I tre popoli tornano sul Monte Lussari: “Maria liberaci da questo virus”

di Giancarlo Martina

TARVISIO – «Stiamo lottando per uscire dall’inquietante pandemia che ha colpito anche tutti i popoli europei. Invochiamo la Vergine delle Grazie perché ci liberi da questo male. Ed invochiamola, con altrettanta fede, perché questa prova a cui ci ha sottoposto il Coronavirus sia un passaggio di purificazione che rinnova nelle popolazioni europee la linfa della fede cristiana della quale il Santuario di Monte Lussari è da tanti secoli un faro luminoso posto al confine dei tre popoli». Con queste accorate parole ha concluso ieri la sua omelia l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, in occasione del tradizionale pellegrinaggio che quest’anno ha celebrato il 660° anniversario di fondazione del celebre Santuario mariano. Con il titolare della Chiesa friulana c’erano anche monsignor Stanislav Zore, arcivescovo metropolita di Lubiana, e i vescovi, monsignor Josef Marketz, di Gurk-Klagenfurt, e monsignor Jurij Bizjak, di Koper (Capodistria). Al solenne rito hanno partecipato poco meno di trecento fedeli e accanto ai friulani c’erano, come è consuetudine, anche tanti austriaci e sloveni. Ma va ricordato che al raduno di cinque anni fa c’erano almeno duemila persone. Chiaramente la pandemia ha influito parecchio sull’afflusso dei pellegrini. Come allora, la Messa è stata celebrata su un altare all’aperto dinanzi all’immagine della Madonna del Lussari che al termine della cerimonia, in processione, è stata riportata nel Santuario molto amato dai tre popoli.

«Eccellenze e cari fratelli e sorelle – ha esordito monsignor Mazzocato -, Caifa, con un cinico calcolo politico, dichiara la condanna a morte di Gesù: “Non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. Anche se innocente, Gesù doveva essere sacrificato per evitare che con la sua predicazione i miracoli provocassero un intervento armato dei romani contro il popolo ebraico. L’evangelista Giovanni commenta che Caifa, senza volerlo, pronunciò una grande profezia sul significato della morte di Gesù. Egli stava consegnandosi liberamente alla morte a favore di tutti i figli di Dio. Essi si erano dispersi a causa del peccato e Gesù, come il Buon Pastore, dava il suo sangue sulla croce per riunirli e formare un nuovo popolo di Dio. Dall’alto della croce, prima dell’ultimo respiro, egli donò anche sua Madre ai figli che si riunivano attorno a lui. Sul Calvario nasce, così, la Chiesa formata da tanti figli di Dio uniti attorno a Gesù che dona loro il suo corpo e il suo sangue e attorno a Maria che, come ogni madre, si prodiga perché i suoi figli siano uniti e concordi. A buona ragione, perciò, Maria merita il titolo di “Madre dell’unità”. Con questo titolo la invochiamo in questa Santa Messa. La preghiamo da questo Santuario di Monte Lussari che da 660 anni è un segno di unità posto nel cuore del continente europeo. E’ il “santuario dei tre popoli” che nei secoli hanno formato l’Europa; diversi tra loro per lingua e tradizioni ma uniti dalle comuni radici cristiane che questo Santuario ricorda».

L’arcivescovo metropolita di Udine ha poi aggiunto: «Eredi di una millenaria tradizione cristiana e di tanti pellegrini che ci hanno preceduto nei secoli sul Monte Lussari, ci siamo oggi riuniti per testimoniare che i popoli europei possono avere ancora una speranza di unità e di solidarietà reciproca se si riconoscono tutti figli di Dio raccolti sotto la croce di Gesù e il manto della Vergine Madre. Siamo qui, poi, per pregare Maria, Madre dell’unità, per tutta l’Europa che sta attraversando un momento delicato e decisivo che può consolidare o, al contrario, disgregare la sua unità». E ancora: «Invochiamo, prima di tutto,l’intercessione della Madre dell’unità sulle Chiese e le comunità cristiane radicate dentro i popoli europei. I vescovi che concelebrano questa Santa Messa ne rappresentano già quattro di grande tradizione: la Chiesa di Lubiana, di Capodistria, Gurk-Klagenfurt e la Chiesa friulana, erede della Chiesa Madre di Aquileia. Ma tante altre Chiese cattoliche formano una grande rete di fede e di comunione sul territorio europeo. Ad esse si aggiungono le Chiese ortodosse e le comunità cristiane nate dalla Riforma. “Siano una cosa sola perché il mondo creda”, pregò Gesù prima di entrare in agonia nell’orto del Getzemani. Se le Chiese e le comunità cristiane, che si riconoscono nell’unica fede in Gesù e nell’unica devozione a Maria, cresceranno nella comunione tra di loro, esse saranno una sorgente feconda di unità per tutta l’Europa del terzo millennio».

«Affidiamo, poi, all’intercessione di Maria – ha infine sottolineato monsignor Mazzocato – tutti i politici e gli amministratori che in questo momento sono chiamati a governare i destini dei loro popoli. Tocca a loro difendere e potenziare il grande progetto di un’Europa unita come una sinfonia di tradizioni e culture diverse irrorate dall’unica linfa vitale che è il Vangelo di Gesù. Quando questa linfa viene meno, cominciano a scorrere liquidi tossici che infettano la società fino a corrompere anche le leggi che dovrebbero salvaguardare il bene comune. Purtroppo, non possiamo non constatare che questa intossicazione delle menti, dei cuori e delle coscienze è in atto con segni preoccupanti. Pensiamo all’offuscamento del senso della dignità della persona dal suo concepimento alla sua morte fisica, a certi stravolgimenti del significato della famiglia, alla miopia nel vedere i bisogni dei più deboli, degli “scarti” secondo il linguaggio di Papa Francesco».

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In copertina e all’interno alcune immagini del pellegrinaggio dei tre popoli avvenuto ieri sul Lussari.

Benvenuto a don Saracino sacerdote “cireneo” nella Pieve di Nimis

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Don Federico mi ha subito detto sì, anzi da buon “cireneo” ha accettato con entusiasmo di accollarsi la responsabilità legale anche delle parrocchie di Nimis e Torlano. E ora si appresta ad avviare, con don Rizieri, un lavoro che sarà sicuramente proficuo, a vantaggio di queste comunità cristiane». L’arcivescovo di Udine ha salutato con queste parole il nuovo corso della Pieve di Nimis, durante la Messa celebrata stamane nel Duomo di Santo Stefano – anziché nella Chiesa matrice, per questioni di distanziamento sociale, come sarebbe stato invece richiesto dalla tradizione – per la presentazione ufficiale del nuovo legale rappresentante delle parrocchie, il quale ha aggiunto così nuovo lavoro a quello che già ricopre essendo guida spirituale di Faedis e Campeglio. «Un impegno che don Saracino saprà coniugare con efficacia, sommandolo anche agli altri importanti incarichi extra-parrocchiali”, ha aggiunto il presule, ricordando che il sacerdote – 54 anni, consacrato nel 1993 e originario delle Valli del Natisone -, essendosi specializzato in diritto canonico, è anche Difensore del Vincolo e Promotore di Giustizia presso il Tribunale Ecclesiastico Diocesano. «Inoltre – ha continuato monsignor Andrea Bruno Mazzocato -, gli ho affidato la importante delega della tutela dei minori dagli abusi che qui però, grazie a Dio, non evidenziano problemi».

Don Federico Saracino

Don Rizieri De Tina

All’augurio dell’arcivescovo, don Federico Saracino ha risposto confermando il suo impegno nel mettersi a disposizione anche di queste nuove comunità, dicendosi certo che sarà possibile creare una fruttuosa intesa con l’arciprete attuale, don Rizieri De Tina, che si ritira dalle responsabilità amministrative, per motivi d’età, ma che assicura ancora la sua guida pastorale. Un concetto sottolineato nell’indirizzo di saluto anche da parte del sindaco Gloria Bressani – che aveva a fianco il primo cittadino di Faedis, Claudio Zani, e gli assessori Serena Vizzutti e Aldo Attimis – e dal direttore del consiglio pastorale, Pietro Nocera, il quale ha presentato al nuovo parroco titolare anche tutti coloro, e sono numerosi, che collaborano con vari incarichi in rappresentanza delle comunità cristiane di Nimis, Torlano, Ramandolo e Chialminis. E la disponibilità ad assicurare ancora tutta la propria collaborazione è stata ovviamente ribadita da don Rizieri, il quale probabilmente è l’ultimo pievano con il titolo onorifico di “monsignore” in seguito alla riforma che Papa Francesco fece all’indomani della sua elezione al Soglio di Pietro.

Gloria Bressani

Pietro Nocera

Il semplice rito – ben lontano dalla fastosità di un tempo – si è quindi concluso mentre dalla millenaria torre della Chiesa matrice dei Santi Gervasio e Protasio giungeva la voce solenne della campana maggiore che sempre a mezzogiorno invita a recitare l’Angelus, quasi a voler esprimere il benvenuto a don Federico anche da parte della vetusta Pieve esclusa dalla cerimonia di insediamento a causa dell’emergenza sanitaria. E ora comincia, dunque, ufficialmente una nuova vita per le parrocchie di Nimis e Torlano, inaugurando quella «sperimentazione» che monsignor Mazzocato si è detto sicuro che sarà foriera di nuovi e importanti frutti, come lo era stata quella che aveva introdotto 42 anni fa il suo illuminato predecessore, Alfredo Battisti, facendo arrivare in paese quattro sacerdoti per una pastorale di zona: con lo stesso De Tina, Luigi Murador, Luigi Gloazzo e Flaviano Veronesi. E come sarà sicuramente positiva anche la scelta di affidare la gestione dello storico asilo parrocchiale creato alla fine della Grande Guerra da monsignor Beniamino Alessio a una fondazione istituita a livello diocesano, pur salvaguardando – ha assicurato l’arcivescovo – la sua autonomia operativa sul territorio, al fine di continuare a garantire ai bambini del paese quell’accoglienza per la quale si era tanto prodigata, durante la sua vita quasi centenaria, anche la compianta suor Rosalba Cepparo.

Un momento della cerimonia.

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In copertina, l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato con don Rizieri De Tina e don Federico Saracino.