L’addio al vescovo Soravito: riposerà nel Duomo di Udine

di Giuseppe Longo

Questo pomeriggio, nel Duomo di Udine, si è recitato il Rosario in suo suffragio e domani sera, alle 20.30, le porte della stessa Cattedrale si apriranno per accogliere la salma del vescovo Lucio Soravito De Franceschi che fu anche arciprete della Chiesa Metropolitana, oltre che vicario urbano. Sarà infatti deposta nella cripta che si apre sotto il presbiterio e nella quale riposa anche l’arcivescovo Alfredo Battisti, del quale fu vicario episcopale per i laici.
Sarà dunque un ritorno a “casa” – alla vigilia della festa dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato – per monsignor Soravito che si è spento dopo una lunga malattia sulla soglia degli 80 anni: li avrebbe infatti compiuti l’8 dicembre, festa dell’Immacolata. I solenni funerali saranno celebrati domani, alle cinque del pomeriggio, nella Concattedrale di Rovigo, in quanto il presule era stato vescovo proprio della città veneta e della vicina Adria, delle quali aveva assunto la guida dopo la consacrazione episcopale avvenuta nel 2004 nel Duomo di Udine. A imporgli la mitria era stato l’arcivescovo Pietro Brollo, carnico come lui. Soravito era nato infatti nel 1939 nella piccola Mione di Ovaro.

«Lo accompagna il tanto bene che ha donato alla Chiesa in 56 anni di ministero sacerdotale e 15 di ministero episcopale, vissuti con straordinaria dedizione e passione pastorale. Giunge davanti al suo Signore purificato dalla dolorosa infermità che ha portato, come croce quotidiana, negli ultimi anni della sua esistenza», hanno scritto di lui in un messaggio congiunto i vescovi di Adria-Rovigo, Pierantonio Pavanello, e di Udine,  Andrea Bruno Mazzocato. Proprio il 29 giugno scorso, solennità dei Santi Pietro e Paolo, monsignor Soravito aveva ricordato la sua ordinazione sacerdotale avvenuta nel lontano 1963, quando a capo della Chiesa friulana c’era l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato.

Oltre che nella Metropolitana udinese, di cui fu canonico, monsignor Soravito ha vissuto importanti esperienze pastorali anche nelle parrocchie di Artegna e di San Pio X, sempre nel capoluogo friulano. Concludendole appunto nel Duomo di Udine che lo ebbe come guida dal 1999 fino alla sua elevazione alla dignità episcopale che Papa Giovanni Paolo II volle per lui appunto nel 2004. Quindi restò a capo della Chiesa di Adria-Rovigo fino al 2015, quando superato il 75° anno di età si ritirò, come è consuetudine per i presuli, dalle responsabilità diocesane, senza tuttavia far mancare il suo prezioso del quale beneficiò soprattutto la terra natale.

—^—

In copertina, una bella immagine del vescovo Lucio Soravito De Franceschi.

(Foto della Diocesi di Udine)

Un secolo fa nasceva don Emilio de Roja: via alle celebrazioni

di Giuseppe Longo

Ieri 28 febbraio ricorreva un secolo esatto dalla nascita di don Emilio de Roja, il fondatore della Casa dell’Immacolata,  a Udine. E domani 2 marzo, alle 10.30, nella sede dell’istituto di via Chisimaio, si terrà la cerimonia di apertura del Centenario, con la messa di suffragio presieduta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato e l’inaugurazione della sala della memoria dedicata al sacerdote scomparso nel 1992.
Il primo atto, dunque, di una serie di celebrazioni per ricordare il grande prete friulano. “Abbiamo proposto – ha scritto il presidente dell’associazione Amici di Don Emilio de Roja, Daniele Cortolezzis, in una lettera indirizzata a tutti gli aderenti – che il Centenario sia degnamente ricordato, dalla Diocesi e dalla Città. Questa proposta è stata raccolta dall’arcivescovo, monsignor Mazzocato, che ha promosso un gruppo di lavoro con la Fondazione della Casa dell’Immacolata, l’Associazione Partigiani Osoppo e, ovviamente, la nostra Associazione, per l’organizzazione di una serie di eventi che, articolandosi lungo tutto l’anno, vogliono essere un momento di memoria e di riflessione su quello che don Emilio ha significato e quello che la sua opera è stata per molti, nei quasi cinquant’anni di attività verso i giovani e le persone fragili del nostro territorio e non solo”.
Tra le altre iniziative previste durante il 2019, in autunno ci sarà un convegno avente come scopo la valorizzazione di don de Roja come sacerdote e come uomo, nel periodo bellico e in quello successivo.

Don Emilio de Roja dinanzi alla “sua”Casa dell’Immacolata.

Ma chi era don Emilio de Roja? Ecco un rapido profilo, per il quale abbiamo attinto dal sito ufficiale della stessa Casa dell’Immacolata. “Nasce a Klagenfurt, in Austria, il 28 febbraio 1919, da Luciano e  Anita Savonitti, quinto di nove fratelli. A partire dal 1929 frequenta il Seminario arcivescovile di Udine a Castellerio e, poi, nel capoluogo friulano. Nel 1941 viene ordinato sacerdote nella pieve di Madonna di Buja. Moderatore-prefetto generale ed insegnante nel Seminario, dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza operando prima nelle carceri per il conforto e la liberazione dei prigionieri e, quindi, a sostegno delle brigate partigiane Osoppo. E’ così tra i protagonisti della liberazione di Udine”.
Finita la seconda guerra mondiale, “nel 1945 viene nominato cappellano  nel poverissimo Villaggio San Domenico, ove si adopera per la gioventù attraverso l’attività di un gruppo scout e, successivamente, fonda la Scuola di Arti e Mestieri per qualificare professionalmente i tanti giovani senza lavoro. Nel 1952 fonda “Casa dell’Immacolata”, della quale rimane presidente fino al 3 febbraio 1992, giorno della sua scomparsa, per raccogliere ragazzi con gravi  problematiche personali e familiari, portando la maggior parte di loro ad un pieno riscatto morale e sociale”.

Don Emilio nei primi anni della Casa. 

E ancora: “Impegnato nella solidarietà, particolarmente dopo il terremoto del 1976, fonda la Caritas diocesana udinese. Ha rivestito, inoltre, importanti incarichi a livello diocesano. Spirito libero e generoso può essere considerato uno dei protagonisti del storia friulana nella seconda metà del XX secolo. Don Emilio ha dedicato 40 anni della sua vita alla Casa da lui fondata, senza mai dimenticare l’impegno verso la crescita e la cultura della città di Udine”.
La Casa dell’Immacolata fu visitata anche da Papa Giovanni Paolo II, il quale paragonò don Emilio de Roja “ai grandi della carità che hanno reso illustre la Chiesa udinese nei secoli passati”.

—^—

In copertina, don Emilio de Roja.

(Foto storiche sito ufficiale Fondazione Casa dell’Immacolata di Udine)