive per le zone più a rischio del territorio», ha detto Fedriga, presenti il vicegovernatore Riccardo Riccardi, gli assessori regionali all’Istruzione Alessia Rosolen, alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini e alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, durante gli incontri con i capigruppo in Consiglio regionale, l’Anci, i prefetti, i sindacati, le categorie economiche e l’Ufficio scolastico regionale. Si è trattato – come informa Arc – di riunioni in videoconferenza volute per aggiornare sulla situazione epidemiologica e confrontarsi con i soggetti istituzionali e non, sulle misure da adottare per il contenimento dell’emergenza anche alla luce dell’incontro telematico, della mattina, sul Dpcm per le misure anti-Covid alla presenza dei ministri per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, dell’Istruzione Patrizio Bianchi e alla Salute Roberto Speranza.

«Pordenone e Trieste sono ancora aree dove l’incidenza dei contagi non è esplosa – ha detto il governatore -, mentre l’indice è alto e preoccupante nelle ex province di Gorizia e ancora di più in quella di Udine». Gli incrementi sono dettati dalla diffusione delle varianti che colpiscono anche la fascia più giovane della popolazione e sulle quali sono necessari interventi di mitigazione. Verrà emanata un’ordinanza sul territorio, l’ipotesi è di procedere oggi, per farla entrare in vigore venerdì con misure di contenimento generali e più specifiche per i territori a rischio. «Non abbiamo assunto ancora alcuna decisione, ma dovremo intervenire anche nell’ambito scolastico sul quale pensiamo di applicare le restrizioni a partire da lunedì in maniera uniforme», ha precisato Fedriga, sottolineando comunque di attendere il nuovo Dpcm in cui è prevista, in zona rossa, la didattica a distanza (Dad) in tutte le scuole di ogni ordine e grado, mentre per la zona gialla e arancione la Dad sarà decisa dalle Regioni in due casi: qualora i contagi fossero superiori a 250 casi su 100mila abitanti nell’ultima settimana o in presenza di un aumento importante dei contagi.
«Servono misure rigorose, efficaci ma anche accettabili il più possibile – ha aggiunto il governatore -, perché la positiva applicazione delle misure di contrazione della libertà avviene quando vi è la più ampia condivisione possibile». Fedriga ha rimarcato la necessità di adottare misure per la tenuta del sistema sanitario, la diminuzione dei contagi oltre che la tenuta lavorativa ed economica all’interno dei limiti imposti dal contesto attuale.

Riccardi ha ricordato due elementi di incertezza, in particolare il parametro dei 250 contagi nel provvedimento che il Governo ha assunto con il Dpcm e le indagini sulle varianti – «al 18 febbraio si registrava il 54% della variante inglese nel Paese che oggi significa aver superato il 60%» – e il dato del contagio sulla popolazione studentesca: «non è la scuola che determina il contagio quanto i movimenti dei giovani con le attività extra scolastiche». Riccardi ha ribadito il significativo incremento dei contagi nell’ultima settimana che «ci deve far valutare con attenzione quali scelte assumere» e ha evidenziato come «la colorazione del territorio sconta un ritardo di sette giorni: se pur siamo in zona gialla, il monitoraggio mostra una situazione di preoccupazione, in particolare per alcune aree del territorio».
Si tratta di dati che rischiano di far assumere provvedimenti tardivi secondo Riccardi e Fedriga: «L’Rt guarda ai 15 giorni precedenti, quindi nel prendere misure restrittive rischiamo di essere in ritardo così come nel caso inverso, per allentare i provvedimenti una volta che la situazione è migliorata. Nell’interlocuzione con il ministro Speranza la necessità di modificare questi parametri è stata segnalata».

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In copertina, il presidente degli Artigiani Fvg Graziano Tilatti durante la videoconferenza.

 

Lingua friulana online con Arlef e Filologica: i corsi dall’8 febbraio

Nuova versione per i corsi pratici di lingua friulana realizzati dalla Società Filologica Friulana e sostenuti dall’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana. L’attività formativa gratuita, quest’anno, sarà caratterizzata da un’importante novità: le lezioni di alfabetizzazione (al via l’8 febbraio), destinate a un massimo di 90 partecipanti, si terranno interamente online, sulle piattaforme Moodle e Zoom, come chiarito in occasione della conferenza stampa di presentazione alla quale sono intervenuti l’assessore alle autonomie locali della Regione Autonoma Fvg, Pierpaolo Roberti, Eros Cisilino, presidente dell’Arlef e Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana.
«Rafforzare l’uso della lingua friulana è importante: il corso che Arlef e Filologica organizzano insieme per garantire continuità alla formazione in marilenghe, anche in tempi di pandemia, darà il suo valido aiuto per fornire prime basi di grammatica per incrementare la conoscenza e uso della lingua e per continuare a coltivare l’orgoglio di essere friulani», ha sottolineato l’assessore Roberti, ricordando come «mentre stiamo vivendo una crisi sanitaria ed economica che influisce direttamente sulle casse della Regione, chiunque avrebbe potuto giustificare dei tagli: noi non li abbiamo fatti e non c’è nessuna intenzione di applicarli al settore delle lingue minoritarie che, ribadiamo, sono essenziali per la natura stessa della Regione Fvg».

«Crediamo molto in questa nuova proposta formativa, che aderisce perfettamente al contesto in cui attualmente ci troviamo – ha precisato il presidente dell’Arlef -. La pandemia ha radicalmente modificato molte nostre abitudini, comprese le tradizionali modalità della didattica. Con la scelta di portare sul web i corsi di friulano stiamo cogliendo l’occasione di rivolgerci a un pubblico sempre più ampio, a coloro che per le più svariate ragioni non sarebbero stati in grado di partecipare alle lezioni in presenza, ma che potranno invece cogliere questa opportunità grazie alla possibilità di fruirne dei contenuti delle lezioni secondo le loro esigenze di tempo».
«Queste azioni rappresentano il comune impegno e la continuità d’azione che da sempre anima tanto la Società Filologica Friulana, quanto l’Arlef – ha sottolineato il presidente di Sff-. Una collaborazione che negli ultimi anni ha trovato strade sempre nuove e migliori per ottenere comuni risultati. In questo senso, dobbiamo leggere con grande favore l’impegno comune per la promozione del friulano anche attraverso i nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione e che il momento ci impone di adottare. Per le lezioni abbiamo scelto una piattaforma che dà assoluta garanzia, e già ampiamente sperimentata, con ottimi risultati, per la didattica universitaria, ma facilmente fruibile anche dagli utenti meno esperti».

Una scelta dovuta, quella dei corsi online, visto il contesto in cui versa il Paese, e già adottata, parzialmente, alla fine del 2020. Dopo la sospensione delle attività in presenza a fine febbraio, a seguito di una breve ripresa e un secondo stop, i 12 corsi, organizzati anche grazie alla collaborazione delle Amministrazioni comunali, sono proseguiti in modalità online e si sono conclusi a dicembre.
I corsi pratici di lingua friulana ritornano nel 2021, dunque, con una nuova veste e una struttura ancor più articolata e votata a fornire strumenti sempre più pratici e utili agli iscritti, che se frequenteranno almeno il 70% delle lezioni, riceveranno un attestato di partecipazione: un titolo culturale per accedere alla lista regionale degli insegnanti con competenze in lingua friulana.
La nuova opportunità formativa si basa sui contenuti del primo volume della Collana “Lenghe e culture” dedicato alla formazione degli adulti. Il piano dell’opera prevede la realizzazione di 3 fascicoli di 112 pagine ciascuno: ognuno corrisponde a un’annualità del corso (I, II e III) ed è suddiviso in 12 unità didattiche. Ciascuna unità presenta una lettura con i relativi esercizi di comprensione del testo, focus grammaticali e relativi esercizi, con difficoltà graduali sia nel lessico che nella morfologia verbale. Il manuale si basa dunque sulla progressione e sulla gradualità nello sviluppo delle abilità linguistiche. Il volume, in forma cartacea, è disponibile gratuitamente nelle sedi dell’ARLeF e SFF; in versione digitale su www.arlef.it e www.filologicafriulana.it

In quanto al corso in partenza in questi primi giorni di febbraio, sono in programma 10 lezioni asincrone, su Moodle (ogni settimana sarà pubblicato del materiale nuovo, che resterà sempre fruibile), che privilegiano la riflessione, lo studio autonomo e rimandano ai tre incontri sincroni per chiarimenti e confronti, su Zoom, ciascuno della durata di un’ora circa. Per le iscrizioni è possibile rivolgersi a Elena De Sanctis telefonando allo 0432.501598, o scrivendo a formazione@filologicafriulana.it

 

Pordenone, ripresa e sviluppo dopo l’emergenza nell’augurio degli emigranti

La giovane virtuosa del violino Laura Bortolotto, originaria di Prata di Pordenone e attualmente accademista all’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese, ha dedicato attraverso un video molto apprezzato un brano ai corregionali scomparsi a causa del Covid-19. Così, anche il suo è stato un ricordo affettuoso per chi non c’è più unito alla voglia di guardare al futuro attraverso le visioni dei manager che stanno affrontando, in Friuli Venezia Giulia e nel mondo, le nuove sfide dell’innovazione: questi gli spunti emersi nel 43° Incontro dei corregionali all’estero dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti, che sabato alla Fiera di Pordenone è avvenuto con un’innovativa formula tra pubblico presente, rispettando le disposizioni di sicurezza, e online con persone collegate non solo dall’Italia ma anche da Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela, Paesi in cui sono attivi i Segretariati dell’Efasce. L’incontro è stato organizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli, nonché con il patrocinio del Comune di Pordenone, della Camera di commercio di Pordenone-Udine e della Diocesi di Concordia-Pordenone.

Laura Bortolotto

Il saluto di Gregoris

“Connessi per creare il futuro: l’apporto dei corregionali all’estero per la ripartenza del Friuli Venezia Giulia” è stato il titolo scelto per la serata condotta da Massimo De Bortoli e che si è aperta con il saluto del presidente dell’Efasce, Gino Gregoris. “Dopo il Coronavirus – ha affermato nel suo indirizzo di saluto – abbiamo l’occasione di ripensare il futuro per il nostro territorio, forti anche dei collegamenti con i nostri corregionali, sia quelli di recente emigrazione che con quelli dell’emigrazione storica o loro discendenti di seconda e terza generazione. Gli spunti e le visioni fornitici dall’Incontro 2020 li svilupperemo nel corso del prossimo anno, quando forse non potremo viaggiare molto all’Estero ma terremo sempre i contatti con i nostri Segretariati e organizzeremo diverse iniziative online, dai corsi d’italiano a un progetto, che stiamo elaborando, di prospettive di sviluppo legate all’Expo 2021 a Dubai”.

Massimiliano Fedriga

E delle Istituzioni Fvg

Con un videomessaggio ha portato il proprio saluto il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha rimarcato l’importanza dell’azione dell’Ente nei rapporto con i nostri emigrati (messaggi video anche dall’assessore regionale ai corregionali Pierpaolo Roberti e dall’onorevole Luca Sut). Presente invece in sala il vicegovernatore Riccardo Riccardi, il quale ha ricordato come la Regione sia stata un esempio per la gestione della crisi Coronavirus, grazie anche a una cittadinanza pronta a rispettare le regole e che adesso, con una presenza di nuovi contagiati riconducibili per la gran parte a casi d’importazione, occorre non drammatizzare ma neanche sottovalutare la situazione, promuovendo una sorveglianza sanitaria omogenea assieme agli altri Paesi. Citando il senatore Mario Toros, che così si era espresso ai tempi del terremoto del 1976, ha infine sottolineato come gli emigranti del Friuli Venezia Giulia si siano fatti apprezzare nel mondo e questo ha fatto scattare allora come adesso una grande solidarietà internazionale.
Il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, sulla stessa linea, ha ricordato il grande ruolo dei corregionali all’estero come ambasciatori della nostra terra, mentre monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia Pordenone, ha sottolineato l’importanza di continuare a dialogare tra i vari Paesi di accoglienza e di incontrarsi anche con la formula innovativa scelta per il convegno 2020. Presente anche in rappresentanza del Comune di Pordenone il vicesindaco Eligio Grizzo, a testimonianza del proficuo rapporto dell’Efasce con i Comuni del territorio di cui la città, come Grizzo ha ricordato, è capofila, felice di collaborare con Efasce per il mantenimento dei contatti con i corregionali. Presenti in sala diversi sindaci e amministratori locali di altri Comuni del territorio, nonché consiglieri regionali (come Emanuele Zanon e Chiara Da Giau). Presenti pure gli Enti amici Giuliani nel Mondo, con il direttore Fabio Ziberna, e l’Unione Emigranti Sloveni, con la presidente Graziella Coren.

L’inizio dei lavori.

Lo sprone di Confindustria

Nella sua prolusione d’apertura lavori, “Accompagnare il Friuli Venezia Giulia fuori dall’emergenza: realismo e innovazione”, il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti ha annunciato lo studio di un piano per i prossimi 200 giorni che gli industriali italiani presenteranno al Governo riguardo l’utilizzo dei fondi del Recovery fund europeo. Ha inoltre spronato a investire in innovazione, a partire dalla scuole di ogni grado fino al 5G che non deve essere demonizzato e a riflettere sugli squilibri dello smart working tra colletti bianchi che possono portarsi il lavoro a casa e colletti blu che invece devono rimanere in azienda. Sulla ripresa, ha detto che ci sono segnali confortanti per il manifatturiero locale, con ordini che arrivano sino a fine anno, magari rallentati ma comunque presenti, mentre alcune aziende stanno vivendo un boom, citando l’esempio della Jacuzzi di Valvasone Arzene che sta ricevendo tanti ordini per mini-piscine. Ha infine rivolto un invito a mantenere vivo il dialogo con realtà che stanno soffrendo come il Venezuela, in cui vivono molti corregionali.

Autorità e relatori.

Preziose testimonianze

Tanti spunti interessanti dal dialogo con i manager attivi in Friuli Venezia Giulia o che da qui sono partiti vedendo apprezzato il loro talento all’estero. Paolo Vernier, presidente della Midj Spa, azienda del settore arredamento di Cordovado, ha ricordato i suoi inizi in un pollaio adattato a primo laboratorio suggerendo ai giovani di prepararsi per partire nei loro progetti con il piede giusto. Sul lockdown ha raccontato di come abbia permesso alla sua azienda di prendere strade nuove: è stata allestita una sala multimediale per tenere i contatti giornalieri con clienti, agenti e fornitori in tutto il mondo e uno showroom digitale per presentare i prodotti. Sul Made in Italy ha confermato come sia sempre apprezzato per il gusto del bello che viene riconosciuto ai nostri prodotti, e in particolare a quelli del Nordest per l’abilità nel creare in poco tempo novità.
Anna Bortolussi, pordenonese general manager di Amazon Europe Market Place, ha raccontato di come sia fiera delle sue radici friulane, tanto da utilizzare, quando deve spiegare all’estero da dove proviene, l’espressione “una regione che è la Silicon Valley italiana”, visto che le start up odierne sono quello che imprenditori illuminati del passato facevano qui partendo con le proprie aziende familiari. Anche lei deriva da una di queste, essendo figlia di imprenditori, e dalle sue esperienze internazionali ha rimarcato il concetto della cultura del fallimento, che all’estero non è visto in negativo purché sia rapido e poco costoso: si tentano nuove strade senza paura, ma se si vede che non danno risultati si passa rapidamente ad altro, arricchiti comunque da nuove esperienze.
Concetto che ha riportato anche Massimo Pascotto, pordenonese a capo di Sas Labs, il laboratorio interno di start up della Scandinavian Airlines: nel presentare in videocollegamento dalla Svezia alcuni dei progetti più innovativi che ha seguito recentemente (su tutti quello del primo passeggero imbarcato in aereo facendo il check-in con un microchip), ha spiegato come l’innovazione “costi” comunque impegno, ma ha messo l’accento anche sugli acceleratori digitali per sviluppare le idee e su come sia fondamentale anche una visione ampia che trascenda le singole competenze tecniche, citando l’esempio visionario di Steve Jobs.
Massimo Baù di Cecchini di Pasiano, professore associato alla Business school di Jönköping (Svezia), pure videocollegato, ha invece raccontato come nel mondo sia apprezzata la specificità italiana delle aziende familiari, che sono circa il 60%. Mentre Lisa Roman, vicepresidente dell’Efasce di Philadelphia, ha rimarcato l’importanza per i giovani discendenti degli emigranti della prima generazione di mantenere vivo l’uso della lingua italiana.

Settore della platea.

L’auspicio per il 2021

Conclusioni affidate, infine, alla vicepresidente di Efasce Luisa Forte: “Il lockdown ci ha portato a provare nuove strade per la nostra azione di vicinanza ai corregionali: con il lavoro di squadra che ha caratterizzato gli ultimi mesi vogliamo continuare, all’insegna dell’elasticità e freschezza che abbiamo potuto toccare con mano nelle esperienze di questo Incontro 2020”.
Ricordiamo che l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti, fondato nel 1907, è il punto di riferimento per coloro che sono partiti dai paesi tra i fiumi Livenza e Tagliamento in cerca di una nuova vita, senza però dimenticare il proprio legame con la terra d’origine. Ha Segretariati attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela. L’ultima edizione dell’incontro tra corregionali “in presenza”, quella del 2019, era stata ospitata a Caneva con un grande piacere di incontrarsi per i 150 partecipanti. E ora la speranza è quella di potersi ritrovare fisicamente nel 2021, una volta superata definitivamente questa dura emergenza sanitaria causata dalla pandemia.

Lo stemma dell’Efasce.

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In copertina, ecco il saluto del presidente Gino Gregoris.

Coronavirus, imprese e problemi di liquidità: “Bisogna fare presto!”

di Gi Elle

Anche in Friuli Venezia Giulia, è molto preoccupante la situazione sanitaria scatenata dall’emergenza Coronavirus, ma altrettanto lo è – e lo sarà ancora di più – quella economica, per cui la priorità della politica è quella di dare una sollecita risposta alla crisi di liquidità delle aziende coinvolte e che ormai riguarda, pur con misure diverse, ogni settore produttivo. Si tratta, quindi, di realizzare una ricognizione completa appunto sulle liquidità che possono essere messe a disposizione delle imprese Fvg, attraverso una “cabina di regia” stabile, in attesa di conoscere le risorse che saranno stanziate dal Governo nazionale attraverso il decreto licenziato lunedì scorso.
Se ne è parlato durante una videoconferenza che gli assessori regionali alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, e alle Finanze, Barbara Zilli, hanno tenuto con i rappresentanti delle categorie produttive. Ricordando la pubblicazione sul Bur della legge regionale 3/2020 che stanzia 33,5 milioni di euro a favore delle imprese per lenire le conseguenze dell’impatto del Covid-19 sull’economia, Bini e Zilli hanno raccolto le indicazioni degli attori del Made in Fvg. “Le imprese – hanno detto i due assessori, come riferisce una nota Arc – hanno bisogno prima di tutto di ‘cassa fresca’. Serve quindi un monitoraggio continuo della situazione attraverso la ‘cabina di regia’ che ci permetta di intervenire in maniera efficace con nuovi provvedimenti e con tutti gli strumenti finanziari possibili”.
Rilevando che “le disponibilità non sono infinite e comunque non potranno coprire tutti i bisogni”, gli esponenti della Giunta Fedriga hanno indicato anche leve eccezionali su cui agire: l’utilizzo anticipato dell’avanzo di bilancio – richiesta già formulata dalle Regioni – e un’eventuale ulteriore rimodulazione dell’Irap. Altri approfondimenti saranno condotti sulla possibilità di attingere alle risorse della programmazione europea in chiave di spesa corrente e sulla revisione delle normative sugli aiuti di Stato. I rappresentanti delle categorie economiche hanno insistito sulla necessità di tenere conto delle caratteristiche di apertura internazionale del tessuto produttivo regionale. Se, in altri termini, l’emergenza sanitaria rientrerà a livello nazionale in tempi ragionevoli, ugualmente gran parte dei Paesi con i quali le imprese del Friuli Venezia Giulia lavorano si troveranno in una situazione ancora molto critica, causando forti problemi di commesse, forniture e attività in trasferta.

Il ruolo di Mediocredito

Dopo i vertici di Friulia e Frie, gli assessori regionali Zilli e Bini hanno sentito i vertici e i dirigenti di Mediocredito Banca Fvg. Come ha specificato in apertura, Barbara Zilli, che aveva convocato la videoconferenza, la volontà della Regione è ora di potersi confrontare con le componenti dell’economia del Friuli Venezia Giulia anche rispetto al nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per valutare assieme ai soggetti interessati quali possano essere le migliori misure da adottare per essere rapidamente al fianco delle categorie economiche che maggiormente risentono della crisi causata dall’emergenza sanitaria.
Da tutti gli incontri, è emersa l’urgenza di mettere appunto a disposizione liquidità, soprattutto per le piccole e le micro imprese. “Uno sforzo – ha aggiunto Zilli – per il mondo bancario che la Regione condividerà con le partecipate e con tutto il sistema regionale”. “A Friulia, Finest, all’intero sistema bancario – ha detto Bini – chiediamo infatti di compiere uno sforzo per mettere in campo risorse importanti e a condizioni straordinarie per il sistema economico del Friuli Venezia Giulia, perché possa fare fronte alla grave situazione causata dall’emergenza”. “Quando l’emergenza sarà conclusa – ha aggiunto – si opererà in condizioni finanziarie diverse”. Il presidente di Mediocredito, Edgardo Fattor, ha espresso condivisione per le impostazioni dei due esponenti del Governo Fedriga, assicurando la massima disponibilità a mettere a disposizione l’Istituto per le valutazioni e le proposte utili a favorire un sostegno adeguato all’economia in crisi.

Tari, turismo e ristorazione

“Cogliamo con favore il posticipo dei termini (30 giugno) entro i quali i Comuni debbono approvare le tariffe Tari, ma questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo”. Lo ha detto, a Trieste, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a commento del provvedimento del Governo, contenuto nel decreto legge “Cura Italia”, rivolto ai Comuni e relativo al differimento dei termini per l’approvazione delle tariffe della Tari. Come ha sottolineato lo stesso Roberti, “è del tutto evidente che in questo momento le Amministrazioni municipali non possono pensare a questi adempimenti, essendo esse impegnate a fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ad ogni modo, non è solo con le proroghe che si può sopravvivere”.
L’assessore ha invitato quindi il Governo a trovare le risorse adeguate “per ristorare quei Comuni che intendano intervenire sulle tariffe avendo l’obiettivo di non gravare sulle categorie più colpite dalla crisi in atto. In particolar modo, mi riferisco a quelle aziende che operano nei settori del turismo e della ristorazione, come alberghi, bar e ristoranti”. “Ogni dato – ha spiegato Roberti – ci dice che queste sono sicuramente le attività più penalizzate. E’ quindi necessario garantire ai Comuni quelle entrate che consentano loro di poter dare un importante sostegno a quegli esercizi così duramente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia”. “Diversamente – ha concluso l’assessore – a settembre gli stessi Enti locali si troveranno a chiedere ingenti risorse a chi oggi è chiuso per legge”.

L’aiuto dei commercialisti

Anche la categoria dei dottori commercialisti è vicina al mondo delle imprese del Friuli Venezia Giulia in difficoltà per l’emergenza da Coronavirus e sta collaborando con la Regione per individuare le soluzioni migliori al fine di sostenere il tessuto economico-produttivo. È quanto emerso dalla riunione in videoconferenza che gli assessori regionali Barbara Zilli e Sergio Emidio Bini hanno convocato e alla quale hanno partecipato i vertici regionale e provinciali dell’Ordine dei dottori commercialisti. Questi ultimi hanno condiviso la linea adottata dagli esponenti regionali, ma anche l’ipotesi di assicurare una “boccata d’ossigeno” alle piccole e microimprese attraverso la disponibilità di risorse immediate, atte a ristorare gli effetti negativi della crisi. “Gli incontri in videoconferenza già svolti e in programma – ha detto Zilli in apertura – servono ad aiutarci a comporre le decisioni dalle quali potranno scaturire gli interventi che la Regione intende definire al più presto e che non possono prescindere dall’ascolto delle proposte di tutte le componenti interessate”. Proposte frutto anche del “tavolo aperto” avviato con categorie ed esponenti delle componenti interessate che, come ha precisato Bini, dovranno pervenire entro oggi in modo da consentire alla Giunta regionale riunita per domani, venerdì, di delineare le prime iniziative. Ai commercialisti, Barbara Zilli ha infine chiesto un parere sul decreto Salva Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di delineare in modo puntuale gli interventi che la Giunta sottoporrà a breve al Consiglio regionale.

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In copertina, il Palazzo della Regione Fvg in piazza Unità d’Italia a Trieste.

La Regione ai sindaci emeriti: nessuna Provincia-fotocopia

di Gi Elle

In questi mesi abbiamo più volte parlato delle quattro Province del Friuli Venezia Giulia cancellate dalla riforma regionale del 2014, del precario funzionamento delle 18 Uti (Unioni territoriali intercomunali) che le sostituiscono e dell’intenzione della nuova amministrazione regionale di Centrodestra di rivedere quanto prima la norma. Ma l’ente di area vasta a cui attualmente pensa la Regione Fvg non sarà la fotocopia delle Province soppresse, bensì un ente, pur sempre elettivo, al quale restituire funzioni di competenza ora in carico alla stessa amministrazione regionale.
La Giunta Fedriga ha, infatti, già pronta – come informa una nota Arc – una bozza di riforma degli enti locali da discutere con tutti i portatori di interesse dopo le ormai imminenti elezioni del 26 maggio e il varo è previsto entro il 2019, rivedendo anche i criteri di trasferimento a vantaggio dei Comuni. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti,  intervenendo a Palmanova alla tavola rotonda “I futuri assetti territoriali nel Fvg” organizzata in occasione dell’assemblea generale dell’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia.

L’assemblea dei sindaci emeriti a Palmanova. (Foto Regione Fvg) 

Entrando nel merito del confronto, l’assessore ha constatato che in Friuli Venezia Giulia vi sono molte città che sarebbero pronte ad affrontare qualsiasi riforma, ma anche altre realtà che invece necessitano di maggiore attenzione e ha rilevato come in questi ultimi anni i Comuni si siano trovati di fronte a molteplici difficoltà urgenti da risolvere, in primis quella della mancanza di personale.

Quanto al disegno del nuovo ente intermedio, l’assessore ha ribadito che la sua fisionomia dovrà andare bene a tutti, dando gli strumenti ai sindaci per amministrare come meglio credono il loro Comune, senza obblighi, funzioni o modalità che in qualche zona possono andar bene ma che in altre non sono adeguate. Come si diceva, l’ente di area vasta a cui pensa la Regione non sarà la fotocopia delle Province ma un ente, elettivo, al quale restituire le funzioni di competenza ora in carico all’amministrazione regionale. Alla quale sono passate appunto dopo la soppressione dei quattro enti intermedi di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Della questione, abbiamo più volte parlato anche riferendo dell’approfondita ricerca che ha proposto Raffaella Sialino nel suo recente libro “L’ultima Provincia”, dedicato all’ente di Palazzo Belgrado a Udine, peraltro anche ricco di storia risalente a molto prima dell’unità d’Italia che in Friuli, come è noto, è arrivata nel 1866.

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In copertina, Palazzo Belgrado già sede della Provincia di Udine.

Una nuova piazza di Trieste ricorderà il sacrificio a Mostar di Luchetta, Ota e D’Angelo

(g.l.) A Trieste, nello slargo esistente tra Sala Tripcovich e Silos, nei pressi della stazione ferroviaria, sono in corso importanti interventi di riqualificazione. Ebbene questa nuova area, che continua piazza Libertà nota per il monumento dedicato alla imperatrice Elisabetta d’Austria (Sissi), sarà intitolata alle tre vittime di Mostar, i giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo. Lo ha annunciato il sindaco Roberto Dipiazza nel corso della cerimonia commemorativa ospitata l’altra mattina nella solenne sala consiliare del municipio.

Sono trascorsi, infatti, venticinque anni dalla tragedia avvenuta nella città della Bosnia, famosa per il caratteristico ponte sul fiume che l’attraversa, nella quale persero la vita i tre operatori dell’informazione della Rai, tutti triestini, colpiti da una granata mentre stavano realizzando uno speciale per il Tg1 sui bambini vittime della guerra che allora stava insanguinando i Balcani.

I giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo uccisi a Mostar.

Accanto ai familiari, alla commemorazione tenutasi nel palazzo di piazza Unità d’Italia erano presenti anche l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, che ha portato il saluto del governatore Massimiliano Fedriga, il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti, l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, il direttore della Tgr Rai, Alessandro Casarin, il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Cristiano Degano e il presidente dell’Assostampa Fvg Carlo Muscatello. Gli interventi sono stati presentati e coordinati da Giovanni Marzini che alla emittente di Stato lavorava fianco a fianco con i tre colleghi morti a Mostar. Il giornalista è anche segretario del Premio Luchetta, importante riconoscimento che fu promosso nel 2003 dalla Fondazione Luchetta, Ota, D’Angelo, Hrovatin per i bambini vittime della guerra, fondata nel 1994.

La lapide che li ricorda in corso Italia.


“Non ho conosciuto di persona Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, se non attraverso le cronache, così come non ho conosciuto Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ma so che sono tutte persone che ci hanno lasciato il bene della Rai, bene che dobbiamo custodire gelosamente”, ha detto Salini. “Dobbiamo avere rispetto per la Rai. Grazie a queste vittime che hanno sacrificato la loro vita, la Rai oggi può dirsi migliore – ha aggiunto l’ad – La Rai sta provando a cambiare, a migliorare, non sarà facile ma sono sicuro che ognuno si impegnerà al massimo”.

“E’ doveroso ricordare Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo attraverso cerimonie ufficiali, come quella di oggi. Ma l’omaggio migliore è offrire sostegno 365 giorni all’anno alla Fondazione benefica, che si occupa di bambini, nata nel nome e nella memoria dei tre giornalisti uccisi a Mostar”, ha detto l’assessore Roberti. Il quale ha osservato come fare il giornalista sia una responsabilità enorme, quella di raccontare i fatti. E quello che è accaduto 25 anni fa dimostra quanto si debba grande rispetto a chi ha scelto di fare questo mestiere, fino al punto di recarsi in zona di guerra e perdere la vita.  Riferendosi poi alla Fondazione che porta il nome dei tre giornalisti uccisi, Roberti ne ha lodato l’attività, parlando di una realtà che da amministratore pubblico ha avuto l’onore di conoscere. “E’ stato un vero piacere – ha evidenziato – vedere il sorriso sui volti dei tanti bambini aiutati ed accuditi dai volontari della Fondazione”.

Nel pomeriggio, nel Salone degli Incanti (ex Pescheria), sulle Rive, a margine della Mostra “Un secolo di storia di cento primavere”, è seguito l’incontro “Ricordando Marco, 25 anni dopo”. L’evento ha visto alternarsi sul palco amici e colleghi di Marco Luchetta, giornalisti e personaggi dello sport, rappresentanti delle istituzioni e quanti hanno lavorato e vissuto al suo fianco per ricordare i suoi mille volti: irrequieto studente, giocatore di volley, giornalista, conduttore televisivo, uomo di spettacolo, calciatore amatoriale e forse (prima di tutto) grande tifoso della Triestina.

Gremita la sala consiliare nel palazzo municipale di Trieste.

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In copertina, parla l’assessore Roberti durante la commemorazione.

 

Varata la Giunta Fedriga ma occhi tutti sul premier

di Giuseppe Longo

Occhi tutti puntati dunque sul Quirinale: domani sarà finalmente la volta buona per conoscere il nome del candidato premier che dovrebbe guidare il governo giallo-verde?

Così, mentre Massiliamo Fedriga ha già varato (ci sta, visto che a Trieste siamo in riva al mare) la nuova giunta, pur tra tensioni e polemiche che hanno incrinato i rapporti tra Lega e Forza Italia, sul Colle più alto di Roma domani dovrebbe andare in scena l’ultimo atto di questa estenuante fase post-elettorale.
Sono infatti due mesi e mezzo esatti che si conoscono i risultati delle politiche del 4 marzo che hanno premiato Centrodestra e Cinque stelle bocciando l’azione di governo del Partito democratico, ora peraltro impegnato nei lavori dell’assemblea nazionale per affrontare il dopo-Renzi.
Il programma di governo messo a punto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini è ormai chiuso ed è stato tradotto nero su bianco su quell’originale strumento voluto dai grillini che è il “contratto” tra le due forze candidate a guidare il Paese.
Oggi i due leader si torneranno a vedere per definire proprio la questione premier: dovrebbe essere una persona di alto profilo, si fanno i nomi di un giurista, Giuseppe Conte, e di un economista, Andrea  Roventini.
Quindi, ancora una volta un tecnico e non un politico uscito dalle urne.
Comunque, basta che si chiuda qui perché il tira e molla di queste settimane non può continuare.
E il Paese ne soffre.
Quindi, tutti con lo sguardo verso il Colle da dove è atteso il via libera del capo dello Stato se giudicherà positivamente quanto gli verrà proposto dal duo Di Maio – Salvini.
Ma in attesa che si sblocchi la questione romana, rientriamo a casa nostra dove, come dicevo, è nata non senza fatica la giunta regionale di Max Fedriga che il 29 aprile aveva raccolto oltre il 57 per cento di preferenze.
L’esecutivo è composto da dieci assessori: cinque sono andati alla Lega che esprime anche il nuovo governatore.
La vicepresidenza è stata attribuita a Forza Italia e tre sono le rappresentanti del mondo femminile.
Questo comunque il quadro completo:
Massimiliano Fedriga (Lega) presidente della Regione Fvg con deleghe ad Affari internazionali e Montagna, oltre che commissario straordinario al dissesto idrogeologico, alla terza corsia autostradale e alla Ferriera di Servola;
Riccardo Riccardi (Forza Italia) vicepresidente con deleghe a Salute, Politiche sociali, Disabilità e Protezione civile; Sergio Bini (Progetto Fvg) Attività produttive;
Sebastiano Callari (Lega) Funzione pubblica e Semplificazione;
Pierpaolo Roberti (Lega) Autonomie locali, Sicurezza e Politiche comunitarie;
Fabio Scoccimarro (Fratelli d’Italia) Ambiente ed Energie;
Graziano Pizzimenti (Lega) Infrastrutture e Territorio;
Stefano Zannier (Lega) Risorse agroalimentari e forestali;
Barbara Zilli (Lega) Finanze e Patrimonio;
Tiziana Gibelli (Forza Italia) Cultura e Sport;
Alessia Rosolen (indipendente) Lavoro, Istruzione, Ricerca, Formazione e Famiglia.
Proprio la scelta di quest’ultima, come hanno riferito le cronache, ha creato non pochi malumori all’interno degli azzurri a causa di vecchie ruggini che risalgono alle precedenti elezioni regionali quando vinse Debora Serracchiani contro Renzo Tondo.
La Giunta Fedriga, dunque, scalda i motori per mettersi al lavoro.
Al Governo Di Maio – Salvini manca invece ancora un bel po’ di carburante, quello appunto che riguarda il premier.
E non è poco!